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	<title>zuma Archives - InsideOver</title>
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	<title>zuma Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;ex presidente Jacob Zuma trema: ora andrà a processo per corruzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 May 2018 11:52:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1107" height="617" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10.jpg 1107w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-1024x571.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1107px) 100vw, 1107px" /></p>
<p>L’ex presidente sudafricano Jacob Zuma dovrà affrontare 16 accuse di corruzione relative ad un accordo di armi da diversi miliardi di dollari. L’affare riguarda per la precisione 2,5 miliardi di dollari ed era finalizzato a modernizzare la difesa del paese alla fine degli anni ’90. Le accuse includono frode, racket e riciclaggio di denaro sporco. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lex-presidente-jacob-zuma-trema-processo-corruzione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1107" height="617" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10.jpg 1107w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-1024x571.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1107px) 100vw, 1107px" /></p><p>L’ex presidente sudafricano Jacob Zuma dovrà affrontare 16 accuse di corruzione relative ad un accordo di armi da diversi miliardi di dollari. L’affare riguarda per la precisione 2,5 miliardi di dollari ed era finalizzato a modernizzare la difesa del paese alla fine degli anni ’90. Le accuse includono frode, racket e riciclaggio di denaro sporco. Il caso di corruzione ha fatto deragliare la presidenza di Zuma che è stato costretto alle dimissioni e ha offuscato l’immagine del suo partito, il Congresso nazionale africano, ANC, al potere in Sudafrica. Zuma già in passato con abilità era riuscito a salire al potere nonostante l’accordo sulle armi e un processo per accuse di stupro. Si era posto come vittima e aveva sfruttato il profondo sostegno da parte dei poveri sudafricani e nel 2009 è diventato presidente.</p>
<p>A febbraio Zuma è stato estromesso dal suo incarico dopo aver perso una lotta di potere con il suo successore Cyril Ramaphosa, che ha saputo sfruttare a suo vantaggio la crescente disillusione dell’opinione pubblica per la corruzione endemica nel paese. C’è anche dire che l’ex presidente ha usato escamotage legali e il potere della presidenza per evitare il processo per anni. Era stato originariamente accusato nel 2007, ma si era dichiarato sempre innocente. All’epoca però era stato costretto a dimettersi da vicepresidente dall&#8217;allora presidente Thabo Mbeki. Il caso si è intrecciato in una lotta di potere tra i due uomini.</p>

<p>Ma ora il procuratore capo del processo Shaun Abraham ha affermato che ci sono “prospettive ragionevoli per un procedimento giudiziario di successo”. E’ coinvolto nell’affare anche il fornitore di armi francese Thales. Thales si è rifiutato di commentare. Zuma è accusato di aver chiesto tangenti a Thales per sostenere uno stile di vita sopra le righe e stravagante. Il suo consulente finanziario dell’epoca è stato giudicato colpevole per aver sollecitato le tangenti nel 2005.</p>
<p>Ma poco chiari sono anche i rapporti tra Zuma e la famiglia di origine indiana Gupta. Nel 2016, un rapporto di un’organizzazione anti-corruzione sosteneva che i miliardari Gupta avessero sfruttato i legami con Zuma per ottenere contratti da parte dello stato. Ma sia i Gupta che Zuma negano ogni accusa. Nel frattempo la più alta corte del Sudafrica ha stabilito che Zuma ha violato la costituzione quando non è riuscito a restituire i soldi del governo spesi per la sua casa privata. Zuma ha speso 23 milioni di dollari per le ristrutturazioni, tra cui una piscina e un anfiteatro. Da allora ha ripagato solo in parte le spese.</p>

<p>Ma con questo processo si è ad un punto di svolta in Sudafrica. ”L&#8217;accordo sulle armi è stata la perdita più significativa di innocenza del Sudafrica post-apartheid e ha presagito la corruzione che stiamo vedendo oggi&#8221;, ha affermato David Lewis, direttore esecutivo di Corruption Watch, un&#8217;organizzazione senza scopo di lucro con sede a Johannesburg. &#8220;Questa è la prima volta che vediamo individuare delle responsabilità nell&#8217;affare delle armi”. Lewis ha definito &#8220;significativa&#8221; la decisione del pubblico ministero e ha aggiunto: &#8220;La più grande causa di corruzione è l&#8217;impunità dei potenti, quindi questo caso invia un messaggio importante ”.</p>
