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	<title>Scott Ritter Archives - InsideOver</title>
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		<title>Occidente e libertà di parola: davvero va tutto bene?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2024 15:38:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1271" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240821105636573_5bc56572031176f0576d013fc5988481.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libertà di parola" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240821105636573_5bc56572031176f0576d013fc5988481.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240821105636573_5bc56572031176f0576d013fc5988481-600x397.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240821105636573_5bc56572031176f0576d013fc5988481-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240821105636573_5bc56572031176f0576d013fc5988481-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240821105636573_5bc56572031176f0576d013fc5988481-768x508.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240821105636573_5bc56572031176f0576d013fc5988481-1536x1017.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuove norme dalle disposizioni ambigue o vecchie norme dei tempi di guerra. Quanto si può regolamentare la libertà di parola?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/occidente-e-liberta-di-parola-davvero-va-tutto-bene.html">Occidente e libertà di parola: davvero va tutto bene?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Uno dei principi fondamentali di ogni assetto democratico propriamente detto – nel senso in cui lo intendiamo in Occidente – è rappresentato, assieme a quello della separazione dei poteri di montesquiana memoria, dalla libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero: in Italia è l’art. 21 della Costituzione a stabilirlo, mentre negli Stati Uniti il quinto emendamento alla Carta fondamentale ha sancito questo diritto fondamentale sin dal lontano 1791.</p>



<p>Come ogni altra libertà o diritto, pure questa incontra dei limiti. A parte quelli previsti dalla legge penale – evidentemente libertà di parola e di stampa non significano libertà di ingiuriare o diffamare chicchessia – ultimamente si inseguono una serie di disposizioni e/o episodi che stanno sollevando più di una perplessità circa l’effettiva vigenza di questo diritto, visto e considerato che non esiste enunciazione di principio che abbia senso quando non ne venga garantita l’effettiva applicazione.</p>



<p>Sta facendo discutere la perquisizione da parte dell’FBI, avvenuta lo scorso 7 agosto nella casa newyorkese di <strong>Scott Ritter</strong>, ex funzionario dell’intelligence Usa e già ispettore delle armi per conto dell’ONU: l’accertamento è scaturito dalle indagini avviate nei suoi riguardi per “propaganda filorussa”, a causa di una serie di dichiarazioni e prese di posizione assunte dall’analista (unitamente a una<a href="https://www.rt.com/news/598724-ritter-passport-spief-panels/"> collaborazione con Russia Today</a>), seguitissimo sui social, concernenti il conflitto in Ucraina, e non solo. A Ritter viene contestato dagli inquirenti – ovviamente con accuse tutte da dimostrare – di aver violato il <em>Foreign Agents Registration Act</em>, legge risalente al 1938, approvata sull’onda delle tensioni internazionali per contrastare attività di propaganda filonazista sul suolo americano. Volendo tracciare un paragone con la vicenda di <strong>Julian Assange</strong>, e sperando che non si arrivi a tanto, è curioso notare che in entrambi i casi si fa ricorso a normative approvate nell’imminenze delle due guerre mondiali (nel primo caso si trattava del cosiddetto Espionage Act del 1917).</p>



<p>Ritter è stato attenzionato non soltanto per le sue prese di posizioni sull’Ucraina – tra l’altro, gli fu sospeso l’account X quando espresse dubbi sulle dinamiche della strage di Bucha – ma <strong>anche per il Medio Oriente</strong>, a causa delle forti critiche circa la condotta israeliana a Gaza. Per rincarare la dose, nel dare la notizia della perquisizione il <a href="https://nypost.com/2024/08/07/us-news/fbi-raids-ny-home-of-ex-un-weapons-inspector-scott-ritter/">New York Post</a> ha ricordato le sue traversie giudiziarie concernenti alcuni presunti incontri sessuali con minorenni, risalenti a diversi anni fa.</p>



<p>Sono anni che Ritter è molto critico riguardo alle scelte di politica estera del suo Governo – nel 1998 si dimise dalle Nazioni Unite in disaccordo con le strategie portate avanti in Iraq –, ma non è tanto sul merito delle imputazioni su cui vorremmo riflettere, quanto sul principio della libertà di espressione, critica e diffusione di notizie. Se emergesse in qualche modo che le opinioni accettate sono unicamente quelle gradite alla direzione politica e/o al pensiero dominante del momento, quantomeno il sospetto di un vulnus alla libertà di espressione sarebbe legittimo. E verrebbe a quel punto da chiedersi quale differenza ci sarebbe con <a href="https://www.lastampa.it/esteri/2024/01/08/news/huang_spia_cina_servizi_segreti_britannici-13980335/">sistemi politici</a> fortemente criticati per questo.</p>



