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	<title>vali nasr Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 07 Apr 2026 03:40:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>vali nasr Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La misteriosa epurazione digitale degli iraniani contro la guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-misteriosa-epurazione-digitale-degli-iraniani-contro-la-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 06:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Secondo il politologo Vali Nasr, "esiste una parte della diaspora iraniana che vuole appartenere al mainstream della società Usa ed europea".</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/iran-4-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è facile essere un iraniano contrario alla guerra di <strong>Trump e Netanyahu</strong>. Specialmente sulle bacheche di X, quel posto che una volta chiamavamo Twitter e che oggi sembra il laboratorio della censura algoritmica. Il fenomeno riguarda la diaspora iraniana, o meglio, quella parte della diaspora che non ha alcuna intenzione di farsi arruolare nella tifoseria del<em> regime change</em> e dell&#8217;escalation militare. Il caso centrale è quello di <strong>Atieh Bakhtiar</strong> (@UnboundedVoice), <a href="https://x.com/i/status/2032996049347031192">un&#8217;attivista</a> nota per le sue posizioni contrarie al conflitto, sospesa per qualche giorno con l&#8217;accusa di &#8220;account inautentico&#8221;. Una violazione arrivata senza violazioni effettive dei termini di servizio, nonostante colleghi e testimoni (tra cui l&#8217;account History Speaks) abbiano confermato l&#8217;identità reale della donna.</p>



<p>Anche <strong>Tara Riva</strong>, giornalista e studiosa italo-iraniana e voce tra le più originali tra quelle non appiattite sull&#8217;intervento armato, <a href="https://x.com/tara_riva/status/2032541816466092323">ha denunciato</a> una drastica limitazione della visibilità (<em>shadow-ban)</em> proprio in concomitanza con analisi sociologiche delicate sulla diaspora e riferimenti al dissenso all&#8217;interno della stessa. Insieme a loro, altri profili come <em>@ayatr0llah</em>, <em>@Godsbrfloor</em> e <em>@bob_esfanji1</em> sono stati oscurati contemporaneamente. Ora sembra essere tutto risolto. Se si tratta di un glitch, non sembra aver colpito quelli del fronte filoamericano.</p>



<p>La questione in realtà va ben oltre la tecnologia. Come <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2026/03/19/italia-le-anime-della-diaspora-come-gli-iraniani-vedono-il-conflitto">spiega</a> su <em>EuNews </em><strong>Maria Luisa Fantappiè</strong>, esperta di Medio Oriente dell&#8217;<strong>Istituto Affari Internazionali</strong>, esiste una frattura profonda all&#8217;interno della comunità iraniana in Europa. &#8220;Si tratta in larga parte di una diaspora di classe media, composta da persone istruite e altamente qualificate&#8221;, dice la studiosa. &#8220;Molti di loro non hanno potuto trovare in Iran le opportunità adeguate al proprio talento e alle proprie capacità, a causa non solo della natura repressiva del sistema politico, ma anche di fattori come <strong>l’impatto delle sanzioni internazionali</strong>”.</p>



<p>Da una parte c&#8217;è una fazione monarchica molto rumorosa, capace di occupare lo spazio digitale con una forza d&#8217;urto sproporzionata rispetto ai numeri reali. Dall&#8217;altra, c&#8217;è una galassia di intellettuali, artisti e attivisti che si trova tra due fuochi: l&#8217;opposizione al regime di Teheran e il rifiuto netto della guerra. Questa &#8220;anima civica&#8221; è oggi l&#8217;obiettivo di una campagna di intimidazione che usa lo<em> shadow ban </em>e le segnalazioni di massa come manganelli digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diaspora che vuole esser &#8220;bianca&#8221;</h2>



<p><strong>Vali Nasr</strong>, politologo della John Hopkins, ha provato a mappare durante la puntata di un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ezq-fVXM0uI">podcast</a> il motore culturale di questo scontro: &#8220;Esiste una parte della diaspora iraniana che, per dirla in modo semplice, vuole davvero essere considerata &#8216;bianca&#8217;. Non vuole identificarsi con il Sud globale. Vuole appartenere al mainstream della società americana ed europea&#8221;.</p>



<p>Per questo motivo, spiega l&#8217;ex consigliere di Obama, niente affatto un estremista di sinistra, &#8220;l’adesione a Israele, l’abbraccio del sionismo, <strong>l’opposizione alle proteste contro la guerra a Gaza e il sostegno al movimento MAGA</strong> sono, in sostanza, il loro modo di integrarsi&#8230; un’immaginazione dell’identità iraniana che, di fatto, sostiene che la storia dell’Iran si sia fermata nel VII secolo, quando arrivarono gli arabi&#8230; Poiché gli americani e gli europei del <em>mainstream</em> sono pro-Israele e contrari a Gaza, allora anche noi siamo come loro&#8221;. Questo fenomeno esiste davvero ed è molto presente, ed è sfruttato in particolare dal movimento monarchico iraniano&#8221;.</p>



<p>È una spinta identitaria potente, dove una fetta della diaspora cerca legittimazione abbracciando feticci quasi <em>neocon</em>. Da qui, come ricordano spesso studiose come <strong>Farian Sabahi</strong>, dell&#8217;Università dell&#8217;Insubria, o <strong>Marina Misaghi Nejad</strong><em> </em>attivista italo-iraniana e antropologa, spuntano degli sciami di troll che squalificano come traditore chiunque scriva che sanzioni e i bombardamenti potrebbero fare cilecca.</p>



<p>In poche parole, se non sei con i monarchici, se non invochi l&#8217;intervento straniero, allora sei un agente del regime. Peccato che <strong>Reza Palhavi Jr</strong>., figlio maggiore dell&#8217;ultimo Shah di Persia, dipinto da molti commentatori occidentali come potenziale leader per un governo fantoccio dopo l&#8217;inizio delle operazioni il 28 febbraio, potrebbe aver già perso il suo treno. Nonostante l&#8217;attacco israeliano porti il nome di Operazione Leone Ruggente, un chiaro omaggio alla monarchia dei Palhavi deposta nel 1979, l&#8217;intelligence Usa sembra aver concluso che l&#8217;erede presunto non disponte di una rete sufficiente all&#8217;interno del Paese per guidare un rovesciamento del regime. </p>



<p>&#8220;Non lo hanno mai preso così sul serio&#8221;, ha <a href="https://newyorkermag.visitlink.me/aS_7h7">detto</a> Nasr al <em>New Yorker</em>. &#8220;C&#8217;è differenza tra l&#8217;avere un&#8217;organizzazione sul campo e l&#8217;avere semplicemente persone a cui piaci. Se hai intenzione di aiutare a cambiare un regime, devi avere una strategia operativa sul territori&#8221;. <strong>Trump e i suoi collaboratori, secondo la prestigiosa rivista, chiamerebbe Palhavi il &#8220;principe perdente</strong>&#8220;.</p>



