I grandi del mondo riuniti a Pechino

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Da Beijing. Con il discorso inaugurale del Presidente cinese Xi Jinping, sono iniziati da poco i lavori del Belt and Road Forum per la Cooperazione Internazionale. Il vertice vede la presenza di 29 capi di Stato e di Governo tra cui Vladimir Putin, Recep Erdogan, Paolo Gentiloni, Mariano Rajoy, più 130 delegazioni ufficiali provenienti da tutto il mondo. Presenti anche le massime istituzioni internazionali con il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, il Presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, ed il direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. Impressionante la presenza dei rappresentati dei paesi dell’Asia Centrale e di particolare rilevanza, anche alla luce delle tensioni sulla Corea del Nord, la delegazione statunitense guidata da Matt Pottinger, advisor speciale del Presidente Donald Trump e Direttore del National Security Council per l’Asia.Il presidente Xi Jinping ha illustrato la necessità di “costruire uno scenario internazionale stabile e basato sulla cooperazione, sul dialogo e non sul confronto. Una cooperazione in grado di portare benefici in modo paritetico attraverso il rispetto della sovranità, dignità ed integrità territoriale. Ogni Paese con il proprio modello di sviluppo e con i propri sistemi sociali. Molti Paesi, potenziali partener della Nuova Via della Seta, sono oggi vittime di conflitti, tensioni e sfide e, per questo sarà fondamentale promuovere una comune visione della sicurezza. Nell’avanzamento della One Belt One Road, dobbiamo concentrarci sul tema fondamentale dello sviluppo, liberare il potenziale di crescita di diversi paesi e conseguire un’integrazione economica e uno sviluppo interconnesso e offrire vantaggi a tutti. Dobbiamo istituire un sistema di salvaguardia finanziaria stabile e sostenibile che mantenga i rischi sotto controllo, crei nuovi modelli di investimenti e finanziamenti, incoraggi una maggiore cooperazione tra governo e capitale privato e costruisca un sistema finanziario diversificato e un mercato su differenti livelli di capitali. La Nuova Via della Seta non vuole reinventare nuove rotte, piuttosto, mira a completare le strategie di sviluppo dei paesi coinvolti sfruttando i loro punti di forza. La Cina, in cooperazione con i paesi interessati, ha accelerato la costruzione della ferrovia ad alta velocità di Giacarta-Bandung, la ferrovia della Cina-Laos, la ferrovia Addis Abeba-Gibuti e la Ungheria-Serbia e ha avviato l’ammodernamento dei porti del Gwadar e del Pireo”.Sotto il profilo economico “la Cina contribuirà a ulteriori 100 miliardi di yuan (circa 14,5 miliardi di dollari Usa al Fondo Silk Road). Il Presidente Xi, ha inoltre chiarito come con la One Belt One Road la Cina non abbia intenzione di formare un piccolo gruppo di paesi che possano pregiudicare la stabilità internazionale. Quello che speriamo di creare è una grande famiglia di coesistenza armoniosa, concentra sui paesi asiatici, europei e africani, ma è anche aperta a tutti gli altri paesi. Tutti i paesi, sia dall’Asia, dall’Europa, dall’Africa, che dalle Americhe, possono essere partner della cooperazione internazionale della Belt and Road Initiative”. Concludendo il suo intervento Xi ha esortato al rafforzamento della cooperazione internazionale “contro la corruzione in modo che la cintura e la strada possano essere una strada con elevati standard etici”.L’iniziativa di una “cintura economica della via della seta”, è stata annunciata dal Presidente Xi Jinping nel settembre del 2013, durante la sua visita in Kazakhstan all’università di Nazarbayev e un mese dopo è stata implementata, nel discorso tenuto presso il Parlamento indonesiano, dalla volontà di costruire la via della seta marittima del XXI secolo, non è soltanto un piano di investimenti infrastrutturali senza precedenti nella storia. Xi inoltre individuò l’Asian Infrastructure Invesment Bank (AIIB) come lo strumento economico per finanziare la costruzione delle infrastrutture e della promozione della inter-connettività regionale e dell’integrazione economica. Una banca che, sebbene veda nella Cina il maggior contributore, ha un meccanismo molto simile a quello di un’organizzazione multilaterale in cui nessun singolo paese può essere predominante. Nel novembre del 2014, Xi Jinping, annunciò che la Cina avrebbe contribuito con 40 miliardi di dollari per la costituzione del Fondo per la Via della Seta, che sarebbe servito a fornire investimenti e sostegno finanziario per la realizzazione delle infrastrutture, cooperazione industriale, cooperazione finanziaria lungo i paesi della Via della Seta.L’iniziativa, come viene descritta dalla Commissione Nazionale dello sviluppo e delle