“La Cina fornirà 100 milioni di dollari di assistenza alla Palestina per alleviare la crisi umanitaria a Gaza e sostenere la sua ripresa e ricostruzione”. Parola di Xi Jinping, che ha annunciato l’imminente contributo economico cinese nel corso dell’ultimo incontro avuto con Emmanuel Macron.
“Cina e Francia lavoreranno insieme per raggiungere al più presto una soluzione globale, giusta e duratura alla questione palestinese“, ha quindi aggiunto il presidente cinese secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri di Pechino. La Cina non era mai uscita così allo scoperto sulla questione palestinese, tanto meno in presenza di un leader straniero del calibro di Macron.
Per inquadrare meglio il contesto, Lin Jian, il portavoce del ministero cinese degli Esteri, ha chiarito che gli aiuti citati da Xi saranno impiegati per la ricostruzione post conflitto, ma anche per contribuire a migliorare la situazione umanitaria di Gaza e alleviare le sofferenze dei palestinesi.
Ma perché la Cina è uscita definitivamente allo scoperto sul dossier palestinese soltanto adesso? Perché fin qui Pechino, pur predicando la risoluzione del conflitto attraverso mezzi diplomatici e la creazione di due Stati, è rimasta in disparte rispetto, per esempio, agli Stati Uniti?

La Cina riprende in mano il dossier Gaza
Innanzitutto, a differenza del tradizionale interventismo europeo e statunitense, negli affari globali la Cina ha sempre adottato una filosofia diplomatica sui generis. Il governo cinese è infatti solito prima proporre documenti programmatici generali (come i famigerati “punti” per la risoluzione della crisi ucraina) poi, dopo aver analizzato i feedback della comunità internazionale e in caso di condizioni opportune, avanzare piattaforme di dialogo multilaterali.
Considerando che l’affaire israelo-palestinese e il conflitto russo-ucraino sono diventati appannaggio dell’amministrazione Trump – con risultati fin qui non proprio soddisfacenti – e che pochi sono stati i feedback forniti al contributo cinese, Pechino ha preferito osservare con attenzione l’evolversi della situazione in attesa del momento giusto.
E quale poteva essere il momento migliore per tornare in campo, se non la visita in Cina di un pezzo da novanta come Macron e il sostanziale nulla di fatto ottenuto da Washington a Gaza? “La Cina sostiene fermamente la giusta causa del popolo palestinese nel ripristino dei suoi legittimi diritti nazionali e continuerà a lavorare senza sosta con la comunità internazionale per un cessate il fuoco completo e duraturo a Gaza, per un allentamento della situazione umanitaria e per una rapida soluzione politica della questione palestinese sulla base della soluzione dei due Stati”, ha dichiarato Lin in una conferenza stampa a Pechino.
La filosofia diplomatica di Pechino
Un passaggio dell’intervento di Lin, in particolare, è fondamentale per capire l’approccio cinese sulle questioni internazionali: “Lavorare senza sosta con la comunità internazionale“.
Emergono due punti fondamentali del modus operandi cinese su Gaza. Il primo coincide con la necessità di radunare tutti gli attori coinvolti nella vicenda, nonché l’intera comunità internazionale, attorno a un tavolo per arrivare a risultati concreti. Il secondo punto è: prima la tutela delle persone, e cioè delle vite umane, poi la decisione degli assetti geopolitici, politici, economici e di governo (di fatto è la stessa pratica adottata da Pechino durante la pandemia di Covid).
In seguito all’annuncio di Xi, l’inviato cinese alle Nazioni Unite, Sun Lei, ha esortato la comunità internazionale ad affrontare le “ingiustizie storiche” a cui è sottoposto il popolo palestinese.
Nei giorni scorsi, intervenendo prima che l’Assemblea Generale votasse una serie di risoluzioni relative alla Palestina, il vice rappresentante permanente della Cina presso le Nazioni Unite, Sun Lei appunto, ha ribadito che Pechino “sostiene fermamente la giusta causa del popolo palestinese nel ripristino dei suoi legittimi diritti nazionali”.
“La comunità internazionale dovrebbe affrontare le cause profonde della questione palestinese e adottare misure energiche per correggere le ingiustizie storiche subite dal popolo palestinese”, ha proseguito l’alto funzionario cinese. Nel frattempo il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha inviato una lettera di ringraziamento a Xi esprimendo il suo profondo apprezzamento per l’invio degli aiuti.

Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

