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	<title>Ursula von Der leyen Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ursula von Der leyen Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tra Ue e Italia: come funzionerà il procurement militare di ReArm Europe</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/tra-ue-e-italia-come-funzionera-il-procurement-militare-di-rearm-europe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 17:34:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250307002256521_7905afa99762245a95121fbbd0a58959-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi mesi si è spesso letta l’espressione “ReArm Europe/Readiness 2030”, con riferimento al piano annunciato dal Presidente della Commissione UE Von der Leyen volto a supportare gli investimenti da parte degli Stati Membri nel settore difesa. La comprensione di tale piano presuppone un inquadramento della disciplina normativa europea e nazionale posta a disciplina dell’approvvigionamento &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/tra-ue-e-italia-come-funzionera-il-procurement-militare-di-rearm-europe.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/tra-ue-e-italia-come-funzionera-il-procurement-militare-di-rearm-europe.html">Tra Ue e Italia: come funzionerà il procurement militare di ReArm Europe</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Negli ultimi mesi si è spesso letta l’espressione <em>“ReArm Europe/Readiness 2030</em>”, con riferimento al piano annunciato dal Presidente della Commissione UE Von der Leyen volto a supportare gli investimenti da parte degli Stati Membri nel settore difesa.</p>



<p>La comprensione di tale piano presuppone un inquadramento della disciplina normativa europea e nazionale posta a disciplina dell’approvvigionamento di materiali d’armamento da parte degli Stati Membri ed in particolare dell’Italia.&nbsp;</p>



<p>A livello europeo, la fonte normativa cardine della disciplina è rappresentata dalla <strong>Direttiva 2009/81/CE</strong> sugli appalti in difesa e sicurezza, che la Commissione UE, nel Rapporto del 2016 sulla sua applicazione,&nbsp; ha evidenziato aver da un lato favorito una maggiore concorrenza a livello UE, dall’altro risentito di una attuazione disomogenea da parte degli Stati membri. Pur giudicando la Direttiva idonea e non bisognosa di modifiche, la Commissione ne sollecitava un’applicazione più efficace tramite linee guida, dialogo con i governi, azioni di enforcement. Un uso più sistematico della normativa rafforzerebbe infatti il mercato unico della difesa, la competitività industriale e le economie di scala.&nbsp;</p>



<p>Sul piano pratico, è evidente come sia ancora complesso per le Piccole e Medie Imprese (PMI), spesso ostacolate da barriere giuridiche, linguistiche e tecniche che limitano l’accesso transfrontaliero, orientarsi nel campo dei contratti pubblici nel settore difesa. Per questo la Commissione ha istituito un gruppo consultivo dedicato, che ha prodotto raccomandazioni poi riprese dal <strong>Piano d’Azione europeo per la difesa </strong>(EDAP, 2016) e dalla <strong>Comunicazione sul Fondo europeo per la difesa </strong>(EDF, 2017). Quest’ultimo, formalizzato con il Regolamento (UE) 2021/697, finanzia ricerca e sviluppo congiunti, affiancato da meccanismi come la <strong>Cooperazione Strutturata Permanente</strong> (PESCO) e la <strong>Coordinated Annual Review on Defence </strong>(CARD). Ulteriori strumenti sono stati la <strong>Raccomandazione 2018/624</strong> per l’accesso delle PMI, le linee guida sul procurement cooperativo (2019) e la Comunicazione del 2022 sul rafforzamento della cooperazione negli appalti. Più di recente, la <strong>European Defence Industrial Strategy</strong> (EDIS, 2024) e il nuovo <strong>European Defence Industry Programme</strong> (EDIP, 2025–27) destinano risorse dedicate per aumentare il procurement collaborativo, con obiettivi vincolanti (40% entro il 2030). Parallelamente, l’UE ha varato il <strong>Fondo SAFE</strong> da 150 miliardi di euro in prestiti comuni per sostenere grandi programmi di armamento e la produzione industriale. Queste misure mostrano come, a partire dalla Direttiva 2009/81, si sia sviluppato un quadro sempre più articolato che combina norme sugli appalti, strumenti finanziari e strategie industriali, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione del mercato, rafforzare le catene di fornitura e sostenere l’autonomia strategica europea.&nbsp;</p>



<p>Nell’ordinamento giuridico italiano il riferimento cardine è il Decreto Legislativo n. 208/2011, che recepisce la Direttiva 2009/81/CE sugli appalti nei settori della difesa e della sicurezza. Tale decreto introduce procedure particolari per l’acquisizione di armi, munizioni, materiali bellici, nonché di lavori e servizi connessi. Prevede l’uso della procedura negoziata con bando, la possibilità di richiedere garanzie sul segreto e sulla sicurezza di approvvigionamento, e regole su subappalto e ricerca e sviluppo. L’obiettivo è garantire trasparenza e concorrenza pur nel rispetto delle esigenze di riservatezza e sicurezza nazionale.</p>



