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	<title>silvia-romano Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 22 May 2020 06:14:19 +0000</lastBuildDate>
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	<title>silvia-romano Archives - InsideOver</title>
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		<title>Testimonianze dal cuore della Somalia</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/testimonianze-dal-cuore-della-somalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 06:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Al Shabaab]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Silvia Romano (Fotogramma)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma-300x250.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma-768x641.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma-1024x854.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A Mogadiscio, in queste ore, è in corso il ramadan; le strade della capitale, dove le donne vendono dolci e samosa da mangiare al tramonto dopo l&#8217;ultima preghiera, brulicano di gente. Ed è proprio qui, all&#8217;ombra dei minareti, nelle vie trafficate e tra i banchi del caotico mercato che, quando è stato data la notizia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/testimonianze-dal-cuore-della-somalia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Silvia Romano (Fotogramma)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma-300x250.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma-768x641.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-Fotogramma-1024x854.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A Mogadiscio, in queste ore, è in corso il ramadan; le strade della capitale, dove le donne vendono dolci e samosa da mangiare al tramonto dopo l&#8217;ultima preghiera, brulicano di gente. Ed è proprio qui, all&#8217;ombra dei minareti, nelle vie trafficate e tra i banchi del caotico mercato che, quando è stato data la notizia della liberazione di <strong>Silvia Romano</strong>, i cittadini somali hanno applaudito ed esultato. A raccontare com&#8217;è stata la reazione della gente di Mogadiscio, all&#8217;annuncio del rilascio della volontaria italiana, è <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/somalia/somalia-4.html">Osman Lul</a>, figlia della diaspora, 50enne, arrivata in Italia negli anni Novanta mentre nel Paese del Corno d&#8217;Africa infuriava la guerra dei warlords e oggi tornata nella capitale dove ha dato vita a un’associazione che si occupa di aiutare le donne somale.</p>
<p>&#8221;Qui a Mogadiscio il rilascio di Silvia e stato accolto molto bene anche perché, dopo un anno e mezzo, le speranze che fosse viva erano minime. Silvia ha 24 anni e ha passato quasi due anni in mano ad <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/cosa-al-shabaab-somalia.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Al Shabaab</strong></a> e la gente non immagina cosa voglia dire e chi siano queste persone. Credo che debba sentirsi amata e non oso immaginare quanto abbia desiderato la liberazione e quanto abbia sognato questo ritorno a casa sana e salva&#8221;.</p>
<p>Mentre nel telefono echeggia, in sottofondo, il salmodiato canto del muezzin, Osman Lul intanto, dalla sua casa di Mogadiscio, prosegue addentrandosi nel merito della conversione di Silvia: &#8221;Ha deciso di convertirsi, non credo sia un problema e anzi va tutelata la sua libertà e la sua scelta. Mi dispiace che sia stata bersaglio di attacchi, insulti e offese persino in sede parlamentare. Silvia ha vissuto a diretto contatto con gente di cui io, donna somala, ho paura anche solo della loro ombra&#8221;.</p>
<p>Approfondendo quindi cosa significhi vivere a Mogadiscio e sopratutto com&#8217;è la vita di una donna in Somalia oggi, Osman Lul spiega: &#8221;Sebbene le donne somale siano la spina dorsale della Somalia essendo loro che hanno guidato l&#8217;economia di questo Paese negli ultimi 30 anni, essere donna, oggi, a Mogadiscio, è molto difficile e lavorare è ancor peggio. Si vive alla giornata perché non si sa se ci sarà un domani. Io, per esempio, esco il meno possibile, vivo in modo molto riservato e cerco di apparire molto poco in pubblico ma, nonostante le precauzioni, la paura incombe su tutte noi&#8221;.</p>
<p>E a proposito di terrorismo, Lul ha poi concluso dicendo: &#8220;Il terrorismo lo possiamo sconfiggere soltanto noi petche i giovani che appartengono a queste sette non sono venuti dal cielo, sono i nostri figli, i nostri nipoti, e escono dalle nostre case e se noi mamme, sorelle, li proteggiamo e li nascondiamo non ne verremo mai fuori. Nessuno ci può aiutare se non noi stessi&#8221;.</p>
