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	<title>Salah Abdeslam Archives - InsideOver</title>
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	<title>Salah Abdeslam Archives - InsideOver</title>
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		<title>A che punto è il processo a Salah Abdeslam</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/a-che-punto-e-il-processo-a-salah-abdeslam.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Nov 2021 06:10:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="932" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il processo è iniziato lo scorso 8 settembre. Lui, Salah Abdeslam, contro ogni pronostico ha iniziato a parlare. Dopo cinque anni di silenzio negli interrogatori, in aula è invece costantemente un fiume in piena. Non certo per spirito di collaborazione con i giudici. Né tanto meno per mostrare pentimento per le sue azioni. Al contrario, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/a-che-punto-e-il-processo-a-salah-abdeslam.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="932" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708606_small-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il processo è iniziato lo scorso 8 settembre. Lui, <strong>Salah Abdeslam</strong>, contro ogni pronostico ha iniziato a parlare. Dopo cinque anni di silenzio negli interrogatori, in aula è invece costantemente un fiume in piena. Non certo per spirito di collaborazione con i giudici. Né tanto meno per mostrare pentimento per le sue azioni. Al contrario, il processo sulla strage del Bataclan e sugli <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/tutti-gli-attentati-che-hanno-colpito-leuropa.html">attacchi terroristici</a> che hanno insanguinato il 13 novembre 2015 la città di Parigi si è trasformato per lui, più o meno inaspettatamente, in un palcoscenico perfetto. Abdeslam, che del commando jihadista in azione nella capitale francese è stato l&#8217;unico superstite, da due mesi sta raccontando di tutto. Dal perché dell&#8217;attacco ai motivi politici dietro l&#8217;uccisione di innocenti. Fino ad arrivare, come fatto nelle ultime ore,<a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/vivere-voi-libertini-e-spunta-laudio-choc-bataclan-1986358.html"> al racconto della sua vita</a> e del momento della sua conversione. Uno show, quello dell&#8217;islamista, forse finalizzato a fare di lui uno dei leader jihadisti in Europa. Oppure, circostanza più temuta, a lanciare precisi segnali all&#8217;esterno.</p>
<h2>Le indagini che hanno portato al processo</h2>
<p>Mentre Parigi piangeva ancora le 130 vittime del massacro del 13 novembre, gli inquirenti notavano che non tutti gli aspiranti kamikaze erano morti. Nella scena dell&#8217;attacco è stata accertata la presenza anche di un giovane terrorista belga, riuscito a fuggire via dalla capitale francese. Si trattava per l&#8217;appunto di Salah Abdeslam, nato nel 1989 a <strong>Molenbeek</strong>, quartiere difficile di Bruxelles e negli anni fucina di aspiranti jihadisti. Ed è proprio tra le vie di questo grande rione della periferia belga che Abdeslam<a href="https://www.youtube.com/watch?v=6cQQy57wXyE"> è stato catturato</a>. Era il 18 marzo 2016. L&#8217;irruzione delle forze speciali è stata fulminea, l&#8217;obiettivo era catturare il terrorista vivo. Questo perché per la prima volta in un maxi processo su attentati islamisti, uno dei protagonisti avrebbe potuto parlare e dare precise indicazioni sull&#8217;universo jihadista in Europa. Le inchieste su Abdeslam hanno accertato connivenze e complicità da parte di un nutrito gruppo di persone a lui vicine. Grazie a questa rete il terrorista belga è potuto andare via da Parigi poche ore dopo gli attentati ed ha potuto gestire per diversi mesi una difficile latitanza.</p>
<p>Le indagini sulla strage sono durate a lungo e in parte ancora non sono terminate. Secondo gli inquirenti, ad agire è stata una cellula dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html">Isis</a> dispiegata tra la <strong>Francia</strong> e il <strong>Belgio</strong>. La regia degli attacchi è stata considerata in mano ad <strong>Abdelhamid Abaaoud</strong>, altro terrorista belga. Quest&#8217;ultimo è stato ucciso in un raid portato avanti dalla polizia francese il 19 novembre 2015. I rapporti dei servizi di intelligence hanno descritto Abaaoud come una personalità carismatica, in grado di fare proseliti nel mondo islamista. E sarebbe stato proprio lui infatti a spingere verso la guerra santa Salah Abdeslam, conosciuto in carcere nel 2010 mentre entrambi erano detenuti per reati minori. Dopo cinque anni di inchieste, l&#8217;8 settembre scorso è scattato il maxi processo al terrorista sopravvissuto la notte del Bataclan e a 14 presunti suoi fiancheggiatori. Un&#8217;occasione per la Francia di guardare in faccia i carnefici e fare i conti con la realtà.</p>
<h2>&#8220;Abbiamo agito in nome di siriani e iracheni&#8221;</h2>
