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	<title>William Ruto Archives - InsideOver</title>
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	<title>William Ruto Archives - InsideOver</title>
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		<title>Italia-Kenya, il laboratorio africano del Piano Mattei</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/italia-kenya-il-laboratorio-africano-del-piano-mattei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 02:19:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Piano Mattei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1448" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="piano Mattei" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-1024x772.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-768x579.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-1536x1158.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-600x453.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il piano d’azione Italia-Kenya 2026-2029 prova a definire un’architettura di presenza italiana nell’Africa orientale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-kenya-il-laboratorio-africano-del-piano-mattei.html">Italia-Kenya, il laboratorio africano del Piano Mattei</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1448" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="piano Mattei" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-1024x772.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-768x579.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-1536x1158.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/italia-kenya-600x453.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il piano d’azione Italia-Kenya 2026-2029, firmato a Roma il 20 aprile 2026 in occasione della visita ufficiale del presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-litalia-ha-scelto-il-kenya-per-un-nuovo-partenariato.html" type="post" id="514385">William Ruto e dell’incontro con Giorgia Meloni,</a></strong> non è una semplice dichiarazione d’intenti. È un documento che prova a definire un’architettura di presenza italiana nell’Africa orientale, indicando il Kenya come uno dei perni del <a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html" type="post" id="294625">Piano Mattei </a>e dunque come un interlocutore privilegiato per la proiezione politica, economica e strategica di Roma nel continente. Il testo parte da un dato politico preciso: i due governi considerano la relazione bilaterale già solida, ma vogliono portarla a un livello più strutturato, facendo del rapporto non un episodio diplomatico, ma <strong>un quadro stabile di cooperazione multilivello</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dialogo politico stabile e convergenza nei dossier globali</h2>



<p>Il primo capitolo riguarda il dialogo politico. Qui il documento insiste sulle visite reciproche di alto livello, sugli scambi regolari e sulle consultazioni periodiche tra i rispettivi ministeri degli Esteri, richiamando espressamente il memorandum sulle consultazioni politiche. Il punto non è formale. Significa istituzionalizzare il rapporto, renderlo prevedibile e continuo, sottraendolo alla logica degli incontri occasionali. A questo si aggiunge l’impegno a cooperare nei contesti multilaterali, in particolare alle Nazioni Unite, su temi ormai decisivi per la ridefinizione degli equilibri internazionali: tecnologia, migrazioni, sviluppo sostenibile, cambiamento climatico, pace e sicurezza in Africa e oltre. <strong>Dentro questa formula c’è una precisa convergenza di interessi: l’Italia cerca in Kenya un alleato africano capace di darle peso politico e presenza regionale; il Kenya cerca invece un canale europeo di rango,</strong> utile per attrarre investimenti, rafforzare il proprio profilo continentale e consolidare la propria immagine di potenza regionale responsabile. Il riferimento finale alla promozione della crescita inclusiva, dell’integrazione regionale e degli scambi nel quadro dell’area continentale di libero scambio africana conferma che Roma guarda a Nairobi come a una porta d’ingresso a un mercato più ampio dell’economia nazionale kenyota. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’economia come asse centrale dell’intesa</h2>



