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	<title>Rafael grossi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Rafael grossi Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Chi vuole essere il prossimo Segretario generale dell&#8217;Onu? Nessuno.</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/chi-vuole-essere-il-prossimo-segretario-generale-dellonu-nessuno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 04:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guterres Onu Israele" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Consiglio di Sicurezza avvia gli straw poll per il prossimo segretario generale. Tra veti, diplomazia segreta e nuove rivalità globali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/chi-vuole-essere-il-prossimo-segretario-generale-dellonu-nessuno.html">Chi vuole essere il prossimo Segretario generale dell&#8217;Onu? Nessuno.</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guterres Onu Israele" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260528090856739_370edd66a6d8c0844a39f7c9cafa1af0-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per quasi un anno la corsa alla successione di <strong>António Guterres</strong> si è svolta sotto i riflettori. I candidati hanno presentato programmi, risposto alle domande della società civile, partecipato a confronti pubblici e illustrato la propria visione del futuro delle Nazioni Unite. Ora, però, la competizione entra nella sua fase più delicata: quella che si svolge lontano dalle telecamere.</p>



<p>Questa settimana il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU apre infatti gli <em><strong>straw poll</strong></em>, le consultazioni informali che tradizionalmente segnano il momento decisivo nella scelta del segretario generale. È una procedura che formalmente non assegna l&#8217;incarico ma che, nella pratica, <strong>individua il candidato destinato a ottenere la raccomandazione del Consiglio e la successiva nomina da parte dell&#8217;Assemblea Generale.</strong></p>



<p>L&#8217;ONU affronta contemporaneamente la guerra in Ucraina, la crisi mediorientale, la competizione strategica tra Stati Uniti e Cina, le tensioni commerciali globali, le difficoltà del sistema multilaterale e una persistente crisi finanziaria che coinvolge numerose agenzie. <strong>Il prossimo segretario generale erediterà probabilmente il mandato più difficile dalla fine della Guerra Fredda.</strong> La corsa, tuttavia, racconta anche qualcosa di più profondo: la trasformazione degli equilibri internazionali e il crescente divario tra le richieste di una governance globale più rappresentativa e un meccanismo decisionale che continua a essere dominato dalle cinque potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dietro le porte chiuse del Consiglio di Sicurezza</h2>



<p>Negli ultimi dieci anni il processo di selezione del segretario generale è cambiato sensibilmente. A partire dall&#8217;elezione di Guterres nel 2016, le Nazioni Unite hanno introdotto <strong>candidature pubbliche</strong>, dichiarazioni programmatiche, dibattiti trasmessi in streaming e incontri aperti con Stati membri e società civile. Per l&#8217;edizione 2026 i presidenti dell&#8217;Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza hanno mantenuto un elenco pubblico dei candidati, corredato da curriculum, dichiarazioni d&#8217;intenti e informazioni sul finanziamento delle campagne.</p>



<p>Questa apertura, tuttavia, si interrompe nel momento in cui il processo entra nella sua fase realmente decisiva.</p>



<p>Gli <em>straw poll</em> si svolgono infatti a porte chiuse. <strong>I quindici membri del Consiglio di Sicurezza esprimono il proprio giudizio su ciascun candidato scegliendo tra tre opzioni: &#8220;<em>encourage</em>&#8220;, &#8220;<em>discourage</em>&#8221; oppure &#8220;<em>no opinion</em>&#8220;.</strong> Le votazioni vengono ripetute più volte fino a quando non emerge un candidato in grado di raccogliere un consenso sufficiente. La vera variabile, però, non è rappresentata dal numero complessivo dei voti favorevoli, bensì dall&#8217;assenza di opposizioni da parte dei cinque membri permanenti — Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito — ciascuno dei quali conserva il potere di bloccare qualsiasi candidatura attraverso il veto.</p>



<p>È proprio questo il motivo per cui molti diplomatici continuano a definire la procedura &#8220;più politica che meritocratica&#8221;. I dibattiti pubblici consentono ai candidati di presentare programmi e priorità, ma il negoziato decisivo continua a svilupparsi attraverso contatti riservati tra le principali capitali mondiali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una corsa senza favorito, tra esperienza diplomatica e ricerca di equilibrio</h2>



<p>A differenza di altre selezioni, la corsa del 2026 non presenta un candidato nettamente dominante.</p>



<p>Tra i profili più autorevoli figura l&#8217;argentino <strong>Rafael Grossi</strong>, direttore generale dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (AIEA), che negli ultimi anni ha assunto un ruolo centrale nella gestione dei dossier nucleari più delicati, dall&#8217;Iran alla centrale ucraina di Zaporizhzhia. La sua candidatura viene generalmente associata all&#8217;esperienza negoziale maturata in contesti ad alta tensione internazionale. Grossi ha guidato i negoziati volti a salvare parte dell&#8217;accordo nucleare del 2015 tra Teheran e le principali potenze, dopo la decisione del presidente Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall&#8217;accordo nel 2018. I suoi critici sostengono che si sia spinto troppo oltre nel tentativo di raggiungere accordi con l&#8217;Iran. </p>



<p>L&#8217;ex presidente cilena <strong>Michelle Bachelet</strong>, già Alto Commissario ONU per i diritti umani, rappresenta invece il profilo maggiormente identificato con la tutela dei diritti fondamentali e dell&#8217;autonomia morale dell&#8217;organizzazione. Nonostante il sostegno di Brasile e Messico, a marzo il Cile ha ritirato il suo appoggio in seguito a una svolta a destra nella leadership del paese. Bachelet ha ricevuto critiche dai conservatori statunitensi per la sua posizione a favore del diritto all&#8217;aborto. Il senatore repubblicano Pete Ricketts ha affermato che Bachelet, in qualità di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, non avrebbe però fatto abbastanza per definire le azioni della Cina contro i musulmani <strong>uiguri</strong> un genocidio. Pechino non ha ancora espresso la propria posizione sulla sua candidatura.</p>



<p>L&#8217;ecuadoriana <strong>María Fernanda Espinosa</strong>, già presidente dell&#8217;Assemblea Generale, ha concentrato la propria campagna sulla necessità di migliorare il coordinamento tra le numerose agenzie ONU, spesso accusate di operare in maniera troppo frammentata. Espinosa ha anche fornito consulenza alle Nazioni Unite e a organizzazioni non governative in materia di biodiversità, cambiamenti climatici e politiche relative ai popoli indigeni. La costaricana <strong>Rebeca Grynspan</strong>, attuale segretaria generale dell&#8217;UNCTAD, ha invece posto al centro della propria candidatura la sostenibilità economica dell&#8217;organizzazione, insistendo sulla necessità di utilizzare con maggiore efficienza risorse sempre più limitate. Grynspan si descrive come una multilateralista riformista che ha combattuto le barriere di genere e ha sempre creduto nelle Nazioni Unite e nel loro impegno per la pace, lo sviluppo e i diritti umani.</p>



<p>Completano il quadro la diplomatica guyanese <strong>Carolyn Rodrigues-Birkett</strong> e l&#8217;ex presidente senegalese <strong>Macky Sall</strong>, sostenuto ufficialmente dal governo del Senegal e da diversi partner africani come candidato del continente. Diplomatica di carriera ed ex politica, Birkett è stata la prima donna e la persona indigena di più alto rango a ricoprire la carica di ministro degli Esteri della Guyana. Se eletta, Birkett diventerebbe la prima donna e la prima cittadina caraibica a guidare le Nazioni Unite. Sall, invece, intende sostenere i paesi in via di sviluppo gravati dal debito e ha chiesto una revisione del Consiglio di Sicurezza, poiché le nazioni in via di sviluppo aspirano a seggi permanenti nell&#8217;organo più potente delle Nazioni Unite.</p>



<p>Nelle ultime ore si è aggiunto anche un settimo candidato: l&#8217;ugandese <strong>Olara Otunnu</strong>, ex sottosegretario generale ONU ed ex rappresentante speciale per i bambini nei conflitti armati. La sua candidatura conferma come la partita resti ancora aperta e lascia intendere che potrebbero emergere altri nomi qualora nessuno degli attuali contendenti riuscisse a costruire un consenso sufficiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La geopolitica pesa più dei programmi</strong></h2>



<p>La scelta del prossimo segretario generale non dipenderà soltanto dalle qualità personali dei candidati. Ogni elezione riflette inevitabilmente gli <strong>equilibri tra le grandi potenze </strong>e le priorità del momento storico.</p>



<p>Una delle questioni più discusse riguarda la tradizionale <strong>rotazione geografica</strong>. Dopo un segretario generale europeo come António Guterres, molti osservatori ritengono che sia arrivato il momento di un rappresentante dell&#8217;<strong>America Latina</strong>, regione dalla quale proviene la maggior parte dei candidati ufficiali. Questo elemento potrebbe favorire figure come Grossi, Bachelet, Grynspan o Espinosa, pur senza garantire automaticamente alcun vantaggio decisivo. Parallelamente continua a crescere la pressione affinché, per la prima volta negli oltre ottant&#8217;anni di storia dell&#8217;organizzazione, <strong>venga nominata una donna alla guida delle Nazioni Unite. </strong>L&#8217;argomento viene sostenuto da numerosi governi e organizzazioni della società civile, ma finora non è mai riuscito a tradursi in un criterio determinante nella fase conclusiva delle trattative.</p>



<p>Il fattore realmente decisivo resta però il rapporto con i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Washington guarda con attenzione alla capacità del futuro segretario generale di gestire il dossier delle riforme ONU e della sostenibilità finanziaria. Mosca considera prioritario evitare una leadership percepita come ostile dopo anni di profonde tensioni sulla guerra in Ucraina. Pechino continua a privilegiare candidati favorevoli a un rafforzamento del multilateralismo senza interferenze negli affari interni degli Stati. Francia e Regno Unito, pur mantenendo posizioni autonome, cercano generalmente una figura capace di preservare il ruolo dell&#8217;organizzazione come piattaforma di mediazione globale.</p>



<p><strong>L&#8217;obiettivo, in altre parole, non è trovare il candidato &#8220;migliore&#8221;, ma quello che nessuna delle grandi potenze ritenga inaccettabile.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero test per il futuro dell&#8217;ONU</h2>



<p>Negli ultimi anni il segretario generale ha visto restringersi progressivamente i margini d&#8217;azione di fronte alla crescente rivalità tra le grandi potenze. Molte iniziative diplomatiche si sono arenate nel Consiglio di Sicurezza, mentre le crisi internazionali hanno evidenziato i limiti di un <strong>sistema multilaterale</strong> costruito in un contesto geopolitico profondamente diverso da quello attuale. Per molti osservatori, l&#8217;ultima fase in cui le Nazioni Unite riuscirono a esercitare con continuità un ruolo di impulso politico e di mediazione globale coincide con il mandato di <strong>Kofi Annan</strong> (1997-2006), quando l&#8217;Organizzazione promosse riforme interne, contribuì a importanti missioni di pace e mantenne una maggiore capacità di orientare il dibattito internazionale, pur tra difficoltà e controversie. </p>



