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	<title>Valerij Zalužnyj Archives - InsideOver</title>
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	<title>Valerij Zalužnyj Archives - InsideOver</title>
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		<title>Dalla sconfitta russa nel Mar Nero una lezione per le marine di tutto il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 04:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1177" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-1024x628.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-768x471.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-1536x942.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-600x368.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'esperienza bellica del Mar Nero ha dimostrato come sistemi autonomi economici e leggeri possano neutralizzare una marina convenzionale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/dalla-sconfitta-russa-nel-mar-nero-una-lezione-per-le-marine-di-tutto-il-mondo.html">Dalla sconfitta russa nel Mar Nero una lezione per le marine di tutto il mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1177" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-1024x628.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-768x471.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-1536x942.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/russia-600x368.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Mar Nero si è imposto come l&#8217;epicentro di uno scontro sistemico in cui le tensioni storico-geografiche si intrecciano con la rapidissima metamorfosi dell&#8217;arte navale contemporanea. Bacino periferico nel trentennio successivo al crollo sovietico, <strong>la regione è tornata a essere lo snodo in cui si ridisegnano non soltanto gli equilibri di sicurezza regionali,</strong> ma gli stessi paradigmi teorici e operativi del potere marittimo globale, imponendosi come osservatorio privilegiato per comprendere il futuro della guerra sul mare. </p>



<p>La configurazione fisica del Mar Nero ne determina da sempre il valore strategico. Con una superficie di circa 436.000 Km2 (1,44 volte l’Italia), il bacino semi-chiuso comunica con il Mediterraneo attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, regolati dalla Convenzione di Montreux, e con il Mar d&#8217;Azov tramite lo stretto di Kerč. Sei Stati vi si affacciano: <strong>Ucraina, Russia, Georgia, Turchia, Bulgaria e Romania.</strong> La penisola di Crimea ne costituisce il fulcro baricentrico, e all&#8217;estremità meridionale il porto naturale di <strong>Sebastopoli rappresenta una fortezza navale dalle caratteristiche pressoché ineguagliabili. </strong>L&#8217;insenatura riparata dai venti e i fondali profondi consentono di ospitare unità di grande pescaggio e garantiscono una proiezione immediata verso il Mediterraneo orientale. Per Mosca, come emerge da diverse ricostruzioni di molti colleghi che si occupano di geopolitica marittima, <strong>la base di Sebastopoli costituisce un imperativo geopolitico ancor prima che un&#8217;infrastruttura logistica,</strong> rappresenta l&#8217;ancoraggio indispensabile della presenza russa sui mari caldi.</p>



<p>La polarizzazione del bacino riflette la frattura aperta dal conflitto russo-ucraino. Romania e Bulgaria, membri della NATO, rafforzano il fianco orientale dell&#8217;Alleanza attraverso il potenziamento delle difese integrate; la Turchia, pur legata all&#8217;Alleanza Atlantica, conserva una postura ambigua, bilanciando l&#8217;applicazione restrittiva della Convenzione di Montreux con un ruolo di mediazione autonoma tra Mosca e Kiev, come sottolineano le analisi del <em>Centro Studi Machiavelli</em> dedicate alla costruzione di corridoi marittimi atlantici tra Baltico e Mar Nero. <strong>La Federazione Russa considera il bacino un santuario strategico inalienabile e uno scudo contro l&#8217;espansione occidentale;</strong> l&#8217;Ucraina, privata di ampi tratti costieri, combatte per preservare l&#8217;accesso al mare e la propria sovranità economica; la Georgia, infine, vive in una condizione di vulnerabilità permanente, aggravata dalla presenza militare russa nelle regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud e da fragilità politiche interne.</p>



<p>Oltre alla dimensione militare, <strong>il Mar Nero costituisce lo snodo di una vasta rete di interconnessione transcontinentale. </strong>Il bacino apre la via all&#8217;Asia centrale attraverso il sistema di canali russi che collega il Mar d&#8217;Azov al Mar Caspio, integrando così il Mediterraneo con il cuore eurasiatico. La regione è attraversata da infrastrutture energetiche di rilievo sistemico, <strong>dal gasdotto TurkStream agli oleodotti che veicolano il greggio caucasico</strong>, e da una fitta rete di cavi sottomarini per le telecomunicazioni. Le fertili pianure che la circondano costituiscono inoltre uno dei principali granai del pianeta: il controllo delle rotte commerciali condiziona pertanto, come rilevato dal <em>Corriere della Sera</em> nella cronaca del blocco russo alle esportazioni cerealicole ucraine e della successiva riapertura forzata dei corridoi, la sicurezza alimentare globale e i prezzi delle materie prime agricole sui mercati internazionali.</p>