<p>Il cuore del piano è però economico. I due leader affermano di voler rafforzare le relazioni economiche bilaterali attraverso consultazioni regolari, promozione del commercio, investimenti e prosecuzione dei negoziati sugli accordi ancora pendenti. <strong>Viene richiamato il legame con le iniziative del Piano Mattei </strong>e con l’accordo di partenariato economico tra Unione Europea e Kenya. Questo è un passaggio importante: l’Italia non si muove in modo isolato, ma cerca di innestare la propria strategia bilaterale dentro un quadro più vasto, europeo e africano al tempo stesso. <strong>Il testo insiste poi sul coinvolgimento del settore privato</strong> e sulla promozione di partenariati tra imprese italiane e kenyote, anche in mercati terzi. È una formula che suggerisce un’ambizione non limitata all’export, ma orientata alla costruzione di reti produttive, commerciali e logistiche più estese. Il Business Forum organizzato a margine della visita di Ruto viene indicato come strumento concreto per far avanzare questa cooperazione in comparti definiti strategici: infrastrutture, energia sostenibile, agroindustria e manifattura. Ma il dettaglio più interessante è il focus sul settore della pelle, che il documento vuole trasformare in un’industria moderna, sostenibile e competitiva, migliorandone qualità, standard ambientali e accesso ai mercati. È un dettaglio solo apparente, perché rivela la logica vera del piano: non semplice aiuto allo sviluppo, bensì integrazione delle filiere africane in catene del valore in cui il know how, gli standard e i collegamenti commerciali passano anche dall’Italia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Turismo, formazione amministrativa e costruzione di élite cooperative</h2>



<p>Sempre nel capitolo economico, i due governi indicano il turismo come motore di scambio culturale, prosperità economica e rafforzamento delle comunità attraverso pratiche sostenibili e inclusive. Anche qui il linguaggio è diplomatico, ma il significato è netto: il turismo viene visto come settore economico, strumento di immagine e dispositivo di connessione sociale. Il piano aggiunge inoltre un altro tassello spesso sottovalutato: la promozione di iniziative di rafforzamento delle capacità amministrative, con particolare riferimento al servizio diplomatico, alle dogane e alla facilitazione del commercio, facendo leva sui programmi di formazione della Scuola Nazionale dell’Amministrazione italiana sviluppati nel quadro del Piano Mattei. Questo è un punto strategico di prima grandezza. <strong>Formare apparati, quadri amministrativi e competenze pubbliche significa creare familiarità istituzionale, diffondere procedure,</strong> linguaggi e metodi, costruire nel tempo un ambiente favorevole alla cooperazione con l’Italia. In altre parole, il piano non investe solo nei mercati ma anche nelle burocrazie, cioè nei luoghi dove si decide realmente l’accesso economico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Sviluppo sostenibile, filiere agricole e controllo delle risorse</h2>



<p>La terza sezione, dedicata allo sviluppo sostenibile nel quadro del Piano Mattei, amplia ulteriormente la portata dell’intesa. I due governi ribadiscono la centralità della cooperazione sulla sicurezza alimentare, sulle filiere sostenibili ad alto valore aggiunto e sulla resilienza climatica, con particolare attenzione al caffè e all’economia del mare. A ciò si aggiungono lo sviluppo urbano, la bioeconomia circolare e la gestione integrata dei rifiuti. Questo capitolo è particolarmente rilevante sul piano geoeconomico. Non si tratta soltanto di sostenere settori produttivi, ma di entrare in nodi essenziali della sovranità economica kenyota: agricoltura di qualità, risorse marine, servizi urbani, gestione ambientale. L’Italia prova quindi a collocarsi in comparti che uniscono rendimenti economici, impatto sociale e peso strategico. <strong>Ancora più significativo è il riferimento al rafforzamento della cooperazione nelle infrastrutture fisiche e digitali, nei trasporti e nelle telecomunicazioni,</strong> e alla promozione di iniziative comuni nell’energia sostenibile e nell’accesso all’energia, con speciale attenzione alle fonti rinnovabili e alla transizione energetica. Qui emerge con chiarezza il disegno d’insieme: connettere logistica, energia, digitale e sviluppo urbano per accompagnare la trasformazione del Kenya e, nello stesso tempo, assicurare alle imprese italiane un posizionamento nei settori che plasmeranno la crescita africana dei prossimi anni. Il forte accento posto su acqua e tutela ambientale conferma che il piano vuole agire anche sulle risorse più sensibili e sui fattori strutturali della stabilità. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologia, intelligenza artificiale e spazio</h2>



