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	<title>Reza pahlevi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Reza pahlevi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Triste, solitario y final: perché l&#8217;Iran degli ayatollah non ha amici in Medio Oriente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 12:35:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fin dall'avvento della Rivoluzione islamica, nel 1979, gli ayatollah hanno perseguito un progetto di egemonia che li ha isolati. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/triste-solitario-y-final-perche-liran-degli-ayatollah-non-ha-amici-in-medio-oriente.html">Triste, solitario y final: perché l&#8217;Iran degli ayatollah non ha amici in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/ali-khamenei-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al di là degli esiti militari, che al momento in cui scriviamo sono ancora tutti da valutare, la raffica di missili che Teheran ha lanciato quasi in ogni direzione (risparmiato solo l&#8217;Oman, mediatore degli ultimi e inutili negoziati con gli Stati Uniti) dimostra soprattutto una cosa: <strong>il completo isolamento politico dell&#8217;Iran rispetto alla regione di appartenenza, il Medio Oriente.</strong> E a questo risultato hanno contributo, potremmo dire in pari misura, sia le manovre degli Stati Uniti e di Israele sia la cecità politica degli ayatollah.</p>



<p>Riassumere gli ultimi cinquant&#8217;anni della politica mediorientale richiederebbe un&#8217;enciclopedia. Per un articolo basterà forse ricordare che nel 1979, quando la rivoluzione islamica di <strong>Ruhollah Khomeini </strong>si afferma in Iran, la regione veniva da un trentennio di alleanza di fatto tra l&#8217;Israele laico e gli altrettanto (o quasi) laici regimi dello shah <strong>Reza Pahlevi </strong>in Iran e dei militari (colpo di Stato nel 1980, dopo i governi di Bulent Ecevit e Suleiman Demirel) in Turchia. È la sintonia quasi automatica tra i popoli non arabi immersi nella regione araba per eccellenza.</p>



<p>A Khomeini, però, non interessa sfruttare una situazione che, dopo tutto, potrebbe tornare utile anche al &#8220;suo&#8221; Iran, che non è più laico ma, con il suo rappresentare il 10% degli sciiti in una regione in cui il 90% della popolazione è sunnita, fa pur sempre eccezione rispetto al contesto. <strong>Il programma della rivoluzione è presto esposto: morte al Grande Satana (gli Usa) e al piccolo Satana (Israele). </strong>E le conseguenze si vedono: l&#8217;occupazione dell&#8217;ambasciata americana a Teheran (dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981), la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Usa e gli otto anni (1980-1988) della guerra con l&#8217;Iraq, frutto di reciproche ambizioni territoriali ma sicuramente fomentata dagli Usa, che avevano ripreso con Saddam Hussein le relazioni diplomatiche interrotte nel 1967 in seguito alla Guerra dei Sei Giorni con Israele. Israele prende nota e comincia la marcia di avvicinamento al mondo arabo sunnita (trattato di pace con l&#8217;Egitto nel 1979, con la Giordania nel 1994) che culmina, negli scorsi anni, con gli <strong>Accordi di Abramo. </strong></p>



<p>Khomeini muore a guerra con l&#8217;Iraq da poco conclusa (1989) e il suo successore, l&#8217;ayatollah <strong>Ali Khamenei</strong>, ha il curriculum perfetto per proseguire sulla stessa strada: già consigliere di Khomeini, tra i fondatori del Partito della Rivoluzione islamica, capo dei Guardiani della Rivoluzione, guida delle preghiere del venerdì, presidente della Repubblica. <strong>Insomma, quasi più khomeinista di Khomeini. </strong>Ed è proprio lì, nella fase di avvicendamento tra i due ayatollah, che matura l&#8217;ambizione dell&#8217;Iran a farsi potenza ben oltre i propri confini. I punti di appoggio sono la Siria degli Assad, il Libano dove cresce Hezbollah (1982 e 1983 sono gli anni degli attentati a Tiro e a Beirut, con centinaia di morti) che si avvale del sostegno e dell&#8217;addestramento del Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica, <strong>e infine Hamas in Palestina</strong>: movimento che nasce ufficialmente nel 1987 ma è preceduto da un notevole fermento filo-khomeinista nelle frange più islamiste della resistenza palestinese. È il progetto della Mezzaluna sciita, che troverà una parvenza di realizzazione quando gli americani di George Bush e i britannici di Tony Blair, abbattendo Saddam, consegneranno l&#8217;Iraq all&#8217;influenza di Teheran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Russia per interessa, la Cina per il petrolio</h2>



