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	<title>Winston Churchill Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 17:46:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Winston Churchill Archives - InsideOver</title>
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		<title>Lev Trotsky, il rivoluzionario che la Russia di Putin vorrebbe (ma non può) dimenticare</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/lev-trotsky-il-rivoluzionario-che-la-russia-di-putin-vorrebbe-ma-non-puo-dimenticare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:28:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1798" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trotsky" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky.jpg 1798w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-1024x759.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-768x569.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-1536x1139.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-600x445.jpg 600w" sizes="(max-width: 1798px) 100vw, 1798px" /></p>
<p>La figura di Trotsky resta attuale perché le contraddizioni contro cui combatté continuano a produrre conseguenze. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/lev-trotsky-il-rivoluzionario-che-la-russia-di-putin-vorrebbe-ma-non-puo-dimenticare.html">Lev Trotsky, il rivoluzionario che la Russia di Putin vorrebbe (ma non può) dimenticare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1798" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trotsky" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky.jpg 1798w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-1024x759.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-768x569.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-1536x1139.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Trotsky-600x445.jpg 600w" sizes="(max-width: 1798px) 100vw, 1798px" /></p>
<p>L’anniversario è passato da pochi giorni: il 21 agosto 1940 <strong>Lev Trotsky </strong>moriva a Città del Messico, assassinato da un agente sovietico. Sono trascorsi 86 anni, l’Urss è scomparsa e la Russia di Putin ha abbandonato il comunismo. Eppure Trotsky torna nel dibattito mentre le guerre di oggi riaprono conflitti sepolti: in Ucraina, dove eserciti e nazioni combattono anche per la propria memoria storica; in Medio Oriente, dove identità, territori e narrazioni del passato sono parte stessa dello scontro. <strong>La memoria non è dunque soltanto ciò che resta delle guerre: è spesso ciò per cui si combatte. </strong>E Trotsky ne è una delle figure più ingombranti</p>



<p>In Russia l`avversione non è soltanto nei libri di storia. Nel 2024 il patriarca <a href="https://it.insideover.com/schede/religioni/chi-e-kiril-il-patriarca-di-mosca.html" type="schede" id="346515">Kirill,</a> nella Lavra Aleksandr Nevskij di San Pietroburgo, indicava Trotsky come uno degli ispiratori della «terribile rivoluzione» che avrebbe tentato di cancellare la fede ortodossa e la tradizione russa. Lenin, secondo Kirill, avrebbe sviluppato soprattutto le sue idee: costruire una società senza classi, giusta e prospera, ma «senza Dio, senza la Chiesa». Subito dopo il patriarca raccontava la propria visita alla casa di Trotsky in Messico e <strong>contrapponeva al rivoluzionario morto in esilio la rinascita dell’Ortodossia </strong>e Vladimir Putin, definito il primo presidente autenticamente ortodosso della Russia.</p>



<p>Questa lettura di Trotsky come cospiratore contro la società, la fede e l’Impero trova una sorta di sintesi mistica nella serie russa <em>Trotsky</em>, prodotta nel 2017 e poi distribuita da Netflix: un concentrato di stereotipi antitrotskisti, con Trotsky trasformato in un criminale errante e una velata componente antisemita.</p>



<p>È difficile immaginare un contrasto più netto. Da una parte Trotsky, che voleva fare della rivoluzione russa soltanto l’inizio di una trasformazione mondiale. Dall’altra una Russia che, attraverso Putin e il patriarcato, racconta se stessa come il recupero di una continuità storica spezzata dalla rivoluzione: <strong>Stato, territorio, Chiesa, esercito, memoria e potenza.</strong></p>



<p>Trotsky era nato nel 1879 a Janovka da famiglia di religione ebraica, nell’allora governatorato di Cherson, nel territorio dell’odierna Ucraina. Era un uomo dell’Impero russo che sarebbe diventato uno dei protagonisti della rivoluzione destinata a distruggerlo. Ma non fu un nazionalista ucraino: <strong>il suo orizzonte era l’internazionalismo rivoluzionario.</strong></p>



<p>La teoria della rivoluzione permanente partiva da un presupposto: la Russia, arretrata e prevalentemente contadina, non poteva costruire isolatamente una società socialista compiuta. La rivoluzione doveva oltrepassare i confini russi e trovare nel proletariato internazionale la propria continuazione</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il punto decisivo dello scontro con Stalin</h2>



<p>Il «socialismo in un solo Paese» rappresentava una risposta opposta. Dopo la sconfitta delle speranze rivoluzionarie europee e il fallimento delle rivoluzioni in Germania, <strong>la priorità divenne consolidare lo Stato sovietico,</strong> industrializzarlo e trasformarlo in una grande potenza capace di sopravvivere in un ambiente ostile.</p>



<p>Trotsky vide correttamente la burocratizzazione e degenerazione della rivoluzione, ma non colse fino in fondo la trasformazione dello Stato sovietico. Stalin divenne la figura dominante di quella classe burocratica che trasformò la Russia da tappa della rivoluzione mondiale in una delle superpotenze del Novecento. Per Trotsky la Russia era il luogo da cui la rivoluzione doveva partire; <strong>per Stalin era sempre più il centro di una potenza imperiale russa in salsa sovietica.</strong></p>



<p>Ridurre lo stalinismo a uno zarismo «verniciato di rosso» sarebbe però storicamente insufficiente. Lo Stato sovietico fu una costruzione nuova, con un sistema economico, ideologico e sociale radicalmente diverso da quello zarista. Ma negli anni Trenta recuperò funzioni tipiche della grande potenza russa: centralizzazione, controllo dello spazio eurasiatico, subordinazione delle periferie, forza militare e primato dello Stato. Di fatto, <strong>la Russia divenne una potenza borghese a capitalismo di Stato:</strong> un’interpretazione anticipata da Amadeo Bordiga la cui analisi della natura dell’URSS si rivelò più efficace di quella di Trotsky.</p>



<p>Come testimoniano le recenti pubblicazioni di Prospettiva Marxista, che riprendono le analisi di Arturo Peregalli, <strong>analoga dinamica avvenne in Cina dove i trotskisti vennero duramente repressi.</strong> Chen Duxiu, fondatore del Partito Comunista Cinese, fu espulso e poi perseguitato; Zheng Chaolin, più radicale, elaborò una critica allo stalinismo come capitalismo di Stato simile a Bordiga e restò in carcere per quasi trent’anni. Ancora oggi molte delle loro opere teoriche restano di difficile accesso, trattenute negli archivi o pubblicate solo in forma parziale e controllata.</p>



<p>Solo così si comprendono le grandi purghe staliniane: l’eliminazione della corrente rivoluzionaria in favore di un nuovo nazionalismo di Stato, di cui Putin è oggi, con un’altra ideologia, l’erede. <strong>Victor Serge </strong>prima e Arrigo Cervetto poi in Italia definirono questo processo come una reazione controrivoluzionaria, parallela alla repressione nazista, fascista, socialdemocratica e democratico-borghese.</p>



<p>Le critiche di Putin al passato sovietico colpiscono soprattutto Lenin e i bolscevichi della prima ora, accusati di aver posto le premesse della futura disgregazione dello Stato. Nel 2021, parlando della propria lettura dell’unità storica fra russi e ucraini, Putin definì una «bomba a orologeria» la struttura costituzionale sovietica, indicando soprattutto il diritto delle repubbliche a separarsi dall’Unione.</p>



<p>Il bersaglio è la generazione bolscevica che, distruggendo l’Impero zarista, costruì una nuova architettura territoriale destinata in parte a sopravvivere fino al 1991. <strong>Nella lettura putiniana, l’URSS era formalmente una federazione ma sostanzialmente uno Stato centralizzato;</strong> quando il Partito comunista perse la capacità di tenere insieme il sistema, le repubbliche poterono utilizzare quelle strutture per trasformare la dissoluzione dell’URSS in una serie di indipendenze nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E l’Ucraina è il caso più importante</h2>



<p>Putin ha più volte sostenuto che la moderna Ucraina sia stata in larga misura una costruzione bolscevica, criticando soprattutto le decisioni di Lenin sull’assetto dello Stato. La polemica contemporanea sull’Ucraina diventa così anche una polemica sulla rivoluzione. È anche per questo che Trotsky resta oggi un bersaglio degli intellettuali europei vicini a Mosca.</p>



<p><strong>La biografia di Trotsky lo rende però nemico anche nella pedagogia nazionale di Kiev:</strong> nato nell’attuale Ucraina, internazionalista e tra i più odiati rivoluzionari dai nemici del bolscevismo, combatté ogni nazionalismo, compreso quello ucraino emergente di <strong>Simon Petliura</strong> e quello piccolo-borghese dei contadini benestanti.</p>



<p>E qui entra Makhno. Il movimento anarchico contadino del Sud-Est rappresentò un’altra traiettoria della rivoluzione ucraina. <strong>Trotsky, dirigente dell’Armata Rossa, ne sostenne la repressione:</strong> la rivoluzione doveva cancellare tanto il nazionalismo di Petliura quanto le aspirazioni delle classi rurali proprietarie, imponendo il potere dell’avanguardia operaia guidata dai soviet.</p>



<p>Dinamica analoga per la guerra polacco-sovietica del 1919-1921, uno dei momenti in cui il progetto bolscevico entrò direttamente in collisione con uno Stato nazionale europeo. Trotsky era alla guida del Consiglio militare rivoluzionario dell’Armata Rossa; <strong>Michail Tuchačevskij </strong>comandava il fronte occidentale durante l’offensiva del 1920. La sconfitta davanti a Varsavia fu una battuta d’arresto decisiva per l’idea di portare la rivoluzione oltre i confini russi.</p>



<p>Oggi quella guerra è letta attraverso memorie opposte. Per la Polonia fu la difesa dell’indipendenza contro la Russia bolscevica; nella memoria russa, l’invasione polacca, preceduta dall’intervento delle truppe alleate a sostegno dei Bianchi, fu un’aggressione alla Russia, resa possibile anche dalla rivoluzione, che aveva esposto il territorio dell’ex Impero all’intervento straniero.</p>



<p>Anche sul sionismo la sua posizione fu nettamente ostile. <strong>Trotsky rifiutò il nazionalismo ebraico e difese una prospettiva universalista e di classe. </strong>Negli anni Trenta, di fronte all’antisemitismo nazista e sovietico, modificò le proprie posizioni sull’assimilazione, senza però aderire al progetto sionista della Palestina. Storici israeliani sionisti come Joseph Nedava e Robert S. Wistrich hanno analizzato criticamente questo universalismo e il suo distacco dall’identità ebraica. È in questo contesto che torna il celebre aneddoto attribuito al rabbino capo di Mosca Jacob Maze: «I Trotsky fanno le rivoluzioni e i Bronstein ne pagano il conto».</p>



<p>Trotsky non era nazionalista russo, ucraino o sionista: era, fino alla fine, un rivoluzionario internazionalista</p>



<p><strong>Per Stalin era il principale rappresentante dell’opposizione rivoluzionaria alla burocrazia sovietica. </strong>Per i conservatori occidentali, uno degli uomini che avevano contribuito alla distruzione dell’ordine russo e alla nascita del bolscevismo.</p>