<p>Le parole di Osman Lul si riflettono in quelle di <strong>Burhan Dini Farah</strong>, direttore dell&#8217;emittente di Mogadiscio Radio Kulmiye. Nel 2015, quando ancora era vice direttore della radio che oggi dirige,<a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/somalia/reportage-in-somalia.html"> raccontò a <em>Inside Over</em></a>, seduto alla scrivania del suo ufficio situato proprio difronte all&#8217;ex teatro nazionale della capitale somala, una vita votata all&#8217;informazione, alla non accettazione dello sconforto e a quella perseveranza che trasforma l’utopia in pragmatica ragione d’essere. All&#8217;epoca parlava così riguardo al suo lavoro e a quello dei suoi colleghi: &#8220;Noi seguiamo in modo capillare quanto avviene a Mogadiscio e anche nel resto del Paese, avendo collaboratori in diverse città, ma questo nostro lavoro di denuncia ci ha portato a subire diversi attacchi. I <strong>kamikaze</strong> dal 2012 ad oggi si sono fatti esplodere all&#8217;ingresso della radio, cinque i giornalisti sono morti e molti altri sono stati i feriti&#8221;.</p>
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<p>Oggi, in via telefonica, dalla sede della redazione dove campeggia uno striscione su cui sono impressi, a imperitura memoria, i volti dei cronisti assassinati dai guerriglieri islamisti, il direttore Burhan Dini Farah si è così espresso sull&#8217;attuale situazione della capitale somala: &#8220;A Mogadiscio, noi giornalisti siamo sempre a rischio. Io sono sopravvissuto a dieci attentati, ho perso l&#8217;avambraccio destro durante uno di questi, e non conto più nemmeno le minacce che ho ricevuto in questi anni. Noi giornalisti siamo tutti obiettivi sia di Al Shabaab ma anche del governo dal momento che la Somalia non si può certo definire un Paese democratico e aperto alla stampa. Uno dei motivi per cui Al Shabaab, ancor oggi, riesce a ottenere consensi e ad allargare le sue fila è proprio il fatto che nelle zone sotto suo controllo garantisce i servizi di base e combatte una delle piaghe endemiche della Somalia: la corruzione&#8221;.</p>
<p>Infine, prima di congedarsi, il direttore di Radio Kulmiye ha concluso dicendo: &#8220;Noi giornalisti non abbiamo una vita a Mogadiscio, viviamo in un perenne lockdown tra la casa e la redazione, alcuni addirittura vivono in redazione e non escono mai. Non ho sogni utopici, desidererei solo che i nostri sforzi di raccontare la verità e la realtà del nostro paese, un giorno, venissero ricompensati dalla possibilità di poter passeggiare per le vie della nostra città con le nostre mogli e i nostri figli senza il timore di morire in un agguato&#8221;.</p>
<p>Parole che riflettono l&#8217;ordinaria drammaticità del vivere laddove nessuno vuole che la verità trovi spazio. Abdalle Ahmed Mumin, segretario generale del Sindacato dei giornalisti somali (<a href="http://www.sjsyndicate.org">Somali Journalists Syndicate)</a>, ha confermato le parole del direttore di Radio Kulmiye e raccontando la sua storia personale ha ritratto nella maniera più esaustiva possibile la vita nella capitale somala, sospesa in un perenne limbo di sogni infranti e speranze mai vinte, violenza endemica e eroismo silenzioso.</p>
<p>&#8220;Negli anni Novanta, quando nel mio Paese è scoppiata la guerra, ero un bambino. Non ho potuto nemmeno finire la scuola elementare perché sono dovuto fuggire e per anni ho vissuto in una tendopoli. È stato nel campo profughi in cui ero sfollato che ho avuto la possibilità di studiare, completare il mio percorso di formazione e lì, mentre la sofferenza era la sola costante e vedevo la distruzione del mio Paese, ho pensato che fare il giornalista, raccontare al mondo le ingiustizie che vivevamo io e il mio popolo, potesse essere un modo per aiutare la mia gente&#8221;.</p>
<p>Abdalle Ahmed è riuscito negli anni a laurearsi, ad affermarsi come giornalista, fu l&#8217;unico cronista a raccontare nel 2014 l&#8217;omicidio del leader di Al Shabaab Ahmed Abdi Godane, è sopravvissuto a una sparatoria condotta dall&#8217;organizzazione affiliata ad <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Al Qaeda</strong></a> e oggi vive sapendo di essere nel mirino di jihadisti, criminali e anche uomini del governo: &#8220;In Somalia la verità non piace a nessuno. I giornalisti uccisi nel 2019 sono stati 18 e la regia degli omicidi spesso si trova nei palazzi di governo non solo nelle basi di Al Shabaab. La nostra vita è sospesa su un filo sottilissimo e siamo consapevoli che in qualsiasi momento potrebbe accadere un&#8217;imboscata o un attentato e tutto potrebbe finire, è questa la nostra quotidianità. Però non dobbiamo scordarci che c&#8217;è anche un&#8217;altra Somalia&#8221;. E a tal proposito Abdalle Ahmed Mumin ha concluso dicendo: &#8221;È la Somalia dei giovani che studiano, che chiedono lavoro e che denunciano criminalità, jihadismo e corruzione è la Somalia che ha esultato e festeggiato alla notizia della liberazione di Silvia Romano&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Perché Silvia Romano si è convertita</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/perche-silvia-romano-convertita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2020 10:09:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Al Shabaab]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Era un pomeriggio di maggio di cinque anni fa e il sole martellava Milano. La casa di Massimo Fini era inondata di luce e, seduto sul divano rosso del giornalista, facevo salire nuvole di fumo verso il soffitto. Dovevo intervistarlo per Isis segreto, il libro che stavo scrivendo insieme ad Andrea Indini, per cercare di comprendere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-silvia-romano-convertita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/perche-silvia-romano-convertita.html">Perché Silvia Romano si è convertita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Era un pomeriggio di maggio di cinque anni fa e il sole martellava Milano. La casa di Massimo Fini era inondata di luce e, seduto sul divano rosso del giornalista, facevo salire nuvole di fumo verso il soffitto. Dovevo intervistarlo per <em>Isis segreto</em>, il libro che stavo scrivendo insieme ad Andrea Indini, per cercare di comprendere come mai tanti giovani &#8211; le stime ufficiali parlano di oltre 30mila persone &#8211; decidessero di abbandonare tutto per raggiungere lo Stato islamico. In quell&#8217;occasione Fini diede una risposta che mi colpì: l&#8217;Occidente non offre valori perché, dopo il Sessantotto, si è svuotato. Chi cerca un ideale forte in cui credere (e a volte, nelle sue versioni più deviate, morire) lo trova nell&#8217;islam.</p>
<p>Oggi, <a href="https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2020/05/11/news/silvia_romano_soldi_riscatto_finanziare_jihad_al_shabaab-256346238/?ref=RHPPTP-BH-I256353073-C12-P4-S2.4-T1" target="_blank" rel="noopener">in un&#8217;intervista esclusiva a <em>Repubblica</em></a>, Ali Dehere, portavoce di <strong>Al Shabaab</strong>, fa sapere che Silvia Romano si è convertita senza alcune costrizioni, &#8220;perché ha sicuramente visto con i suoi occhi un mondo <span class="hilg1">migliore</span> di quello che conosceva in precedenza&#8221;. E ancora: &#8220;Da quanto mi risulta Silvia Romano ha scelto l&#8217;Islam perché ha capito il valore della nostra religione dopo aver letto il Corano e pregato&#8221;. Quello che è successo in questi 18 mesi nel cuore di Silvia è davvero quello che suggerisce Dehere? O forse, anche solo a causa della paura e dello smarrimento, la giovane è stata in qualche modo plagiata? La conversione è quanto di più intimo possibile e, ovviamente, solo la Romano sa quali siano i motivi che l&#8217;hanno portata ad abbracciare l&#8217;islam.</p>
<p>Tuttavia, alcuni dubbi rimangono ma, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/lislamologo-sulla-conversione-silvia-romano-potrebbe-aver-1862148.html" target="_blank" rel="noopener">come spiegava ieri l&#8217;islamologo Paolo Branca in un&#8217;intervista concessa a <em>ilGiornale.it</em></a>, Silvia potrebbe aver trovato nell&#8217;islam una forma di <strong>consolazione</strong>: &#8220;Tutti i testi sacri di ogni religione hanno parole di conforto e speranza per gli esseri umani che vivono l&#8217;esperienza del limite, del dolore e della morte. Il Corano, in particolare, sottolinea l&#8217;abbandono fiducioso al volere divino anche nelle avversità, fino a un certo grado di fatalismo che, in situazioni estreme e senza uscita, può risultare consolatorio&#8221;. Forse Silvia potrebbe aver trovato un appiglio a cui fissare la disperazione nel testo sacro dell&#8217;islam. Oppure, come detto, le potrebbe esser stato fatto un vero e proprio lavaggio del cervello, magari in modo subdolo. O, infine, la Romano potrebbe esser rimasta affascinata dall&#8217;islam, dalle sue regole, spesso severe, e dalla sua solidità.</p>
<p>Secondo quanto sappiamo, Silvia è cresciuta come tanti ragazzi, frequentando l&#8217;oratorio e la parrocchia vicino casa e sarebbe diventata atea da adolescente, cosa che capita sempre più spesso ai giovani italiani. Ma la Romano aveva il desiderio di voler aiutare il prossimo, indipendentemente dalla religione, e per questo motivo aveva deciso di abbandonare tutto e passare alcuni mesi in Kenya per aiutare soprattutto i più piccoli, come testimoniano le foto che per tanto tempo ha postato sui social. Ma il Kenya è un Paese a maggioranza cristiana (80% circa) e, molto probabilmente, Silvia potrebbe aver conosciuto e approfondito l&#8217;islam in Somalia, durante la sua lunga prigionia.</p>
<p>La storia di Silvia Romano ricorda quella di <strong>Amanda Lindhout</strong> e <strong>Nigel Brennan</strong>, rapiti a Mogadiscio nel 2008 da alcuni gruppi jihadisti. Ad Amanda toccò la sorte peggiore: venne violentata e picchiata più volte. Entrambi, però, si convertirono. <a href="https://www.examiner.com.au/story/5206272/somalian-kidnap-victim-finds-new-home-hope-in-tasmania/" target="_blank" rel="noopener">In un&#8217;intervista concessa all&#8217;<em>Examiner</em></a>, Nigel racconta: &#8220;Avere un Corano è stato uno strumento incredibilmente potente. Mi ha dato la conoscenza della religione islamica e un po &#8216;di comprensione delle persone con cui avevo a che fare&#8221;. Finalmente libera, Amanda raccontò di essersi convertita solamente per salvare la pelle, mentre non è ancora chiaro se Nigel si professi ancora musulmano oppure no. Come riporta <em>l&#8217;Examiner, </em>&#8220;non frequenta una moschea e non prega, ma è chiaro che i principi guida dell&#8217;islam &#8211; anzi i principi di ogni religione che, dice, &#8216;sono tutti molto simili&#8221; &#8216; &#8211; risuonano nella sua vita attuale&#8221;.</p>
<p>Anche l&#8217;imam di via Padova a Milano, <a href="https://rep.repubblica.it/pwa/locali/2020/05/12/news/silvia_romano_libera_conversione_islam_imam_via_padova-256366109/?ref=RHPPTP-BH-I256353073-C12-P4-S3.4-T1" target="_blank" rel="noopener">intervistato da <em>Repubblica</em></a>, nutre forti dubbi sulla sincerità della conversione di Silvia: &#8220;Sono questioni personali che non credo sia ora il caso di sviscerare. Non sappiamo nulla di quel che le è successo, se non che ha vissuto un anno e mezzo in un Paese molto pericoloso, in mano a un gruppo di terroristi legati ad Al Qaeda che predicano cose che noi rifiutiamo. L&#8217;Islam è per la pace, ripudia la violenza, la guerra, i rapimenti, gli assassini. Come si può credere a una conversione sincera in quel contesto?&#8221;.</p>
<p>Come dicevamo, non sappiamo quali siano i motivi più profondi che hanno portato alla conversione di Silvia. Le parole del portavoce di al Shabaab dimostrano però una cosa: la propaganda islamista sta, per la seconda volta, rapendo la cooperante italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>La guerra tra gli 007 turchi e italiani sulla liberazione di Silvia Romano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/intelligence-turca-silvia-romano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2020 18:29:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="738" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giuseppe Conte e Silvia Romano (Fotogramma)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano-1024x504.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La &#8220;bomba&#8221; è stata sganciata oggi dall&#8217;agenzia turca Anadolu, che ha pubblicato una foto in cui si vede Silvia Romano mentre, subito dopo esser stata liberata, indossa un giubbotto antri proiettile con, attaccato, un patch raffigurante la bandiera turca. L&#8217;articolo, chiaramente una velina gentilmente offerta da Ankara, è molto scarno ed è confezionato solamente per celebrare il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/intelligence-turca-silvia-romano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/intelligence-turca-silvia-romano.html">La guerra tra gli 007 turchi e italiani sulla liberazione di Silvia Romano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="738" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giuseppe Conte e Silvia Romano (Fotogramma)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Giuseppe-Conte-e-Silvia-Romano-1024x504.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La &#8220;bomba&#8221; è stata sganciata oggi <a href="https://www.aa.com.tr/en/africa/turkish-intel-helps-rescue-abducted-italian-aid-worker/1836053" target="_blank" rel="noopener">dall&#8217;agenzia turca <em>Anadolu</em></a>, che ha pubblicato una foto in cui si vede <strong>Silvia Romano</strong> mentre, subito dopo esser stata liberata, indossa un giubbotto antri proiettile con, attaccato, un patch raffigurante la bandiera turca. L&#8217;articolo, chiaramente una velina gentilmente offerta da Ankara, è molto scarno ed è confezionato solamente per celebrare il ruolo svolto dai <strong>servizi segreti</strong> turchi nell&#8217;operazione che ha portato alla liberazione della cooperante italiana. Servizi segreti che o hanno direttamente scattato la fotografia alla Romano oppure hanno provveduto a modificarla ad hoc, in modo tale da accentuare il lavoro svolto.</p>
<p>La versione di Ankara è stata ovviamente smentita dall&#8217;intelligence italiana: la cooperante italiana, infatti, sarebbe stata recuperata nella notte tra venerdì e sabato dai nostri 007 &#8220;con quello stesso giubbetto che si vede nella foto, che è dotazione rigorosamente italiana e che le è stato fornito nell&#8217;immediatezza senza alcun simbolo&#8221; e &#8220;quindi non è da escludersi che quella foto sia un fake&#8221;, fanno sapere i nostri servizi. Che poi precisano: &#8220;Gli uomini dell&#8217;<span class="hilg1">intelligence</span> italiana che hanno compiuto l&#8217;operazione di liberazione sono gli stessi che nel novembre 2018, 48h dopo il sequestro, sono immediatamente stati inviati in territorio keniota dove, in collaborazione con le forze locali, hanno iniziato le operazioni di ricerca anche con l&#8217;ausilio di sofisticati droni&#8221; e che, &#8220;dopo aver avuto contezza del trasferimento della rapita in Somalia, si sono trasferiti stabilmente in quel paese, senza mai interrompere le attività di ricerca, fino all&#8217;operazione dell&#8217;altra notte, quando, in silenzio e con professionalità, hanno recuperato Silvia Romano&#8221;.</p>
<p>Molto probabilmente, però, i servizi segreti italiani si sono affidati a quelli turchi per cercare di ricostruire gli spostamenti della giovane e, infine, per ottenere la sua liberazione. <a href="https://it.insideover.com/politica/erdogan-africa-somalia-silvia-romano.html" target="_blank" rel="noopener">Come scrivevamo su queste pagine</a>, infatti, il presidente turco <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Recep Tayyip Erdogan</strong></a> ha saputo tessere una fitta rete di rapporti con i governi e i gruppi somali che in quest&#8217;occasione sono risultati parecchio utili. Ankara è infatti presente nel Corno d&#8217;Africa da 19 anni e qui ha creato una rete che tocca i principali snodi politici e commerciali di quest&#8217;area. Tutto è iniziato nel 2011, come ricorda l&#8217;<em>Agi, </em>&#8220;a seguito di una visita del presidente Recep Tayyip Erdogan in una Mogadiscio devastata dalla carestia&#8221;. Il Sultano, proprio come cercherà di fare anni dopo in Siria, sfrutta il vuoto di potere che si è creato in Somalia e, grazie all&#8217;agenzia per la cooperazione Tika (Turk Isbirligi ve Koordinasyon Idaresi Baskanligi) Ankara fa arrivare a Mogadiscio finanziamenti, avvia progetti di sviluppo e apre scuole, sostenendo il governo del presidente Mohamed Abdullahi Farmajo.</p>
<p>Con questa operazione Erdogan cerca di raggiungere due obiettivi: allargare la propria sfera di influenza in Africa e contrastare i Paesi del Golfo rivali: <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> e <strong>Arabia Saudita</strong>. Come ricorda l&#8217;<em>Agi</em>, &#8220;le aziende turche gestiscono le rotte aeree e marittime di Mogadiscio e addestrano soldati del governo somalo. Gli sforzi di Ankara per sostenere il governo somalo sono stati premiati lo scorso gennaio con la proposta di Mogadiscio a effettuare esplorazioni petrolifere in acque somale, come annunciato dallo stesso Erdogan il 20 gennaio scorso di ritorno dal vertice di Berlino sulla Libia, altro paese in cui Ankara è fortemente impegnata, anche militarmente, a sostegno del Governo di accordo nazionale (Gna)&#8221;.</p>
<p>Ma non solo. In seguito allo scoppio della pandemia da Coronavirus, la Turchia ha inviato due carichi di aiuti e dispositivi sanitari in Somalia. Un&#8217;ottima occasione per il presidente turco per mostrarsi un valido alleato per Mogadiscio.</p>
<p>Come abbiamo visto, il presidente turco è abile a destreggiarsi nel caos politico. E ora che l&#8217;operazione per liberare Silvia Romano è andata a buon fine, il Sultano è pronto a giocarsi il suo credito nei confronti del governo italiano. La foto pubblicata oggi da <em>Anadolu</em> potrebbe essere solo il primo asso nella manica di Erdogan.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/intelligence-turca-silvia-romano.html">La guerra tra gli 007 turchi e italiani sulla liberazione di Silvia Romano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I cinque dubbi su Silvia Romano</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/dubbi-silvia-romano-conversione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2020 16:33:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Al Shabaab]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=273751</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Silvia Romano torna a casa (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Coperta da un velo verde, Silvia Romano, la cooperante italiana rapita in Kenya a fine 2018, è finalmente tornata a casa dopo 18 mesi di prigionia. Un anno e mezzo segnato da un silenzio che pesava come un macigno e dove la speranza ha spesso ceduto il passo alla disperazione. Sparita, data in sposa a un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/dubbi-silvia-romano-conversione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/dubbi-silvia-romano-conversione.html">I cinque dubbi su Silvia Romano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Silvia Romano torna a casa (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Silvia-Romano-torna-a-casa-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Coperta da un velo verde, <strong>Silvia Romano</strong>, la cooperante italiana rapita in Kenya a fine 2018, è finalmente tornata a casa dopo 18 mesi di prigionia. Un anno e mezzo segnato da un silenzio che pesava come un macigno e dove la speranza ha spesso ceduto il passo alla disperazione. Sparita, data in sposa a un jihadista e infine morta: sono queste le tante voci che sono circolate in questi mesi. Tutte smentite. O quasi.</p>
<p>Ripercorrere i 18 mesi di prigionia di Silvia, infatti, non è per niente facile. Ancora più difficile è comprendere i motivi che l&#8217;hanno portata a convertirsi e, soprattutto, vale la pena interrogarsi su quale islam abbia incontrato la cooperante. Gli <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/cosa-al-shabaab-somalia.html" target="_blank" rel="noopener">Al Shabaab</a></strong> non sono infatti un gruppo mistico o sufi dell&#8217;islam, ma un movimento jihadista affiliato ad <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Al Qaeda</strong></a> che ha compiuto stragi terribili, <a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2169672636511524&amp;set=a.147011998777608&amp;type=3&amp;theater" target="_blank" rel="noopener">come ricorda anche Maryan Ismail, antropologa di origini somale a cui i jihadisti hanno strappato un fratello</a>: &#8220;Quale islam ha conosciuto Silvia? Quello pseudo religioso che viene utilizzato per tagliarci la testa? Quello dell&#8217;attentato di Mogadiscio che ha provocato 600 morti innocenti? Quello che violenta le nostre donne e bambine? Che obbliga i giovani ad arruolarsi con i jihadisti? Quello che ha provocato a Garissa 148 morti di giovani studenti kenioti solo perché cristiani? Quello che provoca da anni esodi di un&#8217;intera generazione che preferisce morire nel deserto, nelle carceri libiche o nel Mediterraneo pur di sfuggire a quell&#8217;orrore? Quello che ha decimato politici, intellettuali, dirigenti, diplomatici e giornalisti?&#8221;.</p>
<p>Già perché Silvia è innanzitutto un&#8217;autodidatta e non si capisce quale possa essere la sua idea di islam. Sono infatti cinque i punti che non tornano in questa conversione.</p>
<ol>
<li>Ad oggi, non sappiamo se la lettura del Corano <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2020/05/11/news/la_conversione_di_silvia_romano_ecco_tutto_quello_che_sappiamo-256291310/" target="_blank" rel="noopener">le sia stata in qualche modo suggerita</a> (&#8220;Ho chiesto dei libri e mi hanno portato il Corano. Ho cominciato a leggere per curiosità e poi è stato normale: la mia è stata una conversione spontanea&#8221;) o <a href="https://www.corriere.it/esteri/20_maggio_11/silvia-romano-conversione-islam-riscatto-3be57704-9302-11ea-88e1-10b8fb89502c.shtml" target="_blank" rel="noopener">se sia nata da un suo intimo desiderio di conoscenza </a> (&#8220;Ho chiesto dei libri e poi ho chiesto di avere anche il Corano&#8221;).</li>
<li><span style="font-size: 1rem;">La conversione di Silvia è davvero sincera oppure è stata causata dalla drammatica situazione in cui si è trovata suo malgrado? Afferma a tal proposito Paolo Branca, docente dell&#8217;università Cattolica </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/lislamologo-sulla-conversione-silvia-romano-potrebbe-aver-1862148.html" target="_blank" rel="noopener">intervistato da ilGiornale.it</a><span style="font-size: 1rem;">: &#8220;Mi pare evidente che se i rapitori fossero stati di un&#8217;altra religione o atei, sarebbe stata meno probabile la richiesta di una copia del Corano, seguita addirittura da una conversione&#8221;. La giovane, quindi, potrebbe aver inizialmente chiesto il libro sacro dell&#8217;islam per cercare un po&#8217; di consolazione e si sarebbe infine convertita.</span></li>
<li><span style="font-size: 1rem;">Qual è l&#8217;islam in cui crede Silvia? Quello più tollerante oppure quello più severo e repressivo praticato per esempio in Arabia Saudita?</span></li>
<li>Perché Silvia ha deciso di tornare in Italia indossando un ampio vestito verde tipico della tradizione somala e coprendosi il volto con il velo? Secondo Branca, la risposta non sarebbe solamente da cercare nell&#8217;islam ma anche nel fatto che chi &#8220;esce da una simile esperienza può anche sentirsi &#8216;protetto&#8217; dal velo dai molti sguardi che si vedrà puntati addosso&#8221;.</li>
<li>Infine, il quinto dubbio. Quello più drammatico: le <strong>violenze</strong>. Silvia ha detto di esser stata trattata bene dai suoi rapitori, ma questa versione è difficile da credere. Certamente, la giovane rappresentava un&#8217;ottima moneta di scambio per Al Shabaab e, quindi, il gruppo terroristico aveva tutto l&#8217;interesse a trattarla bene. Ma basta conoscere la storia di questo gruppo per sapere di quali crimini è capace.</li>
</ol>
<p>Questi cinque quesiti sono fondamentali per comprendere il percorso di Silvia, il cui volto pallido sembra nascondere un segreto che solo lei (e la Somalia) conoscono.</p>
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		<title>Silvia Romano è in Somalia: lo ha rivelato un condannato a morte</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/silvia-romano-e-in-somalia-lo-ha-rivelato-un-condannato-a-morte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2019 17:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Shaabab]]></category>