<p>Prima del processo forse nemmeno gli stessi carcerieri conoscevano la sua voce. Ma una volta in aula Salah Abdeslam ha iniziato a parlare. In primo luogo ha rivendicato la sua azione. &#8220;Sono un combattente islamico&#8221;, ha dichiarato il belga quando il giudice formalmente gli ha chiesto la sua professione. In aula Abdeslam, che adesso ha 32 anni, si è presentato vestito di nero. Ha un fisico ben allenato, dal carcere in cui è detenuto hanno fatto sapere ai media francesi che quando non prega pensa soltanto a fare allenamenti. &#8220;Siamo degli esseri umani, ci trattate come dei cani&#8221;, ha poi rimarcato il terrorista al giudice. In aula erano presenti molti parenti delle vittime. In totale sono 1.800 le parti civili. Alcuni hanno inveito contro Abdeslam. Lui però non ha fatto una piega, né ha mostrato pentimento. &#8220;Abbiamo colpito la popolazione, ma non c&#8217;era nulla di personale &#8211; è il contenuto più significativo di una delle sue dichiarazioni fiume &#8211; Ha sbagliato Hollande: sapeva che la sua decisione di partecipare all&#8217;intervento militare avrebbe portato francesi incontro alla morte&#8221;.</p>
<p>Una <strong>rivendicazione</strong> in pieno stile. Proseguita anche nella seconda udienza. &#8220;Abbiamo agito &#8211; ha continuato &#8211; in nome dei cittadini siriani e iracheni. La nostra è stata una reazione ai bombardamenti francesi e americani. Le vittime in Siria e Iraq potranno parlare?&#8221; Più che una dichiarazione, è sembrato un vero e proprio manifesto politico. E anche un modo forse per accrescere la sua popolarità negli ambienti jihadisti.</p>
<h2>&#8220;Vivevo da occidentale, da libertino&#8221;</h2>
<p>La vera domanda adesso è chiedersi come mai Abdeslam abbia deciso di trasformare un maxi processo in un palcoscenico a sua disposizione. La mente va al recente caso di <strong>Anders Breivik</strong>, il terrorista norvegese autore della<a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/la-strage-di-utoya-del-luglio-2011.html"> strage di Utoya</a> del luglio 2011. Anche se in un contesto del tutto differente dal mondo jihadista, l&#8217;assonanza è possibile vederla nell&#8217;uso del processo come sede di rivendicazione politica e base di propaganda delle proprie idee. L&#8217;islamista belga vuole quindi accreditarsi come figura di riferimento della galassia islamista europea? Difficile al momento da dire. Tra gli inquirenti c&#8217;è chi sospetta che dietro la sua strategia difensiva non ci sia solo mera ambizione personale o propagandistica ma, al contrario, anche la volontà di lanciare precisi <strong>segnali</strong> all&#8217;esterno.</p>
<p>Intanto nella prima udienza di novembre, Abdeslam si è lasciato andare anche a toni quasi autobiografici. &#8220;Ero un tipo calmo, servizievole &#8211; ha dichiarato al giudice con riferimento al periodo antecedente alla sua adesione all&#8217;Islam radicale &#8211; ero amato dagli insegnanti. Vivevo impregnato dai valori occidentali, vivevo per come mi avete insegnato voi&#8221;. Poi è arrivato l&#8217;odio verso questa vita e verso l&#8217;occidente. &#8220;Vivere da occidentale &#8211; ha infatti proseguito &#8211; vuol dire vivere da libertini. Vivere da libertino vuol dire vivere senza preoccuparsi di Dio, fare ciò che si vuole, mangiare ciò che si vuole, bere ciò che si vuole&#8221;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Salah Abdeslam, il mostro del Bataclan</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/terrorismo/salah-abdeslam-il-mostro-del-bataclan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 16:22:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small-768x506.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Un 13 novembre come oggi, ma del 2015, un feroce e altamente preparato commando legato allo Stato Islamico metteva a ferro e fuoco le strade, le piazze e i locali di Parigi, trasformando la capitale francese in un inferno per un giorno, o meglio per una sera. La caccia al kāfir dei soldati dell&#8217;oramai defunto Abu &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/salah-abdeslam-il-mostro-del-bataclan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small-1024x674.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/5708565_small-768x506.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Un 13 novembre come oggi, ma del 2015, un feroce e altamente preparato commando legato allo<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore.html"> Stato Islamico</a> metteva a ferro e fuoco le strade, le piazze e i locali di Parigi, trasformando la capitale francese in un inferno per un giorno, o meglio per una sera.</p>
<p>La caccia al<em> k</em><i>āfir</i> dei soldati dell&#8217;oramai defunto <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/abu-bakr-al-baghdadi-chi-era.html">Abu Bakr al-Baghdadi</a> sarebbe durata quasi quattro ore, dalle ventuno e mezza all&#8217;una, terminando in una mattanza con pochi pari nella storia del terrorismo islamista in Europa: 130 morti e 368 feriti. Soltanto i qaedisti di Madrid 2004 mieterono più vittime: 192 morti e 2.057 feriti.</p>