<p>All&#8217;apertura delle ostilità, nel febbraio 2022, il rapporto di forze navali appariva radicalmente squilibrato. La Flotta russa del Mar Nero disponeva di incrociatori lanciamissili, fregate moderne, corvette e sommergibili della classe Kilo capaci di colpire con missili da crociera a lungo raggio, oltre a una consistente componente anfibia. La Marina ucraina, al contrario, aveva perduto gran parte del proprio naviglio nell&#8217;annessione della Crimea del 2014, ed era stata costretta ad autoaffondare la propria unità ammiraglia, la fregata Hetman Sahaidačnyj, per sottrarla alla cattura, come documentato dal <em>Wilson Center</em>. <strong>Da allora l&#8217;equilibrio si è progressivamente capovolto: secondo una stima di <em>Business Insider</em> ripresa dal <em>Center for Maritime Strategy</em>, quasi la metà della componente navale russa nel Mar Nero risulta oggi danneggiata o distrutta,</strong> un risultato ottenuto da un Paese privo, all&#8217;origine, di una marina convenzionale.</p>



<p><strong>Il teatro del Mar Nero si è così trasformato nel laboratorio primario di una profonda rivoluzione dottrinale nella guerra nava</strong>le. L&#8217;evento inaugurale resta l&#8217;affondamento, nell&#8217;aprile 2022, dell&#8217;incrociatore Moskva, ammiraglia della flotta russa, colpito da missili antinave lanciati da terra. A questa perdita è seguita una campagna sistematica di logoramento condotta attraverso droni marittimi di superficie, tra cui le unità denominate Sea Baby e Magura V5, capaci, secondo la ricostruzione di David Kirichenko per il <em>Center for International Maritime Security</em>, di operare a distanze superiori ai mille chilometri dal luogo di controllo/partenza e di trasportare carichi esplosivi crescenti. </p>



<p>Tra il gennaio e il maggio 2025 questi vettori hanno raggiunto un salto qualitativo ulteriore, abbattendo elicotteri Mi-8 e, una volta armati con missili Sidewinder, due caccia Su-30, un risultato che l&#8217;analista navale H. I. Sutton, citato nello stesso articolo, ha definito: “… <em>una riscrittura delle regole della guerra sul mare</em>”. L&#8217;ex comandante in capo ucraino <strong>Valerij Zalužnyj </strong>ha più volte osservato, in dichiarazioni riprese da Kirichenko, che la natura stessa della guerra contemporanea si è ormai allontanata dai modelli su cui la NATO continua a fare affidamento.</p>



<p>La Marina russa ha reagito costruendo attorno a Sebastopoli un sistema di difesa multilivello, con zone di rilevamento a lungo, medio e corto raggio, come ammesso dallo stesso comandante della Marina ucraina <strong>Oleksij Neižpapa;</strong> una risposta che, tuttavia, non ha impedito il ripiegamento delle unità maggiori russe verso i porti più remoti di Novorossijsk e Feodosia. Parallelamente, Kiev ha colpito ripetutamente il Ponte di Kerč, le raffinerie, i depositi di carburante e le infrastrutture portuali russe, mentre, secondo la testimonianza raccolta da Mark Temnycky per il <em>Center for Maritime Strategy</em>, l&#8217;impiego di mine navali trasportate dagli stessi droni ha condotto all&#8217;affondamento di ulteriori unità, tra cui una nave da sbarco di classe Ropucha e la motovedetta Sergej Kotov.</p>