		<category><![CDATA[ostaggi]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="987" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mogadiscio, Somalia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640-768x395.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640-1024x526.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Silvia Romano, la cooperante italiana sequestrata in Kenya lo scorso novembre, è ormai da un anno preciso nelle mani di gruppi islamisti che, come sospettato già in passato dagli inquirenti, l&#8217;hanno portata oltre frontiera per segregarla in Somalia. Così, dopo 365 giorni di prigionia, si torna a parlare di un &#8220;sequestro&#8221; noto, ma non abbastanza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/silvia-romano-e-in-somalia-lo-ha-rivelato-un-condannato-a-morte.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="987" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mogadiscio, Somalia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640-768x395.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Somalia-attacco-a-Mogadiscio-La-Presse-e1574271795640-1024x526.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Silvia Romano</strong>, la cooperante italiana sequestrata in Kenya lo scorso novembre, è ormai da un anno preciso nelle mani di gruppi islamisti che, come sospettato già in passato dagli inquirenti, l&#8217;hanno portata oltre frontiera per segregarla in Somalia. Così, dopo 365 giorni di prigionia, si torna a parlare di un &#8220;sequestro&#8221; noto, ma non abbastanza per riempire a lungo le prime pagine dei giornali. Un <strong>sequestro</strong> per cui ancora si cercando mediatori adeguati e informatori fidati &#8211; non fonti che troppo spesso si rivelano inattendibili e solo in cerca di danaro facile &#8211; per cercare di negoziarne la liberazione.</p>
<p>Da come viene descritta, <strong>Baidoa</strong> è una città primitiva che sembra essere rimasta ferma nel tempo. Un tempo che precede, e di molto, i giorni in cui i nostri soldati si battevano per la Somalia. Ma è questa tuttavia una delle città chiave della Somalia; il punto di partenza dal quale i nostri funzionari degli Esteri devono muovere le prime pedine per addentrarsi nelle complesse dinamiche di un paese affogato nelle lotte intestine tra signori della guerra, negli interventi di potenze straniere che non ottengono e non hanno ottenuto i risultati sperati, nel terrorismo islamista di<strong> Al Shabaab</strong> e una sorta di straziante povertà endemica che pare quasi inestirpabile. Fu proprio un commando di Shabaab infatti, &#8220;ex pirati specializzati in sequestri&#8221; che spesso operano in stati oltre frontiera per poi ritornare nelle loro roccaforti sulla costa, ha fare irruzione nella notte tra il 19 e il 20 novembre nella stanza della cooperante &#8211; accusata di proselitismo poiché insegnava preghiere cristiane ai bambini &#8211; che si era stabilita nel villaggio di Chakama, nella contea di Kilifi, per trascinarla nel bosco e usarla un giorno come &#8220;risorsa&#8221; per ottenere altro denaro con cui foraggiare la &#8220;rivoluzione&#8221;, o per chissà quale altro spregevole piano criminoso.</p>
<p>Per <strong>Mario Scaramella</strong>, &#8220;consulente ufficiale, giuridico e operativo, presso la Corte del South West&#8221;, impegnato da tempo per conto del nostro governo nel recupero dell&#8217;ostaggio, le tracce di Silvia Romano rischiavano e rischiano tuttora di svanire, se viene lasciato passare troppo tempo. Per questo bisogna darsi da fare, e allo stesso tempo non essere troppo rumorosi forse, troppo evidenti. Mantenere riserbo e agire nell&#8217;ombra. Per non entrare in contrasto con la &#8220;strategia del silenzio&#8221; che la Farnesina sembra aver voluto adottare per non sottoporre allo stesso rischio altri cittadini italiani che potrebbero subire lo stesso destino.</p>
<p>Una delle principali fonti per arrivare alla Romano è un detenuto in attesa della corte marziale, spiega Domenico Quirico, inviato per <a href="https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2019/11/20/news/silvia-spostata-di-prigione-in-prigione-e-usata-come-scudo-umano-in-somalia-1.37922094"><em>La Stampa</em></a>: il suo nome di battaglia è <strong>Sufayan</strong>, ed è un membro di Al-Shabaab tra i responsabili del sequestro. È stato catturato dalle autorità somale e può rivelare, e in parte lo ha già fatto, tutti gli spostamenti della ragazza; che secondo quanto riportato partono da Chakama, per giungere nel primo luogo di prigionia, il villaggio di <strong>Saleban</strong>. Qui, infettata dalla colera o dalla malaria, la Romano sarebbe stata curata da un medico di Al-Qaeda, prima di essere trascinata dai suoi aguzzini per diversi villaggi del Jubaland e dello Shebeli. Poi a Jilib. Poi a Janale.</p>
<p>Ora, secondo le dichiarazioni del condannato a morte somalo e le informazioni acquisite sul campo dal nostro funzionario incaricato, sarebbe nelle mani di capo somalo che risponde al nome di battaglia di Awowe. Una sorta di &#8220;notabile&#8221; che spesso si recherebbe a Doha, in Qatar. Secondo gli inquirenti, Silvia Romano oltre ad essere un&#8217;ostaggio, sarebbe stata resa uno &#8220;scudo umano contro i bombardamenti della coalizione antiterrorismo&#8221;. Un volto da mostrare bene agli occhi elettronici dei droni armati a caccia di &#8220;bersagli&#8221; high-value, capace di bloccare automaticamente ogni ordine di fare fuoco per evitare di provocare la sua morte: e con essa il peso insostenibile di una simile vittima collaterale. Questa disonorevole tattica sarebbe una vecchia abitudine degli shebab, dicono &#8211; viene citato infatti il capo Joaad Godane che usava come scudo un ostaggio francese, agente della Dsge (il servizio segreto estero di Parigi). Mentre <em>35mila dollari</em> sono già stati inviati a tre diversi sequestratori in anticipi da 15mila euro, e sono 23 gli arresti collegati al caso, una domanda sorge spontanea: se Silvia Romano viene davvero usata come &#8220;scudo&#8221; forse almeno una dell&#8217;intelligence della coalizione antiterrorismo deve averla inquadrata con i propri droni di sorveglianza &#8211; ciò vorrebbe dire che non è un segreto dove si trovi, su quali mezzi si muova o venga mossa, e dove potrebbe essere liberata se i negoziati per la sua liberazione non giungessero ad un compromesso?</p>
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		<title>Silvia Romano è ancora in mano ai suoi aguzzini ma nessuno ne parla</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/silvia-romano-e-ancora-in-mano-ai-suoi-aguzzini-ma-nessuno-ne-parla.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Mar 2019 14:07:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Shabaab]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=216588</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8874989-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8874989-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8874989-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8874989-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8874989-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Nemmeno la ricorrenza dei cento giorni dal suo rapimento è bastata a far tornare i riflettori sulla cooperante rapita in Kenya la notte tra il 20 novembre scorso a Chakama, nella contea di Kilifi. Silvia Romano, 23 anni, sarebbe ancora in mano a una cellula terrorista somala affiliata ad gruppo jihadista 4 Al Shabaab. Nonostante gli errori grossolani e le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/silvia-romano-e-ancora-in-mano-ai-suoi-aguzzini-ma-nessuno-ne-parla.html">[...]</a></p>
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<p>Quello che era stato inizialmente classificato come un rapimento “lampo” per ottenere un eventuale riscatto e finanziare la milizia, trattenendo l’ostaggio in un’area remota tra la fitta vegetazione come covo “temporaneo” della cellula terrorista, si è invece dimostrato un rapimento a lungo termine che potrebbe anche iniziare a far dubitare dell’incolumità della giovane cooperante milanese; di cui secondo le informazioni a disposizione non si avrebbe alcuna traccia dal 21 gennaio, data nella quale la polizia keniota attraverso il suo comandante, Noah Mwivanda, asseriva che la cooperante fosse ancora detenuta nella foresta nell’area del fiume Tana, viva, e in attesa di liberazione in cambio del pagamento di un riscatto da parte del governo italiano.</p>
<p>Nonostante i numerosi arresti effettuati dalle autorità keniote, nulla avrebbe ricondotto al covo degli estremisti jihadisti che non avrebbero più preso contatti per il riscatto della giovane donna, secondo alcune fonti che alludono ad una fase di stallo. L’arresto chiave di uno dei rapitori, secondo le autorità, Ibrahim Adan Omar, trovato in possesso di un fucile d’assalto Ak-47con diversi caricatori non è servito a stringere il cerchio e individuare gli altri sequestratori che sarebbero ancora alla macchia, forse anche fuori dal Kenya, e terrebbero ancora in ostaggio la ragazza della quale erano state ritrovata le ciocche di capelli bionde nella foresta a nord di Malindi, probabilmente tagliate per non far riconoscere la ragazza a  eventuali testimoni.</p>
<p>La ragazza si potrebbe trovare infatti in Somalia, base della milizia jihdista che continua a controllare parte di Mogadiscio e che potrebbe, secondo alcune nuove piste, tenere in ostaggio la ragazza per rivalersi su alcune attività italiane che interessano la capitale somala (secondo il Manifesto).</p>
<p>La Farnesina starebbe tenendo “il più stretto riserbo sulla vicenda nell’esclusivo interesse della connazionale” secondo le dichiarazione rilasciate alla stampa che sta chiedendo aggiornamenti sul sequestro, e questa strategia del silenzio del Ministero degli Esteri , come delle autorità keniote, potrebbe celare sia uno stallo nelle trattative, sia una scelta quanto mai ponderata che terrebbe volutamente distante dai riflettori gli sviluppi per scoraggiare i sequestratori ad alzare la posta in gioco e facilitare agli agenti italiani la trattativa per il rilascio dell’ostaggio.</p>
<p>Attualmente sono 4 i nostri connazionali vittime di rapimenti da bende e cellule terroriste del quale non si hanno notizie: Pier Luigi Maccalli rapito in Niger il 17 settembre 2018 da quello che è stato definito un nuovo fronte jihadistadagli 007 francesi, Luca Tacchetto scomparso in Burkina Faso e padre Paolo Dall’ Oglioche invece secondo alcune indiscrezioni della stampa britannica sarebbe in mano a quel che resta dell’Isis nella sacca di resistenza siriana.</p>
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