<p>Sette membri del commando morirono quella sera di novembre – portando il bollettino a 137 deceduti –, mentre altri due furono uccisi cinque giorni più tardi, nel corso del celebre<strong> raid di Saint-Denis</strong>. Soltanto uno sarebbe sopravvissuto ai fatti del 13 novembre, uscendo indenne anche dal successivo pugno di ferro delle forze speciali. Quel superstite risponde al nome di <strong>Salah Abdeslam</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Bataclan, il testamento jihadista  apre degli inquietanti interrogativi</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-lettera-testamento-del-terrorista-del-bataclan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jan 2018 15:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bataclan]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="749" height="409" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam.jpg 749w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam-300x164.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 749px) 100vw, 749px" /></p>
<p>Tutti ricordiamo il nome di Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto fra i terroristi che hanno dato vita all’attacco di Parigi contro il Bataclan. Un attentato orrendo, preparato con cura, che ha visto morire 130 vittime innocenti, tra cui la ricercatrice italiana Valeria Solesin, e che ha provocato un numero impressionante di feriti, circa 450. Furono sette &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-lettera-testamento-del-terrorista-del-bataclan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="749" height="409" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam.jpg 749w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/1452504901-salah-abdeslam-300x164.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 749px) 100vw, 749px" /></p><p>Tutti ricordiamo il nome di <strong>Salah Abdeslam</strong>, l’unico sopravvissuto fra i terroristi che hanno dato vita all’attacco di <strong>Parigi</strong> contro il <strong>Bataclan</strong>. Un attentato orrendo, preparato con cura, che ha visto morire 130 vittime innocenti, tra cui la ricercatrice italiana <strong>Valeria Solesin</strong>, e che ha provocato un numero impressionante di feriti, circa 450.</p>

<p>Furono sette i terroristi del commando a morire dopo aver scatenato la furia assassina verso i clienti del locale: tutti tranne Salah Abdeslam. E <strong>la sua mancata morte ha sempre suscitato una serie di domande</strong>, la prima delle quali sul perché non si sia fatto saltare in aria come tutti, come era nel progetto iniziale dell’attentato. Perché aveva deciso di sopravvivere e finire in un carcere il resto dei suoi giorni quando, imbevuto di un’ideologia folle, avrebbe potuto compiere il macabro rituale del farsi saltare in aria e puntare a quel “paradiso” dei martiri agognato dai terroristi? La risposta sembra essere arrivata in queste ore.</p>

<p><strong>Una lettera-testamento attribuita a Salah Abdeslam e ricostruita dall’intelligence del Belgio</strong> attraverso l’analisi dei documenti rivenuti fra i file di un computer trovato in un cassonetto nei pressi del numero 4 di rue Max Roos a Scharbeek, dimostrerebbe che il terrorista non ha rinunciato volontariamente a suicidarsi in quell’orribile notte parigina di novembre del 2015, ma si salvò per un difetto della cintura esplosiva. Secondo fonti dell&#8217;emittente radiofonica <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.franceinter.fr/justice/le-testament-de-salah-abdeslam">France Inter</a></em>, i difetti erano almeno due: un cavo elettrico rovinato davanti al giubbotto e un pezzo del detonatore sul retro che si era rotto.  <strong>&#8220;Pur avendo voluto essere tra i martiri, Allah ha deciso diversamente&#8221;</strong>, si legge nella lettera. Una lettera che però, da quello che si evince, contrasta in maniera abbastanza evidente con quanto sostenuto dal terrorista davanti agli inquirenti, che lo interrogarono dopo averlo catturato a seguito di una caccia durata quattro mesi fra Belgio e Francia.</p>

<p>Abdeslam, interrogato dalla polizia, disse che &#8220;voleva farsi esplodere allo Stade de France&#8221; la sera del 13 novembre. &#8220;Dovevo entrare nello Stade de France come uno spettatore, ma non avevo il biglietto. Ho rinunciato al momento di parcheggiare il veicolo. Ho accompagnato i miei tre passeggeri poi sono ripartito. E ho girato a vuoto&#8221;. I suoi compagni di automobile si fecero saltare in aria, invece lui no, riprese l’automobile e ripartì, “girando a vuoto”. Poi abbandonò l’auto, chiamò due complici dal Belgio che lo raggiunsero e lo portarono a <strong>Bruxelles</strong>, facendo partire una caccia all’uomo che mise in imbarazzo sia l’intelligence francese che quella belga. Nella lettera il terrorista afferma poi che, a un certo punto della notte, aveva anche pensato di partire per la Siria e di non averlo fatto perché preferiva finire il lavoro con i <strong>&#8220;fratelli&#8221;</strong> . &#8220;All&#8217;inizio pensavo di andare in Siria, ma pensavo di aver concluso [ &#8230;] che la cosa migliore era finire il lavoro qui con i fratelli&#8221;. Secondo gli investigatori i “fratelli” di cui parla Salah sono certamente i <strong>responsabili degli attentati di Maelbeek e Zaventem</strong>, che fecero 32 morti e 340 feriti e poco prima dei quali Abdeslam sono stato arrestato. A quel tempo, le autorità investigative dissero di essere assolutamente convinte del fatto che Abdeslam, al momento della cattura, fosse pronto a passare all&#8217;azione in Belgio.