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	<title>puigdemont Archives - InsideOver</title>
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	<title>puigdemont Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Catalogna, il secessionismo si risveglia. Ed è una guerra che non finirà presto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/catalogna-secessionismo-scontri-barcellona.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2018 11:42:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="981" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362-1024x670.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A Barcellona riesplode la rabbia degli indipendentisti. E a un anno dal referendum, la Catalogna torna a infiammarsi, consapevole che le anime secessioniste della regione iberica non si arrenderanno tanto facilmente. Gli scontri avvenuti sabato per le strade del capoluogo catalano sono il simbolo che quel magma ancora ribolle. E che non è destinato ad arrestarsi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/catalogna-secessionismo-scontri-barcellona.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/catalogna-secessionismo-scontri-barcellona.html">Catalogna, il secessionismo si risveglia. Ed è una guerra che non finirà presto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="981" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LAPRESSE_20180929150026_27398362-1024x670.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A <strong>Barcellona</strong> <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/indipendentisti-contro-polizia-barcellona-torna-violenta-1582340.html">riesplode la rabbia</a> degli indipendentisti. E a un anno dal <strong>referendum</strong>, la <strong>Catalogna</strong> torna a infiammarsi, consapevole che le anime secessioniste della regione iberica non si arrenderanno tanto facilmente. Gli scontri avvenuti sabato per le strade del capoluogo catalano sono il simbolo che quel magma ancora ribolle. E che non è destinato ad arrestarsi nel prossimo futuro.</p>
<p>La miccia è esplosa per la manifestazione del sindacato di polizia <strong>Jusapol</strong>, che ha voluto ricordare il giorno della requisizione delle urne per il referendum. Tanto è bastato per far scattare la rabbia dei Comitati per la difesa della Repubblica. Erano più di 6mila i manifestanti che hanno raccolto l&#8217;appello dei Comitati per scendere in piazza.</p>
<p>Non tanti visti i numeri imponenti delle manifestazioni secessioniste: ma era una protesta nata per essere a rischio violenza, e quindi è chiaro che molti hanno desistito. I manifestanti si sono trovati davanti i <strong>Mossos d&#8217;Esquadra</strong>: la stessa polizia catalana che durante i giorni del referendum <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/catalogna-scontro-totale-fra-mossos-guardia-civil/">aveva sostenuto gli indipendentisti</a> evitando di mettere in atto gli ordini del governo di Madrid.</p>
<p>Ma questa volta i Mossos non erano dalla parte dei secessionisti e hanno effettuato diverse cariche contro i manifestanti, che li hanno bersagliati di uova, vernice e fumogeni. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.elmundo.es/cataluna/2018/09/29/5bafd93922601d0e1c8b4654.html">Secondo le prime stime</a>, ci sarebbero stati almeno 24 feriti e sei arresti. Un bilancio che fa capire il livello di violenza che si è raggiunto per una manifestazione tutto sommato piccola ma intensa.</p>

<p>La violenza di ieri è il sintomo che lotta dei secessionisti catalani non si fermerà. E anche se i gruppi di difesa della Repubblica sono piccoli e abbastanza isolati dal resto dei grandi movimenti secessionisti, in ogni caso rappresentano una minoranza violenta e che ha mostrato di essere pronta a riprendere con le proteste.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1193&#8243; gal_title=&#8221;Catalogna, scontri Barcellona 2018&#8243;]</p>
<p>Il referendum dell&#8217;anno scorso è stato una prova di forza che non aveva in realtà l&#8217;obiettivo concreto di ottenere l&#8217;autonomia da Madrid. Lo scopo era un altro: mostrare al mondo che esisteva una regione che voleva secedere e <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.elmundo.es/espana/2018/09/30/5bafc4e3e2704e17688b45b9.html">far apparire il governo</a> di Spagna come <strong>un esecutivo autoritario</strong> che tarpava le ali dell&#8217;indipendenza con polizia e arresti.</p>
<p>Raggiunto questo scopo, gli indipendentisti catalani si sono fermati. Gli arresti dei leader secessionisti e la chiusura da parte degli altri Stati europei hanno reso impossibile proseguire la battaglia. Ma è servito anche per attendere le mosse di Madrid, e capire come orientare la propria battaglia non solo ideologica ma anche politica.</p>

<p>Ma la guerra è un altro discorso:è a lungo termine. E a Barcellona e dintorni sono convinti che quella del primo ottobre 2017 sia soltanto una tappa, una delle tante, in un percorso che hanno intrapreso da decenni. Se si domanda ai secessionisti, sono tutti d&#8217;accordo: la <strong>Repubblica di Catalogna</strong> non è considerata un&#8217;utopia, ma una realtà che si può raggiungere con una strategia esclusivamente a lungo termine. E per la quale gli indipendentisti sono disposti ad andare avanti nonostante le elezioni abbiano dimostrato che la Catalogna <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/quei-milioni-catalani-non-vogliono-la-secessione/">non ha una maggioranza indipendentista</a>, ma è una regione spaccata completamente a metà.</p>
<p>Per realizzare questo obiettivo, è tornato in campo anche <strong>Carles Puigdemont</strong>, che ha annunciato la nascita del suo nuovo partito: &#8220;Chiamata nazionale per la Repubblica&#8221;. Secondo l&#8217;ex presidente catalano, destituito e fuggito in Belgio per evitare la cattura da parte della <strong>polizia spagnola</strong> (su di cui le accuse di sedizione e ribellione da patte della giustizia spagnola), il movimento ha già ottenuto 50mila simpatizzanti ed ha come obiettivo quello di raccogliere in una sola sigla tutti i partiti e i movimenti indipendentisti. Obiettivo difficile, vista la spaccatura all&#8217;interno dell&#8217;area separatista, ma che non è da considerare troppo remoto vista la volontà politica espressa anche da <strong>Quim Torra</strong>, presidente della Generalitat.</p>
<p>Ma la battaglia si fa anche in altri settori, ed è come <strong>una goccia che scava la pietra</strong>. La divisione della società catalana è già un realtà, così come la polarizzazione dello scontro. Gli indipendentisti, penetrati in ogni settore della politica, della cultura e dell&#8217;economia della regione, hanno già di fatto cercato di sganciare la Catalogna dalla Spagna.</p>
<p>La scuola è forgiata sull&#8217;indipendenza, i mercati sono orientati verso l&#8217;Europa, e gli immigrati si sentono più catalani che spagnoli al loro arrivo nella regione. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.elmundo.es/espana/2017/06/25/594ec86722601db6258b4683.html">La stessa Chiesa catalana</a> vive una profonda divergenza con quella centrale di Madrid, e sono molti gli ecclesiastici che si considerano perfettamente in lincea con la causa indipendentista nonostante una larga area del movimento sia profondamente anticlericale.</p>

