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	<title>Rex Tillerson Archives - InsideOver</title>
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	<title>Rex Tillerson Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gli Usa bombardano i narcos al largo del Venezuela: aria di guerra e scintille con Maduro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 09:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-1024x485.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-768x364.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-1536x728.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-600x284.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tensioni USA-Venezuela al culmine: Trump accusa Maduro di narcotraffico, schiera navi da guerra e minaccia regime change.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-bombardano-i-narcos-al-largo-del-venezuela-aria-di-guerra-e-scintille-con-maduro.html">Gli Usa bombardano i narcos al largo del Venezuela: aria di guerra e scintille con Maduro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-1024x485.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-768x364.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-1536x728.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250903095256528_2ed92d5966651e6bb2c02b6e0c8e248b-e1756886156617-600x284.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le tensioni tra <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Venezuela</strong> <a href="https://it.insideover.com/politica/la-diplomazia-delle-cannoniere-di-trump-massima-pressione-usa-sul-venezuela.html">stanno raggiungendo un punto di non ritorno</a>. L&#8217;amministrazione Trump ha accusato il presidente venezuelano, <strong>Nicolás Maduro</strong>, di essere a capo di un cartello della droga e ha recentemente raddoppiato la ricompensa per la cattura del presidente venezuelano, <strong>portandola a 50 milioni di dollari (42,7 milioni di euro)</strong>. Un funzionario statunitense, <a href="https://www.axios.com/2025/08/29/venezuela-ships-trump-maduro-regime-change">citato da <em>Axios</em></a>, ha paragonato l’attuale operazione a un possibile “Noriega parte 2”, evocando l’invasione di Panama del 1989 che portò alla rimozione di <strong>Manuel Noriega</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Dispiegate nove navi da guerra</h2>



<p><a href="https://www.newsweek.com/maduro-wans-trump-venezuela-us-navy-warships-2122827">Secondo <em>Newsweek</em>,</a> gli Stati Uniti hanno <strong>dispiegato nove navi da guerra</strong>, tra cui tre cacciatorpediniere missilistici, tre navi d&#8217;assalto anfibio e un sottomarino d&#8217;attacco a propulsione nucleare, verso il Venezuela. Lo scopo dichiarato del dispiegamento è &#8220;combattere i cartelli della droga&#8221; ma il dubbio è che l&#8217;obiettivo di Washington sia promuovere un <em>regime change</em>.</p>



<p>Dal canto suo, Caracas ha accusato gli Stati Uniti di minacciare sovranità del Paese, puntando &#8220;1.200 missili&#8221; da navi statunitensi nel Mar dei Caraibi, come dichiarato dal presidente Maduro. Il leader venezuelano ha definito la situazione &#8220;la più grande minaccia vista nel nostro continente negli ultimi 100 anni&#8221; e ha promesso di dichiarare &#8220;una repubblica in armi&#8221; in caso di attacco, sottolineando <strong>&#8220;la massima preparazione per la difesa del Venezuela&#8221;</strong>. Ha descritto il dispiegamento statunitense come una &#8220;minaccia stravagante, ingiustificabile, immorale e assolutamente criminale e sanguinaria&#8221;, accusando gli USA di cercare <strong>un cambio di regime attraverso la minaccia militare</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela</h2>



<p>La tensione tra i due Paesi è alle stelle. Nelle scorse ore, Trump ha annunciato su <em>Truth Social</em> <strong>un’azione militare contro una barca al largo delle coste venezuelane</strong>, sostenendo che fosse gestita dal <em>Tren de Aragua (TDA)</em>, una gang recentemente bollata come organizzazione terroristica dalla sua amministrazione. &#8220;Stamattina, su mio ordine, le forze militari USA hanno condotto un attacco cinetico contro narcoterroristi del Tren de Aragua&#8221;, ha dichiarato Trump, aggiungendo che l’operazione ha eliminato 11 &#8220;terroristi&#8221; e mirava a fermare un traffico di droga diretto verso gli Stati Uniti. </p>



<p>Tuttavia, nessuna prova concreta è stata presentata a supporto di tali affermazioni. Il segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong>, figura di spicco nella politica aggressiva verso Caracas, ha però contraddetto Trump, <a href="https://www.yahoo.com/news/articles/u-military-strikes-drug-carrying-195012682.html">suggerendo che la presunta droga sulla barca fosse diretta a Trinidad e Tobago</a> o ad altre nazioni caraibiche, non agli USA. A complicare il quadro, <a href="https://www.documentcloud.org/documents/25931290-national-intelligence-council/#document/p1">un memo declassificato dell’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale</a>, datato 7 aprile 2025, smentisce le accuse di Trump secondo cui <strong>il TDA opererebbe sotto il controllo del presidente venezuelano Nicolás Maduro</strong>. Il documento sottolinea che, al contrario, sebbene alcuni funzionari venezuelani possano tollerare il TDA, Maduro considera il gruppo una minaccia e non ne dirige le operazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo della Guyana</h2>



<p>La Guyana, Paese situato sulla costa Nordorientale del Sud America, che confina con il Venezuela a Ovest, <strong>ha accolto con favore il dispiegamento militare statunitense nel Mar dei Caraibi vicino alla costa venezuelana</strong>. Il Paese, infatti, ha una disputa con Caracas per via della regione di Essequibo, ricca di petrolio, che costituisce <strong>due terzi del territorio guyanese ma è rivendicata da Caracas</strong>.</p>



<p>Le tensioni sono aumentate dopo la scoperta di vasti giacimenti petroliferi da parte di <strong>ExxonMobil</strong> circa dieci anni fa. Exxon, che dal 2015 esplora 11 miliardi di barili di petrolio in Guyana, gode di una garanzia di sicurezza statunitense, come confermato da Rubio, mentre Chevron, operante in Venezuela da decenni, mantiene un approccio più collaborativo con Caracas, estraendo 200.000 barili al giorno sotto condizioni poco chiare.</p>



<p>Come sottolinea <em><a href="https://responsiblestatecraft.org/venezuela-oil-us/">Responsible Statecraft</a></em>, nel 2007, il governo venezuelano ha nazionalizzato gli ultimi giacimenti petroliferi privati del paese. Mentre la maggior parte delle compagnie petrolifere multinazionali ha accettato le nuove normative, ExxonMobil e ConocoPhillips si sono opposte. L&#8217;allora CEO di Exxon, <strong>Rex Tillerson</strong>, ha valutato gli asset confiscati a circa 10 miliardi di dollari, ma un tribunale arbitrale della Banca Mondiale ha ordinato al Venezuela di pagare solo 1,6 miliardi. La vendetta di Exxon è arrivata attraverso il vicino Guyana: nel 2015, Tillerson ha iniziato a collaborare con la Guyana per esplorare 11 miliardi di barili di petrolio in acque rivendicate dal Venezuela, nella regione contesa dell&#8217;Essequibo. Ecco uno dei motivi &#8211; ma non l&#8217;unico &#8211; per il quale gli Stati Uniti hanno mantenuto un atteggiamento aggressivo nei confronti di Caracas, non riconoscendo le elezioni di Maduro e sostenendo l&#8217;opposizione interna. Questo approccio si è intensificato con l&#8217;amministrazione Trump, che <a href="https://it.insideover.com/politica/panama-groenlandia-ma-se-credete-che-siano-solo-farneticazioni-di-trump.html">ha rilanciato la Dottrina Monroe</a>, mai del tutto abbandonata.</p>



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		<item>