<p><strong>Winston Churchill</strong>, che durante la guerra civile russa aveva sostenuto l’intervento contro i bolscevichi e detestava profondamente Trotsky, apparteneva a quel mondo politico che vedeva nella rivoluzione una minaccia strategica e ideologica. Churchill attaccò duramente Lenin e il bolscevismo; Trotsky gli rispose nel 1929 contestandone la difesa dell’ordine imperiale britannico. Ma l’odio per Trotsky sopravvisse alla sua caduta, anche per il timore che una nuova guerra mondiale potesse riaccendere la rivoluzione internazionale: nel 1937 Churchill lo definì, parlando con l’ambasciatore sovietico Ivan Maisky, «un diavolo perfetto», «una forza distruttiva, non creativa», dichiarando: «Sono interamente con Stalin».</p>



<p>Il trotskismo sopravvisse come galassia internazionale frammentata e minoritaria, perseguitata tanto dai regimi comunisti quanto dalle dittature anticomuniste. Ma una parte di quella tradizione sarebbe approdata in luoghi imprevedibili.</p>



<p>La genealogia fra trotskismo e neoconservatorismo americano viene spesso caricata di semplificazioni: i neoconservatori non furono semplicemente «trotskisti diventati di destra». Esiste però una storia documentata di uomini e correnti provenienti dall’ambiente trotskista o vicino ad esso che approdarono all’anticomunismo e poi al conservatorismo americano.</p>



<p>Max Shachtman è una figura centrale di questo percorso. <strong>Irving Kristol </strong>ebbe una breve fase trotskista e divenne poi uno dei padri del neoconservatorismo.</p>



<p>Se lo stalinismo saccheggiò il leninismo per mascherare con la retorica rivoluzionaria una politica di potenza sovietica, stravolgendone il messaggio, qualcosa di analogo fecero i neoconservatori con Trotsky: trasformarono la «rivoluzione permanente» in una sorta di diffusione permanente, anche militare, dei valori americani nel mondo, dall’Iraq e dall’Afghanistan fino all’Ucraina.</p>



<p>L’internazionalismo rivoluzionario poteva così trasformarsi in un internazionalismo democratico fondato sulla potenza americana. Non una continuità ideologica, ma una metamorfosi.</p>



<p>È nella geopolitica di <strong>Aleksandr Dugin</strong> che Trotsky viene trasformato nel paradigma di un nemico storico della Russia. Nei suoi testi e interventi, Dugin presenta il trotskismo come incarnazione dell’atlanticismo, del cosmopolitismo e della «rivoluzione permanente»: una forza distruttiva e anti-russa, contrapposta a Stalin, che nella sua lettura rappresenta invece la stabilizzazione eurasiatica e nazionale dello Stato sovietico.</p>



<p>Ma il punto più interessante è la genealogia che Dugin costruisce: i trotskisti che abbandonarono la rivoluzione non avrebbero rinnegato davvero il suo universalismo, ma lo avrebbero trasferito su un nuovo terreno. Dal trotskismo internazionale sarebbe così emerso, attraverso una radicale metamorfosi, il trotskismo atlantico: antirusso, anti-identitario e globalista, fino a incontrare il liberalismo e il neoconservatorismo americano. La «rivoluzione permanente» diventerebbe allora una sorta di diffusione permanente dei valori occidentali attraverso la potenza americana.</p>



<p>È una lettura polemica e geopolitica, non una genealogia ideologica lineare. Ma consente a Dugin di trasformare Trotsky nel simbolo di tutto ciò che l’eurasiatismo considera il proprio opposto: l’abbattimento delle identità storiche, dei confini e della sovranità degli Stati in nome di un progetto universale. L’immagine del «demone della rivoluzione», diffusa nella cultura russa post-sovietica, si sovrappone così alla sua rappresentazione di Trotsky come forza atlantista e distruttiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema degli eredi politici</h2>



<p>Dopo la Seconda guerra mondiale il movimento trotskista non riuscì a trasformare la teoria della rivoluzione permanente in una strategia di analisi capace di competere con stalinismo, socialdemocrazia e movimenti nazionali. Le divisioni furono continue.</p>



<p><strong>La lettera del 1951 di Natalia Sedova, vedova di Trotsky, alla Quarta Internazionale</strong> testimonia la profondità della crisi. Sedova accusò l’organizzazione di non aver corretto i propri «errori» e di continuare a considerare l’URSS stalinista uno Stato operaio. Per lei lo stalinismo era diventato il principale nemico del socialismo.</p>



<p>E oggi gli eredi diretti del trotskismo si trovano spesso su posizioni opposte proprio sulla questione nazionale. C’è chi interpreta l’Ucraina come una nazione aggredita da difendere, arrivando a evocare la Comune di Parigi come analogia di una comunità pronta a diventare rivoluzionaria. E c’è chi considera la Russia un Paese non imperialista, pur condannando Putin e leggendo la guerra soprattutto attraverso la categoria dell’imperialismo occidentale.</p>



<p><strong>Una dinamica simile si ritrova in Palestina,</strong> dove parte della sinistra radicale ha applicato alla lotta anti-israeliana categorie leniniste e trotskiste come liberazione nazionale, anticolonialismo e rivoluzione permanente, nate per un contesto storico ormai profondamente mutato. In entrambi i casi emerge la difficoltà di utilizzare Trotsky per una geopolitica diversa da quella in cui elaborò le proprie categorie. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il filo torna al presente</h2>



<p>Per Putin, Trotsky appartiene alla rivoluzione che spezzò la storia russa. Per Kirill è il simbolo di una rivoluzione che tentò di cancellare la continuità spirituale della Russia, concepita come Terza Roma dopo la caduta di Costantinopoli. <strong>Nel discorso patriarcale del 2024, Trotsky viene così contrapposto a Putin e alla difesa della «Santa Rus’».</strong></p>



<p>La Russia contemporanea seleziona dell’eredità sovietica ciò che può alimentare una nuova narrazione di potenza: celebra la vittoria sul nazismo e l’industrializzazione, mentre demonizza l’internazionalismo rivoluzionario e il progetto di abbattere l’ordine statale. Tanto è il timore del 1917 che <strong>Gennadij Zjuganov</strong>, leader comunista, evoca il rischio di un nuovo crollo economico. Un comunista che teme la rivoluzione: ironico, ma emblematico.</p>



<p>Trotsky diventa così il perfetto opposto della Russia putiniana: il rivoluzionario senza patria contro lo Stato che rivendica di essere impero; l’internazionalista contro la sovranità; l’uomo che voleva portare la rivoluzione oltre la Russia contro una Russia che oggi rivendica il proprio spazio geopolitico.</p>



<p>La sua figura torna così, con segno opposto, nelle due grandi guerre di memoria del presente. In Ucraina, dove si confrontano l’eredità dell’Impero russo, quella sovietica e la costruzione della nazione ucraina; in Medio Oriente, dove israeliani e palestinesi contrappongono due narrazioni nazionali, due memorie storiche e due rivendicazioni territoriali.</p>



<p>Ottantasei anni dopo la sua morte, Trotsky resta attuale perché le contraddizioni contro cui combatté continuano a produrre conseguenze.</p>



<p>E forse basta ricordare una frase del surrealismo francese a lui vicino, nel 1938, alla vigilia della guerra: <strong>«Ni de votre guerre, ni de votre paix».</strong></p>



<p>Né la vostra guerra, né la vostra pace.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la UK Commando Force, la nuova unità nata degli specialisti della guerriglia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/cose-la-uk-commando-force-la-nuova-unita-nata-degli-specialisti-della-guerriglia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 01:13:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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<p>I Royal Marines voltano pagina e cambiano nome: la storica 3ª Brigata Commando assumerà infatti la denominazione di UK Commando Force.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/AAAABTYOFfup9GE3uhmbjI_ZnX0TDLfkGRjNPv453hqS1ATMHUNXS36C_l7b5TBRlVoC7fxz_x3oWAiVS3mqbDLEziAK6gw48aT3hk9y.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/AAAABTYOFfup9GE3uhmbjI_ZnX0TDLfkGRjNPv453hqS1ATMHUNXS36C_l7b5TBRlVoC7fxz_x3oWAiVS3mqbDLEziAK6gw48aT3hk9y.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/AAAABTYOFfup9GE3uhmbjI_ZnX0TDLfkGRjNPv453hqS1ATMHUNXS36C_l7b5TBRlVoC7fxz_x3oWAiVS3mqbDLEziAK6gw48aT3hk9y-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/AAAABTYOFfup9GE3uhmbjI_ZnX0TDLfkGRjNPv453hqS1ATMHUNXS36C_l7b5TBRlVoC7fxz_x3oWAiVS3mqbDLEziAK6gw48aT3hk9y-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/AAAABTYOFfup9GE3uhmbjI_ZnX0TDLfkGRjNPv453hqS1ATMHUNXS36C_l7b5TBRlVoC7fxz_x3oWAiVS3mqbDLEziAK6gw48aT3hk9y-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/AAAABTYOFfup9GE3uhmbjI_ZnX0TDLfkGRjNPv453hqS1ATMHUNXS36C_l7b5TBRlVoC7fxz_x3oWAiVS3mqbDLEziAK6gw48aT3hk9y-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/AAAABTYOFfup9GE3uhmbjI_ZnX0TDLfkGRjNPv453hqS1ATMHUNXS36C_l7b5TBRlVoC7fxz_x3oWAiVS3mqbDLEziAK6gw48aT3hk9y-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>I <strong>Royal Marines</strong> voltano pagina, e inaugurano una nuova fase della loro storia cambiando nome: la storica <strong>3ª Brigata Commando</strong> assumerà infatti la denominazione di <a href="https://www.royalnavy.mod.uk/news/2026/june/09/20260609-commando-name-change?fbclid=IwY2xjawSVBKZleHRuA2FlbQIxMABicmlkETA1R2hCMVZMbXkzdzJLTFJjc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHrIHm0hUsUxMTPTl07eackeJz_LKtywNsloONsHhZb1n5VF4i_6X2nNA0joS_aem_hEIK6zf5w_QN33ppGCGK4w">UK Commando Force</a>, un cambiamento che sancisce una trasformazione iniziata quasi dieci anni fa e destinata ad adeguare una delle forze più celebri delle Forze Armate britanniche alle esigenze della guerra moderna. Negli ultimi anni la <strong>formazione d&#8217;élite</strong>, che trova le sue radici nelle necessità di schierare gruppi di incursori autonomi che potessero operare come &#8220;commando&#8221; e avanguardia nel corso del Secondo conflitto mondiale, ha intrapreso un profondo processo di rinnovamento che ha coinvolto tutto il personale della brigata &#8211; che inquadra operatori dei <strong>Marines, Commando dell&#8217;Esercito e della Marin</strong>a – con l&#8217;obiettivo di operare negli scenari più complessi,e combattere negli ambianti più ostili e impegnativi, adottando nuove tattiche, procedure e tecnologie che li renderanno in grado di rispondere alle sfide di un campo di battaglia in continua evoluzione. Ciò comprende l&#8217;<strong>introduzione di nuovi sistemi d&#8217;arma </strong>e piattaforme operative, con particolare attenzione ai mezzi senza equipaggio come droni aerei e navali, oltre a nuove capacità nel campo delle comunicazioni digitali, della sorveglianza, della mobilità tattica e del combattimento terrestre. <br><br>Il processo di trasformazione e l&#8217;assunzione di un nuovo &#8220;<em>nome</em>&#8221; è stato annunciato da<strong>rRe Carlo III</strong>, mentre gli ufficiali dell&#8217;unità hanno tenuto a sottolineare come non si tratti di un semplice aggiornamento tecnologico ma di un cambiamento che riguarda la struttura stessa della forza che, prendendo ispirazione dalla propria tradizione nelle operazioni speciali, deve progressivamente abbandonare alcuni &#8220;modelli del passato&#8221; più recente per adattarsi, o meglio, riadattarsi, a scenari che richiedono unità di incursori autonome che devono essere in grado di operare per lunghi periodi a grande distanza dal supporto principale, mantenendo le loro capacità in ambienti ostili, si tratti dell&#8217;Artico o dei deserti africani. <br><br>&#8220;<em>Che sia con il caldo, il freddo o una persistente umidità, avete sempre dimostrato che non esistono ambienti in cui un Royal Marine non possa operare e vincere</em>&#8220;, ha dichiarato Re Carlo III rivolgendosi ai reparti schierati nel Quadrangle del castello di Windsor, durante la consegna delle <strong>nuove insegne </strong>alle quattro unità dei Royal Marines –<strong>40ª, 42ª, 43ª e 45ª Commando </strong>– che d&#8217;ora in poi saranno inquadrante come United Kingdom Commando Force.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="444" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Prior-to-Recce-on-Miljet-001.jpg" alt="" class="wp-image-520269" style="width:570px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Prior-to-Recce-on-Miljet-001.jpg 444w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Prior-to-Recce-on-Miljet-001-208x300.jpg 208w" sizes="auto, (max-width: 444px) 100vw, 444px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Passato, presente e futuro dei Royal Marines Commando</h2>



