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	<title>Viktor Yanukovich Archives - InsideOver</title>
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	<title>Viktor Yanukovich Archives - InsideOver</title>
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		<title>Yanukovich è l&#8217;uomo di Mosca per il dopo Zelensky?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yanukovich-e-luomo-di-mosca-per-il-dopo-zelensky.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2022 16:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-2048x1442.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è passata inosservata la data scelta da Vladimir Putin per annunciare il riconoscimento delle due repubbliche separatiste di Donetsk e di Lugansk, primo atto che ha portato poi il 24 febbraio all&#8217;attacco contro l&#8217;Ucraina. Era il 21 febbraio, giorno successivo alla chiusura delle Olimpiadi di Pechino, ma non solo. In quella giornata cadeva l&#8217;ottavo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/yanukovich-e-luomo-di-mosca-per-il-dopo-zelensky.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220302172054297_884009bc5e4553623ae93e9c47c959c3-2048x1442.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non è passata inosservata la data scelta da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a> per annunciare il <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/reazioni-internazionali-riconoscimento-donbass-parte-putin-2012244.html">riconoscimento delle due repubbliche separatiste di Donetsk e di Lugansk</a>, primo atto che ha portato poi il 24 febbraio <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/russia-ha-attaccato-lucraina-iniziata-loperazione-militare-2012813.html">all&#8217;attacco contro l&#8217;Ucraina</a>. Era il 21 febbraio, giorno successivo alla chiusura delle Olimpiadi di Pechino, ma non solo. In quella giornata cadeva <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/perche-si-parla-di-una-crisi-tra-ucraina-e-russia.html">l&#8217;ottavo anniversario della deposizione di Viktor Yanukovich</a>, l&#8217;ultimo presidente ucraino vicino al Cremlino. Una coincidenza forse, ma anche un preciso <strong>segnale</strong>. Non è quindi un caso se oggi il nome di Yanukovich è tornato a riecheggiare negli ambienti diplomatici. Non sono pochi coloro a credere che, una volta presa Kiev, Putin voglia mettere nuovamente lui a capo del Paese.</p>
<h2>Chi è Yanukovich</h2>
<p>La sua carriera politica è iniziata negli anni &#8217;80, quando l&#8217;Ucraina era ancora parte dell&#8217;Unione Sovietica. Iscritto al <strong>Partito Comunista</strong>, i dirigenti locali di <strong>Donetsk</strong>, oblast in cui è nato, lo hanno inserito quale dirigente di alcune aziende di trasporto regionale. Yanukovich è nato proprio lì, in quel <strong>Donbass</strong> oggi primo scenario della guerra. Il suo albero genealogico può dire molto della complessità dell&#8217;Ucraina attuale. Suo padre era un operaio bielorusso, emigrato a Donetsk per lavorare nelle tante fabbriche sorte nella zona tra gli anni &#8217;30 e &#8217;40, sua madre invece era russa. Lui ha sempre dichiarato di sentirsi ucraino. La politica per Yanukovich, classe 1950, ha rappresentato un vero e proprio cambio di vita. Diventato presto orfano, nel 1968 e nel 1970 ha subito due condanne per furto e per ingiurie. In quel periodo come deputato locale del Partito Comunista di Donetsk, operava il cosmonauta <strong>Georgij Beregovoj</strong>, impegnato nel reinserimento nella società di persone raggiunte da condanne per piccoli reati. Si dice sia stato proprio lui a consigliare la carriera politica a Yanukovich, diventandone una sorta di &#8220;padrino politico&#8221;. Caduta l&#8217;Urss, l&#8217;impegno politico è proseguito all&#8217;interno della nuova repubblica ucraina indipendente. Nel 1997 è stato nominato <strong>governatore</strong> dell&#8217;oblast di Donetsk, nel 2002 il grande e definitivo salto: l&#8217;allora presidente Kucma lo ha nominato <strong>primo ministro</strong>.</p>
<p>Non ha mai nascosto le simpatie per il <strong>Cremlino</strong>, al tempo stesso però da capo del governo ha autorizzato l&#8217;invio di soldati in Iraq nel 2003 <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html">a sostegno della missione Usa</a>. Delfino di Kucma, era lui il designato presidente per le elezioni del 2004. Candidato per il Partito delle Regioni, diventato poi con il tempo riferimento per la popolazione russofona e filorussa, la scalata però non è andata subito a buon fine. Lo sfidante<strong> Viktor Yushenko</strong> ha denunciato brogli, la Corte ha ordinato la ripetizione del ballottaggio e, sulla spinta delle proteste di piazza e della cosiddetta &#8220;rivoluzione arancione&#8221;, alla fine le elezioni hanno bocciato Yanukovich. Quelle consultazioni sono state il primo evento che hanno mostrato un Paese spaccato tra filo occidentali e filorussi. Una divisione anche geografica tra regioni occidentali più legate all&#8217;Europa e regioni meridionali e orientali vicine a Mosca. Yushenko ha portato avanti un programma filo occidentale ed è stato il primo presidente ucraino a provare a smarcarsi da Mosca. La sua rivoluzione però si è sciolta come la neve di Kiev in primavera. La coalizione filo Europa si è subito spaccata e Yanukovich ha prima trionfato alle legislative del 2006, tornando primo ministro, poi alle presidenziali del 2010.</p>
<h2>Le vicende di piazza Maidan</h2>
<p>Quello con lo scettro di capo dello Stato è stato quindi solo un appuntamento rinviato. Per Mosca la sua elezione senza dubbio ha rappresentato un sospiro di sollievo. Ma Yanukovich per la verità non ha mai del tutto tagliato i ponti con l&#8217;occidente. Anzi, nel 2013 era prossimo alla sottoscrizione di un accordo economico con l&#8217;<strong>Unione Europea.</strong> Nel novembre di quell&#8217;anno poi il presidente ucraino ha fatto un passo indietro, preferendo al contrario la firma di un&#8217;intesa con la Russia. Questo ha scatenato la piazza. Le proteste hanno avuto come epicentro <strong>piazza Maidan</strong>, a Kiev. A dicembre le manifestazioni si sono trasformate in scontri, prima saltuari e poi quotidiani. La storia arrivata successivamente è ben nota. Intuendo l&#8217;aria, il 21 febbraio Yanukovich ha lasciato Kiev e si è diretto a <strong>Kharkiv</strong>, la città oggi <a href="https://it.insideover.com/guerra/kharkiv-sotto-pesante-bombardamento-i-russi-provano-adesso-l-assalto.html">nel mirino dell&#8217;artiglieria russa.</a> Ufficialmente era lì per un incontro con i funzionari locali del suo partito. In realtà Kharkiv, con una cospicua minoranza russofona e a pochi chilometri dal confine, rappresentava una via di fuga fondamentale. Piazza Maidan quel giorno vedeva la presenza al suo interno di settori estremisti, come <strong>Pravij Sektor</strong> e <strong>Svoboda</strong>. In quel 21 febbraio il parlamento ha votato a favore della destituzione di Yanukovich. Iniziava così l&#8217;era post Maidan dell&#8217;Ucraina, con presidenti e governi schierati in modo netto verso il versante occidentale.</p>
<h2>Dove ha trascorso gli ultimi anni</h2>
<p>La notte del 21 febbraio Yanukovich l&#8217;ha trascorsa in un punto non precisato del confine russo-ucraino, dove l&#8217;esercito di Mosca è riuscito a intercettarlo e a portarlo fuori dal Paese. A raccontarlo è stato, un anno dopo dai fatti, lo stesso Vladimir Putin. L&#8217;ex presidente ucraino è poi apparso in video per la prima volta dopo la destituzione soltanto una settimana dopo. Per lui quanto avvenuto era abbastanza chiaro: quello di piazza Maidan è stato un colpo di Stato e le proteste sono state incentivate da settori estremisti e dall&#8217;occidente. Inoltre Yanukovich ha avanzato dubbi di natura giuridica sulla validità del voto parlamentare che alla fine lo ha estromesso. Ma intanto la sua vita, da allora in poi, è trascorsa in Russia. Secondo i vari giornalisti che a lui si sono avvicinati dopo la deposizione, gran parte del tempo lo ha impiegato a <strong>Rostov</strong>, la città russa più vicina al suo oblast di Donetsk, nel frattempo diventato in parte controllato dai separatisti.</p>
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<p>Nella sua prima intervista successiva alla deposizione, si era espresso contro la perdita della <strong>Crimea</strong>. Difficile oggi stabilire quali siano le sue posizioni. Anche perché nessuno lo ha mai visto come un pretendente rientrante nella politica ucraina. Sia perché nel frattempo ha dovuto subire alcune tragiche vicende personali, a partire dalla scomparsa del primogenito morto annegato il 23 marzo 2015 nel lago Baikal. E sia perché ufficialmente in Ucraina avrebbe una condanna da scontare a 13 anni per via dei fatti di piazza Maidan.</p>
<h2>Putin lo rimetterà al potere?</h2>
<p>In pochi, scoppiata la guerra, avrebbero pensato a lui come uomo di Mosca da (ri)piazzare a Kiev. Al di là della condanna subita, che per la verità avrebbe ben poco significato in caso di collasso dell&#8217;attuale Stato ucraino, tra i cittadini non è mai stato molto popolare. Anche se poi la rivolta di piazza Maidan ha assunto ben altri significati, inizialmente tra i manifestanti c&#8217;erano gruppi che protestavano contro la corruzione e l&#8217;incapacità del suo governo di affrontare la crisi economica. Eppure negli ultimi giorni diversi media parlano della presenza di Yanukovich in <strong>Bielorussia</strong>. Sarebbe lì perché, una volta presa Kiev, il Cremlino vorrebbe lui al potere. Un&#8217;indiscrezione di cui ha parlato anche l&#8217;ex premier polacco ed ex presidente del consiglio europeo, Donald Tusk. Per Putin sarebbe forse una rivalsa ma anche un ennesimo azzardo in questo dossier ucraino. Difficile dire se Yanukovich abbia o meno intenzione di rimettere piede a Kiev. Ma alla fine il presidente russo gli ha salvato la vita. E in caso di richiesta, non potrebbe dire di no.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;onda nera preoccupa l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/unonda-nera-preoccupa-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 08:08:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[battaglione AZOV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1290" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Battaglione Azov (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov-1024x688.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Urzuf. Qui, cinque anni fa, è iniziata la strana guerra tra Ucraina e Russia. È qui che nel 2014 nacque il battaglione Azov, squadra di volontari formatasi in seguito alle proteste che destituirono il presidente Viktor Yanukovich, destinata a divenire centrale nella guerra del Donbass. In quel frangente, Azov si &#8220;distinse&#8221; soprattutto per la sua &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/unonda-nera-preoccupa-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1290" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Battaglione Azov (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Battaglione-Azov-1024x688.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Urzuf. Qui, cinque anni fa, è iniziata la strana guerra tra Ucraina e Russia. È qui che nel 2014 nacque il <strong>battaglione Azov</strong>, squadra di volontari formatasi in seguito alle proteste che destituirono il presidente <strong>Viktor Yanukovich</strong>, destinata a divenire centrale nella <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-governo-ucraino-apre-nuovamente-alla-pace-nel-donbass.html">guerra del Donbass</a>. In quel frangente, Azov si &#8220;distinse&#8221; soprattutto per la sua apertura verso neonazisti e suprematisti bianchi provenienti da ogni dove in Europa: guidati dall&#8217;ex parlamentare Andrij Biletsky, linguaggio da guerriglieri, mimetica, passamontagna ed un inquietante simbologia legata al culto runico tanto caro ai nazisti, che conservano ancora oggi nel loro scudetto giallo, blu e nero.</p>
<p>Ora spostiamoci in <strong>Croazia</strong>, in quel di Zagabria. Qui è nato e cresciuto, e vive tuttora, <strong>Denis Seler</strong>, 43 anni, leader dei <strong>veterani croati</strong> della guerra del 1991-1995. Militante dell’estrema destra con ambizioni panslave, inglese fluente, si fa ritrarre perennemente in mimetica. Fortemente antieuropeista (per Seler l’Europa non è altro che un'&#8221;Unione imperialista&#8221;), non fa mistero del fatto che la pazienza dei militari e dei nazionalisti croati sia ad un punto massimo e che, quando esploderà, genererà un &#8220;<strong>bagno di sangue</strong>&#8220;.</p>
<h2>Un legame strettissimo</h2>
<p>Cosa c’entrano tra loro queste due storie? Ebbene, tra Urzuf e Zagabria vi è un legame profondo che lega intimamente i sentimenti antieuropeisti di uomini come Seler e le vicende del Donbass. Tra il 2014 e il 2015, infatti, il militante croato è stato tra i padri fondatori del battaglione Azov. Ai tempi delle operazioni militari era stato lo stesso Seler a descrivere il conflitto ucraino come &#8220;<strong>la lotta per la razza bianca europea, la sua cultura e storia</strong>&#8221; e a credere che Azov sarebbe stato lo strumento per la realizzazione dell'&#8221;Europa delle nazioni&#8221;. Peccato che proprio sul famigerato battaglione, le cui somiglianze con le primissime Ss sono fin troppo inquietanti, pendano numerose accuse per <strong>crimini di guerra</strong> lanciate prima da Amnesty International e poi dall&#8217;<a href="https://www.osce.org/pc/233896?download=true" target="_blank" rel="noopener">Osce nel 2016</a>.</p>
