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Dietro la spirale del terrore che sta colpendo la comunità cristiana copta egiziana, ci sarebbe una strategia ben precisa messa a punto dagli uomini del Califfato islamico. Dopo le sconfitte sul terreno, registrate in Siria, in Iraq e in Libia, infatti, secondo gli esperti, lo Stato Islamico punta ora ad espandersi nel nord del Sinai e a fare dell’Egitto un nuovo campo di battaglia. Con le stragi, quindi, i miliziani del Califfato puntano ad indebolire il presidente Abdel Fattah al Sisi, sostenuto dalla comunità cristiana, e ad alimentare nel Paese un conflitto confessionale.Gli attacchi contro i cristiani durante le celebrazioni per la Domenica delle Palme a Tanta e Alessandria, che hanno provocato 47 morti e centinaia di feriti, infatti, fanno parte di “un’escalation ben calcolata”, secondo gli esperti, come Mokhtar Awad, della George Washington University, citato dal New York Times. Le stragi di Tanta e Alessandria, come fu per l’attacco alla cattedrale copta del Cairo, nel quale, lo scorso dicembre persero la vita 28 persone, rinvigoriscono l’apparato propagandistico di un Califfato che perde pezzi da Sirte a Mosul, e che ora mostra i muscoli, dimostrando di poter colpire uno dei Paesi arabi maggiormente popolati.Alla base della nuova campagna del terrore dello Stato Islamico contro i cristiani copti in Egitto, c’è sicuramente “la persecuzione religiosa”, secondo Alessandro Monteduro, direttore della sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che Soffre, la fondazione di diritto pontificio che si occupa di aiutare i cristiani perseguitati nel mondo. “Gli attentati si verificano prevalentemente in coincidenza dei tempi liturgicamente forti: la strage verificatasi nella cattedrale di Abbasseya, al Cairo, pochi giorni prima dello scorso Natale, e ora quella della Domenica delle Palme, a ridosso della Pasqua”, spiega il direttore di ACS-Italia. Per Monteduro, c’è poi una motivazione politica, quella della “vendetta” contro i cristiani, accusati dal “2013 dai gruppi estremisti musulmani di aver contribuito in maniera decisiva alla caduta dell’ex presidente Mohammed Morsi”. “La necessità del cosiddetto Stato Islamico di dimostrare la propria vitalità mentre viene ridimensionato in altre aree mediorientali come l’Iraq e la Siria”, infine, è un altro dei motivi alla base degli attacchi, anche secondo il direttore della fondazione.Difficile, per gli analisti, che l’Isis riesca a creare delle fratture all’interno della società egiziana, per provocare un conflitto etno-confessionale, all’interno del quale inserirsi per guadagnare terreno nel Paese. Ma nonostante il presidente egiziano abbia proclamato lo stato di emergenza per tre mesi, dispiegando l’esercito e rafforzando la sicurezza intorno alle chiese, la minaccia, dopo le stragi che hanno insanguinato la domenica delle Palme dei copti, resta altissima. Anche in relazione al prossimo viaggio apostolico del Papa in Egitto. “È da accogliere positivamente il fatto che il presidente al-Sisi abbia dichiarato lo stato di emergenza, l’auspicio è che ciò possa garantire una maggiore sicurezza per la popolazione, sia cristiana sia musulmana, a meno di venti giorni dalla visita di Papa Francesco”, ha dichiarato il direttore di ACS-Italia.Intanto, la Pasqua dei cristiani copti sarà listata a lutto. In segno di solidarietà con i familiari delle vittime delle esplosioni a Tanta e ad Alessandria, i festeggiamenti per la più importante solennità cristiana si limiteranno, infatti, alle celebrazioni liturgiche nelle chiese. Per la comunità cristiana copta, non mancano, però, i segnali di speranza. Aiuto alla Chiesa che Soffre, infatti, ha deciso di finanziare un progetto per la formazione spirituale di quattrocento giovani del Patriarcato copto cattolico di Alessandria d’Egitto. “È un esempio”, ha spiegato il direttore della fondazione, Alessandro Monteduro, “di come si possa rispondere cristianamente a chi è impegnato a trasmettere un’ideologia di morte alle nuove leve del terrorismo jihadista”.

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