<p>Questa combinazione di sistemi economici, leggeri e rapidamente replicabili ha permesso a un Paese privo di flotta convenzionale di praticare ciò che la letteratura strategica definisce <em>sea denial</em> asimmetrico: non il controllo del mare, ma la negazione del suo uso sicuro all&#8217;avversario. Rudraksh Pathak, in un&#8217;analisi pubblicata da <em>CIMSEC</em>, ha ricondotto questo fenomeno a una rilettura contemporanea della teorica ottocentesca della Jeune École, sostenendo che la minaccia più seria per le unità maggiori non sia più la marina avversaria in quanto tale, bensì <strong>la massa di sistemi autonomi a basso costo capace di esaurire le difese di bordo.</strong> Pathak descrive questo squilibrio come una autentica trappola dell&#8217;intercettore: ogni unità di superficie è costretta a impiegare missili da difesa aerea dal valore di milioni di dollari contro bersagli che ne costano poche decine di migliaia, un&#8217;asimmetria di costo che, secondo l&#8217;autore, nessuna marina tradizionale può sostenere indefinitamente. </p>



<p>Analoga lettura offre il ricercatore Dmitry Gorenburg, del <em>Center for Naval Analyses</em>, citato da Kirichenko, secondo cui <strong>l&#8217;asimmetria tra il costo dei droni e quello delle navi renderà in prospettiva sempre più fragile il vantaggio storicamente detenuto dalle grandi marine.</strong> <strong>Le medesime lezioni stanno già orientando i programmi di riarmo internazionale</strong>: Taiwan ha varato il drone di superficie Endeavour Manta, esplicitamente ispirato all&#8217;esperienza ucraina e destinato alla difesa dello stretto di Formosa; la NATO ha avviato nel Baltico la Task Force X per la sorveglianza subacquea; il Dipartimento della Difesa statunitense persegue, con l&#8217;iniziativa Replicator, la produzione massiva di sistemi autonomi a basso costo, secondo quanto ricostruito dallo stesso Pathak.</p>



<p>L&#8217;esperienza bellica del Mar Nero ha dunque inaugurato, a tutti gli effetti, l&#8217;era del <em>sea denial</em> asimmetrico, dimostrando come sistemi autonomi economici, leggeri e impiegati in massa possano neutralizzare le <em>capital ship</em>s tradizionali e compromettere la libertà d&#8217;azione di una grande marina convenzionale. <strong>Le lezioni maturate in questo bacino stanno imponendo agli stati maggiori delle principali marine mondiali una revisione radicale delle dottrine operative</strong>, dei criteri di progettazione delle unità di superficie e degli schemi di difesa di punto. Il Mar Nero si conferma pertanto non soltanto uno snodo geografico cruciale per la stabilità euroasiatica, ma il campo sperimentale in cui si va delineando l&#8217;architettura della guerra marittima del ventunesimo secolo, con implicazioni che travalicano ampiamente i confini regionali per investire la postura strategica nei teatri operativi dell&#8217;Indo-Pacifico e dell&#8217;Artico-Boreale.</p>
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		<item>
		<title>Ucraina: perché Zelensky ha scelto il vecchio generale Syrsky e silurato il giovane ministro Fedorov</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ucraina-perche-zelensky-ha-scelto-il-vecchio-generale-syrsky-e-silurato-il-giovane-ministro-fedorov.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 04:59:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1155" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-1024x616.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-768x462.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-1536x924.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-600x361.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La strategia dei droni va bene. Ma a che cosa servirebbe se i russi dovessero conquistare il Donbass, dove ancora avanzano? </p>
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<p>L&#8217;Ucraina, e non certo per causa sua, ha poche certezze. Una è il metodo di <strong>Volodymyr Zelensky </strong>per gestire il potere e mantenersi al centro di tutti i giochi, costi quel che costi. Adesso tutti commentano l&#8217;ultimo giro di giostra al governo: via dopo solo un anno la prima ministra <strong>Julija Svyrydenko</strong>, ottima tecnocrate (come ministra dello Sviluppo economico e del commercio trattò la questione delle terre rare con il ministro Usa del Tesoro, <strong>Scott Bessent,</strong> che la colmò di complimenti) ma figura politicamente inesistente; al suo posto <strong>Serhiy Koretskyi</strong>, 48 anni, un manager con una lunga carriera nelle aziende statali dell&#8217;energia (l&#8217;ultima Naftogaz, prima Ukrnafta e Ukrtatnafta); e per chiudere con il botto via il ministro della Difesa <strong>Mychajlo Fedorov,</strong> l&#8217;enfant prodige della politica ucraina, a 35 anni già due volte ministro e vice-premier. Con risvolti collaterali non proprio leggeri: il ministro degli Interni <strong>Ihor Klymenko</strong> che rifiuta di passare alla Difesa (non sono mica scemo, deve aver pensato) e Fedorov che non si rassegna a uscire di scena in silenzio e lancia messaggi alle migliaia di ucraini che sono scesi in piazza per protestare contro la sua rimozione. </p>