<p>Ma perché tanto interesse dei veterani croati per la causa ucraina? Lo spiega proprio Seler nelle numerose interviste che ha concesso negli anni. Per i nazionalisti croati, infatti, la vicenda ucraina ricorda esattamente quella croata negli anni Novanta: la guerra tra russi ed ucraini perciò è sorella a quella tra croati e serbi. Un odio atavico fra le due nazioni balcaniche mai scemato e che ha portato, nel caso della vicenda ucraina, i serbi a schierarsi con i ribelli russi e i nazionalisti croati a solidarizzare immediatamente con la resistenza in Ucraina.</p>
<h2>Azov: da battaglione a organizzazione tentacolare</h2>
<p>A lanciare l’allarme circa queste <em>liaisons dangereuses</em> erano stati i reporter del <a href="https://birn.eu.com/">Balkan Investigative Reporting Network </a>che, seguendo gli spostamenti dei gruppi paramilitari in Europa, hanno ricostruito il cordone che lega le due nazioni. La Croazia, infatti, si starebbe trasformando in una vera e propria palestra e nodo nevralgico per questo tipo di formazioni: proprio qui, dove le influenze europeiste e filorusse si edulcorano in una sorta di <em>no man’s land</em>, dove il seme del nazionalismo esasperato può germogliare ancora. Ciò che più preoccupa gli osservatori nei Balcani è la trasformazione di Azov in una vera organizzazione tentacolare, in grado di stringere legami che vanno oltre l’Ucraina, <em>in primis</em> con la destra estrema croata. Non solo, ma Azov oggi è parte integrante della Guardia nazionale ucraina e riferisce direttamente al ministero dell&#8217;Interno, possiede un&#8217;ala politica (il Corpo nazionale) e tutta una rete subculturale fatta di centri sociali, palestre, scuole di addestramento e circoli come un moderno partito di massa (<a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/gli-uomini-neri.html" target="_blank" rel="noopener">Leggi il reporage sul battaglione Azov</a>).</p>
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<p><script src="https://player.vimeo.com/api/player.js"></script><br />
A creare un substrato fertile a questo tipo di cultura, i forti sentimenti revanscisti che albergano in entrambe le nazioni: non a caso l’estrema destra ucraina anti-russa inneggia ripetutamente a <strong>Stepan Bandera</strong> (assurto a eroe nazionale dell’Ucraina), ambiguo personaggio e leader dell’Oun (Organizzazione dei nazionalisti ucraini), struttura che durante la Seconda guerra mondiale si rese protagonista della deportazione e dell’uccisione di migliaia di ebrei e polacchi. Anche la Croazia è alle prese con il revanscismo post Seconda guerra mondiale, arrivando a negare i crimini commessi dai fascisti croati al soldo di Hitler. E mentre questa subcultura cresce, Azov si rimbocca le maniche: organizza conferenze, rilascia dichiarazioni, concede interviste, stringe legami con le destre dell’Europa occidentale; ogni anno l’organizzazione militare si dedica a due appuntamenti fissi, <em>Paneuropa</em> e <em>Intermarium</em>, conferenze attraverso le quali si rivolge alla fratellanza “bianca e cristiana” dell’Europa occidentale (Paneuropa) e a quella dell’ex Jugoslavia e degli ex satelliti sovietici (Intermarium), rispolverando l’idea di un’unione di etno-Stati nazionalisti di estrema destra.</p>
<h2>Balcani: ancora polveriera d&#8217;Europa?</h2>
<p>Fin qui si potrebbe pensare che questa fratellanza sia un caso isolato, legato a poche teste calde e mercenari: il fenomeno dell’Internazionale dei veterani è ben più pericoloso. Si tratta di migliaia di uomini addestrati ad uccidere, che coltivano uno spirito di vendetta e sentimenti anacronistici che l’Unione europea non è stata in grado di edulcorare e neutralizzare; sono uomini (ma vi sono anche donne) che possiedono mezzi militari, armi e che spesso si finanziano con traffici illegali; sono flussi transnazionali che viaggiano indisturbatamente proprio attraverso le frontiere di quell&#8217;Unione che tanto demonizzano e che hanno fitti rapporti con organizzazioni politiche che siedono nei Parlamenti nazionali.</p>
<div id="gallery_238201" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_238201 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5616847.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5616847.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645564.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645564.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5616871.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5616871.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645550.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645550.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5616852.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5616852.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645523.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645523.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5616840.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5616840.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645497.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645497.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645491.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645491.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645571.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_5645571.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_2718652.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/LP_2718652.jpg","subHtml":""}];</script>
<p>Non a caso, uno degli obiettivi dichiarati di Azov è quello di costituire una nuova <strong>legione straniera</strong> con il supporto dei fratelli croati. La presenza di questi movimenti e di questi sentimenti primordiali mostra due grandi sconfitte: la pacificazione dell’ex Jugoslavia, dopo quasi 30 anni, è tutto tranne che avvenuta; sulla carta forse, ma non negli animi. La seconda, è tutta europea: qui l’Unione non è stata in grado di avere <em>appeal</em> su governi e persone e di pensare ad una strategia che fosse prima politica e poi economica. Se si aggiunge a ciò una Bosnia ancora palestra dei jihadisti ed Albania e Macedonia del Nord, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-vendetta-di-macron-europa-albania-macedonia.html">fresche del veto<em> </em>di Macron</a>, i Balcani sono tornati ad essere esattamente la polveriera di cento anni fa.</p>
