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	<title>Rachel Szor Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Sep 2026 07:43:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Rachel Szor Archives - InsideOver</title>
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		<title>Andiamo a vedere Naza, ma anche Palestine36</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/andiamo-a-vedere-naza-ma-anche-palestine36.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 07:43:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visione della pellicola tanto applaudita a Venezia va affiancata da quella di Palestine36, "quando tutto ebbe inizio".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/andiamo-a-vedere-naza-ma-anche-palestine36.html">Andiamo a vedere Naza, ma anche Palestine36</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Venticinque minuti di applausi hanno salutato in sala la fine della proiezione di <em>Naza,</em> il documentario israeliano premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, che così non solo si è aggiudicato il <a href="https://it.euronews.com/cultura/2026/09/13/woman-unknown-vince-il-leone-doro-a-venezia-naza-vince-il-premio-speciale-della-giuria">premio speciale della giuria</a> della 83^ edizione, ma soprattutto la più lunga ovazione di pubblico della storia della manifestazione.</p>



<p>Il documentario diretto dai registi israeliani <strong>Yuval Abraham </strong>e <strong>Rachel Szor,</strong> già fatti oggetto di <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/17/documentario-naza-venezia-israele-manifestazione-video/8509128/">strali</a> in patria, riprende una serie di testimonianze, rigorosamente anonime, di appartenenti alle forze armate dello stato ebraico (IDF), riguardanti uccisioni e violenze perpetrate ai danni di civili palestinesi a Gaza.</p>



<p>L’argomento non è nuovo per Venezia, visto che già lo scorso anno <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_voce_di_Hind_Rajab">La voce di Hind Rajab</a>, incentrato sull’ultima telefonata della piccola palestinese uccisa assieme ai suoi familiari in una spirale di fuoco dell’IDF, aveva commosso il pubblico, senza dimenticare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/No_Other_Land">No Other Land</a>, premiato agli Oscar nel 2025; a quest’ultimo proposito, ricordiamo l’aggressione subita da uno degli autori palestinesi poche settimane dopo la cerimonia di premiazione a opera di alcuni estremisti israeliani.</p>



<p>La novità di Naza è costituita dal fatto che si tratta di una produzione integralmente israeliana, visto e considerato che esistono già innumerevoli <a href="https://www.amnesty.it/onu-rapporto-sulla-violenza-di-genere-a-gaza/">denunce</a> e <a href="https://www.chiesadimilano.it/news/attualita/coloni-israele-palestina-violenze-onu-2875199.html">rapporti</a> sulla condizione dei palestinesi nei territori (illegittimamente) occupati da Israele, e che sono anni che i palestinesi denunziano crimini e violenze di ogni genere perpetrati ai loro danni, e questo ben prima del 7 ottobre, tanto a Gaza che in Cisgiordania (dove, peraltro, Hamas non governa…).</p>



<p>Nel commentare l’evento, i ricercatori e analisti <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_dovete_vedere_palestine_36_e_non_applaudire_naza/45289_69009/">Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad</a>, riprendendo alcune osservazioni a suo tempo fatte sulla condizione dei gazawi, parlano di Naza come di “…un atto d’accusa contro un’informazione occidentale che per tre anni ha trattato i giornalisti palestinesi come narratori inaffidabili della nostra stessa morte”. La stessa che, all’opposto, accoglie con favore, senza dubitarne, le parole dei carnefici i quali illustrano nel documentario, con dovizia di particolari macabri e raccapriccianti, le atrocità cui hanno assistito (e/o provocato). Il tutto con voce ferma, senza mostrare rimorso.</p>



<p>Sarebbe lecito a questo punto interrogarsi non tanto sull’identità delle persone, tenuta nascosta probabilmente per la loro sicurezza interna, quanto sul perché non siano chiamati a rendere conto delle loro azioni. E la risposta, temiamo, non sarebbe particolarmente edificante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché ascoltiamo una voce sola</h2>



<p>Assieme a questo dubbio, il dato più inquietante sotto il profilo comunicativo è che persino nella tragedia e nelle azioni criminali, il ruolo dei palestinesi emerga come fonte inattendibile, tra accuse di terrorismo e fiancheggiamento, e spesso additati come diffusori di notizie false. Al contrario <strong>la fonte israeliana, per quanto riveli fatti oramai arcinoti, viene considerata come fosse l’unica e sola a meritare attenzione,</strong> guadagnandosi gli applausi del pubblico.</p>



<p>Tali considerazioni, si badi bene, non si prefiggono lo scopo di sminuire in alcun modo l’importanza della reazione dell’opinione pubblica, assai più solerte di tanti governi nel recepire e tentare di contrastare orrori indicibili, quanto suscitare qualche riflessione su certe dinamiche, che troppo spesso sfociano nei famosi doppi standard.</p>



<p>Proprio per questa ragione, facendo nostri alcuni dei preziosi consigli dei già citati analisti, è assolutamente auspicabile non solo la visione di Naza – e dei <a href="https://mescalitofilm.com/distribuzione/the-bibi-files/">Bibi files</a> – ma anche di un&#8217;altra importante pellicola intitolata <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Palestina_36_-_Quando_tutto_ebbe_inizio">Palestine 36</a>, sottotitolo “Quando tutto ebbe inizio”, che ha il grande merito di ricordare a tutti una verità nota, ma troppo spesso oscurata. La storia tormentata del popolo palestinese, a partire dalle grandi rivolte iniziate sotto il mandato britannico nel 1936, che ha origini assai risalenti.</p>