		<title>Rex Tillerson, colloquio segreto con il Congresso</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/rex-tillerson-colloquio-segreto-con-il-congresso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2019 06:36:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1398" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588-768x559.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588-1024x745.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;ex Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha avuto un incontro a porte chiuse con alcuni membri bipartsan della commissione Esteri della Camera. Un colloquio, spiega Politico, incentrato sul processo decisionale della politica estera dell&#8217;amministrazione Trump, con particolare riferimento ai rapporti con la Federazione Russa. Un collaboratore del Congresso americano ha confermato che l&#8217;ex Segretario &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/rex-tillerson-colloquio-segreto-con-il-congresso.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1398" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588-768x559.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1408588-1024x745.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;ex Segretario di Stato americano <strong>Rex Tillerson</strong> ha avuto un incontro a porte chiuse con alcuni membri bipartsan della commissione Esteri della Camera. Un colloquio, spiega <a href="https://www.politico.com/story/2019/05/21/rex-tillerson-house-foreign-affairs-committee-1338116"><em>Politico</em></a>, incentrato sul processo decisionale della politica estera dell&#8217;amministrazione Trump, con particolare riferimento ai rapporti con la Federazione Russa. Un collaboratore del Congresso americano ha confermato che l&#8217;ex Segretario di Stato ha incontrato il Presidente della Commissione affari esteri della Camera, il democratico Eliot Engel, e il deputato repubblicano del Texas, Mike McCaul.</p>
<p>Il colloquio, durato ben sette ore, di cui ha dato notizia per primo il <em>Daily Beast</em>, ha toccato vari argomenti, &#8220;tra cui la Russia e, in generale, il processo decisionale in politica estera dell&#8217;amministrazione Trump&#8221;. Secondo la fonte, si sarebbe trattato di un vero e proprio interrogatorio a Tillerson, che si è offerto volontariamente di relazionare dinanzi ai deputati della Commissione.</p>
<h2>Rex Tillerson a colloquio al Congresso</h2>
<p>Al momento, non è chiaro se fra i temi affrontati durante il colloquio si sia parlato del Russiagate e dell&#8217;indagine del Procuratore speciale Robert Mueller. Fonti rivelano alla <em>Cnn</em> che Tillerson avrebbe parlato in dettaglio dei suoi rapporti con gli altri consiglieri della Casa Bianca, lamentandosi in particolare di <strong>Jared Kushner</strong>, genero e consigliere del presidente. Secondo il <em>Washington Post</em>, Tillerson si sarebbe incontrato separatamente con ciascun deputato che ha partecipato all&#8217;incontro. E la Casa Bianca &#8211; che ha bloccato la testimonianza pubblica che avrebbe dovuto dare l&#8217;ex consigliere legale di Trump, Donald McGahn &#8211; sarebbe stata informata in anticipo e non si è mossa per impedire l&#8217;incontro.</p>
<p>Secondo la <em>Cnn</em>, l&#8217;interesse dei democratici potrebbe essersi concentrato sui contatti tra Trump e <strong>Vladimir Putin</strong> mentre Tillerson era Segretario di Stato. In particolare, si fa riferimento all&#8217;incontro del 2017 ad Amburgo al termine del quale, com&#8217;è stato rivelato nei mesi scorsi, Trump si sarebbe fatto consegnare gli appunti dall&#8217;interprete intimandogli di non rilevare a nessuno il contenuto dei colloqui. Engel non ha fatto mistero alla stessa <a href="https://edition.cnn.com/2019/01/14/politics/trump-secrecy-russia-interpreter/index.html"><em>Cnn</em></a> che la Commissione avrebbe lavorato al fine di ottenere quegli appunti e che sarebbe stata vagliata la possibilità di emettere un mandato di comparizione per quei documenti.</p>
<p>&#8220;Sappiamo tutti che i russi hanno interferito nelle nostre elezioni del 2016&#8221; ha spiegato <strong>Engel</strong> alla <em>Cnn </em>lo scorso gennaio. &#8220;Sappiamo che hanno interferito per cercare di aiutare <strong>Donald Trump</strong> a vincere. E da quel momento, ci sono stati degli incontri tra Putin e Trump e non sappiamo cosa sia successo e cosa si siano detti&#8221;. Engel ha sottolineato che i &#8220;bizzarri e oscuri&#8221; rapporti fra Donald Trump e Vladimir Putin &#8220;minacciano la nostra sicurezza nazionale&#8221;. La &#8220;caccia alle streghe&#8221; dei democratici prosegue dunque senza sosta, nonostante l&#8217;inchiesta sul Russiagate abbia stabilito che non c&#8217;è stata alcuna collusione fra il Cremlino e la campagna del Presidente Donald Trump.</p>
<h2>Marzo 2018: l&#8217;addio di Tillerson su pressione degli emirati?</h2>
<p>L&#8217;ex Ceo di Exxon, nella sua breve esperienza al Dipartimento di Stato, non è mai stato realmente in sintonia con il volubile inquilino della Casa Bianca. Cosicché, come era ampiamente previsto, nel marzo 2018 è stato rimosso da Trump per essere sostituito dall&#8217;ex capo della Cia, <strong>Mike Pompeo</strong>. Come spiega <a href="https://www.panorama.it/news/esteri/perche-donald-trump-licenziara-rex-tillerson/"><em>Panorama</em></a>, sono due le cause principali che hanno portato all&#8217;allontanamento di Tillerson: da un lato la gran confusione e il malcontento del personale del Dipartimento di Stato, soprattutto di funzionari di alto livello del corpo diplomatico; dall&#8217;altro una gestione della politica estera giudicata da Trump troppo in linea con quella delle amministrazioni precedenti.</p>
<p>Rex Tillerson si è più volte dichiarato <a href="https://www.ft.com/content/c01ba300-b1c2-11e7-aa26-bb002965bce8">favorevole all&#8217;accordo sul nucleare</a> iraniano, sostenendo che mantenerlo in vita fosse nell&#8217;interesse nazionale degli Stati Uniti. In contrapposizione agli interessi di Riad e degli Emirati, è intervenuto in difesa del <strong>Qatar</strong> durante la crisi diplomatica del Golfo del 2017; Paese che è invece finito nel mirino del Presidente con l&#8217;accusa di fomentare il terrorismo. Come ha poi dimostrato la <a href="https://www.bbc.com/news/world-us-canada-43281519"><em>Bbc</em></a>, alcuni uomini d&#8217;affari legati agli Emirati avrebbero fatto pressione sulla Casa Bianca al fine di ottenere il licenziamento dell&#8217;allora Segretario di Stato americano colpevole di essersi opposto alla strategia di Riad e degli Emirati contro i rivali del Qatar. Si tratta di gravi intrusioni e interferenze nella politica estera americana che però sembrano interessare poco i democratici, ossessionati dal fantasma russo.</p>
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		<title>Finisce l&#8217;era dei saggi alla Casa Bianca Perché a Trump mancherà Mattis</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/finisce-lera-dei-saggi-alla-casa-bianca-a-trump-manchera-il-pragmatismo-di-mattis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Dec 2018 13:58:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Pentagono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Jim Mattis si è dimesso. Mad Dog, l&#8217;ex generale del Corpo dei Marines nominato Segretario alla Difesa nel 2017 da Donald Trump e segnalatosi come uno dei principali pianificatori strategici dell&#8217;amministrazione, lascerà l&#8217;incarico il prossimo 28 febbraio, a causa dell&#8217;incompatibilità tra la sua visione del ruolo di Washington nel mondo e la scelta del Presidente di avviare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/finisce-lera-dei-saggi-alla-casa-bianca-a-trump-manchera-il-pragmatismo-di-mattis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/finisce-lera-dei-saggi-alla-casa-bianca-a-trump-manchera-il-pragmatismo-di-mattis.html">Finisce l&#8217;era dei saggi alla Casa Bianca Perché a Trump mancherà Mattis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_1257296-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Jim Mattis si è dimesso. <em>Mad Dog, </em>l&#8217;ex generale del Corpo dei Marines nominato Segretario alla Difesa nel 2017 da Donald Trump e segnalatosi come uno dei principali pianificatori strategici dell&#8217;amministrazione, lascerà l&#8217;incarico il prossimo 28 febbraio, a causa dell&#8217;incompatibilità tra la sua visione del ruolo di Washington nel mondo e la scelta del Presidente di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-usa-lasceranno-la-siria-ritiro-delle-truppe-completo/">avviare il ritiro</a> delle truppe stanziate in Siria e di prevedere un dimezzamento del dispiegamento di forze in Afghanistan.</p>
<p>In una<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://media.defense.gov/2018/Dec/20/2002075156/-1/-1/1/LETTER-FROM-SECRETARY-JAMES-N-MATTIS.PDF" target="_blank"> lettera aperta a Trump</a> pubblicata sul sito del Dipartimento della Difesa, Mattis ha annunciato l&#8217;addio nel modo a lui più congeniale: distinto, da vero soldato. Giustificandolo con il diritto di Trump ad avere un Segretario alla Difesa &#8220;maggiormente allineato&#8221; con le sue vedute. Rivendicando il lavoro svolto per consolidare le alleanze internazionali e rafforzare il ruolo degli Stati Uniti, &#8220;nazione indispensabile&#8221; secondo Mattis, nel contrasto &#8220;senza ambiguità&#8221; a potenze come Cina e Russia in ogni scenario.</p>