<p>Accanto a ciò opera il <strong>Codice dei Contratti Pubblici</strong> (oggi disciplinato dal D.Lgs. 36/2023, che ha sostituito il D.Lgs. 50/2016), il quale si applica in via generale anche al settore difesa, salvo le deroghe introdotte dal D.Lgs. 208/2011 e dalle clausole di sicurezza previste dall’art. 346 TFUE. In particolare, restano applicabili i principi generali in materia di pubblicità, proporzionalità, scelta dell’aggiudicatario e rimedi giurisdizionali.</p>



<p>Un ulteriore fondamento giuridico è dato dal <strong>Codice Civile</strong>, che disciplina i contratti in generale (artt. 1321 ss.), le obbligazioni, le garanzie e le responsabilità contrattuali. Queste norme costituiscono il tessuto di base su cui si innestano le regole speciali degli appalti di difesa, soprattutto per quanto riguarda la validità e l’esecuzione dei contratti.</p>



<p>Altri riferimenti includono la <strong>Legge n. 244/2012</strong> (riforma dello strumento militare), che incide sugli investimenti e sulla pianificazione, e la normativa sul controllo delle esportazioni di materiali di armamento <strong>(L. 185/1990</strong>), rilevante per la gestione dei contratti che implicano trasferimenti transnazionali.</p>



<p>Sul piano della programmazione strategica, assume rilievo fondamentale il <strong>Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2022–2024 del Ministero della Difesa</strong>, che definisce linee strategiche, fabbisogni e priorità di investimento in sistemi d’arma, infrastrutture e ricerca tecnologica. Il DPP, trasmesso annualmente al Parlamento, costituisce lo strumento di indirizzo della spesa e orienta le procedure di procurement, rafforzando la coerenza con le politiche UE (EDF, PESCO) e NATO.</p>



<p>In sintesi, il quadro italiano del procurement in difesa combina norme speciali (D.Lgs. 208/2011), principi generali di contrattualistica pubblica e civile, e strumenti di pianificazione come il DPP, in un equilibrio tra apertura del mercato, tutela della sicurezza nazionale e integrazione con le strategie industriali europee .</p>



<p>Lo stato dell’arte delle interazioni tra disciplina del procurement militare europeo e italiano mostra un progressivo avvicinamento, pur mantenendo margini di autonomia nazionale. A livello UE, la Direttiva 2009/81/CE ha introdotto principi comuni di trasparenza e concorrenza, cui l’Italia ha dato attuazione con il D.Lgs. 208/2011, integrato dal Codice dei contratti pubblici. Tuttavia, la clausola di sicurezza dell’art. 346 TFUE lascia agli Stati ampia discrezionalità, specie sugli appalti più sensibili. La programmazione nazionale, tramite il Documento Programmatico Pluriennale, orienta scelte e risorse, ma sempre più in coerenza con strumenti UE come l’EDF, la PESCO e le strategie industriali europee. Ne risulta un sistema ibrido: regole comuni per favorire apertura e competitività, deroghe per garantire sovranità e sicurezza. La sfida attuale è trovare un equilibrio stabile tra esigenze nazionali e obiettivi di integrazione europea, riducendo frammentazione e duplicazioni. In prospettiva, il rafforzamento delle politiche comuni UE porterà a un coordinamento crescente anche sul piano italiano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/tra-ue-e-italia-come-funzionera-il-procurement-militare-di-rearm-europe.html">Tra Ue e Italia: come funzionerà il procurement militare di ReArm Europe</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;illusione di Donald, i timori di Ursula: nell&#8217;accordo Usa-Ue sui dazi non vince nessuno</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lillusione-di-donald-i-timori-di-ursula-nellaccordo-usa-ue-sui-dazi-non-vince-nessuno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 20:42:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1172" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-600x366.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-1024x625.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-768x469.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-1536x938.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Donald Trump esulta: è l&#8217;accordo commerciale &#8220;più grande di sempre&#8221;. Ursula von der Leyen apre ai dazi reciproci, biglietto d&#8217;ingresso al mercato americano, per l&#8217;Unione Europea in cambio dell&#8217;abbattimento delle tariffe per Washington. Ma l&#8217;accordo Usa-Unione Europea su commercio e investimenti concluso a Turnberry, in Scozia, in prospettiva rischia di creare tanti scontenti e nessun &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lillusione-di-donald-i-timori-di-ursula-nellaccordo-usa-ue-sui-dazi-non-vince-nessuno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1172" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-600x366.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-1024x625.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-768x469.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072717511982_48008eecb567c67485d316513f844c0b-1-1536x938.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Donald Trump esulta: è l&#8217;accordo commerciale &#8220;più grande di sempre&#8221;. Ursula von der Leyen apre ai dazi reciproci, biglietto d&#8217;ingresso al mercato americano, per l&#8217;Unione Europea in cambio dell&#8217;abbattimento delle tariffe per Washington. Ma l&#8217;accordo <strong>Usa-Unione Europea</strong> su commercio e investimenti concluso a Turnberry, in Scozia, in prospettiva rischia di creare tanti scontenti e nessun vincitore. Andiamo con ordine.</p>



<p>Sulla carta tutti hanno qualcosa da rivendicare. Donald Trump incassa l&#8217;accettazione da parte dell&#8217;Unione Europea del via libera al dazio al 15% sui prodotti comunitari che entreranno negli Usa. Washington, inoltre, si riserva di esentare <strong>dall&#8217;accordo i prodotti di base in acciaio e alluminio</strong>, daziati al 50%, e aspetta l&#8217;esito di un&#8217;indagine su presunte manipolazioni all&#8217;<strong>import di semiconduttori</strong>. </p>



<p>Passa la logica del dazio come contributo chiesto dagli Usa al proprio sistema, di cui avevamo parlato, in un contesto che vede Bruxelles accondiscendere allo stesso dazio che graverà sul Giappone. Enormi anche le promesse di investimento europee: 750 miliardi di euro in energia da qui alla fine del mandato di Trump e un aumento di 600 miliardi dello stock di investimenti diretti esteri negli Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dettagli dell&#8217;accordo Usa-Ue</h2>



<p>Per Bruxelles, era importante innanzitutto evitare una <strong>guerra commerciale indiscriminata</strong> e von der Leyen mirava, sostenendo la logica della mediazione, a rinsaldare un <strong>asse transatlantico</strong> decisamente incrinato dai chiari di luna di The Donald negli ultimi mesi. L&#8217;Ue può rivendicare che alcuni prodotti, come i farmaceutici e l&#8217;agroalimentare, non avranno per ora extra-dazi e che l&#8217;automobile europea entrerà negli States con tariffe inferiori al 25% globale imposto e pari a quello che colpisce l&#8217;omologa giapponese. </p>



<p>La verità, però, è più complessa. Perché sia per Washington che per Bruxelles <strong>l&#8217;accordo crea complessità laddove prima c&#8217;era complementarietà</strong> tra i due sistemi macroeconomici più integrati e sovrapponibili della storia umana. Mette nero su bianco lo stravolgimento delle relazioni economiche e commerciali internazionali anche tra Paesi alleati e dà spazio a <strong>possibili movimenti tettonici</strong> di cui è possibile altri attori, a partire dalla Cina, possano agevolarsi, soprattutto se ci sarà una ricaduta sul contesto industriale europeo.</p>



<p>Trump era partito guerresco nel suo approccio all&#8217;Ue. Aveva varato dazi al 20% il 2 aprile, poi aumentati (e sospesi) al 50% e infine ridimensionato al 30%. Ora <strong>si conclude l&#8217;accordo al 15%. Se si pensa che nel calcolo del dazio &#8220;reciproco&#8221; Washington </strong>aveva inserito tra i fattori penalizzanti del mercato europeo persino le <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-promessa-piu-impegnativa-di-trump-torno-alla-casa-bianca-per-fermare-tutte-le-guerre.html">aliquote Iva</a></strong> pagate dai beni Usa sui prezzi alla vendita nel contesto comunitario, si nota che il dazio strappato all&#8217;Ue è inferiore anche al massimale medio delle aliquote in questione nei vari Stati comunitari, che vanno dal 20 al 22%.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump e le promesse a vuoto di von der Leyen</h2>



<p>Inoltre, sul fronte dell&#8217;impegno agli investimenti <strong>le promesse di von der Leyen a The Donald</strong> appaiono ben poco realizzabili. Certo, Washington farà cassa con le tariffe. Calcolando oltre 600 miliardi di dollari di import di beni europei, ci si attende un maxi-gettito da 90 miliardi l&#8217;anno. Non esattamente spiccioli. Ma sul fronte degli investimenti promessi è possibile che Bruxelles abbia volutamente sparato alto. </p>



<p>L&#8217;Ue dovrebbe acquistare ogni anno dal 2026 al 2028 <strong>250 miliardi di dollari di gas e petrolio americani</strong> per raggiungere il target di 750 miliardi. Ebbene, nel 2024 l&#8217;Ue con prezzi ancora superiori a quelli attuali ha speso<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20250321-1#:~:text=In%202024%2C%20the%20EU%20imported,the%20volume%20dropped%20by%204.4%25."> l&#8217;equivalente di 441 miliardi </a>per <strong>tutte le sue forniture</strong>, comprese quelle da Paesi come Norvegia, Algeria, Kazakistan, Azerbaijan e Qatar. </p>



<p>Gli Usa hanno già una posizione di predominanza su gas naturale liquefatto e prodotti petroliferi e appare difficile pensare a come espandere a livelli non sostenibili dalle attuali infrastrutture questa quota. Così come si può avere qualche dubbio sul fatto che l&#8217;Europa spingerà i suoi colossi privati a investire <strong>600 miliardi di dollari in America</strong> in <a href="https://cepr.org/voxeu/columns/corporate-investment-europe-snapshot-2024-eib-investment-survey">un quadro di grande incertezza per gli stessi investimenti nel continente.</a></p>



<p>Inoltre, si può pensare che sul fronte della re-industrializzazione americana la scelta di Trump di favorire alcuni prodotti rispetto ai dazi che li colpiscono, come le auto, rispetto alle componenti per realizzarli, come acciaio e alluminio che hanno un aggravio maggiore, non favorisce esattamente la corsa al ritorno della manifattura nel Paese. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche l&#8217;Europa non può esultare</h2>



<p><strong>Su questi fronti, von der Leyen</strong> ha usato la tattica già promossa dal nipponico Shigeru Ishiba: <strong>nutrire l&#8217;annuncite di Trump</strong> con numeri in libertà. Ma nemmeno l&#8217;Europa può gioire. Innanzitutto, perché l&#8217;accordo è stato accompagnato dall&#8217;impegno politico a riempire gli arsenali di armi americane: <strong>esattamente l&#8217;esatto contrario</strong> di ciò che serve per l&#8217;autonomia strategica del Vecchio Continente. In secondo luogo, perché Bruxelles dimostra di credere ancora al principio transatlantico oggi ripudiato da The Donald. </p>



<p>Inoltre, l&#8217;Europa si trova in una condizione critica per il fatto che un accordo volto a chiudere la disputa commerciale con gli Usa e che, di fatto, impone dei dazi prima inesistenti va di pari passo con un&#8217;emergente rivalità commerciale con la Cina. Frau Ursula è volata alla corte scozzese di Trump nel suo resort golfistico con il cappello in mano, e il risultato è stato assistere a un&#8217;Europa che ringrazia l&#8217;America per averla graziata nella sua ritorsione tariffaria. A cui si aggiunge un&#8217;America che esulta per investimenti che difficilmente arriveranno, per un accordo che non sembra volano per il rilancio della manifattura e per presunte vittorie contro coloro che dovrebbero rappresentare i suoi compagni di viaggio. In un concetto: Occidente geopolitico più debole e che sancisce delle barriere interne. Qualcosa di cui i rivali del blocco euro-atlantico avranno preso nota.</p>



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		<title>Scandalo Pfizer: il &#8220;metodo Ursula&#8221; nell&#8217;Europa che cancella ogni dibattito</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/scandalo-pfizer-il-metodo-ursula-nelleuropa-che-cancella-ogni-dibattito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2025 16:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="457" height="305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ursula-von-der-leyen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ursula von der Leyen." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ursula-von-der-leyen.jpg 457w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ursula-von-der-leyen-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 457px) 100vw, 457px" /></p>
<p>Il Tribunale Ue annulla la decisione della Commissione: i messaggi tra la Von der Leyen e il vertice di Pfizer devono essere pubblicati. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="457" height="305" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ursula-von-der-leyen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ursula von der Leyen." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ursula-von-der-leyen.jpg 457w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/ursula-von-der-leyen-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 457px) 100vw, 457px" /></p>
<p>E così, il Tribunale Ue ha annullato la decisione con cui la Commissione Europea aveva negato alla corrispondente del New York Times, che ai tempi era <strong>Matina Stevis-Gridneff</strong>, l&#8217;accesso ai molteplici messaggi di testo che, tra il 1° gennaio del 2021 e l&#8217;11 maggio del 2022, si erano scambiati la presidente della Commissione stessa, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, e <strong>Albert Bourla</strong>, amministratore delegato della grande azienda farmaceutica Pfizer. Il tema degli scambi era, ovviamente per l&#8217;epoca, l&#8217;acquisto dei vaccini anti-Covid. La Ue ne comprò 4,2 miliardi di dosi, di cui 1,8 miliardi dalla sola Pfizer. Quando i giornalisti cercarono di capire che cosa si erano detti i due, la Commissione oppose il suddetto rifiuto, sostenendo che i messaggi erano andati distrutti. Il Tribunale, invece, ha stabilito che il rifiuto motivato con la presunta inesistenza dei documenti è inaccettabile, perché «tutti i documenti delle istituzioni dovrebbero quindi essere accessibili al pubblico, tuttavia, quando un’istituzione afferma, in risposta a una domanda di accesso, che un documento non esiste, l’inesistenza del documento è presunta, conformemente alla presunzione di veridicità di cui tale affermazione è munita». In sintesi: che non ci sono più lo dici tu, e perché noi dovremmo crederti sulla parola?</p>



