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	<title>Sun tsu Archives - InsideOver</title>
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	<title>Sun tsu Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;information warfare negli scenari bellici del XXI secolo: il libro di Corrado Stefanachi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beccaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 04:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Georgia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>il ruolo egemone nei decenni dopo il crollo del Muro di Berlino ha consentito a Washington di sviluppare ulteriormente il concetto. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/linformation-warfare-negli-scenari-bellici-del-xxi-secolo-il-libro-di-corrado-stefanachi.html">L&#8217;information warfare negli scenari bellici del XXI secolo: il libro di Corrado Stefanachi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Georgia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/georgia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le informazioni sono sempre state uno degli elementi centrali di qualunque guerra in ogni epoca storica. Già <strong>Sun Tzu</strong>, uno dei più antichi pensatori strategici vissuto nella Cina del V secolo a.C. circa, ne sottolineava l’importanza sia insistendo sulla necessità di conoscere il nemico sia dedicando al tema dell’intelligence l’ultimo capitolo della sua opera <em>L’Arte della guerra</em>. Tuttavia negli ultimi decenni, e soprattutto a seguito della rivoluzione informatica e dell’Operazione <em>Desert Storm</em> nel 1991, il tema delle informazioni declinato in vari modi è diventato uno degli argomenti dominanti del dibattito strategico occidentale e non solo.<br>Il professore <strong>Corrado Stefanachi</strong>, che insegna Studi Strategici presso l’Università degli Studi di Milano, ha recentemente pubblicato un libro, <em>Guerra e informazione nell’era digitale</em>, che ricostruisce questo dibattito in modo dettagliato e puntiglioso offrendo al lettore utili spunti di riflessione da un punto di vista sia storico militare per valutare l’evoluzione del pensiero strategico e le capacità operative, sia di analisi della politica internazionale odierna, offrendo uno studio approfondito su come le grandi potenze impiegano le informazioni negli scenari odierni.</p>



<p>I primi tre capitoli prendono in esame il tema dell’<em>information warfare</em> focalizzandosi soprattutto sul pensiero strategico americano che, partendo dall’esperienza maturata con <em>Desert Storm</em> (prima operazione che vide impiegati i moderni sistemi informatici e per questo ritenuta uno spartiacque), sviluppa varie idee. Tre macro approcci si sviluppano all’interno di quella riflessione che l’autore ricostruisce. La guerra a impronta leggera è l’idea secondo cui attraverso la combinazione tra un dominio delle informazioni sul campo di battaglia e la capacità di colpire con precisione l’obiettivo, non serva più avere grandi eserciti ma si possa vincere rapidamente e facilmente con bassi costi le guerre del futuro. <strong>Come si può facilmente intuire è un’idea che in Occidente è stata ampiamente diffusa pur mostrando costantemente i suoi limiti e l’eccessiva semplificazione</strong>. È ancora la base delle operazioni condotte contro l’Iran o dell’eccessiva fiducia riposta nelle armi inviate in Ucraina. Il secondo macro tema è quello del <em>strategic information warfare</em> ovvero l’idea che si possa attaccare e disarticolare il potere politico, militare ed economico del nemico attraverso la guerra dell’informazione. Si allacciano a questa riflessione molti degli aspetti legati alle operazioni nel cyber spazio.</p>



<p>Il terzo macro tema è la <strong>riscoperta del concetto di <em>political warfare </em>che qui ci interessa maggiormente</strong>. Il <em>political warfare</em> è un concetto nato a inizio Guerra Fredda negli Stati Uniti per indicare una serie di azioni di supporto a fazioni amiche in contrapposizione a quelle nemiche sia all’interno del proprio blocco, quindi per rafforzarlo, sia nel blocco avversario per indebolirlo dall’interno. In quegli anni <strong>la nascita di Radio Free Europe fu forse l’aspetto più visibile di questo approccio,</strong> poiché significò la creazione di una radio che faceva da megafono nei vari Paesi del blocco sovietico alla propaganda americana/occidentale. Tuttavia ci furono moltissimi altri progetti: sovvenzione di gruppi politici (Solidarnosc in Polonia per esempio), istituzione di borse di studio o finanziamenti per artisti e studiosi, contributi per vari organi di informazione. </p>



<p>Tale approccio non è finito con la Guerra Fredda, infatti come ricostruisce molto bene il professor Stefanachi proprio il ruolo egemone degli Stati Uniti nei decenni seguiti al crollo del Muro di Berlino ha consentito a Washington di sviluppare ulteriormente il concetto di <em>political warfare </em>e le opportunità legate ai nuovi strumenti digitali. Come viene ricostruito dettagliatamente nel capitolo quattro un primo esempio del rinnovato impiego americano di questi strumenti si ebbe nella Repubblica Federale di Jugoslavia al termine dei bombardamenti NATO sul Kosovo. Quell’azione militare, infatti, non era riuscita a rovesciare <strong>Slobodan Milosevic</strong>, di conseguenza gli Stati Uniti presero contatto con la resistenza locale e, attraverso seminari ad hoc tenuti tra marzo e aprile 2000 a Budapest, gli attivisti serbi di Otpor furono istruiti su varie tecniche di resistenza che sono state poi impiegate per rovesciare il governo. Tale approccio segna l’inizio di una modalità operativa che si ripeterà in modi similari e con una significativa sovrapposizione di personaggi in altri contesti e che prevede un ventaglio di enti governativi finanziati da Washington, anche se mascherati da enti indipendenti, per lo più legati in modo più o meno diretto al <em>National Endowment for Democracy</em> e che supporta organizzazioni di opposizione interne nei vari Paesi finanziariamente, offrendo addestramento specifico e supporto mediatico.</p>



<p>Nel 2000 i <strong>veterani di Otpor furono presenti a Minsk in Bielorussia</strong> per le locali elezioni, ma qui ebbero meno successo. Lo schema si ripeté nei mesi e anni successivi in Georgia e in Ucraina nelle elezioni del 2004 e poi negli anni a venire creando il contesto da cui poi emergerà l’attuale frattura e in cui in parte si ritrovano le radici del conflitto. Le grandi manifestazioni in Ucraina furono il simbolo più evidente di questa influenza sia perché fu organizzata da ONG legate ai finanziamenti americani, sia perché la logistica necessaria per portare in piazza una massa di persone, offrire loro servizi e cibo non può essere in alcun modo improvvisata.</p>



<p>I capitoli 5 e 6 si focalizzano poi su come Russia e Cina affrontano il tema delle informazioni, con la Russia sicuramente più indietro su diversi aspetti come l’intelligenza artificiale e la Cina, invece, decisamente avanzata e in prima fila anche dal punto di vista tecnologico.</p>



<p>Il libro è un’importante riflessione per due motivi. <strong>Da un lato permette, anche a un pubblico di non addetti ai lavori, di approfondire il dibattito strategico intorno al tema delle informazioni in guerra sotto vari aspetti</strong>. Dall’altro offre un utile antidoto a una certa propaganda, o superficialità nel leggere le fonti e le situazioni, che domina da noi da diverso tempo.</p>
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		<title>La Cina alla conquista dei mari con la flotta fantasma dei pescherecci</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-cina-alla-conquista-dei-mari-con-la-flotta-fantasma-dei-pescherecci.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 05:28:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Negli ultimi dieci anni la Cina ha costituito una flotta fantasma  di pescherecci che sono la sua longa manus sui mari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-cina-alla-conquista-dei-mari-con-la-flotta-fantasma-dei-pescherecci.html">La Cina alla conquista dei mari con la flotta fantasma dei pescherecci</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/cina-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Non hanno cannoni, né missili. Nessun distintivo ufficiale. Eppure, questi uomini costituiscono la punta avanzata di una strategia globale, attentamente orchestrata dal Partito comunista cinese. Sono pescatori, o meglio,&nbsp;<strong>miliziani civili camuffati</strong>, agenti inconsapevoli (o addestrati) di una guerra di lunga durata:&nbsp;<strong>la </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-mostra-i-muscoli-anche-sui-mari.html"><strong>conquista silenziosa degli oceani</strong>.</a></p>