<p>L&#8217;addio di Mattis era nell&#8217;aria</p>
<p>La scelta di Trump di ritirarsi dalla Siria giunge inaspettata e, evidentemente, presa sorpassando il parere negativo del Pentagono, che ha subito in questo caso un grave restringimento delle sue prerogative. Già nel settembre scorso avevamo parlato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libro-woodward-rivela-lastio-mattis-trump/" target="_blank">della possibilità di un addio di Mattis</a>, dopo che l&#8217;ultimo libro di Bob Woodward aveva segnalato il crescente astio del capo del Pentagono verso il Presidente, la cui capacità di comprendere le questioni di sicurezza nazionale e in particolare la situazione nella penisola coreana e del Medio Oriente era stata paragonata da <em>Mad Dog </em>a quella di un ragazzino di “quinta elementare o prima media”.  </p>
<p>Woodward aveva rivelato come Mattis fungesse da vero e proprio equilibratore di ultima istanza dei disegni strategici del Presidente. Una tendenza, del resto, ravvisabile analizzando la &#8220;diplomazia parallela&#8221; di Mattis per <a href="http://www.occhidellaguerra.it/nato-allargamento-est/">rassicurare gli alleati Nato</a> circa la continuità del sostegno di Washington ma anche, al tempo stesso, dell&#8217;alta considerazione con cui questi è stimato dai leader di Pechino, che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/mattis-visita-pechino-nel-pieno-delle-tensioni-sul-mar-cinese-meridionale/">più volte hanno voluto incontrarlo</a>.</p>
<p></p>
<p>A pochi giorni <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.vox.com/2018/12/8/17117790/john-kelly-fired-resigned-trump" target="_blank">dall&#8217;annuncio dell&#8217;imminente addio di John Kelly</a>, altro ex generale dei Marines che ricopre l&#8217;incarico di Chief of Staff della Casa Bianca, l&#8217;uscita di scena del 68enne Mattis segnala il definitivo tramonto di quell&#8217;ala pragmatica dell&#8217;amministrazione Trump che, in questo turbolento biennio, ha saputo svolgere un&#8217;azione di continua influenza sul Presidente, aiutando a orientarne gli indirizzi strategici.</p>
<p>Con l&#8217;uscita di scena di Mattis e Kelly finisce l&#8217;era della stabilizzazione</p>
<p>Sin dall&#8217;inizio della presidenza Trump la Casa Bianca era diventata lo scenario di una perenne congiura. Dal duo Ivanka Trump-Jared Kushner all&#8217;apprendista stregone Steve Bannon, collaboratori, parenti e cortigiani di Trump facevano a gara per accattivarsi le sue preferenze. La<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/bannon-cacciato-dalla-casa-bianca-gli-usa-scatta-lora-dei-generali/" target="_blank"> cacciata di Bannon dal ruolo di Chief Strategist</a> ha fatto scattare l&#8217;ora dei generali. Il triumvirato composto da Mattis, Kelly e H.R. McMaster, nel ruolo di National Security Advisor, ha sicuramente rilanciato le istanze del tradizionale apparato di potere statunitense (contrapposizione a Russia, Cina e Iran, rafforzamento del ruolo della Nato, incremento della spesa militare) ma anche contribuito a smussare la conclamata inesperienza di Trump negli affari internazionali.</p>
<p>In asse con il Segretario di Stato Rex Tillerson, i tre generali formavano un vero e proprio quartetto della stabilità capace di mitigare eccessi e ingenuità di Trump, dalla richiesta di organizzare l&#8217;assassinio di Bashar al-Assad ai progetti per un golpe contro Maduro in Venezuela, senza però in ultima istanza riuscire a condizionarne in maniera decisa gli orientamenti.</p>
<p>Come segnala infatti il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/us-news/2018/dec/20/jim-mattis-resign-trump-administration?fbclid=IwAR0r1Xa9hrEZ9LNodBnC_FDNPoTv8zZdAxAqDrmxQdzD0BV_RYgd40DN114" target="_blank">Guardian</a>, </em>sul lungo termine &#8220;la forza stabilizzatrice dei quattro è forse stata sopravvalutata&#8221;. Tillerson non ha potuto impedire la svolta antiraniana e il ritorno delle sanzioni a Teheran, McMaster ha visto Trump passare da atteggiamenti feroci a una vera e propria luna di miele con la Corea del Nord, Kelly non ha potuto impedire &#8220;la totale sopravvalutazione di una minaccia securitaria ai confini meridionali&#8221; e l&#8217;imposizione di misure anticostituzionali sui migranti in entrata negli Usa e nessuno dei quattro ha saputo frenare la volontà del Presidente di stracciare l&#8217;accordo di Parigi sul clima.</p>
<p></p>
<p>Da ultimo è arrivato il siluro a Mattis sulla strategia mediorientale. Totalmente assente nella &#8220;nuova&#8221; amministrazione Trump, che ha fatto del contenimento dell&#8217;Iran un fine autoreferenziale e non un mezzo, ma non è capace di agire di conseguenza.</p>
<p>I cambiamenti per il dopo Mattis</p>
<p>Sino ad ora Mike Pompeo, ferocemente antiraniano, ha sostituito Tillerson nel ruolo di Segretario di Stato; John Bolton,<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.npr.org/2018/03/22/594363877/trump-names-john-bolton-as-national-security-adviser" target="_blank"> falco neoconservatore</a>, è il nuovo National Security Advisor; Mick Mulvaney, promosso dall&#8217;ufficio budget al ruolo di capo dello staff presidenziale che assumerà nel 2019, appare una figura molto meno carismatica di Kelly e ci sono dubbi sulle sue capacità di consigliare attivamente il Presidente.</p>
<p>L&#8217;addio di Mattis rischia di togliere ogni freno al predominio della linea Bolton-Pompeo in seno all&#8217;amministrazione. Una linea contraddistinta da un esasperato unilateralismo, come tipico non tanto della visione del mondo trumpiana ma quanto del neoconservatorismo che ha conosciuto la sua epoca d&#8217;oro nella presidenza di Bush jr.</p>
<p>Nel marzo scorso, la vicinanza tra gli addii di McMaster e Tillerson e l&#8217;ascesa di Bolton e Pompeo ha ridisegnato gli equilibri alla Casa Bianca, inaugurando, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2018/03/22/us/politics/bolton-trump-hard-liners.html" target="_blank">come ha scritto il </a><em><a href="https://www.nytimes.com/2018/03/22/us/politics/bolton-trump-hard-liners.html" target="_blank">New York Times</a>, </em>&#8220;il team più aggressivo in politica estera che abbia mai circondato un Presidente nella storia moderna&#8221;, paragonando il nuovo duo a quello Cheney-Rumsfeld che architettò la politica estera di Bush. Troppo, forse, per Mattis, abituato a pensare da soldato, con una visione del mondo segnata dalla lealtà ai vertici, che rendeva impensabile un suo aperto ammutinamento, ma anche da un concreto pragmatismo.</p>
<p></p>
<p>Pragmatismo nell&#8217;ottica di una visione tipica dell&#8217;establishment militare americano, chiaro, come nel caso dei colleghi Kelly e McMaster. Pragmatismo che ora viene meno ai vertici del potere di Washington. E risulta difficile a un sostituto all&#8217;altezza di Mattis capace di muoversi in maniera tanto abile tra i gangli di una Casa Bianca nel pieno caos. Il rischio è che il successore di Mattis possa essere un semplice <em>yes-man, </em>come del resto ha sottolineato il Segretario uscente nella sua lettera di dimissioni, lasciando campo aperto all&#8217;egemonia della linea Bolton-Pompeo. E il fatto che l&#8217;uscita di scena di <em>Mad Dog </em>sia stata giustificata da una delle poche scelte che, sulla carta, non sono incardinate nel contesto di questa svolta interventista, che ha ricevuto il plauso di <a href="https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fronpaulinstitute.org%2Farchives%2Fpeace-and-prosperity%2F2018%2Fdecember%2F20%2Fron-paul-very-good-that-president-trump-is-pulling-troops-out-of-syria%2F%3Ffbclid%3DIwAR3zBQNx8TtvTJLkfnrCvSZEZIvISP8JixHL5I8zT12sxOIl5SVUnCBxUDQ&amp;h=AT0a-6fLkqWMrWrvgorhRkwDE5cTF2oUu9VjNBrOSwvZNiMgN09iTbLgMqlVUWAMmMOVMJEDxMo5V7U6VLL9QlefdlTiW2VBTI1pxcPIhiP87m_4mFGbmon1JT1V-ZZpQE6_xSgLo7d-Erx82AkO7vVm" target="_blank">esponenti repubblicani come Ron Paul,</a> aggiunge una nota paradossale a una vicenda estremamente complessa.</p>
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		<title>Il piano segreto degli Stati Uniti  per un golpe in Venezuela</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lamministrazione-trump-tentato-organizzare-un-golpe-venezuela.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Sep 2018 09:37:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8364522.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8364522.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8364522-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8364522-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8364522-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Stando a quanto riporta il New York Times, negli ultimi mesi funzionari dell&#8217;amministrazione Trump e militari venezuelani ostili al leader di Caracas Nicolas Maduro si sarebbero incontrati al fine di valutare le opzioni volte a impostare un cambio di regime in Venezuela, prima fra tutte quella di un colpo di Stato militare. Secondo quanto scritto dal prestigioso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lamministrazione-trump-tentato-organizzare-un-golpe-venezuela.html">[...]</a></p>
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<p>Secondo quanto scritto dal prestigioso quotidiano, tali contatti avrebbero coinvolto ufficiali antimaduristi ai massimi livelli delle forze armate venezuelane: &#8220;Uno dei comandanti militari che ha partecipato ai colloqui è ben lungi dall&#8217;essere la figura ideale per restaurare la democrazia, dato che si trova nella lista degli ufficiali colpiti dalle sanzioni di Washington&#8221;.</p>
<p>Il <em>New York Times </em>non cita i nomi dei militari interessati, ma specifica che tra questi sono presenti numerosi personaggi accusati di &#8220;aver torturato degli oppositori, incarcerato migliaia di prigionieri politici, ferito numerosi civili, trafficato droga&#8221;.</p>
<p>I funzionari americani, alla fine, hanno deciso di non avallare alcun progetto golpista, ma le indiscrezioni potrebbero minare la credibilità di Washington nella regione latinoamericana, dove l&#8217;influenza statunitense è in relativo declino sotto l&#8217;effetto dell&#8217;ascesa di nuovi attori <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-cina-mette-le-mani-sul-sud-america-gli-usa-mai-cosi-in-crisi-nella-regione/">come la Cina</a> e dove la stessa parola &#8220;golpe&#8221; evoca tristi e funesti ricordi.</p>
<p>Tutte le pressioni degli Usa sul Venezuela</p>
<p>Il regime di Maduro, complice assieme <a href="http://www.occhidellaguerra.it/gli-scheletri-nellarmadio-degli-oppositori-maduro/">a un&#8217;opposizione violenta e scriteriata </a>della catastrofe sociale ed umanitaria che ha distrutto il Venezuela, ha da tempo imboccato una deriva pericolosa ed ha contribuito al rinfocolamento delle tensioni interne e dello <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/interactive/2018/06/27/world/americas/venezuela-money-how-to-survive.html" target="_blank">scontro sociale</a> che ha spinto centinaia di migliaia di venezuelani a lasciare il Paese negli ultimi mesi.</p>
<p>Il portavoce del National Security Council Garret Marquis <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.politico.com/story/2018/09/08/trump-white-house-venezuela-coup-plotters-response-812296" target="_blank">ha espresso</a> la preferenza politica statunitense per un &#8220;pacifico e ordinato ritorno alla democrazia in Venezuela&#8221;, ma in ogni caso non c&#8217;è dubbio che gli apparati di Washington abbiano da tempo il Venezuela di Maduro tra i loro principali obiettivi.</p>
<p>L&#8217;esternazione più clamorosa è stata quella di Juan Cruz, insignito della prestigiosa posizione di White House’s Senior Director for Latin America, che nello scorso mese di aprile<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.univision.com/univision-news/latin-america/top-trump-official-denounces-madman-maduro-calls-on-venezuelans-to-disobey-regime" target="_blank"> ha definito Maduro &#8220;pazzo&#8221; e ha invitato alla disobbedienza e alla ribellione</a> ufficiali militari e politici venezuelani, come del resto fatto più volte dal Senatore Marco Rubio. All&#8217;agosto 2017 risalgono le affermazioni di Trump <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2017/08/12/world/americas/trump-venezuela-military.html" target="_blank">sull&#8217;esistenza di &#8220;un&#8217;opzione militare per il Venezuela&#8221;</a>, mentre l&#8217;1 febbraio scorso l&#8217;ex Segretario di Stato Rex Tillerson <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://in.reuters.com/article/usa-diplomacy-venezuela/tillerson-raises-prospect-of-venezuela-military-ouster-of-maduro-idINKBN1FL6RM" target="_blank">aveva dichiarato</a> che con molta probabilità i militari venezuelani avrebbero potuto tentare a rovesciare Maduro.</p>
<p>Una scelta infelice</p>
<p>Indipendentemente dall&#8217;isolamento in cui il Venezuela è confinato nel quadro politico sudamericano, le voci di un possibile golpe a controllo remoto statunitense non aiuteranno le strategie statunitensi in America Latina.</p>
<p>L&#8217;invasione fallita della Baia dei Porci a Cuba nel 1961, il sostegno alla destituzione di <a href="http://www.occhidellaguerra.it/craxi-sfido-pinochet-rendendo-omaggio-ad-allende/">Salvator Allende</a> in Cile nel 1973 e l&#8217;appoggio ai miliziani Contras in Nicaragua negli Anni Ottanta sono solo tre degli esempi di interventi esterni statunitensi che hanno mirato a destabilizzare o a mettere sotto controllo Paesi latinoamericani attraverso l&#8217;instaurazione di regimi militari alleati.</p>
<p>Né un colpo di Stato interno a una cerchia di potere che, come visto, si è resa colpevole di buona parte delle malefatte ascrivibili al regime madurista potrebbe aiutare ad alleviare le sofferenze dei venezuelani, ma sostituirebbe semplicemente una cerchia chiusa ad un&#8217;altra. Con mosse azzardate come questa, l&#8217;amministrazione Trump ha contribuito esclusivamente a fornire alle sfiatate trombe della propaganda di Maduro nuovi elementi per contribuire a incolpare gli Stati Uniti come unici responsabili della crisi del Venezuela. Perché gli Stati Uniti, in diverse fasi della storia latinoamericana, sono stati tra i responsabili delle problematiche politiche regionali ma, in un gran numero di occasioni, sono stato anche l&#8217;alibi perfetto usato da governi delegittimati per giustificarsi.</p>
<p></p>
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		<title>Trump e l&#8217;Accordo sul Nucleare: i vantaggi di una rinegoziazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-laccordo-sul-nucleare-vantaggi-rinegoziazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Mar 2018 11:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1124" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1-768x575.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1-1024x767.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Durante la campagna elettorale Donald Trump ha spesso parlato del trattato sul nucleare, teoricamente fiore all’occhiello dell’amministrazione Obama, come di un “accordo disastroso da stracciare al più presto&#8221;. Come capitato in numerose altre occasioni però, il presidente statunitense ha poi raddrizzato il tiro quando ha detto che la sua intenzione è quella di “obbligare gli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-laccordo-sul-nucleare-vantaggi-rinegoziazione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1124" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1-768x575.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180315192648_25963942-1-1024x767.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Durante la campagna elettorale <strong>Donald Trump</strong> ha spesso parlato del trattato sul nucleare, teoricamente fiore all’occhiello dell’amministrazione Obama, come di un “accordo disastroso da stracciare al più presto&#8221;.</p>
<p>Come capitato in numerose altre occasioni però, il presidente statunitense ha poi raddrizzato il tiro quando ha detto che la sua intenzione è quella di “obbligare gli iraniani a tornare a sedersi al <strong>tavolo delle trattative</strong> per ottenere un accordo migliore per entrambe.” Tra queste due opzioni corre una differenza sostanziale che ha le potenzialità per influire in modo non indifferente nei confusi e fitti equilibri di potere che si intrecciano nel palcoscenico mediorientale e internazionale. Per ora comunque, ritornando all’accordo stretto tra Iran e gli U.S.A. noto come “Nuclear Deal”, è importante ricordare come il piano congiunto d’azione (<strong>Joint Comprehensive Plan of Action o JCPOA</strong>) firmato al fianco di Cina, Francia, Germania, Russia e Regno Unito, abbia prodotto i risultati auspicati alla vigilia della sua ratifica.</p>
<p></p>
