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	<title>Tom Barrack Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 09 Sep 2026 12:47:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Tom Barrack Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Israele, Netanyahu userà una guerra per rimanere al potere? L&#8217;allarme di Foreign Policy</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-netanyahu-usera-una-guerra-per-rimanere-al-potere-lallarme-di-foreign-policy.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 12:42:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele chatbot" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-1536x866.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Netanyahu, in difficoltà nei sondaggi in vista delle elezioni del 27 ottobre, potrebbe essere tentato — secondo un'analisi di Foreign Policy — di sfruttare o addirittura innescare crisi di sicurezza</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-netanyahu-usera-una-guerra-per-rimanere-al-potere-lallarme-di-foreign-policy.html">Israele, Netanyahu userà una guerra per rimanere al potere? L&#8217;allarme di Foreign Policy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele chatbot" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-1536x866.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820114917903_1a05cffffe1edffaf719d0fe71981fb2-e1787219394267-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A circa di due mesi dalle elezioni in Israele del 27 ottobre, la posizione del premier Benjamin Netanyahu <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/netanyahu-races-unify-israels-right-wing-bid-avert-election-defeat-2026-09-08/" type="link" id="https://www.reuters.com/world/middle-east/netanyahu-races-unify-israels-right-wing-bid-avert-election-defeat-2026-09-08/">appare in bilico, come non accadeva da anni</a>. I sondaggi raccontano di un Likud che potrebbe <strong>perdere circa un terzo dei seggi</strong> (scendendo a 20-23) e che, pur restando il primo partito, avrebbe bisogno degli alleati di estrema destra per governare. <em>Sionismo Religioso</em> di Smotrich è in calo e, con il sostegno di Netanyahu, si è fuso con <em>Zehut </em>di Feiglin; l&#8217;altro elemento radicale-religioso della coalizione, Ben-Gvir, invece rifiuta di unire <em>Potere Ebraico</em> a <em>Sionismo Religioso</em>, complicando notevolmente i piani del premier in carica. In tutto ciò Bibi deve fare i conti con l&#8217;ascesa di <strong>Gadi Eisenkot</strong>, ex capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, che nei sondaggi eguaglia e a volte supera persino il Likud.</p>



<p>È in questo contesto difficile che, <a href="https://foreignpolicy.com/2026/09/03/israel-war-netanyahu-turkey-gaza-west-bank-election/" type="link" id="https://foreignpolicy.com/2026/09/03/israel-war-netanyahu-turkey-gaza-west-bank-election/">secondo un&#8217;analisi pubblicata da <em>Foreign Policy</em></a> a firma di <strong>David E. Rosenberg</strong> &#8211; editorialista economico dell&#8217;edizione inglese di <em>Haaretz</em> &#8211; si fa strada un&#8217;ipotesi piuttosto cupa e inquietante: Netanyahu potrebbe essere tentato di innescare una nuova crisi di sicurezza per rimanere in sella. Improbabile? Certo che no. </p>



<h2 class="wp-block-heading"> Il timore di una campagna &#8220;armata&#8221;</h2>



<p>Secondo la ricostruzione di Rosenberg, <strong>alcuni osservatori israeliani non escludono che il premier possa ricorrere a tattiche di disturbo del voto</strong>: dall&#8217;incoraggiare (se non orchestrare) episodi di violenza, all&#8217;uso della polizia contro l&#8217;opposizione, fino a delegittimare la Commissione elettorale centrale o, in caso estremo, sollevare accuse di &#8220;elezioni rubate&#8221; sul modello trumpiano una volta chiusi i seggi. Nessuno di questi scenari si è ancora concretizzato ma la campagna elettorale è partita in queste ore, con il deposito delle le liste definitive.</p>



<p>C&#8217;è però un&#8217;opzione che, secondo l&#8217;analisi, Netanyahu avrebbe già iniziato a mettere in moto: <strong>provocare una o più crisi di sicurezza per rilanciare la propria immagine di &#8220;Mr. Sicurezza&#8221;</strong>, ormai appannata, e far vacillare gli elettori moderati che negli ultimi anni hanno abbandonato il <em>Likud</em>, spaventandoli all&#8217;idea di affidare il Paese al suo principale sfidante, <strong>Gadi Eisenkot.</strong> Non servirebbe necessariamente una guerra su vasta scala: basterebbe innescare uno scontro militare e lasciarlo degenerare fino al punto in cui apparire costretto, agli occhi dell&#8217;opinione pubblica, a intervenire. <a href="https://it.insideover.com/guerra/haaretz-7-ottobre-netanyahu-sapeva-tutto-e-non-ha-fatto-nulla.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/haaretz-7-ottobre-netanyahu-sapeva-tutto-e-non-ha-fatto-nulla.html">Certo le ultime rivelazioni di <em>Haaretz</em> sul 7 ottobre rischiano di complicare</a> notevolmente i piani di Netanyahu, vista l&#8217;eco che sta avendo la notizia su tutti i media internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il raid in Siria e il fronte turco</h2>



<p>Un possibile antipasto di questa strategia sarebbe già avvenuto il 18 agosto, quando <strong>caccia israeliani hanno colpito la base aerea di Abu al-Duhur, in Siria</strong>. Netanyahu e il ministro della Difesa <strong>Israel Katz </strong>hanno giustificato l&#8217;attacco come un avvertimento ad Ankara, dopo la visita di una delegazione militare turca sulla base, riportata come funzionale al dispiegamento di droni e sistemi di difesa aerea. Se le preoccupazioni israeliane sulle ambizioni turche in Siria e nella regione possono risultare legittime e financo comprensibili, diversi osservatori &#8211; incluso <strong>Tom Barrack</strong>, inviato statunitense per Turchia e Siria &#8211; avrebbero espresso dubbi sulla reale motivazione di sicurezza dietro il raid.</p>



