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	<title>Recep Tayyip Erdoğan Archives - InsideOver</title>
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	<title>Recep Tayyip Erdoğan Archives - InsideOver</title>
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		<title>La sfida di Erdogan per la riforma dell&#8217;Onu: via il privilegio dei Cinque e il potere di veto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:24:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il modello ipotizzato da Erdogan prevede la totale abolizione della categoria dei membri permanenti e la contestuale cancellazione del veto. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-sfida-di-erdogan-per-la-riforma-dellonu-via-il-privilegio-dei-cinque-e-il-potere-di-veto.html">La sfida di Erdogan per la riforma dell&#8217;Onu: via il privilegio dei Cinque e il potere di veto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>All’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdoğan</strong> non si è limitato a riproporre la tradizionale narrativa revisionista del suo governo. L’intervento del 22 settembre 2026 ha segnato un cambio di passo sostanziale: Ankara ha abbandonato la semplice richiesta di redistribuzione dei seggi per lanciare un attacco diretto alla <strong>struttura oligarchica del Consiglio di Sicurezza</strong>. Nel mirino non c’è più soltanto l&#8217;asimmetria rappresentativa, ma la permanenza stessa delle cinque potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale e il loro <strong>diritto di veto</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’offensiva di Ankara</strong></h2>



<p>Lo slogan storico “Il mondo è più grande di cinque” ha trovato una declinazione istituzionale rigorosa e priva di mediazioni. La dottrina turca ritiene che l’aggiunta di nuovi membri permanenti, caldeggiata da diverse potenze regionali, finirebbe unicamente per ampliare la platea dei privilegiati senza risolvere l’inefficienza strutturale dell&#8217;organo decisionale. La proposta avanzata da Erdoğan ridisegna dalle fondamenta l’architettura del Palazzo di Vetro. Il modello ipotizzato prevede la <strong>totale abolizione della categoria dei membri permanenti</strong> e la contestuale cancellazione del veto. Al suo posto, si delinea un Consiglio composto esclusivamente da <strong>membri eletti dall’Assemblea Generale</strong> a rotazione, con mandati temporanei ed eventualmente rinnovabili solo attraverso una nuova votazione. Una simile impostazione toglie ad Ankara l’etichetta di Paese in cerca di promozione personale e la posiziona alla guida di un fronte sistemico contro la concentrazione del potere globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo dell’Articolo 108</strong></h2>



<p>L’iniziativa turca si scontra con una barriera giuridica apparentemente insuperabile, inserita dagli stessi estensori della Carta del 1945. <a href="https://gemini.google.com/app/be53016c174dcc8b?is_sa=1&amp;is_sa=1&amp;android-min-version=301356232&amp;ios-min-version=322.0&amp;campaign_id=bkws&amp;utm_source=sem&amp;utm_medium=paid-media&amp;utm_campaign=bkws&amp;pt=9008&amp;mt=8&amp;ct=p-growth-sem-bkws&amp;gclsrc=aw.ds&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=20437330512&amp;gclid=Cj0KCQjwt9jVBhDXARIsAFSP-6d7XDGc1IEiP4chAGP0OOhvnJogwA3PaCkrseDd462QzR6TMgkdV20aAsqNEALw_wcB">L’<strong>articolo 108 della Carta ONU</strong> disciplina la procedura di revisione del testo fondativo, stabilendo che qualsiasi emendamento debba essere adottato a maggioranza dei due terzi dei membri dell’Assemblea Generale e ratificato da due terzi degli Stati, compresi <strong>tutti e cinque i membri permanenti</strong>.</a> Questa architettura crea un paradosso istituzionale perfetto. Per smantellare il privilegio del veto occorre l’assenso formale e senza defezioni di Washington, Pechino, Mosca, Londra e Parigi. La riforma più radicale avanzata negli ultimi decenni richiede, per diventare norma di diritto internazionale, l’atto di autolimitazione di coloro che ne sarebbero le prime vittime geopolitiche. Il veto si rivela così non soltanto un’arma politica quotidiana, ma un <strong>blindaggio costituzionale insuperabile</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra Medio Oriente e veti incrociati</strong></h2>



<p>La pressione per una revisione delle regole del gioco nasce dalla persistente incapacità dell’ONU di gestire i principali teatri di crisi globale. Le dinamiche di voto del 2025 e del 2026 confermano come <strong>l’uso del veto continui a bloccare le opzioni multilaterali nei dossier più incandescenti,</strong> dall&#8217;Europa orientale al Medio Oriente, garantendo copertura diplomatica agli alleati dei P5.</p>