<p>Un progetto che aveva la caratteristica fondamentale di tutte le strategie perdenti: scontentava troppi, procurava troppi nemici.  Alla fin fine, simpatetica con gli ayatollah c&#8217;era solo la Russia, svelta nel salvare Bashar al-Assad. Ma per interesse, <strong>come per interesse ora è pronta a riallacciare le relazioni con l&#8217;ex nemico Al-jolani/Al-Sharaa.</strong> La Cina è lontana, interessata alle forniture di petrolio iraniano che restano importanti per Pechino ma sempre meno indispensabili, visti gli esiti della politica <em>green</em> applicata oltre-Muraglia. </p>



<p>Ma per il resto&#8230; <strong>Come poteva la crescita dell&#8217;influenza persiana e sciita in Medio Oriente essere accettata dalla grande maggioranza araba e sunnita? </strong>E Israele? E gli Usa, sempre attenti a ciò che avviene nella regione più ricca e instabile del globo? E la lunga diffidenza della Turchia di Erdogan? E poi gli interessi concreti, le rivalità commerciali nel settore energetico che la comune appartenenza all&#8217;Opec (l&#8217;Iran è uno dei Paesi fondatori) non basta a conciliare? </p>



<p>Il resto è cronaca, dall&#8217;attacco di Hamas che, il 7 ottobre del 2023, offre a Israele e Stati Uniti la ragione perfetta per attaccare i proxy dell&#8217;Iran fino agli attacchi di ieri e <strong>alla <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-conferma-khamenei-e-stato-ucciso-per-la-repubblica-islamica-arriva-lora-della-verita.html">morte dell&#8217;ayatollah Ali Khamenei</a></strong>, con Israele pronto a mettere un altro mattone all&#8217;espansione imperialista che sta realizzando anche nella Striscia, in Cisgiordania, in Libano e in Siria, e gli Usa che fanno un altro passo verso il controllo globale delle risorse energetiche.</p>



<p>Ovviamente è tragicamente ridicolo che <strong>Benjamin Netanyahu </strong>ora dica, come tanti altri personaggi della stessa risma prima di lui, che questa &#8220;è la guerra per mettere fine a tutte le guerre&#8221;. Ed è ovvio che il Medio Oriente, per non parlare dell&#8217;Iran, <strong>non uscirà più stabile e pacificato da questo ennesimo spargimento di sangue.</strong> Lo sappiamo tutti e meglio di noi lo sanno Netanyahu e Donald Trump. Questo non toglie, però, che la strada imboccata dagli ayatollah fosse solitaria e pericolosa. E infatti da soli oggi si ritrovano nel momento del massimo pericolo.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/triste-solitario-y-final-perche-liran-degli-ayatollah-non-ha-amici-in-medio-oriente.html">Triste, solitario y final: perché l&#8217;Iran degli ayatollah non ha amici in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Iran e l&#8217;idea della &#8220;spallata&#8221;: attenti a quel che desideriamo, come in Libia e in Siria potremmo essere accontentati</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/liran-e-lidea-della-spallata-attenti-a-quel-che-desideriamo-come-in-libia-e-in-siria-potremmo-essere-accontentati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 16:50:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-1024x576.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-600x338.webp 600w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>L'idea di un intervento militare per dare la spallata finale al regime degli ayatollah può dar il via a una guerra civile. </p>
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<p>Criticare la Repubblica islamica dell&#8217;Iran, nata nel 1979 dalla rivoluzione khomeinista, è facile, anzi: facilissimo. L&#8217;oscurantismo culturale e politico, la gestione assurda dell&#8217;economia con le <em>bonyad</em> (fondazioni) governate dai religiosi insediate nei settori decisivi e usate soprattutto come strumento di acquisto del consenso, l&#8217;incapacità quasi totale di costruire un rapporto non conflittuale in una regione, il Medio Oriente, peraltro a dominante maggioranza sunnita&#8230; Anche a chi scrive capitò, ormai parecchi anni fa, di essere cacciato a spintoni dall&#8217;Università di Teheran, a dispetto di un &#8220;salvacondotto&#8221; dell&#8217;ambasciata iraniana in Italia, da un ragazzotto armato di mitra e di ricevere qualche metro dopo, in perfetto inglese, le scuse di due ragazze velate che mi dissero: &#8220;Ci vergogniamo di questa gente&#8221;.   <strong>Potremmo riempire pagine e pagine di osservazioni del genere.</strong> Ne abbiamo parlato diffusamente su InsideOver, mettendo in risalto tutte le ottime ragioni (si veda <a href="https://it.insideover.com/politica/la-gen-z-iraniana-e-il-fuoco-sotto-la-cenere.html">qui</a>, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-risveglio-del-bazar-le-radici-profonde-delle-proteste-in-iran.html">qui</a> e in generale <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-tra-apertura-al-dialogo-e-lotta-alle-minacce-straniere-lora-piu-dura-di-pezeshkian.html">l&#8217;ampio dossier</a> dedicato alle proteste) per cui fin dal 2009 (le manifestazioni contro la rielezione di <strong>Mahmoud Ahmadinejad</strong> e i brogli elettorali), con impressionante regolarità, gli iraniani scendono in piazza a sfidare la repressione dei <em>basij</em> e dei <em>pasdaran</em> per chiedere trasparenza e cambiamento.</p>