<p>Per adesso, l&#8217;obiettivo a breve e medio termine voluto dagli indipendentisti è quello della maggiore autonomia. E Pedro Sanchez, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/spagna-rajoy/">salito al potere dopo la caduta di Mariano Rajoy</a>, si è già dimostrato aperto sul tema. Del resto la tattica del movimento separatista è sempre stata questa: alzare il livello dello scontro per ottenere ogni volta sempre più prerogative. Fino a quando, raggiunta una quasi completa autonomia, la sostanziale indipendenza da Madrid avrà superato la forma dell&#8217;appartenenza allo Stato spagnolo.</p>
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		<title>Gli errori di Rajoy e Puigdemont  che hanno incendiato la Catalogna</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/errori-catalogna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 14:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Carles Puigdemont arrestato in Germania. Altri leader secessionisti detenuti in Spagna o in fuga in altre parti d&#8217;Europa. L&#8217;ex ministro Clara Ponsati, ricercata in Spagna che si consegnerà alle autorità in Scozia. Una Catalogna senza governo, piazze in rivolta con scontri e feriti. E nel frattempo, una Spagna ancorata alla forza della legge completamente in balia degli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/errori-catalogna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Carles Puigdemont</strong> arrestato in Germania. Altri leader secessionisti detenuti in <strong>Spagna</strong> o in fuga in altre parti d&#8217;Europa. L&#8217;ex ministro Clara Ponsati, ricercata in Spagna che si consegnerà alle autorità in Scozia. Una Catalogna senza governo, piazze in rivolta con scontri e feriti. E nel frattempo, una Spagna ancorata alla forza della legge completamente in balia degli eventi e paralizzata in schemi politici ormai del tutto superati.</p>
<p>Ancora una volta tra Madrid e Barcellona va in scena <strong>la fiera degli errori</strong>. Un sistema collaudato di scelte pessime, da una parte e dall&#8217;altra, che consegna un Paese non solo spaccato, ma del tutto incapace, sia a livello nazionale che locale, di ricucire i rapporti della pacifica convivenza.</p>
<p>Gli errori dei secessionisti</p>
<p>Carles Puigdemont, l&#8217;ex presidente della <strong>Generalitat di Catalogna</strong>, <a style="color: #0000ff" href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-27e2916e-6a42-45f7-8ff4-018387f3efc5.html">è in un carcere in Germania</a>. E in molti ritengono che sia la fine del suo sogno. Ma quel sogno, in realtà, è finito nel momento in cui l&#8217;ha voluto rendere realtà con la scelta della dichiarazione unilaterale di indipendenza. </p>

<p>Nel momento in cui Puigdemont ha scelto la via del referendum anti costituzionale ha scavato<strong> un solco invalicabile</strong>. Ha scelto l&#8217;unilateralità in un momento in cui non poteva permetterselo, dividendo esattamente a metà l&#8217;opinione pubblica catalana, <a style="color: #0000ff" href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/12/21/news/elezioni_catalogna_risultato_indipendentisti-184829475/">come hanno dimostrato i risultati delle elezioni</a>, in cui il primo partito è stato il movimento &#8220;unionista&#8221; <strong>Ciudadanos</strong>, mentre il blocco indipendentista, tutto unito, ha ottenuto a una leggera maggioranza in termini di seggi.</p>
<p>Nel frattempo, ha infiammato le piazze, irrigidito lo scontro e reso di fatto l&#8217;indipendentismo catalano un movimento fuori dalla legalità e<strong> incapace di tessere rapporti di alto livello con i governo esteri e con l&#8217;Unione europea</strong>. Prova ne è che, mentre il governo nazionalista basco<a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/leuropa-accoglie-i-baschi-ok-al-regionalismo/"> viene ricevuto da Juncker con tutti gli onori</a>, Puigdemont non è stato accettato dalla Commissione europea. Il leader catalano ha peccato di presunzione, probabilmente supportato dall&#8217;ala più radicale del movimento, e non ha saputo fermarsi di fronte all&#8217;evidenza che sarebbe stato abbandonato da tutti. </p>
<p><strong>La scelta dell&#8217;auto-esilio</strong>, ultimo gesto disperato di fuggire alla giustizia spagnola, ha poi costretto molti a rivedere la sua leadership. Se fosse rimasto, come gli altri leader catalani, avrebbe quantomeno reso l&#8217;immagine del martire politico. Ma la sua fuga in Belgio e il suo peregrinare per l&#8217;Europa, hanno consegnato un&#8217;immagine del tutto priva di carica emotiva nei confronti dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Gli errori di Madrid</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, il governo centrale ha commesso <strong>errori strategici in sequenza</strong> che hanno consegnato al mondo una fotografia pessima di come si comporta la Spagna con i dissidenti. Era un gioco difficile, ma andava giocato bene. Gli indipendentisti puntavano, a livello propagandistico, sull&#8217;essere consacrati nei media internazionali come vittime della repressione di Madrid: <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/quelle-fake-news-sulla-violenza-della-polizia-spagnola-catalogna/">e ci sono riusciti anche sfruttando le fake news</a>.</p>
<p><strong>Mariano Rajoy</strong> ha sempre sottovalutato il problema mostrandosi <strong>del tutto privo di lungimiranza</strong> nel trattare con le doglianze catalane. Ha investito tutto sulla <strong>forza della legge</strong> come giustificazione per la risposta del governo al fenomeno secessionista. Il referendum era illegale, così come la dichiarazione d&#8217;indipendenza. Ma è evidente che è un discorso che regge poco a fronte di un movimento che si pone di per se come distruttivo dello Stato. Chiedere ai secessionisti di rimanere fedeli alla costituzione dello Stato da cui vogliono sperarsi e che non considerano loro, è, nella migliore delle ipotesi, un&#8217;ingenuità.</p>
<p>L&#8217;inizio di questa sorta di &#8220;<strong>caccia alle streghe</strong>&#8221; ai leader secessionisti è stato poi un errore gravissimo sotto il profilo politico. Pur in assenza di grandi capi del movimento, <strong>l&#8217;averli arrestati li ha trasformati in eroi</strong>, così come l&#8217;aver autorizzato il dispiegamento della forza, ha reso impossibile che i media internazionali non si pronunciassero condannando la repressione. Stessa cosa accaduta in questi ultimi giorni con <a style="color: #0000ff" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/pugno-duro-madrid-altri-secessionisti-arrestati-puigdemont-1508820.html">l&#8217;invio in carcere dei vertici politici e dei candidati</a>.</p>
<p>I risultati sono sotto gli occhi di tutti</p>
<p><a href="http://www.lavanguardia.com/politica/20180325/441944445275/detenidos-heridos-cargas-mossos-delegacion-gobierno-detencion-puigdemont-cdr.html">Decine di persone rimaste ferite, migliaia di persone in piazza</a> con i cosiddetti Comitati per la Difesa della Repubblica (Cdr) in tutte le principali città catalane, scontri con la polizia (anche con i catalani Mossos d&#8217;Esquadra), spari a salve, qualche bomba molotov. <strong>L&#8217;immagine più eloquente</strong> dei risultati ottenuti da Madrid e Barcellona in questi mesi è tutta nella giornata di ieri. </p>
<p>Ed è difficile pensare a un &#8220;post&#8221;, perché comunque si muovano gli attuali attori in campo, gli errori commessi in precedenza peseranno come macigni. La strategia sbagliata dell&#8217;irrigidimento totale di Madrid e dell&#8217;unilateralismo di Barcellona hanno condotto a una polarizzazione non solo inevitabile ma anche potenzialmente a lungo termine. <strong>Servirebbero leader in grado di fermarsi</strong>. Ma Puigdemont e Rajoy non sembrano essere i capi di cui si avrebbe bisogno.</p>
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		<title>Cosa accade se Puigdemont  riesce a tornare in Catalogna</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/cosa-accade-puigdemont-riesce-tornare-catalogna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2018 11:31:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[referendum-catalano]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Carles Puigdemont continua a far parlare di sé e a decidere i destini della Catalogna e del suo rapporto con la Spagna. Questa mattina è arrivato l’annuncio del presidente del Parlamento catalano, Roger Torrent, nuova figura di spicco dell’indipendentismo, che ha ufficialmente rinviato la seduta indetta per eleggere il nuovo presidente prevista per oggi pomeriggio. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/cosa-accade-puigdemont-riesce-tornare-catalogna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/LAPRESSE_20180130224016_25580546-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Carles Puigdemont</strong> continua a far parlare di sé e a decidere i destini della <strong>Catalogna</strong> e del suo rapporto con la Spagna. Questa mattina è arrivato l’annuncio del presidente del Parlamento catalano, <strong>Roger Torrent</strong>, nuova figura di spicco dell’indipendentismo, che ha ufficialmente rinviato la seduta indetta per eleggere il nuovo presidente prevista per oggi pomeriggio. E il motivo, inutile dirlo, è che il blocco secessionista vuole eleggere Puigdemont presidente della Generalitat de Catalunya. <strong>&#8220;La sessione plenaria odierna è rinviata&#8221;</strong>, ha annunciato Torrent, ricordando che Puigdemont &#8220;ha tutti i diritti&#8221; di governare. Un annuncio di rottura con l’ordine della Corte costituzionale di Madrid che aveva dichiarato che l’ex presidente della Generalitat non poteva essere presente, mentre fervono i preparativi per un suo possibile (ma rischioso) ritorno in Spagna dal suo “buen retiro” di Bruxelles. Perché, come ha ordinato il Tribunal Constitucional, senza la sua presenza fisica dinanzi al Parlament catalano, Puigdemont non può essere eletto.</p>