<p>Sul fronte iraniano, quello che più angoscia l&#8217;opinione pubblica israeliana, il margine di manovra di Netanyahu resterebbe invece limitato dalla Casa Bianca, che avrebbe fatto capire di <strong>non voler riaccendere il conflitto almeno fino alle elezioni di metà mandato americane di novembre</strong>. Anche a Gaza e in Libano, dove Washington ha imposto i cessate il fuoco, lo spazio di manovra del premier sarebbe piuttosto ristretto. Decisamente rischiosa, invece, un&#8217;escalation con la Turchia, vista la volontà statunitense di sostenere la stabilizzazione della Siria di <strong>Ahmed al-Sharaa </strong>— un processo in cui Ankara gioca un ruolo che Washington considera utile. Senza contare il fatto, non marginale, che la Turchia rappresenta il secondo esercito della Nato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cisgiordania, il vero terreno a rischio</h2>



<p>Il fronte più esplosivo individuato dall&#8217;analisi di <em>Foreign Policy</em> resta però la <strong>Cisgiordania</strong>, dove la violenza dei coloni estremisti — cresciuta e diventata più sfacciata nelle ultime settimane, e rivolta ormai anche contro i militari israeliani che tentano di intervenire — avrebbe spinto il capo di stato maggiore <strong>Eyal Zamir </strong>ad ammettere che la situazione è «fuori controllo», rafforzando la presenza di truppe nell&#8217;area. Netanyahu e il governo, secondo la ricostruzione, <strong>avrebbero scelto di non intervenire, mentre la destra religiosa vedrebbe in questo clima un&#8217;ultima occasione per consolidare colonie ed espansione territoriale</strong>.</p>



<p>L&#8217;amministrazione Trump, si legge nell&#8217;analisi, si sarebbe finora mostrata meno critica verso le <strong>provocazioni in Cisgiordania</strong> rispetto ad altri fronti: l&#8217;ambasciatore USA in Israele <strong>Mike Huckabee</strong> ha infatti condannato la violenza, ma lo stesso Trump non si ancora espresso pubblicamente. Uno scenario che, secondo l&#8217;articolo, renderebbe questo il terreno meno rischioso per Netanyahu in termini di rapporti con Washington. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Elezioni a rischio rinvio?</h2>



<p>L&#8217;analisi non esclude nemmeno l&#8217;ipotesi più estrema: se la situazione dovesse precipitare, <strong>Netanyahu potrebbe tentare di usare l&#8217;emergenza per rinviare il voto</strong>, sfruttando una clausola della legge elettorale israeliana che consente alla Knesset di agire in tal senso — anche se solo con una maggioranza qualificata difficile da raggiungere. Uno scenario giudicato improbabile, ma che i critici più duri del premier non escluderebbero del tutto. Dopotutto, con Bibi, tutto è possibile. </p>



<p><strong><em>Fonti:</em></strong></p>



<p><strong><em>David E. Rosenberg, “Would Another War Help Israel’s Netanyahu Win Reelection?,” Foreign Policy, 3 settembre 2026, </em></strong><a href="https://foreignpolicy.com/2026/09/03/israel-war-netanyahu-turkey-gaza-west-bank-election/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://foreignpolicy.com/2026/09/03/israel-war-netanyahu-turkey-gaza-west-bank-election/</a>.</p>



<p><strong><em>Maayan Lubell, “Netanyahu Races to Unify Israel’s Right Wing in Bid to Avert Election Defeat,” Reuters, 8 settembre 2026, </em></strong><a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/netanyahu-races-unify-israels-right-wing-bid-avert-election-defeat-2026-09-08/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.reuters.com/world/middle-east/netanyahu-races-unify-israels-right-wing-bid-avert-election-defeat-2026-09-08/</a>.</p>



<p><strong><em>Haaretz: 7 ottobre, Netanyahu sapeva tutto e non ha fatto nulla,” InsideOver, 8 settembre 2026, </em></strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/haaretz-7-ottobre-netanyahu-sapeva-tutto-e-non-ha-fatto-nulla.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://it.insideover.com/guerra/haaretz-7-ottobre-netanyahu-sapeva-tutto-e-non-ha-fatto-nulla.html</a>.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-netanyahu-usera-una-guerra-per-rimanere-al-potere-lallarme-di-foreign-policy.html">Israele, Netanyahu userà una guerra per rimanere al potere? L&#8217;allarme di Foreign Policy</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Aggirare Hormuz via Siria. Il piano Usa/Chevron per un oleodotto da 5,7 miliardi di dollari</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/aggirare-hormuz-via-siria-il-piano-usa-chevron-per-un-oleodotto-da-57-miliardi-di-dollari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Sfregola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 08:59:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. Trump dichiara l&#039;escalation" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-1024x665.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-1536x997.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-600x389.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da aprile, 5.000 camion cisterna al giorno trasportano petrolio dallo Stretto fino al porto siriano di Baniyas, passando per l’Iraq. Ora, su quella stessa rotta, Trump vuole un’infrastruttura progettata per trasferire due milioni di barili al giorno. Una mossa che permette ad al-Sharaa di consolidare il suo ruolo di partner strategico di Washington.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/aggirare-hormuz-via-siria-il-piano-usa-chevron-per-un-oleodotto-da-57-miliardi-di-dollari.html">Aggirare Hormuz via Siria. Il piano Usa/Chevron per un oleodotto da 5,7 miliardi di dollari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1246" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. Trump dichiara l&#039;escalation" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-1024x665.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-1536x997.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/HORMUZ-FOTO-2-600x389.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Attraversano ogni giorno l’Iraq dal Golfo Persico fino alla costa mediterranea, oltrepassando il confine occidentale con la Siria. Partono dalle raffinerie intorno a Bassora, poi, superato il deserto, raggiungono Baniyas, sulla costa mediterranea. <strong>Sono 5.000 camion cisterna carichi di barili di petrolio iracheno, pronti ad essere imbarcati per raggiungere l’Europa dalle coste siriane. &nbsp;</strong>Questo costante flusso di mezzi ha avuto inizio ad aprile come misura sperimentale da parte degli esportatori iracheni per aggirare lo Stretto di Hormuz, dopo il blocco del corridoio causato dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Per l’Iraq, infatti, la chiusura dello Stretto è stata un colpo durissimo, perché <strong><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/hormuz-manda-crisi-fiscale-l-iraq-mentre-cerca-smantellare-milizie-AJzQOtl" id="https://www.ilsole24ore.com/art/hormuz-manda-crisi-fiscale-l-iraq-mentre-cerca-smantellare-milizie-AJzQOtl">Baghdad dipende dal petrolio per oltre il 90% delle entrate statali</a>, e ha visto i suoi ricavi mensili ridursi da sei a due miliardi di dollari.</strong></p>



<p>Oggi, la rotta Bassora-Baniyas rappresenta pienamente la volontà del nuovo governo siriano di beneficiare della riorganizzazione dei nuovi flussi energetici globali strizzando l’occhio agli Usa di Trump. Il presidente <strong>Ahmed al-Sharaa</strong>, a quasi due anni dalla caduta di Bashar al-Assad, propone ora la Siria come alternativa stabile e sicura allo Stretto di Hormuz, offrendo un accesso diretto all’Europa. Una posizione che permette a Damasco ampi spazi di manovra per ottenere vantaggi strategici ulteriori dopo la riduzione delle sanzioni internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un progetto ambizioso: l’oleodotto</strong></h2>



<p>Per gli Stati Uniti, la tratta che attraversa Iraq e Siria può trasformarsi in qualcosa di molto più grosso. Un progetto da 5,7 miliardi di dollari per trasportare fino a due milioni di barili al giorno dallo Stretto fino alle coste mediterranee, aggirando la minaccia iraniana: un oleodotto lungo circa 1.600 chilometri. <strong>Tom Barrack</strong>, inviato speciale di Trump, ha dichiarato che <strong>il progetto potrebbe contribuire a rendere Hormuz “un dettaglio trascurabile” per i flussi petroliferi globali. </strong><a href="https://x.com/USAMBTurkiye/status/2095535343839670298?s=20" id="https://x.com/USAMBTurkiye/status/2095535343839670298?s=20">Barrack ha ringraziato, con un post su X, la Siria per l&#8217;impegno.</a></p>



<p>Lo stesso Trump ieri, durante un&#8217;intervista, ha sottolineato che <a href="https://x.com/clashreport/status/2095949752630186431/video/1" id="https://x.com/clashreport/status/2095949752630186431/video/1">grazie a questo oleodotto lo Stretto di Hormuz non sarà più un problema</a>.</p>



<p><a href="https://www.washingtonpost.com/world/2026/09/02/syria-eyeing-role-middle-east-hub-offers-options-bypass-hormuz/" id="https://www.washingtonpost.com/world/2026/09/02/syria-eyeing-role-middle-east-hub-offers-options-bypass-hormuz/">Il <em>Washington Post </em>riporta che il consorzio che dovrebbe realizzare l’oleodotto, stando alle parole del vice amministratore delegato della compagnia statale <em>Syrian Petroleum Corporation,</em> <strong>Ahmad Qubbaji</strong>, riunisce la texana Chevron, la francese TotalEnergies e investitori siriani e qatarioti. Un contratto definitivo dovrebbe arrivare entro settembre.</a></p>



<p>A luglio, l’amministrazione Trump aveva annunciato il proprio appoggio formale al nuovo progetto guidato da Chevron, con <strong>l’ambizione di trasportare due milioni di barili di petrolio greggio al giorno </strong>lungo quello stesso percorso oggi battuto dai camion cisterna. La Siria di al-Sharaa è pronta a trarre ogni vantaggio dall’operazione, proponendosi come hub di transito e puntando a guadagnare entrate per la ricostruzione post guerra civile, mentre gli Stati Uniti pensano che grazie al corridoio potranno affiancare alla presenza militare una solida rete di cooperazione infrastrutturale ed economica a sostegno degli alleati regionali. Una strategia che si sposa perfettamente con la politica interventista di Washington, che mira a garantire accordi favorevoli alle aziende americane impegnate nel settore dei combustibili fossili e a contrastare l’influenza dell’Iran sulle rotte energetiche dell’area.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La scommessa sulla sicurezza</strong></h2>



<p>Un progetto tanto ambizioso non è certo di facile realizzazione. A partire dal fatto che per completare l’opera ci vorrebbero almeno due anni e mezzo di lavori, in un’area ancora particolarmente instabile. <strong>Al Sharaa, ex miliziano legato ad al-Qaeda, non controlla pienamente il territorio siriano,</strong> e cellule dello Stato Islamico continuano a colpire sporadicamente, mentre l’esercito di Damasco è impegnato in operazioni di sminamento nel deserto circostante. Il tracciato, peraltro, passerebbe per l’Iraq occidentale, in larga parte sotto l’influenza di milizie sostenute dall’Iran.</p>



<p>Per far fronte alle sfide sulla sicurezza, il consorzio sta discutendo l’adozione di precise misure di difesa, come l’utilizzo di droni per il monitoraggio aereo e la vigilanza lungo la tratta e l’impiego di tecnologie di sorveglianza avanzate per rilevare anomalie e tentativi di sabotaggio. Il tutto sotto il controllo attento degli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ridisegnare le rotte mediorientali</strong></h2>



<p>La rotta Bassora-Baniyas si inserisce in un contesto di profondo riassetto della logistica e delle rotte energetiche regionali. La guerra contro l’Iran e la crisi di Hormuz hanno innescato un riallineamento delle priorità per diversi attori dell’area. <strong><a href="https://www.agbi.com/infrastructure/2026/07/iraq-and-turkey-kick-off-long-delayed-development-road/" id="https://www.agbi.com/infrastructure/2026/07/iraq-and-turkey-kick-off-long-delayed-development-road/">L’Iraq e i suoi partner stanno investendo nella “Strada dello sviluppo”, un piano da 17 miliardi di dollari</a> </strong>per la costruzione di reti stradali e ferroviarie che colleghino l’Iraq alla Turchia, aprendo un corridoio commerciale diretto dal Golfo all’Europa. Il progetto, nato in diretta contrapposizione all’Imec (corridoio India-Medio Oriente-Europa), che escludeva Turchia e Iraq, è però rallentato dalle resistenze di Teheran, che teme di perdere parte della sua influenza sull’Iraq.</p>



<p>Il Qatar ha avviato colloqui con Damasco per estendere l’oleodotto fino al suo territorio e per realizzare un gasdotto parallelo che trasporti gas naturale liquefatto (Gnl) fino ai terminali di Banyas, mentre Bahrein e Kuwait hanno mostrato un forte interesse a collegarsi alla rete iracheno-siriana per esportare il loro greggio nel Mediterraneo. Per aggirare Hormuz, l’Arabia Saudita ha cominciato a dirottare parte del suo petrolio verso il Mar Rosso, ma si è scontrata con la minaccia degli Houthi yemeniti, alleati dell’Iran. La rotta attraverso la Siria potrebbe risultare, anche per Riyad, più affidabile e sicura.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La competizione con la Turchia</strong></h2>



<p>C’è un’altra rotta che si propone come alternativa a Hormuz, <strong>quella turca che va da Kirkuk, nell’Iraq occidentale, fino a Ceyhan, sul Mediterraneo. </strong>L’oleodotto è attivo dal 1977, lungo 970 chilometri e ha una capacità potenziale di 1,5 milioni di barili al giorno. Oggi lavora a regime ridotto, con 180.000-200.000 barili al giorno. Il quadro giuridico che lo regolava è scaduto lo scorso 27 luglio, e <a href="https://amwaj.media/en/article/why-turkiye-let-the-kirkuk-ceyhan-pipeline-deal-expire" id="https://amwaj.media/en/article/why-turkiye-let-the-kirkuk-ceyhan-pipeline-deal-expire">il presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan </strong>ha deciso di non rinnovarlo nell’immediato</a>, probabilmente per esercitare una pressione diplomatica su Baghdad. In attesa di un consenso definitivo, Turchia e Iraq hanno comunque firmato un’intesa ponte da 750.000 barili al giorno. L’accordo originario, firmato le prima volta nel 1973 e prorogato per 15 anni nel 2010, era finito al centro di contenziosi tra Turchia e Iraq, tanto che la Camera di Commercio Internazionale (Icc) ha condannato Ankara a versare 1,5 miliardi di dollari di danni per aver consentito esportazioni non autorizzate di petrolio curdo tra il 2014 e il 2018. La sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello di Parigi.</p>



<p><strong>Il piano di Erdogan è quello di <a href="https://www.turkiyetoday.com/business/iraq-prepares-to-restart-kirkuk-ceyhan-pipeline-launches-basra-extension-3219195?s=1" id="https://www.turkiyetoday.com/business/iraq-prepares-to-restart-kirkuk-ceyhan-pipeline-launches-basra-extension-3219195?s=1">estendere il Kirkuk-Ceyhan fino a Bassora</a>,</strong> portando la capacità complessiva della tratta a 2,5 milioni di barili al giorno e aprendo la porta anche ad altri produttori del Golfo, come il Kuwait. Una mossa che darebbe vita a un progetto in aperta competizione con l’oleodotto Bassora-Baniyas. Da un lato la Turchia, dall’altro l’asse Washington-Damasco, tutti corteggiano Baghdad.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Oltre Hormuz?</strong></h2>



<p>Le alternative al traffico marittimo via Hormuz, almeno nel breve periodo, non potranno sostituire il ruolo chiave dello Stretto nell’export di greggio. Se il progetto dell’oleodotto Bassora-Baniyas dovesse concretizzarsi nei tempi previsti, però, diversi attori regionali cambierebbero assetto strategico: l’Iraq avrebbe un’alternativa credibile per esportare senza passare dal Golfo, Washington otterrebbe una leva economica diretta sulla ricostruzione siriana, mentre al-Sharaa potrebbe presentare Damasco come attore di primo piano nell’area, <strong>passando da Stato fallito sotto embargo a crocevia energetico conteso. </strong>Si dovranno fare i conti, però, con le questioni ancora irrisolte di un’area fortemente instabile, uscita da poco da una guerra civile e ancora segnata da mine, cellule jihadiste e milizie filo-iraniane.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/aggirare-hormuz-via-siria-il-piano-usa-chevron-per-un-oleodotto-da-57-miliardi-di-dollari.html">Aggirare Hormuz via Siria. Il piano Usa/Chevron per un oleodotto da 5,7 miliardi di dollari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>F-35 in cambio di un maxi accordo energetico: la Turchia tenta gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/f-35-in-cambio-di-un-maxi-accordo-energetico-la-turchia-tenta-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 06:18:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia F-35]]></category>
		<category><![CDATA[f-35]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1365" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250412135010383_9c1a7768b5026395fafb39159e83b3d4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250412135010383_9c1a7768b5026395fafb39159e83b3d4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250412135010383_9c1a7768b5026395fafb39159e83b3d4-600x427.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250412135010383_9c1a7768b5026395fafb39159e83b3d4-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250412135010383_9c1a7768b5026395fafb39159e83b3d4-1024x728.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250412135010383_9c1a7768b5026395fafb39159e83b3d4-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250412135010383_9c1a7768b5026395fafb39159e83b3d4-1536x1092.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>F-35 in cambio di un maxi accordo energetico: la Turchia tenta gli Usa. Gli scenari sull'asse Ankara-Washington.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/f-35-in-cambio-di-un-maxi-accordo-energetico-la-turchia-tenta-gli-usa.html">F-35 in cambio di un maxi accordo energetico: la Turchia tenta gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La Turchia di <strong>Recep Tayyip Erdogan </strong>si prepara a una maxi offerta per sbloccare la possibile fornitura di caccia<strong> F-35 Lighting II americani</strong> in cambio dell&#8217;apertura a un investimento nel settore energetico e dell&#8217;apertura a Washington della produzione e dell&#8217;<strong>estrazione di petrolio e gas naturale</strong> nella regione del Mediterraneo orientale e a programmi economici dal valore potenziale da 500 miliardi di dollari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Ankara vuole gli F-35</h2>



<p> L&#8217;indiscrezione sta diventando sempre più forte e mostra, da un lato, l&#8217;ascendente esercitato da Erdogan sul presidente Usa Donald Trump e, dall&#8217;altro, la forza degli argomenti politici ed economici con cui il Paese euroasiatico può convincere gli Usa, che dimostrano la rafforzata taglia geopolitica di Ankara. E possono essere un cuneo nella strategia regionale di consolidamento di un asse strategico centrato tra Paesi al tempo stesso partner degli Usa e rivali della Turchia: <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-lasse-delle-nazioni-tra-india-e-israele-preoccupa-il-pakistan.html">Israele, Grecia e Cipro </a></strong>hanno da tempo in mente di rinforzare un&#8217;alleanza trilaterale avente come focus difesa ed energia, da inserire in quello che <strong>Benjamin Netanyahu ha definito &#8220;esagono&#8221; di nazioni</strong> con cui Tel Aviv può fare affari.</p>



<p>Il timing sarà decisivo. Ankara, rimossa nel 2019 dal programma F-35 per aver acquistato dalla Russia l&#8217;antiaerea degli S-400, <strong>ospiterà il 7-8 luglio l&#8217;annuale vertice Nato.</strong> Nei mesi scorsi ha mostrato la sua capacità d&#8217;azione regionale con un energico sforzo per la pacificazione di Gaza, con il confronto a distanza con Israele per l&#8217;influenza regionale, <strong>con il colpo da KO inferto via Damasco alle Forze Democratiche Siriane,</strong> che gli Usa hanno <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-siria-un-mini-afghanistan-per-trump.html">dovuto accettare come fatto compiuto. </a>Inoltre, dal Sudan alla Somalia, per non parlare della Libia, Ankara mostra bandiera e proietta potenza in un vasto estero vicino.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è mostrare a Washington che per la sicurezza regionale <strong>la multivettoriale diplomazia turca conta quanto, se non di più, la tradizionale alleanza con Tel Aviv. </strong>Il regista dell&#8217;avvicinamento è Tom Barrack, ambasciatore Usa in Turchia, che potrebbe essere il gestore di un accordo in grado di rivoluzionare la geopolitica regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Uno scenario in evoluzione, dagli F-35 all&#8217;energia</h2>



<p>Da un lato,<strong> la Turchia avrebbe la parità militare con Israele e Grecia, </strong>rivali sistemici di portata regionale che adoperano entrambi l&#8217;F-35. Atene e, soprattutto, Tel Aviv vedono come <strong>incubo strategico</strong> l&#8217;ipotesi di una Turchia in grado di adoperare un caccia di quinta generazione. Nello Stato Ebraico la prospettiva che la rivalità con Ankara possa degenerare in un conflitto su larga scala nei prossimi anni è letta dai decisori ben oltre un semplice caso di studio. Dall&#8217;altro, i progetti con cui la Turchia sta provando a conquistare il sì di Washington, <a href="https://defence-industry.eu/turkey-reportedly-weighs-500-billion-u-s-energy-deal-linked-to-potential-f-35-lightning-ii-fighter-purchase/">nota <em>Defence-Industry.eu</em>, sono dirompenti per la geopolitica regionale:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Secondo la proposta, le compagnie energetiche statunitensi investirebbero direttamente nell&#8217;esplorazione, nella produzione e nello sviluppo di oleodotti nelle acque territoriali turche nel Mediterraneo, nonché in Siria e Libia. Il piano includerebbe anche investimenti statunitensi nel sistema finanziario turco.</p>
</blockquote>



<p>Si consoliderebbe un partenariato tra Paesi alleati avente al centro le ambizioni di Ankara in una fase in cui Erdogan sta lavorando alacremente per portare sotto <a href="https://tradingeconomics.com/turkey/inflation-cpi">controllo inflazione e tassi d&#8217;interesse </a>per rendere maggiormente invitante per gli investimenti la Turchia. Parimenti, Ankara vuole <strong>controbattere l&#8217;asse del gas e del petrolio</strong> che si sta costituendo <a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-dopo-israele-ce-la-grecia-espansione-a-tutto-campo-nelloffshore.html">tra i vicini regionali e che di recente ha visto l&#8217;espansione dell&#8217;<strong>americana Chevron</strong></a> come pivot industriale di questo nuovo patto geoeconomico. La Turchia gioca una partita senza limiti e approfondisce le sue ambizioni: il Trump 2.0, <strong>fautore di una diplomazia commerciale assertiva</strong> e non valoriale, è tentato. E da qui al summit Nato tutto può succedere.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a></p>
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		<title>&#8220;Essere amici degli Usa può essere fatale&#8221;: i curdi sedotti e abbandonati da Washington in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/essere-amici-degli-usa-puo-essere-fatale-i-curdi-sedotti-e-abbandonati-da-washington-in-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I curdi in Siria sono stati scaricati da Washington, che non ha mosso un dito per fermare l'avanzata dei governativi di al-Shaara.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/essere-amici-degli-usa-puo-essere-fatale-i-curdi-sedotti-e-abbandonati-da-washington-in-siria.html">&#8220;Essere amici degli Usa può essere fatale&#8221;: i curdi sedotti e abbandonati da Washington in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120104737763_f3a8e9a159d15156304c96a1fd70a401-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sedotti e abbandonati. Sembra essere questo il triste e tragico destino dei curdi in Siria, un tempo impiegati come <em>proxy</em> dagli Stati Uniti e dalla coalizione occidentale nella lotta contro l&#8217;ISIS e oggi lasciati soli dinanzi all&#8217;avanzata delle truppe governative di Al-Shaara, che hanno <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-la-caduta-del-rojava-non-spegne-le-violenze-tra-governo-centrale-e-curdi.html">posto fine a un decennio di autonomia curda nella regione del <strong>Rojava</strong></a>. Sabato le truppe governative sono avanzate rapidamente nel territorio controllato per anni dalle forze guidate dalla <em>Syrian Democratic Forces</em> (SDF), catturando città su entrambi i lati del fiume Eufrate, il più grande giacimento petrolifero del Paese (Al-Omar) e uno di gas.</p>



<p>Sotto la pressione di un&#8217;avanzata governativa nelle aree controllate dai curdi, il leader delle Forze Democratiche Siriane (SDF), <strong>Mazloum Abdi</strong>, ha annunciato domenica un accordo di cessate il fuoco che formalizza l&#8217;integrazione curda nello Stato, al fine di evitare una &#8220;guerra civile&#8221;. Tuttavia, per molti curdi questo patto rappresenta non una vittoria, ma un&#8217;amara capitolazione dopo anni di sacrifici nella lotta contro lo Stato Islamico (IS).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Abbattuta la statua simbolo delle donne curde</h2>



<p>Fonti ufficiali e di sicurezza hanno confermato la conquista di infrastrutture strategiche, <strong>inclusi giacimenti energetici che rappresentavano una porzione significativa della produzione siriana di petrolio e gas</strong>. La provincia di Al-Hasakah, in particolare, produceva storicamente quasi <strong>due terzi del petrolio e del gas nazionale</strong>. Un episodio simbolico diffuso sui social in queste ore ha sottolineato la portata di quanto accaduto nel weekend: le forze governative hanno abbattuto una statua dedicata alle <em>Women’s Protection Units</em> (YPJ), le donne curde combattenti delle forze di autodifesa, nel Nord-Est della Siria. Le YPJ, parte integrante delle SDF, erano diventate un <strong>simbolo internazionale della resistenza curda</strong> e della lotta per i diritti delle donne.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://twitter.com/joshua_landis/status/2012941973536023015?s=20
</div></figure>



<p><strong>Farhad Shami</strong>, portavoce delle SDF, ha dichiarato a Rudaw che circa 1.500 militanti dell&#8217;ISIS – tra cui stranieri e siriani – sono stati rilasciati da gruppi armati affiliati a Damasco dalla prigione di Al-Shaddadi, nella provincia di Hasaka. In un comunicato urgente del 19 gennaio 2026, il Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK) ha denunciato direttamente le forze di Al-Sharaa per aver attaccato Al-Shaddadi, rilasciato migliaia di miliziani dell&#8217;ISIS e lanciato assalti su Kobane – simbolo della resistenza curda del 2015 contro lo Stato Islamico – accusando la coalizione internazionale di inerzia e chiamando il mondo a denunciare questi &#8220;attacchi genocidi&#8221;.</p>



<p>Il Ministero dei Beni Religiosi siriano ha invitato le moschee a celebrare con preghiere e takbir le “conquiste e vittorie” contro i curdi, in un clima di festeggiamenti ufficiali per il ripristino del controllo centrale. </p>



<p>Le forze governative stanno ora entrando a <strong>Hasakah</strong>, città di circa 420.000 abitanti e capoluogo della provincia omonima. Hasakah, a maggioranza araba ma con una significativa popolazione curda e una presenza cristiana, era considerata dalle SDF – guidate dal generale <strong>Mazloum Abdi</strong> – come un&#8217;area da tutelare con un certo grado di autonomia. Quelle speranze sono ora svanite. La città si trova circa 80 km  a sud di Qamishli, roccaforte a maggioranza curda. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Usa abbandonano i curdi</h2>