<p>Come dicevamo, è il metodo Zelensky. Quelli che adesso fanno gli occhioni stupiti dimenticano che nel 2019, appena eletto presidente, Zelensky nominò un governo di giovani tecnocrati guidato da da Oleksij Hončaruk, 35 anni, il più giovane premier nella storia del Paese, per licenziali tutti pochi mesi dopo, mettendo al posto di Hončaruk <strong>Denis Šmyhal</strong>, anche lui un manager del settore energetico, rimasto poi in carica fino al 2025. Dimenticano che, prima dell&#8217;invasione russa, Zelensky cambiò quattro ministri della Difesa e cinque ministri della Sanità (c&#8217;era il Covid), che di ministri della Difesa ne ha cambiati quattro in questi ultimi quattro anni (c&#8217;è la guerra), che i siluramenti illustri non si contano: da quello di <strong>Dmytro Razumkov, </strong>capo della sua campagna elettorale del 2019, poi presidente del Parlamento e infine spregevole paria, ai capi dell&#8217;SBU (servizio di sicurezza) <strong>Ivan Bakanov</strong> (suo amico d&#8217;infanzia, nominato a sorpresa dopo l&#8217;elezione) e <strong>Vasil Maljuk</strong>, fino al generale Valerij Zalužnyj, comandante in capo delle forze armate ucraine, nel 2024 dimissionato e mandato a svernare come finto ambasciatore a Londra.</p>



<p>La lista potrebbe essere molto più lunga e passare per procuratori generali, giudici della Corte costituzionale e pezzi grossi assortiti. Ma ci siamo capiti. Mentre invece bisogna intendersi un po&#8217; meglio su quest&#8217;ultima serie di cambi al vertice, che peraltro arriva poco dopo il repulisti realizzato dalle agenzie anti-corruzione che hanno spazzato via, con l&#8217;Operazione Midas, il folto gruppo di corrotti che estorcevano denaro agli appaltatori dell&#8217;agenzia statale Energoatom e che comprendevano amici cari di Zelensky, due ministri in carica, un ex vice-premier, diversi alti burocrati e soprattutto quell&#8217;<strong>Andrij Jermak</strong> che era il braccio destro (capo dell&#8217;amministrazione presidenziale) di Zelensky e l&#8217;uomo dei contatti con Washington, tanto da essere da molti considerato il &#8220;presidente ombra&#8221; dell&#8217;Ucraina. </p>



<p><strong>Questi ultimi cambi, si diceva, hanno una logica. </strong>Che non sta certo in una presunta paura di Zelensky di perdere il potere. Oggi Zelensky è intoccabile: per gli ucraini, che lo considerano l&#8217;unico possibile leader della resistenza (finita quella, probabilmente lo spareranno sulla Luna); e per i Paesi che appoggiano l&#8217;Ucraina in chiave anti-russa. L&#8217;Unione Europea, poi, gli mangia in mano: un prestito di 90 miliardi euro pronta cassa, progetti comuni per costruire missili, la riduzione del diritto alla protezione per i rifugiati ucraini, bene accolti da noi se dicono di scappare davanti ai russi ma respinti e consegnati ai distretti militari se dicono che nn vogliono andare in guerra. I dieci punti sulla lotta alla corruzione, concordati nel gennaio 2025 con Marta Los, commissario Ue all&#8217;Allargamento? Di fatto dimenticati.</p>



<p>Il punto non sta qui. Sta, invece, nella situazione militare, che da noi viene raccontata come se fosse una telenovela di quarant&#8217;anni fa, tipo <em>La schiava Isaura</em> con il buono-buono, il cattivo-cattivissimo e la fanciulla innocente in mezzo. <strong>Ora è di moda dire che il giovane Fedorov ha rovesciato le sorti della guerra con la strategia dei droni e dei missili. </strong>È evidente che la nuova postura ucraina ha colpito duro sulle infrastrutture della Russia, che oggi raffina il 20% della benzina e il 40% del diesel in meno di prima. Ma Fedorov ha studiato management, non è uno stratega militare. La sua vera dote strategica sono i contatti con le aziende tecnologiche americane, a cominciare da Star Link di <strong>Elon Musk </strong>per finire con Palantir di <strong>Peter Thiel,</strong> che nell&#8217;offensiva dei droni sono decisive perché forniscono l&#8217;intelligence, la localizzazione dei bersagli, le rotte per i voli, la disposizione delle difese antiaeree russe, insomma tutto ciò che porta un missile o un drone sul bersaglio. Il resto è quasi solo meccanica.</p>