<p>In cambio di un alleggerimento delle sanzioni imposte (che si stima abbia portato all’Iran un beneficio che si aggira intorno ai 100 miliardi di dollari), Teheran non può produrre armi nucleari senza che a Washington si sappia. Per questo motivo l’<strong>establishment militare e di sicurezza israeliano</strong> non ha perso occasione per esprimere il suo appoggio per la conservazione dell’accordo, anche se inizialmente fingeva di sentirsene minacciato. Detto questo <strong>il Nuclear Deal è entrato in un limbo</strong>: in tutto questo tempo non ha portato ad un avvicinamento reale con il governo americano, anche se, d’altra parte, ha impedito un’ulteriore escalation di tensioni tra gli Usa e il paese degli Ayatollah. Certo, al di là del test di Teheran, avvenuto due anni fa, di un missile balistico in grado di portare una testata nucleare, sono state compiute diverse infrazioni tecniche (le Nazioni Unite parlano di 6 infrazioni totali), ma queste non hanno fatto altro che <strong>testare l’efficacia dell’accordo</strong>, perché gli ispettori addetti al controllo si sono accorti immediatamente delle mancanze di Teheran nell’adempiere alle regole imposte dai patti, costringendola conseguentemente ad agire nei limiti imposti dai punti previsti dal <em>Nuclear Deal</em>.</p>
<p>In realtà chi ha incontrato maggiori ostacoli in questi 3 anni è proprio l’Iran a cui, nonostante l’alleggerimento delle sanzioni, è ancora preclusa la possibilità di intrattenere rapporti adeguati con le banche internazionali. La reintegrazione nell’economia globale del Paese infatti è stata intenzionalmente “rimandata”, così da creare malcontento tra i cittadini iraniani che, sì, vedranno pure dei vantaggi per il loro Paese, ma che non saranno testimoni della rapida ripresa economica che gli era stata promessa. Uno dei tanti esempi di quello che, forse, potremmo definire a tutti gli effetti boicottaggio, è che non c’è una sola banca a Londra che abbia aperto conti per le ambasciate iraniane in modo da permettergli di lavorare con adeguata comodità nel mondo del business mondiale.</p>
<p></p>
<p>I motivi principali dell’estromissione dell’ex segretario di Stato <strong>Rex Tillerson</strong> a favore di Mike Pompeo sono da ricercare proprio nelle divergenze di opinioni con Trump rispetto come trattare con l’Iran. <strong>L’appuntamento per vedere cosa accadrà</strong> con il nuovo segretario di Stato americano è fissato per il <strong><em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://edition.cnn.com/2018/03/16/politics/trump-iran-nuclear-deal-pompeo/index.html" target="_blank">12 maggio</a></em></strong> , giorno in cui l’amministrazione Trump ha confermato che &#8211; se l’Iran verrà giudicato inadempiente rispetto alle regole dell’accordo &#8211; darà l’ok per una<strong> nuova ondata di sanzioni</strong> contro Teheran per poi procedere a stracciare l’accordo sul nucleare o JCPOA.</p>
<p>Per Trump <strong>sarebbe un successo senza pari</strong> se riuscisse a rinegoziare l’accordo, firmato nel 2015 dal suo predecessore Barack Obama, migliorandolo sia secondo gli interessi di Washington che di Teheran (unica soluzione per garantire il rispetto di un eventuale &#8220;nuovo&#8221; trattato tra i due paesi). Le speranze sono poche considerando come sia cambiata l’amministrazione del presidente negli ultimi mesi, ma riuscire a firmare un nuovo accordo con l’Iran non solo potrebbe portarlo a superare l’impresa dell’ex inquilino della Casa Bianca, ma potrebbe anche favorire un allentamento delle tensioni con l’Iran e il suo maggiore alleato, ovvero la Russia di Vladimir Putin. La direzione non sembra essere questa, ma rimane il fatto che sarebbe il “piccolo” <strong>capolavoro diplomatico</strong> di Trump.</p>
<p></p>
<p>Intanto i due alleati storici degli Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, continuano a fare pressioni &#8211; anche con il loro lavoro di <strong>lobbying</strong> &#8211; per evitare una distensione tra Washington e Teheran. L&#8217;appuntamento per vedere cosa deciderà Donald Trump è il 12 maggio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-laccordo-sul-nucleare-vantaggi-rinegoziazione.html">Trump e l&#8217;Accordo sul Nucleare: i vantaggi di una rinegoziazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il lascito di Tillerson in Siria: il tradimento nei confronti dei curdi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tillerson-siria-tradimento-curdi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 22:25:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Se c&#8217;è qualcuno che non avrà un ricordo positivo di Rex Tillerson come segretario di Stato Usa, quelli sono certamente i curdi . Come ultimo lascito dell&#8217;ex capo della diplomazia americana, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha ricordato in questi giorni l&#8217;accordo fra Stati Uniti e Turchia con cui hanno concordato che controlleranno congiuntamente la sicurezza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-siria-tradimento-curdi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Se c&#8217;è qualcuno che non avrà un ricordo positivo di <strong>Rex Tillerson</strong> come segretario di Stato Usa, quelli sono certamente i <strong>curdi</strong> . Come ultimo lascito dell&#8217;ex capo della diplomazia americana, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, <a href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-us-to-oversee-syrian-kurdish-ypg-withdrawal-from-syrias-manbij-fm-128660">ha ricordato in questi giorni l&#8217;accordo fra Stati Uniti e Turchia</a> con cui hanno concordato che controlleranno congiuntamente la sicurezza nella città siriana di <strong>Manbij</strong> e che le truppe curde si trasferiranno nella parte orientale del fiume Eufrate. I due eserciti &#8220;costituiranno insieme una <em>safety zone</em> non appena i curdi del Pyd-Ypg avranno abbandonato la città di Manbij&#8221;.</p>
<p>I curdi negano che un tale accordo sia mai stato raggiunto. Non possono pensare che Washington li abbia traditi dopo aver combattuto contro lo Stato islamico al posto dei soldati americani. E anche l&#8217;amministrazione degli Stati Uniti non l&#8217;ha annunciato ufficialmente. Ma non c&#8217;è motivo di dubitare della dichiarazione di <strong>Cavusoglu</strong>, anche se va detto che lo stesso ministro aveva affermato di vedere Tillerson il 19 marzo, poche ore prima dell&#8217;annuncio della defenestrazione dell&#8217;ex Ceo di Exxon.</p>
<p>L&#8217;accordo è un lascito pesante. Il presidente turco Recep Tayyip <strong>Erdogan</strong> ha chiesto che l&#8217;America mantenga la sua promessa di cacciare i curdi da Manbij e di riprendersi le armi pesanti consegnate durante l&#8217;offensiva contro l&#8217;Isis. Washington aveva minacciato una ritorsione militare qualora Ankara avesse puntato le truppe su Manbij. Ma quello che ha ottenuto la parte statunitense, è stato un rapporto spezzato con i curdi, una Turchia autonoma dall&#8217;ombrello Nato e una Siria ancora più nel caos. Insomma, qui Tillerson non ha fallito, ma ha compiuto mosse che, per la strategia americana, non hanno senso.</p>
<p></p>
<p>Le minacce reciproche si sono intensificate dopo che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione sul cessate il fuoco di 30 giorni in Siria. Per Washington, la risoluzione includeva anche l&#8217;avanzata della Turchia contro <strong>Afrin</strong>. Per Ankara, assolutamente no. Ed è prevalsa la linea di Erdogan, il quale subito dopo l&#8217;approvazione dell&#8217;atto al Palazzo di Vetro, non solo ha affermato che la risoluzione escludesse Afrin, ma ha anche accusato il portavoce del Dipartimento di Stato di non aver letto bene il testo o di averlo male interpretato contro la Turchia. Insomma, debacle su tutta la linea.</p>
<p>Gli Stati Unito affrontano ora <strong>un difficile dilemma</strong>: riconciliarsi con la Turchia a spese dei suoi protetti curdi o continuare a sostenere i curdi, anche se questo possa condurre a uno scontro militare con la Turchia. Stando alle tradizionali mosse americane, la seconda opzione sembrerebbe folle. Meglio tradire i curdi che mettersi contro Ankara. Inutile fare troppa ideologia. I curdi sono sempre stati pedina di scambio, ma la Turchia è un&#8217;altra cosa. Gli Stati Uniti lo sanno benissimo. C&#8217;è in ballo la Nato, la base di Incirlik, l&#8217;influenza russa e un potenziale nemico con un esercito già dentro la Siria e con una posizione strategica notevole.</p>
<p>Sebbene l&#8217;invasione di Afrin da parte della Turchia abbia provocato condanne sia dall&#8217;America che dall&#8217;Europa e sia cinta d&#8217;assedio dalle forze turche, è Manbij che è sempre stata il vero obiettivo di Erdogan. La maggior parte dei 300.000 abitanti della città sono arabi siriani. La città è protetta da circa 5mila soldati delle Ypg. Ankara li vede come terroristi.</p>
<p></p>