</p>
<p><strong>I dubbi su quella notte e sul ruolo di Salah Abdelsam continuano a resistere nonostante le indagini dell’antiterrorismo francese e dell’intelligence belga</strong>. Non si comprende il ruolo che aveva questo terrorista nel commando. Non si comprende perché abbia deciso di non morire per poi dire di non avere avuto la possibilità di farlo a causa di un difetto del giubbotto esplosivo. Ma non si comprende neanche perché dica di aver girato a vuoto con la macchina e di aver chiamato i complici da Bruxelles quando alle 23 era all’interno della metropolitana nel diciottesimo arrondissement. Un mistero che s’infittisce soprattutto perché l’Isis aveva anche rivendicato, quella notte, un fantomatico attentato proprio in quel quartiere parigino senza che in realtà fosse mai avvenuto. Insomma, questa lettera più che aiutare a risolvere il mistero, aiuta a complicarlo. A questo, si aggiunge poi un dubbio legato alle indagini: com’è possibile che solo dopo un anno e mezzo gli inquirenti abbiano individuato questo file all’interno del pc? Computer tra l’altro non distrutto ma semplicemente gettato in un bidone della spazzatura. I dubbi restano e si attende adesso il <strong>primo incontro di Abdeslam con i giudici il 5 febbraio</strong> prossimo. Una data importante per comprendere almeno una parte di verità.</p>
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		<title>I misteri legati agli attacchi di Parigi</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/18172-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 16:36:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Ad un anno dagli attentati del 13 novembre, rimangono ancora tanti misteri sugli attacchi terroristi di quella notte e su quelli ad essi collegati del 22 marzo a Bruxelles.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;339&#8243; gal_title=&#8221;Bataclan&#8221;]A sottolinearlo è il magazine francese l&#8217;Express, che evidenzia come vada ancora chiarito chi abbia veramente ordinato gli attentati dalla Siria, se vi siano ancora &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/18172-2.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/1448199496-lapresse-20151114110819-16172616-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Ad un anno dagli attentati del 13 novembre, rimangono ancora tanti <strong>misteri</strong> sugli attacchi terroristi di quella notte e su quelli ad essi collegati del 22 marzo a Bruxelles.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;339&#8243; gal_title=&#8221;Bataclan&#8221;]A sottolinearlo è il magazine francese l&#8217;<em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lexpress.fr/actualite/societe/attentats-du-13-novembre-un-an-apres-les-derniers-mysteres-de-l-enquete_1847055.html" target="_blank">Express</a></em>, che evidenzia come vada ancora chiarito chi abbia veramente ordinato gli attentati dalla Siria, se vi siano ancora <strong>complici</strong> in libertà e <strong>armi</strong> in circolazione, e se il progetto iniziale di attentato non fosse più ampio.Al momento non è chiaro chi abbia deciso gli attentati dalla Siria. Gli inquirenti ritengono che il misterioso <strong>Abou Ahmed</strong>, che ha inviato ordini dalla Siria per gli attentati di Parigi e Bruxelles, sia il 32enne belga <strong>Oussama Atar</strong>. Tuttavia non è stato stabilito se Atar sia l&#8217;uomo che ha deciso di compiere gli attentati, o se si sia limitato a trasmettere ordini dati da altri.Altra questione, fa notare il magazine francese, è se vi siano ancora terroristi in libertà. I servizi francesi e belgi concordano sul fatto che tutte le persone fisicamente coinvolte negli attentati sono morte o in carcere, ma non escludono la possibilità di cellule dormienti a loro collegate.