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	<title>Vladimir Padrino Lopez Archives - InsideOver</title>
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	<title>Vladimir Padrino Lopez Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il Venezuela e le ombre sulla caduta di Maduro: vince la politica imperiale, perde l&#8217;umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 11:29:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p> Dietro la spedizione Usa in Venezuela un messaggio ai Paesi competitor. Ma anche una strategia che, forse, va bene a molti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html">Il Venezuela e le ombre sulla caduta di Maduro: vince la politica imperiale, perde l&#8217;umanità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/assieme-al-diritto-internazionale-col-caso-venezuela-muore-anche-il-miraggio-multipolare.html">In un precedente analisi</a>, abbiamo ricostruito la genesi e le strutture della caduta di Nicolas Maduro in Venezuela. Resta un dato di fatto: qualcosa in questa vicenda non è chiaro. <strong>Non si tratta di un golpe</strong>: non ci sono state forze armate ribelli che hanno rovesciato il governo instaurandone uno proprio. Il tutto è avvenuto con estrema celerità, senza che l’esercito venezuelano abbia sparato un solo colpo. Le tempistiche, in effetti, lasciano qualche dubbio. Quasi all’una di notte sono cominciati i bombardamenti:<strong> il popolo è stato immediatamente allertato,</strong> ma senza ordini precisi. Si aspettavano tutti un segnale, un pronunciamento da parte di uno dei leader politici, che invocasse l’inizio della difesa popolare nazionale, ma nulla. Quando il ministro della Difesa, <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/rodriguez-lopez-cabello-chi-comanda-a-caracas-dopo-la-cattura-di-maduro.html">Vladimir Padrino López,</a></strong> ha infine preso la parola per denunciare il bombardamento, qualche manciata di minuti dopo Trump ha annunciato che <strong>Nicolás Maduro</strong> era in stato d’arresto assieme alla moglie e che i due sarebbero stati immediatamente trasferiti negli Stati Uniti e lì processati.</p>



<p>Gli armamenti usati dai nordamericani sono stati di notevole portata, i cieli sul Venezuela resi impraticabili: insomma, <strong>un attacco per aria e per terra mirato a sbrigare la faccenda quanto più in fretta possibile.</strong> Dal governo si è invocata subito la mobilitazione popolare e il popolo chavista è sceso in piazza, così come è sceso in piazza quello antimaduro: mentre però la prima fazione era molto più numerosa, i canali occidentali hanno dato più risalto alla seconda, sebbene susciti perplessità vedere un popolo festeggiare dopo aver subito un bombardamento da parte di un Paese straniero.</p>



<p><strong>Si parla di talpe interne, di <em>traidores </em>vicini a Maduro,</strong> guardie del corpo che l’avrebbero venduto per trenta denari. Ma c’è anche chi paventa che si sia trattato di una mossa da parte dell’<em>establishment</em>: vi diamo Maduro, ci lasciate in pace in cambio di una possibile apertura economica ai giacimenti petroliferi. Non perdo tempo ad elencare le ipotesi folli circolate in ambito MAGA (anche nostrano) perché mi occupo di politica internazionale e non di igiene mentale. Ma resta pur vero che la velocità con cui gli avvenimenti si sono susseguiti, la cattura di Maduro e della moglie senza che alcuno abbia tentato di difendere il presidente (erano davvero tutti collusi, tutti traditori?), il silenzio totale da parte dell’esercito: questi rimangono punti oscuri e indagarli è ciò che deve fare l’analista. Perché non si è tentata una difesa? Perché si è aspettato così tanto per convocare il popolo in piazza?<strong> Perché il ministro della Difesa ha parlato quasi contemporaneamente all’annuncio della cattura del presidente? </strong>E ancora: perché Rubio pare così fiducioso rispetto alla collaborazione<strong> da parte di Delcy Rodríguez?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le reazioni negli altri Paesi</h2>



<p>Questi non sono interrogativi semplici, poiché le risposte ad essi delineerebbero non solo quale fosse la reale relazione politica tra Maduro e i suoi più stretti e fidati collaboratori, ma anche il possibile futuro del Paese.&nbsp;Quel che abbiamo sul piatto è invece la reazione degli altri Paesi.</p>



<p>Come scrivevamo, c’è chi ha festeggiato, chi semplicemente ha trovato uno straccio di giustificazione, chi ha fornito prese di posizione palliducce e di circostanza. In pochi si sono espressi con sgomento dinnanzi a una violazione e a un pericoloso precedente: da oggi, chi potrebbe condannare un Paese che ne attacca un altro accusato di arrecare pericoli “ibridi”? <strong>Il presidente brasiliano Lula e i suoi omologhi colombiano, Petro, e messicana, Sheinbaum, hanno alzato la voce</strong> e richiesto l’intervento immediato degli organismi internazionali a difesa dei Paesi: non è difficile comprendere quanto l’America Latina sia in questo momento seriamente in pericolo e quanto siano corresponsabili quegli alleati che non stanno muovendo un dito, minacciando per esempio gli Usa di ripercussioni. </p>