<p>Il capitolo su scienza, tecnologia, innovazione e spazio mostra forse più di ogni altro che il Kenya viene considerato dall’Italia come qualcosa di più di un partner commerciale. I due governi si impegnano a promuovere collaborazione nella ricerca, nei progetti comuni, nei partenariati istituzionali e nelle alleanze della conoscenza. Ma soprattutto dichiarano di voler <strong>rafforzare la cooperazione bilaterale nel campo dell’intelligenza artificiale e della sua applicazione pratica,</strong> richiamando il polo per l’intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile legato al Piano Mattei. È un passaggio notevole, perché inserisce il rapporto Italia-Kenya dentro la competizione tecnologica contemporanea, dove il controllo delle competenze e delle applicazioni conta quasi quanto il controllo delle materie prime. Il documento parla anche di ecosistemi dell’innovazione, circolazione della tecnologia e cooperazione nel settore spaziale, facendo leva sul centro spaziale Luigi Broglio di Malindi. Questo richiamo ha un peso politico preciso: Malindi è uno dei simboli storici della presenza tecnologica italiana in Africa e la sua valorizzazione dentro il piano segnala la volontà di rilanciare una proiezione non più solo simbolica, ma industriale, scientifica e strategica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Formazione, giovani e rapporti tra società</h2>



<p>La sezione dedicata all’istruzione e agli scambi umani non va letta come capitolo minore. Il sostegno alla formazione tecnica e professionale, allo sviluppo delle competenze, alla cooperazione universitaria e agli scambi tra atenei e centri di ricerca indica la volontà di intervenire nella formazione del capitale umano. Il testo insiste poi sui contatti tra persone, in particolare tra i giovani, e sui partenariati tra autorità locali, anche attraverso gemellaggi. Il significato è chiaro: la relazione bilaterale non deve fermarsi ai governi, ma radicarsi nel tessuto sociale, educativo e territoriale. È il modo con cui una partnership tenta di durare nel tempo e di produrre una classe dirigente, o almeno una rete di interlocutori, abituata a lavorare con l’Italia.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Difesa e sicurezza: il passaggio più delicato</h2>



<p>Il capitolo finale prima delle disposizioni conclusive è quello sulla difesa e la sicurezza, e qui il linguaggio si fa più cauto. I due leader salutano la firma di un accordo di cooperazione nel settore della difesa, ma precisano subito che la sua attuazione sarà rigorosamente guidata dall’allineamento con le priorità e i regimi giuridici di entrambi i Paesi. Le iniziative bilaterali, comprese formazione, rafforzamento delle capacità e cooperazione tra istituzioni della difesa, saranno sviluppate solo sulla base del consenso reciproco, della trasparenza e di priorità e garanzie chiaramente definite. Questa prudenza lessicale tradisce la sensibilità politica del tema: <strong>cooperare sulla sicurezza in Africa orientale significa entrare in un’area attraversata da terrorismo, pirateria, instabilità regionale e competizione per il controllo delle rotte marittime.</strong> Non a caso il documento richiama esplicitamente la sicurezza marittima e il contrasto al terrorismo, aggiungendo che la cooperazione dovrà preservare l’autorità sul territorio, sulle acque territoriali e sullo spazio aereo. In sostanza, si vuole rassicurare Nairobi che non si tratta di una cessione di sovranità, ma il dato strategico resta intatto: l’Italia si ritaglia uno spazio nel quadrante della sicurezza dell’Africa orientale, cioè in un tratto cruciale tra Oceano Indiano, Mar Rosso e grandi direttrici dei traffici globali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una strategia ambiziosa, ma tutta da verificare</h2>