<p>Da allora, la progressiva riemersione della competizione tra le grandi potenze ha ridotto lo spazio di manovra del Palazzo di Vetro. Il prossimo leader dell&#8217;ONU dovrà quindi confrontarsi con un&#8217;organizzazione chiamata a riformarsi senza disporre degli strumenti politici necessari per imporre il cambiamento. Dovrà mediare tra potenze sempre più competitive, rilanciare la fiducia nel multilateralismo e convincere gli Stati membri a finanziare un sistema che molti considerano essenziale ma che pochi sono disposti a rafforzare concretamente. Gli straw poll che iniziano questa settimana rappresentano quindi molto più di una consultazione interna: saranno il primo banco di prova della capacità delle grandi potenze di trovare un terreno comune e, forse, di inaugurare una nuova stagione di centralità per le Nazioni Unite.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/chi-vuole-essere-il-prossimo-segretario-generale-dellonu-nessuno.html">Chi vuole essere il prossimo Segretario generale dell&#8217;Onu? Nessuno.</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gelo Iran-Aiea: Teheran chiude le porte agli ispettori nucleari dell&#8217;Onu</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gelo-iran-aiea-teheran-chiude-le-porte-agli-ispettori-nucleari-dellonu.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 09:15:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare iraniano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-600x293.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1536x750.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Teheran nell'ultimo anno è emersa la sensazione che l'Agenzia sia sempre più ostile nei confronti della Repubblica Islamica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gelo-iran-aiea-teheran-chiude-le-porte-agli-ispettori-nucleari-dellonu.html">Gelo Iran-Aiea: Teheran chiude le porte agli ispettori nucleari dell&#8217;Onu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="937" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-600x293.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241128022646577_6c3911b8e9aba9aaef7a61b1e2f08b51-e1732781173226-1536x750.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iran non <a href="https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/news/20260623_18/">consentirà ancora all&#8217;<strong>Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia Atomica (Aiea)</strong> </a>di visitare i siti nucleari bombardati nel giugno 2025 da Israele prima e, soprattutto, dagli Usa poi nel quadro della guerra dei dodici giorni e dell&#8217;Operazione Midnight Hammer. Dopo una seconda guerra, che ad oggi pare avviata verso la fine definitiva dopo il recente armistizio che ha consolidato il cessate il fuoco, il tema del programma di arricchimento di Teheran è al centro dei negoziati iniziati in Svizzera ma nella Repubblica Islamica permane una grande <strong>sfiducia verso l&#8217;ispettorato atomico delle Nazioni Unite</strong>, ritenuto da Teheran pregiudizievole nei suoi confronti.</p>



<p><strong>Abbas Araghchi,</strong> ministro degli Esteri iraniano, ha prontamente smentito il vicepresidente Usa <strong>J.D. Vance, </strong>che aveva parlato di ispezioni Aiea pronte a partire. I rapporti tra Teheran e Vienna sono vicini allo zero assoluto dopo un anno di incomprensioni e assenza di diplomazia continuativa a cui certamente non ha contribuito la sindrome d&#8217;assedio del Paese degli Ayatollah che, per due volte, infatti, ha visto le critiche provenienti dall&#8217;Aiea emergere poco prima di nette svolte strategiche dei suoi rivali nei suoi confronti.</p>



<p><strong>Il 12 giugno 2025 <a href="https://www.iaea.org/sites/default/files/25/06/gov2025-38.pdf">l&#8217;Aiea guidata dal direttore </a>generale Rafael Mariano Grossi</strong>, con cui peraltro Teheran aveva sperimentato anni di leale collaborazione, pubblicò un report in cui criticava &#8220;i fallimenti dell&#8217;Iran nel cooperare per facilitare l&#8217;implementazione delle salvaguardie&#8221; volte a facilitare le ispezioni nei suoi siti, come Natanz e Isfahan ,e manifestando &#8220;serie preoccupazione per la rapida accumulazione di uranio altamente arricchito che fa dell&#8217;Iran l&#8217;unico Stato senza armi nucleari che sta producendo questo materiale&#8221;, paventando serie conseguenze in termini di proliferazione. Si stigmatizzava l&#8217;Iran per non aver dato all&#8217;agenzia spiegazioni tecnicamente credibili a riguardo e gli si chiedeva maggior trasparenza. <strong>Il giorno dopo Israele attaccò Teheran</strong> giustificando come &#8220;preventivo&#8221; il raid e motivandolo con la necessità di prevenire l&#8217;acquisizione di un&#8217;arma nucleare da parte dell&#8217;Iran di cui<a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/6/25/why-iran-conflict-has-raised-new-questions-about-iaeas-credibility">Grossi, però, a guerra iniziata disse non c&#8217;era alcuna prova.</a></p>



<p>Dopo la guerra dei dodici giorni, l&#8217;Iran provò a trovare un accordo, <a href="https://it.insideover.com/politica/legitto-media-liran-riapre-la-porta-agli-ispettori-nucleari-israele-spiazzata-ue-assente.html" type="post" id="485061">mediato dall&#8217;Egitto, con l&#8217;Aiea per riaprire alle ispezioni sui suoi siti nucleari, ma questo tramontò molto rapidamente.</a> E il <a href="https://www.iaea.org/sites/default/files/gov2026-8.pdf">27 febbraio, il giorno prima dell&#8217;attacco di Usa e Israele</a> che inaugurò la Terza guerra del Golfo e poco dopo dei colloqui tecnici a Ginevra dove Grossi era presente assieme ad Araghchi e alle diplomazie degli Usa e dell&#8217;Oman, mediatore per evitare la guerra, &#8220;L&#8217;Iran non ha fornito all&#8217;Agenzia alcun rapporto sullo stato, ai fini delle salvaguardie, degli impianti nucleari colpiti dagli attacchi militari del giugno 2025&#8221; e che l&#8217;Agenzia &#8220;non può verificare: se l&#8217;Iran ha sospeso tutte le attività di arricchimento, comprese la ricerca e lo sviluppo; se l&#8217;Iran ha sospeso tutte le attività di riprocessamento; la dimensione delle scorte di uranio iraniano presso gli impianti colpiti; se l&#8217;Iran ha sospeso i lavori su tutti i progetti relativi all&#8217;acqua pesante; gli inventari iraniani di centrifughe e attrezzature correlate&#8221;. Si aggiungeva che &#8220;la perdita di continuità di conoscenza dell&#8217;Agenzia su tutto il materiale nucleare precedentemente dichiarato presso gli impianti colpiti in Iran deve essere affrontata con la massima urgenza&#8221;.</p>



<p>Israele e Usa non hanno mai invocato i report Aiea come &#8220;casus belli&#8221; ed è naturale che in tempi di crisi e negoziazione l&#8217;agenzia di Vienna ponga in essere aggiornamenti continui. In entrambi i casi, però, l&#8217;Iran fu criticato sul piano del nucleare negli stessi momenti in cui i negoziati deragliavano e i conflitti iniziavano. La sfiducia sorta dopo la prima guerra, peraltro, ha reso più difficile gestire le questioni aperte e prevenire la seconda. L&#8217;Aiea fa il suo: è chiamata a monitorare e approfondire le questioni sul piano tecnico. A Teheran, però, nell&#8217;ultimo anno è emersa la sensazione che <strong>l&#8217;agenzia guidata da Grossi</strong> sia sempre più ostile nei confronti della Repubblica Islamica.</p>



<p>C&#8217;entra lo stato d&#8217;assedio dell&#8217;Iran, c&#8217;entra il timore di subire <strong>pressioni politiche che possano essere sfruttate da attori ostili,</strong> c&#8217;entra il naufragio dei vecchi accordi nucleari sotto i colpi di sanzioni e distanza. Fatto sta che una cooperazione si è rotta, e in tempi di lotta per la non proliferazione e in cui <strong>l&#8217;Iran e gli Usa stanno negoziando sul nucleare</strong> è paradossale vedere che Grossi, impegnato nel frattempo nella corsa al ruolo di Segretario generale d<a href="https://wanaen.com/grossi-has-no-role-in-iran-u-s-negotiations/">ell&#8217;Onu, <strong>non abbia alcun ruolo nel round di negoziati</strong>.</a> E questo pone un serio, potenziale, pregiudizio sul futuro dei colloqui a cui Usa, Iran e Aiea dovranno porre rimedio ricostruendo la fiducia perduta. Pena il rischio di finire in un vicolo cieco.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gelo-iran-aiea-teheran-chiude-le-porte-agli-ispettori-nucleari-dellonu.html">Gelo Iran-Aiea: Teheran chiude le porte agli ispettori nucleari dell&#8217;Onu</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Corea del Nord accelera il programma nucleare, quasi pronto un nuovo centro per arricchire l&#8217;uranio</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-corea-del-nord-accelera-il-programma-nucleare-quasi-pronto-un-nuovo-centro-per-arricchire-luranio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 00:49:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Intercontinental Ballistic Missile (ICBM)]]></category>
		<category><![CDATA[Programma nucleare nordcoreano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1273" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuove evidenze mostrano che la Corea del Nord ha ingrandito il sito nucleare di Yongbyon per accelerare il suo programma atomico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1273" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240801101857429_a32eb03dfdeb3044296923c3a744841e-1536x1018.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Corea del Nord</strong> sta accelerando il suo <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-del-programma-nucleare-portato-avanti-dalla-corea-del-nord.html">programma nucleare</a></strong>: secondo quanto emerso da <a href="https://beyondparallel.csis.org/suspected-uranium-enrichment-building-at-yongbyon-complete/">recenti immagini satellitari</a>, è stata ultimata la costruzione di un nuovo grande edificio nel sito di Yongbyon.</p>



<p>La costruzione del nuovo edificio era iniziata a metà dicembre 2024, ed è stata in gran parte completata esternamente all&#8217;inizio di giugno 2025 e i lavori interni sembrano essere tuttora in corso. Un&#8217;immagine più recente, scattata il 2 aprile 2026, mostra la struttura praticamente completata, inclusi un probabile generatore di riserva, edifici per il supporto amministrativo/ingegneristico e un capannone per i veicoli. La presenza occasionale di veicoli, gruppi di persone (probabilmente operai) e altri oggetti non meglio identificati negli ultimi quattro mesi, <strong>suggerisce che i lavori per il completamento interno del nuovo edificio siano in corso.</strong></p>



<p>Secondo l&#8217;<strong>AIEA</strong>, l&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia Atomica, il nuovo edificio potrebbe essere <strong>un nuovo centro di arricchimento per l&#8217;uranio</strong> in quanto secondo il direttore <strong>Rafael Grossi</strong>, la struttura ha dimensioni e infrastrutture, inclusi l&#8217;alimentazione elettrica e la capacità di raffreddamento, simili a quelle dell&#8217;impianto di arricchimento di Kangson. L&#8217;edificio, completo di generatori, serbatoi di carburante, unità di raffreddamento ed edifici di supporto, si trova a 480 metri dal laboratorio di radiochimica e a circa 1800 metri a dalle sale centrifughe già esistenti a Yongbyon.</p>



<p>Per arricchire l&#8217;uranio naturale, da utilizzare nelle centrali nucleari o come esplosivo, occorrono delle centrifughe che sono via via più sofisticate a seconda del livello di arricchimento che si vuole raggiungere: nel caso in cui si voglia ottenere uranio da usare in una testata nucleare, il livello di arricchimento deve essere <strong>superiore al 90%</strong>. Secondo stime della Corea del Sud, <strong>Pyongyang potrebbe aver estratto circa 100 kg di plutonio negli ultimi 30 anni, di cui 16 solo l&#8217;anno scorso: una quantità sufficiente a produrre circa 20 armi nucleari.</strong> Qualsiasi produzione di uranio arricchito aumenterebbe significativamente il numero di armi nucleari disponibili.</p>



<p>La costruzione del nuovo edificio, sospettato di essere destinato a ospitare nuove centrifughe, dimostra gli sforzi della Corea del Nord volti ad aumentare la produzione di uranio per scopi bellici quindi la volontà di ingrandire il proprio arsenale di testate nucleari. Da dopo il fallimento delle trattative con gli Stati Uniti nel 2019 per trovare un&#8217;intesa sulla denuclearizzazione della penisola coreana, durante il primo mandato Trump, e dopo qualche mese di sospensione dell&#8217;attività nei siti nucleari, la Corea del Nord di Kim Jong-un <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-corea-del-nord-riprendera-il-suo-programma-nucleare-e-missilistico.html">ha ripreso alacremente a lavorare per espandere le sue capacità atomiche</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La collaborazione con la Russia</h2>



<p>Lo scoppio del <strong>conflitto russo-ucraino</strong> ha portato Pyongyang a guardare nuovamente a Mosca come partner strategico, al punto che tra i due Paesi è stato siglato un patto di mutua difesa e di collaborazione su diversi livelli, tra cui anche quello riguardante l&#8217;energia atomica. Molto probabilmente, <strong>la Russia in questi ultimi due anni ha fornito alla Corea del Nord nuove capacità tecniche per poter migliorare l&#8217;industria nucleare del Paese,</strong> ed è plausibile che ci sia un qualche tipo di collaborazione per quanto riguarda quella missilistica. Cooperazione che potrebbe essere stata stretta anche in considerazione del contributo nordcoreano alla guerra russa, fatto di personale e alcuni sistemi d&#8217;arma. Si tratta ovviamente di deduzioni tratte da quanto è possibile osservare attraverso le immagini satellitari e dai rapporti di intelligence desecretati che ci giungono da diverse fonti, tra cui anche gli Stati Uniti. Ma bisogna considerare che la <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/ce-dietro-programma-missilistico-nucleare-della-corea-del-nord.html">Repubblica Popolare Cinese</a></strong> non vede di buon occhio una Corea del Nord capace di raggiungere un buon livello di armamenti nucleari, perché cosciente del fatto che destabilizzerebbe ulteriormente il quadro regionale. Pertanto, la cooperazione russa, potrebbe essere di livello medio/basso senza il passaggio di tecnologie particolarmente innovative o moderne.</p>



<p>In ogni caso, proprio nel settore della missilistica, la Corea del Nord ha dimostrato <strong>notevoli progressi nei sistemi di consegna</strong> più a lungo raggio e di tipo ipersonico, con una serie di nuovi missili testati negli ultimi anni. Il 10 ottobre scorso, ad esempio, durante la parata militare per l&#8217;80esimo anniversario di fondazione del partito dei lavoratori, il regime nordcoreano ha mostrato per la prima volta un nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM) mobile, designato “<strong>Hwasong-20</strong>”. Questo missile assomiglia al “Hwasong-19”, un altro ICBM presentato lo scorso anno, tuttavia il cono di prua più smussato e largo del nuovo vettore indica un volume di carico utile maggiore, compatibile con più veicoli di rientro o un modulo MIRV. Interessante notare che il “Hwasong-20” utilizza un TEL (<em>Transporter Erector Launcher</em>) di nuovo tipo, con un dispositivo di erezione centrale: una configurazione vista su diversi sistemi russi. Pyongyang afferma che il vettore sia a propellente solido, il che permette di effettuare lanci più rapidi rispetto a un missile a propellente liquido, esattamente come per il “Hwasong-19” il cui primo volo di prova risale al 31 ottobre 2024. </p>



<p>La Corea del Nord afferma sui canali statali che il nuovo missile ha una gittata massima di 15mila km e può trasportare testate nucleari multiple, ma questi dati non sono stati ancora verificati non essendo stato effettuato un lancio di prova. Sempre a ottobre dello scorso anno, Pyongyang ha effettuato un doppio test del vettore ipersonico “<strong>Hwasong-11E</strong>”, un SRBM (<em>Short Range Ballistic Missile</em>) dotato di veicolo planante ipersonico che ricorda molto, nel disegno, il cinese DF-17. Anche in questo caso è plausibile che ci sia stato qualche tipo di supporto russo per quanto riguarda i sistemi di guida del vettore e i materiali necessari per esprimere velocità ipersoniche senza danneggiamenti interni.</p>
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		<title>Pino Arlacchi: &#8220;Così voglio rifondare l&#8217;Onu per evitare altre Gaza. Ecco perché mi candido per il dopo Guterres&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/pino-arlacchi-cosi-voglio-rifondare-lonu-per-evitare-altre-gaza-ecco-perche-mi-candido-per-il-dopo-guterres.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 04:27:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arlacchi Onu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-1536x750.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-600x293.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Pino Arlacchi si candida alla successione di Guterres all'Onu con un programma di rifondazione che rafforzi l'Assemblea Generale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pino-arlacchi-cosi-voglio-rifondare-lonu-per-evitare-altre-gaza-ecco-perche-mi-candido-per-il-dopo-guterres.html">Pino Arlacchi: &#8220;Così voglio rifondare l&#8217;Onu per evitare altre Gaza. Ecco perché mi candido per il dopo Guterres&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arlacchi Onu" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-300x146.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-1024x500.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-768x375.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-1536x750.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163109678_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_418543-e1777536380178-600x293.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p><strong>Pino Arlacchi</strong>, ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite, già senatore ed europarlamentare e figura di spicco nella lotta alla criminalità organizzata e al narcotraffico, <a href="https://it.insideover.com/politica/pino-arlacchi-la-cina-e-una-risorsa-per-il-mondo-non-una-minaccia-e-litalia-dovrebbe-capirlo.html">autore di un recente saggio dedicato alla Cina edito da Fazi</a>, ha deciso di scendere in campo per la massima carica dell&#8217;Onu. La sua candidatura alla successione di <strong>António Guterres</strong> &#8211; il cui mandato scade a fine anno &#8211; non è quella di un diplomatico di carriera che chiede l&#8217;appoggio delle grandi potenze, ma di un «rappresentante del grande Sud» che punta a mobilitare la maggioranza globale dell&#8217;Assemblea Generale per una vera e propria rifondazione dell&#8217;organizzazione. Lo abbiamo raggiunto per porgli qualche domanda in merito. </p>



<p><strong>Professor Arlacchi, ci racconti: come mai ha deciso di candidarsi alla Segreteria dell&#8217;Onu? E la domanda che crediamo le faranno tutti: quali chance concrete ci sono che questa candidatura possa andare in porto?</strong></p>



<p>&#8220;La decisione è nata dalla frustrazione per il vuoto completo dell&#8217;azione delle Nazioni Unite nelle crisi degli ultimi anni, in grandi crisi come quella ucraina. Ho pensato di mettere a disposizione non la candidatura di un singolo Paese, ma la mia candidatura per il Sud Globale. Voglio dire: la maggioranza globale all&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;ONU, ormai da molti anni, è una maggioranza che si esprime regolarmente ed è composta da Paesi del Sud globale – non europei e non occidentali. Quindi io rappresenterei il grande Sud. I candidati che ci sono finora sono molto deboli. Ce n&#8217;era soltanto uno che era partito forte, poi si è indebolito fino al punto da azzerare le sue chance: è Grossi, il direttore dell&#8217;Agenzia Atomica, che però è italo-argentino ed è sostenuto da Trump tramite Milei. Oggi, vista la reazione di rigetto verso Trump nel sistema internazionale, e vista l&#8217;Argentina strettamente associata a Trump, in pratica Grossi si è azzerato. C&#8217;era poi l&#8217;altra candidata latinoamericana, l&#8217;ex presidente del Cile, <strong>Michelle Bachelet</strong>, che era una candidata sicuramente forte ma che è stata sconfessata dal suo governo, cambiato in questi mesi.</p>



<p><strong>E qui entra in gioco la sua candidatura&#8230; </strong></p>



<p>&#8220;Viene percepita come una vera alternativa. Finalmente la maggioranza globale esiste nei fatti: da anni ha la possibilità di avere un suo candidato con un programma di riforma – anzi, di rifondazione – delle Nazioni Unite. Questo è il fondamentale&#8221;.</p>



<p><strong>Nella sua idea, l&#8217;Assemblea Generale diventerebbe un vero e proprio Parlamento mondiale con dei poteri esecutivi. Come può configurarsi?</strong></p>



<p>&#8220;L&#8217;attuale sistema dell&#8217;ONU non è democratico: è insieme democratico e autoritario, fatto di due pezzi incompatibili. <strong>Da un lato un&#8217;Assemblea Generale basata sul principio – rivoluzionario – «uno Stato, un voto»,</strong> cioè il massimo possibile: sullo stesso piano ci sono San Marino, la Cina e gli Stati Uniti. Dall&#8217;altro lato, un Consiglio di Sicurezza che non ha nessun rapporto con l&#8217;Assemblea Generale, formato dalle cinque potenze che hanno vinto la guerra 81 anni fa e che hanno potere di veto su qualunque atto delle Nazioni Unite. Io voglio riformare l&#8217;ONU perché esistono cinque articoli della Carta che prevedono il diritto di veto – il veto su qualunque tentativo di riforma dell&#8217;organizzazione. È ovvio che una simile assurdità era macroscopica fin dall&#8217;inizio, ma ogni tentativo di cambiamento è fallito a causa del diritto di veto che uno dei membri del Consiglio di Sicurezza può esercitare su qualunque proposta. La mia proposta è questa: che non ci sia più un solo candidato proposto dal Consiglio di Sicurezza all&#8217;Assemblea Generale per l&#8217;approvazione, ma una rosa di candidati che consenta all&#8217;Assemblea Generale di esercitare il suo diritto scavalcando il prevedibile veto degli Stati Uniti&#8221;.</p>



<p><strong>Cioè? Si spieghi meglio. </strong></p>



<p>&#8220;Oggi, per eleggere il Segretario Generale dell’Onu, il meccanismo è questo: il Consiglio di Sicurezza, dove vige il diritto di veto, sceglie un solo candidato e lo propone all’Assemblea Generale. L’Assemblea può solo dire sì o no, ma nella pratica lo approva quasi sempre. In questo modo gli Stati Uniti – o qualunque altra delle cinque potenze – possono facilmente imporre o bloccare quel singolo nome con il veto. La mia proposta è questa: invece di presentare un solo candidato imposto dal Consiglio, si porti all’Assemblea Generale una rosa di candidati. Così l’Assemblea, dove vale il principio “uno Stato, un voto”, può davvero scegliere tra diverse opzioni. Si scavalca in questo modo il veto prevedibile degli Stati Uniti (o di altri) su un nome sgradito&#8221;. </p>



<p><strong>Ecco, è un punto interessante. Si aspetta anche il sostegno di qualche grande potenza?</strong></p>