riforme, dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero del Commercio Cinese, sta assumendo contorni e sviluppi che vanno oltre la fascinazione evocata dalle rotte millenari e dai pellegrinaggi che collegavano, più di 700 anni fa, la Cina all’Europa fino ai tempi del viaggio di Marco Polo. L’allora diciassettenne Marco Polo partito da Venezia, attraversò il Mediterraneo, il Mar Nero, la Mesopotamia fino a Baghdad per poi proseguire a Hormuz, attraversare il deserto iraniano e le montagne del Pamir fino a giungere nello Xinjiang, in Cina. Da qui, raggiunse Shangdu, la capitale nel nord della Dinastia degli Yuan (1271 – 1368). Per migliaia di anni, lo spirito della Via della Seta, fatto di pace e cooperazione, apertura ed inclusività, apprendimento e benefici reciproci, si è tramandato di generazione in generazione, promuovendo il progresso della civiltà nei paesi attraversati dalla Via della Seta. Incarnando la comunicazione e la cooperazione tra Oriente ed Occidente, lo spirito della Via della Seta è considerato un’eredità storica e culturale condivisa da tutti i paesi del mondo.Ricalcando la storica Via della seta, solcata da Marco Polo, la Nuova Via della Seta vuole collegare attraverso ferrovie e nuove rotte marittime i continenti di Asia, Europa e Africa. L’iniziativa tende a ricreare materialmente due strade commerciali. La cintura economica della Via della Seta collega insieme Cina, Asia Centrale, Russia ed Europa. La prima è la riedizione terrestre del leggendario tragitto tra gli imperi romano e cinese. Ad essa si accompagna il percorso che parte dalle coste della Cina ed arriva in Europa attraverso il Mar Cinese Meridionale, l’Oceano Indiano, il Golfo Persico ed il Mediterraneo, attraverso il canale di Suez. Le autorità cinesi ed i media insistono sul concetto di iniziativa e non parlano di progetto. Non si tratta infatti solo di investimenti in infrastrutture ferroviarie e portuali ma, in primo luogo, della risposta strategica, della Cina, alla crisi economica che dal 2007 ha colpito l’economia mondiale. Per capire la portata di questo messaggio è sufficiente leggere quanto teorizzato da Wang Yiwei in The Belt and Road Initiative quando afferma che “con il modello di globalizzazione di tipo statunitense ormai insostenibile, la Cina ha lanciato la sua iniziativa proponendo il proprio modello di sviluppo alla regione euroasiatica”. La Nuova Via della Seta vuole essere una risposta all’insufficiente livello globale degli investimenti post-crisi, a causa in particolare dell’incertezza del loro ritorno economico nei Paesi avanzati. I maggiori decisori politici e analisti cinesi ritengono che la Cina non commetterà gli errori del colonialismo occidentale né vuole intraprendere un confronto marittimo con gli Stati Uniti.Sotto il profilo prettamente securitario e geopolitico la Nuova Via della Seta consentirebbe alla Cina di promuovere lo sviluppo della provincia automa dello Xinjiang, considerata una delle province più povere e attraversata da tendenze separatiste di matrice islamica da parte di una parte della minoranza degli uiguri. Alcuni di loro, circa 300 secondo le stime più prudenti, sarebbero andati a combattere in Siria ed Iraq all’interno di gruppi jihadisti e rappresentano, in virtù del loro possibile ritorno in patria e delle loro capacità acquisita sul campo di battaglia, una seria minaccia per la Cina. Lo Xinjiang con la sua posizione strategica nei confronti dei Paesi confinanti con il quale confina, Mongolia, Russia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Pakistan, Afghanistan ed India diverrebbe anche attraverso la città di Urumqi, un vero e proprio hub della Nuova Via della Seta, favorendone le esportazioni e la stabilità. Non può sfuggire inoltre il significato prettamente geopolitico dell’iniziativa che, soprattutto attraverso le infrastrutture ferroviarie, cerca di creare quella connettività strategica tra Europa ed Asia, tale da valorizzare tutto il potenziale dello spazio euroasiatico. Uno spazio, prettamente continentale che di fatto si estende dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico e che attraverso il potenziamento di una serie di infrastrutture portuali punta, al controllo dei mari.Come tutti i grandi progetti anche la One Belt Road Initiative si dovrà confrontare con tutta una serie di minacce non convenzionali che, dal terrorismo alla criminalità organizzata, alle crisi in atto dall’Afghanistan al Medio Oriente per poi salire alla perdurante instabilità balcanica e, in ultimo solo per ordine, alla tensione sul suolo europeo tra Russia e Stati Uniti, rappresentano delle molteplici sfide con le quali la Cina dovrà confrontarsi, assumendosi responsabilità da superpotenza e mettendo in campo il suo potenziale ed il suo soft power non solo e soltanto economico.