<p>Una constatazione che dovrebbe farci interrogare sulle ragioni per cui tanti (troppi) palestinesi debbano seguitare a morire, o patire sofferenze indicibili, affinché il mondo stia ad ascoltare la loro voce.  E chi non prende posizione è solamente complice, anche solo col suo silenzio. In definitiva, <strong>ascoltare (e dare credito) a una sola voce non è la mai la migliore strada per conoscere la verità</strong>, così come demonizzare un intero popolo non può mai rispondere a un elementare principio di giustizia. E non ci sembra che queste regole, per quanto scontate, vengano sempre rispettate, per usare un eufemismo. Nel caso dei palestinesi, e non solo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>NAZA, mille cineasti israeliani difendono il film su Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/naza-mille-cineasti-israeliani-difendono-il-film-su-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 11:43:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1648" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-300x258.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-1024x879.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-768x659.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-1536x1318.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-600x515.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mille filmmaker israeliani hanno firmato un appello in difesa dei due registi, Yuval Abraham e Rachel Szor, affermando la necessità che il film sia visto e sia oggetto di pubblica riflessione. Non solo: 14 docenti di diritto internazionale israeliani, prendendo spunto dal film, hanno chiesto un’indagine indipendente per far luce sui crimini di guerra commessi a Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/naza-mille-cineasti-israeliani-difendono-il-film-su-gaza.html">NAZA, mille cineasti israeliani difendono il film su Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1648" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-300x258.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-1024x879.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-768x659.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-1536x1318.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/I-REGISTI-DI-NAZA-Yuval-Abraham-e-Rachel-Szor-600x515.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il docu-film NAZA, che denuncia i crimini di guerra commessi contro i palestinesi, ha suscitato reazioni furibonde in Israele. Ma, al contrario di altre pubbliche denunce, <strong>alcune voci si sono levate a difesa.</strong> Voci flebili, che a stento riescono a superare il clamore delle accuse di tradimento – con annessa minaccia di revocare la <strong>cittadinanza ai registi</strong> – ma che non possono e non devono essere ignorate dal resto del mondo.</p>



<p>Diversi cronisti, soprattutto di Haaretz, hanno difeso l’opera. Ma molto più significativo è il fatto che mille filmmaker israeliani hanno firmato un appello in difesa dei due registi, <strong>Yuval Abraham </strong>e <strong>Rachel Szor</strong>, affermando la necessità che il film sia visto e sia oggetto di pubblica riflessione. Non solo: 14 <a href="https://www.haaretz.com/gaza/2026-09-15/ty-article/.premium/israeli-law-scholars-call-for-independent-probe-into-suspected-gaza-war-crimes/000001a0-a466-d9a4-a3a7-bf76fea50000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">docenti di Diritto internazionale israeliani</a>, prendendo spunto dal film, hanno chiesto un’indagine indipendente per far luce sui crimini di guerra commessi a Gaza.</p>



<p>Voci minoritarie all’interno di Israele, certo, ma <strong>significative</strong>. E non solo perché testimoniano che non tutta la società israeliana è consegnata al genocidio, ma anche perché il dissenso in Israele costa caro. La minaccia di revocare la cittadinanza ai due registi riecheggia quanto accadde a <strong>Hamdan Ballal</strong>, co-regista di<em> No Other Land</em>, malmenato prima dai coloni e poi dai soldati dell’IDF, infine persino arrestato. Un clima che a Tel Aviv si respira da tempo e che ha fatto sì che si creasse una coltre di autocensura: non dire per non rischiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La solidarietà coraggiosa dei registi israeliani</h2>



<p>Dopo il grosso clamore <strong>suscitato da NAZA</strong>, insignito del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia, il putiferio in Israele non si è fatto attendere (vedi articolo di Roberto Vivaldelli <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/revocategli-la-cittadinanza-israele-vuole-zittire-i-registi-di-naza-il-documentario-premiato-a-venezia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">su InsideOver</a>). <strong>I registi sono stati apertamente minacciati da Netanyahu e da altri esponenti del suo governo. </strong>Ma a loro si è aggiunto anche <strong>Gadi Eisenkot</strong>, la punta di diamante delle opposizioni, che alle prossime elezioni contende a Bibi la poltrona più alta della Knesset.</p>



<p>Un clima di intimidazione rischiarato da una luce: “Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una campagna senza precedenti di incitamento e istigazione contro i creatori del film, e la distanza tra ciò e l’incitamento alla violenza e la minaccia fisica alle loro vite si sta riducendo. Noi, registi, invitiamo tutti coloro che stanno ancora lottando per la libertà di espressione e creazione a unirsi nell’esprimere sostegno e solidarietà con Rachel Szor e Yuval Abraham”. Così recita la petizione firmata da un migliaio di registi e filmmaker israeliani, tra cui Ari Folman, Shlomi Elkabetz, Ran Tal e Michal Aviad.</p>



<p>I firmatari della petizione denunciano che sui media e nella società israeliana “non ha quasi avuto luogo” un dibattito serio sul <strong>genocidio di Gaza</strong> e sulle sue conseguenze. “Il ruolo centrale dell’arte e del giornalismo – continua l’appello – è quello di essere lo specchio della società, anche quando la realtà riflessa è difficile” da accettare. </p>



<p>Criticare film, e le opere d’arte in generale, “è legittimo in una società che cerca di essere sana e funzionale”, si legge ancora <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-09-14/ty-article/.highlight/israelis-unite-against-a-new-enemy-naza-a-film-no-one-has-seen/000001a0-a0f5-d219-a3ed-bdff05350000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel documento</a>. Peccato, commenta <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-09-14/ty-article/.highlight/israelis-unite-against-a-new-enemy-naza-a-film-no-one-has-seen/000001a0-a0f5-d219-a3ed-bdff05350000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a>, che quelli che hanno condannato Naza in Israele lo abbiano fatto di default, senza averlo visto. “La partecipazione di colleghi e scrittori rispettati a questa tendenza è un chiaro segno del deterioramento del dibattito pubblico all’interno di Israele”, conclude il comunicato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>E gli accademici chiedono un’indagine</strong></h2>



<p>A prendere posizione non sono stati soltanto i registi. Martedì scorso, <strong>14 professori di diritto internazionale</strong> di diverse università israeliane, tra cui esperti di diritto dei conflitti armati, “hanno chiesto un’indagine indipendente sulle possibili violazioni del diritto internazionale e sui conseguenti crimini di guerra commessi a Gaza, compresa la condotta dei vertici politici e militari”.</p>



