Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Abu Muhammad Al Adnani, l’ormai defunto portavoce dell’Isis, lo aveva spiegato chiaramente ai jihadisti: “Prendete una pietra espaccate le teste degli infedeli, squartateli, investiteli con l’auto, buttateli giù da un dirupo, strangolateli o avvelenateli”. Niente attacchi spettacolari in stile Bataclan, L’azione viene affidata all’iniziativa del singolo, il lupo solitario capace di attaccare in qualsiasi momento, senza coordinarsi con la cellula madre siriana o irachena. Il motivo di questo cambio di strategia è semplice: l’Isis sta perdendo terreno. Con un’incredibile retromarcia, lo stesso Adnani aveva detto: “Non combattiamo per difendere un territorio o per mantenerne il controllo”. La capitale libica del Califfo – Sirte – è andata perduta; Mosul sta per cadere; Raqqa è accerchiata. Abu Bakr Al Baghdadi è in fuga.Questa opinione è condivisa anche dall’intelligence britannica, come riporta il Guardian. Secondo i servizi segreti di Sua Maestà, nonostante l’elevato numero di foreign fighter provenienti dal Regno Unito, jihadisti non sono riusciti a stabilire con la Gran Bretagna un collegamento così forte da poter organizzare attentati in stile Bataclan.Per questo, secondo gli 007 britannici, si sono moltiplicati gli appelli a colpire il “nemico” occidentale in ogni modo, e le modalità di attacco sono cambiate, come dimostrano l’attentato di ieri a Londra, quello al mercatino di Natale a Berlino compiuto da Anis Amri e la strage sul lungomare di Nizza del 14 luglio scorso, portata a segno da Mohamed Lahouaiej Bouhlel .Secondo i funzionari britannici, a Londra è stato possibile evitare una strage ben peggiore grazie a una prevenzione più efficace, leggi più severe sul controllo delle armi e l’assenza di significativi mercati illegali come in Belgio.Lo Stato islamico sta inoltre emulando una strategia già messa in atto da Al Qaeda, che, quando si rese conto della difficoltà logistica di organizzare attentati su vasta scala, cercò di ispirare azioni criminali (e meno singolari) nei simpatizzanti. La minaccia, avverte l’intelligence, “è aumentata esponenzialmente” a partire dal 2011. Mentre l’Isis si sta piano piano disintegrando, la struttura di Al Qaeda resta elastica e l’ideologia islamista continua ad attrarre nuovi adepti. Per questo, la minaccia non diminuirà nel prossimo futuro. Basta guardare alla Siria, dove le bande qaediste stanno prendendo il sopravvento sui cosiddetti “ribelli moderati”, ormai una sparuta minoranza.

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