“Aumenta la propaganda anti-Ue”

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Politica /

C’è un dato interessante, da registrare nella bufera scatenata dall’approvazione, da parte del Parlamento Europeo riunito ieri in sessione plenaria, della risoluzione non legislativa della deputata polacca Anna Fotyga, che invita il Consiglio a “contrastare la propaganda anti Ue di Russia e Isis”.Nella consueta conferenza stampa che segue la votazione dell’emiciclo di Strasburgo i quattro quinti della discussione fra la relatrice, i relatori ombra e i cronisti sono stati dedicati alle misure per contrastare la propaganda anti-Ue da parte del Cremlino. Sull’Isis, poco o niente.

Nonostante il testo della risoluzione contempli due capitoli distinti sulle diverse strategie per contrastare “la guerra di disinformazione e propaganda” della Russia e quindi “la guerra dell’informazione e i metodi di radicalizzazione dell’Isis”, il reale peso dei due obiettivi non è certo pari.

La lotta strategica è quella contro la propaganda del Cremlino e si articola in diversi stadi complementari: la guerra ai media parastatali russi, il contrasto alla politica delle relazioni bilaterali fra Mosca e le singole capitali europee anziché con Bruxelles; l’opposizione alla “strategia russa” per ostacolare il processo di integrazione europeo. Soprattutto la battaglia senza quartiere per opporsi alle “operazioni volte alla destabilizzazione di altri Paesi, spesso sotto forma di sostegno agli estremismi politici”.

Leggendo fra le righe: occorre contrastare il sostegno russo ai partiti euroscettici. D’altronde il relatore ombra Eugen Freund, socialdemocratico, in conferenza stampa non ha esitato a dire che il Front National della sua collega d’aula Marine Le Pen “non esisterebbe senza la Russia”, pur rigettando il paragone fra Putin e Al Baghdadi.

Né è un caso che la relatrice sia polacca ed ex ministro degli Esteri di Varsavia proprio negli anni in cui erano al potere i fratelli Kaczynski, nazionalisti ed anti russi per eccellenza.

Così come non è un caso che a raccogliere gli elogi della Fotyga sia stata proprio la presidenza lettone del Consiglio d’Europa, esalta perché particolarmente attiva nel promuovere le azioni contro la propaganda anti-Ue di Mosca. Non casualmente viene citato l’apporto di un altro Stato baltico: uno dei tanti compresi in quel quadrante orientale che più avverte come una minaccia il rinnovato attivismo (anche se qualcuno preferisce chiamarlo espansionismo) putiniano.

E mentre Putin tuona contro “il degrado della democrazia in Occidente” e si congratula con le testate russe citate nella risoluzione, la Fotyga rinnova le richieste per stanziare maggiori finanziamenti per l’East StratCom team, il nucleo di undici funzionari che da Bruxelles producono informazione (o, secondo i russi, contro-propaganda) filoeuropea mirata al “vicinato orientale”.

Al team, lamenta l’eurodeputata polacca, ora lavorano solo undici persone. “Undici contro un intero esercito russo: bisogna fare qualcosa”. Lo scontro è ormai aperto e conclamato. Ma a Strasburgo non tutti applaudono. I populisti euroscettici del Movimento per un’Europa dei Popoli e delle Libertà protestano a braccia conserte. Ma chissà che fra un anno Marine Le Pen non torni all’Europarlamento da presidente della Repubblica.