<p>Pierre de Vos, un erudito costituzionalista dell&#8217;Università di Città del Capo, ha detto che il caso di corruzione contro Zuma potrebbe ancora trascinarsi per anni. Zuma potrebbe ancora ricorrere a stratagemmi legali, incluso eventualmente rivolgersi alla Corte costituzionale. &#8220;È stata la strategia dell&#8217;ex presidente quella di usare ogni scappatoia legale per evitare davvero che il suo caso venisse ascoltato in tribunale&#8221;, ha affermato de Vos. &#8220;Se ha i soldi per gli avvocati, potrebbe rimanere fuori dal tribunale per sempre.” In Parlamento Ramaphosa ha dichiarato che il governo ha speso 1,3 milioni di dollari per la difesa di Zuma, e ha aggiunto che il governo continuerà a pagare le spese legali, ma se l’ex presidente sarà riconosciuto colpevole dovrà rimborsarle.</p>

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		<title>Il Sudafrica lotta contro l&#8217;apartheid  Dà ai neri le terre dei contadini bianchi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sud-africa-lotta-lapartheid-rida-ai-neri-le-terre-dei-contadini-bianchi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Mar 2018 14:22:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="677" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b-768x508.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>L&#8217;African National Congress (ANC), partito di maggioranza del Sudafrica dalla fine dell&#8217;apartheid, ha approvato un emendamento costituzionale che consentirà al governo di Johannesburg/Pretoria/Città del Capo di espropriare le terre sotto il controllo dei contadini bianchi da quasi cinque secoli.  La nuova legge rientra nel programma di governo di Cyril Ramaphosa, nominato per la prima volta presidente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sud-africa-lotta-lapartheid-rida-ai-neri-le-terre-dei-contadini-bianchi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="677" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/30962119356_c670264ecf_b-768x508.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>L&#8217;African National Congress (<strong>ANC</strong>), partito di maggioranza del Sudafrica dalla fine dell&#8217;<strong>apartheid</strong>, ha approvato un emendamento costituzionale che consentirà al governo di Johannesburg/Pretoria/Città del Capo di espropriare le terre sotto il controllo dei contadini bianchi da quasi cinque secoli. </p>
<p>La nuova legge rientra nel programma di governo di <strong>Cyril Ramaphosa</strong>, nominato per la prima volta <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.cfr.org/blog/ramaphosa-confronts-land-reform-south-africa">presidente</a> del Sudafrica poco più di due settimane fa, prendendo il posto di un a dir poco discutibile <strong>Zuma</strong>, e prevede l&#8217;espropriazione delle terre rurali, concentrate nelle mani dei coltivatori dalla pelle bianca, senza che questi possano godere di alcuna compensazione economica.</p>

<p>La proposta è stata avanzata dai parlamentari della sinistra radicale del <strong>EFF</strong> (<strong>Economic Freedom Fighters</strong>), appoggiati in sede di suffragio dal partito di maggioranza dell&#8217;ANC, facendo approvare la<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.rt.com/business/420021-africa-white-owned-land/"> mozione</a> di modifica della <strong>sezione 25</strong> della Costituzione con 241 voti a favore contro gli 83 contrari. Il leader del partito di sinistra <strong>Julius Malema</strong> ha sottolineato come tale provvedimento sia soltanto un passo avanti verso la restituzione della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2015/01/16/opinion/south-africas-land-inequity.html">dignità ad un popolo</a> martoriato per anni &#8220;da criminali che non riceveranno compenso per ciò&#8221;. </p>
<p>Il programma dell&#8217;African National Congress prevede dalla sua elezione quale partito di maggioranza nel 1994 un programma che fosse atto a ridurre le disparità sociali derivanti dal colore della pelle, specie dopo la fine dell&#8217;apartheid e della <a href="https://www.rt.com/news/420181-south-africa-land-redistribution-explained/">dominazione anglo-olandese</a>, che dal Seicento aveva operato violenze e soprusi nei confronti delle popolazioni autoctone. Nessuno però, fino ad oggi, aveva osato prendere la piena iniziativa al riguardo, visti anche i primi entusiastici periodi post-dominazione, e il larghissimo consenso di cui l&#8217;ANC godeva. Nel recente passato, tuttavia, anche a causa degli innumerevoli scandali che hanno coinvolto l&#8217;ex presidente Zuma, il partito ha perso una grossa fetta dei suoi consensi, dunque non poteva più aspettare nell&#8217;intraprendere questo percorso, dai risvolti ancora molto incerti.</p>

<p>Ad oggi la<a href="http://www.plaas.org.za/sites/default/files/publications-pdf/No1%20Fact%20check%20web.pdf"> popolazione </a>di colore del Sudafrica costituisce circa il <strong>79%</strong>, e controllano soltanto l&#8217;1,2% delle terre coltivabili, mentre la popolazione bianca, di origine inglese o boera, che rappresenta il 9% della popolazione, detiene il controllo su oltre i due terzi delle terre coltivabili tra zone rurali e zone urbane. Dunque esiste un problema di <strong>disparità</strong> razziale, con evidenti radici storiche plurisecolari, ma non si sa se sia esattamente il modo migliore di operare. </p>
<p>Tra la fine degli anni &#8217;90 e i primi anni 2000 un&#8217;operazione simile è stata condotta in Zimbabwe dal presidente <strong>Mugabe</strong>, il quale ha concesso quindi molte delle terre espropriate ai cittadini di carnagione nera del proprio Paese. Ne è risultata una forte flessione nella produzione agricola, poiché tali frange di popolazione erano sprovviste dell&#8217;expertise e degli strumenti di produzione adeguati per l&#8217;attività agricola. Solo nel 2010 è stata <a href="https://www.rt.com/business/419543-south-africa-land-compensation-whites/">portata alla luce </a>l&#8217;eventualità che Mugabe, in realtà, offrì tali terre ai propri alleati e non ai comuni cittadini. </p>

<p>Un altro timore è rappresentato quindi dalla possibilità che la <strong>corruzione</strong> diffusa tra i membri del parlamento locale possa dunque rendere la strategia attuata solo una forma di compensazione clientelare per alcuni vicinissimi ai vertici della politica, con la possibilità di far esplodere una bomba sociale in un paese di 50 milioni di persone con condizioni di disagio e povertà ancora molto diffuse. </p>
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		<item>
		<title>Jacob Zuma ha i giorni contati:  il Sudafrica a un punto di svolta</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/jacob-zuma-ha-i-giorni-contati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 07:38:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1107" height="617" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10.jpg 1107w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-1024x571.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1107px) 100vw, 1107px" /></p>
<p>(Da Beirut) Si avvicina l’ora decisiva per Jacob Zuma. Il 75enne presidente del Sudafrica, al potere da un decennio, dovrebbe lasciare l’incarico entro pochi giorni. È accusato di corruzione e stretto in una morsa dalle inchieste. Cyril Ramaphosa, leader dell’Anc, partito al potere dalla fine del regime dell’apartheid nel 1994, sta cercando di convincerlo a dimettersi. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/jacob-zuma-ha-i-giorni-contati.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/jacob-zuma-ha-i-giorni-contati.html">Jacob Zuma ha i giorni contati:  il Sudafrica a un punto di svolta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1107" height="617" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10.jpg 1107w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/Jacob_Zuma_2009_World_Economic_Forum_on_Africa-10-1024x571.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1107px) 100vw, 1107px" /></p><p>(<strong>Da Beirut</strong>) Si avvicina l’ora decisiva per <strong>Jacob Zuma</strong>. Il 75enne presidente del Sudafrica, al potere da un decennio, dovrebbe lasciare l’incarico entro pochi giorni. È accusato di <strong>corruzione</strong> e stretto in una morsa dalle inchieste. Cyril Ramaphosa, leader dell’Anc, partito al potere dalla fine del regime dell’apartheid nel 1994, sta cercando di convincerlo a dimettersi. Ramaphosa ha dichiarato di voler concordare una transizione non traumatica “nei prossimi giorni e nell’interesse del Paese”.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/continua-a-sostenerci/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-42088 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/02/occhi_banner.jpg" alt="occhi_banner" width="745" height="100" /></a></p>

<p>Ma i rapporti tra i due leader sono tesissimi. Secondo l’editorialista Adriaan Basson “Zuma ha giocato tutte le sue carte e ora è in aperta guerra con Ramaphosa e i suoi sostenitori”. Molti analisti hanno avvertito che la previsione di un’uscita anticipata di Zuma potrebbe essere troppo ottimistica, perché il caos dei colloqui potrebbe portare ad un ammutinamento all’interno dell’Anc da parte dei sostenitori del vecchio leader. Ma è anche possibile che a Zuma venga ordinato di dimettersi, come prevede lo statuto del partito.</p>
<p><strong>Ma Zuma, cinque mogli e 20 figli dichiarati, lotta per la sua sopravvivenza</strong>. Ramaphosa ha dichiarato che vuole per lui un’uscita dignitosa, ma ha escluso qualsiasi amnistia. A meno che non venga condannato, manterrà i suoi privilegi: lo stipendio, l’assistenza sanitaria, i vantaggi per sé e per la sua famiglia. Dopo questa dichiarazione si sono alzate immediatamente le prime critiche. Il partito di opposizione Alleanza democratica ha espresso indignazione: “E’ incomprensibile che l’immunità sia solo presa in considerazione. Ciò mostra che l’Anc sotto Ramaphosa è lo stesso che è stato sotto Zuma”.</p>

<p>Lo stesso Ramaphosa non naviga in acque tranquille. Secondo gli esperti ha vinto una difficile lotta all’interno per diventare presidente dell’Anc a dicembre, ma ha il sostegno solo di poco più della metà del suo organo decisionale. Zuma invece conserva consenso tra i giovani, le donne e a livello locale in alcune province.</p>
<p>Zuma ha guidato l’Anc dal 2007 ed è stato presidente del Sudafrica dal 2009. E’ ora al suo secondo mandato che scadrà nel 2019. Ramaphosa è stato il suo vice dal 2014 e diventerebbe presidente in caso di sue dimissioni. Già nel 2008 Thabo Mbeki è stato destituito dalla carica di presidente un anno prima della scadenza del suo mandato per accuse di abuso di potere. Il suo vice ha preso il potere fino a quando Zuma ha vinto le elezioni del 2009.</p>

<p>L’Anc è stato il partito più forte del Sudafrica dal trionfo di <strong>Nelson Mandela</strong> in poi ma si trova ora in grave difficoltà e non è detto che vinca le prossime elezioni. Il partito ha perso il controllo di diverse città nelle consultazioni del 2016 e nel 2019 potrebbe essere costretto a scegliere una coalizione per governare. Il partito ha deluso le aspettative dei suoi elettori. La sua popolarità è stata intaccata perché non è riuscito a mantenere le promesse fatte agli strati più poveri. I sostenitori di Ramaphosa pensano perciò che è importante che Zuma sia messo da parte il prima possibile per consentire al partito di preparasi alle elezioni del 2019 e vincerle. Secondo Jakkie Cilliers, analista dell’Institute for Security Studies di Pretoria, non ci sono dubbi sulla sorte di Zuma: “I suoi giorni sono contati”.</p>
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		<title>Zuma e Mugabe: storia di due leader con le mogli &#8216;detronizzate&#8217;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/zuma-mugabe-storia-due-leader-le-mogli-detronizzate.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Dec 2017 16:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="450" height="300" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288.jpg 450w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p>
<p>È una storia che assomiglia molto da vicino ad un romanzo, ad un vero racconto ambientato nei palazzi del potere di due tra i più importanti paesi africani, dove politica e cronaca rosa sembrano procedere di pari passo; questa storia ha due donne come protagoniste, le quali a loro volta hanno in comune il fatto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/zuma-mugabe-storia-due-leader-le-mogli-detronizzate.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="450" height="300" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288.jpg 450w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Jacob_Zuma_288-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></p><p>È una storia che assomiglia molto da vicino ad un romanzo, ad un vero racconto ambientato nei palazzi del potere di due tra i più importanti paesi africani, dove politica e cronaca rosa sembrano procedere di pari passo; <strong>questa storia ha due donne come protagoniste</strong>, le quali a loro volta hanno in comune il fatto di essere le consorti di due capi di governo: da un lato vi è <strong>la moglie di Mugabe</strong>, Grace, dall’altro <strong>l’ex moglie di Jacob Zuma</strong>, Nkosazana Dlamini. Contesti diversi, paesi molto differenti, ma un comune incredibile destino: entrambe designate leader al posto dei mariti, entrambe però perdenti e sconfitte nel giro di poco meno di un mese; <strong>il 2017 doveva essere il loro anno della consacrazione</strong>, con Grace Mugabe pronta a prendere il timone dello Zimbabwe dopo i 37 anni di governo del marito e, dall’altro lato, Nkosazana Dlamini designata leader dell’ANC dall’ex consorte, Jacob Zuma, in Sudafrica e quindi papabile successore anche nel palazzo presidenziale di Pretoria.</p>
<p>La fine dell’era Zuma in Sudafrica</p>
<p>Il Sudafrica, dopo la fine dell’Apartheid, è stato retto dall’African National Congress (ANC): si tratta della formazione fondata da Nelson Mandela e che ha permesso al simbolo della lotta sudafricana di essere presidente tra il 1994 ed il 1999; ma anche dopo il ritiro di Madiba dalle scene politiche, l’ANC ha continuato ad essere il principale partito del paese fino ad assumere quasi il ruolo di formazione guida del Sudafrica. Nel 2007 alla presidenza del partito è arrivato Jacob Zuma; grazie a tale incarico, nel maggio del 2009 il nuovo leader ha potuto assumere la Presidenza della Repubblica: il ruolo di capo di Stato infatti, tradizionalmente in Sudafrica è sempre spettato al numero uno del partito più votato. Dopo esattamente dieci anni, l’era di Zuma alla guida dell’ANC è terminata lo scorso 18 dicembre, quando <a href="http://www.lastampa.it/2017/12/18/esteri/sudafrica-cyril-ramaphosa-nuovo-capo-dellanc-sconfitta-lex-moglie-di-zuma-sUhvD4W2CcAgXik4QXIFzH/pagina.html">nel congresso svolto a Soweto</a> il partito ha designato<strong> Cyril Ramaphosa</strong> quale nuovo leader; con molta probabilità sarà lui ad ereditare la presidenza nel 2019, anno delle prossime elezioni.</p>

<p>Nonostante il calo di consensi ed una situazione economica disastrosa, con disoccupazione e povertà come vere protagoniste indesiderate del Sudafrica di oggi, l’ANC dovrebbe comunque mantenere il controllo del futuro parlamento; di certo però, la nuova leadership non è quella voluta dal presidente uscente Jacob Zuma: è stato infatti proprio lui ad indicare, quale nuovo numero uno del partito e quindi quale anche suo successore alla presidenza, l’ex moglie Nkosazana Dlamini. La vita privata di Zuma è molto tribolata: anche se la legge vieta la poligamia, <strong>l’attuale capo di Stato sudafricano dichiara apertamente di essere sposato con tre mogli</strong>, mentre con una quarta ha divorziato nel 1998 ed un’altra si è suicidata nel 2000. Il suo primo matrimonio risale al 1973 ed è attualmente valido, le altre consorti sono arrivate negli anni successivi; tra di esse, per l’appunto, vi è Nkosazana Dlamini: i due si conoscono da tempo, nel 1998 è però arrivato il divorzio anche se i rapporti non sono mai del tutto finiti, almeno da un punto di vista politico.</p>
<p>L’ex moglie è stata infatti Ministro degli Esteri, Ministro della Salute e Segretaria dell’Unione Africana;<strong> all’interno dell’ANC, è stata tra le principali sostenitrici di Zuma durante gli anni della sua scalata alla presidenza</strong>. La staffetta tra i due era uno dei piani architettati dal presidente uscente per la sua successione; <strong>il piano è fallito</strong> per l’appunto quando il partito, come sopra accennato, ha scelto l’ex leader sindacalista e uomo d’affari Cyril Ramaphosa.</p>
<p>Le analogie tra Grace Mugabe e Nkosazana Dlamini</p>
<p>Pur se anch’essa non priva di colpi di scena, la vita privata di Robert Mugabe in confronto a quella di Zuma appare decisamente più ‘tranquilla’: <a href="http://www.occhidellaguerra.it/dalle-lotte-marxiste-al-lusso-ostentato-la-parabola-robert-mugabe/">l’ex presidente dello Zimbabwe ha avuto un unico grande amore</a> che corrisponde alla prima moglie Sally, attivista politica ghanese, con la quale è stato sposato dal 1963 fino alla morte della consorte avvenuta nel 1992; pur tuttavia, sul finire degli anni 80 Mugabe ha conosciuto una giovane donna che aveva da poco iniziato a lavorare come segretaria negli uffici governativi e, da lì, è iniziata una relazione inizialmente tenuta nascosta a livello pubblico. La ragazza in questione era per l’appunto Grace, sposata anch’essa e di 41 anni più giovane; la loro primogenita è nata nel 1990 quando i due erano semplicemente amanti: dopo la morte di Sally, l’ex presidente dello Zimbabwe ha sposato l’ex segretaria nel 1996 e<strong> pochi mesi fa aveva designato la consorte quale successore alla guida del paese.  </strong></p>
<p>Grace Mugabe e Nkosazana Dlamini hanno pagato sia <strong>l’impopolarità dei mariti</strong> che le modalità con le quali, dai palazzi presidenziali di Harare e Pretoria, si è arrivati alla scelta dei successori; <a href="http://www.occhidellaguerra.it/tentativo-colpo-zimbabwe-militari-provano-rovesciare-mugabe/">se in Zimbabwe è stato l’esercito a bloccare i piani di Mugabe</a>, detronizzando l’ex uomo forte del paese con un incruento colpo di Stato, in Sudafrica sono stati i delegati dell’ANC a rifiutare la proposta di candidatura dell’ex consorte di Zuma. Due vite e due paesi diversi dunque, ma due storie incredibilmente vicine e somiglianti: nel giro di poche settimane, <strong>entrambe le consorti sono state spodestate dal ruolo di successori dei rispettivi mariti</strong>; lo Zimbabwe ed il Sudafrica, pur confermando persone vicine ai presidenti uscenti, hanno però preferito non trasformare l&#8217;amministrazione di governo in un affare di famiglia.</p>
<p>Adesso per i nuovi leader che hanno detronizzato prima del tempo Grace e Dlamini, arriva però il difficile: da un lato lo Zimbabwe, <strong>paese stretto tra disoccupazione e povertà</strong> e con una prospettiva futura tutta da riscrivere, dall’altro il Sudafrica il quale, pur mantenendo il rango di principale potenza africana ed economia più solida del continente nero, sta soffrendo una condizione sociale contrassegnata da un sempre maggiore divario tra ricchi e poveri, <strong>con una corruzione diventata pressoché strutturale</strong> e con un mandato di Zuma contrassegnato nella sua seconda parte da scandali ed inchieste.</p>

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		<title>Addio &#8220;Nazione Arcobaleno&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/addio-nazione-arcobaleno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2016 08:25:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="359" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Lo straniero che arriva per la prima volta a Città del Capo, una delle città più belle del mondo e si fa poi le classiche gite al capo di Buona Speranza, alla Table Mountain, a Stellenbosh e ai suoi storici vigneti, non si deve fare illusioni: dietro questa splendida vetrina (rimasta tale anche grazie al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/addio-nazione-arcobaleno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="359" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/Nelson-Mandela-reuters-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>Lo straniero che arriva per la prima volta a <strong><a style="color: #0000ff" href="https://www.google.it/maps/place/Cape+Town,+South+Africa/@-33.9137169,18.0956097,9z/data=!3m1!4b1!4m2!3m1!1s0x1dcc500f8826eed7:0x687fe1fc2828aa87" target="_blank">Città del Capo</a></strong>, una delle città più belle del mondo e si fa poi le classiche gite al capo di Buona Speranza, alla Table Mountain, a Stellenbosh e ai suoi storici vigneti, non si deve fare illusioni: dietro questa splendida vetrina (rimasta tale anche grazie al fatto che il sindaco è stato fino a poco fa una signora tedesca, Helen Zille, e che la provincia di Western Cape, abitata in maggioranza da bianchi e «colorati», è l&#8217;unica governata dall&#8217;opposizione di Alleanza democratica) c&#8217;è un<strong> Sudafrica disastrato</strong>, povero, per di più sempre più insofferente dell&#8217;incontrastato dominio dell&#8217;Africa National Congress.Un osservatore attento avrebbe cominciato ad accorgersene già lungo la strada che porta dall&#8217;aeroporto alla città, che passa per chilometri accanto a Kayelisha, un &#8220;ghetto&#8221; per neri, che lavoravano a Città del Capo ma non erano autorizzati a viverci, costruito ai tempi dell&#8217;apartheid. In teoria, dopo ventidue anni di governo dell&#8217;Anc, avrebbe dovuto, se non scomparire, almeno ridimensionarsi. Invece, la sua immensa distesa di casupole con tetti di lamiera che si estende fin quasi all&#8217;Oceano ospita oggi 400.000 persone invece delle 200.000 del 1994 e le sue condizioni non sono molto migliori di quelle del resto del Paese: quattro lavoratori su dieci sono disoccupati, solo 1/3 dispone di acqua corrente, uno su quattro non ha servizi igienici e uno su cinque non sa cosa sia la corrente elettrica.Anche in conseguenza di questa situazione, la <strong>criminalità</strong> è una delle più alte del mondo, con un pauroso disprezzo della vita umana, e molti quartieri e molte zone rurali sono vivamente sconsigliate ai visitatori. Le proteste contro questa situazione abitativa, contro la corruzione, talvolta anche contro la brutalità della