<p>Gli studiosi hanno precisato di non aver visto NAZA, esattamente come i vertici dell’IDF. Ma hanno sottolineato che le accuse emerse nel corso della guerra — dall’incitamento alla distruzione di infrastrutture senza che ci fosse una necessità militare, ai danni sproporzionati ai civili, fino a impedire o far ritardare l’arrivo degli aiuti umanitari — richiedono comunque un’indagine professionale e obiettiva. Liquidare in blocco queste accuse senza accertarle, hanno aggiunto, e intimidire chi le solleva è incompatibile con il rispetto dello Stato di diritto.</p>



<p>A rendere ancora più urgente la richiesta di un’indagine sono anche i recenti ritrovamenti di centinaia di cadaveri sotto le macerie degli edifici distrutti nella Striscia (per l’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk, sono soltanto della punta dell’iceberg…). Urge un’indagine indipendente, prima che le macerie, e con esse i poveri resti dei morti di Gaza, vengano spazzate via senza essere esaminate (ne abbiamo&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-israele-sta-cancellando-le-prove-del-genocidio.html#google_vignette" rel="noreferrer noopener" target="_blank">scritto qui)</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il 28 settembre&nbsp;NAZA&nbsp;esce nelle sale italiane</strong></h2>



<p>È la prima volta, dall’inizio dell’invasione di Gaza, che così tanti registi israeliani rivendicano il diritto alla parola e alla critica, com’è la prima volta che tanti accademici chiedono un’indagine sulle accuse mosse dal mondo e dalla Corte internazionale di giustizia. Dissensi importanti, dunque. Voci minoritarie che si levano sulla scia di quanto Rachel Szor e Yuval Abraham, già co-registi di&nbsp;<em>No Other Land</em>, hanno impresso sulla pellicola tanto ostracizzata in Israele.</p>



<p>NAZA vuole mostrare al mondo i meccanismi usati a Gaza per far strage di palestinesi. E si basa sulle testimonianze di 24 protagonisti dei fatti, tra ufficiali dell’intelligence e soldati israeliani, i quali hanno parlato protetti dall’anonimato (per ovvie ragioni). Il governo israeliano, e il suo ministro della Cultura Miki Zohar, si sono ripromessi di non dare spazio al film, di non permettere che venga proiettato.</p>



<p>Nelle sale italiane, invece, <strong>NAZA uscirà il 28 settembre</strong>. Andare a vederlo è una buona occasione per celebrare il diritto all’informazione e per uscire dall’oblio della propaganda. Ma anzitutto, per quanti in questi anni sono stati distratti, è un’occasione per guardare in faccia gli indicibili orrori di Gaza.</p>



<p></p>



<p>Fonti</p>



<p>Haaretz: https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-09-14/ty-article/.highlight/israelis-unite-against-a-new-enemy-naza-a-film-no-one-has-seen/000001a0-a0f5-d219-a3ed-bdff05350000</p>



<p>InsideOver, Roberto Vivaldelli: https://it.insideover.com/media-e-potere/revocategli-la-cittadinanza-israele-vuole-zittire-i-registi-di-naza-il-documentario-premiato-a-venezia.html</p>



<p>Haaretz: https://www.haaretz.com/gaza/2026-09-15/ty-article/.premium/israeli-law-scholars-call-for-independent-probe-into-suspected-gaza-war-crimes/000001a0-a466-d9a4-a3a7-bf76fea50000</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/naza-mille-cineasti-israeliani-difendono-il-film-su-gaza.html">NAZA, mille cineasti israeliani difendono il film su Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>NAZA: filmmaker e docenti israeliani a difesa del docu-film sui crimini di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/naza-filmmaker-e-docenti-israeliani-a-difesa-del-docu-film-sui-crimini-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 04:50:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="AZA: filmmaker e docenti israeliani a difesa del docu-film sui crimini di Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mille filmmaker israeliani hanno firmato un appello in difesa dei due registi, Yuval Abraham e Rachel Szor, affermando la necessità che il film sia visto e sia oggetto di pubblica riflessione. Non solo: 14 docenti di diritto internazionale israeliani, prendendo spunto dal film, hanno chiesto un’indagine indipendente per far luce sui crimini di guerra commessi a Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/naza-filmmaker-e-docenti-israeliani-a-difesa-del-docu-film-sui-crimini-di-gaza.html">NAZA: filmmaker e docenti israeliani a difesa del docu-film sui crimini di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="AZA: filmmaker e docenti israeliani a difesa del docu-film sui crimini di Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260916194351996_5ba7a994f168fd6b6e79da8ce7435152-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il docu-film NAZA, che denuncia i crimini di guerra commessi contro i palestinesi, ha suscitato reazioni furibonde in Israele. Ma, al contrario di altre pubbliche denunce, alcune voci si sono levate a difesa. Voci flebili, che a stento riescono a superare il clamore delle accuse di tradimento &#8211; con annessa minaccia di revocare la cittadinanza ai registi &#8211; ma non possono e non devono essere ignorate dal resto del mondo.</p>



<p>Diversi cronisti, soprattutto di Haaretz, hanno difeso l&#8217;opera, ma molto più significativo il fatto che mille filmmaker israeliani hanno firmato un appello in difesa dei due registi, Yuval Abraham e Rachel Szor, affermando la necessità che il film sia visto e sia oggetto di pubblica riflessione. Non solo: 14 <a href="https://www.haaretz.com/gaza/2026-09-15/ty-article/.premium/israeli-law-scholars-call-for-independent-probe-into-suspected-gaza-war-crimes/000001a0-a466-d9a4-a3a7-bf76fea50000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">docenti di diritto internazionale </a><a href="https://www.haaretz.com/gaza/2026-09-15/ty-article/.premium/israeli-law-scholars-call-for-independent-probe-into-suspected-gaza-war-crimes/000001a0-a466-d9a4-a3a7-bf76fea50000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">israeliani</a>, prendendo spunto dal film, hanno chiesto un’indagine indipendente per far luce sui crimini di guerra commessi a Gaza.</p>