<strong> Abdlhamid Abaaoud</strong>, coordinatore degli attacchi di Parigi, aveva detto di essere arrivato in Europa assieme a 90 combattenti. Potrebbe anche essere una vanteria, ma rimane il fatto che il dna di uno stesso individuo sconosciuto è stato rilevato in diversi covi belgi e sulla cintura esplosiva di <strong>Salah Abdeslam</strong>.Quanto alle armi, <strong>Mohammed Abrini</strong>, uno dei pochi sopravvissuti della cellula franco belga, ha raccontato di un vasto arsenale con kalashnikov ed esplosivi, che non è stato ritrovato e la cui esistenza sembra confermata da alcune foto sui computer dei terroristi.Infine sono aperte ancora molte domande sui<strong> progetti iniziali dei terroristi</strong>. Nei computer sequestrati è comparso un <strong>dossier &#8220;13 novembre&#8221;</strong>, con cinque sotto gruppi sulle divisioni delle diverse squadre. Due di queste sono indicate come &#8220;gruppo Schipol&#8221; e &#8220;gruppo metro&#8221;, fatto che ha spinto gli inquirenti a chiedersi se quella sera dovesse esserci anche un attacco all&#8217;aeroporto di Amsterdam e la metropolitana di un&#8217;altra città europea.Sofyen Ayari e Ossama Krayen, arrestati a Bruxelles l&#8217;uno assieme ad Abdeslam l&#8217;altro con Abrini, salirono su un bus verso Amsterdam la sera del 13 novembre. Mistero anche sul ruolo che doveva svolgere Abdeslam a Parigi: ha veramente rinunciato a farsi esplodere? Perché si è recato nel 18esimo arrondissement, indicato a torto nel comunicato dello Stato Islamico come uno dei luoghi dell&#8217;attacco? Dal carcere dove è rinchiuso, il terrorista rifiuta di rispondere.La ricostruzione di quegli eventi è contenuta in un capitolo di “<strong>Sangue occidentale</strong>”, in edicola con <em>ilGiornale</em>, il nuovo libro di Matteo Carnieletto e Andrea Indini, dedicato ai colpi terribili che, tra 2015 e 2016, il jihadismo islamico ha sferrato contro l’Europa.</p>
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		<title>Perché i terroristi non parlano?</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/perche-i-terroristi-non-parlano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2016 10:03:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="553" height="350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/foto_articolo_occhi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/foto_articolo_occhi.jpg 553w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/foto_articolo_occhi-300x190.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 553px) 100vw, 553px" /></p>
<p>Alla fine Jaber Albakr si è impiccato nella sua cella. Il jihadista siriano legato allo Stato islamico è stato arrestato domenica mattina nella città di Chemnitz, in Sassonia. Secondo il ministro dell&#8217;Interno Thomas De Maizière, Albakr stava organizzato un attacco bomba &#8220;delle dimensioni di quelli di Parigi e Bruxelles&#8221;. Molto probabilmente all&#8217;aeroporto di Berlino.Chi era Jaber AlbakrArrivato in Germania &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/perche-i-terroristi-non-parlano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="553" height="350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/foto_articolo_occhi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/foto_articolo_occhi.jpg 553w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/foto_articolo_occhi-300x190.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 553px) 100vw, 553px" /></p><p>Alla fine <strong>Jaber Albakr</strong> si è impiccato nella sua cella. Il jihadista siriano legato allo <strong>Stato islamico</strong> è stato arrestato domenica mattina nella città di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.google.it/maps?ion=1&amp;espv=2&amp;q=Chemnitz&amp;bav=on.2,or.&amp;biw=1920&amp;bih=990&amp;dpr=1&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjcjLyqsNfPAhURahoKHSNtDQMQ_AUIBigB" target="_blank">Chemnitz</a>, in Sassonia. Secondo il ministro dell&#8217;Interno Thomas De Maizière, Albakr stava organizzato un attacco bomba &#8220;delle dimensioni di quelli di Parigi e Bruxelles&#8221;. Molto probabilmente all&#8217;aeroporto di Berlino.Chi era Jaber AlbakrArrivato in Germania con la grande ondata di migranti nel febbraio del 2015, Albakr viene arrestato la scorsa domenica all&#8217;alba, alle 6.06, dopo una fuga di 48 ore.Inizia tutto la mattina dell&#8217;8 ottobre. Le forze speciali tedesche, pesantemente armate, circondano la casa di Albakr. Fanno saltare in aria la porta d&#8217;ingresso ed entrano nell&#8217;abitazione. Ma non trovano nessuno. Albakr è uscito pochi minuti prima. Inizia una fuga disperata che durerà 48 ore. Le forze dell&#8217;ordine diffondono la sua foto. Jaber sembra un ragazzo come tanti. Ha solo 22 anni e indossa una felpa con il cappuccio, come fanno tanti suoi coetanei. È il &#8220;<strong>jihadista della porta accanto</strong>&#8220;, per usare una fortunata espressione di Khaled Fouad Allam.Albakr incontra due siriani alla stazione principale di Lipsia e decide di dormire da loro. E qui accade quello che il jihadista non avrebbe mai pensato: i connazionali vedono la foto diffusa dalla polizia e decidono di intervenire. Uno di loro si dirige al commissariato e informa le forze di polizia della presenza del terrorista. Un altro richiedente asilo riesce ad immobilizzare Albakr utilizzando una<strong> cavo elettrico</strong>. Si conclude così la fuga dell&#8217;uomo. Il jihadista viene portato in <strong>carcere</strong>, dove minaccia lo<strong> sciopero della fame</strong>. Dovrebbe essere sottoposto a sorveglianza speciale perché ritenuto a rischio suicidio. In realtà,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/10/12/news/germania_suicida_jaber_albakr-149648625/?ref=HRER1-1" target="_blank"> secondo quanto riporta la <em>Repubblica </em>citando la <em>Bild</em></a>, viene &#8220;controllato a intervalli di poco meno di un&#8217;ora&#8221;. Un errore &#8211; se venisse confermato &#8211; clamoroso.La Germania &#8211; in questo 2016 &#8211; ha purtroppo imparato a conoscere la furia islamista. Ad Ansabach e a Wurzburg. Non attacchi spettacolari come in Francia, ma comunque attentati che hanno scosso il Paese di Angela Merkel e l&#8217;Europa intera.Per questo Albakr doveva essere sottoposto a controlli più severi. L&#8217;uomo ha sfruttato la crisi dei migranti per raggiungere l&#8217;Europa. Quanti sono i miliziani dell&#8217;Isis che hanno fatto come lui? Perché non monitorarlo per cercare di carpire informazioni sulla rete dello Stato islamico in Germania e in Europa? L&#8217;Enmi, il servizio di intelligence del Califfato, ad inizio 2015 ha dato ordine a moltissimi foreign fighter di tornare in patria per portare il jihad. Capire di più di questo piano sarebbe stato senza dubbio interessante.E Salah Abdeslam taceEd è sempre notizia di ieri che <strong>Salah Abdeslam</strong>, l&#8217;unico jihadista sopravvissuto agli attacchi del 13 novembre 2015 a Parigi, è stato scaricato dai suoi legali. Secondo uno dei suoi avvocati, Frank Berton, Salah si è trincerato dietro un muro di silenzio a causa della situazione che si trova a vivere in carcere: è infatti posto sotto sorveglianza 24 su 24.  &#8220;Abdeslam &#8211; ha aggiunto Berton &#8211; non era l&#8217;organizzatore degli attentati di Parigi&#8221;, ma &#8220;il potere politico ha scelto di rispondere al populismo trattandolo come se lo fosse&#8221; e di conseguenza si comporta con lui come con &#8220;un topo in scatola&#8221;. In passato l&#8217;avvocato ha anche provato a modificare la decisione di mettere Salah in <strong>isolamento</strong> in un carcere di massima sicurezza, <strong>videosorvegliato</strong>, ma non è stato possibile.È della stessa opinione anche l&#8217;avvocato belga di Abdeslam, Sven Mary, che ha confermato che è l&#8217;isolamento a spingere il jihadista a non collaborare e che questo è &#8220;la conseguenza di una <strong>scelta politica</strong>, quella di mantenerlo sotto sorveglianza costante&#8221;. &#8220;Le vere vittime di tutto questo sono le vittime degli attacchi di Parigi, perché hanno il diritto di <strong>sapere la verità</strong> ed hanno il diritto di cercare di <strong>comprendere l&#8217;incomprensibile</strong>&#8220;, ha detto Mary. &#8220;La legge su misura che autorizza la video sorveglianza, anche di notte con<strong> telecamere a infrarossi</strong>, non era necessaria&#8221;, ha aggiunto l&#8217;avvocato, sostenendo che se l&#8217;uomo &#8220;volesse suicidarsi, lo farà comunque&#8221;. Mary, dal canto suo, parla di &#8220;tortura psicologica&#8221;.Dei protagonisti di questi attentati, da <em>Charlie Hebdo</em> ad oggi, Abdeslam è l&#8217;unico sopravvissuto. Riuscire a farlo parlare è fondamentale per comprendere questa stagione degli orrori.</p>
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		<title>Nei quartieri della jihad</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/l11-settembre-belga/nei-quartieri-del-jihad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2016 10:23:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Molenbeek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>«Lo Stato islamico in Siria non è male. I proventi del petrolio li utilizza per aiutare la popolazione e se vai acombattere come mujahed ti danno un salario. Sempre meglio che fare il disoccupato, spacciare o vivere di furtarelli a Bruxelles». Parola di Adolf, nomignolo che apposta ricorda Hitler, di un giovane islamico del distretto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/l11-settembre-belga/nei-quartieri-del-jihad.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/bruxelles-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>«Lo <strong>Stato islamico</strong> in <strong>Siria</strong> non è male. I proventi del petrolio li utilizza per aiutare la popolazione e se vai acombattere come mujahed ti danno un salario. Sempre meglio che fare il disoccupato, spacciare o vivere di furtarelli a Bruxelles». Parola di Adolf, nomignolo che apposta ricorda Hitler, di un giovane islamico del distretto di <strong>Schaerbeek</strong>, a un passo dal centro della capitale belga. Uno dei mega quartieri dove cova la fucina jihadista. Barbetta islamica ben curata e giubbotto di renna si avvicina e ci saluta come «kameraden». L&#8217;impressione è che sia uno dei capetti dei giovani della «gabbia dell&#8217;orso», una piazzetta da periferia dimenticata. «Se gli ebrei lanciano un missile e ammazzano degli innocenti musulmani nessuno ne parla. Quando i mujaheddin combattono sono terroristi», sentenzia Adolf gesticolando.Un gruppetto di adolescenti del suo giro, di origine maghrebina, conferma che «a Bruxelles ci sono<strong> tanti sostenitori di Daesh (Stato islamico ndr), soprattutto fra i convertiti</strong>» dal cristianesimo all&#8217;Islam. Uno del gruppo sulla ventina, con barbetta rossiccia, taglio da salafita e tuta degli Emirati arabi si è dileguato vedendoci arrivare con una telecamera.</p>
<p>Sulla strada di casa, Bartos, polacco di 16 anni, con i brufoli dell&#8217;età, un po&#8217; intimorito, ammette: «Dopo gli attentati molti hanno paura. Fra di noi, a scuola, c&#8217;è chi sostiene che avendoli attaccati in Siria si tratta di rappresaglia».Qualche centinaio di metri più in là, da una palazzina di Rue Max Roos, sono partiti i<strong> terroristi suicidi</strong> che hanno colpito l&#8217;aeroporto e la stazione metropolitana di Bruxelles. Oltre ai fratelli kamikaze, Khalid e Ibrahim El Bakraoui, il capo era Najim Laachraoui. Forse si è fatto saltare in aria pure lui. L&#8217;unica certezza è che da orfano di madre aveva frequentato la scuola cristiana della Santa famiglia di Helmet nello stesso quartiere. L&#8217;artificiere del terrore è cresciuto con il padre a poche centinaia di metri dal covo. E da Schaerbeek è partito per la Siria.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/CEp9QP3Qiqg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Il Giornale è l&#8217;unico ad entrare nella palazzina del covo, dove sono stati trovati 15 chilogrammi di esplosivo, una bandiera nera e altro materiale per confezionare ordigni assieme ad una troupe inglese di Channel 4. I corpi speciali hanno sventrato anche la cantina in cerca dell&#8217;arsenale jihadista. Una scala stretta, quasi a chiocciola, è l&#8217;accesso obbligato ai cinque piani della palazzina. Gli appartamenti sono vuoti, ma in parte ammobiliati e quasi completamente ristrutturati in maniera signorile con caminetti all&#8217;interno. Le porte sono state sfondate dall&#8217;irruzione dei corpi speciali dopo gli attentati. Al quinto piano, dove c&#8217;era il covo vero e proprio la porta è sbarrata con tanto di nastro della polizia.Ad un certo punto arrivano inferociti e mascherati dei figuri che ci cacciano agitando bastoni. Un africano con il volto coperto urla come un ossesso. Alla fine arriva la polizia per fermare il parapiglia.</p>
<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/KLPfkn07CmY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Molenbeek è un altro mega quartiere della mezzaluna povera e jihadista di Bruxelles. Altrettanto famoso per l&#8217;arresto del 18 marzo di Salah Abdeslam, l&#8217;unico sopravvissuto della strage di Parigi e in combutta con la cellula di Bruxelles. Nell&#8217;enclave musulmana è difficile incontrare una donna che non sia velata. Sulla piazza del municipio dove sventola una delle poche bandiere del Belgio, a parte qualcuna appesa disperatamente alle finestre del quartiere, si affaccia la casa di famiglia dei Salah. Sul campanello c&#8217;è sempre scritto il cognome Abdeslam. Dopo 500 metri nelle viuzze, dove raramente si incrocia un poliziotto, è ancora funzionante la moschea «fai da te» ricavata in una stanza che si affaccia sulla strada. In questo centro islamico pregavano i membri delle cellule del Califfo di Parigi e Bruxelles. Basta camminare a zig zag per 800 metri e arrivi al 79 di Rue des Quatres Vents, dove Salah è stato catturato. Il super ricercato per quattro mesi ha abitato accanto a una farmacia, davanti a una panetteria e vicino a un fruttivendolo sull&#8217;angolo. Tutti sono esasperati dalla pressione mediatica e nessuno sa niente di lui. «Se usciva di casa era discreto e si nascondeva sempre sotto il cappuccio della felpa. Ma per me questi terroristi sono dei pazzi» spiega Alexander, il fruttivendolo di origini marocchine. Una giovane signora velata ci apre la porta dall&#8217;altra parte della strada dicendo «non fate di tutta l&#8217;erba un fascio. Ho sofferto come voi per gli attentati. Non abbiamo nulla a che vedere con Salah». Poi, però, per continuare la conversazione dice che deve chiamare il marito ed ottenere l&#8217;autorizzazione. Non la sentiamo più.Il caffè Italo-belga è ad 800 metri. Daniele Valastro vive a Molenbeek dal 1997 con una piccola colonia di italiani, in gran parte siciliani. «Salah lo conoscevo di vista. Belga di cittadinanza ed arabo dentro &#8211; spiega Valastro davanti alla foto del duomo di Catania -. Gente così si avvicina a moschee improvvisate, dove ti fanno il lavaggio del cervello e diventi un soldato». A Molenbeek le sacche estremiste assomigliano a una specie di Scampia islamica. Sul muro di fronte a un&#8217;altra moschea fai da te, oggi chiusa, ma che ha attirato in Siria decine di volontari della guerra santa, qualcuno ha scritto con lo spray nero: «Vive la revolte».</p>