<p>Eppure proprio ora, mentre la Repubblica islamica pare all&#8217;apice della crisi e si parla apertamente di darle la spallata decisiva con un attacco militare, la narrazione più diffusa ci pare di giorno in giorno meno convincente. È la narrazione che abbiamo ascoltato molte volte, negli ultimi decenni, <strong>da una rivoluzione colorata all&#8217;altra, da un <em>regime change</em> all&#8217;altro.</strong> Narrazione che ha un grande pregio: è facilmente spendibile, trasforma tutto in confronto tra buoni e cattivi. E chi è che tifa per i cattivi?</p>



<p>Ovviamente non si tratta, qui, di fare il tifo per la Repubblica islamica (vedi sopra) ma di provare a capire quel che succede. Intanto: ferme restando le ottime ragioni e il grande coraggio degli iraniani che scendono in piazza, <strong>siamo sicuri che si possa parlare di una rivoluzione? </strong>Ne conosciamo i leader? Risponde a un progetto identificabile? Almeno per ora c&#8217;è una parte importante del Paese che, a dispetto dell&#8217;evidente crisi del regime, delle ipotesi di intervento esterno e del peso di un apparato sanzionatorio che potrebbe anche essere incrementato (ne parla la Ue per bocca di <strong>Kaja Kallas</strong>), resta fedele agli ayatollah. E non si tratta solo di vecchi mullah con la barba lunga: i giovani stanno sull&#8217;uno come sull&#8217;altro lato della barricata. I basij che pestano sono coetanei o quasi degli studenti da loro pestati.</p>



<p>Se uno va con la memoria al 1979, vede subito la differenza: quella fu una rivoluzione, chiamata islamica solo per il fatto che a prendere il potere furono poi gli ayatollah. A sostenerla c&#8217;erano i religiosi (che peraltro nel 1953 aveva sostenuto <strong>Reza Pahlevi</strong> contro il primo ministro nazionalista <strong>Mohammad Mossadeq</strong>, &#8220;colpevole&#8221; di aver nazionalizzato l&#8217;industria petrolifera) ma anche i <em>feddayin</em> marxisti, i liberali ma anche i militari e i <em>bazarì</em>, i grandi mercanti del bazar. E non è che l&#8217;apparato repressivo dello Shah fosse poca cosa: 60 mila uomini e (le stime variano) circa 7 mila oppositori giustiziati. Non è per caso che persino gli Stati Uniti, a un certo punto, chiesero allo Shah di andarsene dall&#8217;Iran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;manina&#8221; esterna</h2>



<p>Oggi, palesemente, non è così. Il tutto in un Paese pessimamente governato e comunque pressato da sanzioni cominciate nel 1979 (dopo la &#8220;crisi degli ostaggi&#8221; e il sequestro dell&#8217;ambasciata Usa) e andate sempre in crescendo, con due brevi pause: <strong>tra il 1981 (dopo l&#8217;Accordo di Algeri) e il 1984</strong> (designazione dell&#8217;Iran come &#8220;Stato sponsor del terrorismo&#8221;) e <strong>tra il 2015 (firma dell&#8217;accordo sul nucleare) e il 2018</strong> (disdetta unilaterale dell&#8217;accordo da parte di <strong>Donald Trump</strong>).</p>