<p>Ma sarebbe un errore liquidare tutto come una rissa tra esuli benestanti. Quello che accade su X o alle voci dissidenti rispetto all&#8217;andazzo dominante è la naturale conseguenza di un processo di selezione distorto: quello di &#8220;voci&#8221; da Paesi lontani filtrate troppo a lungo in base a ciò che faceva piacere sentire ai gruppi dominanti, e ai decisori politici.</p>
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		<item>
		<title>Il messaggio dell&#8217;Ayatollah Sistani: difendere l’Iran è &#8220;obbligo religioso&#8221; per gli sciiti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-fatwa-storica-dellayatollah-sistani-difendere-liran-e-obbligo-religioso-per-gli-sciiti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 05:58:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1478" height="1197" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sistani Iran Iraq" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 1478w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1478px) 100vw, 1478px" /></p>
<p>Il Grande Ayatollah Ali al-Sistani ha emesso una "fatwa" storica per il mondo dell'islam sciita a difesa dell'Iran.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1478" height="1197" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sistani Iran Iraq" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 1478w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260308215423785_4318ed703d39ea9a9a92fce925c60ca5-e1773003303400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1478px) 100vw, 1478px" /></p>
<p>Il <strong>Grande Ayatollah Ali al-Sistani</strong> una delle massime autorità religiose sciite al mondo- che vive a Najaf, in Iraq &#8211; ha dichiarato <a href="https://it.insideover.com/guerra/missili-a-2-milioni-di-dollari-droni-a-20-000-la-guerra-dei-conti-che-liran-sta-vincendo.html">la difesa dell&#8217;Iran durante l&#8217;attuale conflitto</a> <strong>un obbligo religioso collettivo</strong> (<em>wajib kifa&#8217;i</em>) contro la campagna militare di Usa e Israele che ha come obiettivo quello di rovesciare la Repubblica Islamica. Sistani ha risposto a una serie di <strong><em>stiftaa</em></strong> (domande religiose) presentate da fedeli preoccupati per la situazione di guerra in corso. Nel testo, Sistani esprime grave preoccupazione per le <a href="https://it.insideover.com/guerra/sette-giorni-di-guerra-i-costi-per-gli-usa-gli-armamenti-rimasti-alliran.html">minacce esterne e interne che colpiscono</a> l&#8217;Iran, tra cui attentati, corruzione, omicidi, distruzione di proprietà pubbliche e private, propaganda settaria e tentativi di seminare discordia tra la popolazione.</p>



<p>Sistani sottolinea la difesa della nazione islamica iraniana, la <strong>protezione dell&#8217;unità nazionale e la resistenza a tentativi di sovversione o destabilizzazione costituiscono un obbligo collettivo religioso</strong> (<em>wajib kifa&#8217;i</em>). Sistani invita i fedeli a evitare divisioni, a <strong>preservare l&#8217;armonia e a non permettere che nemici esterni o agenti interni raggiungano i loro obiettivi</strong>. Questa posizione segna un momento significativo, considerando la storica distanza di Sistani dal sistema della Repubblica Islamica e la sua linea &#8220;quietista&#8221;, che privilegia il distacco dalla politica attiva. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ultima Fatwa fu contro l&#8217;Isis nel 2014</h2>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">BREAKING: the most influential Shiite cleric, Grand Ayatollah Sistani (who resides in Iraq) has issued a Fatwa on the Iran war, decreeing &quot;collective religious obligation&quot; for communal defense. The last time he issued such a fatwa was in June 2014 after ISIS capture Mosul. <a href="https://t.co/z6aaHBJkha">pic.twitter.com/z6aaHBJkha</a></p>&mdash; Arta Moeini PhD (@ArtaMoeini) <a href="https://twitter.com/ArtaMoeini/status/2030708649748803794?ref_src=twsrc%5Etfw">March 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Come nota lo studioso <strong>Arta Moeini</strong> su X, «l&#8217;ultima volta che Sistani ha emesso una fatwa del genere è stato nel giugno 2014, dopo la conquista di Mosul da parte dell&#8217;Isis», a riprova del momento drammatico per la comunità sciita. <strong>Vali Nasr</strong>, docente alla John Hopkins, sottolinea l&#8217;importanza del messaggio: «Il Grande Ayatollah Sistani ha rotto il silenzio. <strong>Ha emesso una fatwa decretando che la difesa dell&#8217;Iran in questa guerra e nei tentativi di seminare il caos</strong>, dividere il Paese e rovesciare la Repubblica Islamica è un obbligo religioso. Sistani è da tempo in contrasto con la Repubblica Islamica, e ora ha schierato tutto il suo peso a sostegno della resistenza, in un momento in cui sta per essere annunciato un nuovo Leader Supremo».</p>