<p><strong>Parlo in particolare della Russia</strong>, con cui il Venezuela ha in essere non solo legami storici ma vere e proprie partnership: se è vero che non esiste alcuna clausola che prevede l’obbligo automatico di difesa reciproca in caso di conflitto armato, è anche vero che dal punto di vista militare, strategico e diplomatico avrebbe potuto impegnarsi maggiormente in aiuto di un Paese partner, proprio in virtù della vicinanza di Putin a Trump<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>. Invece, la dichiarazione relativa agli accadimenti suona più come circostanziale che quella di un Paese direttamente coinvolto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Delcy Rodriguez</h2>



<p>Voci non confermate indicavano la presenza di <strong>Delcy Rodríguez a Mosca </strong>al momento della cattura di Maduro, altre invece – tra cui quelle russe – confermano la sua presenza in patria e di aver avuto colloqui con Lavrov a distanza, nelle ore precedenti agli avvenimenti. La stessa Delcy Rodríguez che pare essere divenuta il punto di contatto tra gli interessi statunitensi e la tenuta del regime chavista: vedremo nei prossimi giorni quale sarà il risultato di questa interlocuzione.</p>



<p><strong>La dichiarazione cinese, arrivata ore dopo, è stata più forte di quella russa,</strong> chiedendo la liberazione del presidente e della consorte e il ripristino di una situazione di legalità statuale, senza più ingerenze. Ricordiamo che nelle ore precedenti al bombardamento, una delegazione cinese guidata da <strong>Qiu Xiaoqi</strong>, Rappresentante speciale della Cina per gli affari dell’America Latina e dei Caraibi e inviato del presidente Xi Jinping, si trovava proprio a Miraflores, per un incontro con Maduro.</p>



<p>E la risposta della un-tempo-fu pacifica e pacifista UE? Ovviamente in accordo con una ipotizzata transizione democratica. E rispetto all’invasione di un Paese sovrano? Nulla, <strong>Ursula von der Leyen</strong> forse giocava a carte e non aveva tempo di informarsi su chi avesse commesso cosa: il cattivo c’è, si chiama Maduro e tanto basta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La distruzione della laicità</h2>



<p><strong>Che dietro agli attacchi statunitensi ci sia un chiaro monito ai Paesi competitors</strong> di lasciar fare e non immischiarsi in faccende che gli Usa ritengono “casalinghe” non è così difficile da comprendere e d’altronde la National Security Strategy di qualche mese fa lo ribadiva senza fronzoli. Ma viene da chiedersi: si sta assistendo alla totale destituzione in forma globale degli organismi multilaterali? Se gli Usa dell’era Trump hanno abdicato al multilateralismo, ricomponendo le relazioni su base bilaterale, gli altri Stati del Consiglio di Sicurezza ONU finora hanno tenuto a ergersi come differenti. </p>



<p>Tuttavia, sorge il dubbio che il lavare i panni sporchi in casa senza subire pressioni esterne ma, al contrario, allontanando e silenziando ogni possibile ficcanaso, possa essere una ricetta valida per tutti. E quindi, in questo senso, accettare quel che è accaduto in Venezuela (e che Trump già minaccia di voler replicare in Colombia e a Cuba, con le stesse improbabili accuse), in fondo, potrebbe persino considerarsi conveniente. &nbsp;</p>



<p>Nella nuova logica di risistemazione globale, abbiamo gli Stati Uniti che molti reputano un impero morente, ma che riesce ancora ad agire indisturbatamente per il mondo, e altri Paesi, con magagne più o meno bisognose di essere sistemate.</p>



<p><strong>La grande sconfitta è l’umanità</strong>, che si ritrova a guardare in faccia spettri che pensava si fossero ormai ridotti in cenere, quantomeno in Occidente. In mezzo a questo vortice, analisti partigiani e giornalisti improvvisati teorizzano e propongono visioni che incitano alla distruzione del dubbio, della laicità del pensiero e di una chiara visione d’insieme. Tutto questo non fa che continuare ad inquinare la possibilità di cogliere tutte le pieghe di una storia complicata e fragile, come spesso sono le vicende di questo sfortunato, sofferto e meraviglioso pezzo del puzzle di nome América Latina.</p>
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		<title>Più Rodriguez che Machado: i calcoli di Trump per gestire il futuro del Venezuela</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/piu-rodriguez-che-machado-i-calcoli-di-trump-per-gestire-il-futuro-del-venezuela.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 23:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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<p>Più Delcy Rodriguez, vicepresidente del catturato Nicolas Maduro, che Maria Corina Machado, capa dell'opposizione, per il Venezuela.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/piu-rodriguez-che-machado-i-calcoli-di-trump-per-gestire-il-futuro-del-venezuela.html">Più Rodriguez che Machado: i calcoli di Trump per gestire il futuro del Venezuela</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Più <strong>Delcy Rodriguez,</strong> vice del catturato presidente <strong>Nicolas Maduro,</strong> che <strong>Maria Corina Machado,</strong> capa dell&#8217;opposizione e Premio Nobel per la Pace. Donald Trump, parlando da Mar-a-Lago circa l&#8217;operazione che ha decapitato il regime di Caracas, ha <strong>sorprendentemente tagliato la strada alla leader di destra conservatrice</strong> indicata da molti sostenitori degli Usa come figura-chiave per una transizione di potere in Venezuela.</p>



