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	<title>Tzipi Livni Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Sull&#8217;Iran Trump è in guerra contro l&#8217;America</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sulliran-trump-e-in-guerra-contro-lamerica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 10:53:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Meno convinti i repubblicani, profondamente contrari i democratici. E Trump non ha un piano per la guerra contro l'Iran. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sulliran-trump-e-in-guerra-contro-lamerica.html">Sull&#8217;Iran Trump è in guerra contro l&#8217;America</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/usa-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Siamo stati descritti come dei complottisti, come degli ossessionati, per aver sospettato quello che il segretario di Stato americano, <strong>Marco Rubio</strong>, sembra aver <a href="https://www.dailymail.co.uk/news/article-15608043/Marco-Rubio-Israel-forced-US-war-Iran.html?ns_mchannel=rss&amp;ns_campaign=1490&amp;ito=social-twitter_mailonline">appena ammesso</a> di fronte alle telecamere: l&#8217;unica &#8220;minaccia imminente&#8221; percepita dalla <strong>Casa Bianca</strong> in Iran era quella creata dalla decisione di <strong>Israele</strong> di colpire per primo. Non il nucleare degli ayatollah alle porte, né altre preoccupazioni improrogabili. Di fronte all&#8217;alleato inamovibile, la potenza egemone del fronte occidentale, anziché frenarlo, ha pensato bene di <a href="https://www.instagram.com/reels/DVURU66D0wg/">unirsi all&#8217;attacco</a>.</p>



<p>Una rivelazione, quella di <strong>Rubio</strong>, che arriva in un ecosistema informativo, istituzionale e religioso che tollera da decenni il cosiddetto <em>Israel First</em>, il sacrificare ogni velleità sovranista per i desiderata di Tel Aviv: per esempio tra gli evangelici, segmento fondamentale per <strong>Trump</strong>. D&#8217;altro canto, arriva mentre il consenso popolare per l&#8217;alleato israeliano e le sue politiche è sempre più in calo, e servono leggi repressive per frenarne la discesa.</p>



<p>Non c&#8217;è un solo sondaggio, tra i primi e più autorevoli pubblicati subito dopo l&#8217;attacco congiunto di <strong>Trump</strong> e <strong>Netanyahu</strong> contro l&#8217;Iran, che mostri una maggioranza di statunitensi favorevoli alla guerra. Secondo una <a href="https://www.reuters.com/world/us/just-one-four-americans-support-us-strikes-iran-reutersipsos-poll-finds-2026-03-01/">rilevazione</a> di <strong>Reuters/Ipsos</strong>, il 43 per cento degli intervistati è contrario agli attacchi, il 27 per cento li sostiene e il 29 per cento è indeciso. Il dato è persino leggermente peggiore rispetto agli attacchi di giugno, quando il rapporto era 36 per cento favorevoli contro 45 per cento contrari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Repubblicani meno convinti, dirigenti Dem silenti</h2>



<p>Anche all’interno del <strong>Partito Repubblicano</strong> il sostegno sta calando: l’approvazione tra gli elettori <strong>Gop</strong> è passata dal 69 per cento registrato a giugno al 55 per cento attuale. E una parte consistente dice che cambierebbe posizione se aumentassero le vittime americane o i prezzi di benzina e petrolio.</p>



<p>Il dato più sconcertante è la dirigenza <strong>Dem</strong>: silente, fiacca o complice dell&#8217;operazione nonostante gli elettori democratici che si dicono favorevoli siano appena il 13 per cento. Una vecchia storia di gap tra establishment di partito e base, ma anche il segno che l&#8217;ostilità estrema della classe dirigente Usa nei confronti dell&#8217;Iran e la voglia di saldare il conto decennale sono più forti di qualsiasi tendenza in società.</p>



<p>Come biasimare lo scetticismo? Negli ultimi quattro giorni <strong>Trump</strong> ha raccontato obiettivi e tempi della guerra contro l’Iran in modo diverso a seconda del giornale con cui parlava. Al <strong>Washington Post</strong> ha detto che lo scopo è la &#8220;libertà per il popolo iraniano&#8221;. Ad <strong>Axios</strong> ha ipotizzato di chiudere &#8220;in due o tre giorni&#8221; con un accordo. Al <strong>New York Times</strong> ha parlato di &#8220;quattro o cinque settimane&#8221; e di &#8220;tre ottime opzioni&#8221; per guidare l’Iran. Sul social <strong>Truth</strong> ha un tono molto più bellicoso.</p>



<p>Nel complesso, più che un piano definito, emergono ipotesi diverse e spesso contraddittorie. L’impressione è che <strong>Trump</strong> voglia poter dire di aver &#8220;risolto&#8221; un problema che impegna gli <strong>Stati Uniti</strong> dai tempi di <strong>Jimmy Carter</strong>. Ma non è chiaro cosa significhi, concretamente, né come arrivarci. I bombardamenti hanno ucciso la <strong>Guida suprema iraniana</strong> e altri vertici politici e militari, ma anche centinaia di civili, che hanno ricompattato quella parte di Iran tutt&#8217;altro che secolarista o favorevole al <strong>regime change</strong>. I soldati statunitensi morti sono una mezza dozzina finora, ma simbolicamente i primi dell&#8217;<strong>Air Force</strong> in oltre trent&#8217;anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La differenza rispetto all&#8217;Iraq</h2>