<p>Pochi giorni prima, il 4 marzo 2026, l&#8217;ufficio di Sistani aveva rilasciato una dichiarazione separata che condannava con forza l&#8217;aggressione militare congiunta USA-Israele contro l&#8217;Iran, definendola una guerra ingiusta priva di autorizzazione ONU, responsabile di morti civili tra cui bambini, distruzioni estese e rischio di caos regionale prolungato. In quel testo chiedeva a tutti gli attori internazionali, in particolare ai paesi islamici, di fermare immediatamente le ostilità e perseguire una soluzione pacifica e giusta alla questione nucleare iraniana nel rispetto del diritto internazionale, esprimendo solidarietà con il popolo iraniano oppresso.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Iraq’s Grand Mufti Mahdi ibn Ahmad al-Sumayda&#39;i delivered one of the bluntest Sunni positions so far, declaring that the war between Iran and the zionist entity is an ideological confrontation over the future of Islam. He said Muslims are obligated to stand behind any state that… <a href="https://t.co/L4pd8fUPVr">pic.twitter.com/L4pd8fUPVr</a></p>&mdash; Thomas Keith (@iwasnevrhere_) <a href="https://twitter.com/iwasnevrhere_/status/2030448427373347177?ref_src=twsrc%5Etfw">March 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nei giorni scorsi, Il Grande Mufti sunnita dell&#8217;Iraq, <strong>Mahdi ibn Ahmad al-Sumayda&#8217;i</strong>, ha espresso una delle posizioni sunnite più dirette e inequivocabili fino ad oggi riguardo al conflitto in corso, definendo la guerra tra Iran e Israele come uno <strong>scontro ideologico fondamentale per il futuro dell&#8217;Islam</strong>. Secondo il Mufti, i musulmani hanno l&#8217;obbligo religioso di schierarsi a fianco di qualsiasi Stato che sollevi la bandiera della difesa dell&#8217;ummah, indicando esplicitamente l&#8217;Iran come tale entità. </p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Iran, il regime in bilico: la miccia dell&#8217;economia, la crisi della Repubblica islamica, le minacce esterne</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-il-regime-in-bilico-la-miccia-delleconomia-la-crisi-della-repubblica-islamica-le-minacce-esterne.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 05:46:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>All’inizio si è trattato di un malcontento economico. Poi è entrata nel mirino delle proteste la legittimità della Repubblica Islamica.</p>
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<p>Le proteste iraniane ripartite dalla fine di dicembre 2025 hanno un’origine che non ha bisogno di simboli: <strong>il denaro che non vale più nulla.</strong> Il rial che scivola, l’inflazione che divora i risparmi, i prezzi che corrono più in fretta dei salari. È la sequenza classica delle crisi profonde: prima la rabbia per la vita quotidiana che si restringe, poi la domanda più scomoda, quella politica, perché a un certo punto il problema smette di essere “quanto costa” e diventa “chi decide”.</p>



<p>All’inizio si è trattato di <a href="https://it.insideover.com/politica/il-risveglio-del-bazar-le-radici-profonde-delle-proteste-in-iran.html">un malcontento economico</a>. Poi, quando le classi medie hanno cominciato ad affacciarsi in massa, la piazza ha cambiato linguaggio: non più soltanto sussidi e bollette, ma <strong>la legittimità stessa della Repubblica Islamica.</strong> È un passaggio cruciale, perché segna la trasformazione da protesta sociale a contestazione dell’ordine. Ed è il punto in cui, di solito, lo Stato reagisce con la durezza che conosciamo dalla storia recente iraniana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La repressione non è scattata subito</h2>



<p>Questa volta, però, il potere ha esitato. Nel 2009, con il Movimento Verde, e nel 2022, con la rivolta “Donna, Vita, Libertà”, l’apparato di sicurezza fu rapido e brutale. <strong>Oggi la risposta è apparsa più lenta, quasi prudente, come se i governanti temessero di fare il passo più lungo della gamba.</strong></p>



