Tra il 10 e l’11 luglio il deputato francese Jacques Maire si è recato in Egitto, uno dei principali clienti delle industrie d’armi francesi. Secondo Le Point si tratterebbe di un timido tentativo di controllo della vendita d’armi. Una prima volta storica per il Parlamento francese.

Queste le indiscrezioni di Le Point, per una visita che rimane segreta. Nessuna pubblicazione sul sito della Commissione degli Affari Esteri, come avviene invece di norma. E questo nonostante la visita sia stata organizzata in cooperazione con il ministero della Difesa e l’ambasciata francese.

Jacques Maire, accompagnato dalla repubblicana Michèle Tabarot, ha incontrato degli industriali francesi presenti sul territorio egiziano, delle Ong locali, dei responsabili militari francesi e, infine, dei parlamentari egiziani. Una visita veloce che ha permesso ai due parlamentari di incontrare rappresentanti delle principali industrie d’armi francesi: Dassault Aviation, Thales e Naval Group.

Nessun incontro, però, con le società di sorveglianza Ercom e Nexa, accusate di fornire sistemi di sorveglianza di massa alle autorità egiziane. L’obiettivo di queste visite sarebbe quello di riflettere su come migliorare e rafforzare le procedure di controllo delle esportazioni d’ami e di materiale sensibile, come i sistemi di sorveglianza, ancora fuori dal controllo ministeriale.

Una blanda commissione d’inchiesta

La maggioranza del governo francese aveva già bocciato il progetto di creazione di una vera e propria commissione d’inchiesta sulle esportazioni delle armi francesi. A novembre, però, venne istituita  una ben più blanda “missione d’informazione parlamentare” dai poteri ridotti e composta unicamente da due membri, i deputati Jacques Maire e Michèle Tabarot.

L’intento della commissione è, dunque, quello di fare il minimo scalpore possibile, in attesa del rapporto previsto per la fine del 2019. Ed è proprio per queste ragioni che la missione parlamentare ha deciso di occuparsi solamente dell’Egitto che, dal 2014 ad oggi, ha acquistato all’incirca otto miliardi d’euro d’armi dalla Francia.

Un export provvidenziale

Amnesty International e la Federazione Internazionale dei diritti umani (Fidh) accusano la Francia di aver fornito all’Egitto – a partire dal 2013 – dei sistemi di sorveglianza elettronica, satellitare, dei veicoli blindati e delle macchine per fabbricare cartucce senza rispettare i divieti europei. Come rivela un rapporto realizzato da Fidh, infatti, dall’epoca dell’arrivo al potere di Al-Sisi e delle sue repressioni violente la Francia ha aumentato la vendita d’armi al Paese.

Nel 2013, l’Egitto si è rivelato un cliente strategico per la Francia che, in seguito all’embargo contro la Russia dovuto alla guerra in Ucraina, aveva dovuto annullare la spedizione dei missili Mistral, e rischiava di ritrovarsi con un buco di un miliardo di euro.

L’Egitto, con le sue richieste via via più ingenti di materiale bellico, si è presentato come l’ancora di salvezza per la Francia, all’epoca sotto la presidenza di François Hollande. Un legame che non si è spezzato con l’arrivo di Emmanuel Macron.

Tale alleanza è però sempre di più nel mirino dell’opinione pubblica per i metodi di repressione violenta del presidente egiziano al Sisi nei confronti della sua popolazione. In particolare, sono forti le critiche ricevute da parte di Ong, ricercatori e egiziani rifugiati in Francia.

Nessun stop in vista

In ogni caso, l’esecutivo francese non sembra voler ridurre di un centesimo l’esportazione d’armi. Al contrario, venerdì 13 luglio il presidente della Repubblica ha promulgato la nuova legge di programmazione militare 2019-2025, all’interno della quale si prevede di innalzare il budget del ministero della difesa al 2% del Pil, contro l’1,82% previsto per il 2019. Il budget dovrebbe, dunque, salire del 5% ogni anno, equivalente a un 1,7 miliardi di euro per anno.

Come affermato dal ministro della Difesa, Florence Parly, “la legge di programmazione 2019-2025 invia un messaggio forte, un segnale chiaro: la ripresa di potere comincia e comincia da adesso”.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME