Le “purghe” di Xi Jinping: la chiamano lotta alla corruzione ma sono epurazioni politiche
La recente rimozione del generale Miao Hua dalla Commissione militare centrale conferma che Xi Jinping vuole un esercito soprattutto fedele.
La recente rimozione del generale Miao Hua dalla Commissione militare centrale conferma che Xi Jinping vuole un esercito soprattutto fedele.
I Brics hanno discusso di svariati temi. Uno su tutti: come aumentare la cooperazione in un quadro preoccupante per via del crescente predominio occidentale
Con un incontro segreto, convocato a metà maggio 2025, Xi Jinping ha iniziato a preparare la successione a se stesso. Ecco perché.
Contenimento della Cina: La guida designa la Cina come la principale minaccia, con un focus strategico sul quadrante indo-Pacifico per contrastarne l'influenza. Difesa della Patria: Priorità alla protezione del territorio nazionale attraverso una postura militare rafforzata. Rafforzamento degli alleati: Promuovere partnership globali per aumentare il ruolo di alleati e partner nella sicurezza collettiva. Ristabilire la deterrenza: Modernizzazione delle forze armate con nuovi missili, sottomarini e bombardieri stealth per rafforzare la capacità dissuasiva. Ethos del guerriero: Promozione di letalità, meritocrazia e standard elevati, con abbandono delle politiche DEI e focus su fitness e prontezza militare.
Nuovi programmi accademici e laboratori per attrarre ricercatori e scienziati da tutto il mondo. Ecco la nuova offensiva cinese.
Il suo soprannome è emblematico: "Tiger-fighter", cioè "Cacciatrice di tigri". Zou Jiayi, ex viceministra delle Finanze e alta funzionaria dell'organismo anti corruzione del Partito Comunista Cinese (Pcc), è stata appena eletta nuova presidentessa dell'Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib).
Negli ultimi decenni, benché con una storia ancora più lunga alle spalle, si è consolidato un asse strategico tra Washington, Londra e Tel Aviv, deciso a mantenere il primato del dominio dell’Occidente a ogni costo.
Le cinque ex Repubbliche Sovietiche offrono alla Cina rotte commerciali alternative per assicurarsi carburante e cibo nel caso in cui conflitti, guerre o shock esterni dovessero interrompere le tradizionali vie di scambio utilizzate da Pechino.
Il piano B di Netanyahu era l'intervento Usa, che ancora non c'è stato. Era sicuro che Trump avrebbe ceduto di schianto. Così non è stato, tanto da costringere Israele a una mossa del tutto insolita nel suo rapporto con gli States, chiederne formalmente la discesa in campo.
In Asia troviamo una nutrita schiera di Paesi che, più o meno indirettamente, ha condannato l'azione di Israele in Iran scegliendo - per adesso a parole, poi si vedrà - di sostenere Teheran.
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