<p><strong>Carles Puigdemont vuole tornare in Catalogna per essere nominato presidente della Generalitat</strong>. Ma il suo ritorno non può essere fatto alla luce del sole dal momento che su di lui pesa un ordine di arresto immediato su tutto il territorio nazionale. Esistono due metodi per tornare in Spagna: <strong>ufficialmente o clandestinamente</strong>. Il primo avverrebbe solo con il consenso di Madrid, ma è un patto che Rajoy non sembra voler accogliere anche perché rischia di minare la sua credibilità sia nel Partido Popular che verso gli altri partiti. La seconda, quella del rientro clandestino, assume su di sé una carica anche romantica ma molto complicata. <strong>Puigdemont è controllo h24 dagli agenti del Centro Nacional de Inteligencia</strong>, che lo seguono anche nel suo esilio belga. Difficilmente potrebbe iniziare il suo viaggio senza essere individuato. C’è addirittura una fonte dell’intelligence spagnola che, a <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.elconfidencialdigital.com/seguridad/CNI-descubrio-Puigdemont-utilizar-Espana_0_3081291852.html">El Confidencial Digital</a></em>, ha parlato di un piano sull’utilizzo di un sosia per depistare gli agenti. Piano che sarebbe stato però scartato (giustamente) dallo stesso Puigdemont, in quanto irrealizzabile e troppo rischioso.</p>

<p><strong>Ma cosa succederebbe se Carles Puigdemont decidesse di tornare in Catalogna?</strong> Attualmente, il leader di Junts per Catalunya e candidato presidente del blocco indipendentista vede pendere sulla sua testa le accuse di sedizione, ribellione e malversazione Come riportato da<em> <a href="https://www.elconfidencialdigital.com/politica/pasara-Puigdemont-entra-Espana_0_3084891491.html">El Confidencial Digital</a></em>, che cita fonti autorevoli del ministero dell’Interno, la Policia Nacional e la Guardia Civil hanno già ricevuto ordini di un <strong>controllo capillare delle frontiere e degli scali internazionali per arrestare immediatamente Puigdemont</strong> appena messo piede in territorio spagnolo. L’ordine è di arrestarlo e di portarlo subito al più vicino commissariato di polizia, senza possibilità di trasportarlo altrove. Si vogliono evitare situazioni di tensione, blocchi stradali, ma anche evitare che si trasformi tutto in un momento di forte impatto mediatico. Il movimento indipendentista è stato negli anni estremamente abile nel catturare l’attenzione dei media e nel far leva sulla violenza della polizia spagnola per dimostrare la giustizia del proprio programma e delle proprie azioni. L’arresto di Puigdemont, se immortalato dalle videocamere, sarebbe sicuramente utilizzato da tutto il movimento indipendentista come un nuovo episodio da aggiungere al martirologio dei leader secessionisti nei confronti della giustizia spagnola.</p>

<p>“Una volta arrestato,<strong> il giudice Pablo Llarena sarebbe immediatamente informato dell&#8217;arresto</strong> del fuggitivo.<strong> Da quel momento, il magistrato ha un periodo di 72 ore </strong>per chiamarlo a dichiarare di fronte alla Corte Suprema.<strong> Fino ad allora, Puigdemont rimarrà nella prigione della stazione di polizia che lo ha preso in consegna”</strong>, così riporta la testata spagnola. A quel punto, l’avvocato chiederà quasi sicuramente il permesso di assistere alla seduta del parlamento e, passate le 72 ore, ci sarà l’interrogatorio davanti al giudice e al pubblico ministero, alla fine del quale il giudice ordinerà le misure precauzionali (fra cui l’arresto senza cauzione, come previsto per Junqueras). <strong>Le fonti parlano di un’inevitabile detenzione di Puigdemont</strong>, visto che da due mesi è ufficialmente latitante in Belgio, e sembra certo il divieto di poter assistere alla seduta del parlamento. Un’azione che il tribunale può legittimamente prendere, ma che r<strong>ischia di tradursi in un clamoroso boomerang politico e mediatico</strong> di Madrid, che a quel punto si attirerebbe le accuse di non permettere a una persona eletta e al candidato presidente della Catalogna di poter assumere la carica.</p>
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		<title>Puigdemont vuole fare  il presidente da Bruxelles</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/catalogna-in-stallo-e-puigdemont-vuole-fare-il-presidente-da-bruxelles.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jan 2018 11:58:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[Ciudadanos]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il presidente del consiglio spagnolo, Mariano Rajoy, ha convocato la prima seduta del parlamento della Generalitat de Catalunya per il 17 gennaio. Un potere conferitogli dopo l’applicazione dell’arti. 155 della Costituzione spagnola con il passaggio dei poteri dal governo catalano a quello centrale di Madrid. Mancano poco meno di 20 giorni, ma la situazione è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/catalogna-in-stallo-e-puigdemont-vuole-fare-il-presidente-da-bruxelles.html">[...]</a></p>
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<p>Sul fronte indipendentista, c’è un primo grande scoglio che è rappresentato dalla divisione programmatica. Le liste che si sono presentate alle elezioni del 21 dicembre con un programma comunque tendente alla secessione da Madrid, non si sono presentate con una base programmatica unitaria né con un patto di governo reale. C’è la precondizione dell’indipendentismo, che resta un obiettivo di medio-lungo termine, ma poi, a questo, si aggiunge l’inevitabile realtà dei fatti che è quella che questi partiti sono chiamati prima di tutto a gestire la Catalogna. Appurato che la maggioranza popolare che si è espressa alle elezioni del 21 dicembre è una maggioranza non indipendentista (i voti per i partiti costituzionali superano quelli assegnati ai partiti secessionisti), Junts per Catalunya e Esquerra Republicana, così come la Cup (Candidatura d&#8217;Unitat Popular) devono da un lato mantenere ferme le loro idee secessioniste ma, dall’altro lato, devono anche far capire di essere forze che vogliono governare per tutti i catalani. Uno scopo che non sembra essere ancora particolarmente chiaro nelle parti più estreme di questi partiti, soprattutto nell’estrema sinistra della Cup, e che però incide nella formazione del governo come già aveva inciso nelle convulse giornate successive al referendum di ottobre e antecedenti allo scioglimento delle autorità della Generalitat da parte di Madrid.</p>

<p>Un secondo problema è di ordine pratico: i leader dei partiti indipendentisti che si contendono il trono di Barcellona, e cioè Oriol Junqueras per Esquerra Republicana e Carles Puigdemont per Junts per Catalunya sono impossibilitati a diventare presidente del governo catalano. Junqueras, che raccoglie più sostegno politico negli altri partiti secessionisti, è in carcere. E questo sembra essere di per sé un ostacolo abbastanza insormontabile a una prospettiva di governo per una delle figure più importanti del movimento indipendentista. Puigdemont, dal canto suo, non può tornare in Spagna se non vuole finire sotto processo e arrestato. Dal suo “buen retiro” in Belgio, l’ex presidente catalano ha ottenuto una vittoria abbastanza sorprendente, portando la propria lista ad essere la prima più votata nel blocco catalanista. E adesso, dopo aver svolto la campagna elettorale “da remoto”, a Bruxelles, si vocifera voglia fare lo stesso se incaricato di formare il governo dal “Parlament”. Una prospettiva non particolarmente apprezzata da molti indipendentisti, specialmente dagli altri partiti, e considerata impraticabile da parte sia dei partiti “costituzionali” sia dal governo centrale. Il ministro dell’Interno, Ignacio Zoido, ai microfoni della radio spagnola Cope, ha espresso totale disapprovazione verso l’ipotesi di Puigdemont presidente da Bruxelles dicendo che “ridicolizza” il voto di tutti i catalani. Il primo ministro Rajoy, parlando di Puigdemont alla conferenza stampa di fine anno, ha detto di non avere intenzione “di dare una risposta di tipo giuridico, ma di buon senso: è assurdo pretendere di diventare presidente di una comunità vivendo all&#8217;estero”. Rajoy ha ribadito che chiunque può essere candidato finché non viene inabilitato da una sentenza di un tribunale, ma &#8220;non è il caso di una persona fuggita dalla giustizia spagnola&#8221;. Se quindi Puigdemont scalpita per tornare in Spagna, ma non lo fa senza la certezza di non essere arrestato, da parte del governo sembrano esserci pochi dubbi sull’eventuale investitura del presidente uscente.</p>

<p>In tutto questo, resta un altro nodo da sciogliere. Perché se il blocco indipendentista ha ottenuto più seggi, il partito <strong>Ciudadanos</strong>, “unionista” (anche se questa definizione giornalistica è assolutamente poco tollerata da loro), è quello che ha ottenuto più voti di tutti, superando la soglia del milione di elettori. Il portavoce di Ciudadanos nel parlamento della Catalogna, Carlos Carrizosa, proprio per via di questo successo elettorale come prima forza della regione, ha reclamato per il suo partito la presidenza della camera autonoma. In un&#8217;intervista a Catalunya Ràdio, Carrizosa ha sostenuto che &#8220;la cosa più democratica è che il presidente del Parlamento sia una persona di Ciudadanos&#8221;, vista la rappresentanza di circa un milione e 200mila catalani, indicando in José María Espejo-Saavedra, la persona più adatta per quel ruolo. La nomina di uno di C’s a questa carica potrebbe essere l’avvio di un procedimento di dialogo fra le forze, ma per ora la Catalogna è ancora in alto mare. Il rischio di un governo fragilissimo e di nuove elezioni resta sempre dietro l’angolo.</p>
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		<title>Tra Ciudadanos e campo separatista Cosa ci dicono le elezioni in Catalogna</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/elezioni-catalogna-ciudadanos-separatisti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 08:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[Ciudadanos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>In Catalogna è successo quello che tutti, in un modo o nell’altro, si aspettavano: la frattura sociale si è manifestata anche nel voto del 21 dicembre mostrando un “Parlament” diviso praticamente a metà fra costituzionalisti e indipendentisti. E la partecipazione record all’82% indica che è un voto che esrpime un’ottima fotografia della realtà sociale. Vince &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/elezioni-catalogna-ciudadanos-separatisti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/GETTY_20171222003116_25329729-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>In Catalogna è successo quello che tutti, in un modo o nell’altro, si aspettavano: la frattura sociale si è manifestata anche nel voto del 21 dicembre mostrando un “Parlament” diviso praticamente a metà fra costituzionalisti e indipendentisti. E la partecipazione record all’82% indica che è un voto che esrpime un’ottima fotografia della realtà sociale. Vince il blocco indipendentista, di poco, con la lista di Carles Puigdemont, Junts per Catalunya, che riesce addirittura ad avere più seggi in parlamento della lista di Esquerra republicana guidata da Junqueras e imponendosi come primo partito tra gli indipendentisti. Dall’altro lato, si assiste al trionfo di Ciudadanos di Inés Arrimadas che, con più di un milione di voti, si assicura il predominio assoluto fra gli “unionisti” e si eleva a partito più votato fra tutti quelli che si sono presentati alle elezioni in Catalogna che ha cannibalizzato il Partido Popular. Partito più votato che però, per una questione di legge elettorale, non ottiene la maggioranza relativa. E la ragione è da ricercare in un decreto del 1980, firmato dall’allora presidente Tarradellas, che ha “corretto” il sistema di ripartizione dei seggi rendendo più difficile lo sblocco degli scranni in parlamento per Barcellona, facilitandolo per le province. In sostanza, il distretto elettorale di Barcellona, dove risiede la maggioranza degli elettori (77% degli aventi diritto) elegge il 63% dei rappresentanti, mentre una provincia come Lleida, che ha solo il 5,7% dei votanti, ha l’11 per cento dei parlamentari. Questo, ovviamente, punisce i partiti costituzionalisti che hanno in Barcellona e dintorni il loro più grande bacino di voti, mentre premia i partiti indipendentisti che invece raccolgono molti più voti in provincia. E lo si vede anche da un semplice dato: a Barcellona e Tarragona, il partito più votato è stato Ciudadanos; a Girona e Lleida la lista più votata è stata Junts per Catalunya.</p>