<p>Nemmeno l’adozione della Risoluzione 76/262 dell&#8217;Assemblea Generale, che prevede la convocazione automatica dell&#8217;aula ogni volta che un membro permanente esercita il veto, è riuscita a scalfire la sostanza del potere di blocco. Sebbene lo strumento abbia incrementato il costo reputazionale per la potenza che lo impiega, la natura del veto rimane squisitamente giuridica e immodificabile per via puramente procedurale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La spaccatura del fronte riformista</strong></h2>



<p>Nel variegato panorama degli Stati favorevoli a una modifica del Consiglio di Sicurezza non esiste un modello condiviso, e la linea di Ankara entra in rotta di collisione con altre importanti coalizioni regionali. L’<strong>Unione Africana</strong>, pur denunciando la storicità dell&#8217;esclusione del continente dal vertice decisionale, si muove sulla base del Consenso di Ezulwini. <strong>L’Africa chiede l’assegnazione di almeno due seggi permanenti dotati di veto, </strong>optando per una democratizzazione che passa attraverso l&#8217;ingresso nel club dei privilegiati. Il <strong>G4</strong> (Germania, Giappone, India e Brasile) spinge a sua volta per la creazione di nuovi seggi permanenti, pur accettando l’ipotesi di una moratoria temporanea sull’esercizio del veto. La Turchia, al contrario, agisce all’interno del gruppo <strong>Uniting for Consensus</strong> (di cui fa parte anche l’Italia), opponendosi fermamente all’istituzione di nuovi seggi nazionali permanenti. La divergenza tra chi intende allargare la permanenza e chi punta a sopprimerla del tutto frammenta la maggioranza dei due terzi necessaria in Assemblea Generale, favorendo il mantenimento dello status quo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il no immediato del Cremlino</strong></h2>



<p>La reazione delle grandi potenze all’uscita di Erdoğan non si è fatta attendere. Attraverso il portavoce <strong>Dmitry Peskov</strong>, la Federazione Russa ha chiarito la propria posizione: sì all’ampliamento della rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo, ma totale <strong>intoccabilità del veto e della permanenza</strong>, descritti come pilastri della stabilità globale. La risposta di Mosca anticipa la linea di chiusura sostanziale che accomuna, pur con toni differenti, tutti i membri del P5. In questo contesto, la mossa della diplomazia turca assume un valore prevalentemente negoziale. Consapevole dell’impossibilità di superare il filtro dell’articolo 108 nell&#8217;immediato, <strong>Ankara alza l’asticella con una proposta massimalista per influenzare i futuri compromessi. </strong>L’obiettivo operativo riguarda la progressiva erosione della legittimità del veto, l’aumento del ruolo dell’Assemblea Generale e l’introduzione di seggi a rotazione di lunga durata.</p>