<p>Il nome <strong>3ª Brigata Commando</strong> occupa un posto di rilievo nella storia militare britannica. La sua eredità affonda le radici nella 3rd Special Service Brigade, che adottò questa denominazione quando lasciò il teatro mediorientale per essere impiegata sul fronte dell&#8217;Estremo Oriente tra il 1943 e il 1945, durante la<strong> guerra nel Pacifico</strong>.</p>



<p>Le formazioni commando nacquero nel 1940 su impulso del primo ministro britannico <strong>Winston Churchill</strong>, in una delle fasi più critiche della Seconda guerra mondiale. L&#8217;idea era quella di creare piccole unità composte da soldati altamente addestrati, capaci di condurre rapide incursioni contro il nemico. Il modello di riferimento erano i <strong>&#8220;kommando&#8221; boeri</strong>, gruppi di combattenti irregolari che durante la <strong>Seconda guerra boera</strong> avevano messo in seria difficoltà le forze britanniche attraverso azioni di guerriglia e attacchi mordi e fuggi tra il 1899 e il 1902. Churchill conosceva bene quel precedente. Durante il conflitto sudafricano era stato catturato dai boeri e ne aveva osservato da vicino i metodi operativi, rimanendone profondamente colpito. Per questo incaricò il tenente colonnello <strong>Dudley Clarke</strong>, ufficiale dello Stato Maggiore del War Office, di delineare <strong>una nuova forza</strong> in grado di &#8220;<em>instaurare un clima di terrore lungo le coste nemiche</em>&#8220;. Nacquero così i primi Commando, che in seguito vennero raggruppati nelle Special Service Brigades, tra cui la 3ª Commando Brigade. Quest&#8217;ultima divenne la principale formazione organica delle Forze Armate britanniche dedicata alle operazioni anfibie e di assalto, riunendo le unità operative dei Royal Marines insieme a reparti di supporto provenienti dai <strong>Royal Engineers</strong>, dalla <strong>Royal Artillery</strong> e dalla <strong>Fleet Air Arm.</strong> Una struttura che le consentiva di operare con un elevato grado di autonomia sul campo.</p>



<p>Un ruolo fondamentale fu svolto proprio dai Royal Marines Commandos, costituiti per iniziativa di <strong>Lord Louis Mountbatten</strong> attraverso la conversione di unità della Marina in formazioni d&#8217;assalto specializzate. Questi reparti erano concepiti per agire come avanguardia durante gli sbarchi anfibi, conducendo ricognizioni, incursioni e operazioni offensive a supporto delle forze convenzionali. Dopo l&#8217;impiego in Birmania, gli uomini della 3ª Brigata Commando continuarono a specializzarsi nelle operazioni dietro le linee nemiche, pur adottando progressivamente tattiche più convenzionali, proprie della fanteria d&#8217;élite e delle truppe d&#8217;assalto. Nel corso dei decenni successivi la brigata prese parte ad alcune delle principali operazioni militari britanniche, dalla crisi di <strong>Suez</strong> alla Guerra delle <strong>Falkland</strong>, fino ai conflitti in <strong>Afghanistan</strong> e <strong>Iraq</strong>.</p>



<p>Questa lunga tradizione rappresenta ancora oggi una componente essenziale dell&#8217;identità dei Royal Marines. Tuttavia, secondo il <strong>Generale Sir Gwyn Jenkins</strong>, Primo Lord del Mare e Comandante Generale dei Royal Marines, il nuovo nome United Kingdom Commando Force riflette meglio l&#8217;evoluzione compiuta nell&#8217;ultimo decennio. &#8220;<em>Questo è più di un semplice cambio di nome: riflette un decennio di trasformazione</em>&#8220;, ha dichiarato. Jenkins ha sottolineato come la forza sia passata dall&#8217;essere una brigata anfibia ad altissima prontezza operativa a una moderna formazione di commando distribuita su scala globale e progettata per operare negli ambienti più impegnativi. A suo giudizio, la denominazione United Kingdom Commando Force descrive più accuratamente una realtà composta da unità altamente flessibili, tecnologicamente avanzate e specializzate in un ampio spettro di missioni, pienamente adattate alle caratteristiche della <strong>guerra del XXI secolo</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/cose-la-uk-commando-force-la-nuova-unita-nata-degli-specialisti-della-guerriglia.html">Cos&#8217;è la UK Commando Force, la nuova unità nata degli specialisti della guerriglia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Islanda, fine del pacifismo: l’isola ripensa alla sicurezza e si riavvicina alla Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/islanda-fine-del-pacifismo-lisola-ripensa-alla-sicurezza-e-si-riavvicina-alla-ue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Islanda" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Unico Paese della Nato senza un esercito pur  essendo in una posizione strategica, l'Islanda rivede le sue politiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/islanda-fine-del-pacifismo-lisola-ripensa-alla-sicurezza-e-si-riavvicina-alla-ue.html">Islanda, fine del pacifismo: l’isola ripensa alla sicurezza e si riavvicina alla Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Islanda" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/islanda-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>In Islanda, sentire il rumore di caccia militari che solcano il cielo o plotoni marciare per le strade è impossibile. Non esistono né soldati né caserme: un’eccezione che rende <strong>l’isola l’unico Paese Nato a non avere un esercito nazionale permanente. </strong>Per decenni, la difesa dello Stato è stata affidata ai circa 250 membri della Guardia Costiera e agli alleati, in particolare gli Stati Uniti, con cui intrattiene rapporti ufficiali fin dal 1951. Secondo un sondaggio di <a href="https://www.gallup.is/documents/983/Puls_0425_Her.pdf">Gallup</a>, condotto nella primavera del 2025, <strong>il 72% della popolazione del territorio si dice soddisfatta di questa situazione </strong>e non vorrebbe l’istituzione di forze armate. A confermarlo è stata anche la stessa Prima Ministra islandese Kristrún Frostadóttir, che, all’Arctic Circle Assembly a Reykjavík, ha dichiarato: <a href="https://www.ruv.is/english/2025-10-16-pm-i-dont-think-there-will-be-an-icelandic-army-in-my-lifetime-456356">“Non credo che vedrò mai un esercito islandese nella mia vita”</a>. E se forse il Paese non è ancora pronto per un cambiamento così radicale, quello che è certo è che il suo tradizionale pacifismo è in pericolo. Le mire espansionistiche nell’Artico, diventata una zona sempre più contesa tra le principali potenze mondiali, a causa dello scioglimento dei ghiacciai che ha aperto nuove rotte commerciali e riportato alla luce risorse finora inaccessibili, stanno costringendo il Paese a rivalutare la sua sicurezza.</p>



<h1 class="wp-block-heading">Passato e presente</h1>



<p>L’importanza strategica dell’Islanda emerse per la prima volta durante la seconda guerra mondiale. Nel 1940, con la Danimarca caduta sotto il dominio tedesco, le potenze alleate temevano un’ulteriore espansione nell’area, che avrebbe portato a un vantaggio militare decisivo per la Germania. <strong>Poche settimane dopo la Gran Bretagna occupò così l’isola, violando la sua neutralità.</strong> Fu lo stesso Winston Churchill a commentare l’importanza del territorio in uno dei suoi scritti: “Chiunque possieda l’Islanda, tiene una pistola puntata contro Regno Unito, America e Canada”.</p>



<p>Solo un anno più tardi, gli statunitensi sostituirono gli inglesi, restando sull’isola fino alla fine del conflitto, per poi tornare nel 1951, dopo la sigla di un accordo di difesa. <strong>L’insediamento nel Paese, in particolare nella base di Keflavik, rappresentò una svolta cruciale contro la Russia nel periodo della Guerra Fredda. </strong>A cavallo tra i due emisferi, avere il controllo della stazione significava poter controllare, ed eventualmente intercettare, le attività navali e aeree sovietiche.</p>



<p>Nel 2006, gli americani, impegnati su altri fronti, si ritirarono nuovamente ma la cooperazione tra i due Paesi prosegue ancora oggi e la base di Keflavík continua a svolgere un ruolo strategico di primo piano, ospitando regolarmente esercitazioni delle forze Nato.</p>



<h1 class="wp-block-heading">Il nuovo assetto geopolitico e la strategia dell’Islanda</h1>



<p>Le aspirazioni dell’attuale inquilino della Casa Bianca <strong>Donald Trump </strong>sulla Groenlandia non sono di certo una novità. Nonostante alla Conferenza di Davos, in Svizzera, il presidente americano abbia espresso il <a href="https://edition.cnn.com/2026/01/21/world/video/trump-nato-hosts-davos-greenland-digvid">suo rifiuto a utilizzare la forza</a> per “conquistare” il territorio &#8211; formalmente sotto la sovranità della Danimarca &#8211; l’intento nell’accaparrarsi l’accordo più favorevole non cesserà altrettanto in fretta.</p>



<p>La regione geografica dove si trova l’isola più grande al mondo &#8211; ovvero il Circolo Polare Artico &#8211; sta diventando centrale sia sul piano strategico che economico. Chi controlla l’Artico, controlla nuove rotte marittime sempre più trafficate e risorse naturali che, grazie al surriscaldamento globale, stanno emergendo in superficie.</p>