<p>Voci minoritarie all&#8217;interno di Israele, certo, ma significative. E non solo perché testimonia che non tutta la società israeliana è consegnata al genocidio, ma anche perché il dissenso in Israele costa caro. La minaccia di revocare la cittadinanza ai due registi riecheggia quanto accadde a Hamdan Ballal, co-regista di<em>&nbsp;No Other Land</em>, malmenato prima dai coloni e poi dai soldati dell&#8217;IDF, infine persino arrestato. Un clima che a Tel Aviv si respira da tempo e che ha fatto sì che si creasse una coltre di autocensura: non dire, per non rischiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La solidarietà coraggiosa dei registi israeliani</strong></h2>



<p>Dopo il grosso clamore suscitato da NAZA, insignito del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia, il putiferio in Israele non si è fatto attendere (vedi articolo di Roberto Vivaldelli <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/revocategli-la-cittadinanza-israele-vuole-zittire-i-registi-di-naza-il-documentario-premiato-a-venezia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">su InsideOver</a>). I registi sono stati apertamente minacciati da Netanyahu e da altri esponenti del suo governo. Ma a loro si è aggiunto anche Gadi Eisenkot, la punta di diamante delle opposizioni, che alle prossime elezioni contende a Bibi la poltrona più alta della Knesset.</p>



<p>Un clima di intimidazione rischiarato da una luce: “Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una campagna senza precedenti di incitamento e istigazione contro i creatori del film, e la distanza tra ciò e l&#8217;incitamento alla violenza e la minaccia fisica alle loro vite si sta riducendo. Noi, registi, invitiamo tutti coloro che stanno ancora lottando per la libertà di espressione e creazione a unirsi nell&#8217;esprimere sostegno e solidarietà con Rachel Szor e Yuval Abraham”. Così recita la petizione firmata da un migliaio di registi e filmmaker israeliani, tra cui Ari Folman, Shlomi Elkabetz, Ran Tal e Michal Aviad.</p>



<p>I firmatari della petizione denunciano che sui media e nella società israeliana “non ha quasi avuto luogo” un dibattito serio sul genocidio di Gaza e sulle sue conseguenze. “Il ruolo centrale dell&#8217;arte e del giornalismo &#8211; continua l&#8217;appello &#8211; è quello di essere lo specchio della società, anche quando la realtà riflessa è difficile” da accettare.</p>



<p>Criticare film, e le opere d’arte in generale, “è legittimo in una società che cerca di essere sana e funzionale”, si legge ancora <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-09-14/ty-article/.highlight/israelis-unite-against-a-new-enemy-naza-a-film-no-one-has-seen/000001a0-a0f5-d219-a3ed-bdff05350000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sul documento</a>. Peccato, commenta <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-09-14/ty-article/.highlight/israelis-unite-against-a-new-enemy-naza-a-film-no-one-has-seen/000001a0-a0f5-d219-a3ed-bdff05350000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a>, che quelli che hanno condannato Naza in Israele lo abbiano fatto di default, senza averlo visto. “La partecipazione di colleghi e scrittori rispettati a questa tendenza è un chiaro segno del deterioramento del dibattito pubblico all&#8217;interno di Israele&#8221;, conclude il comunicato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>E gli accademici chiedono un&#8217;indagine</strong></h2>



<p>A prendere posizione non sono stati soltanto i registi. Martedì scorso, 14 professori di diritto internazionale di diverse università israeliane, tra cui esperti di diritto dei conflitti armati, &#8220;hanno chiesto un’indagine indipendente sulle possibili violazioni del diritto internazionale e sui conseguenti crimini di guerra commessi a Gaza, compresa la condotta dei vertici politici e militari&#8221;.</p>



<p>Gli studiosi hanno precisato di non aver visto NAZA, esattamente come i vertici dell’IDF. Ma hanno sottolineato che le accuse emerse nel corso della guerra — dall’incitamento alla distruzione di infrastrutture senza che ci fosse una necessità militare, ai danni sproporzionati ai civili, fino a impedire o far ritardare l&#8217;arrivo degli aiuti umanitari — richiedono comunque un’indagine professionale e obiettiva. Liquidare in blocco queste accuse senza accertarle, hanno aggiunto, e intimidire chi le solleva è incompatibile con il rispetto dello Stato di diritto.</p>



<p>A rendere ancora più urgente la richiesta di un’indagine sono anche i recenti ritrovamenti di centinaia di cadaveri sotto le macerie degli edifici distrutti nella Striscia (per l’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk, sono soltanto della punta dell’iceberg&#8230;). Urge un’indagine indipendente, prima che le macerie, e con esse i poveri resti dei morti di Gaza, vengano spazzate via senza essere esaminate (ne abbiamo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-israele-sta-cancellando-le-prove-del-genocidio.html#google_vignette" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scritto qui)</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il 28 settembre&nbsp;NAZA&nbsp;esce nelle sale italiane</strong></h2>



<p>È la prima volta, dall&#8217;inizio dell&#8217;invasione di Gaza, che così tanti registi israeliani rivendicano il diritto alla parola e alla critica, com&#8217;è la prima volta che tanti accademici chiedono un&#8217;indagine sulle accuse mosse dal mondo e dalla Corte internazionale di giustizia. Dissensi importanti, dunque. Voci minoritarie che si levano sulla scia di quanto Rachel Szor e Yuval Abraham, già co-registi di <em>No Other Land</em>, hanno impresso sulla pellicola tanto ostracizzata in Israele.</p>



<p>NAZA vuole mostrare al mondo i meccanismi usati a Gaza per far strage di palestinesi. E si basa sulle testimonianze di 24 protagonisti dei fatti, tra ufficiali dell’intelligence e soldati israeliani, i quali hanno parlato protetti dall’anonimato (per ovvie ragioni). Il governo israeliano, e il suo ministro della Cultura Miki Zohar, si sono ripromessi di non dare spazio al film, di non permettere che venga proiettato.</p>