<p>Le disposizioni finali prevedono un controllo regolare dell’attuazione del piano attraverso appropriati meccanismi bilaterali e ribadiscono la volontà di rafforzare ulteriormente il partenariato strategico, esplorando nuove aree di interesse comune. Ma il punto decisivo è un altro. Questo piano è molto ampio, quasi totalizzante: politica, commercio, investimenti, filiere industriali, turismo, amministrazione, sicurezza alimentare, energia, acqua, digitale, intelligenza artificiale, spazio, istruzione, difesa. Proprio per questo rappresenta una prova di maturità per il Piano Mattei. Se l’Italia saprà tradurre questa densità programmatica in investimenti reali, cantieri, reti formative, iniziative industriali e cooperazione concreta, allora il Kenya potrà diventare il modello di una presenza italiana nuova in Africa. Se invece tutto resterà affidato alla retorica del partenariato, il rischio sarà quello di un documento molto ricco nelle intenzioni ma debole nella realizzazione. E in politica estera, soprattutto in Africa, la distanza tra dichiarazioni e capacità operative è spesso il criterio con cui si misura la credibilità di uno Stato.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Difesa, tecnologia, commercio: perché l&#8217;Italia ha scelto il Kenya per un nuovo patto strategico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-litalia-ha-scelto-il-kenya-per-un-nuovo-partenariato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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<p>Roma e Nairobi protagoniste di un nuovo partenariato economico, politico e difensivo: così l'Italia prova a incidere in Africa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-litalia-ha-scelto-il-kenya-per-un-nuovo-partenariato.html">Difesa, tecnologia, commercio: perché l&#8217;Italia ha scelto il Kenya per un nuovo patto strategico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Martedì scorso al Quirinale prima e a Palazzo Chigi poi, accanto alla bandiera italiana ha sventolato quella keniana. Da Nairobi, nella capitale è arrivato il presidente keniano <strong>William Ruto</strong> per un incontro ad alti livelli che da tempo nella storia delle relazioni tra i due Paesi non aveva luogo. L&#8217;occasione è stata piuttosto importante:<a href="https://www.governo.it/it/articolo/dichiarazioni-alla-stampa-con-il-presidente-del-kenya-ruto-lintervento-del-presidente">Italia e Kenya infatti hanno sottoscritto un piano di azione triennale </a>che equivale a un <strong>accordo di partenariato tra le due parti</strong>. Un&#8217;intesa quasi inedita, seppur i rapporti tra Roma e Nairobi siano intensi da diverso tempo. <strong>Per l&#8217;Italia si tratta di un passo non secondario</strong>: l&#8217;Africa, anche dalla prospettiva della nostra penisola, non può limitarsi a quella affacciata sul Mediterraneo e non può essere unicamente quella sahariana e immediatamente sub-sahariana. Esiste, ed è parimenti importante, anche l&#8217;Africa australe e occidentale. Area del mondo dove il Kenya appare sempre più protagonista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa prevede l&#8217;accordo tra Roma e Nairobi</h2>



<p>L&#8217;intesa tra Meloni e Ruto è stata siglata direttamente a Palazzo Chigi e ha avuto luogo dopo la visita del presidente keniano al Quirinale, lì dove ha incontrato Sergio Mattarella. Un cerimoniale quindi contrassegnato da passaggi formali, <strong>a testimonianza dell&#8217;importanza data da entrambe le parti al documento. </strong>Andando nel dettaglio, l&#8217;intesa abbraccia una vasta serie di tematiche che <strong>spaziano dalla difesa allo sviluppo tecnologico, passando per l&#8217;intelligenza artificiale e la cooperazione commerciale</strong>. Un memorandum dunque, con il quale Italia e Kenya non si sono limitate a stabilire dei punti di convergenza comuni ma hanno lanciato un vero e proprio programma dettagliato da seguire da qui ai prossimi tre anni.</p>



<p>Molto spazio nel testo firmato martedì è stato dato al <strong>settore tecnologico e della formazione</strong>, con la previsione di vari accordi bilaterali in grado di far crescere la collaborazione anche tra attori privati. Prevista anche una corte <strong>cooperazione in ambito difensivo</strong>, con il Kenya desideroso di attingere in tal senso anche dalla tecnologia italiana. <strong>Importante inoltre il passaggio sulla sicurezza alimentare</strong>, tema molto caro non solo a Nairobi ma a diversi Paesi del continente africano. Ma la vera e più importante novità emersa dalla firma del trattato di martedì ha natura marcatamente politica. <strong>Italia e Kenya hanno infatti preso l&#8217;impegno di stabilire costanti contatti diplomatici</strong>:<em>&#8220;Entrambi i governi </em>&#8211; si legge nel testo ufficiale reso noto dalla presidenza del consiglio &#8211; <em>hanno convenuto di tenere consultazioni bilaterali periodiche tra i rispettivi ministeri degli Affari esteri per rafforzare il coordinamento su questioni di interesse comune nel contesto del Memorandum d’intesa sulle consultazioni politiche”</em>. Vuol dire cioè che il testo approvato martedì, non rappresenta soltanto un&#8217;intesa volta ad accrescere collaborazioni e opportunità economiche. Al contrario, <strong>segna la nascita di un vero e proprio partenariato strategico</strong>, con Italia e Kenya destinate a essere internazionalmente considerate come alleate strategiche lungo l&#8217;asse tra Europa ed Africa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza strategica del Kenya</h2>



<p>La vicinanza tra Roma e Nairobi non è comunque figlia delle ultime contrattazioni che hanno poi portato alla firma sul partenariato. Si può invece affermare che è il partenariato stesso a costituire diretta emanazione dei pluridecennali rapporti tra le parti. C&#8217;è un luogo che più degli altri testimonia il solido legame tra i due Paesi: si tratta del <strong>centro spaziale Luigi Broglio</strong>, costruito a largo di Malindi nel lontano 1964. La struttura all&#8217;epoca ha rappresentato uno dei primi vanti all&#8217;estero del nostro programma spaziale, da cui fino al 1988 sono stati lanciati satelliti made in Italy e non solo. Oggi è un centro di ricerca che, tra le altre cose, è visto come simbolo dell&#8217;intesa collaborazione tra Italia e Kenya. </p>



<p><strong>Il nostro Paese ha quindi radici profonde nel contesto keniano</strong>, circostanza che oggi ha portato Roma in prima fila nella corsa alle tante opportunità offerte da Nairobi. <strong>Il Kenya è infatti in costante crescita</strong>, con un Pil che negli ultimi dieci anni ha registrato incrementi compresi sempre tra il 4% e il 6%. La stessa Nairobi, oltre che Malindi e Mombasa, si stanno affermando sempre più come hub strategici del continente specialmente a livello tecnologico. Ultimo, ma non in ordine di importanza, il Kenya è complessivamente un Paese stabile specie se si considera la situazione di molti Paesi vicini. Non mancano i problemi: da due anni la generazione Z è in piazza nelle principali città per protestare contro la corruzione e contro dei tassi di povertà ancora molto elevati. Tuttavia, approfondire i legami con il Kenya vuol dire<strong> proiettare la propria politica e la propria economia in uno degli angoli più importanti dell&#8217;intera Africa. </strong></p>
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		<title>Caso Adani e non solo, l&#8217;Occidente accusa l&#8217;India. Ma forse c&#8217;entra l&#8217;Ucraina&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/caso-adani-e-non-solo-loccidente-accusa-lindia-ma-forse-centra-lucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 13:52:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le accuse provenienti dagli Usa contro il magnate indiano Gautam Adani, l'uomo più ricco del Paese, rilanciano i timori di Modi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/caso-adani-e-non-solo-loccidente-accusa-lindia-ma-forse-centra-lucraina.html">Caso Adani e non solo, l&#8217;Occidente accusa l&#8217;India. Ma forse c&#8217;entra l&#8217;Ucraina&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241124115925164_3d609a1cdcb0f635a8db8a33668a9fbf-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le accuse provenienti dagli Usa contro il <strong>magnate indiano Gautam Adani</strong>, uomo più ricco del Paese, vicinissimo al primo ministro Narendra Modi e alla guida del conglomerato che da lui prende il nome (Adani Group) hanno una valenza non solo finanziaria e industriale ma anche politica. <a href="https://it.insideover.com/economia/per-ammodernare-la-sua-india-modi-chiama-a-raccolta-i-paperoni-nazionali.html">Adani</a>, 62 anni, è stato indiziato per <strong>la presunta frode compiuta ai suoi finanziatori statunitensi</strong> omettendo di riferire le indagini per pratiche scorrette e corruzione con cui si sarebbe accaparrato, in patria, dei business nel settore energetico. Questo ha acceso i riflettori del <strong>Dipartimento della Giustizia (DoJ) americano</strong> e della <strong>Security and Exchange Commission (Sec)</strong>, la Consob a stelle e strisce, su Adani. Il cui peso industriale e finanziario in settori che vanno dall&#8217;energia alle infrastrutture è una parte fondamentale della <strong>proiezione del Paese </strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/altro-che-cina-il-vero-grande-fratello-e-indiano.html"><strong>guidato da Modi</strong>.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Adani</h2>



