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	<title>Robert Mugabe Archives - InsideOver</title>
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		<title>Le mille sfide dello Zimbawe: una storia che si ripete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2019 15:03:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando il novantenne Robert Mugabe è stato finalmente destituito dal trono presidenziale dello Zimbabwe dai suoi militari dopo quasi quattro decenni al potere, il mondo e i sei milioni di zambesi in esilio hanno tirato un sospiro di sollievo. Inoltre, il nuovo presidente, Emmerson Mnangagwa, ha fatto le giuste promesse. La corruzione sarebbe stata affrontata. Le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mille-sfide-dello-zimbabwe-una-storia-che-si-ripete.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9212299-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Quando il novantenne <strong>Robert Mugabe</strong> è stato finalmente destituito dal trono presidenziale dello <strong>Zimbabwe </strong>dai suoi militari dopo quasi quattro decenni al potere, il mondo e i sei milioni di zambesi in esilio hanno tirato un sospiro di sollievo. Inoltre, il nuovo presidente, <strong>Emmerson Mnangagwa</strong>, ha fatto le giuste promesse.</p>
<p>La corruzione sarebbe stata affrontata. Le fattorie sottratte ai proprietari sarebbero state restituite. L’economia sarebbe stata rivitalizzata, e una nuova valuta nazionale avrebbe sostituito il dollaro statunitense. Una nuova democrazia del cambiamento avrebbe portato posti di lavoro. Sono state organizzate nuove elezioni, e gli elettori hanno cautamente conferito a Mnangagwa un mandato, anche se molti hanno dubitato dell&#8217;integrità dei risultati.</p>
<p>Poco è rimasto di quelle promesse. La reazione pubblica contro il drastico <strong>aumento del prezzo della benzina</strong>, la <strong>tassa</strong> imposta su tutte le transazioni elettroniche e gli scarsi miglioramenti nell&#8217;economia hanno portato le persone nelle strade. Mnangagwa ha interrotto un lussuoso tour delle capitali straniere per indagare sui casi di brutalità da parte dei militari e della polizia e ha promesso di intervenire duramente contro i trasgressori. Ma intanto l’olio per cucinare costa 25 dollari, quando si riesce a trovarlo, sono stati riportati casi di colera nella capitale, e dottori e insegnanti sono entrati in sciopero perché non venivano più pagati.</p>
<p>Che cosa è accaduto? Che cosa ne è stato del mitico impero <strong>Monomotapa</strong>, leggenda degli esploratori portoghesi? Cosa ne è stato di Mwene we Mutapa, il principe del popolo che regnò dallo Symbãoe, un palazzo placcato in oro?</p>
<p>Questo impero esisteva davvero in passato, ed ha prosperato basandosi sul principio che la partecipazione al Gran Concilio era aperta a tutti quei leader che si sottomettevano volontariamente al re Matope . Gli avventurieri portoghesi si tenevano alla larga dai suoi eserciti forti e ben addestrati, che includevano, stando alle relazioni giunte in Europa, anche reggimenti composti da <strong>fanciulle nude</strong>. La malaria e altre malattie scoraggiavano i possibili invasori. L’abile gestione delle esportazioni di rame e oro, e più tardi di avorio, mantenevano alto l’umore dei commercianti arabi e portoghesi.</p>
<p>Questa proto-Unione europea del popolo Shona è caduta a causa di disaccordi interni, divisioni e della successiva invasione di Mzilikazi, un generale rinnegato del Re Shaka degli Zulu, che alla fine dell’Ottocento diede vita al Matabeleland, schiavizzò gli Shona e negoziò con i britannici. Questo si rivelò un errore fatale, poiché i britannici si schierarono con le tribù Shona assoggettate per eliminare Lobengula, figlio di Mzilikazi, e per creare la colonia della Rhodesia.</p>
<p>Quando divenne indipendente, lo Zimbabwe ereditò forti istituzioni governative, una vibrante<strong> industria mineraria</strong>, un settore agricolo che era il più produttivo della regione e il migliore sistema educativo dell’intera area. La produzione di <strong>mais</strong> e <strong>zucchero</strong> era tra le più ricche dell’Africa. Ma il clientelismo, la corruzione e una graduale ricaduta verso una versione moderna del Regno Monomotapa, portò a un lento e inesorabile collasso. La diffidenza verso le etnie &#8220;altre&#8221; ha portato al <em>gurukahundi</em> (letteralmente: &#8220;pulizia dei campi dalla paglia prima della pioggia&#8221;) quando la Quinta Brigata addestrata nordcoreana uccise migliaia di Matabele, e spezzò il loro potere politico. Ha anche guidato l’esproprio dei territori appartenenti ai coltivatori bianchi e ai coltivatori neri che non appartenevano all’élite al potere. Le miniere dovevano presentare una percentuale di azionisti &#8220;indigeni&#8221;. Infine gli investimenti non si sono mai concretizzati.</p>