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		<title>Il Russiagate colpisce anche Prodi: &#8220;Capo di una lobby pro Yanukovich&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russiagate-romano-prodi-accusato-lobby-pro-yanukovich.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2018 10:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Russiagate]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;assedio anti-russo del deep State americano non si ferma e adesso converge sull&#8217;Europa dove a farne le spese è una nostra vecchia conoscenza: l&#8217;ex premier e presidente della Commissione europea, Romano Prodi. La colpa è sempre la stessa, e cioè avere avuto e mantenere contatti con Mosca. Ormai un peccato originale per chiunque faccia politica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/russiagate-romano-prodi-accusato-lobby-pro-yanukovich.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/LAPRESSE_20180220185232_25764686-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;assedio <strong>anti-russo</strong> del deep State americano non si ferma e adesso converge sull&#8217;Europa dove a farne le spese è una nostra vecchia conoscenza: l&#8217;ex premier e presidente della Commissione europea, <strong>Romano Prodi</strong>. La colpa è sempre la stessa, e cioè avere avuto e mantenere contatti con Mosca. Ormai un peccato originale per chiunque faccia politica nel Vecchio e nel Nuovo continente.</p>

<p>A chiamare in causa il professor Prodi quale presunto capo del cosiddetto &#8220;<strong>Haupsburg Group</strong>&#8221; è stata <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.politico.eu/article/former-austrian-chancellor-appears-to-have-lobbied-as-part-of-paul-manafort-scheme/">la rivista Usa <em>Politico</em></a>, nella sua edizione che tratta esclusivamente di questione legate all&#8217;Europa. Secondo le accuse, che prendono spunto dal filone d&#8217;indagini del <strong>Russiagate</strong>, questa sorta di organizzazione sarebbe stata composta da ex politici dell&#8217;Unione europea, finanziata da Paul <strong>Manafort</strong> e costituita al solo scopo di sostenere il presidente ucraino Viktor <strong>Yanukovich</strong>, legato al Cremlino. L&#8217;ormai onnipresente Robert Mueller ha accusato Manafort di aver versato su quattro conti offshore una cifra di due milioni di euro a favore degli ex politici Ue inseriti in questa lista per far nascere una lobby all&#8217;interno dell&#8217;Europa in favore di Yanukovich. Secondo l&#8217;accusa fu Manafort a pagare questi illustri personaggi della politica del nostro continente dal 2012 al 2013, finché poi gli eventi di <strong>Maidan</strong> costrinsero Yanukovich ad abbandonare Kiev.</p>

<p>Secondo i media austriaci, a capo di questo fantomatico gruppo ci sarebbe stato non Prodi ma <strong>Gusenbauer</strong>, ex cancelliere austriaco socialdemocratico. Chiaramente <strong>Prodi ha smentito </strong>categoricamente ogni tipo di coinvolgimento e il suo ufficio stampa ha dichiarato quanto segue: &#8220;In merito a quanto pubblicato su Politico.com si ribadisce che il Presidente Romano Prodi si è a lungo impegnato affinché potesse concretizzarsi un riavvicinamento dell&#8217;Ucraina all&#8217;Europa. Impegno che si è espresso in incontri preparatori e in numerose conferenze pubbliche, regolarmente retribuite, e approfonditamente preparate che si cono svolte in diverse capitali europee. È stato un impegno serio e corrispondente al ruolo politico di già Presidente della Commissione Europea. La sua attività è stata pubblica e quindi facilmente rintracciabile&#8221;.</p>

<p>L&#8217;inchiesta rivela in generale un enorme problema interno agli Stati Uniti, e cioè l&#8217;idea che vi sia un vero e proprio sistema di lobby legato al Cremlino che rema in favore della Russia e contro la politica americana. Ora, inutile ricordare che Romano Pordi non fu certamente un nemico degli Stati Uniti né si può dire che la sua politica fosse anti-europeista. Semmai, invece, si può ben dire che il suo rapporto da sempre positivo con <strong>Vladimir Putin</strong> abbia portato all&#8217;Unione europea e all&#8217;Italia il beneficio di una politica che potesse conciliare gli interessi di Mosca con quelli di Washington e con quelli di Bruxelles. A prescindere dall&#8217;idea che se ne possa avere dal punto di vista della politica interna. In questo senso, Romano Prodi alla Commissione europea e come presidente del Consiglio, insieme a <strong>Silvio Berlusconi</strong>, hanno garantito proprio questo doppio binario di alleanza con gli Usa e amicizia con la Russia che ha giovato in particolar modo alla nostra strategia.</p>
<p>Evidente in America ogni collegamento con la Russia di Putin inizia a essere considerato un problema. Non lo era ai tempi di Bush jr, non lo era ai tempi di Obama (pur se potevano vedersi le avvisaglie con l&#8217;ascesa di Hillary Clinton), ma lo è nell&#8217;era Trump, dove il Russiagate si erge come un&#8217;enorme spada di Damocle che pende su tutta l&#8217;amministrazione del presidente repubblicana e del suo circuito e che va a colpire anche chi, in Europa, ha ancora un peso e può essere considerato, senza alcun tipo di complottismo, amico della Russia. Specialmente in partiti considerati avversari dell&#8217;influenza di Mosca. Ma questo è il mondo che ha scoperto il Russiagate, un sistema di amici e nemici dove è impossibile essere bilanciati: o si sta con Washington o si sta con Mosca. <em>Tertium non datur</em>.</p>
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		<title>La strage di Odessa</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-strage-di-odessa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2017 08:31:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Odessa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1272" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636.jpg 1272w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1272px) 100vw, 1272px" /></p>