<p>Cruciale, in tal senso, il ritiro dell&#8217;appoggio ai curdi da parte degli Stati Uniti, che non hanno mosso un dito per tentare di fermare l&#8217;avanzata degli uomini di Al-Shaara. Il comandante delle Unità di Protezione Popolare (YPG), <strong>Sipan Hamo</strong>,<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/kurdish-commander-calls-us-intervene-forcefully-syria-clashes-2026-01-18/"> ha dichiarato all&#8217;agenzia <em>Reuters</em></a> che l’incontro svoltosi sabato tra l’inviato speciale statunitense <strong>Tom Barrack</strong> e i rappresentanti curdi non ha prodotto alcuna tabella di marcia concreta per un cessate il fuoco.</p>



<p>Hamo ha smentito categoricamente l’intenzione dei curdi siriani di separarsi dalla Siria o di creare uno Stato indipendente, sottolineando che il loro futuro resta all’interno del paese siriano. «La nostra più grande speranza è ottenere un risultato concreto, soprattutto da parte della coalizione internazionale e degli Stati Uniti – ha affermato Hamo – ovvero che intervengano con maggiore decisione e incisività sui problemi attuali rispetto a quanto stanno facendo finora». Nonostante l’appello del <strong>Comando Centrale statunitense (CENTCOM) </strong>a interrompere le ostilità, le truppe governative siriane hanno proseguito l’avanzata nei territori controllati dai curdi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La delusione dei curdi</h2>



<p>La verità è che i curdi siriani rappresentano <strong>l&#8217;ennesimo popolo sedotto e abbandonato dagli Stati Uniti</strong> per calcoli geopolitici cinici. Durante la guerra civile siriana, le YPG/SDF si sono alleate con Washington contro l&#8217;ISIS, combattendo in prima linea per liberare Raqqa, Kobane e altri territori, con migliaia di martiri. Per un lungo periodo, i curdi siriani speravano che la caduta di <strong>Bashar al-Assad</strong>, portasse al formale riconoscimento dell&#8217;autonomia nel Rojava. </p>



<p>Ma con l&#8217;ascesa di Ahmed al-Sharaa (ex leader di Hayat Tahrir al-Sham, sostenuto tra gli altri dalla Turchia), tutto è svanito. Ankara vede le YPG come una pericolosa estensione del PKK e una minaccia alla sicurezza nazionale. E gli USA, dopo aver usato i curdi come <em>proxy</em> anti-ISIS, hanno ridotto il sostegno, accettando <em>de facto</em> l&#8217;avanzata delle forze di Damasco per stabilizzare il post-Assad. </p>



<p>La disillusione tra i curdi, dopo l&#8217;accordo siglato domenica, è ai massimi livelli. «Non ho mai avuto la sensazione che il sostegno degli americani fosse genuino«, <a href="https://www.france24.com/en/live-news/20260119-syria-s-kurds-feel-disappointed-abandoned-by-us-after-damascus-deal">ha affermato a <em>France24</em></a> l&#8217;attivista curda quarantenne <strong>Hevi Ahmed</strong>, che ha paragonato i rapporti di Washington con le persone a «una semplice attività di intermediazione immobiliare. L&#8217;accordo è una delusione dopo anni di speranza che la Costituzione siriana potesse prevedere un futuro migliore per i curdi», ha aggiunto.</p>



<p>Sedotti e abbandonati, dunque: affidarsi agli Stati Uniti non sempre è un grande affare, perché Washington ha dimostrato in più occasioni di non avere remore a lasciare sul campo i suoi ex alleati con le loro speranze, i loro morti e le loro statue abbattute. Forse non ha torto chi diceva: «​Essere nemici degli Usa può essere pericoloso, ma esserne amici è fatale». <br></p>



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<p><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a></p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/essere-amici-degli-usa-puo-essere-fatale-i-curdi-sedotti-e-abbandonati-da-washington-in-siria.html">&#8220;Essere amici degli Usa può essere fatale&#8221;: i curdi sedotti e abbandonati da Washington in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La spinta Usa per la distensione tra Siria e Israele: scambi economici e una zona demilitarizzata</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-spinta-usa-per-la-distensione-tra-siria-e-israele-scambi-economici-e-una-zona-demilitarizzata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 06:12:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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<p>La spinta Usa per la distensione tra Siria e Israele: sul tavolo scambi economici e una zona demilitarizzata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-spinta-usa-per-la-distensione-tra-siria-e-israele-scambi-economici-e-una-zona-demilitarizzata.html">La spinta Usa per la distensione tra Siria e Israele: scambi economici e una zona demilitarizzata</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="833" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/siria-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Siria. Il conflitto per procura tra Turchia e Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/siria-1-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/siria-1-1-600x260.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/siria-1-1-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/siria-1-1-1024x444.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/siria-1-1-768x333.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/siria-1-1-1536x666.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti stanno lavorando insistentemente per conseguire la piena distensione tra<strong> Israele e Siria,</strong> aprendo alla fine di una conflittualità pericolosa per l&#8217;agenda regionale di Washington in Medio Oriente e foriera di tensioni tra Tel Aviv e un altro fondamentale alleato atlantico della superpotenza, la Turchia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I colloqui di Parigi</h2>



<p>Negli ultimi giorni gli emissari di <strong>Ahmad al-Sharaa</strong>, presidente siriano, e del governo israeliano di <strong>Benjamin Netanyahu</strong> si sono incontrati a <strong>Parigi</strong> per riprendere un confronto fortemente voluto da <strong>Donald Trump</strong> e sulla cui strada questi ha spinto il <a href="https://it.insideover.com/politica/pressione-comune-sulliran-distanza-sui-turchi-a-gaza-come-e-andato-lincontro-tra-trump-e-netanyahu.html">leader di Tel Aviv nel contesto della sua recente visita a Mar-a-Lago.</a> La proposta statunitense prevede una <strong>distensione politica</strong> che possa essere allettante per Damasco, aprendo al ristabilimento delle relazioni economiche, e al contempo preservare la posizione israeliana nelle <strong>Alture del Golan,</strong> che dal 2019 Trump ha riconosciuto come legittimamente di proprietà di Tel Aviv.</p>