<p>Nelle sale italiane, invece, NAZA uscirà il 28 settembre. Andare a vederlo è una buona occasione per celebrare il diritto all’informazione e per uscire dall’oblio della propaganda. Ma anzitutto, per quanti in questi anni sono stati distratti, è un&#8217;occasione per guardare in faccia gli indicibili orrori di Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/naza-filmmaker-e-docenti-israeliani-a-difesa-del-docu-film-sui-crimini-di-gaza.html">NAZA: filmmaker e docenti israeliani a difesa del docu-film sui crimini di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Revocategli la cittadinanza&#8221;: Israele vuole zittire i registi di Naza, il documentario premiato a Venezia</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/revocategli-la-cittadinanza-israele-vuole-zittire-i-registi-di-naza-il-documentario-premiato-a-venezia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 21:20:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Naza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-1024x526.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-1536x789.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-600x308.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il documentario "Naza", premiato a Venezia, denuncia le uccisioni di civili a Gaza e provoca la dura reazione del governo israeliano</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/revocategli-la-cittadinanza-israele-vuole-zittire-i-registi-di-naza-il-documentario-premiato-a-venezia.html">&#8220;Revocategli la cittadinanza&#8221;: Israele vuole zittire i registi di Naza, il documentario premiato a Venezia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Naza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-1024x526.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-1536x789.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260914231148650_dce1f3b33684d88c9fb969b0f4db1497-e1789420339213-600x308.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Hamas? L&#8217;Iran? No: da qualche ora i nemici pubblici numero uno di <strong>Tel Aviv</strong> sono due registi israeliani dall&#8217;aspetto <em>hipster</em>, <strong>Yuval Abraham</strong> e <strong>Rachel Szor</strong>. Gli autori del documentario <em>Naza</em>, presentato alla 83esima Mostra Internazionale d&#8217;Arte Cinematografica di Venezia, dove ha ricevuto una meritata <em>standing ovation</em> record e il Premio Speciale della Giuria, hanno fatto letteralmente infuriare l&#8217;intero apparato di sicurezza e l&#8217;establishment politico israeliano. Il motivo? Il docufilm mostra al mondo i meccanismi alla base dell&#8217;uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza da parte di Netanyahu e del suo governo. E lo fa proprio in questa fase storica, nella quale lo Stato ebraico ha investito milioni di dollari in propaganda, per cercare di ripulire un&#8217;immagine macchiata dal genocidio dei <em>gazawi</em>. <a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LOttavo-Fronte-%E2%80%94-InsideOver-giugno-2026.pdf">L&#8217;ottavo fronte di cui vi abbiamo parlato anche su <em>InsideOver</em></a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esercito minaccia azioni legali</h2>



<p>Autocritica? Macché. La reazione delle autorità israeliane va nella direzione opposta. E non somiglia per nulla a quella di una «democrazia». Il capo di stato maggiore dell&#8217;esercito israeliano, il tenente generale <strong>Eyal Zamir</strong>, ha incaricato il consulente legale delle forze armate di esaminare la possibilità di intraprendere azioni legali contro il film e contro chi vi ha preso parte, affermando che l&#8217;opera diffami l&#8217;esercito. Zamir ha inoltre disposto separatamente un&#8217;indagine interna sulla presunta fuga di materiale classificato utilizzato nella produzione del documentario, <a href="https://www.timesofisrael.com/idf-chief-floats-legal-action-against-naza-film-orders-probe-of-leaked-material/" type="link" id="https://www.timesofisrael.com/idf-chief-floats-legal-action-against-naza-film-orders-probe-of-leaked-material/">secondo quanto riporta il <em>Times of Israel</em></a>. Nei giorni scorsi, l&#8217;Idf aveva già diffuso una nota in cui «respingeva categoricamente» le accuse contenute nel documentario, criticando in particolare il ricorso a testimonianze anonime. L&#8217;esercito ha inoltre precisato che le decisioni relative alla selezione e all&#8217;approvazione degli obiettivi da colpire sono state prese «esclusivamente da personale umano&#8230; e non dall&#8217;intelligenza artificiale», nonostante <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-lalgoritmo-che-uccide.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/gaza-lalgoritmo-che-uccide.html">alcune inchieste giornalistiche dicano l&#8217;esatto contrario</a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">IDF Chief of Staff Lt. Gen. Eyal Zamir says he has instructed the military&#39;s top legal official to examine legal action against the film &quot;NAZA&quot; and those involved in it, and separately ordered an examination of the leaking of classified materials used in its production.<br><br>Zamir…</p>&mdash; Emanuel (Mannie) Fabian (@manniefabian) <a href="https://x.com/manniefabian/status/2099491844904116538?ref_src=twsrc%5Etfw">September 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ma il fatto forse più grave &#8211; e vergognoso &#8211; per quella che viene definita «l&#8217;unica democrazia del Medio Oriente» &#8211; sta nella proposta incedente del ministro della Cultura, <strong>Miki Zohar</strong>, il quale ha presentato una richiesta formale all&#8217;Autorità per la Popolazione e l&#8217;Immigrazione al fine di valutare la «revoca della cittadinanza ai registi, dando seguito a una minaccia lanciata il giorno prima». Critichi il governo e l&#8217;esercito? Ti revoco la cittadinanza. Bella democrazia. Alle minacce totalitarie di Zohar si aggiungono le frasi del ministro della Sicurezza Nazionale, <strong>Itamar Ben Gvir</strong>, il quale ha definito il film «antisemita» e i suoi autori un «danno diretto» al popolo israeliano, invitandoli su X ad «andarsene» e ironizzando sul fatto che sarebbero accolti a braccia aperte da Hamas. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="iw" dir="rtl">״מהרסייך ומחריבייך ממך ייצאו״ &#8211; רחל שור ויובל אברהם יוצרי הסרט האנטישמי ״נזק אגבי״, הם הנזק הישיר של עם ישראל.<br><br>למוציאי דיבתם של לוחמינו הגיבורים, שמחרפים את נפשם, כדי שנוכל לחיות בשקט ובבטחה אני אומר: אתם בושה וחרפה לעם ישראל כולו. תסתלקו.<br><br>אני בטוח שחבריכם, אויבינו בחמאס בעזה… <a href="https://t.co/uTjF0Ms8Ci">pic.twitter.com/uTjF0Ms8Ci</a></p>&mdash; איתמר בן גביר (@itamarbengvir) <a href="https://x.com/itamarbengvir/status/2099201895340622202?ref_src=twsrc%5Etfw">September 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ma sarebbe sciocco a questo punto pensare che le reazioni di sdegno arrivino solo dal governo Netanyahu e dall&#8217;esercito. Il presidente del partito Yashar, <strong>Gadi Eisenkot</strong>, ex capo di stato maggiore dell&#8217;Idf e favorito alle prossime elezioni, ha scritto su X: «La scelta di alcuni creatori israeliani di salire su un palco internazionale, presentare un quadro distorto e unilaterale, e gettare discredito morale sui soldati che difendono la nostra casa è cecità morale, distacco dalla realtà e un danno allo Stato di Israele in un momento di difficoltà». <strong>Benny Gantz</strong>, anch&#8217;egli ex capo di stato maggiore dell&#8217;Idf, ha dichiarato: «Coloro che sono dietro il film non hanno mai messo piede sul campo di battaglia — e non vorrei mai che dovessero farlo».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="iw" dir="rtl">לוחמי ומפקדי צה״ל מנהלים כבר כמעט שלוש שנים מלחמה צודקת וקשה מאין כמותה, מול אויב אכזר שטבח, אנס וחטף ילדים, נשים וגברים בבוקר השבעה באוקטובר. <br><br>הבחירה של יוצרים ישראלים לעמוד על במה בינלאומית, להציג תמונה מעוותת וחד-צדדית ולהטיל דופי מוסרי בלוחמים ששומרים על הבית- היא עיוורון…</p>&mdash; Gadi Eisenkot &#8211; גדי איזנקוט (@gadi_eisenkot) <a href="https://x.com/gadi_eisenkot/status/2099377171517083964?ref_src=twsrc%5Etfw">September 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Di cosa parla Naza (e perché fa paura al governo di Tel Aviv)</h2>



