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	<title>sahra wagenknecht Archives - InsideOver</title>
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	<title>sahra wagenknecht Archives - InsideOver</title>
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		<title>Chi è Sahra Wagenknecht, la rivoluzionaria conservatrice che sconvolge la politica tedesca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 06:49:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-1536x1025.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Germania è il momento di Sahra Wagenknecht e con un suo partito propone un programma a sinistra in economia e a destra sui valori.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Sahra-Wagenknecht-1536x1025.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Qualcuno può farci una foto?”. “Fantastico, grazie Sahra, sei la migliore”. Sono queste le parole che si sentono da un uomo nella piazza centrale di <a href="https://www.derstandard.at/story/3000000234648/sahra-wagenknecht-der-popstar-des-ostens">Dresda</a>, mentre tante altre voci si uniscono in un coro di suppliche e desiderata che scandiscono “Sahra, aspetta. Per favore aspetta!”. Non si tratta di fan in visibilio per l’arrivo di una star dello spettacolo, ma di militanti politici o più semplicemente cittadini interessati alla vita pubblica che smaniano dal desiderio di stringere la mano o di fare un selfie&nbsp; con una protagonista della politica tedesca: <a href="https://it.insideover.com/difesa/effetto-turingia-sulle-aziende-della-difesa-lo-scivolone-in-borsa-e-le-sue-conseguenze.html"><strong>Sahra Wagenknecht</strong>.</a></p>



<p>La Wagenknecht si trovava nella capitale della <strong>Sassonia</strong>, in occasione delle elezioni regionali che si sono tenute domenica 1 settembre anche nel Land della <strong>Turingia</strong>, per presentare il suo programma e progetto politico, <strong>Bündnis Sahra Wagenknecht </strong>(Alleanza Sahra Wagenknecht), che in entrambe le regioni ha riscontrato un ottimo successo, posizionandosi terzo con l’11,8% in Sassonia e il 15,8%  in Turingia. Il giorno dopo le elezioni, Wagenknecht ha così commentato i risultati: “Per il nostro partito ieri è stata una giornata grandiosa. Siamo diventati un fattore di potere  in Germania”. Certamente, per la sua creatura politica si tratta di un traguardo importante considerando che non ha neanche un anno di vita, ma dato ancora più consistente è il fascino dell’elettorato per una formazione del tutto inedita e dirompente nel panorama politico teutonico; un partito che si pone oltre gli steccati ideologici di destra e sinistra, proponendo ricette economiche della <strong>tradizione socialista</strong> e valori culturali peculiari della <strong>tradizione conservatrice</strong> per dare voce ai “disperati” posti ai margini dalla globalizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi è Sahra Wagenknecht&nbsp;</strong></h2>



<p>Per i detrattori è la regina di ghiaccio a causa del suo aplomb austero e dei suoi modi scostanti, per gli estimatori è una diva del cinema anni Settanta per via dell&#8217;impeccabile eleganza che la accompagna nelle aule parlamentari e nei duelli televisivi, mentre per gli abitanti dei quartieri popolari è “Sahra, die Kommunistin”, ovvero “Sahra, la comunista”. Wagenknecht è nata nel 1969 a Jena &#8211; all’epoca città della <strong>Repubblica Democratica Tedesca</strong> (RDT),&nbsp; &#8211; e&nbsp; a 11 anni si trasferisce a Berlino Est dove negli anni della giovinezza ha modo di avvicinarsi e di approfondire le tesi marxiste e di apprezzare la figura&nbsp; di <strong>Walter Ulbricht</strong>, presidente del Consiglio di Stato della RDT dal 1960 al 1973. Diventa attivista politica partecipando alle iniziative della Libera Gioventù Tedesca, la giovanile del <strong>Partito Socialista Unificato di Germania </strong>(SED in tedesco).&nbsp;</p>



<p>Dopo la riunificazione delle due Germanie, il SED cambiò denominazione in Partito del Socialismo Democratico e Wagenknecht aderì alla componente comunista con lunghe radici piantate nel terreno del marxismo-leninismo ortodosso. Negli anni post-Guerra Fredda, la politica tedesca guardò sempre con sguardo nostalgico all’esperienza della RDT che definì “la comunità più pacifica e umana che i tedeschi abbiano mai creato nel corso della loro storia”. In un’intervista rilasciata recentemente al <a href="https://www.corriere.it/esteri/24_marzo_28/sahra-wagenknecht-intervista-be86d60a-ec61-11ee-add4-970da8b7bf13.shtml?refresh_ce"><em>Corriere della Sera</em></a>, ha cambiato il tenore delle dichiarazioni sull’argomento affermando: “Per me la caduta del Muro è stata una liberazione. Avevo difficoltà nella Germania dell’Est, volevo le riforme, avevo criticato i vertici, la pianificazione centralizzata”.  </p>