<p>Queste elezioni riflettono dunque quella spaccatura sociale <a href="http://www.occhidellaguerra.it/provincia-contro-citta-come-cambia-il-voto-in-catalogna/">che già avevamo descritto</a>, fra città e provincia, ormai divenuto un vero e proprio leitmotiv di ogni tornata elettorale. La città si rivela decisamente più moderata rispetto alla provincia, meno desiderosa di strappi all’ordine costituito, e premia i partiti che non vogliono secedere da Madrid. Forse anche per motivi demografici e culturali, poiché tantissimi elettori di Barcellona e Tarragona sono nati da genitori di altre regioni spagnole trasferiti in Catalogna per motivi di lavoro. Motivi culturali cui si aggiungono anche motivi economici: a Barcellona molti sanno che la città è cresciuta e si è sviluppata anche grazie all’appartenenza alla Spagna. Sostenere un piano indipendentista senza rassicurazioni sul futuro, sull’economia e sul lavoro, non poteva ricevere nella metropoli un’ampia maggioranza. E le minacce di Madrid, insieme alla fuga delle imprese, hanno certamente scalfito alcune certezze.</p>

<p>Ma se c’è un altro insegnamento che queste elezioni hanno dato, è che l’indipendentismo, in Catalogna, non è affatto morto con l’applicazione dell’art. 155 della Costituzione, lo scioglimento del governo e l’arresto dei leader separatisti. L’allarme lanciato da molti osservatori sull’effetto boomerang rispetto agli arresti, in parte si è rivelato corretto. Il separatismo non ha la maggioranza popolare (ottiene circa il 49% degli aventi diritti contro il 51% a favore dell’unità), ma ha ottenuto la maggioranza in Parlamento, con 72 seggi conquistati e solo due persi rispetto al 2015. E con i leader in carcere o in “autoesilio” e incapaci di scendere in piazza o realizzare una campagna elettorale completa, c’è da dire che il risultato storico di Ciudadanos e degli unionisti viene quantomeno ridimensionato. Resta però il dato inequivocabile che, ottenuta la maggioranza assoluta parlamentare ma non nel voto popolare, gli indipendentisti, adesso, difficilmente potranno parlare a nome di tutta la Catalogna. Non rappresentano una minoranza, ma non rappresentano neanche il sentimento di tutto il popolo catalano né della sua maggioranza, come ribadito anche ieri da un festante Carles Puigdemont: il 52 per cento degli elettori si è infatti espresso per partiti che non hanno appoggiato il referendum separatista, non appoggiano la secessione e, come nel caso di Ciudadanos, hanno chiesto anche l’applicazione dura dell’art. 155. Insomma, anche solo a livello numerico, dire che “la Repubblica catalana ha vinto contro la monarchia del 155”, come ha sostenuto Puigdemont, appare azzardato.</p>

<p>Adesso, per la Catalogna, si apre una fase estremamente convulsa. Il blocco indipendentista ha la maggioranza assoluta, ma potrebbe essere difficile formare un governo, e c’è chi già parla di ripetere le elezioni fra sei mesi. Per il blocco indipendentista, l’unico metodo per governare in maniera abbastanza sicura è quello di coalizzarsi o con il Partito socialista o con il braccio catalano di Podemos (Catalunya en Comù). Ma non sono secessionisti. Dall’altro lato, Podemos ha già detto di non voler appoggiare un governo con Ciudadanos e Partido Popular. Lo statuto assegna due mesi di tempo al parlamento per votare l’investitura di un presidente di governo e c’è chi parla di un primo voto il 6 febbraio, ma servirebbe la maggioranza assoluta. In caso di mancata elezione, due giorni dopo si voterebbe un candidato a maggioranza semplice e, in quel caso, sarà probabilmente eletto un presidente. Se non ci dovesse essere un accordo fra i partiti, si dovrà di nuovo sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni tra fine maggio e i primi di giugno.</p>
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		<title>Catalogna al voto, chi si contende  il trono di Barcellona</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/catalogna-al-voto-si-contende-trono-barcellona.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 15:07:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Non sono certo elezioni tradizionali quelle che si stanno per svolgere in Catalogna per scegliere la rappresentanza parlamentare della Generalitat. Dopo il referendum per la secessione del primo ottobre, lo scioglimento del “Parlament” ad opera del governo centrale di Madrid, la fuga in Belgio di Puigdemont e gli arresti dei più importanti leader separatisti, il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/catalogna-al-voto-si-contende-trono-barcellona.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220163507_25316717-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Non sono certo elezioni tradizionali quelle che si stanno per svolgere in Catalogna per scegliere la rappresentanza parlamentare della Generalitat. Dopo il referendum per la secessione del primo ottobre, lo scioglimento del “Parlament” ad opera del governo centrale di Madrid, la fuga in Belgio di Puigdemont e gli arresti dei più importanti leader separatisti, il 21 dicembre sarà un giorno particolarmente importante per la storia recente di tutta la regione. I sondaggi delle ultime settimane sono abbastanza concordi nel dare un’immagine della Catalogna come di una regione perfettamente divisa a metà, fra un blocco indipendentista e un blocco “costituzionale” che si dovrebbero spartire i voti dell’80% dei catalani che si apprestano a recarsi al voto. Affluenza alta che denota anche l’assoluta centralità di questo voto nella società catalana dopo che il referendum del primo ottobre e le settimane prima e dopo il voto avevano già fatto intendere quanto fosse la viva la volontà di partecipazione dei cittadini nella vita politica, sia a favore o contro il referendum. Non ci sarà quindi quella tipica disaffezione che ormai caratterizza il voto nella maggior parte dei Paesi europei: con un 20/25 per cento di indecisi, sembra che nella comunità ci sia voglia di decidere. Elettori, che potrebbero essere chiamati a rivotare un’altra volta in pochi mesi se i sondaggi si riveleranno veritieri. Il rischio paralisi istituzionale è, infatti, dietro l’angolo.</p>
<p>I grandi sfidanti di queste elezioni saranno due: <strong>Oriol Junqueras</strong> e<strong> Inés Arrimadas</strong>, con <strong>Carles Puigdemont</strong> a fare da terzo incomodo nel suo auto-esilio di Bruxelles e il Partito socialista di <strong>Iceta</strong> a cercare di erodere il consenso dei centristi di Ciudadanos. Junqueras è a capo della lista di Esquerra Republicana. Professore associato all’università di Barcellona, cattolico fervente e praticante (suoi i maggiori contatti con la chiesa catalana per mediare con Madrid e chiedere un referendum legale), Junqueras si presenta come vero e proprio “martire” del secessionismo, essendo uno dei leader incarcerati dopo l’accusa di sedizione. La sua figura è quella che sta raccogliendo più consensi nel blocco indipendentista, anche soprattutto al fatto che, a differenza di Puigdemont, Junqueras è rimasto in Catalogna pagando con il carcere le scelte della sua decisione di rompere l’ordine costituzionale. A differenza di altri capi del movimento separatista, Junqueras non ha beneficiato della linea morbida dello Stato e continua a passare i suoi giorni nel carcere di Estremera. Ma se la reclusione ha minato la sua capacità di fare propaganda, dall’altro lato giova a livello di immagine avere un leader che si è “sacrificato” per la causa.</p>