<p>C&#8217;è una differenza abissale col passato recente, quando, pochi giorni dopo l’invasione dell’<strong>Iraq</strong> nel 2003, il 72 per cento degli statunitensi diceva che andava bene così. Il più classico dei <em>rally around the flag</em>. Contro il lascito bellicoso dei <strong>neoconservatori</strong> del resto aveva fatto campagna elettorale lo stesso <strong>Trump</strong>, che ora sembra essersene dimenticato e spiega di fregarsene dei sondaggi, tagliando corto: &#8220;Devo fare la cosa giusta&#8221;.</p>



<p>Di fatto, pressione israeliana o meno, la decisione finale sull&#8217;attacco l&#8217;ha presa <strong>Trump</strong>. E la parte più isolazionista del popolo <strong>Maga</strong> è in ribollizione. Il fascistoide <strong>Nick Fuentes</strong> scrive: &#8220;Siamo sicuri sia meglio di Kamala [Harris]?&#8221;. Il provocatore <strong>Matt Welsh</strong> dice che l&#8217;ammissione di <strong>Rubio</strong> &#8220;è la peggiore cosa possibile in questo momento&#8221;, mentre il giornalista di impatto globale <strong>Tucker Carlson</strong>, scrive il <strong>New York Times</strong>, avrebbe detto al presidente che non dovrebbe lasciarsi mettere con le spalle al muro da <strong>Israele</strong>. <strong>Trump</strong> gli avrebbe risposto di comprendere i rischi di un attacco e di non avere altra scelta se non quella di unirsi a un’azione militare che <strong>Israele</strong> avrebbe comunque lanciato.</p>



<p>Per ora, in attesa che la base populista faccia da <strong>katechon</strong>, da potere frenante all&#8217;alleanza <strong>Usa-Israele</strong>, questo è ben lungi dall&#8217;essere il tema principale della politica <em>grassroots</em>, ma la guerra con l’Iran e le tensioni regionali stanno rendendo la questione sempre più centrale, soprattutto in un elettorato democratico che appare più critico verso il governo israeliano rispetto al passato. Nelle primarie democratiche in Stati come <strong>Illinois</strong>, <strong>Michigan</strong> e <strong>Texas</strong>, anche legami marginali con dirigenti israeliani vengono usati dagli avversari per attaccare i candidati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E intanto, nel Regno Unito e in Germania&#8230;</h2>



<p>In <strong>Illinois</strong>, la vicegovernatrice <strong>Juliana Stratton</strong> è stata criticata per un viaggio del 2019 in Israele e un incontro con <strong>Tzipi Livni</strong>, ex ministra e storica oppositrice di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Una sua rivale, la deputata <strong>Robin Kelly</strong>, ha messo in dubbio il suo &#8220;giudizio politico&#8221; e ha rivendicato una linea più netta: ha definito quanto accaduto a Gaza un genocidio e ha annunciato che non accetterà più fondi dalla lobby filo-israeliana <strong>Aipac</strong>.</p>



<p>Il tema emerge mentre il sostegno a <strong>Israele</strong> tra gli elettori democratici <a href="https://www.pewresearch.org/short-reads/2025/06/03/most-people-across-24-surveyed-countries-have-negative-views-of-israel-and-netanyahu/">è in caduta libera</a>: dice <strong>Gallup</strong> che circa due terzi dei democratici simpatizzano più per i palestinesi che per gli israeliani, un fatto <a href="https://news.gallup.com/poll/702440/israelis-no-longer-ahead-americans-middle-east-sympathies.aspx">impensabile</a> dieci anni fa. Anche nella società britannica ci sono trend simili: una rilevazione <strong>YouGov</strong> <a href="https://yougov.com/en-gb/daily-results/20260302-14ed5-1">mostra</a> che solo l&#8217;11 per cento degli intervistati sostiene con convinzione la guerra contro l&#8217;Iran, mentre il 49 per cento si dice contrario, di cui il 27 per cento fortemente. Il sostegno è concentrato tra anziani, maschi, elettori conservatori e di destra radicale come <strong>Reform Uk</strong>. Tra giovani, donne, laburisti e verdi prevale invece nettamente l’opposizione o lo scetticismo. <strong>In Germania 6 tedeschi su 10 sono contro gli attacchi.</strong></p>



<p>Trump ha dichiarato guerra all&#8217;America che sperava in lui per nuovo corso, antitetico a quello della palude di Washington. C&#8217;è chi pensa di distrarre da questa circostanza con l&#8217;arma più prevedibile: <strong>un&#8217;accusa generica di antisemitismo, </strong>lanciata contro il pubblico con definizioni fin troppo ampie di ciò che dovrebbe includere. Difficilmente funzionerà, e di fronte a una crescente stanchezza gli ebrei americani avrebbero bisogno di idee, alleati e leadership migliori di queste.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sulliran-trump-e-in-guerra-contro-lamerica.html">Sull&#8217;Iran Trump è in guerra contro l&#8217;America</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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