<p>Nel 2009, dopo una parentesi all’Europarlamento, venne eletta al Bundestag  tra le file della <strong>Die Linke</strong>, formazione di sinistra nata dalla fusione tra il Partito del Socialismo Democratico e della formazione Lavoro e Giustizia Sociale. Nel 2010 diviene vicepresidente del partito,  anche se le frizioni con i dirigenti  nel corso degli ultimi anni si sono acuite a causa delle diverse vedute sulla società globalizzata. In politica estera, nel 2017, Wagenknecht aveva auspicato lo <strong>scioglimento della Nato</strong> e la nascita di un nuovo patto di sicurezza tra Germania e Russia. Non a caso, nei suoi discorsi al Bundestag si è sempre scagliata contro l’imposizione delle <strong>sanzioni economiche</strong> (mentre il suo partito ha votato a favore) e l’<strong>invio di armi in Ucraina</strong> accusando il governo federale di &#8220;lanciare una guerra economica senza precedenti contro il nostro più importante fornitore di energia&#8221;. </p>



<p>Altro tema scottante, che ha allargato le distanze tra lei e la dirigenza di Die Linke, è il tema dell<strong>’immigrazione</strong>. Wagenknecht ha più volte puntato il dito contro l’eccessivo numero di stranieri nel Paese e contro le politiche di accoglienza propugnate dall’allora cancelliera<strong> Angela Merkel </strong>per le ragioni addotte nella già citata intervista al<em> Corriere</em>: “I problemi nascono quando sono in troppi ad arrivare e mancano le infrastrutture. L’altro punto critico è quando l’identità di alcune comunità di migranti si fonda sul rifiuto della cultura del Paese ospitante”.  Per tale presa di posizione, l’esponente della die Linke ricevette una torta in faccia da attivisti antifascisti nel 2016. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Alleanza Sahra Wagenknecht&nbsp;</strong></h2>



<p>Nel gennaio di quest’anno, appurate le fratture insanabili con i suoi colleghi di partito, Sahra Wagenknecht ha annunciato la fondazione di un nuovo soggetto politico, <em>Bündnis Sahra Wagenknecht</em>, con il contributo di 44 persone, quasi tutte provenienti dalla Die Linke. Durante la presentazione della piattaforma programmatica, la Wagenknecht ha detto di volersi rivolgere alle persone a basso reddito che non possono permettersi la casa <em>green</em> e  l’auto elettrica e che rifuggono dal politicamente corretto e dalla cultura <em>woke</em> per l’attuazione di un <strong>conservatorismo di sinistra</strong>.</p>



<p>Con queste parole Wagenknecht ha presentato la natura della sua creatura politica: “Credo che rappresentiamo e incarniamo semplicemente ciò che molti partiti non rappresentano più: conservatorismo illuminato nel senso di preservare le tradizioni, la sicurezza nelle strade e nei luoghi pubblici, ma anche posti di lavoro, assistenza sanitaria e pensioni. Il bisogno di sicurezza, pace e giustizia ha trovato una nuova casa politica con noi”.</p>



<p>Già nel 2021, Wagenknecht aveva pubblicato un libro dal titolo “Gli ipocriti”, un <strong>manifesto politico contro la sinistra neoliberale </strong>a cui rivolge l’accusa di aver abbandonate le istanze dei reietti e di aver abbracciato le cause delle élite occidentali. Secondo diversi osservatori, il saggio fu anche prodromico del connubio tra istanze sinistrorse e destrorse lanciato otto mesi fa e che scompagina le categorie classiche della scienza politica, almeno in Germania (in Europa c’erano già esperimenti simili come il M5S in Italia). </p>