<p>Ma il vero ostacolo all&#8217;avanzata turca è rappresentato dalla <strong>presenza dell&#8217;esercito americano</strong>. Gli Stati Unit hanno più volte detto che le loro truppe rimarranno in Siria fino a quando non verrà trovata una soluzione soddisfacente alla fine della guerra e giustifica la sua continua presenza con la necessità di completare la guerra allo Stato islamico anche se ha già annunciato che questa guerraè finita. Inutile che neghino l&#8217;evidenza: sono lì per capire cosa sarà del futuro della Siria. Finché Washington e gli alleati non avranno garanzie sull&#8217;assenza dell&#8217;Iran dal palcoscenico siriano, loro rimarranno lì. </p>
<p>L&#8217;accordo con la Turchia è una mossa che in realtà ha un senso per gli Usa molto più che un&#8217;eventuale prosecuzione dell&#8217;alleanza con i curdi. La cooperazione militare con la Turchia a Manbij assicurerà una presenza militare statunitense in Siria e sosterrà l&#8217;argomentazione di Washington contro le richieste russe e siriane di ritirare le sue truppe. Erdogan sta giocando sporco, ma è un abile scommettitore. Ha capito che tirare troppo la corda in seno alla Nato sarebbe stato un errore sotto tutti i punti di vista.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/lamerica-schiera-navi-militari-cipro-mandare-un-segnale-erdogan/"> L&#8217;arrivo della flotta Usa nel Mediterraneo orientale</a> come monito per le operazioni sulle trivellazioni, è stato solo il primo segnale di cosa significasse agire contro gli interessi di Washington.</p>
<p>I curdi salutano Tillerson con l&#8217;amara consapevolezza che lui è l&#8217;artefice del tradimento. Forse dovevano aspettarselo. Del resto gli Usa hanno lasciato <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2018/03/14/erdogan-spero-afrin-cada-entro-stasera_9b8fb51b-b6ee-4ec9-87da-a8e3002b698d.html">che le truppe turche assediassero Afrin</a> senza colpo ferire. E non sono certo nuovi a cambi di casacca. Ora sono di nuovo soli. Ma forse, l&#8217;ultima possibilità, è il loro vecchio nemico come ad Afrin: Bashar al Assad.</p>
<p></p>
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		<title>Quelle ingerenze su Trump  degli Emirati arabi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-emirati-le-ingerenze-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 07:35:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="3500" height="2269" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p>
<p>La bufera sulla Casa Bianca non sembrerebbe voler cessare, dopo le ultime dichiarazioni del Presidente Trump circa il possibile rimescolamento dello staff presidenziale, per l&#8217;ennesima volta dall&#8217;inizio della sua amministrazione quasi un anno e mezzo fa.  Alcune testate anglosassoni, come il Washington Post, parlano di aria di &#8220;ansia e precarietà&#8221; negli uffici dello staff presidenziale, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-emirati-le-ingerenze-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="3500" height="2269" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna.jpg 3500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-768x498.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/1490388900-washington-trump-ritorna-1024x664.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 3500px) 100vw, 3500px" /></p><p>La bufera sulla Casa Bianca non sembrerebbe voler cessare, dopo le ultime dichiarazioni del Presidente Trump circa il possibile rimescolamento dello staff presidenziale, per l&#8217;ennesima volta dall&#8217;inizio della sua amministrazione quasi un anno e mezzo fa. </p>
<p>Alcune testate anglosassoni, come il <a href="https://www.washingtonpost.com/politics/pure-madness-dark-days-inside-the-white-house-as-trump-shocks-and-rages/2018/03/03/9849867c-1e72-11e8-9de1-147dd2df3829_story.html"><em>Washington Post</em></a>, parlano di aria di &#8220;<strong>ansia e precarietà</strong>&#8221; negli uffici dello staff presidenziale, a causa di alcuni minacciosi <strong>tweet</strong> pubblicati proprio dallo stesso presidente, nel quale egli esprime chiaramente il fatto che tutti possono essere sostituiti, ma che le decisioni finali verranno prese soltanto attraverso momenti di dialogo e confronto e che si può sempre aspirare alla perfezione. </p>
<p>I rapporti con i Paesi mediorientali si stanno facendo sempre più tesi, specialmente con le monarchie del Golfo Persico, in testa a tutti <strong>Arabia Saudita</strong> e <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>. In un articolo pubblicato dalla <em><a href="http://www.bbc.com/news/world-us-canada-43281519">BBC</a></em>, l&#8217;emittente inglese espone un caso venuto alla luce in seguito all&#8217;ottenimento da parte della stessa di email trapelate che mostrano un impegno di alcune lobby messe in moto dagli Emirati Arabi affinché si procedesse all&#8217;esautorazione del segretario di Stato americano <strong>Rex Tillerson</strong>. </p>
<p></p>
<p>Nelle mail si legge che l&#8217;uomo d&#8217;affari <strong>Elliott Broidy</strong>, legato agli Emirati, avrebbe incontrato nell&#8217;ottobre 2017 il presidente Trump, intimandogli di sollevare Tillerson dal suo incarico. Broidy avrebbe infatti <a href="http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/trump-uae-rex-tillerson-fire-qatar-support-united-arab-emirates-middle-east-emails-a8242411.html">definito</a> l&#8217;ex amministratore delegato di Exxon Mobil, la più grande compagnia petrolifera al mondo, una &#8220;<strong>tower of jello</strong>&#8220;, ovvero una torre di gelatina, che andrebbe schiacciata. </p>
<p>Le ragioni per cui tali email siano venute alla luce sono responsabilità di agenti registrati e non dell&#8217;emirato del Qatar, che non avrebbero gradito, secondo un portavoce di Broidy, le posizioni contrarie del businessman rispetto alla <strong>sponsorizzazione di Stato del terrorismo</strong> islamico da parte di Doha. </p>
<p>Un&#8217;altra figura chiave della vicenda è quella di <strong>George Nader</strong>, un uomo d&#8217;affari americano-libanese che per decenni ha funto da intermediario tra le amministrazioni americane ed i Paesi mediorientali. al momento riveste il ruolo di consigliere del principe ereditario degli Emirati, <strong>Mohammed Zayed al-Nahyan</strong>. </p>
<p></p>
<p>Il <a href="https://www.nytimes.com/2018/03/06/us/politics/george-nader-special-counsel-mueller-cooperating-seychelles.html">New York Times</a> riporta che gli investigatori di <strong>Robert Mueller</strong>, incaricato delle indagini sul <strong>Russiagate</strong>, hanno interrogato Nader e altri testimoni sui possibili sforzi degli Emirati per comprare il sostegno di Trump, incanalando i soldi nella sua campagna. Hanno anche chiesto del ruolo di Nader nella definizione delle politiche della Casa Bianca. Nader ha anche attirato un&#8217;attenzione particolare per il suo ruolo in due incontri tra funzionari stranieri e associati di Trump.</p>
<p>Il primo si è verificato a dicembre 2016, quando Zayed &#8211; accompagnato da Nader &#8211; ha incontrato i consiglieri di Trump <strong>Steve Bannon</strong>, <strong>Michael Flynn</strong> e <strong>Jared Kushner</strong> alla Trump Tower. Gli Emirati Arabi Uniti non hanno notificato all&#8217;amministrazione Obama la visita in anticipo, incorrendo nella violazione del protocollo, sollevando preoccupazioni nella comunità dell&#8217;intelligence degli Stati Uniti. Nello stesso periodo, Kushner ha incontrato <strong>Sergey Kislyak</strong>, l&#8217;ambasciatore russo negli Stati Uniti, e Sergey Gorkov, un banchiere russo vicino a Putin, e hanno discusso la creazione di un canale secondario per comunicare direttamente con Mosca durante la transizione. </p>
<p>Il secondo incontro ebbe luogo alle Seychelles prima dell&#8217;investitura ufficiale di Trump. Il <em><a href="https://www.nytimes.com/2018/03/03/us/politics/george-nader-mueller-investigation-united-arab-emirates.html">New York Times</a></em> ha riferito che Nader ha rappresentato Zayed nell&#8217;incontro con <strong>Kirill Dmitriev</strong>, un investitore russo vicino al presidente Vladimir Putin, e <strong>Erik Prince</strong>, fondatore di <strong>Blackwater</strong> e consigliere informale di Trump (che è il fratello del segretario all&#8217;Istruzione Betsy DeVos). Le fonti dicono che i funzionari degli Emirati avevano l&#8217;impressione che il principe stesse parlando a proposito della transizione di Trump, mentre Dmitriev rappresentava Putin.</p>
<p></p>