<p>L’attenzione di Russia e Cina verso la zona rende ancora più imminente il bisogno di piantare la bandiera per primi. <strong>E se la Groenlandia è la tappa iniziale di questa partita geopolitica, chi ci dice che sarà anche l’ultima?</strong> L’Islanda potrebbe presto diventare un secondo terreno di scontro, per via della sua vicinanza all’area. E se a minacciarla saranno proprio i suoi alleati storici, come riuscirà a difendersi?</p>



<p>Il governo islandese non sembra ancora aver trovato una risposta definitiva ma <strong>il riavvicinamento all’Unione Europea rappresenterebbe il primo passo in questa direzione.</strong> In caso di tensioni in casa Nato, la compattezza europea potrebbe trasformarsi in un’ancora di salvezza. In passato l’Islanda aveva già tentato di entrare ma senza successo. Dopo aver avanzato richiesta per diventare un Paese membro a tutti gli effetti nel 2009, <em>nel 2015 ha ritirato la sua candidatura.</em> Punto di scontro: il <em>Common Fisheries Policy,</em> un accordo che imponeva restrizioni alla pesca locale, una delle principali fonti di sostentamento nazionale.</p>



<p>Oggi la questione torna al centro del dibattito. Con la visita della presidente della Commissione europea <strong>Ursula von der Leyen</strong>, avvenuta lo scorso luglio e dedicata anche ai temi della difesa e della sicurezza, il governo islandese sembra intenzionato ad accelerare i tempi. La ministra degli Esteri, Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir, ha annunciato la volontà di presentare una risoluzione parlamentare per <strong>indire un referendum sulla ripresa dei negoziati di adesione all’Ue. </strong>L’obiettivo è arrivare al voto entro il 2027. I sondaggi indicano un orientamento favorevole all’accordo, ma solo un “Sì” definitivo alle urne potrà chiarire la direzione futura del Paese.</p>
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		<title>Strani relitti britannici in Ucraina: cosa svela il ritrovamento dei caccia Hurricane</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/strani-relitti-britannici-in-ucraina-cosa-svela-il-ritrovamento-dei-caccia-hurricane.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1367" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Otto caccia Hawker Hurricane di produzione britannica consegnati all'aviazione dell'Unione Sovietica ritrovati vicino a Kiev</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1367" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/ilgiornale2_20230703101329729_0aef5c01d18bb13180b6e0024d70239a-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Otto caccia <strong>Hawker Hurricane</strong> di produzione britannica consegnati all&#8217;aviazione dell&#8217;Unione sovietica dopo l&#8217;invasione tedesca della potenza comunista nel 1941 sono stati scoperti vicino Kiev e dissotterrati in una foresta, non molto distanti da una bomba inesplosa. Lo riporta <em>The Guardian</em> citando come i caccia &#8220;facevano parte di un pacchetto di circa 3mila aerei da combattimento consegnati all&#8217;Urss tra il 1941 e il 1944 per sostenere lo sforzo bellico sovietico&#8221;.</p>



<p>&#8220;Se Hitler attacca l&#8217;inferno, mi alleo con il diavolo&#8221;: aveva detto <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/churchill-lultimo-leone-dellimpero.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Winston Churchill </a>ai Comuni dopo l&#8217;avvio dell&#8217;<strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/terre-sangue-schiacciate-hitler-e-stalin-1953896.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Operazione Barbarossa</a></strong> nel giugno 1941. Il premier conservatore, ferocemente anticomunista, capì però che nell&#8217;alleanza con Iosif Stalin e Mosca, che nella Grande guerra patriottica sobbarcò il più grande sacrificio di morti e devastazioni del conflitto, c&#8217;era la chiave per opporre al Terzo Reich una vittoriosa coalizione. E tra gli aiuti che il Regno Unito fornì all&#8217;Urss fecero la parte del leone proprio i caccia Hurricane, protagonisti nel 1940 della <strong>battaglia d&#8217;Inghilterra</strong> durante la quale la Royal Air Force aveva opposto alla Luftwaffe una durissima resistenza nei cieli d&#8217;Oltre Manica.</p>



<p>Pur offuscato dal più moderno <strong>Supermarine Spitfire</strong> in termini di celebrità, l&#8217;Hurricane era l&#8217;aereo da caccia più diffuso nella Raf dell&#8217;epoca e fu responsabile di circa metà dei 2mila abbattimenti di aerei germanici sui cieli inglesi. Logico, dunque, che Churchill ritenesse prioritario fornirli ai sovietici per contrastare i<strong> Messerschmit Me-109 </strong>e gli altri aerei della Luftwaffe nei cieli dell&#8217;Unione sovietica. </p>



<p>L&#8217;Ucraina fu centrale in diversi teatri di guerra tra Germania e Urss tra il 1941, anno della conquista nazista di Kiev, e il 1944, durante il quale l&#8217;<strong>Operazione Bagration</strong> travolse le difese della Wehrmacht dando impulso alla controffensiva dell&#8217;Armata Rossa che si sarebbe conclusa a Berlino nel maggio 1945. </p>



<p>La <em>Bbc </em>ha ricordato che dopo l&#8217;entrata in guerra degli Stati Uniti molti armamenti furono finanziati da Washington negli accordi Lend-Lease: l&#8217;ipotesi degli studiosi del National Aviation Museum di Kiev che hanno contribuito alla ricerca è che i sovietici demolirono alcuni dei caccia a fine guerra per farli risultare come caduti in battaglia e non doverli restituire a Washington. La <em>Bbc </em>ricorda che alcuni degli aerei ritrovati &#8220;erano stati spogliati dei loro strumenti, radio, mitragliatrici e qualsiasi rottame metallico utile. Sono stati poi trascinati da trattori da un vicino campo d&#8217;aviazione, demoliti e lasciati cadere in un burrone poco profondo per essere oi coperti di terra dai bulldozer&#8221;. Il veterano dell&#8217;aviazione ucraina Oleks Shtan, che lavora allo scavo, citato dalla Bbc ha parlato di un&#8217;assoluta novità.</p>



<p>Per il ricercatore del National Aviation Museum Valerii Romanenko alcuni degli aerei potrebbero comunque essere stati privati dei residui pregiati dopo esser caduti in battaglia nel corso della <strong>feroce battaglia del Dnipro</strong> che a fine 1943 fece avanzare a costo di 350-400mila tra morti e dispersi l&#8217;Armata rossa fino a Kiev partendo da posizioni al confine tra il Donbass e l&#8217;attuale Federazione Russa. Sono dunque un &#8220;simbolo dell&#8217;assistenza britannica&#8221; che appare ancora più pregiato oggi, in una fase in cui Kiev sta respingendo le armate russe negli stessi teatri.</p>