<p>Il presidente <strong>Masoud Pezeshkian</strong> ha provato inizialmente una via amministrativa: misure restrittive per liberare risorse e finanziare sussidi ai più poveri. Una toppa, più che una soluzione, e infatti non ha retto. Quando la protesta si è estesa e l’8 gennaio è esplosa in modo diffuso nel Paese, allora la repressione è diventata seria. Ma il tempo perso è un segnale: non perché il regime sia improvvisamente “morbido”, bensì perché <strong>è costretto a misurare ogni colpo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il regime ragiona con un nemico alle spalle</h2>



<p>Per capire la prudenza, bisogna guardare fuori dall’Iran. Le proteste avvengono all’ombra della guerra di dodici giorni con Israele dello scorso giugno. Secondo Vali Nasr, <strong>quel conflitto ha lasciato la leadership iraniana in una condizione di shock strategico</strong>: la sensazione che la crisi possa riprendere in qualsiasi momento pesa più dei disordini interni. Se immagini una nuova escalation esterna, ogni mossa interna diventa pericolosa: una repressione troppo dura può rompere il fragile rapporto ricucito con una parte della popolazione durante la guerra; una repressione troppo blanda può far crescere la piazza e offrire ad altri il pretesto per intervenire.</p>



<p>In più, l’Iran arriva a questa fase con deterrenti più deboli. La pressione israeliana su Hezbollah e il crollo del sistema siriano guidato da <strong>Bashar al-Assad</strong> hanno ridotto la profondità strategica di Teheran. La rete regionale non è più la stessa; la capacità di alzare il costo di un intervento straniero si è assottigliata. È un punto essenziale: quando perdi leve all’esterno, diventano più fragili anche le certezze interne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il patto implicito spezzato</h2>



<p>Durante la guerra di giugno, molti iraniani si erano stretti “sotto la bandiera” e il regime aveva risposto allentando l’applicazione di alcune regole religiose, in particolare sul velo. <strong>Non era liberalismo: era gestione del consenso</strong> in tempo di pericolo. Una tregua tattica, un patto implicito per attraversare la tempesta.</p>



<p>Le proteste attuali mettono quel patto davanti a un bivio. Se lo Stato reprime senza misura, rischia di bruciare il credito residuo accumulato durante la guerra e di convincere anche gli indecisi che l’apertura era una finzione. Se lo Stato lascia correre, la protesta può diventare contagiosa e, soprattutto, può essere presentata dall’esterno come una richiesta d’aiuto che “obbliga” a intervenire.</p>



<p></p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-il-regime-in-bilico-la-miccia-delleconomia-la-crisi-della-repubblica-islamica-le-minacce-esterne.html">Iran, il regime in bilico: la miccia dell&#8217;economia, la crisi della Repubblica islamica, le minacce esterne</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il risveglio del bazar: le radici profonde delle proteste in Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-risveglio-del-bazar-le-radici-profonde-delle-proteste-in-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 08:54:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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<p>Iran, inflazione e caro valuta prima, prolungata crisi economica del Paese poi hanno segnato il risveglio del bazar.</p>
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<p>Le proteste che sono divampate in Iran per il crollo della valuta, il rial, e per la <strong>prolungata crisi economica</strong> del Paese hanno segnato il <strong>risveglio del bazar</strong>, della classe di mercanti, commercianti e artigiani che rappresenta il nerbo storico della società iraniana e la cui movimentazione è termometro della condizione politica del Paese. Fu la protesta del bazar, nel 1978-1979, a fornire carburante alla <strong>rivoluzione khomeinista</strong>. E oggi la Repubblica Islamica deve guardare con attenzione alle tensioni sociali e alle istanze di coloro che hanno scioperato e si sono riuniti in protesta nelle vie della città contro il carovita e la crisi economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il bazar e la voce profonda dell&#8217;Iran</h2>