<p>Machado, dice Trump, &#8220;non ha il sostegno e il rispetto del Paese&#8221;, ha detto. &#8220;Sarebbe molto difficile per lei essere leader del Venezuela&#8221;, ha aggiunto dopo una conferenza stampa in cui ha parlato della volontà Usa di &#8220;governare&#8221; il Venezuela, pur senza presenza di truppe sul terreno dopo il raid mordi e fuggi contro Caracas. Qui entra in scena la vice di Maduro, <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/rodriguez-lopez-cabello-chi-comanda-a-caracas-dopo-la-cattura-di-maduro.html">Rodriguez, già fedelissima di Hugo Chavez e ministro degli Esteri, </a></strong>figura puramente politica e senza radicamento nel mondo militare, a lungo in ombra tra i grandi quadri del regime, che per Trump &#8220;ha già prestato giuramento come presidente&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Rodriguez interessa a Washington</h2>



<p>Rodriguez, ieri durissima nel criticare l&#8217;azione americana, è l&#8217;elemento incognito dell&#8217;<strong>equazione. La figura di cui non si sa se Trump parli come possibile leader di transizione</strong> prima di un nuovo Venezuela o come di colei che potrebbe prendere le redini del Paese nell&#8217;auspicata nuova fase di avvicinamento a Washington. &#8220;È essenzialmente disposta a fare ciò che riteniamo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande&#8221;, ha detto di lei Trump, parlando di una telefonata tra l&#8217;ex avvocata e sindacalista divenuta numero due del Paese e il Segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong>.</p>



<p><strong>Rodriguez, 56 anni, non è ricercata per i reati di narcotraffico e sostegno al terrorismo</strong> che pendono su figure apicali del regime, oltre a Maduro, come Diosdado Cabello, ed è personalità legata al lato politico dell&#8217;apparato venezuelano, al contrario di esponenti strutturalmente militari come <strong>Vladimir Padrino Lopez</strong>, ministro della Difesa. <strong>Washington, a quanto pare, non intende promuovere una vasta campagna militare</strong> contro il regime e potrebbe sperare che sia la politica del Partito Socialista Unito Venezuelano (Psuv) a fare da <strong>apriscatole</strong> all&#8217;ingresso delle aziende Usa, delle compagnie petrolifere, degli interessi americani in un Paese strategico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rodriguez è più funzionale?</h2>



<p>Curiosamente, <strong>Trump sembra sindacare la legittimità democratica di Machado</strong> nonostante Washington abbia riconosciuto nel 2024 <strong>Edmundo Gonzalez Urrutia,</strong> candidato dell&#8217;opposizione in luogo della squalificata Nobel, vincitore delle presidenziali su cui Maduro intervenne con profondi brogli. La vice di Maduro, Rodriguez, non è colpita da analoghi dubbi di legittimità sebbene con ogni probabilità quelle elezioni siano state sostanzialmente truccate. </p>



<p>Per Trump, questo è chiaro: il presidente riconosce i <strong>poteri di fatto del Venezuela</strong> e sa che non si possono ignorare. E i poteri passano per due settori: <strong>partito-Stato ed esercito</strong>. Da cui deriva la ramificata catena di comando che <strong>controlla l&#8217;industria estrattiva</strong>.</p>



<p>Nel buio del Venezuela post-Maduro, Paese che si è trovato senza una leadership, una chiave di lettura può essere connessa al fatto che l&#8217;obiettivo americano di <strong>mettere le mani sulle risorse energetiche del Paese affacciato sul Mar dei Caraibi</strong> prevenga qualsiasi discorso circa possibili passaggi alla democrazia o rispetto dell&#8217;esito delle elezioni 2024. E in quest&#8217;ottica <strong>Rodriguez può apparire più funzionale di Machado</strong>. Ma tutto resta ancora da scrivere: dettare la linea di un Paese dove non si ha presenza militare strutturata, al netto del successo della cattura di Maduro, può essere prematuro. E ogni strategia andrà testata alla prova della realtà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/piu-rodriguez-che-machado-i-calcoli-di-trump-per-gestire-il-futuro-del-venezuela.html">Più Rodriguez che Machado: i calcoli di Trump per gestire il futuro del Venezuela</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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