<p>La Commissione ha due mesi per presentare ricorso e una pezza alla figuraccia in qualche modo verrà messa. In più, la &#8220;buona stampa&#8221; laica, quella che ha tanto a cuore i diritti e gli interessi dei cittadini, già ci spiega che è <strong>una questione di &#8220;metodo&#8221; e non di &#8220;sostanza&#8221;</strong>, perché la campagna di vaccinazione fu un successo. E che una volta che la Von der Leyen si sarà battuta il petto e prometterà di essere buona in futuro, tutto sarà a posto e resteranno solo le speculazioni dei no van e dei complottisti.</p>



<p>Purtroppo non è così semplice, e provo qui a spiegare essendo uno che si fece vaccinare cinque volte, molto probabilmente più della Von der Leyen e di Bourla messi insieme. Intanto: che sia solo una questione di &#8220;metodo&#8221; e non anche di &#8220;sostanza&#8221; lo sapremo <strong>se e quando riusciremo finalmente a leggere i famosi (e nascosti o distrutti) messaggi</strong> tra la Presidente e l&#8217;Amministratore delegato. Prima di allora, le assoluzioni frettolose sono speculative e pretestuose come le altrettanto frettolose condanne. Noi pensiamo sempre che chi non ha nulla da nascondere non nasconde nulla, ma può pure darsi che la Von der Leyen sia una tedesca sbadata e poco organizzata e abbia cancellato tutti quei messaggi per sbaglio, chissà&#8230; <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/14/ursula-von-der-leyen-recidiva-ministra-difesa-sms-cancellati/7987859/">Come ha scoperto il Fatto Quotidiano</a>, peraltro, non sarebbe <strong>neanche la prima volta che le capita.</strong> Nel 2019, durante i lavori di una speciale commissione del Governo tedesco, chiamata a indagare su possibili irregolarità nell&#8217;assegnazione degli appalti, saltò fuori che le informazioni decisive per giudicare l&#8217;irregolarità o meno di certi appalti (in particolare alle società McKinsey e Accenture) assegnati dal ministero della Difesa allora guidato dalla Von der Leyen, contenute in due telefoni della ministra, erano andate perse perché&#8230; cancellate. Da un telefono per opera di un assistente della Von der Leyen, dall&#8217;altro per opera della Von der Leyen stessa. Proprio un disastro con la tecnologia, la signora&#8230;</p>



<p>Ma poi, in politica, il &#8220;metodo&#8221; è &#8220;sostanza&#8221;. Altrimenti potremmo persino arrivare a dire che riprendersi la Crimea con gli &#8220;omini verdi&#8221;, in barba a tutti i trattati, è stato da parte di Vladimir Putin un errore di metodo, non di sostanza. tornando alla Von der Leyen, la sostanza qual è? Sta nel fatto che <strong>celare la realtà di una campagna sanitaria decisiva per 450 milioni di europei è politicamente inaccettabile.</strong> Noi non siamo cavie, e nemmeno minorati mentali che non possono essere messi al corrente di decisioni importanti, degne solo di menti elevate. Siamo cittadini, non sudditi.</p>



<p>E di nuovo, la Von der Leyen mostra che nascondere le cose, fuggire dal dibattito pubblico, è la sostanza del suo metodo di governo. <strong>Lo ha fatto anche con il famoso ReArm Europe</strong>, il piano di riarmo da 800 miliardi di euro che non ha voluto portare alla discussione davanti al Parlamento europeo. Che non conta nulla o quasi, ma almeno avrebbe potuto fare da megafono a qualche dubbio o qualche critica. Per evitare ogni discussione la Presidente ha invocato l&#8217;articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell&#8217;Unione Europea che, <a href="https://it.insideover.com/difesa/rearm-europe-non-vale-un-dibattito-alla-von-der-leyen-per-spendere-800-miliardi-il-parlamento-non-serve.html">come ha spiegato bene Roberto Vivaldelli in queste nostre pagine</a>, consente di evitare il voto del Parlamento in caso di &#8220;emergenze esistenziali&#8221;. Curiosa pratica, visto che ReArm Europe è un piano che sarà implementato nel corso degli anni, e non delle settimane.</p>



<p>Nè la Von der Leyen si è sentita in dovere di fornire pubbliche informazioni su altre questioni, inferiori per dimensioni ma non per principio. Per esempio, <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/soldi-ue-a-tv-e-giornali-limbarazzante-ma-non-nuovo-silenzio-di-von-der-leyen.html">come siano stati distribuiti i 132 milioni </a>affidati, alla vigilia delle elezioni europee, a&nbsp;<em>Havas Media France</em>, un intermediario privato del gruppo Vivendi, e destinati con tempismo perfetto a giornali e Tv.</p>