<p>Secondo stimati politologi, la BSW ha riempito un vuoto che mancava e può avere una duplice funzione: entrare in competizione con l&#8217;estrema destra di <strong>Alternative für Deutschland, </strong>dato che si contendono lo stesso elettorato, oppure cooperare con altre forze politiche considerate del “sistema” &#8211; come parte dei vertici della CDU ha già ipotizzato dopo le elezioni regionali &#8211; dato che né Wagenknecht né i suoi colleghi hanno legami con un sottobosco di personaggi sotto sorveglianza dei servizi segreti come invece nel caso di Afd. Certamente, Sahra Wagenknecht farà parlare molto di sé in vista delle elezioni politiche previste per l’autunno 2025.&nbsp;</p>
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		<title>Elezioni europee, parla Marco Tarchi: &#8220;Euroscettici tanti, anti-Ue pochi&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/elezioni-europee-parla-marco-tarchi-euroscettici-tanti-anti-ue-pochi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2024 06:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
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<p>Le elezioni europee, i temi più caldi in campo, le differenze rispetto al 2019, i partiti populisti e il sentimento antieuropeista. E ancora: i diversi obiettivi di Fratelli d'Italia e Lega. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Marco Tarchi, politologo, tra i massimi esperti in materia di populismo, nonché professore di scienza politica all'Università di Firenze. Il suo ultimo libro è Le tre età della fiamma, edito da Solferino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/elezioni-europee-parla-marco-tarchi-euroscettici-tanti-anti-ue-pochi.html">Elezioni europee, parla Marco Tarchi: &#8220;Euroscettici tanti, anti-Ue pochi&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Le elezioni europee, i temi più caldi in campo, le differenze rispetto al 2019, i partiti populisti e il sentimento antieuropeista. E ancora: i diversi obiettivi di Fratelli d&#8217;Italia e Lega. Di questo e molto altro abbiamo parlato con <strong>Marco Tarchi</strong>, politologo, tra i massimi esperti in materia di populismo, nonché professore di Scienza politica all&#8217;Università di Firenze. Il suo ultimo libro è <em>Le tre età della fiamma</em>, edito da Solferino.</p>



<p><strong>Le ultime elezioni europee, nel 2019, sono avvenute nel bel mezzo della &#8220;stagione dei populismi&#8221;. Che periodo stanno attraversando, oggi, i partiti populisti europei? È lecito attendersi un loro exploit oppure quel periodo dorato è da considerare concluso?</strong></p>



<p>&#8220;Il destino dei <strong>partiti populisti</strong> è di essere strettamente legati al proprio contesto nazionale e alle sue dinamiche interne. Solo nel caso di grandi crisi globali, come quella economica scoppiata nel 2008 o quella migratoria del 2015 subiscono effetti generalizzati. Il loro elettorato guarda ai problemi di casa propria; è scarsamente interessato a ciò che accade oltre frontiera. Di conseguenza, non si può dare oggi un giudizio complessivo sullo stato di salute di questa anomala e frastagliata famiglia politica. Se, ad esempio, il <strong>Rassemblement national</strong> in Francia e l’<strong>Alternative für Deutschland</strong> in Germania vanno a gonfie vele, la situazione in Danimarca e in Spagna è molto diversa, e anche nei paesi dell’Est ci sono casi molto diversi. In ogni caso, il fenomeno, che è ciclico per natura, è tutt’altro che estinto, perché è il malfunzionamento delle democrazie liberali ad alimentarlo&#8221;.</p>



<p><strong>Sempre facendo un confronto con il passato, nel 2019 uno dei temi più caldi coincideva con quello dell&#8217;immigrazione. Oggi, al contrario, sembrano essere emerse nuove parole chiave: guerra, riarmo, ambiente, economia green. Quali sono i partiti che potrebbero essere avvantaggiati da questa trasformazione e chi, invece, potrebbe pagarne le conseguenze?</strong></p>



<p>&#8220;Non sono convinto che il <strong>tema dell’immigrazione</strong> sia meno sentito di cinque anni fa, almeno in molti paesi. Certo, <strong>guerra </strong>e <strong>riarmo </strong>sono questioni allarmanti, ma dubito che possano orientare le scelte di voto, salvo che nei Paesi confinanti con la Russia. Pesano senz’altro i <strong>fattori economici</strong>, che in genere penalizzano – in fasi di recessione o stagnazione come l’attuale – i Governi, di qualunque colore siano, e favoriscono chi è all’opposizione. La <strong>questione ecologica</strong> può favorire i partiti Verdi sottraendo un certo numero di consenso alle forze della sinistra tradizionale, senza però produrre terremoti elettorali. In generale, sembra annunciarsi un aumento dei seggi dei partiti sovranisti, ma bisognerà vedere in che proporzioni&#8221;.</p>



<p><strong>A suo avviso è ancora attuale la dicotomia euroscettici/antieuropeisti?</strong></p>