<p>Il punto cardine della faccenda è rappresentato dunque dal<strong> mantenimento delle sanzioni</strong> alla Russia, utilizzate dai paesi mediorientali come chiave di contrattazione per la <strong>vicenda siriana</strong> e il ruolo dell&#8217;Iran come controparte della fazione saudita. Nel frangente, anche Kushner sembrerebbe aver esaurito il suo ruolo informale ma decisivo nella <strong>diplomazia parallela</strong> di Trump. Il genero del magnate, infatti, non sarebbe più gradito nei rapporti con le potenze mediorientali in quanto parebbe che la famiglia di Jared avrebbe cercato nella famiglia reale qatariota un sostegno economico per le <strong>proprietà immobiliari</strong> dei Kushner al 666 della 5th Avenue a New York. </p>
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		<title>La pace tra Trump e Kim non piace ai democratici</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-pace-trump-kim-non-piace-ai-democratici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Mar 2018 08:29:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180309092607_25913500.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180309092607_25913500.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180309092607_25913500-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180309092607_25913500-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180309092607_25913500-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sembra tutto pronto per lo storico incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un. Il Presidente americano nei giorni scorsi si è infatti detto disposto ad incontrare l’omologo nordocoreano in un meeting bilaterale verso maggio. L&#8217;incontro con Kim sarebbe un grande successo per Trump Un cambio di rotta che è stato subito ben accolto dalla controparte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-pace-trump-kim-non-piace-ai-democratici.html">[...]</a></p>
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<p>L&#8217;incontro con Kim sarebbe un grande successo per Trump</p>
<p>Un cambio di rotta che è stato subito ben accolto dalla controparte nordcoreana, che per bocca dello stesso Kim Jong-un ha espresso la propria volontà di scendere a patti con l’amministrazione americana.Una svolta storica sulla scia del già notevole risultato diplomatico ottenuto da Seul, che la scorsa settimana ha inviato una delegazione a proprio a Pyongyang. </p>
<p>Dopo mesi di tensioni caratterizzate da minacce verbali reciproche e test militari intimidatori, ecco che finalmente sembra essersi aperta la porta del dialogo tra Washington e Pyongyang. Se l’incontro dovesse infine verificarsi rappresenterebbe un risultato diplomatico incredibile raggiunto dall’amministrazione Trump dopo nemmeno due anni dall’inizio del mandato. </p>
<p>I democratici criticano l&#8217;incontro</p>
<p>Se da una parte però c’è chi potrebbe vincere, dall’altra ci sono naturalmente gli sconfitti. Un simile successo di Trump non è infatti visto di buon occhio dal partito democratico americano, che punta a scardinare il tycoon dalla Casa Bianca nella prossima tornata elettorale. È sufficiente leggere la stampa affine ai democratici, ma anche a quei repubblicani che non sopportano Trump, per comprendere come l’incontro tra Trump e Kim non sia affatto gradito. Emblematico a riguardo è un editoriale uscito su <a href="https://www.bloomberg.com/view/articles/2018-03-09/what-trump-can-learn-from-madeleine-albright-about-north-korea-talks"><em>Bloomberg</em></a> a firma Eli Lake. </p>
<p>Il giornalista americano scrive con tono sarcastico che Trump può “imparare qualcosa da Madeleine Albright circa i negoziati con la Corea del Nord”. A cosa si riferisce? Eli Lake spiega che lui stesso fece parte della delegazione americana che nell’ottobre del 2000 si recò a Pyongyang nel tentativo di finalizzare un accordo di demilitarizzazione della Corea del Nord. </p>
<p>Allora si era al termine della presidenza Clinton e quel tentativo di mediazione rappresentava l’ultimo sforzo della Casa Bianca nel cercare di ottenere un risultato diplomatico tangibile in vista delle elezioni. A quell’incontro non seguirono in realtà fatti concreti, ma il motivo è da ricercarsi più nel cambio di vertice tra Clinton e Bush Jr e nella diversa interpretazione della politica estera da parte di quest’ultimo. Il giornalista di Bloomberg tuttavia non esita a descrivere quell’incontro come “un punto basso della storia diplomatica americana”. Sottolineando poi come i delegati americani abbiano “banchettato con i politici nordcoreani, che qualche mese prima avevano gestito una carestia”. Insomma il gornalista usa un episodio in realtà di secondaria importanza per delegittimare l’attuale iniziativa di Trump, commentando che “l’America pagherà un alto prezzo per aver legittimato il carceriere della prigione coreana”. </p>
<p>La giravolta del partito democratico sulla Corea del Nord</p>
<p>A rinforzare le critiche dell’eventuale incontro con Kim ci ha pensato poi Hillary Clinton. La candidata democratica sconfitta alle ultime presidenziali <a href="http://www.corriere.it/esteri/18_marzo_10/incontro-trump-kim-ecco-perche-secondo-scettici-non-si-fara-4b750786-24ad-11e8-b2c3-299181c36e1d.shtml">sostiene</a> che il vertice sia in realtà pericoloso per Washington perché carente di “diplomatici d’esperienza”. Insieme a lei tutto il partito democratico americano ha espresso la propria contrarietà a quest’iniziativa. </p>
<p>Ben diversa era invece la posizione dei “democrats” quando Donald Trump sfidava Kim a colpi di tweet e insulti. Eliot Engel, capo del Comitato degli Affari Esteri del partito democratico americano, il 9 agosto del 2017 <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-03-06/mnuchin-says-trump-isn-t-trying-to-start-trade-war-with-tariffs">sosteneva</a> che l’aggressività di Trump “minacciava la credibilità americana tracciando un’assurda linea rossa”. </p>
<p>Il New York Times, nello stesso periodo, <a href="https://www.nytimes.com/2017/09/24/us/politics/trump-north-korea-kim.html">parlava</a> di “rischi inerenti all’uso della forza bruta nel suo (di Trump) approccio alla diplomazia”. Mentre ora è lo stesso giornale newyorkese a remare contro l’incontro: “Non è un reality show, è un affare molto serio (&#8230;)Trump lo ritiene un eccitante gioco d’azzardo”, così il New York Times <a href="https://www.nytimes.com/2018/03/08/us/politics/trump-meeting-kim-jong-un.html">in un recente articolo</a>. La giravolta democratica è dunque completa. In sei mesi è avvenuta la trasformazione: da una prudente diplomazia ad una intransigente chiusura al dialogo. Il possibile accordo tra Trump e Kim manda in confusione l’opposizione americana e può diventare il primo grande successo storico del tycoon. </p>
<p></p>
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		<title>Corea, Trump spiazza di nuovo tutti e prende in mano la politica estera</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/corea-trump-spiazza-tutti-prende-politica-estera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2018 10:55:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2700" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/trump-big.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/trump-big.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/trump-big-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/trump-big-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/trump-big-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Donald Trump spiazza di nuovo tutti, compresi i suoi diplomatici, e accetta il confronto diretto con Kim Jong-un. Il presidente degli Stati Uniti ci sta abituando (e in realtà già ci aveva abituato) a frequenti cambi di direzione e a mosse da &#8220;coniglio nel cilindro&#8221; che rientravano poco nei ranghi della diplomazia classica. Ma questa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/corea-trump-spiazza-tutti-prende-politica-estera.html">[...]</a></p>
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<p>Pochissimi erano a conoscenza della decisione di Donald Trump e lo stesso <strong>Rex Tillerson</strong>, segretario di Stati mai troppo in linea con l&#8217;eclettismo del suo presidente, si è trovato quasi a dover accogliere la notizia più che a condividerla. All&#8217;inizio la segreteria di Stato americana si era quasi affrettata a raffreddare gli animi dei giornalisti. Poche ore prima dell&#8217;annuncio a sorpresa, il segretario di Stato aveva detto: &#8220;Siamo molto lontani da effettivi negoziati, dobbiamo essere lucidi e realistici&#8221;, aggiungendo di non sapere se &#8220;vi siano le condizioni per persino iniziare a pensare a negoziati&#8221;. </p>
<p>Poi, dopo un breve lasso di tempo, la notizia che ormai nessuno si aspettava ma che tutti gli osservatori sognavano: lo storico incontro fra il presidente degli <strong>Stati Uniti</strong> e il leader della Corea del Nord si farà, probabilmente a maggio. E lo stesso Tillerson ha dovuto prenderne atto con una dichiarazione, da Gibuti, che rende abbastanza evidente lo stato dei rapporti fra presidenza e diplomazia.</p>
<p></p>
<p>&#8220;<strong>È una decisione che il presidente ha preso da solo</strong>. Gli ho parlato molto presto oggi su questo e abbiamo avuto un’ottima conversazione”, ha detto Tillerson nel corso di una conferenza stampa, <a href="https://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN1GL191-OITTP">come riporta <em>Reuters</em></a>. “Il presidente Trump ha spesso dichiarato di essere aperto al dialogo e che intendeva incontrare Kim quando le condizioni fossero state giuste”, ha proseguito. “Credo che l’idea del presidente sia che il momento adesso è arrivato”.</p>
<p>Una resa di Rex alla volontà di The Donald? Sicuramente una presa di coscienza che, ancora una volta, il leader statunitense ha assunto una posizione non conforme ai canoni delle cancellerie interazionali ma soprattutto non in linea con i suoi stessi canali diplomatici.</p>
<p>Non una novità. Semmai una conferma di questo <em>modus operandi</em> di Trump che, se può essere considerato un vantaggio nei casi di buona riuscita delle sue azioni, dall&#8217;altro rischia di minare profondamente l&#8217;efficacia delle vie diplomatiche Usa, con il rischio che gli interlocutori non sappiano se rivolgersi al presidente o al segretario di Stato per avere un confronto diretto con l&#8217;amministrazione americana.</p>
<p></p>
<p>Quello che risalta agli occhi da questa situazione, è che si conferma in sostanza una <strong>mancanza di coordinamento</strong>, anzi, quasi un reciproco <strong>sospetto </strong> tra i due pilastri della politica estera statunitense. Perché un conto è avere due uffici che lavorano verso un obiettivo condiviso, un conto è avere un dossier in cui i due rami della politica estera prendono direzioni non opposte ma neanche del tutto convergente.</p>
<p>La <strong>Corea del Nord</strong>, in questo senso, è esemplare. In passato, sembrava quasi che Trump mettesse a repentaglio gli sforzi diplomatici di Tillerson. Tra tweet offensivi o ironici contro Kim, retorica bellicosa e frasi sulla presunta inutilità dei canali diplomatici con il governo nordcoreano, era The Donald a essere quello che colpiva la via del  dialogo mentre Tillerson quello che voleva a tutti i costi trovare un equilibrio.</p>
<p>Ora invece la parti sembrano essersi rovesciate. In questo duetto che assomiglia sempre di più al poliziotto buono e a quello cattivo, è la Casa Bianca ad apparire come la parte dell&#8217;amministrazione che si impegna più energicamente al dialogo con Pyongyang, facendo sembrare la diplomazia usa non solo lenta ma anche lacunosa, quasi inutile di fronte alla volontà del presidente Trump.</p>
<p></p>
<p>Una logica che si può evicnere anche da alcuni importanti elementi &#8220;burocratici&#8221;. L&#8217;inviato speciale Usa per la Corea, <strong>Jospeh Yun</strong>, è andato in pensione lo scorso febbraio e non è stato sostituito. L&#8217;ambasciatore americano a Seul non è stato neanche nominato. A molti potranno apparire come semplici ruoli di importanza secondaria, ma in realtà sono segnali abbastanza eloquenti dell&#8217;esistenza di un problema tra la presidenza e la diplomazia: Trump si fida molto più di se stesso che dei suoi collaboratori. E questo, per un presidente che deve interloquire con il mondo, può essere un&#8217;arma a doppio taglio. </p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tillerson e Lavrov ad Adis Abeba</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tillerson-lavrov-ad-adis-abeba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 11:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Tillerson e Lavrov si sono ritrovati nella stesso albergo ad Adis Abeba, come segnalato un articolo di Raffaella Scuderi sulla Repubblica del 9 marzo. Mal d&#8217;Africa per Russia e Stati Uniti: la capitale etiope è stata scelta dai ministri degli Esteri dei due Paesi per iniziare un tour nel Continente nero allo scopo di aprire &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tillerson-lavrov-ad-adis-abeba.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/Tillerson-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Tillerson e Lavrov si sono ritrovati nella stesso albergo ad Adis Abeba, come segnalato un articolo di Raffaella Scuderi sulla Repubblica del 9 marzo.</p>
<p>Mal d&#8217;Africa per Russia e Stati Uniti: la capitale etiope è stata scelta dai ministri degli Esteri dei due Paesi per iniziare un tour nel Continente nero allo scopo di aprire nuovi spazi ai propri commerci, inseguendo la Cina che a tale esercizio si dedica da anni.</p>
<p>Un itinerario parallelo e contrastante quello di Sergej Lavrov e Rex Tillerson, né poteva darsi altrimenti stante le rivalità. E però l&#8217;articolo della Scuderi segnala appunto il curioso incrocio di vie: i due, e le rispettive delegazioni, sono stati ospiti per un giorno intero allo Sheraton di Addis Abeba.</p>
<p>La cronista registra che non hanno neanche preso un cappuccino insieme, anzi hanno pure bisticciato via Facebook perché i russi avrebbero chiesto un incontro, negato dagli americani.</p>
<p>Certo, le cose potrebbero essere andate come descrive la cronista, ma qualche dubbio in proposito è più che lecito. Non si danno coincidenze nella geopolitica, tranne che per eccezioni che confermano la regola.</p>
<p>E la coincidente dislocazione dei due ministri degli Esteri non appare affatto casuale. Tali viaggi sono preparati con cura e nei particolari.</p>
<p></p>
<p>Anche il battibecco, reso più pubblico possibile attraverso Facebook, sembra più una cortina fumogena che altro: una sorta di excusatio non petita.</p>
<p>Certo, Lavrov e Tillerson hanno accuratamente evitato di farsi vedere insieme, né poteva essere altrimenti stante la tempesta maccartista che sta scuotendo l&#8217;Occidente e l&#8217;inchiesta sul Russiagate che martella l&#8217;amministrazione Trump.</p>
<p>Ma, senza dover per forza ricorrere ai pizzini tristemente usuali nelle comunicazioni mafiose, va ricordato che esistono modi e forme di comunicare segrete che certi apparati sanno usare e dosare con modulata intelligence.</p>
<p>Insomma, al di là delle apparenze, è più che probabile che il convegno di Adis Abeba sia servito a Lavrov e Tillerson per comunicarsi qualcosa nel segreto.</p>
<p>Ovviamente non si prende un tale rischio, perché tale è per il Segretario di Stato americano, se non per parlare di cose più che importanti.</p>
<p>E le due potenze globali attualmente hanno due punti di alto contrasto, come registrano le cronache degli ultimi mesi, ovvero la criticità coreana e quella mediorientale.</p>
<p></p>
<p>La prima, come si è visto in questi giorni, ha già i suoi mediatori: bastano i sudcoreani, non servono ulteriori convegni segreti (Piccolenote).</p>
<p>Nel secondo scenario di crisi invece è tutt&#8217;altro: nonostante i contatti, visibili e sottotraccia, che intercorrono tra i vari attori regionali e internazionali, la regione è a rischio di incidenti di interesse globale.</p>
<p>Tante le criticità in zona: lo sviluppo della guerra siriana, l&#8217;aggressività turca, il dilatarsi dell&#8217;influenza iraniana fino al Mediterraneo, le azioni di contrasto, palesi e occulte, a Damasco e Teheran poste in essere da Washington, Tel Aviv e Ryad. Tante e incontrollabili le spinte che si intersecano pericolosamente.</p>
<p>Ad oggi appare impossibile ricomporre un puzzle le cui tessere sono impazzite. Ma proprio per questo è necessario tentare di dare un argine, e quindi rendere quantomeno gestibili tali crisi.</p>
<p>Né gli Stati Uniti né la Russia, nonostante coltivino prospettive contrastanti sul Medio oriente, vogliono un conflitto globale. Che potrebbe essere innescato da incidenti di percorso.</p>
<p>Certo, già esistono meccanismi atti a disinnescare minacce similari. Ma possono non bastare. Da qui la necessità di un discernimento ulteriore. In un luogo appartato e lontano dal rumore di fondo del mondo. Perché no, ad Adis Abeba&#8230;</p>
<p></p>
<p>Nota a margine. Segnaliamo che ieri la televisione americana Abc ha intervistato Putin, il quale ha tessuto un elogio di Trump. Segnali distensivi da non trascurare.</p>
<p></p>
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