<p>Se Zelensky, a un certo punto della rissa tra Fedorov e il generale <strong>Aleksandr Syrsky,</strong> comandante delle forze armate ucraine dal siluramento di Zalushny, ha scelto Syrsky, militare cresciuto alla vecchia scuola sovietica, la ragione sta nel Donbass. Perché lì, a dispetto di quel che si legge da noi, i russi continuano ad avanzare e Zelensky ha bisogno che Syrsky continui a resistere, anche a costo di sacrificare molti uomini (vedi provvedimento sui rifugiati della Ue): a che ti serve far salire il prezzo della benzina in Russia se poi perdi la regione di Donetsk? E questa non è l&#8217;unica ragione se, dovendo proprio scegliere, Zelensky ha scelto il vecchio generale e non il giovane tecnocrate. Anche perché proprio questo gli chiede l&#8217;Europa: rallentare il più possibile i russi mentre Germania, Francia, Polonia e compagnia provvedono a rifornire i loro arsenali.</p>



<p>Seconda ragione: Syrsky è il perfetto rappresentante del mondo che gravita intorno al ministero della Difesa e che è fatto non solo dell&#8217;eroismo al fronte ma <strong>anche di ruberie, complicità, privilegi, cricche e camarille. </strong>Perché, altrimenti, diversi ministri della Difesa (per non parlare di grappoli di vice-ministri) si sarebbero avvicendati, sempre inseguiti dallo sgradevole profumo dello scandalo? È un mondo opaco su cui si sono riversati quasi di colpo centinaia di miliardi di aiuti finanziari e militari, una manna dal cielo che ha ovviamente scatenato fin troppi appetiti. Gli stessi americani, nel tempo, hanno inviato diverse missioni di controllo, dovendo alla fine concludere che non poche armi né pochi soldi erano spariti verso tasche sconosciute. <strong>Ma è anche il mondo che deve garantire la resistenza dell&#8217;Ucraina e con cui Zelensky non può permettersi di entrare in urto.</strong></p>



<p>Questo per Fedorov. Ma una ragione analoga, ovvero la situazione militare, ha regolato anche l&#8217;elevazione del manager dell&#8217;energia Koretskyj al rango di primo ministro. Della difficoltà della Russia abbiamo detto. Ma qualche settimana fa Vladimir Putin ha detto che la risposta della Russia ai colpi ucraini &#8220;sarà speculare&#8221;. E infatti i russi hanno cominciato a colpire, oltre a tutto ciò che già colpivano prima, le infrastrutture portuali e le navi mercantili ucraine (e guarda un po&#8217;, il prezzo del grano è su livelli record perché <a href="https://www.corriere.it/off-the-record-giuseppe-sarcina/26_luglio_17/cereali-russia-ucraina-italia-8d682f25-01a0-4f2f-86f0-dd43a48f1xlk.shtml">le forniture russe e ucraine scarseggiano)</a> e soprattutto <strong>stanno radendo al suolo decine e decine di stazioni di servizio in tutta l&#8217;Ucraina,</strong> per rendere almeno in parte la pariglia rispetto alle incursioni contro le loro raffinerie. Se a questo aggiungiamo gli ormai tradizionali bombardamenti sulle centrali elettriche, capiamo subito che o la Russia va al tappeto entro l&#8217;estate (ipotesi suggestiva ma non molto credibile) o per l&#8217;Ucraina quello 2026-2027 sarà un altro inverno di buio e freddo. E Korestskyj, che come top manager di Naftogaz ha gestito l&#8217;inverno scorso), può essere l&#8217;uomo giusto al posto giusto.</p>



<p>Ma le riflessioni su Fedorov e Korestkyj, se corrette, ci fanno capire un&#8217;altra cosa. Zelensky è troppo informato e intelligente per credere alla propaganda dei suoi spin doctor. Sa che le cose non vanno così bene come riesce a far scrivere ai media occidentali. che è durissima. E si premunisce.</p>



