“Il mondo è riuscito a sopravvivere al 2017 senza lo scoppio di un conflitto tra superpotenze. In alcune parti del mondo, in Siria ad esempio, la tensione è sensibilmente diminuita. In altre regioni al contrario la situazione si fa sempre più tesa”. A dichiararlo è Robert Farley, professore ed esperto di difesa e sicurezza nazionale americana, che se guarda con un certo sollievo ai dodici mesi appena trascorsi, non esclude però che i prossimi possano portare all’emergere di nuove guerre. Farley ha infatti pubblicato sulla pagine del The National Interest un elenco delle cinque zone calde dove nel 2018 potrebbe scoppiare la terza guerra mondiale

Corea del Nord

Può sembrare banale, ma il primo Paese della lista di Farley è la Corea del Nord. Da mesi le relazioni tra Pyongyang e il resto del mondo si stanno facendo sempre più tese. Le numerose prove di forza del leader Kim Jong-un sono culminate a inizio settembre nell’esplosione della bomba a idrogeno, stimata cinque volte più potente rispetto a quella che ha colpito Nagasaki nell’agosto del 1945. “I successi nello sviluppo di razzi vettori per testate nucleari della Corea uniti all’inesperienza dell’amministrazione Trump hanno creato una situazione insolitamente pericolosa”, ha dichiarato il professor Farley. 

Gli Stati Uniti insistono per la denuclearizzazione del Paese e vogliono che il regime nordcoreano blocchi i test missilistici e nucleari. Da Pyongyang replicano invece che la rinuncia all’arsenale non verrà mai presa in considerazione in quanto si tratta di una “questione di vita o di morte”. Nonostante le sanzioni che stanno colpendo e isolando la Corea del Nord, Kim Jong-un ha dichiarato di “andare avanti” con l’obiettivo di allestire un deposito con un centinaio di missili capaci di raggiungere il territorio americano, condurre un ultimo test con un ICBM (Intercontinental Ballistic Missile) e costruire un sottomarino lanciamissili. Questa situazione sempre più preoccupante potrebbe portare, secondo Farley, a una guerra che coinvolgerebbe anche Giappone e Cina. Una svolta potrebbe arrivare in concomitanza con le Olimpiadi invernali in Corea del Sud.

Taiwan

Secondo il professor Farley, il secondo Paese a rischio terzo guerra mondiale sarebbe Taiwan. Di recente il diplomatico cinese Li Keksin ha dichiarato che Pechino invaderà militarmente Taiwan nel momento in cui si avvicineranno all’isola le navi militari americane. Per Farley l’ipotesi di un conflitto è prematura, ma rimane in ogni caso possibile e pericolosa. La Cina ha intensificato l’attività militare nella regione, mentre gli Stati Uniti, che condannano la mossa cinese, stanno intensificando le consegne di armamenti a Taiwan. Pechino ha accusato Washington di interferire nei suoi affari interni dopo che Trump ha ratificato il disegno di legge per consolidare i legami con l’isola. Infatti, con il National Defense Authorization Act 2018, l’amministrazione americana mira a rafforzare la cooperazione con l’isola, attraverso visite reciproche ed esercitazioni militari congiunte.

Ucraina

La lista del professore americano continua con l’Ucraina dova la situazione rimane tesa da anni. Come dichiara l’Onu, la tregua nell’est del Paese viene costantemente violata mentre le continue proteste a Kiev mettono in discussione la stabilità dell’attuale governo ucraino. Pochi giorni fa, circa cinquemila sostenitori del leader dell’opposizione ucraina, Mikheil Saakashvili, hanno manifestato nella capitale, chiedendo la rimozione del presidente Petro Poroshenko e cercando di fare irruzione in un edificio pubblico. Tra i feriti negli scontri anche diversi agenti della polizia. Secondo Farley, la caduta del governo ucraino porterebbe a una serie di gravi conseguenze: potrebbero salire al potere le forze di estrema destra con un’escalation del conflitto in Donbass. Il professore ha preso in considerazione anche uno scenario nel quale Mosca rafforza la propria presenza in Ucraina andando a innescare in questo modo un vero e proprio scontro militare tra Russia e Occidente.

Turchia

Nella lista anche un Paese della Nato, la Turchia. Per l’esperto di difesa e sicurezza nazionale americana, l’allontanamento di Ankara da Unione europea e Stati Uniti e l’avvicinamento con Mosca è un segno di un possibile cambiamento di forze nella regione. Turchia, Russia e America non considerano la guerra un modo ragionevole per risolvere una difficile situazione diplomatica. Ma Ankara è di fondamentale importanza per l’esito dei conflitti in Siria, Iraq, Iran, Balcani e Caucaso. Un cambiamento nell’orientamento diplomatico della Turchia potrebbe avere quindi effetti imprevedibili sui suoi confini.

Golfo persico

Chiude la lista delle zone calde dove, secondo il professore americano Farley, potrebbe scoppiare la terza guerra mondiale il Golfo persico. Se la guerra in Siria nelle ultime settimane sembra essersi affievolita, ad attirare l’attenzione è la tensione sempre più crescente tra Arabia Saudita e Iran. Il professore ha osservato che in questa regione ci sono sempre stati dei conflitti, ma non si sono mai evoluti in guerre mondiali. Negli ultimi anni, dalla Siria allo Yemen (dove Arabia Saudita e Iran stanno combattendo una guerra per procura) passando per gli eterni scontri arabo-israeliani, il Medio Oriente non ha vissuto in pace. Ora però le cose potrebbero degenerare. “Riad dichiarato di essere pronta a costruire una coalizione diplomatica e militare contro l’Iran e a includere possibilmente anche Israele in essa”. Con l’appoggio di Trump e “sullo sfondo di come la Russia difende ancora una volta le sue posizioni nella regione, è facile immaginare come tutto questo possa evolversi in un confronto tra superpotenze” ha dichiarato Farley.

“Il mondo rimane estremamente pericoloso. La confusione diplomatica dell’amministrazione Trump ha aumentato questo pericolo, creando incertezza in tutto il mondo e aumentando le possibilità di errori di calcolo in situazioni di crisi e non di crisi”, ha concluso l’esperto americano. Il 2018 è alle porte e per Robert Farley anche la terza guerra mondiale.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY