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	<title>Serzh Sargsyan Archives - InsideOver</title>
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	<title>Serzh Sargsyan Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;Armenia tra rivoluzione e hub commerciali</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/larmenia-tra-rivoluzione-e-hub-commerciali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Fabbio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 07:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1184" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Berlino, Angela Merkel riceve il primo ministro dell&#039;Armenia, Nikol Pashinyan (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan-1024x632.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati quasi due anni dalla rivoluzione di velluto che, nell&#8217;aprile del 2018, provocò la caduta di Serzh Sargsyan, dominus della politica armena dal 2007, fermato nel tentativo di farsi rieleggere primo ministro dopo aver raggiunto il limite di mandati da presidente.  Con Sargsyan cadde l’intero sistema oligarchico che aveva governato il piccolo Paese caucasico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/larmenia-tra-rivoluzione-e-hub-commerciali.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1184" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Berlino, Angela Merkel riceve il primo ministro dell&#039;Armenia, Nikol Pashinyan (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan-768x474.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Angela-Merkel-riceve-il-primo-ministro-dellArmenia-Nikol-Pashinyan-1024x632.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono passati quasi due anni dalla rivoluzione di velluto che, nell&#8217;aprile del 2018, provocò la caduta di <strong>Serzh Sargsyan</strong>, dominus della politica armena dal 2007, fermato nel tentativo di farsi rieleggere primo ministro dopo aver raggiunto il limite di mandati da presidente.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Con Sargsyan cadde l’intero sistema oligarchico che aveva governato il piccolo Paese caucasico dal disfacimento dell&#8217;Unione Sovietica e iniziò una nuova fase sotto la direzione del leader dell’opposizione <strong>Nikol Pashinyan</strong>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il pacifico cambiamento fu facilitato dall&#8217;assenza di immediati risvolti sul piano dei rapporti internazionali e seguì la riforma costituzionale che Sargsyan era riuscito a portare a compimento nel 2015. Tale riforma aveva portato il Paese ad abbracciare un sistema parlamentare anziché semi-presidenziale, ma questo non bastò a permettere il mantenimento del potere da parte di chi l’aveva voluta.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Una volta giunto al potere, Pashinyan si è subito scontrato con le difficoltà di una lotta alla <strong>corruzione</strong> tanto auspicata da gran parte della società armena quanto complessa da portare avanti. Al contempo, l’inesperienza dei nuovi detentori del potere politico ne ha limitato la capacità d’azione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ciò si è manifestato <em>in primis</em> nel campo della <strong>politica estera</strong>, schiacciata da esigenze interne molto più urgenti e dall&#8217;incapacità di dare un disegno strategico ad un paese fortemente penalizzato nelle relazioni internazionali, per motivi storici e geografici.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Nonostante tali limiti e la generale immaturità della nuova classe politica, il cambiamento ha sicuramente rappresentato l’inizio di un deciso rinnovamento basato su di una nuova partecipazione civica e sull&#8217;avvicinamento a valori democratici più affini alla dimensione europea che non all&#8217;autoritarismo di molte nazioni vicine.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Non bisogna però nascondere i rischi di un processo fragile e non ancora del tutto capace di instaurare una dialettica democratica stabile e duratura.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Se quindi dal punto di vista politico l’Armenia ha imboccato una nuova direzione seppur irta di ostacoli, a livello economico sembrano esserci evoluzioni inattese.<span class="Apple-converted-space"> </span>In un paese privo di grandi risorse e con un mercato interno di ridottissime dimensioni, si è capito che l’investimento tecnologico poteva essere una delle poche leve su cui puntare. Nel giro di pochi anni infatti, ha preso forza un processo partito già durante il dominio di Sargsyan che sta portando il Paese a diventare un piccolo hub locale per <strong>start-up tecnologiche</strong>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><a href="https://www.forbes.com/sites/wadeshepard/2020/01/31/welcome-to-the-worlds-next-tech-hub-armenia/#35942cbe4192" target="_blank" rel="noopener">Come recentemente sottolineato da <em>Forbes</em></a>, gli investimenti tecnologici sono diventati la principale fonte di investimenti diretti dall&#8217;estero e molte multinazionali digitali hanno aperto filiali locali. Questo ha contribuito appunto a creare un rigoglioso ecosistema di start-up di successo, facilitate da un sistema educativo orientato allo studio di materie scientifiche e dall&#8217;apertura all’estero e agli investimenti dovuta alla diaspora armena, vero legame tra questo valli caucasiche ed il resto del mondo. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Tutto ciò ha aperto un insperato spiraglio all’interno di un paese che, come dicevamo, è severamente limitato dai suoi ostacoli geopolitici.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La guerra del <strong>Nagorno-Karabakh</strong> degli anni Novanta non è mai del tutto finita e, ancora oggi, provoca il blocco totale dei rapporti con l’Azerbaigian e, a sua volta, con la <strong>Turchia</strong>. Questo comporta risvolti emotivi nella popolazione armena, per la quale è ancora vivo il ricordo del genocidio ad opera del governo ottomano, ma, a sua volta, impedisce ogni rapporto oltre i confini orientali e occidentali del Paese.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>A sottolineare tale infelice situazione, ci pensano la nuova ferrovia Baku-Tbilisi-Kars e il gasdotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, creati attraverso la Georgia con l’intento ben poco nascosto di tagliar fuori l’Armenia dal lucroso flusso di merci e petrolio tra il mar Caspio ed il mar Mediterraneo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Non bastasse l’accesa inimicizia con le nazioni di cultura turca che la attorniano, Yerevan si trova costretta a coltivare i rapporti con due Paesi come l’Iran e la Georgia, anch’essi al centro di ben note e complicate vicende sul piano internazionale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il breve confine meridionale con l’antica Persia infatti rappresenta uno dei pochi vantaggi che l’Armenia possiede ma, oltre ad essere geograficamente impervio, risente delle difficoltà sempre più pressanti nel gestire i rapporti con un paese grande e rilevante, ma, nel 2020, sempre più isolato a livello internazionale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Similmente, il confine settentrionale con la Georgia, seppur aperto e facilitato dalla comune matrice cristiana dei due Paesi, si scontra con la diversa collocazione nello scacchiere internazionale tra una Tbilisi che, dopo la rivoluzione delle rose del 2003, tenta in vario modo di emanciparsi dalla Russia e Yerevan che tuttora rappresenta il principale alleato di Mosca nella regione.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ed è proprio il rapporto con l’antico dominatore ed alleato slavo a rappresentare la più grande incognita nel futuro della nazione armena. Se infatti la rivoluzione ha indubbiamente avvicinato il paese all’Europa ed il <strong>soft power russo</strong> appare decisamente più flebile che in passato, è comunque vero che Mosca continua a controllare gran parte delle infrastrutture del Paese, oltre ad essere il principale fornitore di <strong>gas</strong>, <strong>armi</strong> e beni.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Questo spiega infatti una generale sensazione di distacco da parte di Mosca, la quale sembra apparentemente poco interessata a ricostruire il controllo politico che il precedente sistema le garantiva.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Se questo è spiegabile e giustificato dal controllo che comunque il Cremlino può ancora esercitare su molti settori, sono però difficili da nascondere alcune crepe nel rapporto consolidato tra Mosca e Yerevan.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Da una parte infatti, molti armeni sono rimasti scioccati dall’apprendere della vendita di armi russe all’Azerbaigian, vero nemico dell’Armenia indipendente, dall’altra la crisi economica russa dovuta alle sanzioni occidentali ha ridotto il tradizionale apporto delle rimesse dei migranti armeni residenti in Russia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Tale ammorbidimento di quella che è la relazione più importante del ‘900 armeno, accompagnata al periodo di transizione post-Sargsyan, lascia Pashinyan nella difficile situazione di barcamenarsi tra l’appartenenza alla comunità economica euroasiatica di Putin e la compartecipazione alle politiche di vicinato dell’<strong>Unione europea</strong>, con la quale nel novembre del 2017 è stato siglato l’accordo di partenariato.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Ma l’Armenia, in continuità con una tradizione culturale tra le più antiche e durature al mondo, sembra proprio un esempio calzante di quella resilienza che tanto va di moda citare oggi; una risorsa che le ha sempre permesso di darsi un futuro anche nei periodi più bui.</p>
<p>Chissà che questo futuro, stavolta, non passi attraverso la tecnologia e la nuova economia digitale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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