<p>Mantenendo al centro del dibattito la fine dei privilegi del 1945, la Turchia punta a consolidare la propria leadership diplomatica nel Sud globale e a porsi come interlocutore indispensabile nelle dinamiche di sicurezza eurasiatiche e mediterranee. La vera sfida per Ankara consisterà nel verificare quanti Paesi saranno disposti a trasformare la protesta verbale contro il veto in un’alleanza politica strutturata intorno al modello rotazionale.</p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="5kOmepAKCE"><a href="https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/mondo/netanyahu-allonu-la-piu-grande-menzogna-del-secolo-lattacco-a-iran-qatar-erdogan-e-mamdani/">Netanyahu all’Onu: «La più grande menzogna del secolo». L’attacco a Iran, Qatar, Erdogan e Mamdani</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Netanyahu all’Onu: «La più grande menzogna del secolo». L’attacco a Iran, Qatar, Erdogan e Mamdani&#8221; &#8212; Mosaico" src="https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/mondo/netanyahu-allonu-la-piu-grande-menzogna-del-secolo-lattacco-a-iran-qatar-erdogan-e-mamdani/embed/#?secret=7JNWke7zQm#?secret=5kOmepAKCE" data-secret="5kOmepAKCE" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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		<title>Turchia: giocando sul gas russo l&#8217;equilibrista Erdogan si siede al tavolo dei grandi</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/turchia-giocando-sul-gas-russo-lequilibrista-erdogan-si-siede-al-tavolo-dei-grandi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 07:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1333" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241208105128706_347782bb089645f6083eea5ad0aa54cb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241208105128706_347782bb089645f6083eea5ad0aa54cb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241208105128706_347782bb089645f6083eea5ad0aa54cb-600x417.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241208105128706_347782bb089645f6083eea5ad0aa54cb-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241208105128706_347782bb089645f6083eea5ad0aa54cb-1024x711.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241208105128706_347782bb089645f6083eea5ad0aa54cb-768x533.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241208105128706_347782bb089645f6083eea5ad0aa54cb-1536x1066.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia sta emergendo come un hub energetico chiave, un crocevia fondamentale per il gas naturale tra Oriente e Occidente. Al centro di questa posizione c’è il gas russo: mentre l’Europa riduce le importazioni dirette da Mosca a seguito della guerra in Ucraina e delle sanzioni, Ankara mira a farsi ponte tra la domanda europea e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/turchia-giocando-sul-gas-russo-lequilibrista-erdogan-si-siede-al-tavolo-dei-grandi.html">[...]</a></p>
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<p>La Turchia sta emergendo come un <strong>hub energetico chiave</strong>, un crocevia fondamentale per il gas naturale tra Oriente e Occidente. <strong>Al centro di questa posizione</strong><a href="https://it.insideover.com/economia/gas-e-petrolio-cosi-la-guerra-in-ucraina-ha-fatto-ricca-la-norvegia-e-piu-poveri-noi.html"><strong> c’è il gas russo</strong>: </a>mentre l’Europa riduce le importazioni dirette da Mosca a seguito della guerra in Ucraina e delle sanzioni, Ankara mira a farsi ponte tra la domanda europea e le forniture russe. Il presidente <strong>Vladimir Putin</strong> ha proposto di dirottare verso la Turchia il gas destinato all’UE dopo il sabotaggio del gasdotto Nord Stream nel 2022 , aprendo la strada a un potenziale <strong>“hub” del gas russo</strong> sul territorio turco. Il governo di Ankara, pur essendo membro della NATO, ha deciso di non allinearsi alle sanzioni occidentali contro la Russia, motivando la scelta con la propria dipendenza energetica da Mosca . In questo contesto, la Turchia intravede un’opportunità per consolidare il proprio ruolo di snodo energetico, con implicazioni geopolitiche ed economiche di vasta portata.</p>



<p>La dorsale di questa strategia è il gasdotto&nbsp;<strong>TurkStream</strong>, che collega la Russia alla Turchia attraverso il Mar Nero per poi proseguire verso i Balcani. La sua capacità annuale di 31,5 miliardi di metri cubi è attualmente sfruttata solo in parte, con volumi ben inferiori al massimo pompati nel 2022 . Ciò lascia a Mosca margine per aumentare le esportazioni via Turchia e, infatti, Putin ha suggerito di potenziare ulteriormente TurkStream aggiungendo due nuove linee gemelle, raddoppiandone la capacità a circa&nbsp;<strong>63 bcm</strong>&nbsp;annui . Tale espansione equivarrebbe, non a caso, al volume totale che la Russia forniva un tempo ai paesi dell’Europa sudorientale (Austria, Italia, Ungheria, Balcani) insieme al mercato turco prima della guerra . In pratica, Ankara diventerebbe il nuovo corridoio per rifornire l’Europa centrale e meridionale al posto delle rotte tradizionali via Ucraina o Baltico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diffidenza dell&#8217;Europa</h2>



<p>Bruxelles guarda però con&nbsp;<strong>cautela</strong>&nbsp;a queste manovre. Sebbene l’UE non abbia imposto un embargo completo sul gas russo, diversi Governi temono che un hub in Turchia permetterebbe di “ripulire” il gas di Gazprom cambiandone etichetta . Un dirigente di Gazprom ha già suggerito che in futuro&nbsp;<em>“non sarà gas russo, ma gas dell’hub”</em>&nbsp;quello venduto ai clienti europei, segno che Mosca conta di&nbsp;<strong>mescolare</strong>&nbsp;il proprio metano con altre forniture per eludere le restrizioni. Meccanismi analoghi si osservano già nel mercato globale del GNL, dove carichi russi rivenduti da intermediari appaiono privi di provenienza “made in Moscow” . Per il Cremlino, il vantaggio di una piattaforma turca sarebbe chiaro: mantenere entrate dall’Europa nonostante le sanzioni (già ridotte di oltre il 40% nell’ultimo anno) vendendo gas a paesi che non vogliono comprarlo direttamente dalla Russia .</p>