<p>&#8220;Più che una dicotomia, la definirei una diversa gradazione di un sentimento di sfiducia verso l’<strong>Unione europea</strong>: moderato in un caso, radicale nell’altro. L’<strong>euroscetticismo</strong> mi sembra, di questi tempi, piuttosto diffuso, mentre l’aperto <strong>antieuropeismo </strong>si è fatto marginale: le proposte di uscita dall’euro, ad esempio, sono ormai sostenute solo da microformazioni che difficilmente riusciranno ad entrare nel parlamento di Strasburgo&#8221;.</p>



<p><strong>Collegandoci all&#8217;Italia, è possibile che nel medio-lungo periodo i differenti percorsi europei intrapresi dai partiti della maggioranza possano in qualche modo avere conseguenze sul governo Meloni? FdI, Lega e FI sembrano giocare partite diverse…</strong></p>



<p>Non lo credo. Malgrado le divergenze di opinione su vari argomenti, nessuna delle componenti dell’attuale maggioranza ha alternative alla situazione esistente. Il previsto rafforzamento di <strong>Forza Italia</strong> a danno della <strong>Lega </strong>può tutt’al più suscitare alcune frizioni nella distribuzione di incarichi e posti di sottogoverno, ma strappare non conviene neanche ai centristi, che non avrebbero sponde di peso sufficiente per sostenere operazioni trasformistiche.</p>



<p><strong>Nel suo ultimo libro <em>Le tre età della fiamma</em> ha analizzato l&#8217;evoluzione di Fratelli d&#8217;Italia. Considerando l&#8217;ultima trasformazione del partito, quale risultato potrà sperare di ottenere Giorgia Meloni alle prossime europee?</strong></p>



<p>Se il 27-28 per cento che oggi i sondaggi gli predicono diventasse realtà, credo che FdI si potrebbe accontentare: sarebbe un passo avanti (in percentuale) sul dato delle politiche, che terrebbe gli alleati a debita distanza. L’epoca degli entusiasmi che aveva fatto salire le intenzioni di voto al 31 è alle spalle e, nella fase di difficoltà economiche che il governo è costretto ad affrontare, è difficile che possa ricrearsi. Inoltre, il solido ancoraggio a destra voluto da Meloni impedisce la conquista di quell’elettorato populista trasversale che aveva fatto volare la <strong>Lega </strong>oltre il 34% nel 2019.</p>



<p><strong>Ultima spiaggia o nuovo punto di partenza: cosa può rappresentare il prossimo appuntamento elettorale per la Lega di Matteo Salvini?</strong></p>



<p>&#8220;Forse né l’uno né l’altro. Al momento, la concorrenza a <strong>Fratelli d’Italia</strong> per la conquista di quella parte di elettorato che li vede più simili che diversi è perdente, ma da ciò a prefigurare un crollo vero e proprio, ce ne corre. Non vedo però punti di partenza all’orizzonte, nel senso che un cambio di strategia non mi pare avere basi solide: ritornare a fare il sindacato delle classi medio-basse del Nord, come parrebbero auspicare i cosiddetti “governatori”, non allargherebbe di sicuro l’area del consenso, in una fase in cui FdI e Forza Italia non se la passano male, e il rischio sarebbe quello di ritornare al livello dell’epoca della segreteria Maroni: un partitino del 5% su scala nazionale&#8221;.</p>



<p><strong>Afd: può arrivare dalla Germania la sorpresa delle prossime europee?</strong></p>



<p>&#8220;Se la <strong>campagna denigratoria</strong> in atto da almeno un anno non avrà successo, probabilmente sì, ma gli attacchi degli ultimi giorni, con la scoperta di presunte spie al servizio della Cina nelle file del partito e di altrettanto presunti finanziamenti russi potrebbero fare qualche danno. E non è affatto da sottovalutare la concorrenza del partito populista di sinistra e anti-immigrazione di <strong>Sahra Wagenknecht</strong>, fuoriuscita da <strong>Die Linke</strong> e molto popolare nei Länder dell’Est&#8221;.</p>



<p><strong>Archiviata la stagione della &#8220;destra contro la sinistra&#8221;, ha ancora senso parlare di &#8220;élite contro popolo&#8221; oppure siamo entrati in una nuova era politica?</strong></p>



<p>&#8220;Nessuna di queste formule è tramontata, anche se la loro capacità di attrazione subisce alti e bassi. In ogni caso, non mi pare che si siano disegnati nuovi spartiacque capaci di sostituirsi a quelli del recente passato&#8221;.</p>
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