<p>&#8220;Io penso che sia difficile che Cina e BRICS non possano sostenere questa via, questa mia candidatura perché dà a loro la possibilità di guadagnarsi la maggioranza dell&#8217;Assemblea Generale e quindi di governare il sistema delle Nazioni Unite. Inoltre, io propongo di applicare alcuni articoli della Carta che non sono mai stati applicati e che consentono al Consiglio esecutivo – al futuro Consiglio chiamiamolo &#8216;della pace&#8217; – di intervenire con efficacia sia nella prevenzione dei conflitti che nel mantenimento della pace. Questa è la cosa fondamentale: le Nazioni Unite delle origini erano uno strumento attivo ed effettivo di mantenimento della pace. Questo vuol dire formare una forza armata stabile e permanente a disposizione dell&#8217;Assemblea Generale e del Consiglio della Pace, adeguatamente addestrata – insomma, un <em>upgrading</em> degli attuali caschi blu, che agirebbero in modo molto più forte nelle aree di crisi&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="772" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163209592_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_250938-1024x772.jpg" alt="" class="wp-image-515325" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163209592_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_250938-1024x772.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163209592_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_250938-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163209592_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_250938-768x579.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163209592_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_250938-1536x1157.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163209592_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_250938-600x452.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260429163209592_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_250938.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Pino Arlacchi negli anni&#8217;90 con Kofi Annan, Segretario Generale dell&#8217;Onu dal 1997 al 2006</em></figcaption></figure>



<p><strong>Lei ha scritto che con questa sua riforma si potrebbero evitare altre Gaza. Davvero?</strong></p>



<p>&#8220;Assolutamente.&nbsp;Anche l&#8217;Ucraina. Questa mia proposta significa l&#8217;attivazione degli strumenti delle Nazioni Unite non appena iniziano a verificarsi i sintomi di un genocidio. Per esempio, durante il mio mandato precedente avevo istituito un piccolo ufficio di prevenzione del genocidio. I genocidi non nascono come esplosioni improvvise di violenza&nbsp;interetnica. I genocidi sono attività ben pianificate da minoranze che manifestano segnali premonitori precoci. Ci sono&nbsp;quattro o sei&nbsp;indicatori di genocidio che consentono di prevenirli o di intervenire efficacemente quando sono appena iniziati. Il caso più grave che abbiamo è quello del Ruanda &#8217;94, dove&nbsp;tutti i segnali che la furia omicida stava per scatenarsi erano presenti, e furono captati dal contingente dei caschi blu presenti sul posto, che avevano tutte le possibilità e i mezzi per soffocare sul nascere l&#8217;esplosione della violenza, ma non intervennero perché non ottennero l&#8217;autorizzazione da New York&#8221;. </p>



<p><strong>Finì in maniera tragica. </strong></p>



<p>&#8220;850.000 persone massacrate in 100 giorni a colpi di machete. Questo è l&#8217;esempio più grave di impotenza e inefficienza delle Nazioni Unite:&nbsp;un massacro che, con la rifondazione e le misure che propongo, non si sarebbe verificato.&nbsp;Lo stesso non si sarebbe verificato a Gaza. Nel momento in cui la Palestina&nbsp;diventasse&nbsp;uno Stato membro,&nbsp;essa potrebbe&nbsp;invocare l&#8217;articolo 51 e il diritto di autodifesa, e le Nazioni Unite&nbsp;potrebbero&nbsp;intervenire a difesa della popolazione civile. Se c&#8217;è una minaccia, si interviene immediatamente con un contingente adeguato e armato per difendere la popolazione palestinese&#8221;.</p>



<p><strong>Ma le grandi potezne &#8211; e non solo &#8211; permetteranno tutto questo? O è utopico? </strong></p>



<p>&#8220;Non è affatto impossibile. Prenda il caso ucraino: una forza di interposizione di garanzia degli accordi di Minsk – stiamo parlando di un bel po&#8217; di anni prima dell&#8217;invasione russa del 2022 – avrebbe imposto l&#8217;osservanza di quegli accordi anche nei confronti di una delle parti che le aveva sottoscritte in malafede. Abbiamo saputo dopo, infatti, che gli accordi di Minsk erano stati sottoscritti e garantiti dall&#8217;Unione Europea e da alcune potenze europee solo per prendere tempo e permettere a Kiev di armarsi, come ha dichiarato <strong>Angela Merkel</strong>. Non si sarebbero consentiti la violazione di quegli stessi accordi e gli attacchi alla popolazione dell&#8217;Ucraina da parte del governo centrale di Kiev&#8221;.</p>



<p><strong>Possiamo dire che senza questa sua – più che riforma, rifondazione – l&#8217;Onu rischia sempre di più di avere un ruolo marginale. È una questione di sopravvivenza?</strong></p>



<p>&#8220;Questo è l&#8217;unico modo per prevedere con precisione le modalità di intervento effettivo di una forza di pace assolutamente operativa. Cosa sta succedendo in Libano? Che cosa ci stanno a fare i militari Unifil in tutte queste missioni?&nbsp;Sono bersaglio&nbsp;della violenza delle parti senza poter rispondere, senza poter svolgere il loro ruolo. A quel punto&nbsp;sarebbe stato meglio&nbsp;mandare una forza umanitaria e non dei soldati.&nbsp;I soldati&nbsp;che vanno in un teatro di guerra devono poter agire come soldati, non come una forza di interposizione civile-umanitaria che svolge compiti umanitari. Serve una forza &#8220;peace enforcement&#8221;</p>



<p><strong>Visto che lei ha dalla sua una grande esperienza come sottosegretario generale e ha ottenuto risultati importanti anche nell&#8217;ambito della lotta al narcotraffico, da quell&#8217;esperienza importante, cosa potrebbe applicare oggi – poi – alla guida dell&#8217;ONU?</strong></p>



<p>&#8220;Il capitale morale delle Nazioni Unite&nbsp;serve&nbsp;per prevenire i conflitti e risolvere le crisi. Se soltanto una parte di questo capitale si traduce in forme concrete di intervento, la sicurezza del mondo può migliorare drasticamente. Tutto questo è stato costruito nel &#8217;45 da uomini e donne che avevano subito due guerre mondiali e che avevano in testa l&#8217;idea che&nbsp;i massacri della prima metà del Novecento non dovessero più succedere, dove tra una cosa e l&#8217;altra sono morte 80 milioni di persone – tra guerra, dittatura, campi di sterminio… siamo arrivati a cifre spaventose. </p>



<p>La creazione dell&#8217;Onu&nbsp;aveva questo scopo: rendere impossibile la guerra. Non si arrivò a proibire la guerra formalmente come si era tentato di fare già negli anni Trenta con il trattato… certo, nelle discussioni di San Francisco che portarono poi alle Nazioni Unite si discusse molto della cosiddetta &#8220;guerra giusta&#8221;. Esistono guerre giuste? Certo, nei confronti di Hitler non si poteva andare lì offrendogli tè e biscotti. Queste sono soltanto delle sciocchezze che vengono dette anche da commentatori importanti. L&#8217;intervento delle Nazioni Unite non deve iniziare quando scoppia un conflitto. L&#8217;articolo 2 proibisce addirittura le minacce, che possono provocare immediate sanzioni da parte del sistema&#8221;. </p>



<p><strong>Abbiamo parlato sin qui di come evitare guerre e genocidi. Quali sono gli altri temi prioritari? Il disarmo? </strong></p>



<p>&#8220;Le Nazioni Unite&nbsp;agiscono sia&nbsp;sulle forze che rafforzano la pace globale&nbsp;sia&nbsp;su quelle che alimentano le guerre. Il discorso del disarmo è fondamentale: stava proprio in cima alle preoccupazioni dei costituenti di San Francisco.&nbsp;Quanto all&#8217;&nbsp;applicazione del trattato di non proliferazione, i cinque paesi nucleari non l&#8217;hanno mai attuato. L&#8217;Assemblea Generale, se decide di essere davvero sovrana, ribadisce e impone alle cinque potenze nucleari di disarmare.&nbsp;Faccio un esempio concreto:&nbsp;i presidenti americani dichiarano di voler abolire le armi atomiche – Reagan, Obama e perfino Trump all&#8217;inizio del secondo mandato –&nbsp;e&nbsp;ogni presidente nucleare&nbsp;dice la stessa cosa, come&nbsp;Gorbaciov. Poi c&#8217;è la tematica dello sviluppo: la Cina insiste sullo sviluppo sociale ed economico; la riduzione della povertà è lo strumento cardine per garantire la pace e scoraggiare la guerra,&nbsp;poiché&nbsp;le pulsioni nazionaliste e guerresche verso l&#8217;esterno si aggravano in parallelo al disagio economico e alla disoccupazione, soprattutto giovanile. Questa è l&#8217;esperienza: i conflitti nel mondo nascono molto da queste cause fondanti. Per rimuovere le cause, non andrei oltre questi punti perché c&#8217;è il problema del sovraccarico di responsabilità e aspettative, che poi provoca quella reazione di delusione e&nbsp;sconcerto&#8221;. </p>



<p><strong>Un&#8217;ultima domanda: si aspetta anche un sostegno – abbiamo parlato ovviamente del Sud globale – ma, visto che siamo in Italia, un sostegno anche del governo italiano prima o poi?</strong></p>



<p>&#8220;Se c&#8217;è, ben venga, ma non è essenziale. Perché l&#8217;Italia nell&#8217;Assemblea Generale conta uno. Sono molto più interessato al voto del Sud Globale&#8221;. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pino-arlacchi-cosi-voglio-rifondare-lonu-per-evitare-altre-gaza-ecco-perche-mi-candido-per-il-dopo-guterres.html">Pino Arlacchi: &#8220;Così voglio rifondare l&#8217;Onu per evitare altre Gaza. Ecco perché mi candido per il dopo Guterres&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Guerra in Iran, prima stagione: Trump 0 – Iran 1. L&#8217;analisi di Alain De Benoist</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-iran-prima-stagione-trump-0-iran-1-lanalisi-di-alain-de-benoist.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra voluta da Trump contro l’Iran si è rivelata un fallimento strategico, innescando una pericolosa escalation globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-iran-prima-stagione-trump-0-iran-1-lanalisi-di-alain-de-benoist.html">Guerra in Iran, prima stagione: Trump 0 – Iran 1. L&#8217;analisi di Alain De Benoist</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260330143202119_c71bb3633f1109510d596ccdc35ab0b0-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Avendo più familiarità con i campi da golf che con il Golfo Persico, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> aveva cominciato col presentare la <strong>guerra contro l’Iran</strong> come una «piccola escursione». Poco noto per la sua pazienza strategica, voleva fare in fretta. Gli obiettivi di partenza erano la caduta del regime islamico e la distruzione totale delle sue capacità militari. Quattro settimane dopo l’inizio delle ostilità niente di tutto ciò è accaduto.</p>



<p>Gli iraniani hanno preso il controllo dello <strong>stretto di Hormuz</strong> e le loro coste, lunghe 1.600 chilometri, sono riempite di missili, droni e imbarcazioni rapide. Gli <strong>Houthi </strong>dello Yemen minacciano di chiudere a loro volta lo <strong>stretto di Bab-el-Mandeb</strong>, che sigilla l’accesso al mar Rosso. In <strong>Libano</strong>, <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/la-missione-dei-paramedici-in-libano-sotto-le-bombe-dellidf.html">dove si conta un milione di sfollati</a> (un abitante su dieci), gli israeliani non celano più l’intenzione di occupare militarmente il Sud del Paese fino al fiume Litani. Il <strong>prezzo del greggio</strong> ha superato i 100 dollari al barile, un rincaro di cui il principale beneficiario è <strong>Vladimir Putin</strong>. I Paesi europei, che la <strong>Commissione Europea</strong> ha obbligato a far a meno degli idrocarburi russi, si trovano di fronte a penurie di gas e di petrolio che comportano una fiammata del prezzo della benzina alla pompa.</p>