<p>È il 2 maggio 2014: l’Ucraina è attraversata dai moti che riguardano il cosiddetto “movimento Maidan”, dove gruppi di manifestanti e successivamente anche milizie nazionaliste chiedono non solo la fine della presidenza di Viktor Yanucovich, ma anche il posizionamento dell’Ucraina verso l’occidente. Sono settimane segnate dalla violenza in tutto il paese. Ad Odessa si tengono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-strage-di-odessa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1272" height="636" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636.jpg 1272w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/apertura_occhi_odessa1-1272x636-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1272px) 100vw, 1272px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">È il 2 maggio 2014: l’Ucraina è attraversata dai moti che riguardano il cosiddetto “movimento Maidan”, dove gruppi di manifestanti e successivamente anche milizie nazionaliste chiedono non solo la fine della presidenza di Viktor Yanucovich, ma anche il posizionamento dell’Ucraina verso l’occidente. Sono settimane segnate dalla violenza in tutto il paese. Ad Odessa si tengono manifestazioni di filorussi da un lato, mentre dall’altro lato vi sono le milizie nazionaliste. La tensione monta alle stelle, finché accade la tragedia: gruppi nazionalisti aggrediscono i filorussi, alcuni di loro sono all’interno della casa del sindacato. Qui l’edificio viene dato alle fiamme, muoiono intossicati, strangolati ed in alcuni casi anche pestati almeno 38 manifestanti filorussi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una strage che non ha colpevoli, né tanto meno il governo sembra intenzionato a trovare i responsabili. Nel suo reportage girato tre anni dopo la strage, Giovanni Masini traccia un quadro desolante: avvocati delle vittime e giudici intimiditi dai neonazisti e nazionalisti, giornalisti minacciati di morte se scrivono sul caso, con le autorità che non fanno nulla per modificare la situazione. E così, quella odiosa strage, rimane senza colpevoli.  </span></p>
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		<title>Ucraina, parlano i &#8220;giornalisti terroristi&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/ucraina-parlano-i-giornalisti-terroristi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2016 17:19:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Donetsk]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Donbass]]></category>
		<category><![CDATA[Kiev]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Ucraina, quattromila giornalisti, appartenenti a testate italiane e straniere, sono stati accusati di essere dei terroristi. Tra loro anche i nostri reporter che, a breve, torneranno nel Donbass.Tutti finiti nella lista di Mirotvorets e del “Centro per la ricerca di crimini contro la sicurezza nazionale dell’Ucraina, la pace e la sicurezza dell’umanità”. Il motivo? È assurdo. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ucraina-parlano-i-giornalisti-terroristi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ucraina-parlano-i-giornalisti-terroristi.html">Ucraina, parlano i &#8220;giornalisti terroristi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/apertura_occhi-1024x512.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Ucraina, quattromila giornalisti, appartenenti a testate italiane e straniere, sono stati accusati di essere dei terroristi. Tra <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/i-nostri-reporter-sono-terroristi/" target="_blank" rel="noopener">loro anche i nostri reporter</a> che, a breve, torneranno nel Donbass.Tutti finiti nella lista di <strong>Mirotvorets </strong>e del “Centro per la ricerca di crimini contro la sicurezza nazionale dell’Ucraina, la pace e la sicurezza dell’umanità”. Il motivo? È assurdo. Sono stati accusati di essersi accreditati presso la Dnr, la Repubblica popolare di Donetsk, quella, per capirci, in mano ai separatisti. Una prassi necessaria per poter raccontare entrambi i fronti: quello di Kiev e quello dei filorussi. Una decisione necessaria per chiunque voglia raccontare la guerra &#8211; se mai fosse possibile &#8211; nel modo più obiettivo possibile. &#8220;Giornalisti terroristi&#8221;, uno slogan degli anni &#8217;70 che torna tragicamente attuale. L&#8217;Ucraina vuole entrare nella Ue. Ma poi i suoi politici condividono <strong>liste di proscrizione</strong> su Facebook. L&#8217;Ucraina ha fatto una rivoluzione in nome della libertà, ma poi ha limitato quella dei giornalisti. Nessuno in Europa ha protestato. Nemmeno &#8220;lady Pesc&#8221;, Federica Mogherini. Nemmeno chi ha sognato, legittimamente, un&#8217;Ucraina libera. Abbiamo quindi deciso di far parlare i diretti interessati: i giornalisti &#8220;terroristi&#8221;.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10145" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/sandro2.jpg" alt="sandro2" /></p>
<p><strong>(Sandro Maddalena) </strong>Sono partito per Kiev nel febbraio del 2014 per documentare l’agitazione politica che da novembre 2013 stava investendo il paese. Ho assistito agli scontri che hanno portato alla cacciata dell’allora presidente Yanukovich e dopo circa un mese ho deciso di partire per Donetsk per capire che tipo di ripercussioni avesse portato il cambio di rotta del governo ucraino nell’est del paese. Quando la guerra è cominciata ero a Slaviansk e per la prima volta mi sono trovato di fronte alla macchina del fango, alla becera propaganda che da entrambi i lati gioca la sua partita nel tentativo di convincere l’opinione pubblica. Ed è così che vengo accusato di essere un mercenario italiano, una spia al soldo del fascismo internazionale e chissà che altro ancora. Il video che m’indica come sobillatore ottiene 40000 visualizzazioni in poche ore. Sono passati circa due anni da quest’episodio e più di un anno dall’ultima volta che sono stato in Ucraina quando, qualche giorno fa, vengo a conoscenza della lista nera di Kiev. Scorrendo i nomi trovo il mio e quello di tanti colleghi conosciuti sul campo, per un totale di circa 4500 giornalisti. Siamo stati tutti indicati come facilitatori del terrorismo solo perché abbiamo ritenuto opportuno relazionarci con entrambe le parti in causa nel tentativo di avere una visione più imparziale possibile del conflitto che sta insanguinando l’Ucraina. Spero che questa situazione venga risolta al più presto per riabilitare il nome di tutti i coinvolti e dare la possibilità ai giornalisti di svolgere la propria professione senza dover temere arresti o ritorsioni di qualunque tipo.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="size-full wp-image-10146 alignnone" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/photo2.jpg" alt="photo2" /></p>