<p>E non solo. Fermo restando il coraggio di chi scende in piazza (almeno 500 le vittime finora nei disordini partiti il 28 dicembre), perché si dà per scontato che non vi sia alcuna &#8220;manina&#8221;esterna ad aggravare le cose? Ad appiccare incendi agli edifici pubblici, a distribuire le (non molte) armi che circolano, a far circolare le immagini degli scontri in un Paese che da giorni non ha Internet? Nel giugno scorso, prima e durante la &#8220;guerra dei 12 giorni&#8221;, <strong>era pratica comune esaltare le capacità di penetrazione dell&#8217;<em>intelligence</em> israeliana, </strong>che identificava e colpiva i rifugi degli alti gradi militari per operazioni di eliminazione mirata, mandava messaggi minatori sui cellulari dei comandanti inviandoli a disertare pena la morte loro e dei loro familiari, eliminava scienziati e tecnici per strada, faceva fare ai propri agenti selfie irridenti nei pressi delle basi aeree iraniane e così via. <strong>E ora niente?</strong> Tutto questo apparato, allora ben piazzato all&#8217;interno dell&#8217;Iran, resta inerte, in attesa che gli ayatollah se ne vadano mentre nel frattempo centinaia di persone vengono ammazzate per strada?</p>



<p>Dovremmo tutti essere più prudenti. O almeno essere quanto lo sono Turchia (<a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-turchia-teme-lo-scenario-caos-in-iran.html#google_vignette">ne abbiamo parlato qui</a>), Arabia Saudita e Qatar, che in virtù delle vecchie rivalità e della posizione geografica conoscono bene il &#8220;problema Iran&#8221;. Nessuno di loro ha mai amato gli ayatollah ma <strong>ora la loro prima preoccupazione è un crollo senza progetto</strong>, un <em>regime change</em> senza <em>change</em>, che apra la strada a una guerra civile in un Paese che ha 92 milioni di abitanti, grandi armamenti, riserve energetiche imponenti e, a Est, confina con il Pakistan attraverso il Belucistan della guerriglia islamista e con l&#8217;Afghanistan dei talebani.</p>



<p>È una preoccupazione che dovremmo avere anche noi. Non gli Usa, che sono lontani e inattaccabili, e nemmeno Israele, che dal caos circostante ha sempre guadagnato. Noi europei, che abbiamo praticato il <em>regime change</em> in Libia e lo abbiamo tentato in Siria, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. E invece facciamo come al solito l&#8217;esatto contrario: non bastasse la Kallas, arriva anche <strong>Roberta Metsola</strong>, presidente del Parlamento europeo, ad annunciare un bando contro i diplomatici iraniani. <strong>Ma davvero qualcuno crede che questo possa aiutare i giovani iraniani che chiedono giustizia e libertà?</strong> E se non si parla con la diplomazia nel pieno di una crisi, con chi si parla? La madre degli sciocchi è sempre incinta, come si dice. Ma si dice anche che gli insuccessi non trovano mai un padre, quindi non ci stupisce che i sostenitori delle belle imprese in Libia e in Siria siano ora schierati per la famosa &#8220;spallata&#8221;. Stiamo attenti a quel che desideriamo, perché potremmo essere accontentati.</p>



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		<item>
		<title>Dal nucleare alla difesa: quando Israele e Iran erano amici</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dal-nucleare-alla-difesa-quando-israele-e-iran-erano-amici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 08:20:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La storia dei rapporti tra Israele e Iran prima della rivoluzione islamica del 1979, interpretata in chiave storica e geopolitica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-nucleare-alla-difesa-quando-israele-e-iran-erano-amici.html">Dal nucleare alla difesa: quando Israele e Iran erano amici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/iran-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p></p>