<p>Puigdemont attende da Bruxelles l’esito del voto. C’è chi dice che potrebbe tornare in Spagna proprio a urne chiuse, ma a questa convinzione (per molti speranza), si contrappongono le accuse pendenti sulla sua testa: sedizione, ribellione e abuso di potere. Tre reati per cui la giustizia spagnola non attende altro che poterlo processare. Capolista di Junts per Catalunya, l’ex presidente ha fatto campagna elettorale direttamente dalla capitale belga, con interviste ai maggiori quotidiani europei e internazionali e con messaggi rivolti al suo elettorato. Molti lo premieranno per aver scelto lo scontro con Madrid. Altri lo puniranno per aver tentennato di fronte a Rajoy e Filippo VI e soprattutto per l’autoesilio di Bruxelles.</p>
<p>La grande favorita per contendere il trono di Barcellona agli indipendentisti è la pasionaria di Ciudadanos (Ciutadans in catalano), Inés Arrimadas. Nata 36 anni fa a Jerez de la Frontera, avvocato prima che politico, Arrimadas è la punta di diamante del blocco costituzionalista e da sempre sostenitrice del pugno duro di Madrid nei confronti del movimento secessionista. Fautrice dell’applicazione più dura e immediata del famigerato art. 155 della Costituzione, ha ottenuto una clamorosa crescita di consensi che la incorona sicuramente la figura leader di tutti coloro che si dichiarano fieramente spagnoli e catalani. La sua figura piace e i recenti attacchi personali rivolti da alcuni esponenti del blocco secessionista, soprattutto di stampo maschilista, le hanno fatto raccogliere ancora più apprezzamento da parte degli elettori indecisi.</p>

<p>Una figura che unisce, ma che attira anche le invidie degli altri partiti, specialmente del Partido Popular, ai minimi storici in Catalogna, e del Partito socialista, che invece cerca di strappare consensi al partito centrista di Ciudadanos. I socialisti in Catalogna presentano come candidato Miquel Iceta, 57enne di Barcellona e storico militante socialista. Omosessuale dichiarato, a Barcellona e nelle altre città catalane attira per la sua ironia e per il suo modo di fare sempre posato. Il suo piano è quello di una terza via fra il centralismo e il regionalismo, e fa parte della corrente del partito che vuole puntare a un progetto di riforma costituzionale. E sembra che la sua figura sia apprezzata anche parecchio dagli elettori, che, secondo i sondaggi, potrebbero premiarlo con circa il 15 per cento dei consensi, trasformando i socialisti nel vero ago della bilancia di un futuro governo.  </p>
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		<title>Catalogna, la guerra delle opere d&#8217;arte:  &#8220;Madrid adesso ci sta depredando&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/catalogna-la-guerra-delle-opere-darte-madrid-adesso-ci-sta-depredando.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 10:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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<p>A pochi giorni dalle elezioni per il parlamento catalano, anche le opere d’arte entrano nella sfida fra Barcellona e Madrid. Teatro della disputa e degli scontri fra manifestazioni e Mossos d’Esquadra è stata la citta di Lleida, nella parte occidentale della Catalogna, dove la polizia catalana, insieme con i tecnici inviati dal governo aragonese, hanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/catalogna-la-guerra-delle-opere-darte-madrid-adesso-ci-sta-depredando.html">[...]</a></p>
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<p>Caso ha voluto &#8211; ma secondo i catalanisti la casualità non c’entra &#8211; che questo processo di restituzione dovesse avere il proprio apice proprio nella fase più calda dei rapporti fra Catalogna e Stato centrale, con la regione commissariata dall’applicazione dell’art. 155 e i ministri di Madrid che sono diventati automaticamente gli assessori della Catalogna nei loro rispettivi ambiti. Alla fine di novembre, il ministro della Cultura spagnolo, Íñigo Méndez de Vigo y Montojo, attualmente anche delegato alla Cultura per la Generalitat catalana, ha ricevuto dai magistrati l&#8217;ordine di riconsegnare i lavori ai proprietari. Il ministro, a quel punto, non ha potuto fare altro procedere all’operazione di restituzione come ordinato dal tribunale. Ma tanto è bastato, evidentemente, perché lo scontro, da giuridico, diventasse politico, e che l’ordine del giudice fosse preso come emblema di quanto lo Stato spagnolo derubi la regione catalana. Quando all’alba di lunedì, gli esperti aragonesi accompagnati dalla Guardia Civil e dai Mossos d&#8217;Esquadra, sono entrati nel museo di Lleida per iniziare i lavori di trasferimento, sono stati accolti da almeno 500 manifestanti riuniti all&#8217;esterno dell&#8217;istituto, cantando slogan contro Madrid e iniziando una serie di piccole schermaglie con la polizia che hanno ricordato i momenti del referendum del primo ottobre. Angel Ros, sindaco della città e presidente del Partito socialista catalano, ha espresso la sua contrarietà al trasferimento affermando che l&#8217;articolo 155 della Costituzione, quello attraverso cui il governo centrale ha assunto il potere in Catalogna non possa essere applicato all&#8217;arte sacra. Più duro invece il commento dell’ex presidente catalano, Carles Puigdemont, ancora autoesiliato a Bruxelles, che con un messaggio apparso sul suo profilo Twitter, ha accusato Madrid di &#8220;approfittare di un colpo di Stato per depredare la Catalogna con assoluta impunità&#8221;.</p>
<p>Ancora una volta dunque Catalogna e Stato si trovano su due fronti contrapposti, con i separatisti che considerano illegittime le sentenze dei tribunali nazionali perché parte di una logica centralista tesa a togliere poteri e beni a Barcellona. Il governo di Madrid, seguendo il comportamento tenuto durante tutto il processo indipendentista, si è schermato dietro all’impossibilità di andare contro una decisione del potere giudiziario. In questo senso, si rivedono le stesse posizioni assunte durante le fasi antecedenti e successive al referendum secessionista, quando il governo Rajoy ha sostanzialmente delegato alla giustizia il compito di reprimere l’iniziativa dei partiti indipendentisti, per mostrare come fosse la legge e non la politica a negare validità all’indipendenza. I secessionisti, al contrario, hanno sempre negato validità alle scelte dei tribunali &#8211; da quello costituzionale a quello penale &#8211; dichiarando che siano frutto di scelte di matrice centralista. Nel frattempo, il tempo scorre e la Catalogna si prepara ad andare al voto. Secondo un recente sondaggio, i partiti separatisti mancheranno di pochi seggi la maggioranza del Parlamento locale, ma si teme il pareggio con il blocco costituzionale. In questo caso, la frattura catalana sarà ancora più evidente.</p>