<p>«Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile» <a href="https://www.labiennale.org/it/cinema/2026/venezia-83-concorso/naza" type="link" id="https://www.labiennale.org/it/cinema/2026/venezia-83-concorso/naza">hanno affermato i due registi</a>, già premi Oscar per <em>No Other Land</em>. «Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall&#8217;interno un sistema del genere?». Il docu-film si basa sulle <strong>testimonianze anonime di 24 tra ufficiali e soldati dell&#8217;intelligence israeliana</strong>, raccolte in tre anni di riprese segrete sui tetti di Tel Aviv: la pellicola ricostruisce minuziosamente come vengano impiegati sistemi di calcolo —-inclusi strumenti di intelligenza artificiale &#8211; per stimare in anticipo i cosiddetti «danni collaterali» prima di autorizzare un raid. Naza è proprio questo: acronimo militare che sta per <em>Nezek Agavi</em>, traducibile come «danno collaterale». </p>



<p>Uno degli elementi più interessanti riguarda la reazione della stampa. Che in Israele è &#8211; perlopiù &#8211; di sostegno alle tesi dell&#8217;Idf. Con qualche importante eccezione. Come quella del solito <em>Haaretz</em>, con un editoriale di <strong>David Issacharoff</strong>: «Come la stragrande maggioranza degli israeliani &#8211; scrive &#8211; non ho ancora visto il film, perché non è disponibile in Israele. Per quanto le sue prove possano essere straordinarie, la reazione israeliana è del tutto ordinaria. Ogni volta che un film denuncia le azioni di Israele contro i palestinesi – dalle realtà quotidiane dell&#8217;occupazione in Cisgiordania fino alla guerra genocida a Gaza – il mainstream israeliano esplode di indignazione, presentandosi come vittima di &#8216;sangue calunniato&#8217;». </p>



<p>La copertura mediatica mainstream di <em>Naza</em> in Israele, nota ancora Issacharoff, «si è concentrata sulla smentita delle accuse del film da parte dell&#8217;Idf, con opinionisti che ripetono i soliti avvertimenti sui danni all&#8217;immagine di Israele all&#8217;estero. Le accuse in sé non ricevono alcuna attenzione».</p>



<p>Non che in Italia le cose vadano poi così diversamente. La <strong>minaccia di revocare la cittadinanza ai due registi è, a ben vedere, un fatto di una gravità inaudita</strong> &#8211; un atto che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque abbia un minimo a cuore la libertà di espressione e di parola, insomma la <em>democrazia</em> &#8211; eppure i nostri giornaloni sembrano non farci caso più di tanto, preferendo dare risalto all&#8217;accusa, ben più comoda, di aver impiegato materiale <em>top secret</em> (capirai: sono <em>whistleblower</em>, che dovrebbero dire? Peraltro riportando fatti già documentati da <a href="https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/" type="link" id="https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/">svariate inchieste giornalistiche</a>). Si preferisce insomma discutere della fonte scomoda piuttosto che del contenuto scomodo: un classico. Si chiama giornalismo, insegnava <strong>Julian Assange</strong> &#8211; non la sua imitazione addomesticata che va per la maggiore quando si parla di Israele. </p>



<p><strong>Fonti: </strong></p>



<p><strong><em>Michael Horovitz, “‘Blood Libel’: Israeli Politicians Assail Israeli Film on AI-Powered Killing in Gaza,” The Times of Israel, 14 settembre 2026,</em></strong> <a href="https://www.timesofisrael.com/blood-libel-israeli-politicians-assail-israeli-film-on-ai-powered-killing-in-gaza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.timesofisrael.com/blood-libel-israeli-politicians-assail-israeli-film-on-ai-powered-killing-in-gaza/</a>.</p>



<p><strong><em>“NAZA,” La Biennale di Venezia, consultato il 14 settembre 2026,</em></strong> <a href="https://www.labiennale.org/it/cinema/2026/venezia-83-concorso/naza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.labiennale.org/it/cinema/2026/venezia-83-concorso/naza</a>.</p>