<p>Il ritrovamento degli Hurricane ha dunque valenza importante per la storia militare, ma anche politico-narrativa per il Paese invaso. Che una volta di più indica nel Regno Unito il suo <strong>benefattore privilegiato </strong>in termini di armamenti e sostegno strategico. Da <strong>Boris Johnson</strong> a <strong>Rishi Sunak</strong>, Londra è al fianco di Kiev. E così come ieri le armi britanniche aiutarono Stalin a sconfiggere Hitler e a liberare l&#8217;Ucraina dall&#8217;occupazione, così oggi nel pensiero degli ucraini gli Storm Shadow e i Javelin dovrebbero aiutare a fermare Putin. Il ruolo di Londra decisivo, ieri come oggi: anche la storia è, in fin dei conti, attualità durante una guerra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/strani-relitti-britannici-in-ucraina-cosa-svela-il-ritrovamento-dei-caccia-hurricane.html">Strani relitti britannici in Ucraina: cosa svela il ritrovamento dei caccia Hurricane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è il Partito Conservatore britannico</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-conservatore-britannico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 14:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Conservatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Partito Conservatore è stato, in oltre un secolo e mezzo, un protagonista assoluto della politica britannica e dunque globale. La formazione che è stata di Benjamin Disraeli, Winston Churchill e Margareth Thathcer, oggi guidata dal premier Rishi Sunak, ha segnato nei suoi anni di governo buona parte delle pagine storiche del Paese: l&#8217;età dell&#8217;imperialismo, la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-conservatore-britannico.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/ilgiornale2_20220202160822593_0b651a4d7db0616d2d0b8c1434116e4e-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il <strong>Partito Conservatore </strong>è stato, in oltre un secolo e mezzo, un protagonista assoluto della politica britannica e dunque globale. La formazione che è stata di <strong>Benjamin Disraeli, <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/churchill-lultimo-leone-dellimpero.html" target="_blank" rel="noopener">Winston Churchill</a> e Margareth <a href="https://it.insideover.com/societa/la-statua-di-margaret-thatcher-bersaglio-della-cancel-culture.html" target="_blank" rel="noopener">Thathcer</a></strong>, oggi guidata dal premier <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-liz-truss-il-nuovo-premier-britannico.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rishi Sunak, </strong></a>ha segnato nei suoi anni di governo buona parte delle pagine storiche del Paese: l&#8217;età dell&#8217;imperialismo, la lotta contro il nazifascismo nella Seconda guerra mondiale, la rivoluzione neoliberista, la Brexit.</p>
<p><strong>Nato nel 1834 </strong>come erede della storica formazione dei Tory e per questo legittimamente considerato il più antico partito attivo nel Regno Unito e uno dei più longevi al mondo assieme ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-democratico-americano.html" target="_blank" rel="noopener">democratici</a> e ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-partito-repubblicano-americano.html" target="_blank" rel="noopener">repubblicani</a> americani il Partito Conservatore può vantare di avere alle sue spalle una storia decisamente coerente con gli ideali che ne animarono la nascita.</p>
<p>Venti primi ministri, da <strong>Robert Peel a Rishi Sunak</strong>, hanno rappresentato il Partito Conservatore a Downing Street dal 1834, per un totale di <strong>120 anni complessivi</strong>. Sono state Tory le uniche tre donne ad aver guidato il governo di Sua Maestà, la <strong>Thathcer, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-seconda-vita-di-theresa-may.html" target="_blank" rel="noopener">Theresa May</a> e<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-liz-truss-il-nuovo-premier-britannico.html" target="_blank" rel="noopener"> Liz Truss;</a> </strong>lo sono  <strong>Boris Johnson,</strong> primo cattolico di nascita a essere premier britannico, e l&#8217;attuale premier <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-rishi-sunak.html" target="_blank" rel="noopener">Rishi Sunak</a>,</strong> primo capo del governo di origine indiana della storia britannica. Inoltre, lo sono stati sette diversi commissari europei mandati da Londra all&#8217;Unione Europea tra il 1973 e il 2016 oltre a <strong>Charles Henry Plumb, </strong>unico britannico a presiedere, tra il 1987 e 1989, il Parlamento Europeo.</p>
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		<title>Dalla sfida alla Russia all&#8217;India: il Grande Gioco della Global Britain</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dalla-sfida-alla-russia-allindia-il-grande-gioco-della-global-britain.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 May 2022 09:41:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[City]]></category>
		<category><![CDATA[Global Britain]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni alla Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Royal Navy" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Impero è tornato. Perlomeno nelle intenzioni, la Global Britain, pensata da Boris Johnson e dai fautori della Brexit membri del Partito Conservatore, si pensava erede della tradizione internazionale di grande potenza del Regno Unito. Ma alla prova dei fatti negli ultimi mesi non è stata solo la retorica di Londra a farsi artefice di una proiezione di tale portata. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-sfida-alla-russia-allindia-il-grande-gioco-della-global-britain.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-sfida-alla-russia-allindia-il-grande-gioco-della-global-britain.html">Dalla sfida alla Russia all&#8217;India: il Grande Gioco della Global Britain</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Royal Navy" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124626455_201fdcf8aada1463869f5d72db4c3297-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<strong>Impero </strong>è tornato. Perlomeno nelle intenzioni, la <strong>Global Britain, </strong>pensata da <strong>Boris Johnson </strong>e dai fautori della Brexit membri del Partito Conservatore, si pensava erede della tradizione internazionale di grande potenza del Regno Unito. Ma alla prova dei fatti negli ultimi mesi non è stata solo la retorica di Londra a farsi artefice di una proiezione di tale portata. Nella sostanza, la stessa capacità d&#8217;azione di Londra è stata influenzata da una &#8220;<a href="https://it.insideover.com/difesa/global-britain-le-implicazioni-per-la-strategia-e-le-capacita-militari-britanniche.html"><strong>grand strategy</strong></a>&#8221; che, pur incardinata nelle linee atlantiche dettate in primo luogo dagli Stati Uniti, ha preso molto dal passato imperiale del Paese.</p>
<p>Lo testimoniano le mosse condotte da Johnson in occasione delle prime settimane della guerra russo-ucraina, il sostegno totale all&#8217;obiettivo della vittoria militare di Kiev, l&#8217;<strong>invio massiccio di armi, </strong>la retorica infiammata in opposizione a Vladimir Putin e le mosse per arruolare al suo fianco i Paesi dell&#8217;Est Europa. In ultima istanza, Londra è riuscita a convincere anche la superpotenza a stelle e strisce sull&#8217;opportunità di modificare in senso più interventista la linea, di accelerare le forniture a Kiev, di applicare un <em>divide et impera </em>in Europa volto a accelerare l&#8217;allineamento del Vecchio Continente in senso atlantista e di rompere gli indugi. Un risultato che mostra la capacità di rafforzamento della &#8220;relazione speciale&#8221; dopo gli screzi del <strong>disastro afghano</strong>. Ma è anche una testimonianza della forza sistemica del &#8220;riflesso imperiale&#8221; di Johnson.</p>
<h2>La lezione del &#8220;Grande Gioco&#8221;</h2>
<p>La ritirata da Kabul ha portato Londra, assieme a Washington, a uscire sconfitta e disordinatamente da una delle regioni teatro del <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/libro-che-aveva-predetto-lincubo-guerra-afghanistan-1945544.html" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Grande Gioco&#8221; ottocentesco</a> </strong>con cui l&#8217;Impero britannico e quello russo si contesero il controllo dell&#8217;Asia profonda. Ebbene, proprio in direzione del contrasto alla volontà russa di rafforzarsi a scapito dell&#8217;Occidente in Eurasia va la decisione, ferma e convinta, di sostenere l&#8217;Ucraina.</p>
<p>Londra teme la Russia perché, più degli Stati Uniti, teme l&#8217;<strong>integrazione economica euroasiatica</strong>. Preoccupata dalla <a href="https://it.insideover.com/politica/il-futuro-della-gerussia-all-ombra-della-crisi-ucraina.html" target="_blank" rel="noopener">&#8220;GeRussia&#8221;,</a> ma anche dalla ricerca di un accordo omnicomprensivo tra Unione europea e Mosca capace di passare sopra la Nato. Da qui i tentativi di Johnson di remare in direzione contraria alle manovre distensive di Emmanuel Macron prima del 24 febbraio scorso. Ma anche la reazione convinta dopo che coscientemente Putin, attaccando l&#8217;Ucraina, ha scelto di <strong>rottamare un disegno strategico </strong>poco gradito a Londra.</p>
<p>Il triangolo è chiaro: c&#8217;è la sconfitta da vendicare, quella con i Talebani a Kabul; c&#8217;è la <strong>guerra per procura </strong>da vincere in Ucraina; c&#8217;è, infine, lo scenario di domani, l&#8217;Asia profonda dell&#8217;Indo-Pacifico. In questa regione, negli ultimi mesi, Londra ha rotto gli indugi e individua ora nella Repubblica Popolare Cinese una <strong>minaccia strategica </strong>a tutto campo.</p>
<p>Riscattare Kabul e difendere Kiev, nell&#8217;ottica di Londra, significa anche preservare Taiwan: lettura forse semplicistica ma che segnala la forza del riflesso imperiale. La Russia è il bersaglio politico da colpire per consolidare il contenimento dell&#8217;Heartland dell&#8217;Eurasia ad opera della cintura di Paesi che lo circondano. La nazione da ridimensionare per, in prospettiva, fermare Pechino.</p>
<h2>La Global Britain nasce russofoba</h2>
<p>La russofobia atavica del Regno Unito rinasce per precise ragioni geostrategiche, legate tanto al fronte geopolitico quanto a quello interno. Sul primo campo, la <strong>Global Britain </strong>necessitava di un fattore amalgamante: per rompere la dittatura dell&#8217;economicismo, la forza della City come piazza globale e gli interessi di bottega degni del miglior spirito mercantile britannico non fungono da fattore amalgamante. La capacità del Regno Unito di indicare un rivale strategico, la Russia, di identificare interessi precisi nel suo contenimento e di inserire il tutto in una <strong>grande strategia </strong>nel &#8220;Grande Gioco&#8221; del nostro tempo (la <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-fredda-2-0-e-i-destini-del-mondo.html" target="_blank" rel="noopener">Guerra Fredda 2.0</a> di cui abbiamo sovente parlato), è tutt&#8217;altra questione. Permette di dare anche una ratio compiuta ai grandi piani del Paese: l&#8217;espansione delle forze armate e dell&#8217;intelligence, quest&#8217;ultima tra le maggiormente operative nel controllo della Russia, le alleanze militari e per la produzione di armamenti, come il piano Tempest esteso all&#8217;Italia, il ritorno a Est di Suez della Royal Navy.</p>
<p>La doxa antirussa consente anche obiettivi pragmatici sul fronte interno. <a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-johnson-per-guidare-lopposizione-a-putin.html" target="_blank" rel="noopener">Sul fronte dell&#8217;unione del  Paese, ha scritto Lorenzo Vita su queste colonne</a>, un Regno &#8220;diviso da profonde <strong>fratture</strong> risorte con la Brexit&#8221; può trovare &#8220;nelle velleità geopolitiche una valvola di sfogo per evitare di dover riflettere sul proprio inquietante presente&#8221; di precarietà post-Brexit, dato che &#8220;non tutti i nodi di quell’uscita dall’Europa sono ancora venuti al pettine&#8221;. E in un certo senso la potenza geopolitica che Johnson mira a ricostruire è quella degli <strong>inglesi, prima ancora che dei britannici in toto</strong>. Si ricostruisce dunque il percorso che vede la Brexit come ultima epopea imperiale del popolo inglese, partita riaffermando la volontà di uscita dall&#8217;Ue del ceppo dominante del Paese sulla volontà europeista nazioni celtiche (irlandesi e scozzesi) e proseguita con sdoganamento della Global Britain. Inoltre il premier britannico vuole rompere la dipendenza dal gas russo, che impatta per circa il 15% del <strong>mix energetico di Londra,</strong> rilanciando le <a href="https://it.insideover.com/ambiente/gli-ambiziosi-piani-di-transizione-ecologica-di-johnson-e-macron.html">attività del settore nucleare nel Regno Unito</a> e costruendo, come nota il <em>Financial Times, </em><a href="https://www.ft.com/content/17852c7c-fd92-40cb-b4ec-9767c6069677"><strong>sei nuove stazioni </strong>pronte a entrare in attività tra il 2030 e il 2050</a>, per azzerare i legami energetici con la Russia. Rilanciando al contempo <a href="https://it.insideover.com/energia/i-progetti-di-johnson-contro-la-crisi-energetica.html" target="_blank" rel="noopener">la <strong>strategia di estrazione nazionale</strong> nei giacimenti del Mare del Nord.</a></p>