<p>Quel che InsideOver pensa della Von der Leyen non è un mistero e lo diceva con chiarezza un nostro titolo di sette mesi fa: <a href="https://it.insideover.com/politica/ursula-bis-un-compromesso-debole-per-uneuropa-ancora-piu-fragile.html">&#8220;Ursula-bis, un compromesso debole per un&#8217;Europa ancora più fragile&#8221;.</a> Il problema è che allora, forse, fummo fin troppo ottimisti. Perché adesso, un mattoncino dopo l&#8217;altro, spunta il sospetto che lo &#8220;stile&#8221; della Von der Leyen sia il corrispettivo perfetto di ciò che teorizzava uno dei suoi passati commissari, il francese <strong>Thierry Breton</strong>. E cioè che se alle elezioni di un qualunque Paese rischia di vincere un candidato o un partito sgradito, la soluzione migliore è eliminarlo. L&#8217;abbiamo visto succedere in Francia con <strong>Marine Le Pen</strong>: colpevole, ma il Tribunale poteva decidere di aspettare il ricorso prima di applicare (per il timore, pretestuoso a fronte di un reato amministrativo, di &#8220;reiterazione del reato&#8221;) la pena accessoria dei cinque anni di ineleggibilità. In Romania: lì i servizi segreti hanno accusato il candidato della destra populista <strong>Calin Georgescu</strong> praticamente di ogni cosa, ma soprattutto di essere stato aiutato dai russi via social, come se una campagna via TikTok potesse elevare in poche settimane un partito dal 3 al 30% dei voti. E ci stanno provando in Germania con la destra dell&#8217;Afd, che molti sondaggi danno ormai come il primo partito di Germania.</p>



<p>E di nuovo: chi scrive qui non ha mai votato per un partito di destra, e di elezioni ne sono passate da quando avevo diciott&#8217;anni. Ma il punto non è questo. Il punto è che <strong>la destra o la sinistra, a secondo dei gusti, si sconfiggono con la politica</strong>, anzi: con una politica migliore. L&#8217;unica cosa che a questa gestione del&#8217;Unione Europea, dal Green Deal al ReArm Europe, proprio non riesce. E quindi non è tanto della Le Pen o di Georgescu che mi importa, ma di me stesso. Perché la predica del pastore protestante <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Niem%C3%B6ller">Martin Niemöller</a>&nbsp;(spesso erroneamente attribuita a Bertolt Brecht) è sempre d&#8217;attualità: &#8220;Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c&#8217;era rimasto nessuno a protestare&#8221;. </p>



<p><strong><em>L&#8217;Europa è troppo importante per tutti noi per non dedicarle un&#8217;attenzione particolare. E per non battersi contro ogni sua deriva politica. Ursula von der Leyen è sulla strada giusta? Noi ne dubitiamo e ti invitiamo a seguire il lavoro di commento e indagine che facciamo sul suo operato. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>



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		<title>Grande festa: la Ue dà l&#8217;elettricità ai Baltici mentre Trump ci vende il gas a triplo prezzo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/grande-festa-la-ue-da-lelettricita-ai-baltici-mentre-trump-ci-vende-il-gas-a-triplo-prezzo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2025 07:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Von Der Leyen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Von Der Leyen ha partecipato alla festa dei Baltici per la disconnessione dalla rete elettrica russa. E intanto Trump e Putin...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Von Der Leyen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/von-der-leyen-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È facile trovare in Rete un video diffuso negli scorsi giorni. In ogni caso lo abbiamo inserito in questo articolo. Si vede la presidente della Commissione europea <strong>Ursula von der Leyen</strong> con i leader dei tre Paesi baltici. Insieme, festeggiano la disconnessione di Lituania, Estonia e Lettonia dalla rete elettrica che avevano in comune con Russia e Bielorussia, e la connessione con la reti europee. Al centro, il presidente lituano <strong>Gitanas Nauseda</strong> attende al telefono la conferma dell&#8217;avvenuto &#8220;taglio&#8221; e poi, esultante, dice agli astanti: &#8220;È fatta! Addio Russia! Addio Lenin!&#8221;. E giù risate e applausi.</p>



<p>L&#8217;abbiamo detto e scritto tante volte: impossibile non capire i Paesi usciti dall&#8217;ex Unione Sovietica nei loro rancori contro la Russia. Sette decenni di dominazione altrui e di centralismo grande russo non potevano non lasciare cicatrici indelebili. Il problema è che con i rancori puoi forse ottenere e conservare il potere, <strong>ma è molto difficile fare politica</strong>. E il video di cui stiamo parlando è la dimostrazione lampante di questo assioma. I tre Paesi baltici si sentono più sicuri ne dividere il più possibile le loro stori da quelle della Russia? Nessuno li può giudicare. Ma se questo deve diventare &#8220;la&#8221; politica dell&#8217;Europa, allora qualcosa si può dire.</p>



<figure class="wp-block-video"><video height="478" style="aspect-ratio: 848 / 478;" width="848" controls src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/VIDEO-2025-02-10-14-43-57.mp4"></video></figure>