<p>Nativo del Gujarat come il primo ministro nazionalista, Adani è con il suo business sempre presente laddove l&#8217;India si espande economicamente. Lo sa bene ad esempio il Kenya, dove <strong>William Ruto</strong>, presidente vicino a Modi, ha stralciato appalti per 2,6 miliardi di dollari dopo la pubblicazione delle accuse. Il magnate ha &#8220;bruciato&#8221; 12 miliardi di patrimonio in Borsa in un giorno nella seduta di giovedì scorso (<strong>non morirà di fame: ora è solo a 48 miliardi di dollari)</strong>, le perdite dei suoi gruppi sono assommati a oltre 20 miliardi e, in prospettiva, si pone l&#8217;interrogativo di come il ruolo delle inchieste su Adani possa essere dirimente nel quadro dei rapporti tra <strong>l&#8217;India e i Paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti</strong>, che sul legame con il gigante asiatico puntano molto. E in particolare questo ha valore pensando al ruolo che Nuova Delhi potrà avere nella visione della nuova <a href="https://it.insideover.com/politica/new-york-times-il-trump-2-0-sara-uno-stress-test-per-lelite-di-washington.html">amministrazione di <strong>Donald Trump</strong>.</a></p>



<p>Dal 2017 al 2021, nel suo primo mandato,<a href="https://it.insideover.com/politica/la-carta-indiana-trump.html"> The Donald ha visto in Modi un alleato di ferro e l&#8217;India, </a>pur mantenendo gelosamente la sua terzietà a ogni blocco, ha espanso la collaborazione bilaterale con Washington in <strong>campo economico, militare e diplomatico</strong>, rilanciando in particolare la partecipazione al forum Quad con Australia e Giappone. Un rapporto dinamico che <strong>Joe Biden</strong> ha raccolto e amplificato e che ora Trump intende riprendere. </p>