<p>Secondo il rapporto&nbsp;<em>“China’s Fishermen Spies: Intelligence Specialists in the Maritime Militia”</em>&nbsp;del&nbsp;<em>China Maritime Report</em>, la Cina ha costruito negli ultimi dieci anni un’armata parallela,&nbsp;<strong>non convenzionale e non tracciabile</strong>, per colmare ogni lacuna dei radar e dei satelliti. Non sono militari, ma agiscono come tali. Non dichiarano guerra, ma raccolgono informazioni, ostacolano, occupano spazi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Partito comanda, i mari si piegano</h3>



<p>Ogni porto cinese, ogni villaggio costiero, ha oggi una rete di informatori civili. Pescherecci dotati di sistemi di comunicazione avanzati pattugliano le acque contese nel Mar Cinese Meridionale, nei pressi delle Spratly e delle Paracel, ma anche ben oltre. Gli uomini a bordo ricevono formazione tecnica e direttive precise: osservare, localizzare, riferire. Senza provocare, senza colpire.</p>



<p>Questa rete, capillare e resiliente, è <strong>la risposta cinese alla supremazia navale statunitense e alle alleanze indo-pacifiche</strong>. Mentre Washington investe in portaerei e sottomarini nucleari, Pechino punta sull’asimmetria: <strong>la guerra grigia</strong>, quella che si muove tra la legalità internazionale e la provocazione mirata.</p>



<p>La Cina non cerca la superiorità tecnica. Punta alla saturazione. Migliaia di imbarcazioni, decine di migliaia di occhi e orecchie distribuiti lungo le rotte marittime vitali. Ogni &#8220;innocente&#8221; peschereccio può diventare un nodo di una rete globale di sorveglianza e pressione. Una presenza tanto discreta quanto efficace. <strong>Che fare, infatti, contro un civile che segnala la posizione delle vostre navi militari? Bombardarlo? Denunciarlo? Ignorarlo?</strong> Nessuna risposta è soddisfacente, tutte sono perdenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla Cina alle Seychelles: la pesca come leva geopolitica</h3>



<p>Non è più solo questione asiatica. Il modello è esportato su scala mondiale. Oggi i pescherecci cinesi sono avvistati al largo del Senegal, dell’Ecuador, delle Seychelles. Dietro la facciata commerciale, si cela&nbsp;<strong>una proiezione marittima coordinata con la politica della Via della Seta</strong>, i prestiti cinesi ai porti africani, la presenza diplomatica in America Latina.</p>



<p>È <strong>la fase marittima della globalizzazione cinese</strong>: invisibile, non convenzionale, difficilmente contrastabile. Pechino non invade, non colonizza: occupa e osserva. </p>



<p>Sun Tzu scriveva: <em>“La suprema arte della guerra è sottomettere il nemico senza combattere”</em>. La milizia marittima cinese è la perfetta incarnazione di questo principio. Nessuna nave affondata, nessuna dichiarazione di guerra, nessuna foto satellitare compromettente. Solo <strong>una pressione costante, ubiqua, indefessa</strong>. Pechino ha compreso che <strong>controllare il mare non significa vincere battaglie navali</strong>, ma negare allo sfidante ogni libertà d’azione. Creare un ambiente ostile, incerto, controllato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Oceani sotto sorveglianza: il futuro è già iniziato</h3>



<p>Mentre l’Occidente si interroga su droni e missili ipersonici, la Cina ha già occupato il futuro con mezzi antichi, ma riorganizzati. La pesca, un tempo attività marginale nella geopolitica, diventa <strong>veicolo di dominio e sorveglianza</strong>. Questi &#8220;pionieri dell’egemonia silenziosa&#8221; non cercano il trionfo immediato. Lavorano nel tempo lungo. <strong>Il loro obiettivo non è il giorno dello scontro, ma la costruzione silenziosa di un dominio irreversibile</strong>. </p>



<p>Nel nuovo grande gioco globale,&nbsp;<strong>i veri marinai di guerra non portano divise</strong>, ma reti da pesca e ricevitori radio. Dietro ogni timone cinese, potrebbe nascondersi&nbsp;<strong>un satellite umano al servizio del Partito-Stato</strong>. E nel silenzio delle onde, si scrive forse la geopolitica del XXI secolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-cina-alla-conquista-dei-mari-con-la-flotta-fantasma-dei-pescherecci.html">La Cina alla conquista dei mari con la flotta fantasma dei pescherecci</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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