<h2>Il nodo India</h2>
<p>Per essere globali, bisogna avere alleati e partner su scala mondiale. Logico dunque che gli sforzi di Johnson si siano concentrati, nelle prime settimane del 2022, sull&#8217;<strong>India</strong>. Già in passato &#8220;perla&#8221; dell&#8217;Impero britannico, la nazione del subcontinente è oggi vista come un alleato sistemico con cui parlare da pari a pari. A tal punto che nella sua visita ad aprile, prima dei colloqui con <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-narendra-modi.html" target="_blank" rel="noopener">Narendra Modi</a>, Johnson ha voluto visitare <strong>Ahmedabad, capitale del Gujarat</strong>, con un omaggio al luogo dal quale Gandhi lanciò la marcia del sale, tappa fondamentale nella battaglia del Mahatma per l&#8217;indipendenza del suo Paese da Londra.</p>
<p><figure id="attachment_355706" aria-describedby="caption-attachment-355706" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-355706" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124958332_48e891aabcedf62981445ba8df326c22-1024x784.jpg" alt="Boris Johnson in India" width="1024" height="784" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124958332_48e891aabcedf62981445ba8df326c22-1024x784.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124958332_48e891aabcedf62981445ba8df326c22-300x230.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124958332_48e891aabcedf62981445ba8df326c22-768x588.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124958332_48e891aabcedf62981445ba8df326c22-1536x1177.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124958332_48e891aabcedf62981445ba8df326c22-2048x1569.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220506124958332_48e891aabcedf62981445ba8df326c22-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-355706" class="wp-caption-text">Il primo ministro britannico Boris Johnson (C) arriva al Sabarmati Ashram di Ahmedabad, India, 21 aprile 2022</figcaption></figure></p>
<p>L&#8217;asse con l&#8217;India renderà grande la Global Britain, se consolidato, più di altre partnership come quella con l&#8217;Australia, già nella chiave di volta delle alleanze securitarie con Washington assieme al patto <strong>Aukus</strong>. Questo perché l&#8217;India sta giocando sagacemente da attore autonomo, portando avanti una sua agenda comune: far sponda con Nuova Delhi significa per Londra aprire all&#8217;obiettivo lontano del <strong>ridimensionamento della Cina. </strong>Significa lanciare strategie per una partnership securitaria e sistemica in grado di mettere un nuovo perno nella sfera d&#8217;influenza russa sostituendosi a Mosca nel rapporto di forniture militari al Paese e, in prospettiva, aprire la City di Londra alla rampante crescita indiana.</p>
<p>Il Regno Unito potrà tornare compiutamente a Est di Suez solo sulla base di un accordo con l&#8217;India, indipendente da ogni alleanza ombelicale con Washington, che consenta a Londra di potersi muovere sia nel quadro degli assetti prestabiliti da Aukus e dalle alleanze guidate dagli Stati Uniti sia portando una voce propria. Un preludio al lavoro per una &#8220;<strong>Nato mondiale&#8221; anticinese </strong>da costruire in campo securitario anche attraverso<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-portaerei-queen-elizabeth-in-asia-il-giappone-plaude.html" target="_blank" rel="noopener"> l&#8217;attenzione al <strong>Giappone sempre più vicino a Londra</strong></a>? Può essere una chiave di lettura importante, specie dato il potenziale che Londra dà agli accordi securitari di ogni tipo.</p>
<h2>Il richiamo valoriale</h2>
<p>Dunque, Londra pensa in grande. E la fase attuale di conflitto segnala che il <strong>Regno Unito </strong>intende dare una valorizzazione piena alla sua visione di ampio respiro per la costruzione della Global Britain. A cui la narrazione valoriale aggiunge un&#8217;ulteriore strutturazione.</p>
<p>Ne sono un esempio i riferimenti quotidianamente promossi da Johnson a <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/churchill-lultimo-leone-dellimpero.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Winston Churchill</strong></a> nel programmare la risposta strategica a Putin. Ultima manifestazione più evidente è quella del <strong>discorso alla Rada ucraina </strong>compiuto su invito di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-volodymyr-zelensky.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Volodymyr Zelensky</strong></a>. Johnson e il Regno Unito da ben prima della guerra hanno promosso e espanso con forza ancora maggiore rispetto agli Stati Uniti la narrazione del confronto tra <strong>libertà e autocrazia su scala globale</strong>. La guerra in Ucraina offre sponda per alimentarla, con il paragone tra Putin e Hitler che nelle intenzioni del primo ministro prefigura chiaramente quello tra la sua immagine e quella del vincitore della seconda guerra mondiale.</p>
<p>La Global Britain, in quest&#8217;ottica, potrà strutturarsi con maggior facilità in un mondo sempre più polarizzato. Un mondo in cui le dicotomie geopolitiche, ideali e, perché no, economico-finanziarie saranno sempre più tracciate. E non è un caso che dal decoupling con la Cina al contrasto alla Russia Johnson faccia di tutto perché questo mondo si strutturi. Significa <strong>giocare col fuoco, </strong>senz&#8217;altro, ma anche perseguire un&#8217;agenda strategica chiara. Avente, ora come in passato, l&#8217;allineamento dell&#8217;Europa terrestre alla potenza marittima anglosassone nel contrasto al nemico esterno e la conseguente preclusione all&#8217;ascesa di un egemone continentale come obiettivo. Il paradosso, che per Londra risulta difficile da rompere, è che questo può accadere solo in un contesto di accordo con gli <strong>Stati Uniti </strong>indicando nei rivali di Washington anche gli obiettivi di Londra. Churchill, del resto, in nome della vittoria sulla Germania nazista e l&#8217;Asse scelse consapevolmente di smantellare l&#8217;Impero britannico con la <strong>Carta Atlantica </strong>firmata assieme a Franklin Delano Roosevelt. Johnson non può cambiare dinamiche strutturali ormai consolidate da un&#8217;ottantina d&#8217;anni. Né qualsiasi tipo di <strong>Global Britain potrà sorgere diversamente</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dalla-sfida-alla-russia-allindia-il-grande-gioco-della-global-britain.html">Dalla sfida alla Russia all&#8217;India: il Grande Gioco della Global Britain</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La &#8220;battaglia di Highbury&#8221;, la sfida tra Italia e Inghilterra che ispirò Churchill</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-battaglia-di-highbury-la-sfida-tra-italia-e-inghilterra-che-ispiro-churchill.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2021 15:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Winston Churchill (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-1024x720.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno degli aforismi più celebri del premier britannico Winston Churchill, protagonista dell&#8217;epopea britannica della prima metà del Novecento e della vittoria nella seconda guerra mondiale, è il detto secondo cui &#8220;gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre&#8221;. Il detto è spesso accostato a un secco &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/la-battaglia-di-highbury-la-sfida-tra-italia-e-inghilterra-che-ispiro-churchill.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/la-battaglia-di-highbury-la-sfida-tra-italia-e-inghilterra-che-ispiro-churchill.html">La &#8220;battaglia di Highbury&#8221;, la sfida tra Italia e Inghilterra che ispirò Churchill</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Winston Churchill (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-1024x720.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Uno degli aforismi più celebri del premier britannico <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/societa/churchill-lultimo-leone-dellimpero.html" target="_blank" rel="noopener">Winston Churchill</a>, </strong>protagonista dell&#8217;epopea britannica della prima metà del Novecento e della vittoria nella seconda guerra mondiale, <a href="https://www.ilfoglio.it/cultura/2016/08/11/news/ma-quanto-ci-piace-la-guerra-finta-102722/" target="_blank" rel="noopener">è il detto secondo cui</a> &#8220;gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre&#8221;. Il detto è spesso accostato a un secco giudizio nei confronti della condotta italiana nel secondo conflitto mondiale, invero confliggente con diverse concessioni dell&#8217;onore delle armi a esponenti di punta delle malandate armate mandate da <strong>Benito Mussolini a</strong> combattere una guerra impari, come accaduto <a href="https://parentesistoriche.altervista.org/sei-alessandria-x-mas/" target="_blank" rel="noopener">nei confronti dei marò</a> protagonisti dell&#8217;impresa di Alessandria o dei militari della Folgore immolatisi ad El Alamein.</p>
<p>Meno conosciuto è il versante calcistico di questo aforisma, ora più che mai attuale mentre ci si avvicina alla prima sfida tra la nazionale italiane e quella inglese valevole per l&#8217;assegnazione di un titolo nella prossima finale dell&#8217;Europeo. Pensando agli italiani che affrontano le partite di calcio come se fossero guerre Churchill aveva in mente un episodio ben preciso, entrato nella storia del calcio, sempre pronta a rinnovarsi sulla scia dell&#8217;<strong>epica</strong>: la &#8220;battaglia di Highbury&#8221; del 1934.</p>
<h2>Due filosofie calcistiche a confronto</h2>
<p>Nel novembre 1934 la nazionale italiana guidata da <strong>Vittorio Pozzo, </strong>laureatasi campione del mondo nella seconda edizione della Coppa Rimet ospitata nei mesi precedenti, si ritrovò al cospetto dell&#8217;Inghilterra in quella che formalmente era una <strong>partita amichevole </strong>ma, di fatto, venne ritenuta una gara &#8220;spareggio&#8221; per decretare quale fosse la migliore squadra di calcio al mondo.</p>
<p>Ritenendo il suo sistema calcistico superiore a quello del resto dei Paesi europei e dell&#8217;emergente mondo sudamericano e avendo rotto con la Fifa nel 1927 l&#8217;Inghilterra aveva infatti disertato le prime due edizioni della Coppa Rimet (1930 e 1934) e avrebbe finito per non partecipare anche a quella del 1938, in cui l&#8217;Italia replicò il successo di quattro anni prima. Nella loro <strong>torre d&#8217;avorio, </strong>gli inglesi rivendicavano il grado di unici maestri del calcio e la superiorità del loro approccio tattico basato sul &#8220;sistema&#8221;, il cosiddetto modulo WM, un 3-4-3 formalmente schierato come un 3-2-2-3 che permetteva alla squadra di incentrare il gioco sul possesso palla e sul dominio del campo. Ideatore del &#8220;sistema&#8221; era <strong>Herbert Chapman, </strong>scomparso all&#8217;inizio del 1934 a 55 anni dopo aver condotto l&#8217;<strong>Arsenal, </strong>prestigiosa squadra londinese, a una serie di successi che l&#8217;avevano resa la squadra più in vista dei tempi. Tanto da alimentare con sette giocatori su undici la nazionale che, in omaggio ai &#8220;Gunners&#8221;, avrebbe ospitato l&#8217;Italia di Pozzo proprio nel loro terreno di casa, lo stadio londinese di <strong>Highbury</strong>.</p>
<p>Sull&#8217;altra parte della barricata vi era l&#8217;Italia. Fresca vincitrice di un Mondiale che la propaganda del regime fascista aveva celebrato come un trionfo personale ma che era stato conquistato eliminando, dopo una passeggiata al primo turno con gli Stati Uniti (travolti 7-1), le squadre più in vista del panorama continentale: ai quarti di finale la Spagna del celebre portiere <strong>Zamora, </strong>in semifinale l&#8217;<strong>Austria </strong>guidata dall&#8217;attaccante <strong>Matthias Sindelar </strong>e, in finale, la temibile <strong>Cecoslovacchia </strong>nel pieno della generazione d&#8217;oro del calcio boemo. Guidata in campo da <strong>Giuseppe Meazza, </strong>forte dell&#8217;apporto dei talentuosi oriundi Raimundo Orsi ed Enrique Guaita, l&#8217;Italia di Pozzo giocava impostando la sua azione sul cosiddetto &#8220;<strong>metodo&#8221;, </strong>un <em>2-3-2-3 </em>&#8220;risultatista&#8221; che univa una difesa simile a un catenaccio <em>ante litteram </em>a azioni di contropiede.</p>