<p>I successori di Mwene we Mutapa hanno dovuto dimostrare la propria combattendo per arrivare ai vertici: non c’è stata un’elezione o un’ereditarietà del titolo. La libera associazione in uso fra i leader che avevano dato vita al regno non si estendeva alla gente comune. Il presidente Mnangagwa è un prodotto dell&#8217;epoca di Mugabe: è stato ministro della sicurezza di Stato durante i massacri del gurukahundi, e tanti continuano a non fidarsi. Aveva un compito impossibile. Il modello politico, basato sul governo di circa 300 uomini che godono del favore del presidente, e circa 300mila civili che godono dell’appoggio dell’Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe, è incline alla settarietà e alla frammentazione.</p>
<p>La sfiducia popolare nei confronti del governo affonda le sue radici nell’<strong>inflazione</strong> galoppante che nel 2008 è arrivata a un tasso giornaliero del 98%, quando con una banconota del valore di cento trilioni di dollari, la più alta in circolazione, ci si comprava un caffè. Il risultato è che si preferisce usare la valuta forte per ogni tipo di spesa, ma il pagamento di pensioni, stipendi, vendite a consigli agricoli, avviene in &#8220;<em>zollars</em>&#8221; fortemente ribassati o con transazioni elettroniche.</p>
<p>Il governo ha bisogno di denaro per alimentare il sistema: i prezzi della benzina sono stati aumentati drasticamente, una pesante tassa è stata imposta su tutte le transazioni elettroniche. Tutto questo si è tradotto in un&#8217;aperta rivolta da parte degli zambesi, solitamente placidi e pacifici. I beneficiari del clientelismo non ricevono più i loro stipendi ormai e le società statali non vengono pagate.</p>
<p>Ci sono forti dubbi sul fatto che nello Zimbabwe possa avvenire un reale cambiamento. Nonostante questo la fertilità delle risorse agricole e la gestione economica della ricchezza minerarie rimarranno nelle mani delle persone al potere. Le istituzioni governative rimarranno al servizio del partito al potere. I gruppi di opposizione politica sono stati a tutti gli effetti neutralizzati. Durante i summit dell’Unione africana i funzionari hanno diffuso alcuni memoranda affermando che &#8220;le potenze occidentali&#8221; stavano cercando di innescare un cambiamento di regime nello Zimbabwe.</p>
<p>Ma la popolazione è ormai vicina a un punto di rottura. Un attivista, il pastore <strong>Evan Mawarire</strong>, si è avvolto nella bandiera zambese, ha chiesto a gran voce un cambiamento, ed è diventato il capo di un movimento spontaneo. Al momento è in attesa di un’udienza giudiziaria in seguito agli ultimi disordini. Le recenti proteste di massa, represse con la violenza, sono state le prime a raggiungere questi livelli nella storia dello Zimbabwe. Forse ora il presidente Mnangagwa presenterà ascolto alla voce del popolo.</p>
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		<title>Chi è Emmerson Mnangagwa</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/emmerson-mnangagwa-un-anno-presidente-dello-zimbabwe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 12:57:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8850218.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8850218.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8850218-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8850218-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/LP_8850218-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per gran parte della sua vita ha ricoperto incarichi politici. Quasi ininterrottamente. E di qualsiasi tipo. Poi ha scalato il vertice. E l&#8217;ha raggiunto, a 75 anni. Perché Emmerson Mnangagwa, dal 22 novembre 2017, è diventato il presidente di quel Paese che sì, era stato anche suo, ma che di fatto apparteneva a Robert Mugabe. Lo Zimbabwe, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/emmerson-mnangagwa-un-anno-presidente-dello-zimbabwe.html">[...]</a></p>
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<p>Lo Zimbabwe, infatti, in 365 giorni, ha cambiato volto. Scambiando quello dell&#8217;ex presidente, oggi 94enne, con quello di Mnangagwa. Che, nel paese africano, non è appunto un uomo qualsiasi.</p>
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