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		<title>Gli errori del Belgio e l&#8217;attentato Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/gli-errori-del-belgio-e-lattentato-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 17:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Molenbeek]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Bruxelles ieri si è risvegliata nel terrore. Prima il boato in aeroporto, poi nella metro. La violenza islamista è piombata, ancora una volta, nel cuore dell&#8217;Europa. Un fulmine a ciel sereno, anche se di errori il Belgio, nel trattare gli islamisti, ne ha fatti parecchi.Abbiamo già avuto modo di spiegare come, negli anni &#8217;70, re &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-errori-del-belgio-e-lattentato-dellisis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gli-errori-del-belgio-e-lattentato-dellisis.html">Gli errori del Belgio e l&#8217;attentato Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/LAPRESSE_20160322154315_18258257-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Bruxelles</strong> ieri si è risvegliata nel terrore. Prima il boato in aeroporto, poi nella metro. La violenza islamista è piombata, ancora una volta, nel cuore dell&#8217;Europa. Un fulmine a ciel sereno, anche se di errori il Belgio, nel trattare gli islamisti, ne ha fatti parecchi.Abbiamo già avuto modo di spiegare come, negli anni &#8217;70, re Baldovino cedette di fronte all&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> per avere un nuovo partner petrolifero nel pieno della crisi economica. Un errore colossale se si pensa che proprio i sauditi diffondono il wahabismo, forma radicale dell&#8217;Islam. E questo è un primo errore, in quanto <a href="http://www.internazionale.it/opinione/kamel-daoud/2015/11/25/terrorismo-stato-islamico-arabia-saudita" target="_blank"><strong>l&#8217;Arabia Saudita è un Isis che ce l&#8217;ha fatta</strong>, come ha autorevolmente spiegato il <em>New York Times</em>.</a>C&#8217;è poi un secondo e ben più inquietante errore compiuto dal Belgio: l&#8217;aver chiuso un occhio nei confronti delle cellule estremiste presenti a <strong>Molenbeek</strong>. Ricordiamo quello che accadde il 13 novembre scorso: la notte di Parigi è squarciata dal rumore dei kalashnikov e delle bombe.I terroristi urlano &#8220;Allah Akbar&#8221; e colpiscono cristiani, musulmani e atei. Tutti livellati dalla furia dell&#8217;ideologia islamista. I kamikaze si fanno esplodere mentre alcuni attentatori trovano la morte di fronte alle forze speciali francesi. Tutti tranne uno: <strong>Abdeslam Salah</strong>, che sale su un&#8217;auto nera e corre, in quella che sembra una fuga disperata, verso il Belgio.Nei giorni subito dopo l&#8217;attentato si comincia a parlare dell&#8217;enclave di Molenbeek. È lì che Salah si è nascosto per oltre quattro mesi ed è lì che ha potuto godere dell&#8217;appoggio della comunità.Ma come è possibile che gli islamisti riescano a vivere indisturbati proprio accanto ai luoghi frequentati dalle istituzioni europee? Già nel 1996 <strong>Charles Pasqua</strong>, ministro dell&#8217;Interno francese, accusò la Surete de l&#8217;Etat (l&#8217;antiterrorismo belga) &#8220;di aver stretto un patto di neutralità reciproca con i terroristi del<strong> Gia algerino</strong>, che il 25 luglio 1995 avevano fatto 7 morti e 117 feriti nella stazione della metro di Saint Michel. Anzi, per la verità era stato proprio il Gia a rivelare nel comunicato di rivendicazione l&#8217;accordo con i servizi segreti. Accordo che prevedeva che la SdE chiudesse gli occhi sulla presenza di cellule del Gia a Bruxelles, in cambio della promessa da parte dei terroristi di non compiere azioni sul territorio belga&#8221;.C&#8217;è poi un altro scandalo nel 2008. Fehriye Erdal, terrorista del DHKP-C turco, fugge indisturbata dalla propria abitazione nonostante i 32 uomini che la stavano sorvegliando. Una figuraccia incredibile che portò alle dimissioni di Koen Dassen, allora capo della Sde.Ma c&#8217;è di più: ad aprile 2013, forse con un po&#8217; troppa indulgenza, <a href="http://www.rtbf.be/info/belgique/detail_didier-reynders-veut-suivre-a-la-trace-les-belges-revenus-de-syrie?id=7981642" target="_blank">il ministro degli Esteri belga <strong>Didier Reynders</strong> parlò in questi termini dei giovani che raggiungevano la Siria per combattere contro il regime di Bashar Al Assad</a>: &#8220;Bisogna inoltre fare una distinzione tra questi soggetti (i terroristi, ndr) e quei giovani che, forse per idealismo, lavorano nel settore umanitario o si battono al fianco dell&#8217;<strong>armata siriana di liberazione</strong>. (Un giorno, ndr) gli si costruirà forse un monumento come eroi di una rivoluzione&#8221;. Un giudizio forse temerario, anche perché spesso chi va a combattere in Siria si radicalizza, passando da un movimento all&#8217;altro.</p>
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