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	<title>Sergei Shoigu Archives - InsideOver</title>
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		<title>La Russia scommette di nuovo sull&#8217;Afghanistan: basi, risorse naturali e corridoi commerciali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 04:53:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="afghanistan" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> L’Afghanistan è il luogo dove le ambizioni imperiali sono spesso fallite ma anche il luogo che nessuna potenza può ignorare. Mosca lo sa. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="afghanistan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/afghanistan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mosca torna a Kabul, ma non per nostalgia imperiale. <strong>L’accordo di cooperazione militare tra Russia e Afghanistan</strong> non è un gesto isolato. È il tassello di una strategia più ampia con cui Mosca cerca di trasformare il potere talebano da problema di sicurezza a strumento di influenza regionale. L’intesa, firmata nel quadro di un forum internazionale sulla sicurezza nella regione di Mosca, riguarda la cooperazione tecnico-militare e segue <strong>il progressivo riavvicinamento tra il Cremlino e Kabul,</strong> culminato nella rimozione dei talebani dalla lista russa delle organizzazioni terroristiche nell’aprile 2025 e nel riconoscimento formale del governo talebano nel luglio dello stesso anno.</p>



<p>La Russia non si muove per simpatia ideologica. Si muove perché l’Afghanistan, dopo il ritiro americano del 2021, è tornato a essere ciò che è sempre stato nella storia eurasiatica: una cerniera instabile fra Asia centrale, Iran, Pakistan, Cina e subcontinente indiano. <strong>Chi riesce a parlare con Kabul possiede una leva su una delle zone più sensibili del continente.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primo interesse russo: impedire che l’instabilità salga verso Nord</h2>



<p>Per Mosca, il dossier afghano è prima di tutto sicurezza interna ed esterna. Il pericolo non è soltanto l’Afghanistan in sé, ma ciò che dall’Afghanistan può irradiarsi verso Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan e, da lì, verso lo spazio post-sovietico. <strong>Il nemico principale, oggi, non sono i talebani ma lo Stato islamico del Khorasan,</strong> cioè quella galassia jihadista che contesta i talebani, colpisce civili, recluta in Asia centrale e rappresenta una minaccia anche per la Russia. Dopo l’attacco terroristico del marzo 2024 vicino a Mosca, attribuito allo Stato islamico del Khorasan, il Cremlino ha visto con maggiore urgenza la necessità di costruire canali operativi con chi controlla fisicamente il territorio afghano.</p>



<p><strong>In altre parole: Mosca non “si fida” dei talebani. Li usa perché sono l’autorità reale sul terreno.</strong> Meglio avere interlocutori duri, ambigui ma capaci di controllare valichi, reti tribali, milizie e frontiere, piuttosto che lasciare l’Afghanistan in una zona grigia dove prosperano reti jihadiste, traffici e infiltrazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo militare: addestramento, tecnologia, intelligence</h2>



<p>Un accordo tecnico-militare può significare molte cose: forniture, manutenzione, formazione, assistenza, licenze, scambio di tecnologie, cooperazione tra apparati di sicurezza. I dettagli non sono ancora del tutto chiari, ma <strong>la natura dell’intesa indica una volontà di strutturare rapporti militari non episodici.</strong> Secondo ricostruzioni basate su Interfax, questo tipo di accordo può includere trasferimenti di armamenti, tecnologie militari e progetti congiunti.</p>



<p>Per i russi, il vantaggio non sta necessariamente nell’aprire subito una base militare in Afghanistan, ipotesi molto delicata e politicamente rischiosa. I<strong>l vero valore sta nel disporre di accesso informativo, influenza sugli apparati talebani, </strong>capacità di monitorare gruppi jihadisti, traffici d’armi, narcotraffico e movimenti lungo le frontiere centroasiatiche. Una base formale può creare problemi. Una rete di cooperazione militare, consiglieri, forniture, addestramento e contatti di intelligence può essere molto più utile e molto meno visibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il secondo interesse: riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti</h2>



<p>La Russia legge l’Afghanistan come una vittoria simbolica contro l’Occidente. Dopo vent’anni di presenza americana e Nato, Kabul è tornata ai talebani. Per Mosca, questo consente di dire ai Paesi del Sud globale: l’Occidente interviene, promette ricostruzione, poi se ne va lasciando macerie. La Russia, invece, si presenta come potenza pragmatica, capace di parlare con chi governa davvero.</p>



<p>È una narrazione utile soprattutto nel contesto della guerra in Ucraina e dell’isolamento occidentale della Russia. Ogni nuovo rapporto diplomatico, commerciale o militare serve al Cremlino per dimostrare che il mondo non coincide con Washington, Bruxelles e Londra. Afghanistan, Iran, Cina, Asia centrale e Golfo diventano così parti di una stessa geografia politica: quella di un ordine internazionale meno occidentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Infrastrutture e corridoi: il vero tesoro afghano</h2>



<p>L’Afghanistan è povero, ma geograficamente ricchissimo. È un ponte naturale fra Eurasia, Asia meridionale e Medio Oriente. Per Mosca, l’interesse non è soltanto militare. È geoeconomico. Attraverso l’Afghanistan possono passare in futuro corridoi energetici, reti ferroviarie, strade, collegamenti logistici e rotte commerciali alternative alle vie dominate dall’Occidente.</p>