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		<title>Autonomia sospesa (a un filo)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/rajoy-sospendera-lautonomia-della-catalogna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 15:34:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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<p>La risposta di Carles Puigdemont alla richiesta del governo spagnolo di fermare il processo indipendentista, non lascia dubbi. La mancata chiarezza sulla volontà o meno di rendersi indipendente, comporta l’obbligo costituzionale di applicare l’articolo 155 della Costituzione, ovvero la sospensione dell’autonomia della Catalogna. Nelle ultime ore, Mariano Rajoy e la vicepremier Soraya Saenz de Santamaria &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/rajoy-sospendera-lautonomia-della-catalogna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La risposta di<strong> Carles Puigdemont</strong> alla richiesta del governo spagnolo di fermare il processo indipendentista, non lascia dubbi. La mancata chiarezza sulla volontà o meno di rendersi indipendente, comporta l’obbligo costituzionale di applicare l’articolo 155 della Costituzione, ovvero la sospensione dell’autonomia della Catalogna. Nelle ultime ore, Mariano Rajoy e la vicepremier Soraya Saenz de Santamaria hanno consultato tutti i ministeri e uffici legali per comprendere se esistesse una via alternativa a quella della sospensione dell’autonomia della comunità ma così non sembra. La risposta del presidente catalano non ha lasciato molti margini di manovra all’esecutivo di Rajoy che adesso ha deciso che sabato mattina attiverà le procedure previste dalla Costituzione.</p>

<p>Una volta sospesa l’autonomia della Catalogna, tutti si domandano cosa possa succedere. E la questione è tutt’altro che chiara, anche perché da un punto di vista storico, sarebbe il primo caso di applicazione dell’art. 155 della Costituzione e soprattutto in un contesto di estrema tensione come quello che si sta vivendo in queste ultime settimane. Il tutto con la minaccia del presidente Puigdemont che, in caso di sospensione dell’autonomia catalana, darà il via alla Dui, ossia la dichiarazione unilaterale di indipendenza. In quel caso, lo scontro sarà totale e definitivo.</p>

<p>Secondo quanto sostenuto dal governo spagnolo e dalla stampa iberica, una volta sospesa l&#8217;autonomia di Barcellona, la Catalogna sarà guidata da un&#8217;autorità governativa di transizione. Questa sorta di autorità statale delegata al potere in Catalogna diventerà l’unica autorità dello Stato nella regione, esautorando il presidente della Generalitat, cioè Puigdemont gestendo in pratica tutte el attività della comunità autonoma. Secondo molti, Puigdemont non verrà destituito, per evitare che vi sia un vuoto di potere e anche un’immagine di attacco alla democrazia della Catalogna, tuttavia sembra certo che i delegati del governo centrale elimineranno ogni possibilità che il governo secessionista attui la propria linea politica. I “ministri” della Catalogna saranno invece tolti dal loro posto di potere e rimpiazzati da delegati di Madrid con compiti praticamente identici a quelli delle alte cariche della Generalitat. Secondo fonti interne alla Catalogna, questi delegati non dovrebbero subire eccessive resistenze da parte dei funzionari statali catalani e della regione. Nelle ore di crisi a cavallo del referendum sulla secessione, i funzionari pubblici si sono comunque dimostrati fedeli alle linee guida del governo e non hanno avuto remore nell’applicare il regolamento e gli obblighi imposti dallo Statuto catalano e dalla legge nazionale. E non sembra che si vada incontro a uno sciopero generalizzato dei funzionari come protesta per la destituzione delle cariche della Generalitat.</p>

<p>Il problema potrebbe nascere invece dal Parlamento. Secondo quanto trapela da Madrid, il <em>Parlament </em>di Barcellona potrebbe essere sciolto. Lo scioglimento del parlamento catalano è una misura molto dura ma necessaria per il governo di Madrid. Ed è un tema su cui concordano i maggiori partiti spagnoli che appoggiano la linea di Rajoy nell’applicazione dell’art. 155 della Costituzione. Il motivo è da ricercare nel fatto che la Spagna teme di avere a che fare con un potere alternativo che comporterebbe ancora più caos all’interno della già delicatissima fase di transizione verso la cosiddetta “normalizzazione”. Una volta normalizzata la Catalogna, il che significa una volta eliminata la possibilità che le alte cariche della Generalitat decidano di intraprendere azioni volte alla secessione, il governo ha intenzione di ripristinare la vita democratica della comunità autonoma catalana attraverso l’indizione di regolari elezioni.</p>
<p>La quesitone dell’indizione delle elezioni in Catalogna è un tema molto complesso. La linea dura vorrebbe che il governo della Catalogna fosse sospeso e dato in mano ai delegati statali per un periodo non troppo breve, al fine di rimuovere ogni possibilità che gli indipendentisti riassumano nel breve tempo le alte cariche della Generalitat. Esiste però una parte importante della politica spagnola, sia del Partido Popular che del Psoe, che ritengono invece l’applicazione dell’art. 155 debba essere molto leggera, in modo da evitare disordini e irrigidimento delle posizioni che sfocino in tensioni e in proteste di massa. Il Partito socialista ha anche proposto che sia lo stesso Puigdemont a definire la data delle prossime elezioni, in modo da mostrare un gesto di collaborazione e di dialogo nei confronti della Generalitat. Per molti, le elezioni potrebbero svolgersi dopo tre mesi dall’inizio della sospensione dell’autonomia. Per altri, la data potrebbe essere più prossima, in modo da non premere eccessivamente sulla frustrazione degli elettori indipendentisti. A questo punto, bisognerà attendere sabato. Il governo si riunirà in via straordinaria a La Moncloa per avviare formalmente le procedure dell’art. 155. Sarà un giorno decisivo perché Puigdemont ha già detto che in caso di applicazione della Costituzione lui dichiarerà l’indipendenza. Ma questo a Madrid è sembrato un ricatto inaccettabile. Oggi Rajoy volerà a Bruxelles per un incontro fra i leader europei: sicuramente la Catalogna sarà oggetto di discussione. Qui Rajoy cercherà appoggi e internazionali e rassicurerà gli altri leader sulla situazione. In ballo non c’è solo la Spagna, ma anche la stabilità dell’Unione europea.</p>
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		<title>Puigdemont ha perso la sua battaglia  (e anche il governo della Catalogna)</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/puigdemont-perso-la-sua-battaglia-forze-anche-potere-catalogna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2017 08:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1074" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090-1024x733.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il fronte separatista catalano è spaccato. Il ritardo del discorso di Puigdemontsulla secessione della Catalogna, sarebbe stato relativo all&#8217;intervento di &#8220;mediatori internazionali&#8221;. Possibile, com&#8217;è ormai certo, invece, che non tutti i secessionisti abbiano la stessa visione sul destino di quei territori. Il tentennare del presidente della Generalitat de Catalunya, insomma, nascondeva anche un&#8217;altra questione di rilevo, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/puigdemont-perso-la-sua-battaglia-forze-anche-potere-catalogna.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/puigdemont-perso-la-sua-battaglia-forze-anche-potere-catalogna.html">Puigdemont ha perso la sua battaglia  (e anche il governo della Catalogna)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1074" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010230819_24594090-1024x733.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il fronte separatista catalano è spaccato. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/slitta-discorso-sullindipendenza-si-spacca-fronte-1451155.html">Il ritardo</a> del discorso di <strong>Puigdemont</strong>sulla secessione della Catalogna, sarebbe stato relativo all&#8217;intervento di &#8220;mediatori internazionali&#8221;. Possibile, com&#8217;è ormai certo, invece, che non tutti i secessionisti abbiano la stessa visione sul destino di quei territori. Il tentennare del presidente della Generalitat de Catalunya, insomma, nascondeva anche un&#8217;altra questione di rilevo, oltre alle pressioni internazionali. Quanto detto durante il suo discorso ha decisamente rafforzato questa ipotesi. Già il quotidiano <em>La Vanguardia, </em>poche ore prima del tentennamento, aveva pubblicato <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lavanguardia.com/politica/20171008/431878764573/la-declaracion-sobre-la-independencia.html">un articolo</a>nel quale si sosteneva che non tutti i leader catalani fossero d&#8217;accordo con la proclamazione della dichiarazione d&#8217;indipendenza: &#8220;Queste discrepanze sono più accentuate all’interno del Partito democratico europeo catalano (Pdecat) di Puigdemont. Nel partito erede di Convergència i uniò alcuni vorrebbero convocare elezioni anticipate, ma nessuno esce allo scoperto per timore di essere accusato di indecisione&#8221;, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://formiche.net/2017/10/09/catalogna-movimento/">si legge</a> su <em>Formiche.net</em>. La possibilità che si voti anticipatamente, in effetti, si scontra con quella per cui il governo centrale spagnolo metta fuori legge i partiti separatisti, ponendo così la parola fine alle loro rivendicazioni.</p>