<p>Non serve riferirsi alla cosiddetta <a href="https://it.insideover.com/guerra/diplomazia-tattica-e-danni-reali-liran-e-il-nucleare-dopo-la-guerra-dei-12-giorni.html">guerra dei dodici giorni</a> per valutare lo stato delle relazioni tra Israele e la Repubblica islamica dell’Iran. Eppure storicamente queste ultime non sono sempre state così tese. Un discorso più o meno analogo lo si potrebbe fare per il <a href="https://www.agi.it/estero/news/2024-01-12/rapporti-sudafrica-e-israele-denuncia-aja-genocidio-24808143/">Sudafrica</a>, che negli anni dell’apartheid intrattenne ottime relazioni con Tel Aviv, mentre oggi è capofila nelle iniziative volte a portare Israele dinanzi agli organi di giustizia internazionale per i massacri in corso nella striscia di Gaza.</p>



<p>Tornando ai rapporti con Teheran, esiste una dichiarazione dell’allora primo ministro (e fondatore) dello stato ebraico, <a href="https://www.limesonline.com/rivista/prima-della-rivoluzione-i-rapporti-tra-iraniani-e-israeliani-erano-ottimi-19621056/">David Ben-Gurion</a>, che affermava come “l’amicizia tra Israele e Iran esiste ed è stabile perché è basata sui vantaggi reciproci, di cui entrambi i Paesi godono in virtù della loro cooperazione”: siamo nella seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, e queste parole dimostrano come di fronte all’ostilità dei Paesi arabi – coi quali si era già consumata la <a href="https://www.fattiperlastoria.it/questione-palestinese/">guerra del 1948</a> &#8211;  ci fosse la necessità di intessere relazioni con altre nazioni musulmane, non arabe, a cominciare dall’Iran (allora retto dallo Scià Reza Pahlavi) e dalla <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/israele-turchia-verso-lo-scontro-in-siria-204899">Turchia</a>, altro Paese col quale i rapporti paiono essersi deteriorati, nonostante la permanenza di importanti relazioni economiche.</p>



<p>Tra le iniziative messe in campo per rinsaldare i rapporti con l’antico regno di Persia (<a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/storia-dello-iran_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/">divenuto Iran nel 1935</a>), l’inaugurazione proprio in quei decenni di un programma in lingua farsi, trasmesso dall’emittente radiofonica di stato, Kol Israel. E non finiva qui, visto che Tel Aviv si mosse in diverse direzioni per implementare <a href="https://ecointernazionale.com/2025/06/la-complessa-storia-delle-relazioni-tra-iran-e-israele/">i rapporti con Teheran</a>, inviando propri emissari e creando un ufficio economico nella capitale iraniana Teheran, divenuto una sorta di rappresentanza diplomatica non ufficiale.</p>



<p><strong>Israele, inoltre, appoggiò le riforme volute dallo Scià</strong> nei primi anni Sessanta in vari ambiti (economico, sociale, scientifico e securitario), ribattezzate “<a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/rivoluzione-bianca_(Dizionario-di-Storia)/">rivoluzione bianca</a>”, offrendo collaborazioni in diversi progetti che andavano dall’irrigazione, alla formazione, all’agricoltura e all’allevamento, favorendo un importante interscambio di professionalità tra le due nazioni. La conseguenza fu l’aumento sia del numero di israeliani che andavano in Iran, sia di persiani che arrivavano nello Stato ebraico.</p>



<p>Non fu escluso neanche il settore bellico e securitario, tanto che <strong>nel 1970 fu avviata una produzione militare congiunta, incentrata sulla missilistica.</strong> In un certo senso, tale cooperazione nasceva in funzione antiaraba, in quanto volta a contrastare la strategia del presidente egiziano Nasser che, puntando a divenire il leader del mondo islamico, si intestò, tra le altre, una campagna propagandistica contro la monarchia dei Pahlavi, rivendicando per i popoli arabi il possesso della zona del <a href="https://www.jstor.org/stable/pdf/resrep34340.8.pdf">Khuzestan</a>, <strong>la regione iraniana dove si concentrano le maggiori risorse petrolifere e minerarie.</strong> Fu proprio per difendersi da tali rivendicazioni che Teheran decise di rafforzare la collaborazione con l’intelligence e le forze armate d’Israele, che fu di ausilio anche nel contrasto alla propaganda nasseriana, tanto da indurre il leader egiziano ad abbandonare i suoi propositi.</p>