<p>Storicamente, i <em>bazari </em>sono stati uno dei pilastri del consenso alla Repubblica Islamica. <strong>Ora, la protesta erutta</strong> per la sovrapposizione di quattro fattori. In primo luogo, <strong>la fragilità strutturale del Paese</strong>, piagato da anni di crisi economica. In secondo luogo, <strong>la svalutazione del rial</strong>, che ha raggiunto un tasso di conversione rispetto al dollaro di uno a un milione e quattrocentomila, un picco estremamente elevato di svalutazione della valuta nazionale, accelerato dalla rottura della strategia tradizionale di acquisto di dollari a prezzi calmierati nel mercato interno da parte delle autorità finanziarie iraniane.</p>



<p>Terzo punto è stata la <strong>contingenza della seconda metà del 2025,</strong> dopo la fine della guerra con Israele: tra siccità prolungate e<a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-iran-torna-la-guerra-ombra.html"> crisi energetiche</a>, il Paese è stato messo a dura prova. <em>Last but not least,</em> l&#8217;Iran si trova da mesi a vivere <strong>una situazione problematica sul piano internazionale</strong>, con il rinnovo delle sanzioni scattato a ottobre tramite la<strong> riattivazione del meccanismo di <em>snapback</em>,</strong> voluto dagli Stati Uniti e dai Paesi europei. Questo meccanismo è stato riattivato perché tali Paesi non ritengono più che l’Iran sia in conformità con il JCPOA, l’accordo nucleare del 2015.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal 2021 a oggi, anni di proteste</h2>



<p>Questa protesta covava da tempo. Da tempo in Iran si registrano manifestazioni di carattere prevalentemente economico che talvolta sfociano in proteste più ampie di critica allo Stato. <strong>Dal 2021 a oggi, questo è il quinto caso di manifestazioni di massa </strong>nel Paese: abbiamo avuto quelle contro la crisa idrica (2021), quelle per il carovita alimentare e le proteste seguite all&#8217;uccisione di <strong>Mahsa Amini</strong> nel 2022 e nel 2025, poco prima della guerra con Israele, la protesta massiccia di camionisti e trasportatori contro la crisi economica. L&#8217;elezione di <strong>Masoud Pezeshkian </strong>nel 2024 era stata vista proprio come un tentativo di <strong>mediare tra le istanze del regime degli ayatollah e quelle di una popolazione sempre più insoddisfatta</strong>.</p>



<p>È interessante osservare come una delle componenti sociali più conservatrici o comunque più moderate della società iraniana, cioè i mercanti del bazar, stia assumendo il ruolo di soggetto politico critico nei confronti dell’operato del governo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I complessi compromessi di Pezeshkian</h2>



<p>Negli ultimi anni, in realtà, i bazari si sono in parte allontanati da quel sostegno fervente al sistema politico iraniano, pur restando una componente relativamente moderata del panorama politico e salutando il cambio di passo del potere politico dopo la morte di Ebrahim Raisi nel 2024. È significativo che siano proprio loro al centro della protesta e a costituire l’asse portante attorno al quale si sta raccogliendo parte del dissenso antigovernativo. <strong>A queste proteste Pezeshkian ha risposto</strong> incontrando i rappresentanti delle gilde, delle corporazioni e dei sindacati per cercare un accordo e attivare una serie di misure di emergenza.</p>



<p>Un’altra misura adottata è stata la sostituzione del governatore della Banca centrale iraniana,  Mohammad Reza Farzi, rimpiazzato dall’ex ministro delle Finanze <strong>Abdolnasser Hemmati</strong>, criticato però perché tra gli artefici delle manovre che hanno portato al boom del cambio rial-dollaro. <strong>Portarlo in auge nel pieno delle proteste è una mossa a dir poco ardita</strong> da parte di un governo solitamente accorto.</p>



<p>Nel frattempo, le proteste sono andate oltre il mercato. Sembra esserci una frattura tra i manifestanti della prima ora, legati al bazar e motivati principalmente da ragioni economiche, e coloro che si sono aggiunti successivamente, portando una critica più generale e radicale al governo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Iran è il malato d&#8217;Asia ma guai a darlo per spacciato</h2>