<p><strong>(Michela Iaccarino)</strong>In un paese dove &#8216;democrazia&#8217; non è una parola vuota &#8211; e la nuova Ucraina post Maidan dichiarava di essere nata proprio dalla sua ricerca &#8211;  i giornalisti non finiscono in liste nere che minacciano la loro privacy, la loro sicurezza sul campo mentre svolgono il loro lavoro. Non diventano personae non gratae esposte al linciaggio digitale. Non vengono definiti fiancheggiatori dei terroristi solo per aver dato voce ad entrambe le anime del conflitto civile. Questa lista non ci permette di compiere in futuro il lavoro svolto fin ora in territorio ucraino e arreca danno alle vittime civili di un lato del conflitto che non saremo più in grado di raccontare.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10147" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/bruno2.jpg" alt="bruno2" /></p>
<p><strong>(Bruno Federico)</strong>Il mio nome in una lista. Non è la prima volta, sospetto non sarà l&#8217;ultima. Questa volta sono in compagnia di 4000 colleghi e colleghe i cui nomi, telefoni e mail sono stati pubblicati da un sito web Ucraino che si chiama Mirotvorets &#8211; in italiano “pacificazione” e da un sedicente “Centro per la ricerca di crimini contro la sicurezza nazionale dell’Ucraina, la pace e la sicurezza dell’umanità”. La brillante indagine di questi centri preoccupati per la pace dell&#8217;umanità e collegati all&#8217;attuale governatore ucraino dei territori di Lugansk, George Tuka, scopre che questi 4000 giornalisti siamo stati nei territori controllati dai separatisti durante i due anni passati. Una lista probabilmente sottratta ai separatisti durante una grande azione di spionaggio, immagino una trama tipo film con James Bond, ma spero che nessuno abbia sacrificato la sua vita per una informazione ottenibile con una ricerca su google per scoprire quanti di noi avessero pubblicato articoli, foto e video prodotti nel Donbass. Questo sito web definisce i 4000 giornalisti come terroristi in quanto abbiamo richiesto e ottenuto il permesso di fare il nostro lavoro dai ribelli, e lo abbiamo svolto nei territori che si sono alzati in armi contro il governo di Kiev. Lo stesso permesso lo abbiamo richiesto e ottenuto dal governo ucraino, per coprire il conflitto. Nella lista dei 4000 c&#8217;è tutto il colorato mondo del giornalismo, indipendenti e inviati, da Russia Today alla CNN, passando per la RAI.  Probabilmente per quanti di noi siamo già lontani da quel conflitto essere nella lista di proscrizione non significherá maggiori problemi a parte non poter più mettere piede in Ucraina, ma la preoccupazione è per in nostri colleghi che in Ucraina ci vivono e che sono stati dichiarati obiettivo militare da questi pacificatori. La riflessione, forse scontata ma necessaria è sulla natura del nostro lavoro. Essere giornalisti implica cercare tutti i punti di vista, interrogarsi, raccontare le storie senza adagiarsi sulla versione ufficiale o semplicemente considerandola come niente piú che un punto di vista e una posizione di parte. La Verità assoluta è come Babbo Natale: non esiste. Non si tratta di una pretesa di neutralità o di oggettività in quanto raccontiamo, siamo essere umani, politici per definizione e critici per lavoro. Una interpretazione personale degli eventi esiste sempre, ma come giornalisti la dobbiamo sottomettere alla professionalità e all&#8217;etica del nostro lavoro. Nel lavoro che con due colleghe ho svolto nel Donbass abbiamo deciso di raccontare la storia dei separatisti, i loro timori, le speranze e le contraddizioni della loro relazione con la Russia. Un punto di vista. Un progetto giornalistico che rivendico. Non era propaganda, era la storia di una delle parti, presentata come tale, senza pretese di essere una visione omnicomprensiva della complessità del conflitto. Pubblicando quella lista il nazionalismo ucraino si è dato la zappa sui piedi inimicandosi in un click praticamente tutta la stampa mondiale. La procura di Kiev sembra abbia iniziato una indagine per riparare il danno. Staremo a vedere.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10148" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/cosimo2.jpg" alt="cosimo2" /></p>
<p><strong>(Cosimo Attanasio, fotografo, Accredito presso il ministero della difesa ucraino num.: 000837,  Accredito presso il ministero dell&#8217;Informazione della DNR num: 2481 e 3837)</strong>Mi chiamo Cosimo Attanasio, sono un fotografo freelance italiano ed ho seguito le vicende ucraine sin dalle prime occupazioni degli uffici pubblici a Donetsk nell&#8217;Aprile del 2014. Insieme con un gruppo di giornalisti e fotografi italiani, francesi, ucraini e bielorussi abbiamo seguito tutte le vicende che hanno portato il paese in una guerra insensata, è stata la mia prima esperienza internazionale ed ho passato il periodo più pazzo e incredibile della mia vita. Il mio lavoro è quello di testimoniare quanto vedo attraverso le foto, ed ho raccontato vicende come gli assalti all&#8217;uffici della procura di Donetsk, i manifestanti filo Maidan assaltati dai miliziani, i rapimenti a Lugansk da parte di servizi segreti russi che un rappresentante dell&#8217;OSCE negava, sono entrato nel palazzo del massacro di Odessa ed ho mostrato i primi civili uccisi vicino la stazione di Donetsk. Ho anche testimoniato presso l&#8217;Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani e per tutto questo sono stato accusato di simpatie naziste da parte di anonimi supporter filorussi, io me ne sono sempre fregato e sono andato avanti.Sono tornato altre volte in Ucraina, raccontando le storie dei volontari alla ricerca dei cadaveri nei campi di battaglia o delle ragazzine di Slavyansk che hanno abbandonato la famiglia per andare a combattere e partecipando al primo invio di aiuti umanitari nel paese. Chiunque vada nei territori della DNR deve essere accreditato presso gli uffici del ministero dell&#8217;Informazione, l&#8217;accredito è una procedura che esiste ovunque: ci si accredita come al festival del cinema di Cannes, a Montecitorio, e in tante altre situazioni; a Donetsk si riceve un pezzo di carta che è poco più di un souvenir e lo devi mostrare ogni volta che ti ferma un qualunque poliziotto o miliziano.  