<p>Benché fortemente e durevolmente indeboliti dai massicci bombardamenti subiti, gli iraniani non hanno ceduto; tutt’altro. Si è assistito a una <em><strong>escalation</strong></em> che assomiglia a una fuga in avanti. I movimenti militari americano-israeliani, la destabilizzazione dei mercati dell’energia e l’annuncio di un’invasione via terra (forze speciali?) disegnano uno scenario di cui nessuno può prevedere le conseguenze, ma che evoca gli “choc petroliferi” del 1974 e del 1979: crisi economica e finanziaria, recessione mondiale.</p>



<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong>, che speravano in una vittoria-lampo, non sanno più come tirarsi fuori da questo ginepraio. Gli iraniani, che si pensava crollassero in pochi giorni, hanno l’iniziativa in tutti i campi. Il bilancio dell’operazione <em>Epic Fury</em> è un disastro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si è arrivati a questo punto?</h2>



<p>E, innanzitutto, perché questa guerra? Una «minaccia imminente» che giustificava una guerra preventiva? Quale? La minaccia nucleare? Saranno presto quarant’anni che <strong>Israele </strong>annuncia ogni anno che l’Iran disporrà della bomba atomica «fra pochi mesi», il che ha finito col suscitare lo stesso scetticismo delle «armi di distruzione di massa» attribuite al regime di Saddam Hussein. <strong>Tulsi Gabbard</strong>, direttrice dell’agenzia di informazione nazionale, ha fatto sapere il 18 marzo che l’Iran non ha ripreso le attività di arricchimento nucleare distrutte nel giugno 2025. A quel tempo lo stesso Trump aveva proclamato ai quattro venti che il programma nucleare iraniano era stato «completamente obliterato». <strong>Rafael Grossi</strong>, direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) ha confermato, dal suo canto, che in quel campo non esisteva alcuna minaccia iraniana immediata.</p>



<p>Perché Trump si è lanciato in questa avventura, che l’attualità del momento non giustificava, dando prova di un’impreparazione che ha lasciato stupefatti tutti gli osservatori militari seri? Perché ha scelto, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato (<em>midterms</em>), di prendere il rischio di scontentare la propria base elettorale che non vuole una guerra così, che anche l’immensa maggioranza degli americani condanna? <strong>Marco Rubio</strong> ha certamente fornito la risposta lasciando intendere che Trump ha ceduto alle pressioni israeliane esercitate su di lui da <strong>Benjamin Netanyahu</strong> l’11 febbraio a Washington. Ma questo non fa che spostare il problema: perché gli ha ceduto?</p>



<p>Il 17 marzo, le inattese dimissioni di <strong>Joe Kent,</strong> direttore del Centro nazionale di lotta contro il terrorismo, ha fatto l’effetto di un fulmine a ciel sereno. Nella sua lettera di dimissioni indirizzata a Trump, egli ha scritto: «Non posso, in coscienza, sostenere la guerra in corso contro l’Iran. L’Iran non costituiva una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che noi abbiamo scatenato questa guerra sotto la pressione di Israele e della sua potente lobby americana».</p>



<p>La guerra è dunque iniziata il 28 febbraio, <strong>antivigilia della festa di Purim</strong> (che commemora il modo, raccontato nel libro di Esther, in cui gli Ebrei sono sfuggiti a un massacro progettato dai Persiani), con un omicidio mirato (la Guida suprema Ali Khamenei) e con la morte sotto le bombe di 165 scolare fra i 7 e i 12 anni (figlie di Guardiani della Rivoluzione) mentre erano in corso negoziati fra gli iraniani e gli americani che, secondo il sultanato dell’Oman, erano sul punto di riuscire («un accordo era a portata di mano»).</p>



<p>Mark Twain ha detto che «Dio ha creato la guerra affinché gli americani imparino la geografia». A quanto pare, non l’hanno ancora imparata. Trump ha gravemente sottovalutato i suoi avversari. Ha sottovalutato la potenza e la resilienza del nazionalismo iraniano. Ha sottovalutato la potenza militare dell’Iran, la sua solidità organizzativa, i suoi orientamenti strategici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La resistenza dell&#8217;Iran</h2>



<p>L’Iran non è il Venezuela né il principato di Monaco. E non è neanche un Paese arabo: gli iraniani sono più vicini etnicamente agli europei che agli arabi, ai turchi o ai palestinesi. L’Iran è un Paese di 90 milioni di abitanti, tre volte più grande della Francia, dotato di una triplice identità (indo-iranica sin dall’antichità, musulmana dal VII secolo, moderna dal XIX secolo), con una società complessa, una classe universitaria di alto livello (<strong>Ali Larijiani</strong>, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, ucciso il 17 marzo da Israele, era uno specialista di Kant e di Cartesio), una vasta popolazione di ingegneri (l’Iran ne forma 230.000 ogni anno), una storia trimillenaria e dinamiche interne che sfuggono alla comprensione della maggior parte degli occidentali). In <strong>Medio Oriente</strong> è, assieme all’Egitto e alla Turchia, il Paese che possiede il patrimonio culturale più ricco. È inoltre la terza riserva mondiale accertata di petrolio e la seconda riserva mondiale accertata di gas. In geopolitica, infine, la pianura iraniana costituisce il territorio-perno essenziale della massa continentale euroasiatica.</p>



<p>Avendo una visione puramente transazionale dei rapporti di forza, Trump non capisce che gli iraniani conducono contro di lui una <strong>guerra esistenziale</strong> (il che non è il caso degli americani). Non capisce il loro rifiuto «irrazionale» di arrendersi. Non capisce che ci sono situazioni in cui <strong>nessun <em>deal</em> è possibile</strong>. Non sa che la dottrina del martirio è nel cuore dell’Islam sciita (200 milioni di credenti) sin dal massacro di Kerbala del 680 e la morte dell’imam Hussein e dei suoi compagni, e che agli occhi degli iraniani Ali Khamenei pesa molto più da morte che da vivo.</p>



<p>I soli bombardamenti non possono permettere agli americani e agli israeliani di vincere. Sono necessarie <strong>truppe sul terreno</strong>, anche quando nel regime preso di mira esiste un’opposizione solidamente strutturata, il che non è il caso dell’Iran (meglio non parlare di Reza Pahlavi, il figlio del vecchio dittatore, vera e propria marionetta del Mossad e della CIA, che ha sostenitori solo nella diaspora).</p>



<p>Gli iraniani, dal canto loro, hanno capito benissimo di non avere i mezzi per affrontare direttamente la potenza militare degli Stati Uniti, anche se hanno portato colpi devastanti alle basi americane della regione. Hanno quindi immediatamente adottato una <strong>strategia asimmetrica</strong> consistente nell’attaccare i punti deboli dell’economia e della <strong>produzione energetica</strong>, con attacchi mirati sulle infrastrutture di produzione e stoccaggio di petrolio e di gas dei paesi del Golfo. A ciò si è aggiunta la presa di controllo dello Stretto di Hormuz che collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman, passaggio strategico attraverso il quale transitano ogni giorno 20 milioni di barili, ossia il 20% del petrolio mondiale, nonché il 20% del gas liquefatto.</p>



<p>In guerra senza averlo voluto, le <strong>monarchie del Golfo</strong> (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, fra i quali Dubai), che avevano costruito il loro modello di prosperità rimettendosi alla protezione degli americani, si trovano smarriti. <strong>Il garante della loro sicurezza è diventato una fonte di insicurezza</strong>, dato che la guerra minaccia anche il loro modello economico. Constatano con amarezza che gli americani non hanno fatto niente per proteggerli dagli attacchi iraniani, che questi ultimi prendono di mira un’infrastruttura petrolifera che la loro unica vera ricchezza, e che la loro immagine di paradisi turistici e finanziari è fortemente intaccata. Se l’<em>escalation</em> continua e le <strong>officine di desalinizzazione</strong> da cui dipendono le loro popolazioni vengono distrutte, questi Paesi potrebbero addirittura diventare inabitabili.</p>



<p>La scomparsa di fatto del diritto internazionale ha portato con sé quella delle <strong>leggi della guerra</strong>. L’assassinio mirato dell’insieme dei componenti dell’apparato dirigente di uno Stato sovrano membro della Nazioni Unite, all’inizio di una guerra che non è stata dichiarata, di cui nessun Paese alleato è stato informato e che non ha neanche ricevuto l’approvazione del Congresso (il che la rende incostituzionale), è senza precedenti. <strong>È inoltre una flagrante violazione delle Convenzioni di Ginevra del 1949</strong>, le quali dispongono che «è proibito uccidere, ferire o catturare un avversario ricorrendo alla perfidia» (art. 39). L’eliminazione di quasi un centinaio di dirigenti militari e politici iraniani, realizzata dagli israeliani grazie alle informazioni fornite dal Mossad, è stata spettacolare, ma non ha avuto l’effetto scontato. <strong>Sin dal giorno seguenti, essi erano già stati sostituiti,</strong> e per ciascuno di questi sostituti erano stabiliti i nomi dei due successori seguenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Teheran si preparava da tempo</h2>



<p>La sola conseguenza percettibile è che la direzione effettiva del regime iraniano è passata dalle mani dei mullah e degli ayatollah a quelle dei Guardiani della Rivoluzione, che dispongono delle proprie forze armate e della propria economia e restano fermi su una linea dura, dato che si dicono pronti a proseguire la guerra per tutto il tempo che ci vorrà. La <strong>non-resa</strong> equivale per loro a una <strong>vittoria</strong>.</p>



<p>Gli iraniani si preparavano infatti a un attacco di questo genere da vent’anni. Ciò ha loro permesso di mettere in piedi una «<strong>difesa decentrata a mosaico</strong>», principio elaborato a Teheran dopo i fallimenti americani in Iraq e in Afghanistan: i 31 centri di comando (uno per provincia) sono stati dotati di una capacità di armamento e di autonomia strategica. Nel caso di un primo colpo che decapiti il comando centrale, tutti i centri di comando passano in modalità autonoma e continuano a combattere. Nel frattempo, le capacità militari iraniane si sono considerevolmente rafforzate, grazie soprattutto a missili balistici di precisione e droni perfezionati.</p>



<p>Mao Zedong, nel suo libro sulla guerra rivoluzionaria, ha scritto molto giustamente che <strong>«la concezione secondo la quale una vittoria strategica si ottiene solo con vittorie tattiche è errata»</strong>. Gli Stati Uniti hanno in ogni epoca confuso strategia e tattica. Hanno una tattica, che consiste in una lista di obiettivi da colpire, ma non hanno alcuna strategia, perché non hanno la minima idea del «giorno dopo», cioè del tipo di pace che vogliono instaurare. «Non sappiamo tradurre i nostri guadagni militari in accordo politico», ha dichiarato negli scorsi giorni <strong>Ami Ayalon</strong>, ex capo dei servizi d’informazione interni israeliani. È il motivo per cui, dal 1945 in poi, gli americani non hanno vinto alcuna guerra. Ed è anche il motivo per cui i loro interventi in Afghanistan, in Siria, in Iraq e in Libia non hanno portato la «democrazia» e la «libertà», ma la guerra civile e il caos.</p>



<p>Un altro tradizionale difetto degli americani è di credere che la superiorità militare e tecnologica conferisca automaticamente la vittoria. Ciò è semplicemente falso. Nel momento più acuto della guerra del Vietnam, il numero di soldati americani dispiegati sul posto raggiungeva il mezzo milione, il che non ha impedito la loro sconfitta.</p>