<p>Non occorre varcare l’oceano per incontrare casi simili, visto che da diverse nazioni europee arrivano notizie di contestazioni rivolte a cittadini, o semplici residenti, per prese di posizione e/o opinioni espresse su questioni come guerra, Medio Oriente, diritti LGBT, e via dicendo. Potremmo citare il nuovo approccio britannico, <a href="https://it.euronews.com/next/2024/08/08/uk-i-social-media-rischiano-di-incitare-alla-violenza-e-allodio">con particolare riferimento alle piattaforme social</a>, circa il contrasto all’incitamento all’odio e alla violenza, che complici i disordini di fine luglio sembra trovare nuova linfa, o il caso delle giovane cittadina tedesca condannata a pagare 600 euro di multa per via di uno slogan (“dal fiume al mare la Palestina sarà libera&#8221;), <a href="https://europa.today.it/attualita/grida-fiume-al-mare-palestina-sara-libera-condannata-per-apologia-del-terrorismo.html">che ad avviso del giudice avrebbe incitato alla distruzione di Israele</a>. O ancora, tutte le polemiche seguite all’incontro olimpico tra l’italiana <strong>Angela Carini </strong>e l’algerina <strong>Imane Khelif</strong>, che ha presentato <a href="https://www.today.it/donna/imane-khelif-denuncia-cyberbullismo.html">denuncia per cyberbullismo</a>.</p>



<p>Basterebbero questi esempi, tratti dalla cronaca recente, per comprendere come il confine tra libertà di espressione e fenomeni patologici può essere estremamente sottile, oltre che fortemente legato alla sensibilità comune presente in quel determinato contesto storico e sociale. Quel che realmente ci preoccupa, tuttavia, è una certa tendenza, invalsa con l’entrata in vigore del <a href="https://www.altalex.com/documents/news/2024/07/11/regolamentazione-digitale-digital-services-act-piattaforme-online">Digital Service Act</a>, regolamento della UE (immediatamente e direttamente applicabile nel territorio degli stati membri), che perseguendo obiettivi assolutamente condivisibili,<strong> come la tutela del consumatore o la lotta contro la pedopornografia online</strong>, contiene disposizioni che si prestano, in nome della lotta alla “disinformazione”, a interpretazioni molto restrittive, che in prospettiva potrebbero mettere in pericolo, a parte il rischio di autocensura, la libertà di espressione. Non mancano i primi esempi, come la chiusura di profili social e/o la demonetizzazione dei contenuti, che finisce per penalizzare coloro che hanno fatto di questo il loro lavoro, e nella prospettiva di uno scenario bellico, che nessuno al momento si sente di escludere, le restrizioni potrebbero essere rafforzate.</p>



<p>Sia ben chiaro che nessuno contesta il fatto che fenomeni come l’incitamento all’odio e alla violenza non debbano essere tollerati e – ricorrendone i presupposti – possano essere perseguiti dalle competenti autorità. Il problema si presenta nel momento in cui di certe disposizioni si faccia un uso politico, volto a perseguire unicamente coloro che si discostano dalla linea ufficiale e comunemente accettata. A quel punto, verrebbe da chiedersi se non si stia attraversando una linea rossa molto pericolosa.</p>



<p>Non dimentichiamo che molte delle disposizioni che abbiamo citato – come il <em>Foreign Agents Registration Act</em> o l’<em>Espionage Act</em> – furono varate in prossimità della guerra: un precedente che potrebbe, e dovrebbe, far riflettere, assieme alla considerazione che trattare i cittadini come consumatori (in questo caso di notizie e informazioni) da tutelare potrebbe far pensare che chi decide certe misure non abbia una grande considerazione dell’intelligenza e della capacità di discernimento dei popoli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/occidente-e-liberta-di-parola-davvero-va-tutto-bene.html">Occidente e libertà di parola: davvero va tutto bene?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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