<p>La Turchia, dal canto suo, sta giocando su&nbsp;<strong>due tavoli</strong>, cercando di massimizzare i benefici senza compromettere i rapporti né con Mosca né con l’Occidente. Ufficialmente Ankara sostiene l’integrità territoriale dell’Ucraina, ma sul piano energetico ha mantenuto aperto il canale con la Russia – da cui tuttora proviene oltre la metà del gas che importa via gasdotto . Risulta impraticabile per i turchi rinunciare improvvisamente al metano russo, dato che il fabbisogno interno (circa 50 bcm annui) rimane elevato e le alternative immediate sono limitate. Mosca e Ankara hanno quindi iniziato a discutere fin dal 2022 i dettagli di questo&nbsp;<strong>hub del gas</strong>, sebbene non senza attriti: sono emerse divergenze su chi debba avere il controllo della piattaforma . Fonti vicine ai negoziati riferiscono che le due parti&nbsp;<em>“litigano su chi debba gestire l’hub”</em>, un braccio di ferro societario che finora ha rallentato l’avanzamento del piano .</p>



<p>Parallelamente, la realizzazione concreta dell’hub sta prendendo forma attraverso iniziative&nbsp;<strong>unilaterali</strong>&nbsp;di Ankara. Ad agosto 2024 le autorità turche hanno annunciato quella che è stata definita una sorta di “TurkStream&nbsp;2”: la compagnia statale BOTAŞ potrà esportare&nbsp;<em>7–8 miliardi di metri cubi</em>&nbsp;di gas all’anno verso l’Europa attraverso la Bulgaria, sotto un nuovo marchio denominato&nbsp;<strong>Turkish Blend</strong>&nbsp;. Si tratta di gas miscelato da varie origini, in cui quello russo costituirebbe inizialmente circa il 40% – quota che potrebbe in realtà essere più alta – mentre il resto proverrebbe da altre fonti come l’Azerbaigian o gas naturale liquefatto rigassificato. In altre parole, <strong>la Turchia intende presentarsi come un rivenditore unico di un mix energetico diversificato</strong>, celando almeno in parte la provenienza del metano. Già un accordo siglato nel gennaio 2023 con la Bulgaria consente a BOTAŞ di utilizzare il proprio network per far arrivare fino a&nbsp;<strong>3,6 bcm</strong>&nbsp;annui in territorio bulgaro , aprendo un nuovo canale di fornitura verso il resto d’Europa e massimizzando l’impiego del TurkStream con circa altri 4 bcm di gas russo “camuffato” .</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo gas russo</h2>



<p>Parallelamente, la spinta della Turchia a diventare hub non si basa solo sul gas russo. Negli ultimi anni Ankara ha&nbsp;<strong>diversificato</strong>&nbsp;gli approvvigionamenti: dal 2018 è operativo il gasdotto TANAP dall’Azerbaigian e, a fine 2022, Turchia e Azerbaigian hanno concordato di raddoppiarne la capacità a&nbsp;<strong>32 bcm</strong>&nbsp;annui per accrescere le forniture dirette verso l’Europa . Inoltre, i due Paesi valutano scambi di gas che coinvolgono la Russia: di recente Gazprom ha avviato forniture verso la SOCAR azera per 1 bcm, alimentando il sospetto di un meccanismo di swap atto a liberare gas dell’Azerbaigian da reindirizzare nell’UE . La Turchia ha anche investito in terminal di&nbsp;<strong>GNL</strong>&nbsp;sulle proprie coste, <strong>aumentando gli acquisti di gas liquefatto da fornitori come Stati Uniti e Qatar.</strong> Ciò è tornato utile soprattutto dopo che le sanzioni finanziarie occidentali hanno complicato i pagamenti a Gazprom nel 2024: di fronte all’incertezza, Ankara ha incrementato le importazioni di GNL per garantire la domanda invernale . Queste alternative – a cui si aggiungono le recenti scoperte di gas nel Mar Nero, appena avviate alla produzione – rafforzano la posizione di Ankara come snodo energetico&nbsp;<strong>multi-fonte</strong>, non esclusivamente dipendente da Mosca.</p>