<p>Il <strong>costo della guerra</strong> con l’Iran è enorme. La potenza aerea americana eccelle contro i grandi bersagli fissi, ma fatica a neutralizzare le piccole unità mobili. <strong>Abbattere dei droni Shahed da 20.000 dollari con missili da 4 milioni di dollari non è il metodo di migliore per fare delle economie!</strong> Gli Stati Uniti hanno utilizzato più intercettori Patriot nei primi tre giorni di guerra di quanti non ne abbiano forniti all’Ucraina in quattro anni di conflitto. Le prime due settimane della guerra, da sole, sono costate loro 12 miliardi di dollari. La Casa Bianca vuole ora far sbloccare 200 ulteriori miliardi di dollari per sostenere la propria offensiva. Mentre gli israeliani mancano di soldati, <strong>gli Stati Uniti mancano di munizioni, di missili guidati e di sistemi di difesa aerea </strong>(hanno già fatto ritornare alcuni sistemi dispiegati in Asia orientale e dirottato armamenti destinati all’Ucraina).</p>



<p>Lanciandosi in una guerra priva di giustificazione giuridica, senza una coalizione solida e senza obiettivi raggiungibili, Israele e gli Stati Uniti hanno aperto il vaso di Pandora. La loro decisione accentuerà la multi polarizzazione del mondo e favorirà il formarsi di un asse anti-occidentale orientato verso la Cina e la Russia. Delle due cose, l’una: o Donald Trump trova una porta di uscita onorevole che gli consenta di mascherare la sua sconfitta in «grande vittoria militare», ma è verosimile che in un caso del genere Israele vorrà proseguire la guerra, se non in Iran, perlomeno in Libano. Oppure cerca di annientare un paese erede di una civiltà tre volte millenaria, con tutti i rischi di <em>escalation</em> e di logoramento che questo comporta. In entrambi i casi, è grande il rischio di vedere il caos estendersi a tutto il Medio Oriente.</p>



<p>Non dimentichiamoci, infine, che in questa vicenda, anche se l’attacco all’Iran è stato condotto congiuntamente da Israele e dagli Stati Uniti, i loro obiettivi fin dall’inizio non sono stati gli stessi. <strong>Il piano iniziale di Donald Trump era distruggere la potenza militare iraniana,</strong> allo scopo di concludere poi un accordo di pace, mentre invece Netanyahu va alla ricerca sia di un cambio di regime sia dello smembramento dell’Iran, onde assicurarsi un’egemonia senza condivisione in Medio Oriente. In altri termini: <strong>Trump non esclude la pace, Netanyahu non la vuole.</strong> Vuole soltanto continuare a bombardare e a uccidere. Nell’immediato, lo Stato di Israele – che ha appena reintrodotto la pena di morte per i soli palestinesi – si preoccupa del costituirsi di un asse Arabia saudita-Turchia-Pakistan-Egitto che gli sarebbe ostile. Il primo aprile, Donald Trump ha minacciato di rispedire l’Iran «all’età della pietra». La calma non tornerà tanto presto nella regione.</p>



<p>Articolo tratto dal numero 391 (maggio-giugno) di Diorama. <em>Per abbonarsi alla rivista&nbsp;<strong>Diorama Letterario</strong>&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-in-iran-prima-stagione-trump-0-iran-1-lanalisi-di-alain-de-benoist.html">Guerra in Iran, prima stagione: Trump 0 – Iran 1. L&#8217;analisi di Alain De Benoist</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il caso Iran: L&#8217;Europa che corre verso nuove sanzioni rischia di fare da sponda a Israele per una nuova guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-caso-iran-leuropa-che-corre-verso-nuove-sanzioni-rischia-di-fare-da-sponda-a-israele-per-una-nuova-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 14:57:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele-Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Lo stallo che si è creato dopo la "guerra dei dodici giorni" rischia di essere rotto dalle sanzioni dell'Europa contro l'Iran. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-caso-iran-leuropa-che-corre-verso-nuove-sanzioni-rischia-di-fare-da-sponda-a-israele-per-una-nuova-guerra.html">Il caso Iran: L&#8217;Europa che corre verso nuove sanzioni rischia di fare da sponda a Israele per una nuova guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/iran.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p><em>Pubblichiamo la prima puntata (di due) di un&#8217;analisi di Alessandro Cassanmagnago sull&#8217;Iran dopo la &#8220;guerra dei dodici giorni&#8221; e le possibili evoluzioni del confronto con Israele e della scena internazionale.</em></p>



<p>Sono passati circa tre mesi dalla cosiddetta<a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-contro-iran-guerra-ombra-nel-sistan-balochistan.html"> guerra dei dodici giorni che ha coinvolto Iran, Stati Uniti e Israele</a>. È il momento di provare a tracciare un primo bilancio delle conseguenze di questo conflitto e di riflettere sugli scenari futuri. Stabilire un vincitore preciso è difficile. Si è trattata infatti di una guerra in gran parte performativa, <strong>più simile ad un grande tragico spettacolo</strong>, con un significato diverso rispetto ai conflitti del XX secolo o allo stesso conflitto parallelo in Ucraina. Nel corso del Novecento, in un contesto mediatico molto meno sviluppato, la guerra procedeva quasi sempre fino al raggiungimento di obiettivi chiari, spesso coincidenti con la <strong>distruzione del nemic</strong>o o la sua definitiva incapacità di colpire. Oggi la dinamica è diversa: nel caso di questo conflitto non è chiaro se siano stati raggiunti gli obiettivi militari dichiarati. Oltre alla nebbia di guerra tipica di ogni contesto bellico è ancora più difficile sferzare il velo propaganda intessuto dagli apparati governativi degli attori coinvolti. Sul rumore di fondo emerge su tutti la voce stentorea del presidente americano Trump che, con le sue costanti giravolte mediatiche, ha reso ancora più complesso chiarire quali siano i reali interessi degli USA in questo conflitto. </p>



<p>La nuova amministrazione aveva ribadito all’inizio del 2025 <strong>la ferma intenzione di impedire all’Iran di realizzare un’arma atomica.</strong> Sul tavolo Trump aveva messo sul piatto due opzioni: quella diplomatica e quella militare, con un’apparente preferenza della prima sulla seconda. Con l’esplodere dello scontro tra Tel Aviv e Teheran in giugno, gli USA hanno abbandonato la via del negoziato per allinearsi con gli israeliani, contribuendo con attacchi mirati alle istallazioni nucleari iraniane. Oggi Washington sostiene di aver distrutto il materiale fissile e di aver seriamente compromesso gran parte delle infrastrutture iraniane. Tuttavia, <a href="https://edition.cnn.com/2025/06/24/politics/intel-assessment-us-strikes-iran-nuclear-sites">le prime valutazioni dell’intelligence americana</a> erano state più caute: i danni all’Iran sarebbero stati reali, <strong>ma non irreparabili,</strong> e il materiale fissile altamente arricchito, vero oggetto del contendere, non sarebbe stato eliminato completamente. In seguito, forse anche per effetto di spinte propagandistiche provenienti direttamente dalla Casa Bianca, i report hanno assunto un <a href="https://www.nytimes.com/2025/06/25/us/politics/trump-iran-nuclear.html">tono più netto</a>, parlando di danni significativi.</p>



<p><strong>Anche la posizione iraniana appare contraddittoria.</strong> Da un lato, le voci legate all’apparato militare minimizzano i danni, esaltando la capacità difensiva del Paese e l’incapacità americana di piegare il programma nucleare. Dall’altro, il ministro degli Esteri Araghchi <a href="https://www.bbc.com/news/articles/crmv3kp744ro">ha ammesso</a> l’esistenza di danni, anche seri, probabilmente con l’obiettivo di <strong>utilizzare questa narrativa come leva negoziale</strong> nei colloqui con Stati Uniti e gli E3 (la triade di nazioni europee coinvolte nelle negoziazioni sul nucleare iraniano, ossia Francia, Germania e Regno Unito).</p>



<p>L’Iran inoltre riconosce l’eliminazione, a opera di Israele, di figure chiave nel settore militare e scientifico del programma nucleare, ma allo stesso tempo sottolinea la resilienza del suo apparato politico-militare. È giusto ricordare che nei bombardamenti non sono stati colpiti in maniera decisiva i settori petrolifero e gasifero iraniani. Un eventuale danneggiamento di queste industrie avrebbe rappresentato un colpo mortale per l’economia iraniana. <strong>Il regime, nonostante gli attacchi e lo spettro di potenziali sollevazioni interne, è rimasto in piedi.</strong> Sarà ora necessario comprendere se si tratti di una vittoria di Pirro o se il governo sfrutterà l’occasione per operare un rafforzamento effettivo delle proprie capacità difensive, favorito dal classico meccanismo di <em>rally around the flag</em>, cioè dalla tendenza della popolazione a stringersi intorno al governo quando il Paese è minacciato dall’esterno.</p>



<p>Israele, dal canto suo, aveva due obiettivi dichiarati: fermare lo sviluppo dell’arma atomica iraniana e provocare il crollo del regime degli ayatollah. <strong>Nessuno dei due è stato raggiunto.</strong> Da qui deriva la possibilità, concreta, che la guerra possa riprendere a breve: il conflitto non ha portato a uno stop del programma nucleare né a un cambio di regime, lasciando in eredità un vero e proprio stallo.</p>



<p><strong>Per gli Stati Uniti, lo stallo non è un risultato negativo.</strong> Hanno dimostrato di poter sostenere Israele senza impegnarsi direttamente <em>boots on the ground</em>  in un nuovo conflitto mediorientale. Tuttavia, la mancata soluzione rischia di riaccendere le ostilità, soprattutto perché l’altro obiettivo americano,  riportare l’Iran al tavolo negoziale in una posizione di debolezza, non è stato raggiunto. Le trattative dei primi mesi del 2025 si sono interrotte con lo scoppio della guerra, ma <strong>le posizioni iraniane non sembrano essersi ammorbidite.</strong></p>



<p>La questione nucleare, dunque, resta irrisolta. Il 28 agosto gli E3 <a href="https://www.reuters.com/world/europe/europeans-launch-un-sanctions-process-against-iran-drawing-tehran-ire-2025-08-28/">hanno attivato</a> le procedure per l’attivazione del meccanismo dello <em>snapback</em> che alla fine della sua scadenza di 30 giorni porterà alla reintroduzione delle sanzioni ONU. <strong>Per Teheran questo scenario rappresenta una minaccia seria</strong>, tanto più che i rapporti con l’Agenzia sono tesi da tempo: i suoi ispettori erano stati cacciati con l’accusa di spionaggio a favore di Israele, sospetti rafforzati dal comportamento ambiguo del direttore dell’Agenzia, Rafael Grossi.</p>



<p>Il rischio concreto è che la riattivazione delle sanzioni possa diventare un nuovo <em>casus belli</em>, accettabile anche per i Paesi europei, a sostegno di un’azione militare israeliana contro l’Iran. Il tutto mentre Israele è ancora impegnato nella guerra a Gaza, <strong>con un sostegno internazionale in progressivo calo</strong>: non solo nell’opinione pubblica, ma anche, almeno a livello retorico, tra le classi dirigenti occidentali, sempre meno inclini a sostenere apertamente le sue operazioni nella Striscia.</p>



