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Per la Germania di Angela Merkel, il 2019 potrebbe essere ancora più decisivo del 2018, che già ha visto alcune tornate elettorali indebolire la leadership della Cancelliera. Gli scenari possono cambiare radicalmente. Ma una cosa è certa: il destino dell’Unione europea è profondamente legato a quanto avverrà in Germania. E ciò che avverrà a Berlino sarà la conseguenza di quanto avviene a maggio alle elezioni europee ma anche in tre Lander orientali che andranno al voto: Sassonia, Brandeburgo e Turingia.

La Grande Coalizione, la Groko, non è mai apparsa così debole come dopo le elezioni in Baviera e Assia nel 2018. Due tornate elettorali che hanno colpito in maniera decisiva la già fragile alleanza che lega Cdu e Spd e che si regge ormai su un equilibrio molto complesso per quanto semplice: sopravvivere per evitare la catastrofe, in particolare da parte del partito socialdemocratico.

Una Germania forte, ma che si è riscoperta terribilmente debole da un punto di vista interno, si affaccia a questo 2019 con tantissimi punti interrogativi. Il primo è rappresentato dai partiti esterni alla Grande Coalizione che possono rivelarsi decisivi. I Verdi, il cosiddetto “fattore V”, e l’Alternative für Deutschland. Sono loro a decidere i destini tedeschi delle prossime elezioni europee. E in un certo senso saranno anche loro a decidere il futuro dell’Unione europea. Se i Verdi usciranno rafforzati dalle elezioni, dopo il boom manifestato in Assia e Baviera, e la Cdu e lo Spd non crolleranno, la visione europeista della Germania ne uscirebbe rafforzata. I Grünen hanno una vocazione europeista molto netta, per quanto critica su alcuni aspetti. E questo giocherebbe a favore di una Berlino capitale politica dell’Europa.

Tutto però dipende da due elementi. Il primo è rappresentato dall’eventuale ascesa dell’AfD, che attualmente veleggia intorno al 15% dei consensi. Le regioni della ex Germania orientale sono tra i più importanti bacini di consensi dell’ultradestra tedesca, tanto che i recenti sondaggi danno l’AfD intorno al 20% della popolarità in tutte e tre i Lander che andranno al voto. È chiaro che nel caso cui il partito dovesse imporsi con un buon risultato alle elezioni europee e rafforzarsi in Sassonia, Turingia e Brendeburgo, la scossa che arriverebbe da Est darebbe probabilmente un colpo netto alla struttura della Grosse Koalition. E rimetterebbe tutto in discussione. Ed è a questo punto che si pone il secondo elemento da cui dipende il futuro della Germania: la tenuta di Angela Merkel.

La Cancelliera ha abbandonato il trono della Cdu dopo il congresso dell’8 dicembre. Al suo posto, a guidare i cristiano-democratici, è arrivata Annegret Kramp-Karrenbauer. L’erede di Frau Merkel si è subito dimostrata (come ovvio) totalmente europeista e in piena continuità con chi l’ha preceduta. E questa vocazione europeista è stata confermata anche dalla Csu bavarese, visto che Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo all’Europarlamento, è stato indicato come possibile candidato dei conservatori alla guida della Commissione europea. Ma i rumors su un possibile avvento della Merkel a guidare la Commissione europea ci sono. E se la Cancelliera decidesse di lasciare il trono di Berlino, potrebbe anche avvenire che la Merkel decida di assumere un ruolo di guida all’interno della Commissione europea. Il Partito popolare europeo, con ogni probabilità, sarà il partito più forte del Parlamento europeo: e sarà la Cdu il partito più forte al suo interno.

 

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