<p>Questa crescente centralità della Turchia nel gas si riflette già nelle dinamiche europee più recenti. Con la scadenza a fine 2024 del contratto di transito attraverso l’Ucraina, i flussi di gas russo via quel Paese si sono azzerati, costringendo nazioni come la Slovacchia a cercare vie alternative . Il neo-premier slovacco<strong> Robert Fico</strong>, critico verso le sanzioni UE, ha indicato il TurkStream (che attraverso Bulgaria e Ungheria arriva nei Balcani) come soluzione per il fabbisogno nazionale, rivolgendosi proprio ad Ankara – oltre che a Mosca – per ricevere aiuto. In un incontro ad Ankara il 20 gennaio 2025, il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha assicurato a Fico la volontà turca di contribuire a risolvere la carenza di gas, riferendo di discussioni in corso con Putin e con le autorità di Bratislava per convogliare maggiori volumi attraverso TurkStream . Pochi giorni prima, Fico si era persino recato a Mosca per colloqui sul tema con Putin, diventando uno dei pochi leader UE a incontrare il presidente russo dall’inizio della guerra . L’episodio evidenzia come Ankara sia ormai un intermediario imprescindibile: Paesi europei un tempo legati al transito ucraino ora guardano alla Turchia come&nbsp;<strong>nuovo gatekeeper</strong>&nbsp;dell’energia russa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un gioco d&#8217;equilibrio</h2>



<p>La strategia turca come hub del gas si gioca dunque sul filo della diplomazia internazionale. Da un lato, Ankara deve negoziare con gli alleati occidentali per evitare ripercussioni: nel 2024 ha avviato colloqui con Washington e Mosca per ottenere una&nbsp;<strong>deroga</strong>&nbsp;alle sanzioni che le consenta di pagare la russa Gazprombank per le forniture di gas. Il ministro dell’Energia Alparslan Bayraktar ha ricordato che, se la Turchia non potesse effettuare i pagamenti a causa delle restrizioni, non potrebbe neppure comprare il gas necessario al Paese. Proprio rifacendosi a un precedente con l’Iran, Ankara ha chiesto agli Stati Uniti un’esenzione mirata simile a quella che le permise in passato di continuare a importare gas iraniano malgrado le sanzioni .</p>



<p>Dall’altro lato, Stati Uniti e Unione Europea&nbsp;<strong>monitorano attentamente</strong>&nbsp;qualsiasi mossa che appaia come un aggiramento del regime sanzionatorio contro Mosca. Un eccessivo allineamento energetico della Turchia con la Russia potrebbe esporre Ankara a nuove pressioni occidentali<strong> o persino a sanzioni secondarie rivolte a entità turche.</strong> Del resto, i segnali di tensione non mancano: il ministro degli Esteri russo <strong>Sergej Lavrov</strong> ha persino accusato gli Stati Uniti di aver tentato di sabotare il gasdotto TurkStream – un indicatore di quanto questa infrastruttura sia divenuta cruciale nello scontro geostrategico tra Russia e Occidente.</p>



<p>In definitiva, la posizione unica della Turchia come intermediario energetico le conferisce un’influenza crescente, ma richiede anche un delicato esercizio di equilibrio. La sua strategia futura sarà plasmata dall’andamento delle sanzioni e dai calcoli geopolitici delle grandi potenze. Da un lato Ankara mira a trarre vantaggio economico dal suo ruolo di&nbsp;<strong>hub del gas</strong>&nbsp;per l’Europa; dall’altro dovrà evitare di compromettere i rapporti con gli alleati occidentali o di dipendere eccessivamente da Mosca. Nei prossimi mesi le trattative internazionali – dalle esenzioni sui pagamenti del gas russo alle possibili evoluzioni del conflitto ucraino – influenzeranno le scelte turche. Ciò che appare certo è che, grazie al gas, <strong>la Turchia oggi siede a un tavolo di primaria importanza</strong>, in grado di orientare gli equilibri energetici regionali e ritagliarsi un ruolo da protagonista tra Est e Ovest.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/turchia-giocando-sul-gas-russo-lequilibrista-erdogan-si-siede-al-tavolo-dei-grandi.html">Turchia: giocando sul gas russo l&#8217;equilibrista Erdogan si siede al tavolo dei grandi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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