Nei territori in mano al governo riconosciuto di Kiev non ho mai dovuto nascondere il fatto di essere stato accreditato a Donetsk. Ho scoperto l&#8217;esistenza della pubblicazione di questa lista tramite un forum di giornalisti ed ho subito cercato il mio nome, pubblicato due volte in corrispondenza dei miei ultimi due viaggi. Una delle libertà basilari della ‪‎democrazia‬ è la ‪‎libertà di stampa‬, la ‪censura‬, la persecuzione e la paranoia sono le cifre stilistiche dei peggiori regimi al mondo: dalla ‎Germania‬ nazista alla ‪Cina‬ odierna. Non sono mai stato a favore di nessuna censura, ed ho sempre espresso solidarietà con le vittime nonostante magari loro per primi fossero dei nemici della libertà, come accadde l&#8217;anno scorso con il giornale filorusso Vesti quando il furgone che trasportava le copie da distribuire alle edicole fu assaltato da un gruppo di nazionalisti a bordo di un ambulanza italiana. Sono stato definito &#8220;giocattolo del ‪‎Cremlino‬&#8221; da un demagogo e nazista da anonimi sul web, io me ne frego e vado avanti, il popolo ucraino TUTTO lotta per la pace e la democrazia, ho ricevuto tantissima solidarietà da parte della gente ma c&#8217;è ancora molta strada da fare se anche il ministro degli interni Avakov, nonostante tutte le proteste, continua a difendere la diffusione di questa lista. Spero che questa stupida buffonata da parte di un gruppo di demagoghi finisca con un nulla di fatto anche se non si può mai sapere se, un domani tornassi nel paese, un qualche portinaio di albergo esaltato chiami qualche suo compagno per dare una lezione a questo giocattolo del Cremlino. Ho scritto una lettera all&#8217;ambasciatore ucraino Yevhen Perelygin da cui non ho ancora ricevuto risposta e farò tutto ciò che è nelle mie facoltà per difendere il mio onore. Se il governo separatista o quello di Kiev sono interessati a sapere se sono schierato e da quale parte sappiano lorsignori che non potrò mai stare dalla parte di nessuno all&#8217;infuori dei bambini, dei rifugiati della Crimea e del Donbass e di tutta coloro che lottano per un futuro migliore: democratico, pacifico e sopratutto libero.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10149" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/scandaliato2.jpg" alt="scandaliato2" /></p>
<p><strong>(Maria Elena Scandaliato)</strong>Sono Maria Elena Scandaliato, giornalista free lance. Nel marzo 2015 sono andata in Ucraina insieme al collega Bruno Federico per realizzare reportage, video e scritti, sulla guerra in corso. Giunti a Kiev abbiamo ritirato l’accredito stampa presso il ministero degli Interni, che ha rilasciato a me e al mio collega due tessere “ATO”, necessarie a superare la linea del fronte e a lavorare nei territori controllati dai separatisti così come in quelli ucraini. Dopo un viaggio in treno, da Dnipropetrovsk abbiamo preso un autobus di linea per Donetsk, e dopo aver superato tre check point ucraini e altrettanti dei miliziani separatisti, abbiamo raggiunto la capitale dell’autoproclamata “Repubblica popolare di Donetsk”. Una volta lì, come richiesto dalle autorità locali (che altrimenti non ci avrebbero permesso di fare foto, interviste o riprese, né di spostarci), ci siamo accreditati anche presso di loro; e lo stesso abbiamo fatto con le autorità di  Luhansk, dove ci siamo recati per documentare l’emergenza umanitaria a Stakanov e Pervomajsk, e dove abbiamo raccontato la vita sul fronte del battaglione Prizrak (come mostra il reportage pubblicato sul Venerdì di Repubblica e il servizio per RSI, la tv svizzera). Apprendere, ora, di essere inserita in una lista di giornalisti “collaboratori di terroristi” (con tanto di indirizzi email e numeri di telefono esposti a chiunque fosse in cerca di un bersaglio) è stato piuttosto sconcertante, anche perché potrebbe legarsi a un bando dal suolo ucraino (che ha già colpito altri colleghi) di cui però non ci è dato sapere, a meno che non ci rechiamo nuovamente a Kiev per verificare con mano.  Tutto, ovviamente, trafugando le liste dei giornalisti accreditati presso la DPR: accredito che – come noto a chiunque – è indispensabile anche solo per potersi muovere da una città all’altra dei territori “separatisti”. Visto che l’Unione Europea ha appoggiato i nuovi governi di Kiev come simboli di riacquisita democrazia, dopo l’oscurantismo che li aveva preceduti, mi aspetto dei provvedimenti immediati a tutela dei giornalisti, della loro libertà di movimento e del diritto dei cittadini europei a essere informati.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10150" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/garzillo2.jpg" alt="garzillo2" /></p>
<p><strong>(Salvatore Garzillo)</strong>La prima reazione è stata di incredulità. Sono stato in Ucraina tra settembre e ottobre 2014, assieme a bravissimi colleghi ho realizzato reportage video per Corriere.it, articoli per Libero, per Rolling Stone. Ogni servizio riporta fedelmente quello che ho visto, le conversazioni con le persone che ho incontrato e le mani che ho stretto. Da una parte e dall&#8217;altra. Ho attraversato il Paese da Kiev fino alla Repubblica Popolare di Donetsk, in Donbass, per raccontare di un &#8220;cessate il fuoco&#8221; che esisteva solo a parole. Lo hanno fatto prima e dopo di me, certamente meglio e più approfonditamente, centinaia di altri giornalisti da tutto il mondo, professionisti di grande qualità umana che è ridicolo ritenere &#8220;collaboratori dei terroristi&#8221;, come qualcuno scrive. A Donetsk vivevamo tutti nello stesso posto, freelance di ogni tipo, gente che quest&#8217;anno ha vinto il Pulitzer. E tutti siamo finiti nella lista senza distinzione.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10151" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/danilo2.jpg" alt="danilo2" /></p>
<p><strong>(Danilo Elia)</strong>La diffusione della lista è una questione prettamente politica, e come tale è stata strumentalizzata da alcuni membri della Rada. Anton Gerashenko e Dmytro Tymchuk hanno detto che accreditandoci noi abbiamo collaborato con i separatisti. Ma bisognerebbe ricordargli che tutti noi abbiamo anche dovuto accreditarci presso le autorità di Kiev per andare in zona di guerra. Vuol dire che abbiamo collaborato anche con l&#8217;esercito ucraino? L&#8217;accredito con le autorità separatiste era un passo necessario per lavorare in Donbass. Senza, non si poteva nemmeno andare in giro. Chi dice che accreditarsi equivale a schierarsi mostra di non avere alcuna idea di come lavora un giornalista. E pubblicare i dati personali di chi ha lavorato in zone di guerra è un atto irresponsabile che mette a rischio la sicurezza di tutti noi.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10165" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/05/bianchi.jpg" alt="bianchi" /></p>