<p><strong><em>“Israelis Unite Against a New Enemy: ‘NAZA,’ a Film No One Has Seen,” Haaretz, September 14, 2026, accessed September 14, 2026</em></strong>, <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-09-14/ty-article/.highlight/israelis-unite-against-a-new-enemy-naza-a-film-no-one-has-seen/000001a0-a0f5-d219-a3ed-bdff05350000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-09-14/ty-article/.highlight/israelis-unite-against-a-new-enemy-naza-a-film-no-one-has-seen/000001a0-a0f5-d219-a3ed-bdff05350000</a>.</p>



<p><strong><em>Yuval Abraham, “‘Lavender’: The AI Machine Directing Israel’s Bombing Spree in Gaza,” +972 Magazine, April 3, 2024, </em></strong><a href="https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.972mag.com/lavender-ai-israeli-army-gaza/</a>.</p>



<p><strong><em>Roberto Vivaldelli, «L’ottavo fronte: la propaganda di Israele negli USA. Intervista a Nick Cleveland-Stout del Quincy Institute», InsideOver,</em></strong> <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/lottavo-fronte-la-propaganda-di-israele-negli-usa-intervista-a-cleveland-stout-del-quincy-institute.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://it.insideover.com/media-e-potere/lottavo-fronte-la-propaganda-di-israele-negli-usa-intervista-a-cleveland-stout-del-quincy-institute.html</a>.</p>



<p><strong><br></strong></p>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/revocategli-la-cittadinanza-israele-vuole-zittire-i-registi-di-naza-il-documentario-premiato-a-venezia.html">&#8220;Revocategli la cittadinanza&#8221;: Israele vuole zittire i registi di Naza, il documentario premiato a Venezia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Parli di Palestina? Sei antisemita!</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/no-other-land-il-docu-film-israelo-palestinese-accusato-di-antisemitismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Mar 2024 07:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA["No other land"]]></category>
		<category><![CDATA[Apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[Berlinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="554" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-600x277.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-1024x473.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-768x355.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>"No other land" racconta la brutalità degli sfratti israeliani in Cisgiordania  e vince al festival di Berlino tra le accuse di antisemitismo </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/no-other-land-il-docu-film-israelo-palestinese-accusato-di-antisemitismo.html">Parli di Palestina? Sei antisemita!</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="554" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-600x277.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-1024x473.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/OVERCOME_20240327120138235_4f8462ca4359b8afa249837ff6b42003-12-768x355.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Un collettivo israelo-palestinese ha vinto al festival del cinema <strong>La Berlinale </strong>con un docufilm che racconta la brutalità degli sfratti israeliani in Cisgiordania. A <strong>Masafer Yatta</strong>, zona collinare al sud di Hebron, i bulldozer israeliani demoliscono intere abitazioni con i coloni dietro le colline che fremono per poterle occupare una a una.</p>



<p>Il film è stato acclamato dalla critica e dal pubblico portando alla ribalta una tematica che passa in sordina ormai da decenni. Dietro il clamore si è aperta però una voragine di <strong>critiche e minacce di morte</strong>.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="NO OTHER LAND | Il trailer del documentario | HOT CORN" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/1lTHJvcfIbA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_1lTHJvcfIbA");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Masafer Yatta: la resistenza non violenta palestinese contro le demolizioni</h2>



<p>Masafer Yatta è una regione semidesertica situata nel distretto meridionale di <strong>Hebron</strong>, in <strong>Cisgiordania</strong>. Comprende 12 villaggi e migliaia di residenti. Il 4 maggio 2022 la Corte Suprema israeliana aveva respinto i ricorsi dei residenti palestinesi che avevano aperto una lunga battaglia legale per evitare lo sfratto collettivo. È una storia lunga che risale agli anni ’80, quando l’esercito israeliano rivendicò quel territorio come suo per <strong>scopi militari</strong>, e volendo costruire un grande poligono di tiro dell’esercito. Da quel momento Masafer Yatta è stata <strong>presa di mira e resa teatro di sfratti massivi</strong>. Dopo aver perso la battaglia legale durata venti anni, la situazione è precipitata. La Corte Suprema ha respinto i ricorsi dei residenti sentenziando così lo sfratto di 1300 persone da otto villaggi, dei quali 500 sono bambini. Si sta infatti assistendo a <strong>una delle più grandi espulsioni di massa di palestinesi dal 1967</strong>, quando Israele vinse la Guerra dei sei giorni e occupò Cisgiordania, Gaza e Golan iniziando il processo di colonizzazione.</p>



<p>Qui si è creata una forma di resistenza non violenta, formata da attivisti palestinesi e israeliani. Tra questi anche il collettivo di quattro giovani: l&#8217;avvocato e giornalista palestinese <strong>Basel Adra</strong>, il fotografo e agricoltore palestinese <strong>Hamdan Ballal</strong>, il giornalista israeliano <strong>Yuval Abraham </strong>e la direttrice della fotografia israeliana <strong>Rachel Szor </strong>&#8211; che hanno dato vita al doc film “No Other Land”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’amicizia come lotta</h2>



<p><strong>Basel Adra </strong>è nato e cresciuto Masafer Yatta e vive il processo di pulizia etnica da quando era bambino. Insieme alla sua famiglia e ai suoi vicini, r<strong>egistra tutto quello che succede nei villaggi in questione, </strong>procurando un enorme archivio di video girati nel corso di 20 anni. Registra la graduale, lenta e inesorabile distruzione della sua terra, la violenza dei soldati israeliani che con i loro bulldozer demoliscono casa e sfrattano con la forza gli abitanti. Un processo lungo di disumanizzazione e privazioni volto ad allontanare gli abitanti della circoscrizione in qualsiasi modo.</p>