<pre class="wp-block-code"><code></code></pre>



<h2 class="wp-block-heading">Le forche caudine della Ue</h2>



<p>Mentre la Von Der Leyen, in Lituania, rideva e applaudiva come se avesse appena assistito a un evento epocale, nel mondo reale succedevano alcune cose interessanti. <strong>Donald Trump</strong>, che dell&#8217;Unione Europea si ricorda solo per criticarla e minacciarla, annunciava di aver parlato con <strong>Vladimir Putin</strong>, comunicando così ufficialmente (ma che Casa bianca e Cremlino già fossero vin contatto si sapeva) al mondo che il negoziato per porre fine alla guerra in Ucraina era iniziato. Senza la Ue, peraltro, nonostante che<strong> il presidente ucraino Zelensky</strong> abbia a lungo chiesto di avere anche Bruxelles al tavolo delle trattative. </p>



<p>Altro fatto: alla Borsa di Londra <strong>il prezzo del gas naturale superava i 620 dollari per mille metri cubi </strong>per la prima volta dall&#8217;8 febbraio 2023. Inoltre, <a href="https://www.gie.eu">secondo i dati di Gas Infrastructure Europe</a>, l&#8217;associazione di 70 operatori europei del settore, le riserve di stoccaggio sotterraneo di gas in Europa sono scese sotto il 50% e i tassi di prelievo di febbraio sono vicini ai massimi storici. Dall&#8217;inizio della stagione del riscaldamento, l&#8217;UE ha già prelevato più della metà del combustibile accumulato per l&#8217;inverno, ovvero 53,2 miliardi di metri cubi. Nessuna particolare preoccupazione, nessun allarme urgente, per carità. Ma a fronte dei dati di consumo c&#8217;è una realtà indiscutibile, <a href="https://it.insideover.com/energia/il-gas-russo-che-compriamo-mostra-il-flop-delle-sanzioni-dellunione-europea.html">ben descritta in queste pagine da Giuseppe Gagliano</a>: &#8220;&#8230; nel 2024 le esportazioni di GNL russo verso l’Europa sono aumentate del&nbsp;<strong>20% rispetto al 2023</strong>, con Germania, Francia, Spagna e Belgio tra i principali destinatari&#8221;. E l&#8217;Europa si ritrova, grazie alle politiche illuminate di questi ultimi anni e alla folle speranza di usare l&#8217;Ucraina per annichilire la Russia, nella scomoda situazione di dover scegliere tra il gas russo (rinnegato nella sua via più semplice e conveniente, quella del gasdotto, ma recuperato in quella più complicata e costosa del GNL) e quello americano, che ci costa tre-quattro volte più del prezzo cui i produttori Usa lo vendono sul mercato interno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;onda lunga dell&#8217;allargamento del 2004</h2>



<p>Eppure le risate compiacenti della Von Der Leyen hanno un senso. Sono l&#8217;omaggio ai veri azionisti di maggioranza della sua seconda Commissione, quelli che una volta chiamavamo i &#8220;Paesi dell&#8217;Est&#8221;, usciti (e spesso rinati) dal crollo dell&#8217;Unione Sovietica e nel 2004 entrati in blocco nella Ue. Gli Stati Uniti furono i grandi sponsor di quell&#8217;allargamento e si può ben capire perché: si formò allora una cintura di Paesi scottati dall&#8217;esperienza pluridecennale di sottomissione alla Russia e perciò russofobi e assolutamente decisi a porsi sotto l&#8217;ombrello protettivo degli Usa, sia attraverso trattati bilaterali sia attraverso la Nato. Se pensiamo che già nel 2008, con Barack Obama, fu costituito in Romania il sistema missilistico Aegis (&#8220;difensivo&#8221; nella definizione, ma basato su vettori che possono trasportare anche i Tomahawk), possiamo ben capire quella sia stato il processo.</p>