polizia immutata dai tempi del vecchio regime si moltiplicano, ma ora che l&#8217;apartheid è finita, mancano spesso di un bersaglio preciso e condiviso.Spesso ci vanno di mezzo degli innocenti, come nel recente eccidio di migranti provenienti dallo Zimbabwe, dal Mozambico, dallo Zambia o dal Lesotho, accusati di rubare lavoro ai locali, o in occasione dello sciopero di due anni fa nelle miniere di platino, nella cui repressione 41 lavoratori furono falciati dal fuoco della polizia.Una cosa è certa: del sogno di Nelson Mandela di una &#8220;nazione arcobaleno&#8221; in cui, dopo avere sepolto i conflitti del passato attraverso l&#8217;opera di una &#8220;Commissione di verità e riconciliazione&#8221; presieduta dal Nobel Tutu, cittadini di decine di etnie diverse sarebbero convissuti in pace e armonia<strong> non è rimasto molto</strong>.Certo, il bagno di sangue che molti temevano quando i neri, dopo secoli di oppressione, hanno preso il potere non c&#8217;è stato, e nonostante alcuni segnali inquietanti presumibilmente non ci sarà neppure in futuro. Ma <strong>la politica è un disastro</strong>. L&#8217;Anc, il partito che ha sconfitto l&#8217;apartheid e che ha vinto sia pure con maggioranze sempre decrescenti, dal 69,7% del 2004 al 62,2 del 2014 &#8211; tutte le elezioni successive, si è trasformato non tanto nel classico partito unico africano quanto in una specie di comitato di affari, la cui nomenklatura si è appropriata di un grossa fetta del potere e delle risorse prima riservate ai bianchi e ha arricchito a dismisura le rispettive famiglie allargate.Spesso questi nuovi ricchi quasi a dimostrare il salto di qualità compiuto si sono trasferiti negli eleganti quartieri-fortilizio in cui nella maggior parte delle città <strong>Johannesburg</strong> in testa si sono rifugiati gli ex coloni. Buona parte di queste fortune sono state accumulate grazie alle leggi, come quella nota come &#8220;discriminazione positiva&#8221;, che hanno imposto la cessione ai neri di quote di società e proprietà varie e la loro partecipazione in tutti i consigli di amministrazione delle grandi aziende, sia statali, sia private.Questa specie di occupazione del potere si è svolta in tutti i campi, spesso con risultati disastrosi: la Eskom, l&#8217;azienda che deve fornire energia al Paese, dopo avere liquidato i vecchi tecnici &#8220;afrikaans&#8221;, è finita per esempio nelle mani di dirigenti talmente incompetenti che, in assenza della costruzione di nuove centrali e con l&#8217;aumento dei consumi dovuti alla elettrificazione delle nuove case popolari, i blackout sono ovunque quasi quotidiani; naturalmente fermando miniere, trasporti e attività commerciali e incidendo sul Pil.La maggior parte delle 700 aziende pubbliche ereditate dal vecchio regime (che, per quanto considerato a causa del razzismo di estrema destra, era fondamentalmente dirigista) versa, con poche eccezioni, nelle medesime condizioni. La grande trovata del presidente Zuma per rimediare al problema dell&#8217;<strong>energia elettrica</strong> è stato di ordinare alla Russia una serie di centrali nucleari (al momento ce n&#8217;è una sola, abbastanza obsoleta). Ma a parte il tempo che la loro costruzione richiederebbe, nessuno ha ancora spiegato dove il governo prenderebbe i soldi.Comunque, siccome gli aspiranti a un posto ben remunerato diventano sempre più numerosi nella nuova élite, ormai <strong>un lavoratore su cinque dipende dallo Stato</strong> e il governo comprende ben 75 tra ministri e viceministri, probabilmente un record mondiale. Esso deve rispondere a un Parlamento che, fino a non molto tempo fa, era formato da yes-men, ma che ultimamente si è fatto più agguerrito.A destra, Zuma e i suoi devono rispondere ad Alleanza democratica, un partito originariamente formato soprattutto da bianchi, colorati e asiatici, ma che di recente ha assorbito anche molti neri moderati disgustati dall&#8217;Anc, fino a raggiungere il 25%. A sinistra, deve fare i conti con l&#8217;Eff, una formazione marxista e radicale fondata dall&#8217;ex capo della Organizzazione giovanile dell&#8217;Anc Julius Malema, i cui deputati hanno avuto un paio di mesi fa la sfrontatezza di interrompere e fischiare il presidente Zuma durante l&#8217;annuale discorso per l&#8217;inaugurazione della Camera. È soprattutto l&#8217;ascesa di questo nuovo partito, che si identifica con i diseredati, predica la rivoluzione contro i residui del potere bianco e l&#8217;espropriazione delle terre degli ex coloni a preoccupare i bianchi, con un conseguente aumento dell&#8217;emigrazione soprattutto tra quelli di origine inglese. Ma anche frazioni dell&#8217;Anc, emarginate da Zuma, sono in fermento: l&#8217;ex vice-presidente Mothlanthe è arrivato a dire pubblicamente che il partito ha &#8220;abbandonato i suoi principi democratici&#8221;.