<p>Il magnato accusato negli Usa di frode e corruzione aspettava il Trump 2.0 come una fase di rinnovata partnership indo-americana e dunque nuovi rapporti di business, <a href="https://www.ft.com/content/23d5cbaa-7467-47d9-b794-75fa44782132">ricorda il <em>Financial Times </em></a>specificando che &#8220;Adani all&#8217;inizio di questo mese si è congratulato con Trump per la sua vittoria elettorale, promettendo in un post su X di investire 10 miliardi di dollari in energia e infrastrutture negli Stati Uniti e di <strong>creare fino a 15.000 posti di lavoro</strong>&#8220;. La sua proiezione, funzionale all&#8217;agenda Modi, è ora messa a repentaglio. Kevin Davis, professore alla facoltà di giurisprudenza della New York University, parlando con il Ft ha paragonato <strong>il rapporto tra Adani e Modi a quello che in Brasile</strong> negli anni scorsi era emerso tra il <strong>grande conglomerato Odebrecht e il Partito dei Lavoratori</strong> nello scandalo &#8220;Lava Jato&#8221;, sottolineando come in questo caso la giustizia Usa abbia fatto un salto di qualità inseguendo un individuo a capo di un&#8217;azienda accusata di pratiche corruttive in patria ma con ricadute americane (è la tesi della corte di New York che ha spiccato l&#8217;accusa) per la scelta di rivolgersi alla finanza a stelle e strisce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutte le spine di Modi nei rapporti con l&#8217;Occidente</h2>



<p>Per Modi si tratta di un <strong>nuovo grattacapo</strong> dopo il caso delle accuse emerse esplicitamente in Canada per il ruolo del Governo nell&#8217;assassinio o nella progettata <a href="https://it.insideover.com/politica/lassassinio-dellattivista-sikh-e-lo-scontro-trudeau-modi-la-guerra-diplomatica-tra-canada-e-india.html">eliminazione di <strong>attivisti che sostengono il separatismo sikh</strong> </a>in India, che nelle ultime settimane si sono espanse anche negli Stati Uniti. L&#8217;India, che su dossier come la <strong>guerra in Ucraina</strong> ha ribadito la sua terzietà rispetto a Occidente e rivali e sta operando un timido disgelo con la Cina, gioca in proprio. E nell&#8217;ultimo biennio questo ha portato a un&#8217;accelerazione della pressione su Modi per dossier che erano noti da tempo ma che, per quieto vivere, erano spesso tenuti silenti.</p>



<p>I sikh e Adani sono due esempi. Ma non finisce qui. <a href="https://thediplomat.com/2024/05/modis-india-is-already-on-a-collision-course-with-the-west/">A maggio <em>The Diplomat</em> </a>segnalava come fosse in atto &#8220;un costante declassamento della democrazia indiana su vari parametri di libertà e indipendenza istituzionale da parte di numerose organizzazioni con sede in Occidente&#8221;. A tal proposito, la testata specializzata in studi asiatici sottolineava due esempi. Da un lato, &#8220;nel suo <a href="https://v-dem.net/documents/43/v-dem_dr2024_lowres.pdf">ultimo rapporto</a>, pubblicato a marzo, il<strong> V-Dem Institute svedese ha definito l&#8217;India un Paese che tendeva verso l&#8217;autocrazia&#8221;.</strong> Dall&#8217;altro, &#8220;il mese successivo, il <a href="https://www.state.gov/reports/2023-country-reports-on-human-rights-practices/india/">rapporto annuale sui diritti umani</a> del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha citato importanti problemi di diritti umani nello stato nord-orientale indiano di Manipur&#8221;, dove tra il 2023 e il 2024 sono emerse violente proteste. Il caso Adani è la punta dell&#8217;iceberg di una serie di problematiche che mettono l&#8217;India sotto assedio. C&#8217;è molto di vero in queste critiche, ma è sospetto il tempismo. Di questo, compreso il peso di magnati come Adani, non si sapeva forse già molto prima che Nuova Delhi iniziasse a essere più cauta nel suo abbraccio all&#8217;Occidente a guida Usa? <strong>Il buon vecchio motto di <a href="https://it.insideover.com/storia/la-pira-moro-andreotti-la-via-mediterranea-della-prima-repubblica.html">Giulio Andreotti </a>sul pensar male</strong>, forse, potrebbe essere pertinente in questo caso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/caso-adani-e-non-solo-loccidente-accusa-lindia-ma-forse-centra-lucraina.html">Caso Adani e non solo, l&#8217;Occidente accusa l&#8217;India. Ma forse c&#8217;entra l&#8217;Ucraina&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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