<p>(1. continua)</p>
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		<title>L&#8217;Europa rilancia le sanzioni all&#8217;Iran, si chiama fuori dalla diplomazia e si autoemargina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/leuropa-rilancia-le-sanzioni-alliran-si-chiama-fuori-dalla-diplomazia-e-si-autoemargina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 13:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele-Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Germania, Francia e Regno Unito, co-firmatari del patto sul nucleare del 2015, hanno annunciato sanzioni contro Teheran.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/iran-4-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Sull&#8217;Iran e il programma nucleare l&#8217;<strong>Europa rischia di andare nuovamente in fuorigioco</strong>, negando a monte un ruolo alla sua diplomazia per risolvere un situazione critica. Dopo un incontro a Ginevra, tra funzionari iraniani e dei Paesi dell&#8217;E3 (Germania, Francia, Regno Unito) co-firmatari del patto sul nucleare del 2015, le tre potenze hanno annunciato che inizieranno a applicare le sanzioni economiche e commerciali contro Teheran applicando il meccanismo dello &#8220;snapback&#8221;, che ai sensi del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) del 2015 consentirebbe di tornare a porle in essere by-passando un eventuale voto al Consiglio di Sicurezza Onu.</p>



<p>Il 18 ottobre il Jcpoa, firmato da Iran, Usa, Russia, Cina, Ue e dai Paesi E3 dieci anni fa, scadrà e formalmente potranno essere ripristinate le sanzioni. La Russia sta provando a creare un ponte negoziale per sospendere di sei mesi l&#8217;applicazione di queste sanzioni, ma l&#8217;Europa sembra tirare dritto. Il motivo? <strong>La sospensione delle visite dei funzionari dell&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia Atomica (Aiea)</strong> da parte dell&#8217;Iran dopo la <strong>guerra dei dodici giorni</strong> combattuta a giugno con Israele.</p>



<p> Tutto questo mentre dall&#8217;Australia le notizie di presunti attacchi dei Pasdaran contro obiettivi ebraici nel Paese hanno perturbato le acque della diplomazia e sullo sfondo si staglia la prospettiva di una ripresa dello scontro con Tel Aviv, dopo un&#8217;estate fatta di<a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-iran-torna-la-guerra-ombra.html"> conflittualità-ombra, di sospetti sabotaggi</a> e di una <strong>dura <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-alza-il-tiro-attacco-al-maxi-giacimento-di-gas-in-iran.html">crisi energetica che attanaglia la Repubblica Islamica.</a></strong></p>



<p>&#8220;La decisione, in fase di valutazione da mesi, rischia di provocare la peggiore crisi nelle relazioni dell&#8217;Iran con l&#8217;Occidente dai tempi degli <a href="https://www.theguardian.com/world/2025/jun/21/israel-and-iran-launch-new-attacks-as-tehran-says-it-will-not-negotiate-nuclear-programme-while-under-threat">attacchi israeliani ai siti nucleari del Paese</a> a giugno&#8221;, nota il <em>Guardian, </em>aggiungendo che &#8220;il direttore generale dell&#8217;AIEA, Rafael Grossi, ha affermato che l&#8217;Iran ha consentito agli ispettori di rientrare questa settimana, ma non è stato loro consentito di visitare i principali siti nucleari bombardati di Fordow, Natanz e Isfahan&#8221;. Questi ultimi sono stati attaccati da Israele e colpiti anche dall&#8217;operazione <strong>Midnight Hammer degli Stati Uniti</strong> nella notte del 22 giugno scorso.</p>



<p>La diplomazia iraniana, guidata dal ministro degli Esteri <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/araghchi-il-tessitore-del-cessate-il-fuoco-e-la-diplomazia-paziente-delliran.html">Abbas Araghchi</a></strong> e in cui sta tornando a giocare un ruolo anche il <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-torna-shamkhani-il-richelieu-di-teheran-scampato-ai-raid-israeliani.html">&#8220;Richelieu di Teheran&#8221; Ali Shamkhani</a>, deve mediare tra la volontà del governo di trovare un modus vivendi e un accordo duraturo e la pressione dell&#8217;ala radicale del potere iraniano che non intende scendere a compromessi dopo esser sopravvissuta alla minaccia esistenziale della guerra con Israele, pur al prezzo di gravi perdite nella catena di comando. </p>



<p>Quello a cui stiamo assistendo è un negoziato complesso in cui gli iraniani si sentono in una posizione critica: non dimentichiamo che nella guerra Israele-Iran Teheran si trovò di fronte al sostanziale via libera dei Paesi E3 alla mossa preventiva di Tel Aviv e alla <strong>giustificazione di fatto della liceità dell&#8217;attacco ordinato da Benjamin Netanyahu</strong> contro l&#8217;apparato nucleare della Repubblica Islamica, accusata di insistere pericolosamente sulla proliferazione nucleare. </p>



<p>La diplomazia che si fonda sulla necessità di comprendere l&#8217;altro da sé dovrebbe prendere in considerazione la prospettiva che nel potere iraniano molti ritengano che il dialogo con l&#8217;Occidente debba riprendere con gradualità, e che in una fase critica per il Medio Oriente e gli scenari globali l&#8217;assertività del ritorno alle sanzioni rischia di lasciare afona, una volta di più, l&#8217;Europa laddove si potrebbero costruire scenari di mediazione. Assente su teatri come quello di Gaza per autoesclusione, marginale sull&#8217;Ucraina dove va a traino dell&#8217;alleato americano, l&#8217;Europa potrebbe con l&#8217;Iran <strong>trovare una via come mediatrice</strong>. Ma ad oggi sta scegliendo, una volta di più, la via dell&#8217;esclusione dal campo di gioco e della giustificazione dell&#8217;assertività israeliana. Per ritiro unilaterale e incomprensione della controparte, l&#8217;Ue può porre le basi per un vuoto diplomatico che rischia di spianare la strada a una nuova guerra regionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/leuropa-rilancia-le-sanzioni-alliran-si-chiama-fuori-dalla-diplomazia-e-si-autoemargina.html">L&#8217;Europa rilancia le sanzioni all&#8217;Iran, si chiama fuori dalla diplomazia e si autoemargina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La bomba australiana sulla de-escalation tra Iran e Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-bomba-australiana-sulla-de-escalation-tra-iran-e-occidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 12:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[JACPO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La bomba australiana sulla de-escalation tra Iran e Occidente" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>è di oggi la notizia che gli ispettori dell'AIEA sono tornati in Iran, ma la bomba australiana ha messo in imbarazzo la delegazione europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-bomba-australiana-sulla-de-escalation-tra-iran-e-occidente.html">La bomba australiana sulla de-escalation tra Iran e Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La bomba australiana sulla de-escalation tra Iran e Occidente" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/IRAN-3-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Australia ha accusato i Guardiani della rivoluzione iraniani di aver ordinato due attacchi antisemiti sul suo territorio ed espulso l&#8217;ambasciatore di Teheran. Un&#8217;iniziativa dirompente, dal momento che, dalla Seconda guerra mondiale, è la prima volta che Sideny espelle un ambasciatore.</p>



<p>Una bomba esplosa in concomitanza con un incontro cruciale tra la delegazione di Teheran e quelle di Germania, Francia e Regno Unito per decidere sul destino del JPCOA, l&#8217;accordo sul nucleare iraniano raggiunto a suo tempo con gli Stati Uniti e che stabiliva come garanti dello stesso, oltre Usa, Russia e Cina, i suddetti Paesi europei.</p>



<p>Il JPCOA prevedeva la remissione delle sanzioni comminate a suo tempo dalle Nazioni Unite contro Teheran se quest&#8217;ultima si fosse astenuta dal produrre l&#8217;arma atomica, pur consentendogli lo sviluppo del nucleare civile.</p>



<p>È storia che, nel suo primo mandato, Trump &#8211; spinto da John Bolton, allora Consigliere per la Sicurezza nazionale, e Benjamin Netanyahu &#8211; abbia fatto uscire gli Stati Uniti dall&#8217;accordo, mentre i tre Paesi europei lo hanno conservato. L&#8217;incontro di Ginevra aveva il potenziale di cambiare tutto.</p>



<p>Infatti, dopo la recente guerra tra Isarele e Iran &#8211; innescata dalle accuse mosse dall&#8217;Agenzia atomica internazionale (AIEA) su un presunto avanzamento delle attività nucleari di Teheran nel campo militare &#8211; quest&#8217;ultimo ha <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/7/2/iran-president-signs-law-suspending-cooperation-with-iaea" target="_blank" rel="noreferrer noopener">negato l&#8217;accesso</a> degli ispettori dell&#8217;Agenzia ai suoi siti nucleari, sospendendo il monitoraggio delle sue attività.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/7/2/iran-president-signs-law-suspending-cooperation-with-iaea"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-ALJAZEERA-4-1024x345.jpg" alt="Iran president signs law suspending cooperation with IAEA" class="wp-image-77937"/></a></figure>



<p>Ne aveva ben donde. Infatti, <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-costruiremo-mai-latomica-il-messaggio-distensivo-delliran-che-avverte-israele-e-trump.html">Israele aveva colto al volo l&#8217;occasione della denuncia del direttore dell&#8217;AIEA, Rafael Grossi,</a> per avviare i bombardamenti, nonostante il fatto che tale accusa non avesse fondamento, come <a href="https://x.com/amanpour/status/1935095391109922822" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha ammesso lo stesso Grossi </a>a guerra oramai in corso.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://x.com/amanpour/status/1935095391109922822"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-X-1-1024x524.jpg" alt="" class="wp-image-77940"/></a></figure>



<p>Tale la situazione quando ieri, a Ginevra, <strong>Germania, Gran Bretagna e Francia si sono incontrati con gli iraniani per verificare se il JPCOA può continuare </strong>il suo corso oppure se dichiarare Teheran inadempiente e far scattare il meccanismo snapback, che ripristinerebbe le sanzioni delle Nazioni Unite.</p>



<p>Va accennato che, dopo la guerra contro Israele, Teheran, dopo l&#8217;irrigidimento iniziale, ha cautamente riaperto all&#8217;Occidente, dicendosi disponibile a tornare nell&#8217;alveo del JPCOA. Ciò non solo attraverso le dichiarazioni ufficiali, ma anche con una mossa a sorpresa: la nomina di Alì Larjiani a capo del Consiglio per la Sicurezza nazionale, una figura stimata in Occidente per le sue doti diplomatiche che lo resero protagonista della faticosa tessitura del JPCOA.</p>



<p>L&#8217;incontro di Ginevra, nelle intenzioni di Teheran, avrebbe dovuto ripristinare in via ufficiale il rapporto con l&#8217;Occidente, ma poco si sa sull&#8217;esito. Secondo <a href="https://it.euronews.com/2025/08/26/nucleare-europa-e-iran-non-trovano-un-accordo-per-evitare-la-ripresa-delle-sanzioni-onu" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Euronews</a> e diversi altri media non si sarebbe trovato nessun accordo, circostanza che riaprirebbe la porta alle sanzioni.</p>



<p>Eppure è di oggi la notizia che <strong>gli ispettori dell&#8217;AIEA <a href="https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1863116/dopo-i-raid-l-aiea-torna-nelle-centrali-iraniane" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono tornati in Iran</a>, </strong>un&#8217;evidente discrasia con l&#8217;annuncio del media europeo. Discrasia che può spiegarsi così: ieri si sarebbe dovuto trovare un&#8217;intesa e ripristinare le ispezioni. Ma la bomba australiana ha messo in imbarazzo la delegazione europea, impossibilitata a ufficializzare un&#8217;intesa con un Paese che organizza attacchi contro obiettivi ebraici in giro per il mondo.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1863116/dopo-i-raid-l-aiea-torna-nelle-centrali-iraniane"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A3-TIO-1024x432.jpg" alt="Dopo i raid, l'Aiea torna nelle centrali iraniane" class="wp-image-77942"/></a></figure>



