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	<title>Tianyi Ma Archives - InsideOver</title>
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		<title>Convertire le emissioni industriali in carburante: la nuova tecnologia che ripensa il ciclo della CO₂</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 06:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1380" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turbine of airplane (freepik)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-1024x736.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-768x552.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-1536x1104.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-600x431.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La tecnologia RMIT converte la CO₂ industriale in precursori per carburante jet, integrando cattura e trasformazione in un unico processo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/economia-circolare/convertire-le-emissioni-industriali-in-carburante-la-nuova-tecnologia-che-ripensa-il-ciclo-della-co%e2%82%82.html">Convertire le emissioni industriali in carburante: la nuova tecnologia che ripensa il ciclo della CO₂</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1380" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turbine of airplane (freepik)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-1024x736.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-768x552.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-1536x1104.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/3423-600x431.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>La conversione dell’anidride carbonica in risorsa industriale</strong> è uno dei fronti più complessi della transizione energetica: negli ultimi anni, numerosi approcci hanno tentato di trasformare le emissioni in prodotti utili, ma spesso a costo di processi frammentati, energivori e difficili da applicare su scala reale. Una possibile risposta a queste criticità arriva <a href="https://www.rmit.edu.au/news/all-news/2026/jan/carbon-conversion" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dalla tecnologia sviluppata dai ricercatori della RMIT University in Australia</a>, che propone un sistema integrato capace di <strong>unire in un unico passaggio la cattura e la conversione della CO₂ </strong>proveniente dai gas di scarico industriali. Il lavoro &#8211; pubblicato su <em>Nature Energy</em> – punta a superare uno dei principali colli di bottiglia delle tecnologie di <em>carbon recycling</em><strong>: la separazione tra rimozione del carbonio e sua trasformazione chimica</strong>, che finora ha aumentato costi, complessità e dispersioni energetiche.</p>



<p>Il team guidato dal professore <strong>Tianyi Ma</strong> ha ripensato l’intero processo, partendo dall’idea che l’efficienza non dipenda solo dai singoli materiali o catalizzatori, ma dall’architettura complessiva del sistema. Tradizionalmente, la CO₂ deve essere prima catturata, purificata e compressa, per poi essere convertita in un secondo stadio e ogni passaggio comporta perdite di energia e limiti operativi. L’approccio RMIT combina invece <strong>assorbimento e conversione elettrochimica</strong>, riducendo il numero di fasi e rendendo il processo più compatibile con ambienti industriali reali, dove i flussi di gas non sono mai perfettamente controllati.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Scientists from RMIT University have developed a new carbon conversion technology they say could be used to help turn industrial emissions into usable jet fuel. <a href="https://twitter.com/hashtag/aviation?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#aviation</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/aerospace?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#aerospace</a><a href="https://t.co/wY7Yu3MUGj">https://t.co/wY7Yu3MUGj</a> <a href="https://t.co/WwqRIGWzDV">pic.twitter.com/WwqRIGWzDV</a></p>&mdash; Australian Aviation (@ausaviation) <a href="https://twitter.com/ausaviation/status/2014541267095478476?ref_src=twsrc%5Etfw">January 23, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Dai gas di scarico ai precursori del carburante per jet</h2>



<p>La tecnologia converte l’anidride carbonica <strong>in elementi chimici di base </strong>che possono essere successivamente raffinati, attraverso processi industriali già esistenti, <strong>in carburante aeronautico a basse emissioni </strong>o in altri prodotti a base di carbonio oggi ottenuti prevalentemente da fonti fossili. Questo posizionamento rende il sistema un passaggio potenzialmente rivoluzionario all’interno di una filiera più ampia, piuttosto che una soluzione autonoma.</p>



<p>Uno dei punti di forza dell’approccio è la sua <strong>flessibilità</strong>: il sistema RMIT funziona senza la necessità di CO₂ altamente purificata, un requisito che ha spesso limitato l’applicabilità industriale di molte tecnologie di conversione. Come sottolineato dal dottor <strong>Peng Li</strong> &#8211; autore principale dello studio &#8211; la ricerca si è concentrata sulla riduzione delle fasi di lavorazione e della domanda energetica complessiva, due elementi fondamentali per rendere <a href="https://it.insideover.com/economia-circolare/biochar-lantico-metodo-agricolo-che-ricicla-i-rifiuti-organici-e-cattura-il-carbonio.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il riciclo del carbonio</a> economicamente e tecnicamente sostenibile.</p>



<p>Questo aspetto è particolarmente rilevante per settori ad alte emissioni e difficili da abbattere, come l’industria pesante e l’energia. La possibilità di installare sistemi di conversione vicino alle fonti emissive <strong>riduce la necessità di trasporto e stoccaggio della CO₂</strong>, migliorando ulteriormente l’efficienza complessiva del ciclo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un contributo realistico alla decarbonizzazione</h2>



<p><strong>L’aviazione rimane uno dei settori più complessi da decarbonizzare</strong>: le limitazioni tecnologiche delle batterie rendono improbabile &#8211; nel medio termine &#8211; una diffusione su larga scala degli aerei elettrici sulle lunghe distanze, mentre la domanda globale di carburanti sostenibili per l’aviazione continua a superare l’offerta. In questo scenario, la tecnologia sviluppata a RMIT non si propone come alternativa radicale ai sistemi esistenti, ma come <strong>soluzione complementare</strong>, capace di ampliare le opzioni disponibili.</p>



<p>L’idea di fondo è quella di chiudere &#8211; almeno in parte &#8211; il ciclo del carbonio: utilizzare le emissioni generate dai processi industriali <strong>per produrre i materiali necessari ai carburanti del futuro</strong>. Questo metodo non elimina le emissioni alla fonte, ma contribuisce a <strong>ridurre la dipendenza da nuove estrazioni di carbonio fossile</strong>, inserendosi in una logica di economia circolare applicata ai combustibili. Secondo l’analisi, l’integrazione dei processi consente di avvicinarsi a sistemi di conversione a più basso consumo energetico rispetto agli approcci tradizionali, un risultato che &#8211; pur non risolvendo da solo il problema climatico <a href="https://it.insideover.com/difesa/motori-a-reazione-russi-per-la-cina-lasse-putin-xi-sullaviazione.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dell’aviazione</a> &#8211; <strong>offre uno strumento aggiuntivo per affrontarlo in modo graduale</strong> e tecnicamente coerente con le infrastrutture esistenti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla scala di laboratorio alla validazione industriale</h2>



<p>Per verificare la fattibilità del sistema al di fuori del laboratorio, il team RMIT ha progettato e realizzato <strong>un prototipo da 3 kilowatt</strong>, testato in condizioni assimilabili a quelle industriali. Questo passaggio ha permesso di valutare non solo l’efficienza del processo, ma anche <strong>la sua stabilità operativa </strong>e la compatibilità con flussi di gas reali. Il passo successivo è la costruzione di <strong>un impianto pilota da 20 kilowatt</strong>, pensato per dimostrare l’integrazione del sistema con vere fonti di emissioni industriali.</p>



<p>Lo sviluppo su scala è accompagnato da una rete di collaborazioni con partner industriali, tra cui Viva Energy, Hart Bioenergy, CO2CRC e CarbonNet. Secondo Ma, il ridimensionamento <strong>deve avvenire in stretta collaborazione con l’industria</strong>, poiché solo l’applicazione pratica consente di identificare i limiti reali e le aree di miglioramento. L’obiettivo è arrivare a<strong> un sistema dimostrativo da 100 kilowatt entro cinque anni</strong> e a una maturità commerciale in circa sei anni.</p>



<p>Anche dal punto di vista industriale, la tecnologia viene letta come un equilibrio tra <strong>sostenibilità ambientale e fattibilità economica</strong>. Come ha sottolineato <strong>Doug Hartmann</strong> di Hart Bioenergy, l’innovazione suggerisce che la riduzione delle emissioni può procedere insieme a un miglior utilizzo dell’energia, senza ignorare i vincoli economici. In quest’ottica, la tecnologia RMIT non rappresenta una soluzione definitiva, ma <strong>uno strumento concreto per accompagnare la transizione</strong>, integrando sistemi esistenti e contribuendo a ridurre progressivamente l’impatto climatico dei settori più difficili da riconvertire.</p>
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