È la situazione economica del Paese a rendere la crisi più acuta. Il Sudafrica, che pure è entrato a far parte dei Brics, è membro del G20 e quindi aspira a un ruolo nell&#8217;economia globale, ha fatto un gigantesco passo indietro dopo il crollo dei prezzi delle materie prime, oro, platino e diamanti esclusi, che sono il pilastro portante delle sue esportazioni. In due anni, il rand ha perso circa la metà del suo valore, facendo la felicità dei turisti (secondo uno studio americano Città del Capo è la più a buon mercato delle grandi mete), ma alimentando una<strong> inflazione difficilmente controllabile</strong>. Il debito pubblico è appena un grado sopra il temuto &#8220;livello spazzatura&#8221;.A questo si sono aggiunte le follie del presidente Zuma. Una delle fortune del Sudafrica è stato di avere sempre avuto dei ministri delle Finanze capaci e rigorosi. Il &#8220;colorato&#8221; Trevor Manuel, che ha occupato la carica per dieci anni, era addirittura considerato un mezzo genio (oltre che, eccezione alla regola, un grande galantuomo), ma anche i suoi successori Gordhan e Nene sapevano il fatto loro, erano stimati all&#8217;estero e soprattutto avevano il coraggio di opporsi a un capo di Stato del tutto digiuno di economia. Poi, tre mesi fa, Nene ha commesso l&#8217;imprudenza di mettere il veto a un oscuro affare di acquisto di aerei gestito da un&#8217;amica di Zuma, è stato licenziato in tronco e sostituito da uno sconosciuto deputato di nome Des Van Rooyen. Per fortuna, la reazione dei mercati, delle industrie private e di una stampa tutto sommato ancora abbastanza libera è stata tale, che nel giro di pochi giorni il presidente ha dovuto tornare sui suoi passi e richiamare in servizio Gordhan; e questi, mercoledì 24 febbraio, ha cercato di mettere una pezza alla situazione, promettendo tagli alla spesa e al numero dei dipendenti pubblici, ma senza avere il coraggio di presentare al Parlamento quel bilancio &#8220;lacrime e sangue&#8221; di cui il Paese, dove la crescita è ormai ridotta a un miserevole (per le nazioni cosiddette emergenti) 1 per cento ha bisogno da tempo.Rimangono poi altri handicap, come il <strong>divieto per gli stranieri di possedere terra</strong>, un sostanziale blocco delle privatizzazioni, una corruzione ormai così endemica da essere giudicata da molti osservatori inguaribile e, purtroppo, un graduale decadimento delle eccellenti infrastrutture porti, strade, ferrovie che i bianchi avevano costruito. Un altro disastro è il <strong>sistema scolastico</strong>, minato dalla mancanza di insegnanti validi e da una capillare corruzione, con il risultato che gli studenti neri che arrivano ad accedere alle Università sono del tutto impreparati. Intanto, nonostante l&#8217;epidemia di <strong>Aids</strong> non ancora domata, la popolazione cresce dell&#8217;1,3% l&#8217;anno, molto più rapidamente dei nuovi posti di lavoro.In questo panorama così disastrato, ci sono anche alcune cose positive. Per esempio, finora la coabitazione tra i 40 milioni di neri (divisi in ben 11 etnie, con altrettante lingue ufficiali), i sei milioni di bianchi e i cinque milioni di colorati e indiani, sognata e coltivata da Mandela, ha resistito meglio del previsto, anche se, in pratica, ogni gruppo continua a condurre vita separata. Nessuno ha ancora evocato seriamente la possibilità di modificare la Costituzione liberale voluta da Mandela.Nella magistratura, ci sono ancora uomini retti e preparati, che quando serve fanno scoppiare gli scandali senza timore di scontrarsi con il potere. I giornali, controllati in parte dai grandi gruppi industriali privati, non esitano a criticare il governo, al punto che il Rand Daily Mail, interpretando i sentimenti di buona parte dell&#8217;opinione pubblica, l&#8217;altro giorno ha titolato &#8220;Zuma, te ne devi andare!&#8221;. Ma, come si vedrà nell&#8217;articolo a fianco, questi non ne ha la minima intenzione. Anzi, di recente, al ritorno da un viaggio in altri Paesi africani a regime totalitario, si è lasciato scappare una frase eloquente: &#8220;Ho visto che là nessun presidente risponde al Parlamento. Perché mai dovrei farlo io?&#8221;.Livio Caputo</p>
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