<p>P.S.: ultimo scambio  tra Russia e Ucraina di corpi dei soldati caduti, il 16 luglio. All&#8217;Ucraina sono stati restituiti 501 corpi, alla Russia 31. </p>



<p></p>



<p>  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-perche-zelensky-ha-scelto-il-vecchio-generale-syrsky-e-silurato-il-giovane-ministro-fedorov.html">Ucraina: perché Zelensky ha scelto il vecchio generale Syrsky e silurato il giovane ministro Fedorov</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Perché la guerra di logoramento in Ucraina logora anche l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/perche-la-guerra-di-logoramento-in-ucraina-logora-anche-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 04:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La guerra consuma l’Ucraina, impoverisce l’Europa, rafforza l’industria militare e avvicina il continente a un confronto diretto con Mosca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-la-guerra-di-logoramento-in-ucraina-logora-anche-leuropa.html">Perché la guerra di logoramento in Ucraina logora anche l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Russia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il recente vertice dell’Alleanza atlantica ha proclamato ancora una volta l’unità occidentale contro la Russia. Dietro i sorrisi e le dichiarazioni ufficiali, tuttavia, emerge una realtà più inquietante: l’Europa sta accettando che <a href="https://it.insideover.com/difesa/trasporti-missili-e-munizioni-lundicesimo-pacchetto-italiano-per-lucraina.html" type="post" id="469198">l’Ucraina colpisca in profondità il territorio russo e sta offrendo un sostegno sempre più diretto a queste operazioni.</a> La teoria è semplice: portare la guerra nelle città e nelle regioni russe per spingere la popolazione a ribellarsi contro il Cremlino. Il presidente finlandese <strong>Alexander Stubb </strong>ha sostenuto che la guerra deve diventare una questione personale per i cittadini russi, affinché questi costringano il governo a negoziare.</p>



<p>È una strategia pericolosa. Colpire la popolazione civile per modificarne il comportamento politico appartiene alla logica della guerra irregolare e del terrorismo. Le stesse organizzazioni jihadiste avevano giustificato gli attentati in Europa sostenendo di voler costringere le popolazioni occidentali a fare pressione sui propri governi. <strong>L’Occidente non si limita più alla fornitura di armi. </strong>Dal 2022 gli Stati Uniti trasmettono informazioni per la regolazione del tiro ucraino. Gli aerei radar dell’Alleanza sorvegliano lo spazio aereo dalla Romania, dalla Polonia, dalla Germania e da altri Paesi. I servizi occidentali avrebbero inoltre collaborato al guidaggio dei droni destinati a colpire Mosca, San Pietroburgo e altre regioni russe.</p>



<p>Alcuni Paesi baltici e la Finlandia sono accusati di tollerare il passaggio dei droni ucraini nel proprio spazio aereo. L’Estonia ha persino ammesso di non voler chiedere a Kiev di interrompere tali operazioni. <strong>Ma uno Stato che consente l’uso del proprio territorio, delle proprie basi o del proprio spazio aereo per colpire un altro Paese può essere considerato parte dell’aggressione.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa sacrifica le proprie difese</h2>



<p>Il coinvolgimento occidentale emerge anche dal caso polacco. Il governo di Varsavia avrebbe trasferito segretamente all’Ucraina una parte dei missili destinati alla difesa aerea nazionale, senza informare pienamente il Parlamento. <strong>La Polonia disponeva di circa duecento intercettori e ne avrebbe ceduto una quota a Kiev </strong>proprio mentre l’Ucraina denuncia una grave carenza di sistemi antiaerei. L’episodio rivela una contraddizione. Da un lato i governi europei affermano che la Russia potrebbe attaccare l’Europa entro pochi anni; dall’altro riducono le proprie scorte strategiche per sostenere l’Ucraina. <strong>Se la minaccia russa fosse davvero imminente, privarsi dei mezzi di difesa sarebbe un atto di irresponsabilità. </strong>Se invece Varsavia ritiene di poter trasferire le proprie riserve, significa che non considera realistico un attacco russo alla Polonia.</p>