<p>L&#8217;inviato statunitense per la Siria <strong>Tom Barrack </strong>e i consiglieri del presidente Trump Steve Witkoff e Jared Kushner, presenti nella capitale francese anche per il vertice dei &#8220;volenterosi&#8221; sull&#8217;Ucraina, hanno incontrato a <strong>Parigi i negoziatori di Siria e Israele nella giornata di martedì 6 gennaio</strong>.</p>



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<p><a href="https://it.insideover.com/course-landing/follow-the-money-come-finanza-e-geopolitica-si-influenzano">“Follow the Money”: come finanza e geopolitica si influenzano</a></p>
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<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi del negoziato mediato dagli Usa</h2>



<p>I colloqui, i primi da due mesi, hanno avuto l&#8217;obiettivo<a href="https://www.axios.com/2026/01/04/israel-syria-talks-security-agreement-barrack">, nota Axios,</a> di ottenere un &#8220;patto di sicurezza che includa la smilitarizzazione della Siria meridionale e il ritiro israeliano dalle parti della Siria occupate dopo il crollo del regime di Bashar al-Assad&#8221; a fine 2024, e che &#8220;possa potenzialmente rappresentare il primo passo verso una futura normalizzazione diplomatica&#8221;. A questo si dovrebbero aggiungere la <strong>demilitarizzazione dell&#8217;attuale &#8220;zona cuscinetto&#8221; israeliana nel Sud della Siria</strong> e un&#8217;ampia serie di <strong>rassicurazioni economiche per Damasco</strong> proprio nell&#8217;area oggi sotto il controllo di Tel Aviv, per investimenti congiunti in campo industriale e financo turistico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una distensione difficile tra Israele e Siria</h2>



<p>Israele ha più volte guardato in cagnesco il <strong>nuovo regime di al-Sharaa mentre questo si consolidava,</strong> in più occasioni ha <strong>bombardato Damasco e le truppe del Paese levantino</strong> nel Sud della Siria e ha sempre diffidato l&#8217;ex leader jihadista, divenuto presidente, dallo schierare l&#8217;esercito a Sud, contestando peraltro gli scontri con le tribù druse in autunno. Al-Sharaa, invece, <strong>sostenuto dalla Turchia</strong>, mira a difendere l&#8217;unità nazionale siriana, a accogliere i gruppi delle minoranze nel nuovo Stato, a espandere il controllo sul Paese temendo che proprio quest&#8217;ultimo obiettivo condizioni la strategia di Tel Aviv. Alle sue spalle, <strong>Recep Tayyip Erdogan vede nella Siria l&#8217;antemurale della presenza turca nel Levante</strong> e uno strumento di condizionamento verso Israele.</p>



<p>Trump <strong>intende fare della Siria la &#8220;camera di compensazione&#8221;</strong> tra i due alleati regionali degli Usa, in pesante rotta di collisione, e vuole evitare che una crisi in Siria spezzi il fronte mediorientale del contenimento dell&#8217;Iran e della presenza di potenze ostili a Washington, come la Russia, nel Levante. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La scommessa di Trump</h2>



<p>The Donald, <a href="https://www.timesofisrael.com/another-round-of-israel-syria-negotiations-reportedly-to-begin-monday-in-paris/">nota il <em>Times of Israel</em>, a Mar-a-Lago </a>ha invitato Netanyahu a trattare e a dicembre &#8220;<a href="https://www.timesofisrael.com/trump-speaks-to-netanyahu-warns-israel-not-to-interfere-in-syria/">ha messo in guardia</a> Israele dal destabilizzare la Siria e la sua nuova leadership, pochi giorni dopo che i soldati dell&#8217;Israel Defense Force avevano combattuto contro uomini armati nel Sud del Paese, e ha affermato di essere molto soddisfatto della performance del Paese sotto la guida del nuovo presidente&#8221;<a href="https://it.insideover.com/politica/trump-riceve-al-sharaa-meeting-blindato-e-via-le-ultime-sanzioni-alla-siria.html">, ricevuto alla Casa Bianca a novembre</a> e a cui è stato concessa la rimozione di ogni sanzione.</p>



<p><strong>La camera di compensazione di un accordo bilaterale temporaneo</strong> che <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-riconosce-il-golan-come-parte-dello-stato-di-israele.html">eviti di affrontare la <strong>spinosa questione del Golan</strong></a> occupato da Israele dal 1967, <strong>non spinga Damasco a entrare negli Accordi di Abramo</strong> evitando di infastidire la Turchia e riduca la tensione tra le due sponde del Giordano e dello Yarmuk, è uno degli obiettivi perseguiti dagli Usa per blindare una sfera regionale ritenuta oggigiorno vantaggiosa per Washington e impermeabile a sfide esterne. La distensione turco-israeliana, perseguita da Washington coccolando entrambi gli alleati <a href="https://it.insideover.com/difesa/86-miliardi-di-dollari-per-25-caccia-f-15-il-regalo-di-trump-a-israele.html">con forniture di armi e sponde politiche</a>, passa anche per la Siria. Trump lo sa. E mira a una complessa quadratura del cerchio che può rafforzare Washington in Medio Oriente ma deve superare il massimalismo dei falchi di Damasco e Tel Aviv.</p>



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