<p><strong>La Russia guarda da anni alla possibilità di usare l’Afghanistan come snodo verso Pakistan, India e Asia sudorientale,</strong> anche per esportazioni energetiche e commerciali. Alcune analisi hanno segnalato l’interesse russo a vedere Kabul come potenziale area di transito per il gas russo verso mercati meridionali e asiatici.</p>



<p>Questo punto è decisivo. Le sanzioni occidentali hanno spinto Mosca a cercare vie alternative. L’Afghanistan, collegato all’Iran, all’Asia centrale e al Pakistan, può diventare un segmento di una rete più ampia che riduce la dipendenza russa dai canali tradizionali. Non è un progetto immediato, perché il Paese resta fragile, povero e insicuro. Ma nella geopolitica dei corridoi non conta solo ciò che esiste oggi. Conta ciò che può diventare indispensabile domani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Risorse minerarie: rame, litio, terre rare e competizione asiatica</h2>



<p>Poi ci sono le risorse. L’Afghanistan possiede giacimenti importanti di rame, ferro, litio, terre rare, oro e altri minerali strategici. Non basta avere risorse nel sottosuolo: servono sicurezza, infrastrutture, capitale, tecnologia e accordi politici. Ma proprio per questo la Russia non vuole restare fuori dalla partita.</p>



<p><strong>La Cina è già molto presente nel calcolo afghano, soprattutto per infrastrutture, miniere e collegamenti legati alla Nuova via della seta. </strong>Mosca non può permettersi che Pechino diventi l’unico grande patrono esterno dei talebani. L’alleanza russo-cinese è reale, ma non cancella la concorrenza silenziosa nelle periferie eurasiatiche. In Afghanistan, Russia e Cina possono cooperare contro l’Occidente e contro il jihadismo, ma competono per influenza, concessioni, accesso e prestigio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il terzo interesse: controllare il fianco meridionale dell’Asia centrale</h2>



<p>L’Asia centrale è il cortile strategico della Russia, anche se oggi non è più esclusivamente russo. Cina, Turchia, Iran, Stati Uniti, Unione Europea e monarchie del Golfo cercano spazio. Kabul offre a Mosca una leva supplementare su tutta la regione. Chi parla con i talebani può influenzare il confine tagiko, i rapporti con l’Uzbekistan, le rotte verso il Turkmenistan, il traffico di droga, i flussi migratori e la sicurezza delle infrastrutture.</p>



<p>Non è un caso che <strong>Sergei Shoigu </strong>abbia parlato di dialogo pragmatico e di costruzione di una vera partnership con Kabul, collegando sicurezza, politica, economia e cooperazione regionale.</p>



<p>La Russia cerca quindi una cintura di stabilizzazione. Non vuole importare l’Afghanistan dentro la propria sfera, come fece tragicamente l’Unione Sovietica nel 1979. Vuole impedirgli di diventare una piattaforma ostile o fuori controllo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il limite della scommessa russa</h2>



<p>La strategia, però, è rischiosa. I talebani restano un regime internazionalmente controverso, segnato da repressione interna, isolamento, fratture tribali e divisioni tra componenti più pragmatiche e componenti più ideologiche. Il riconoscimento russo offre legittimità a Kabul, ma espone Mosca a un problema: s<strong>e il regime talebano non riesce a controllare terrorismo, narcotraffico e instabilità, la Russia rischia di legarsi a un partner debole, imprevedibile e costoso.</strong></p>



<p>C’è poi il rischio reputazionale. Mentre Mosca si presenta come potenza ordinatrice, l’accordo con i talebani rafforza l’immagine di un blocco antioccidentale fondato più sulla convenienza che su principi comuni. Tuttavia, nella logica russa, questo è un prezzo accettabile. La politica internazionale non viene letta come una gara morale, ma come una competizione fra potenze per spazi, confini, porti, rotte, basi, risorse e apparati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La conclusione strategica</h2>



<p>L’alleanza tra Russia e Afghanistan talebano nasce da quattro interessi fondamentali: contenere lo Stato islamico del Khorasan, proteggere l’Asia centrale, inserirsi nella guerra dei corridoi eurasiatici e non lasciare alla Cina o ad altri attori il monopolio dell’influenza su Kabul.</p>



<p>Le infrastrutture contano, le risorse contano, la cooperazione militare conta. Ma sopra tutto conta la geografia. L’Afghanistan è il luogo dove le ambizioni imperiali sono spesso fallite, ma anche il luogo che nessuna potenza eurasiatica può ignorare. Mosca lo sa. Per questo non torna a Kabul con i carri armati, ma con accordi, consiglieri, diplomazia, armi, commercio e intelligence.</p>



<p>È una forma più discreta di presenza. Forse meno spettacolare. Ma, proprio per questo, più adatta alla Russia di oggi: una potenza sotto pressione in Europa, che cerca profondità strategica a Sud e a Est, trasformando ogni vuoto lasciato dall’Occidente in una possibile leva di potere.</p>
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