<p>Al momento, quindi,<strong> le proteste appaiono disordinate</strong>, sebbene abbastanza pacifiche dal lato dei manifestanti. Il governo, in parallelo al ramoscello d&#8217;ulivo del presidente, sembra aver messo in campo tutto il proprio apparato di sicurezza, con il dispiegamento dei Pasdaran e altre misure di contenimento. Come nel 2022, ci sono molte forme di istanze e di protesta contro il governo. Rispetto all&#8217;era Raisi, però, la risposta appare meno <strong>orientata alla repressione e più attenta a cercare il dialogo con le ali più attente al confronto</strong> delle proteste. Va inoltre sottolineato che, all’orizzonte, non si intravede un fronte di opposizione strutturato e organizzato in grado, a mio avviso, di guidare un’alternativa politica credibile alla Repubblica Islamica.</p>



<p>Resta il fatto che il susseguirsi di proteste nel corso degli anni sta erodendo <strong>profondamente la base di consenso del regime.</strong> Quello iraniano è un regime in agonia, un sistema politico sempre più sotto pressione da fronti interni ed esterni. Se aggiungiamo che la situazione internazionale non è particolarmente favorevole — con dichiarazioni recentemente molto belligeranti di Donald Trump nei confronti dell’Iran durante la visita americana di  Benjamin Netanyahu, e al contempo voci di una possibile mediazione russa tra Israele e Iran per evitare un’escalation — il quadro resta tutt’altro che rassicurante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Deng Xiaoping per l&#8217;Iran?</h2>



<p><a href="https://www.economist.com/by-invitation/2025/12/09/iranians-want-their-own-deng-xiaoping-writes-vali-nasr">Il politologo <strong>Vali Nasr</strong> in un articolo sull&#8217;<em>Economist</em> ha paragonato</a> questo momento di transizione in Iran al periodo di passaggio tra la morte di Mao e l’avvento di Deng Xiaoping in Cina. Un’analogia interessante, anche se viene da chiedersi dove sia questo “Deng Xiaoping iraniano”, che al momento non si intravede. Un altro paragone suggestivo viene fatto sul piano iconografico, citando immagini recenti che mostrano un manifestante circondato dalle<strong> forze di sicurezza motorizzate, richiamando alla mente piazza Tiananmen.</strong> </p>



<p>L&#8217;Iran degli ayatollah è un &#8220;malato d&#8217;Asia&#8221; come l&#8217;Impero ottomano fu per secoli il &#8220;malato d&#8217;Europa&#8221; prima del suo collasso. La<a href="https://it.insideover.com/guerra/teheran-non-crolla-israele-punta-sugli-usa-un-primo-bilancio-della-guerra-israele-iran.html"> sorprendente resistenza del regime </a>alla guerra con Israele segnala che però è ancora presto darlo per spacciato. Gli scenari per i prossimi anni vanno da quello di un collasso più o meno lento o a una trasformazione, magari in seguito a una futura scomparsa dell&#8217;ayatollah Khamenei e alla conseguente successione ai vertici del potere. Resta da capire se emergerà un indirizzo più marcatamente militare o un riassetto più eterogeneo che integri anche elementi politici nel sistema. Si parla di un possibile ritorno di<strong> Hassan Rouhani o dell’ascesa di Hassan Khomeini</strong>, nipote di Khomeini. Ma per ora queste sono solo ipotesi. Vedremo cosa ci dirà l’Iran, che resta, come sempre, un oggetto di studio affascinante e complesso. E ogni volta che le proteste divampano nel gigante centroasiatico, ci ricordano la complessità di un Paese articolato e da leggere senza semplificazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-risveglio-del-bazar-le-radici-profonde-delle-proteste-in-iran.html">Il risveglio del bazar: le radici profonde delle proteste in Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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