<p>Inoltre, in occasione di alcuni contrasti su questioni di <a href="https://www.storicang.it/foto-del-giorno/iran-e-iraq-disputa-per-fiume-che-sfocio-in-guerra_16358">confine rivierasco con l’Iraq</a>, che si riverberavano sul controllo del traffico mercantile, Teheran chiese nuovamente l’aiuto di Tel Aviv, affinché favorisse agli iraniani il supporto degli miliziani curdi che osteggiavano il governo di Baghdad: per la cronaca, nonostante un primo accordo tra Iran e Iraq sembrasse aver risolto la controversia, le intese raggiunte non furono mai realmente rispettate, il che divenne <strong>uno dei pretesti per lo scoppio del conflitto tra le due nazioni,</strong> destinato a protrarsi per circa otto anni (1980-1988).</p>



<p>Per quanto si sia portati a credere che fu la rivoluzione khomeinista a far naufragare i rapporti tra Israele e Iran, in realtà <strong>già nel corso degli anni Settanta le relazioni si raffreddarono progressivamente</strong>. Le ragioni della svolta furono essenzialmente due: il sostegno alla causa palestinese da parte dello Scià, ma prima ancora la <a href="https://contropiano.org/news/internazionale-news/2025/06/21/iran-e-nucleare-una-lunga-storia-parte-1-0184316">politica nucleare iraniana</a>, maturata in quel decennio in collaborazione con diversi governi occidentali, e funzionale alla costruzione del primo reattore nucleare di Teheran. Inutile aggiungere che una volta deposto lo Scià e <a href="https://aulalettere.scuola.zanichelli.it/sezioni-lettere/accadde-che/aulalettere-1-aprile-1979-proclamata-la-repubblica-islamica-delliran/">proclamata la repubblica islamica</a> (1979) i rapporti naufragarono definitivamente, con la rottura delle relazioni diplomatiche, mai più ripristinate.  </p>



<p>Va precisato che, nonostante ciò, in Iran ha <a href="https://t.me/dallapartedeglioppressi">continuato a vivere pacificamente</a> un’importante <a href="https://www.facebook.com/ines.tarkiastein.1/posts/la-comunit%C3%A0-ebraica-iraniana-si-%C3%A8-riunita-nella-sinagoga-di-teheran-per-mostrare/1090746042909302/">comunità israelita</a>, critica nei riguardi della politica dello stato ebraico riguardo la questione palestinese, oggi più che mai. Per quanto non manchino episodi singoli di antisemitismo, enfatizzati dagli oppositori degli ayatollah, il <a href="https://www.eastjournal.net/archives/135032">dato di fatto rimane impregiudicato</a>.</p>



<p>A partire dalla fine degli anni Settanta tra Israele e Iran si è registrato un crescendo di tensioni – resta celebre lo slogan attribuito a Khomeini, che presentava gli Stati Uniti e il loro maggior alleato nell’area come, rispettivamente, <a href="https://nena-news.it/chi-e-il-grande-satana/">il grande e il piccolo Satana</a> &#8211; con un ancora più marcato sostegno alla causa palestinese e alle forze nemiche dello stato ebraico. Il resto è storia e assieme cronaca degli ultimi tempi, alla quale non possiamo che fare rinvio.</p>



<p>Ma se le relazioni tra la dirigenza politica dei due Stati restano ancorate a posizioni assolutamente inconciliabili, anche a prescindere dagli ultimi sviluppi, <a href="https://www.eastjournal.net/archives/135032">resta un’amicizia e una stima tradizionale tra i due popoli</a>, che va avanti da oltre due millenni, e che potrebbero quantomeno indurre a un ottimismo per un futuro non meglio precisato.</p>



<p>Una cosa è certa: se i dirigenti di Israele (e i loro sostenitori) vedono nella caduta dell’attuale assetto di potere a Teheran come l’unica strada per una nuova fase di relazioni con l’Iran, sarebbe arduo negare che lo stesso discorso – valendo la reciproca – lo potrebbero fare dall’altro lato della barricata: l’estremismo, di qualunque provenienza, ben difficilmente potrebbe condurre a quelle logiche di compromesso che preludono all’instaurazioni di buoni rapporti. O, per dirla con le parole di Jean Monnet: “Bisogna costruire l&#8217;unità tra i popoli e non la cooperazione tra gli Stati.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dal-nucleare-alla-difesa-quando-israele-e-iran-erano-amici.html">Dal nucleare alla difesa: quando Israele e Iran erano amici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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