<p> Con gli anni la tendenza si è solo accentuata. E l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, con l&#8217;idea dei Paesi in prima linea nell&#8217;aiutare l&#8217;Ucraina nella difesa dell&#8217;Occidente tutto, le ha impresso nuova accelerazione, avviando invece il declino dell&#8217;asse franco-tedesco che per lungo tempo ha dettato le sorti della Ue. Oggi ci ritroviamo con una responsabile della politica estera comunitaria espressa dall&#8217;Estonia (1,5 milioni di abitanti) e un responsabile della politica di difesa espresso dalla Lituania (2,9 milioni di abitanti), i quali governano, anche bene, Paesi piccolissimi, lontanissimi dalla realtà di Paesi come Spagna o Italia o Francia. Col massimo rispetto: politici che hanno soprattutto il merito di essere antirussi e graditi agli Usa. Ma come si diceva, coi rancori non si governa. La tentazione di vendicarsi della Russia per i torti passati, vivissima in questi Paesi, ci ha spinti tutti sulla strada di una vittoria impossibile, almeno non nella misura in cui la si voleva. Con le conseguenze che vediamo. </p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Compra americano&#8221;. Il bizzarro metodo Lagarde per tener buono Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 15:47:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca centrale europea (Bce)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241130225217989_fbe84d14c4fe4121cb38dee9754a0ae4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Christine Lagarde." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241130225217989_fbe84d14c4fe4121cb38dee9754a0ae4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241130225217989_fbe84d14c4fe4121cb38dee9754a0ae4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241130225217989_fbe84d14c4fe4121cb38dee9754a0ae4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241130225217989_fbe84d14c4fe4121cb38dee9754a0ae4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241130225217989_fbe84d14c4fe4121cb38dee9754a0ae4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241130225217989_fbe84d14c4fe4121cb38dee9754a0ae4-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Per evitare dazi e scontri con Trump bisognerebbe "comprare americano". Accentuando così la debolezza dell'Europa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/compra-americano-il-bizzarro-metodo-lagarde-per-tener-buono-trump.html">&#8220;Compra americano&#8221;. Il bizzarro metodo Lagarde per tener buono Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere la presa di posizione della presidente della Banca centrale europea <strong>Christine Lagarde </strong>circa le prospettive con cui l&#8217;Unione Europea può gestire la seconda presidenza Usa di Donald Trump. Lagarde ha parlato al <em>Financial Times</em> sottolineando che a suo avviso l&#8217;Ue potrebbe evitare una guerra commerciale con gli Usa, da lei ritenuta probabile, spingendosi in avanti nel proporre a Washington di comprare alcuni determinati prodotti, come <strong>gas naturale liquefatto e <a href="https://it.insideover.com/difesa/difesa-comune-europea-un-primo-mattone-ce-il-voto-dira-se-arrivano-gli-altri.html">armamenti</a>, </strong>per evitare tariffe commerciali ritenute probabili.</p>



<p>La proposta dell&#8217;ex governatrice del Fondo monetario internazionale appare inusuale per la carica da cui è espressa, quella di un&#8217;autorità esclusivamente monetaria e non chiamata a governare l&#8217;economia reale. Certo, costo del denaro e ciclo economico sono interrelati ma è bene sottolineare <strong>la notevole fragilità politica dell&#8217;Europa</strong> che le parole di Lagarde espongono e soprattutto la problematica lettura del Trump 2.0 che viene fatta tra Bruxelles e Francoforte.</p>



<p>In primo luogo è passata una narrazione, ancora tutta da dimostrare, secondo cui anche per l&#8217;Ue esploderà la corsa ai dazi da parte di Trump, nonostante nel primo mandato del tycoon i beni europei abbiano aumentato la corsa al mercato di oltre Atlantico. Si dà una <strong>lettura politica forte alle parole di Trump </strong>in campagna elettorale ancor prima del suo insediamento, presentando la nuova amministrazione come intrinsecamente minacciosa. Ma a onor del vero anche quella uscente, targata <strong>Joe Biden</strong>, non è stata certamente filoeuropea, come dimostrano le politiche industriali di reshoring condotte sfruttando i favorevoli scenari energetici e produttivi.</p>



<p>In secondo luogo, Lagarde esprime le fragilità euopee: sicurezza collettiva e stabilità energetica sono tra queste. E non ci appare la scelta più saggia chiedere di rispondere a una possibile sfida americana sulla supremazia economico-commerciale &#8230; chiedendo di amplificarle! Del resto già i piani sulla Difesa comune European permettono almeno un terzo di fondi per forniture da Paesi extra UE (leggi Usa) e <strong>il costoso Gnl a stelle e strisce viene trasportato in continuazione</strong>, rafforzando il vantaggio competitivo americano. Se l&#8217;Ue dovrà trattare con Trump per evitare dazi, ci si chiede perché farlo partendo dal concepire manovre per consolidare la primazia Usa ove già esiste. E farlo peraltro preventivamente mostra grande fragilità politica e mancanza di idee.</p>



<p>Infine, Lagarde come <strong>Ursula von der Leyen </strong>parla di un mondo europeo in cui istituzioni percepite come lettore da popolazioni e Paesi appaiono senza idee per il mondo di domani. E mirano a cercare di raggruppare l’Europa attorno a pochi spauracchi per celare le proprie difficoltà operative. Non a caso Lagarde parla di economia reale e commercio e non di moneta e costo del denaro, che dovrebbero essere le sue priorità in una fase di stagnazione economica per il blocco. Trump o non Trump l&#8217;Ue affronta già oggi l&#8217;eredità dell&#8217;alta inflazione, tassi ancora troppo alti e stagnazione industriale. <strong>Non saranno i discorsi di Lagarde a cambiare le cose.</strong> Specie se si basano su una serie di &#8220;sé&#8221; che sottendono a un ragionamento di fondo che vede l&#8217;Europa vulnerabile e impossibilitata a cambiar la propria sorte. Quanto più lontano da ciò che vorrebbe dire essere sinceri europeisti.</p>
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