<p>Così si è trovato un accordo minimale, che permettesse di guadagnare tempo, con l&#8217;Iran che accettava il ritorno degli ispettori in attesa degli eventi. In tal modo, l&#8217;accusa australiana ha posto criticità a un processo di de-escalation cruciale, mantenuto l&#8217;Iran sulla graticola e conservato nell&#8217;agenda geopolitica l&#8217;opzione di una <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/israele-iran-la-seconda-guerra-e-alle-porte-ecco-quando-e-soprattutto-come.html">nuova guerra tra Israele e Iran,</a></strong> opzione che resta nell&#8217;orizzonte degli eventi e che anzi, a stare alle dichiarazioni incrociate Tel Aviv &#8211; Teheran, incombe.</p>



<p>Una guerra che sarebbe molto più catastrofica della precedente e fortemente voluta da Netanyahu, ossessionato dall&#8217;idea di incenerire <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-israele-e-netanyahu-vogliono-ridisegnare-il-medio-oriente.html">l&#8217;antagonista per fare di Israele il dominus del Medio oriente</a> e così farlo assurgere al rango di potenza globale.</p>



<p>Così veniamo alla clamorosa denuncia di Canberra. L&#8217;espulsione del personale diplomatico iraniano è stata motivata dalle conclusioni di un&#8217;inchiesta dell&#8217;intelligence australiana che, come <a href="https://www.theguardian.com/australia-news/2025/aug/27/australia-has-high-level-of-confidence-iran-behind-antisemitic-attacks-as-ambassador-spotted-leaving-embassy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha dichiarato</a> il premier <strong>Anthony Albanese, </strong>avrebbe trovato prove certe delle responsabilità iraniane nei due attentati. Prove non rese pubbliche e che mai lo saranno, ha aggiunto nelle sue dichiarazioni confuse, nelle quali ha detto anche che il coinvolgimento di Teheran è &#8220;probabile&#8221;&#8230; probabile o certo?</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.theguardian.com/australia-news/2025/aug/27/australia-has-high-level-of-confidence-iran-behind-antisemitic-attacks-as-ambassador-spotted-leaving-embassy"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A4-GURADIAN-1024x322.jpg" alt="Australia has ‘high level of confidence’ Iran behind antisemitic attacks as ambassador spotted leaving embassy" class="wp-image-77944"/></a></figure>



<p>Nessuna prova pubblica, dunque, e resta la domanda del perchè l&#8217;Iran dovesse agire in Australia, da cui la separa tanto mare e tanto disinteresse. Interessata, e molto, al Medio oriente, è invece la Gran Bretagna, che con l&#8217;intelligence australiana ha un rapporto strettissimo, discendente dal Commonwealth e dalla comune appartenenza ai <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Five_Eyes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Five eyes</a>.</p>



<p>E Londra ha messo da tempo l&#8217;Iran nel mirino, come denota un recente <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c98wjzj4jlpo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto dell&#8217;intelligence</a> di sua Maestà che lo identificava come minaccia incrementale per la Sicurezza nazionale. Una determinazione che abbraccia anche la politica, e tutti i partiti, come evidenzia l&#8217;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=hLKiSyPcqFM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervista</a> della stupefacente leader Tory Kemi Badenoch, che ha definito l&#8217;Iran un Paese &#8220;nemico&#8221; (nella stessa intervista dichiarava che <strong>l&#8217;Ucraina e Israele stanno combattendo guerre per procura </strong>per conto dell&#8217;Occidente&#8230;).</p>



<p>Di oggi la rivelazione del <a href="https://www.jpost.com/international/article-865402" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jerusalem Post</a>, secondo il quale il Mossad ha collaborato all&#8217;inchiesta australiana&#8230; Israele non riesce a trattenersi dal vantarsi delle capacità dei suoi servizi segreti, nonostante a volte sia controproducente.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.jpost.com/international/article-865402"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A5-JP-1-1024x326.jpg" alt="Was Mossad involved in getting Iran booted out of Australia? - analysis" class="wp-image-77946"/></a></figure>



<p>Infatti, l&#8217;indiscrezione rivela un retroscena alquanto credibile e che spiega tutto, data l&#8217;animosità di Tel Aviv verso Teheran e la sua forte propensione per le manipolazioni (vedi Gaza). Proprio per evitare l&#8217;insorgenza di scomode domande, e per magnificare i presunti successi dell&#8217;intelligence nazionale, Canberra ha <a href="https://www.theguardian.com/australia-news/2025/aug/27/australia-has-high-level-of-confidence-iran-behind-antisemitic-attacks-as-ambassador-spotted-leaving-embassy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prontamente smentito</a>. Una smentita che, però, non convince, come non convince tutta questa stranissima vicenda.</p>



<p><strong><em>Piccolenote è collegato da affinità elettive a <a href="https://it.insideover.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">InsideOver</a>. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, ad <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbonarsi</a>.</em></strong></p>
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		<title>Araghchi, il tessitore del cessate il fuoco e la diplomazia paziente dell&#8217;Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2025 10:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele-Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250625101006217_c615c4e6335b60c43c500261bb119b7f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250625101006217_c615c4e6335b60c43c500261bb119b7f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250625101006217_c615c4e6335b60c43c500261bb119b7f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250625101006217_c615c4e6335b60c43c500261bb119b7f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250625101006217_c615c4e6335b60c43c500261bb119b7f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250625101006217_c615c4e6335b60c43c500261bb119b7f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250625101006217_c615c4e6335b60c43c500261bb119b7f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Araghchi, il tessitore diplomatico del cessate il fuoco e la diplomazia paziente dell'Iran per la pace in Medio Oriente.</p>
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<p>La <strong>diplomazia iraniana</strong> ha incassato un importante risultato con l&#8217;ottenimento del <strong>cessate il fuoco</strong> con Israele mediato da Stati Uniti e Qatar dopo giorni di aspri combattimenti in cui, in parallelo, il ministro degli Esteri <strong>Abbas Araghchi</strong> ha continuato a muoversi per tessere attorno a Teheran una rete internazionale di sicurezza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Iran e le mosse per uscire dall&#8217;angolo</h2>



<p><strong>Alternando mosse diplomatiche e prese di posizione forti</strong>, il 62enne diplomatico a capo della politica estera nella presidenza di <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-il-paese-piu-solo-al-mondo.html">Masoud Pezeshkian</a> ha <strong>promosso il tentativo di rompere il sostanziale isolamento</strong> in cui Teheran ha affrontato l&#8217;attacco israeliano, privo di solidarietà concreta che non fossero le condanne diplomatiche dei raid da parte di Russia, Cina, mondo arabo e diversi Stati africani e latinoamericani. </p>



<p>A conti fatti, missione compiuta: <a href="https://it.insideover.com/guerra/lattacco-usa-latomica-israeliana-e-quella-iraniana-che-non-ce.html">Araghchi ha <strong>dialogato coi ministri degli Esteri di Regno Unito, Germania e Francia</strong></a><strong>,</strong> ha visitato Mosca per confrontarsi con <strong>Vladimir Putin</strong>, ha mantenuto aperto il canale con l&#8217;inviato Usa Steve Witkoff, da ultimo ha coordinato diplomaticamente la risposta ai raid statunitensi del 22 giugno operando un confronto col Qatar che ha permesso di minimizzare i danni della violazione dello spazio aereo di Doha e di creare un ponte negoziale capace di accelerare la corsa al <strong>cessate il fuoco.</strong> Al contempo, Araghchi ha anche fatto pressione sull&#8217;<strong>Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia Atomica (Aiea)</strong> per convincere il direttore generale Rafael Mariano Grossi a un confronto diretto e a un sostegno a futuri sforzi che non facciano sentire Teheran messa all&#8217;angolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Araghchi, un pragmatico sul solco di Zarif</h2>



<p>Araghchi <strong>pondera toni e misure simboliche</strong>, alterna azioni diplomatiche pragmatiche e prese di posizione nette per bilanciarsi nell&#8217;apparato bicefalo del sistema iraniano. Figlio di una famiglia di commercianti di tappeti, giovane combattente nei Pasdaran durante la guerra Iran-Iraq, poi studioso di politica estera con un dottorato di ricerca sul pensiero politico ottenuto in Inghilterra, all&#8217;Università del Kent, si è inserito nel continuum della diplomazia iraniana costruendo una sinergia col presidente riformista Hassan Rouhani e il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif (in carica dal 2013 al 2021) e divenendo capo negoziatore per gli accordi del nucleare (Jcpoa) conclusi nel 2015.</p>



<p>Il solco <strong>diplomatico di Araghchi è quello della tradizione di Teheran</strong>, chiamata a usare la politica estera come camera di compensazione tra le ambizioni della retorica della Guida Suprema Ali Khamenei e degli apparati a questi più fedeli e un pragmatismo di cui è titolare il Governo civile, in un contesto peraltro che vede l&#8217;Ayatollah <strong>essere garante delle scelte critiche dovendo dare il suo assenso al presidente</strong> per confermare la nomina del Ministro degli Esteri. Segno che nel &#8220;gioco delle parti&#8221; l&#8217;elezione di Pezeshkian e l&#8217;ascesa di Araghchi a <strong>capo della diplomazia</strong> godono dell&#8217;approvazione della Guida Suprema.</p>



<p>Il continuum diplomatico, da Zarif a Araghchi, parla di un lungo decennio in cui Teheran ha provato a gestire un&#8217;intrinseca fragilità, data dalla debolezza dell&#8217;economia e delle tensioni sociali, oltre che ovviamente dalla pressione geopolitica globale, non solo con la crescita della <strong>profondità strategica</strong> data dal sostegno agli alleati regionali in Medio Oriente ma anche dalla <strong>strutturazione di una diplomazia</strong> altamente pragmatica e orientata al risultato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una diplomazia attiva</h2>



<p>Non a caso, anche quando col defunto presidente Ebrahim Raisi furono le forze conservatrici e meno avvezze alla diplomazia internazionale a prendere il <strong>potere in Iran, la continuità in questione non si è fermata</strong>: Dal 2021 al 2024 il titolare degli Esteri è stato Hossein Amir-Abdollahian, morto nello stesso incidente di elicottero che è costato la vita a Raisi il 19 maggio 2024. </p>



<p>Amir-Abdollahian, esperto di Iraq e vicino allo storico leader della Quds Force <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html">Qasem Soleimani,</a> fu artefice della mediazione che nel 2023 chiuse di fatto la guerra per procura con l&#8217;Arabia Saudita e avviò la distensione Teheran-Riad. Un pivot fondamentale per indebolire l&#8217;assedio internazionale attorno all&#8217;Iran. Araghchi si è inserito in questo filone. E la debolezza strategica dell&#8217;Iran ha esaltato il ruolo della furbizia, della pazienza e della mediazione. Come l&#8217;opportunità, colta al volo da Araghchi, di chiudere la guerra <strong>contro Israele, nonostante i proclami di fuoco dei falchi facessero pensare altrimenti,</strong> ha dimostrato.</p>
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