<h2>La battaglia di Highbury</h2>
<p>Due visioni di calcio completamente divergenti, due approcci psicologici al mondo del pallone agli antipodi, la nobiltà di nascita contro quella conquistata sul campo si confrontavano in quel freddo e nebbioso 14 novembre 1934, giorno della partita. Italia e Inghilterra esprimevano due sistemi calcistici diversi e iniziavano a essere agli antipodi anche in altri, ben più complessi, campi. Londra non era ancora la &#8220;<strong>Perfida Albione</strong>&#8221; della retorica mussoliniana, ma iniziavano a manifestarsi le frizioni e le incomprensioni che un anno dopo, nel contesto dell&#8217;invasione italiana dell&#8217;Etiopia, avrebbero portato alle sanzioni commerciali contro Roma e al deterioramento di un rapporto che sarebbe proseguito fino alla dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940.</p>
<p>La partita che ispirò Churchill aveva dunque una posta in palio ben più ampia dell&#8217;apparente connotazione di gara amichevole. In un campo appesantito dall&#8217;umidità e dal freddo gli inglesi imposero fin dall&#8217;inizio un gioco maschio. Il portiere italiano <strong>Ceresoli </strong>neutralizzò dopo un minuto un calcio di rigore, avvisaglia della tempesta che i &#8220;maestri&#8221; intendevano scatenare sui campioni del mondo. <strong>Luisito Monti, </strong>centrocampista italiano, ebbe l&#8217;alluce sinistro fatturato in uno scontro col centravanti avversario Ted Drake al sesto minuto e fu di fatto escluso dalla partita (non erano ancora ammesse le sostituzioni). Tra l&#8217;ottavo e il dodicesimo minuto, sommersa dall&#8217;intensità del gioco inglese, l&#8217;Italia rischiò il naufragio subendo ben <strong>tre reti</strong>. Una doppietta dell&#8217;ala <strong>Eric Brook, con </strong>una rete direttamente da calcio di punizione, e un gol dello stesso Drake resero la situazione per l&#8217;Italia drammatica: sotto di tre reti, in dieci uomini, incalzati dal tifo di 50mila tifosi di casa che chiedevano all&#8217;Inghilterra di insistere, gli uomini di Pozzo si trovarono di fronte al rischio di un vero e proprio naufragio.</p>
<p>Lo shock fu però, in un certo senso, salutare per gli azzurri di Pozzo, che iniziarono a rispondere colpo su colpo. Il catenaccio italiano si riorganizzò, <a href="https://books.google.co.jp/books?id=-JkwDwAAQBAJ&amp;pg=PT54&amp;lpg=PT54#v=onepage&amp;q&amp;f=false" target="_blank" rel="noopener">il gioco duro degli inglesi fu ricambiato, </a>il terzino <strong>Eddie Hapgood </strong>ebbe una durissima lesione al naso e tra interventi di contenimento, falli duri e contrasti arditi sotto la pioggia e la nebbia inglesi la partita si trasformò in un rodeo.</p>
<p>Gli azzurri riuscirono a non subire ulteriori reti nel corso del primo tempo e furono spronati dal capitano <strong>Attilio Ferraris, </strong>interno destro che in patria aveva fatto molto discutere per il sorprendente passaggio dalla Roma alla Lazio nei mesi precedenti. Le cronache del tempo raccontano che Ferraris, negli spogliatoi, spronò i compagni di squadra con romana veracità: &#8220;Dalla lotta chi desiste fa una fine molto triste, chi desiste dalla lotta è ‘n gran fijo de ‘na mignotta!&#8221;. Vera o no che sia questa storia, la cosa certa è che nella ripresa l&#8217;Italia concretizzò una vera e propria prova di tenacia. Il centrocampo italiano si riorganizzò, le iniziative inglesi furono rintuzzate e si avviò con precisione il metodo <strong>catenaccio e contropiede </strong>di Pozzo. Una doppietta di Meazza, a mezz&#8217;ora dalla fine, accorciò le distanze. Il risultato non sarebbe più cambiato, nonostante una serie di attacchi furiosi dell&#8217;Italia e un innalzamento della tensione da parte dei &#8220;maestri&#8221;. L&#8217;Italia di Pozzo perse 3-2 ad Highbury, uscendo tra gli applausi del pubblico in una partita che sarebbe passata alla storia.  La stampa inglese celebrò quelli che il radiocronista Niccolò Carosio definì i &#8220;<strong>Leoni di Highbury</strong>&#8221; e anche in Italia il regime fascista volle applaudire a una sconfitta che fu raccontata come una vittoria morale.</p>
<h2>Churchill smentito dai fatti</h2>
<p>Churchill non poteva non pensare a questa occasione epica, che segnò la storia del calcio tra le due guerre, pronunciando il famoso aforisma. La realtà dei fatti, negli anni successivi, avrebbe però più volte smentito le dichiarazioni del vecchio leone dell&#8217;Impero sulle <strong>sconfitte italiane </strong>con gli inglesi. Nel secondo dopoguerra, amichevoli escluse, gli inglesi sono riusciti a sconfiggere l&#8217;Italia in gare ufficiali in un&#8217;unica occasione, nelle qualificazioni al Mondiale 1978, in un girone peraltro vinto dagli azzurri. L&#8217;Italia battè gli inglesi nella gara d&#8217;andata della medesima tornata, agli Europei del 1980, nella finale per il terzo posto del Mondiale 1990, nella corsa alle qualificazioni al Mondiale 1998, ai quarti di finale degli Europei 2012, nella fase a gironi del Mondiale 2014.  Nessuna di queste sfide ha però raggiunto nella memoria collettiva il peso e il valore dell&#8217;epica <strong>sfida di Highbury </strong>del 1934. Fino al <em>redde rationem </em>di Wembley che assegnerà Euro 2020.</p>
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		<title>Dagli economisti ai virologi: viaggio nella crisi dei &#8220;competenti&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/dagli-economisti-ai-virologi-viaggio-nella-crisi-dei-competenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2021 08:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Agenzia_Fotogramma_IPA22647785-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Su una scala ancora più ampia rispetto al recente passato, l&#8217;anno della pandemia di Covid-19 ha imposto una mediatizzazione e un&#8217;enorme concentrazione di attenzione su precise categorie tecnico-professionali, in questo caso quelle dell&#8217;ambito medico e in particolare delle discipline legate alla virologia. In ogni Paese virologi e medici di simile professionalizzazione sono diventati centrali nel dibattito pubblico, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/dagli-economisti-ai-virologi-viaggio-nella-crisi-dei-competenti.html">[...]</a></p>
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<p>Non è la prima volta che succede negli anni della <strong>globalizzazione</strong>, che nell&#8217;ultimo trentennio si è caratterizzata come un continuo accumularsi di <strong>emergenze </strong>per i Paesi occidentali, i quali hanno avuto nella pandemia il loro definitivo big bang. L&#8217;emergenza economica, l&#8217;emergenza immigrazione, l&#8217;emergenza terrorismo e l&#8217;emergenza sociale hanno assunto, in diversi periodi, un ruolo chiave su scala nazionale o globale, portando di conseguenza gli <strong>esperti </strong>ad assumere visibilità e centralità nel dibattito pubblico.</p>
<p>Prima del Covid-19, l&#8217;apoteosi di questo fenomeno si ebbe in occasione degli anni della <strong>Grande Recessione </strong>e della crisi economica globale che, a più riprese, dal 2007-2008 allo scoppio del terremoto europeo sui debiti sovrani (2010-2012) perturbò le economie avanzate provocando smottamenti sistemici che in diversi Paesi, come ad esempio l&#8217;Italia, mai tornata ai livelli di Pil pre-crisi, si sono fatti sentire duramente. Allora furono chiamati in causa gli <strong>economisti</strong>, che si moltiplicarono nei salotti televisivi, sui giornali, in libreria, arrivando a ricoprire cariche apicali in diversi esecutivi e, in Italia, addirittura la carica di premier con <strong>Mario Monti</strong>. L&#8217;accentuazione della visibilità degli economisti, come quella dei virologi di oggi, portò con se sul medio-lungo periodo un fenomeno tipico dei nostri tempi che è quello della <strong>crisi della competenza</strong>.</p>
<p>Se oggi il dibattito tra medici non fa altro che aumentare, troppo spesso, la confusione sul tema Covid, le opinioni contrastanti tra loro si rincorrono in un tourbillon confuso e si giunge a conclusioni affrettate con troppa superficialità, presentando come oggettive prove non peer-reviewed. Negli scorsi anni, gli economisti che non erano riusciti a prevedere i palesi <strong>venti di crisi </strong>che soffiavano sull&#8217;Occidente, non mancavano di presentare come soluzione quelle ricette (tagli alla spesa pubblica, austerità, disciplina di bilancio) che la crisi l&#8217;avevano favorita, ma la cui difesa aveva garantito loro un&#8217;ascesa sociale, professionale, politica. Dimostrandosi tanto impreparati nel leggere i segni dei tempi in passato quanto spiazzati dall&#8217;accelerare delle tempeste economiche durante il loro sdoganamento.</p>
<h2>La crisi della competenza</h2>
<p>La crisi della competenza, intendiamoci, non va associata nella stragrande maggioranza dei casi a un&#8217;impreparazione o a un&#8217;esplicita malafede da parte degli esperti chiamati in causa. O, nei casi limite, non solo. Ad andare in crisi è il costrutto sociale che vede le emergenze affidate, volta per volta, al consiglio e all&#8217;ausilio di categorie professionali &#8220;tecniche&#8221; ritenute oggettivamente in grado di padroneggiare le discipline. Nella speranza che questo procuri, a cascata, un rafforzamento delle capacità del sistema sociale e politico di affrontare le emergenze. Questo processo si è tuttavia più volte dimostrato fallace per un&#8217;ampia serie di motivi.</p>
<p>In primo luogo, ai &#8220;competenti&#8221; viene affidata <strong>un&#8217;aura salvifica </strong>che pare deresponsabilizzare completamente il peso dei decisori esterni al loro ambito senza una corrispondenza tra visibilità e autorità effettiva. Spesso i tecnici sono accademici o ex professori universitari, editorialisti o professionisti, ma non ricoprono cariche formali e il loro ruolo può e in certi casi deve fermarsi a quello del consigliere.</p>
<p>In secondo luogo, la società contemporanea è abituata a chiedere risposte, ma non a porsi le domande giuste. E in questo ha giocato un ruolo anche <strong>l&#8217;èlite culturale e accademica</strong> che ha voluto isolarsi in una <strong>torre d&#8217;avorio </strong>pretendendo, in larga misura, di distanziarsi dalla società reale, dalle comunità di riferimento creando un meccanismo entro cui  si pretende che il sapere tecnico, scientifico o professionale sia patrimonio di pochi eletti, che solo l&#8217;aver stabilizzato una determinata competenza in un preciso ambito consenta di dichiararsi chiamato in causa per parlare di tale tema. Livellando così nel dibattito pubblico la capacità di analisti, studiosi e opinione socialmente attiva di interrogarsi per poter vedere i propri dubbi risolti e, soprattutto, scrutinare effettivamente il ruolo dei tecnici.</p>
<p>Terzo punto, somma degli altri due e causa principale, è il fatto che ad aver incentivato questi meccanismi sia stata la <strong>politica </strong>in una fase in cui i partiti hanno abdicato, in Italia e nel resto d&#8217;Europa, alla loro volontà di costruire <strong>classi dirigenti </strong>all&#8217;altezza delle sfide del presente e in grado di coniugare sapere pratico e visione politica. Da un lato questo ha portato i politici e i governanti a cercare nei tecnici dapprima i salvatori e in seguito i responsabili di possibili fallimenti; dall&#8217;altro, nella politica stessa e nel dibattito pubblico si è creato un mito che vorrebbe come necessario il possesso di determinati requisiti o competenze per l&#8217;assunzione di <strong>cariche politiche</strong>. Richiesta tanto vaga quanto fallace: siamo certi che affidando, <em>ex lege, </em>il ministero degli Esteri a un diplomatico di carriera, la Sanità a un medico e la Giustizia a un magistrato la capacità di produzione di azioni e iniziative e la tenuta politica di questi dicasteri, del resto già stracolmi di tecnici nelle loro burocrazie strategiche, si valorizzerebbero? Evidentemente no. Un leader non deve essere &#8220;competente&#8221;: deve avere una solida cultura, idee precise e certamente padronanza delle dinamiche oggetto dei suoi campi d&#8217;interesse, ma è la <strong>capacità politica </strong>la prima necessità, non una data &#8220;expertise&#8221;, per usare un gergo comune nel campo dei &#8220;competenti&#8221;.</p>
<h2>Il dialogo tra politica e competenza</h2>