<p><strong>(Giorgio Bianchi)</strong>Nel febbraio 2015 mi sono recato in Ucraina per un reportage sulla guerra nel Donbass.Regolarmente accreditato presso il Ministero degli Interni del governo di Kiev, per mezzo della cosiddetta tessera ATO, mi sono diretto verso la zona del fronte. Dopo alcuni giorni trascorsi nel versante governativo ho deciso di trasferirmi nella parte separatista; per fare ciò sono salito su un normale autobus di linea e dopo aver oltrepassato senza problemi 3 check point gestiti da militari ucraini e 4 gestiti da milizie separatiste sono finalmente giunto a Donetsk. Dopo due giorni trascorsi a Donetsk sono stato arrestato dalle forze di sicurezza della DNR in quanto trovato ad operare senza i documenti di accredito rilasciati dalle loro autorità e condotto nella base del battaglione Vostok.Dopo essersi accertati che non fossi una spia sono stato rilasciato con l’invito a munirmi della documentazione necessaria per continuare ad operare sul territorio da loro amministrato, cosa da me prontamente eseguita il giorno successivo. Nei giorni seguenti ho attraversato altre due volte il confine tra le due amministrazioni in entrambi in casi senza alcuna conseguenza. La pubblicazione della lista coni nomi dei giornalisti accreditati presso la DNR è un atto scriteriato oltre che illegale in quanto lesivo della privacy degli operatori dell’informazione. Definire inoltre i giornalisti “collaboratori dei terroristi” denota un totale disprezzo della libertà di stampa e meriterebbe una denuncia per diffamazione da parte di tutti gli organi di stampa coinvolti. Al di la di questo riprovevole episodio c’è da dire infine che numerosi di quei giornalisti inclusi nella lista, me compreso, risultano banditi dal suolo ucraino per periodi che vanno dai 3 ai 5 anni con conseguenti danni arrecati alla loro professione. Spero che al più presto l’unione europea prenda provvedimenti nei confronti del Governo di Kiev almeno con una richiesta di chiarimenti.</p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/ucraina-parlano-i-giornalisti-terroristi.html">Ucraina, parlano i &#8220;giornalisti terroristi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;amletico quesito sulla Crimea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lamletico-quesito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 09:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono ormai passati due anni da quando il tricolore russo ha sostituito le bandiere ucraine in Crimea. Ventiquattro mesi in cui non ha trovato ancora risposta l’amletico quesito: l’annessione russa della Penisola è stato un illecito internazionale oppure la massima applicazione del principio di autodeterminazione di un popolo? Difficile dare un responso. Forse non lo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lamletico-quesito.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/04/crime-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p align="JUSTIFY">Sono ormai passati due anni da quando il tricolore russo ha sostituito le bandiere ucraine in Crimea.</p>
<p align="JUSTIFY"> Ventiquattro mesi in cui non ha trovato ancora risposta l’amletico quesito: l’annessione russa della Penisola è stato un illecito internazionale oppure la massima applicazione del principio di autodeterminazione di un popolo? Difficile dare un responso. Forse non lo si avrà mai.</p>

<p align="JUSTIFY">Partiamo da un antefatto. I russi di Crimea espressero palesemente la loro volontà di staccarsi da Kiev già nel 1992, proclamando una prima <b>Repubblica indipendente</b> sostenuta da Mosca. La crisi fu risolta nel 1994, quando Russia, Usa, Gran Bretagna e Ucraina siglarono a Budapest un <b>Memorandum</b>, con cui Kiev otteneva il riconoscimento dei propri confini nazionali da parte russa, e la Crimea a sua volta accettava di restare sotto la sovranità ucraina in cambio di ampie autonomie linguistiche e amministrative.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma dopo il rovesciamento di <b>Viktor Yanukovich</b> e sotto la minaccia di vedersi revocare le autonomie dal nuovo governo nazionalista, con un referendum indipendentista nel marzo 2014 la Crimea si staccava dall’Ucraina e sceglieva l’annessione alla Federazione Russa. A conferma della legittimità di quell’atto, Mosca ha sempre citato il precedente del <b>Kosovo</b>, che con un referendum nel 2008 si era a sua volta proclamato indipendente dalla Serbia. Secondo la Russia, se era stata data legittimità internazionale alla scelta di Pristina, lo stesso valeva per quella di Sinferopoli.</p>

<p align="JUSTIFY">Ma la consultazione nell’ex provincia autonoma serba è ancora oggetto di una diatriba giuridico-diplomatica, che la stessa Corte Internazionale di Giustizia ben si è guardata dal legittimare. Con una sfumatura lessicale pilatesca, nel 2010 i giudici della CIG avevano sentenziato che il referendum kosovaro non violava il diritto internazionale generale perché quest’ultimo, in mancanza di accordi specifici, non contempla norme che vietino espressamente la secessione: un arzigogolo giuridico che, di fatto, dichiarava la <b>“non illegittimità” </b>(piuttosto che la “legittimità”) dell’indipendenza di Pristina.</p>
<p align="JUSTIFY">Dunque, anche quella della Crimea è stata allora una secessione “non illegittima”? Non proprio, perché in questo caso <b>le norme internazionali violate </b>erano quelle derivanti dal Memorandum di Budapest del 1994, secondo Usa e dall’Ue non rispettate dalla Russia, che si era impegnata al rispetto dei confini dell’Ucraina. A loro volta, Mosca e Sinferopoli hanno sempre replicato che gli accordi del 1994 <b>sono stati invalidati</b> innanzitutto dalla decisione, presa dal nuovo governo insediatosi a Kiev dopo Euro-Maidan, di rivedere l’autonomia politica concessa vent’anni prima, dinanzi alla quale la Crimea si è ritenuta <b>sciolta da qualsiasi obbligo</b><i>.</i></p>

<p align="JUSTIFY">Tuttavia la Crimea potrebbe, paradossalmente, costituire anche il precedente per una futura <b>annessione del Kosovo da parte dell’Albania</b>, che giusto un anno fa il premier albanese Edi Rama, dai microfoni del principale network televisivo kosovaro, definiva <i>«inevitabile ed indiscutibile»</i>. Dichiarazioni fonte di non pochi imbarazzi a Bruxelles e in ambienti NATO, di cui l’Albania è parte, poiché allusive ad una chiara intenzione di ricomporre la diaspora albanese sotto le bandiere dell&#8217;Alleanza Atlantica e dell’Ue, in cui Tirana è candidata a entrare. Accettare la nascita di una “Grande Albania” in ambito comunitario e atlantico comporterebbe per l’Occidente l’avallo di un percorso analogo a quello all’origine degli eventi di due anni fa sul Mar Nero. Eventi oggi giudicati illegittimi, tanto che l’impalcatura delle sanzioni varate contro Mosca poggia proprio su questo assunto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lamletico-quesito.html">L&#8217;amletico quesito sulla Crimea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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