<p>Alcuni <strong>attivisti israeliani </strong>sono accorsi in aiuto della popolazioni di Masafer Yatta, tra i quali <strong>Yuval Abraham e Rachel Szor</strong>. Yuval inizia a scrive articoli di denuncia e filma ininterrottamente. In cinque anni tra Yuval e Basel nasce una <strong>forte amicizia </strong>scandita dalle riprese e la lotta non violenta contro i soldati israeliani e i coloni. Da qui la creazione del film “<strong>No Other Land</strong>”, un doc film che unisce la documentazione di archivio di Basel e il lavoro degli attivisti.</p>



<p>Il documentario si apre con l’arresto del padre di Basel, quando i soldati israeliani hanno fatto irruzione a casa loro. Le demolizioni sono visibili da subito, accompagnate dalle urla disperate dei palestinesi che vedono la propria casa distrutta. Il film si snoda attraverso il rapporto tra Basel e Yuval, divisi solo dalla loro identità. L’israeliano libero di muoversi e il palestinese completamente confinato. L’amicizia così come le <strong>profonde differenze</strong>, sono le protagoniste del film che si interroga sull’inesorabile destino dei palestinesi costretti a vivere in un <strong>regime di apartheid</strong>, privati di ogni diritto, pure quello alla sopravvivenza. Durante il corso delle riprese Basel è stato picchiato e arrestato dalle forze israeliane che sono entrare in casa sua due volte per confiscargli telecamere e computer.</p>



<p>Il film è stato accolto dalla critica in un momento cruciale e disperato come quello a cui assistiamo da cinque mesi. Il terribile <strong>attacco di Hamas del 7 ottobre </strong>e la scellerata <strong>risposta di Israele a Gaza </strong>che hanno fatto da eco tra le colline aride di Masafer Yatta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il successo alla Berlinale e le accuse di antisemitismo</h2>



<p>Il film è arrivato fino alla <strong>74esima edizione della <a href="https://www.berlinale.de/en/2024/programme/202409761.html">Berlinale</a></strong>, Festival internazionale del cinema di Berlino, dove ha vinto come <strong>miglior documentario</strong>. Il docu film è stato apprezzato da critici e pubblico che ha applaudito l’annuncio della vittoria. Sul palco Yuval e Basel hanno ringraziato e hanno ricordato il messaggio del documentario. In particolare <strong>Yuval </strong>ha detto “io e Basel abbiamo la stessa età. Io sono israeliano, Basel è palestinese. E tra due giorni torneremo in una terra dove non siamo uguali. Io vivo sotto una legge civile e Basel sotto una legge militare. Viviamo a 30 minuti l’uno dall’altro, io ho diritto di voto e Basel no. Sono libero di muovermi liberamente dove voglio mentre Basel, come milioni di palestinesi, è confinato nella Cisgiordania occupata. Questa situazione di apartheid tra di noi è disuguaglianza. Deve finire”. Un discorso che sapeva avrebbe fatto scalpore e avrebbe avuto conseguenze.</p>



<p>Lo stesso <strong>governo tedesco </strong>ha preso le distanze affermando che ogni intervento non può prescindere dalle ragioni di questo nuovo conflitto, ovvero l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Anche il <strong>sindaco di Berlino </strong>dello stesso avviso dichiarando in un tweet che “l&#8217;antisemitismo non ha posto a Berlino, e questo vale anche per la scena artistica”. La <strong>Ministra della Cultura tedesca, Claudia Roth </strong>ha espresso preoccupanti considerazioni, annunciando un’indagine “per capire se il festival ha fatto abbastanza per essere uno spazio di dialogo”. La Germania ha applicato <strong>rigide restrizioni contro ogni forma di protesta </strong>contro la guerra a Gaza. Sono vietate le manifestazioni e la bandiera palestinese. Per primo il cancelliere Olaf Scholz ha mostrato sin da subito una posizione abbastanza timida nei confronti di Tel Aviv non condannando quasi mai gli attacchi sulla popolazione civile palestinese e utilizzando la carta dell’antisemitismo più volte, rievocando il tragico passato nazista.</p>



<p>Le critiche più aspre e violente sono arrivate da <strong>Israele</strong>. Il discorso di Yuval Abraham è stato tagliato e trasmesso sul <strong>canale 11 di Israele </strong>che lo ha definito fortemente antisemita. Da quel momento il regista e la sua famiglia hanno ricevuto <strong>minacce di morte</strong>. </p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Israeli Director Yuval Abraham receives death threats after calling for ceasefire in Gaza | WION" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/o1zkbRKfbes?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_o1zkbRKfbes");</script>
</div></figure>



<p>Ne scrive direttamente sul <strong><a href="https://www.instagram.com/yuval_abraham/">suo profilo Instagram</a></strong>: “Ieri una folla di estremisti israeliani di destra si è recata a casa della mia famiglia per cercarmi, l’hanno minacciata ed è stata costretta a lasciare la città nel cuore della notte. Ho ricevuto continue minacce di morte e ho dovuto cancellare il mio volo di ritorno. Poiché la maggior parte della mia famiglia è stata assassinata dai tedeschi durante <strong>l’Olocausto</strong>, trovo particolare indignante che i politici tedeschi nel 2024 abbiano l’audacia di usare questo termine come arma contro di me, mettendo in pericolo la mia famiglia.&#8221;</p>



<p>&#8220;<strong>Se tutto è antisemita, la parola perde il suo significato</strong>&#8220;, ha aggiunto Abraham riferendosi ai commenti degli esponenti tedeschi.</p>



<p>Il film, così come la valanga di critiche ricevute, ci pongono inevitabilmente un interrogativo: perché è così difficile parlare della causa palestinese senza essere accusati di <strong>antisemitismo</strong>? L’uso, e di questi tempi, l’abuso di questa parola rischia di trasformarsi in uno strumento di censura, mettendo a tacere qualsiasi critica nei confronti della politica israeliana. Tale narrativa censoria interpreta così la resistenza palestinese come antisemita. </p>



<p>Come dice lo stesso Yuval: “Lo spaventoso uso improprio di questa parola, non solo mette a tacere le critiche palestinesi, ma anche gli israeliani come me”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/no-other-land-il-docu-film-israelo-palestinese-accusato-di-antisemitismo.html">Parli di Palestina? Sei antisemita!</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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