<p><strong><a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html" target="_blank" rel="noopener">Giulio Andreotti</a> </strong>fu sette anni ministro della Difesa (1959-1966) senza venire dai ranghi militari e, anzi, fu scartato alla visita di leva per allievi ufficiali; ricoprì la carica di ministeri economici di peso, l&#8217;Industria e le Finanze, senza aver avuto un pesante background accademico in materia. Anzi, come amava ironizzare, all&#8217;università odiava studiare &#8220;la scienza delle finanze dove ho preso il mio l&#8217;unico 18. Un voto che però non mi ha impedito di diventare proprio ministro delle finanze. Per questo, forse, non sono portato al pessimismo&#8221;. <em>Dulcis in fundo, </em>il sette volte presidente del Consiglio ebbe anche un incarico di sei anni alla Farnesina (1983-1989). In tutte queste esperienze nessuno mise mai in dubbio il fatto che Andreotti avrebbe potuto costruire il giusto mix tra conoscenze politiche ed esperienza personale e sostegno di apparati e ministeri.</p>
<p>In <strong>Regno Unito </strong>nientemeno che <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/churchill-lultimo-leone-dellimpero.html"><strong>W</strong><strong style="font-size: 1rem;">inston Churchill </strong></a><span style="font-size: 1rem;">seppe capire l&#8217;importanza di questa alchimia dopo che alcuni errori personali legati a intuizioni sbagliate (l&#8217;attacco di Gallipoli nel 1915 e il fallimento della difesa del gold standard dopo la Grande Guerra) avevano rischiato di troncarne la carriera politica. Churchill seppe guidare con tenacia lo sforzo bellico di Londra dal 1940 al 1945 costruendo una squadra che avrebbe saputo coniugare alla perfezione sapere politico e competenze tecniche. La scelta del dinamico </span><strong style="font-size: 1rem;">Lord Beaverbook,</strong><span style="font-size: 1rem;"> ex giornalista dalla mente poliedrica e uomo di grande ingegno, come ministro della produzione aeronautica nel 1940 contribuì a accelerare la difesa dalla Luftwaffe nella Battaglia d&#8217;Inghilterra; sul finire della guerra, la consulenza data a Churchill e al suo governo da </span><strong style="font-size: 1rem;"><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/lezione-keynes-austerita-pericolo-1952600.html" target="_blank" rel="noopener">John Maynard Keynes</a>, </strong><span style="font-size: 1rem;">che del premier fu forte avversario negli anni precedenti la crisi del 1929, seppe contribuire a costruire l&#8217;agenda economica che il Regno Unito, assieme agli Usa, avrebbe proposto per l&#8217;ordine post-bellico.</span></p>
<p>La <strong>tecnica, </strong>in un certo senso, è sempre politica. Ed è sbagliato ritenere le due sfere separate o illudersi che in uno dei due campi possa nascondersi una supposta oggettività. Le grandi innovazioni e progressi della storia e le grandi fasi della vita dei popoli e delle nazioni non sono mai state dovute solo all&#8217;una o all&#8217;altra fattispecie. La <strong>competenza </strong>come fattore di governo della vita pubblica è pia illusione senza un progetto politico alle spalle; la politica senza l&#8217;ausilio di un mix di conoscenze e esperienze è di fatto cieca. L&#8217;era della globalizzazione culminata nella pandemia ha portato governi e opinioni pubbliche a pensare che separare i due campi potesse essere la soluzione per risolvere le varie crisi settoriali mano a mano che esse si presentavano. La pandemia, crisi al tempo stesso sanitaria, economica, sociale, politica, ci ha insegnato che così non è. E che forse la vera emergenza è la stessa globalizzazione per come è stata strutturata: competitiva, anarchica, atomizzante. E la risposta a dilemmi del genere non può che passare per la riscoperta della politica.</p>
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		<title>Churchill, l&#8217;ultimo leone dell&#8217;Impero</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/societa/churchill-lultimo-leone-dellimpero.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 14:27:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Winston Churchill (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-1024x720.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un sigaro alle labbra in ogni scatto, il whisky di puro malto fin dal mattino, primissimo mattino, la vita di un personaggio di Haggard e il temperamento di un leone. Tanto caparbio da convincere una nazione ridotta allo stremo a continuare a combattere una guerra che tutti reputavano già persa. Da convincere un popolo, prima &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/churchill-lultimo-leone-dellimpero.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Winston Churchill (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1-1024x720.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un sigaro alle labbra in ogni scatto, il whisky di puro malto fin dal mattino, primissimo mattino, la vita di un personaggio di Haggard e il temperamento di un leone. Tanto caparbio da convincere una nazione ridotta allo stremo a continuare a combattere una guerra che tutti reputavano già persa. Da convincere un popolo, prima che un esercito, a &#8220;non arrendersi mai&#8221;. &#8220;Never give in. Never give in. Never, never, never, never &#8211; in nothing, great or small, large or petty &#8211; never give in, except to convictions of honour and good sense&#8221;, disse a se stesso e agli inglesi nel 1940; quando la Gran Bretagna era rimasta l&#8217;unica, sola nazione d&#8217;Europa libera dal nazismo che imperversava da Capo Nord ai Pirenei, e aveva mostrato di poter conquistare le capitali avversarie in appena una o due settimane di &#8220;<em>blitzkrieg</em>&#8220;, la nuova &#8220;guerra lampo&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I suoi discorsi ricordano quelli che Shakespeare scrisse in punta di pennino per Enrico IV, e di fatto lui, come il più grande poeta anglosassone, li scriveva in piena notte &#8211; poiché era di notte che lavorava, mentre di giorno dormiva, scatenando lo sdegno della casa reale e dei membri del parlamento che non sapevano cedere al suo carisma ipnotico. Non era meno bravo a scrivere a braccio, tuttavia; come accadde quando osservando una squadriglia di piloti della Royal Air Force che correvano ai loro apparecchi per volare a combattere i bombardieri di Hitler che puntavano al cuore di Londra. Si appuntò la frase che più di tante altre è rimasta nel cuore fiero e riconoscente di ogni inglese:</p>
<blockquote><p>Mai, nella storia degli umani conflitti, tanti devono così tanto, a tanto pochi</p></blockquote>
<p>Perché il caso vuole che nei cieli della battaglia d&#8217;Inghilterra gli inglesi combatterono uno contro cinque, come nella battaglia di Azincourt. E al termine di quel confronto, tra le macerie di Londra e quei pochi che giorno dopo giorno divenivano meno, fu proprio <strong>Sir Winston Leonard Spencer Churchill</strong> a dimostrare al mondo che il nazismo poteva essere sconfitto. Cambiando le sorti della storia che sembravano già scritta. Mostrando ancora una volta il segno che lo avrebbe reso celebre ai posteri: le dita di quella piccola mano di uomo che simboleggiavano la &#8220;V&#8221; di vittoria.</p>
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		<title>La Gran Bretagna si arrende: coperta la statua di Churchill</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-gran-bretagna-si-arrende-coperta-la-statua-di-churchill.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2020 06:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Black lives matter]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Era un razzista&#8221;: questa la frase apparsa lo scorso weekend sopra la statua di Winston Churchill a Parliament Square, nel cuore di Londra. Le proteste per la morte di George Floyd hanno contagiato anche la Gran Bretagna, dove è in corso uno scontro politico sul futuro delle statue dedicate a storici personaggi del passato. Personaggi, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-gran-bretagna-si-arrende-coperta-la-statua-di-churchill.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-gran-bretagna-si-arrende-coperta-la-statua-di-churchill.html">La Gran Bretagna si arrende: coperta la statua di Churchill</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Winston-Churchill-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Era un razzista&#8221;: questa la frase apparsa lo scorso weekend sopra la statua di <strong>Winston Churchill</strong> a Parliament Square, nel cuore di Londra. <a href="https://it.insideover.com/societa/cosa-e-successo-con-la-morte-di-george-floyd-negli-stati-uniti.html">Le proteste per la morte di George Floyd</a> hanno contagiato anche la Gran Bretagna, dove è in corso uno scontro politico <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-i-manifestanti-se-la-prendono-con-le-statue-del-passato.html">sul futuro delle statue dedicate a storici personaggi del passato</a>. Personaggi, va da sé, considerati &#8220;razzisti&#8221; e &#8220;imperialisti&#8221; dalla folla di dimostranti.</p>
<p>Da una parte troviamo il primo ministro <strong>Boris Johnson</strong>, assolutamente contrario a rimuovere o coprire le statue; dall&#8217;altra c’è il sindaco di Londra, <strong>Sadiq Khan</strong>, che, nei giorni scorsi, aveva ordinato una sorta di rassegna di tutti i monumenti presenti nella capitale inglese per eliminare quelli raffiguranti figure legate a un passato schiavista. Khan ha inoltre dichiarato di voler &#8220;impacchettare&#8221; la statua di Churchill per salvaguardarla dalla furia della piazza.</p>
<p>Secca la risposta dei conservatori: una mossa del genere equivale ad accettare un'&#8221;<strong>umiliazione nazionale</strong>&#8220;. &#8220;La statua di Winston Churchill a Parliament Square è un ricordo permanente della sua impresa nel salvataggio di questo Paese e di tutta l&#8217;Europa da una tirannia fascista e razzista. assurdo e vergognoso che questo monumento nazionale oggi rischi di essere attaccato da manifestanti violenti&#8221;, si è subito schierato Bojo.</p>
<h2>La statua della discordia</h2>
<p>A proposito delle proteste del movimento Black Lives Matter, tutta la Gran Bretagna è stata scossa da <strong>manifestazioni</strong>. La folla, oltre ad aver sfregiato la statua di Churchill in quel di Londra, a Bristol ha divelto il monumento a un mercante di schiavi.</p>
<p>Alla vigilia di un nuovo, possibile terremoto Johnson ha quindi chiarito che Churchill &#8220;a volte ha espresso opinioni che erano e sono per noi oggi inaccettabili, ma è stato un eroe e merita assolutamente il suo memoriale&#8221;. In ogni caso, per evitare ulteriori azioni vandaliche, le autorità sono state costrette a mettere delle <strong>protezioni</strong> attorno alla statua del grande statista britannico.</p>
<p>&#8220;Non possiamo ora tentare di modificare o censurare il nostro <strong>passato</strong>. Non possiamo fingere di avere una storia diversa. <a href="https://it.insideover.com/societa/regno-unito-follia-della-sinistra-stila-la-lista-delle-statue-da-abbattere.html">Le statue nelle nostre città</a> sono state erette da generazioni precedenti. Avevano prospettive diverse, una diversa comprensione di ciò che è giusto e sbagliato. Ma quelle statue ci insegnano il nostro passato, con tutti i suoi errori. Abbatterle significherebbe mentire sulla nostra storia e impoverire l&#8217;istruzione delle future generazioni&#8221;, ha chiarito il premier britannico.</p>
<h2>La posizione di Johnson</h2>
<p>&#8220;Per quanto riguarda le previste manifestazioni – ha affermato Johnson &#8211; comprendiamo tutti i legittimi sentimenti di rabbia per quanto è accaduto in Minnesota e il legittimo desiderio di protestare contro la <strong>discriminazione</strong>. Per quanti progressi abbia fatto questo Paese nel combattere il razzismo, e ne ha fatti di enormi, riconosciamo tutti che c&#8217;è ancora molto lavoro da fare&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ma è chiaro – ha proseguito il premier britannico &#8211; che le proteste sono state tristemente infiltrate da<strong> estremisti violenti</strong>. Gli attacchi alla polizia e gli indiscriminati atti di violenza ai quali abbiamo assistito la scorsa settimana sono intollerabili e ripugnanti&#8221;. Per questo, ha terminato, &#8220;l&#8217;unica cosa responsabile da fare è stare lontani da queste proteste&#8221;. Massima allerta, dunque, per questo fine settimana. Quando nuove proteste potrebbero scuotere nuovamente la Gran Bretagna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-gran-bretagna-si-arrende-coperta-la-statua-di-churchill.html">La Gran Bretagna si arrende: coperta la statua di Churchill</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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