<p>Il vertice ha inoltre promesso circa settanta miliardi di euro per il 2026 e una cifra analoga per l’anno successivo. Gran parte di queste risorse non resterà però in Ucraina: tornerà alle industrie militari europee e americane sotto forma di ordinativi, munizioni e sistemi d’arma. Il sostegno a Kiev diventa così anche una gigantesca politica industriale finanziata dai contribuenti. Il prezzo sarà pagato attraverso maggiore debito, tagli ai servizi pubblici, riduzione degli investimenti civili e rincaro dell’energia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall’operazione ucraina al teatro di guerra europeo</h2>



<p>Il portavoce del Cremlino <strong>Dmitrij Peskov </strong>ha affermato che l’allargamento del coinvolgimento occidentale rischia di trasformare l’operazione in Ucraina in una guerra vera e propria. Non è soltanto una questione di parole. Nella concezione militare russa, l’Ucraina rappresenta un teatro di operazioni limitato. Una guerra contro l’Europa costituirebbe invece un teatro strategico superiore, con un diverso livello di comando, una maggiore mobilitazione delle risorse e obiettivi distribuiti su tutto il continente.</p>



<p>La Russia non sta quindi semplicemente cambiando la definizione del conflitto. Sta avvertendo che, se i Paesi europei continueranno a fornire intelligence, a guidare droni, ad aprire il proprio spazio aereo e a sostenere attacchi sul territorio russo, Mosca potrebbe considerarli partecipanti diretti. È questo il rischio più grave: <strong>l’Europa potrebbe entrare in guerra senza una decisione formale,</strong> attraverso una successione di piccoli passi, ciascuno presentato come limitato e controllabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’errore strategico dell’Ucraina</h2>



<p>L’ex comandante delle forze armate ucraine <strong>Valerij Zalužnyj </strong>ha contestato apertamente l’ottimismo occidentale. Affermare che la Russia abbia già perso la guerra è inesatto e pericoloso. Gli attacchi ucraini contro raffinerie, depositi e infrastrutture russe provocano danni reali, ma sono costosi e non modificano necessariamente la situazione al fronte. La Russia dispone di maggiori risorse umane, industriali e missilistiche. <strong>Può rispondere con una forza equivalente o superiore. </strong>L’Ucraina, invece, combatte una guerra d’usura contro un Paese più popoloso e dotato di una capacità produttiva molto più ampia.</p>



<p>Kiev continua inoltre a difendere ogni villaggio e ogni posizione, sacrificando uomini e mezzi per impedire avanzate territoriali spesso limitate. Ma il successo strategico non si misura in chilometri quadrati. La vera domanda è quale società riuscirà a sostenere più a lungo il peso economico, umano, militare e psicologico del conflitto. Mosca non cerca più necessariamente grandi sfondamenti. <strong>Preferisce aspettare gli attacchi ucraini, logorare le unità avversarie e distruggerne sistematicamente il potenziale.</strong> Le operazioni contro ferrovie, centrali, depositi di carburante e vie di rifornimento incidono direttamente sulla capacità di Kiev di portare rinforzi al fronte. Le incursioni ucraine in Crimea o nelle regioni più lontane della Russia producono invece un notevole effetto mediatico, ma spesso non migliorano la condizione delle truppe impegnate nei combattimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’Alleanza costruita per un’altra epoca</h2>



<p>La guerra ha infine mostrato i limiti dell’Alleanza atlantica. Essa fu costruita per garantire la protezione nucleare americana dell’Europa, non per condurre indefinitamente una guerra convenzionale di logoramento contro una potenza nucleare. L’articolo sulla difesa collettiva serviva soprattutto a impegnare gli Stati Uniti nella protezione degli europei. <strong>Ma Washington non sacrificherà le proprie città per Kiev, Stoccolma o Berlino.</strong> È questa la ragione profonda per cui l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza continua a essere rinviato.</p>



<p>L’Europa promette quindi all’Ucraina una vittoria che non sa definire e una protezione che non può garantire fino in fondo. L’obiettivo reale sembra essere diventato l’indebolimento della Russia, non la riconquista dei territori perduti. Il risultato è una guerra che consuma l’Ucraina, impoverisce l’Europa, rafforza l’industria militare e <strong>avvicina il continente a un confronto diretto con Mosca.</strong> L’Europa continua ad avanzare verso il limite, ma nessuno sembra sapere dove fermarsi né come tornare indietro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-la-guerra-di-logoramento-in-ucraina-logora-anche-leuropa.html">Perché la guerra di logoramento in Ucraina logora anche l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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