<p style="text-align: left">Gli strumenti legislativi di <strong>Madrid</strong>mantengono intatta la loro forza giuridica prescindendo dai desiderata di Puigdemont e compagni. Dopo gli arresti del 20 settembre, i separatisti si sono naturalmente divisi in due correnti di pensiero: coloro che ritengono necessario proseguire per mezzo della dichiarazione unilaterale d&#8217;indipendenza e quanti vorrebbero riaprire il dialogo con il governo centrale. Sulla base del contenuto del discorso di Puigdemont, si può facilmente dedurre che abbiano vinto i secondi. Nel Pdecat, inoltre, sarebbe sorta un&#8217;ulteriore preoccupazione, subito dopo lo svolgimento del referendum, scatenata dall&#8217;abbandono del territorio catalano di due banche e di alcune aziende. Posizioni di principio, questioni d&#8217;economia interna, paure e realismo condiscono un quadro da cui la battaglia per l&#8217;indipendenza catalana esce quantomeno ridimensionata. A questo, poi, si aggiunga che si stanno man mano delineando i ruoli svolti dai gruppi estremisti in questa partita. Solo nella giornata di ieri, è emerso <a href="http://www.occhidellaguerra.it/piano-segreto-della-catalogna-la-guerra-lindipendenza/">questo piano segreto</a>, che prevedeva la guerra come arma d&#8217;innesco per la secessione. </p>

<p>Una mancanza di unità interna, quindi, ha fatto franare i piani del politico spagnolo, che per mezzo della stessa dichiarazione è riuscito prima ad emanare e poi a sospendere l&#8217;indipendenza catalana. Un unicum storico, con ogni probabilità. Nel precedente del 1934, Lluis Companys proclamò la repubblica catalana. Quest&#8217;ultima durò poche ore, poi Companys venne prima arrestato dalla Gestapo e poi fucilato dai franchisti, ma in quel caso da parte dei secessionisti non ci fu alcun tentennamento sulla bontà dell&#8217;indipendenza. Ma tra le forze secessioniste catalane, in questa circostanza, si diceva, non c&#8217;è unità dì&#8217;intenti. <strong>Esquerra Republicana de Catalunya</strong>, il partito di cui Companys fu il leader, è contrario a qualunque tipo di mediazione,  le organizzazioni civili, invece, sono spaccate a metà esattamente come il <strong>Pdecat</strong>, <strong>la Chiesa</strong> catalana, a sua volta, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/cos-chiesa-si-spaccata-sulla-catalogna-1450719.html">è divisa</a> tra chi ha apertamente sostenuto il referendum (un appello firmato da più di duecento membri del clero catalano) e chi invece ha invitato sacerdoti e vescovi a non prendere posizioni ufficiali, come il vescovo di Tarragona Jaume Puyol. Il fronte separatista, insomma, non è un blocco marmoreo. E questo, sommato alla forza dimostrata dai contrari mediante la manifestazione del 9 ottobre e alla possibilità che dentro i secessionisti si nascondano <strong>frange estremiste</strong> in grado di destrutturare qualunque narrativa sulla innocuità del processo di secessione, ha segnato il fallimento su tutta la linea dell&#8217;ex sindaco di Girona. </p>

<p>Gli stessi<strong> Mossos d&#8217;Esquadra</strong>, così come <strong>i funzionari pubblici</strong>, non si sono rivelati essere uniti per l&#8217;indipendenza. I cittadini catalani contrari, infine, sono milioni, per quanto Puigdemont con il referendum abbia provato a dimostrare il contrario. La &#8220;balcanizzazione&#8221; della Spagna, in definitiva, interessa troppe distinte fasce sociali per poter essere interpretata da tutti nella stessa maniera. Sinistra antidemocratica, sinistra anticlericale, sinistra libertaria, cattolici di sinistra, centristi secessionisti e cittadini d&#8217;estrazione borghese hanno provato a trovare una sintesi nel filologo catalano che voleva entrare nella storia, ognuno secondo il suo punto di vista. Puigdemont non è riuscito a tenerli insieme e loro non hanno individuato una soluzione comune al problema posto. Così sembra essere definitivamente terminata la diatriba internazionale sull&#8217;indipendenza catalana. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/puigdemont-perso-la-sua-battaglia-forze-anche-potere-catalogna.html">Puigdemont ha perso la sua battaglia  (e anche il governo della Catalogna)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il piano segreto della Catalogna:  &#8220;La guerra e poi l&#8217;indipendenza&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 09:54:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mossos d'esquadra]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Durante le perquisizioni in casa di Josep Maria Jové, braccio destro del leader indipendentista Junqueras, la Guardia Civil ha trovato, fra i vari documenti, il vero e proprio “piano segreto” dei partiti secessionisti per proclamare l’indipendenza della Catalogna. La strategia è denominata #EnfoCATs, o Reenfocant el procés d´independencia per un resultat exitós, e definisce le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/piano-segreto-della-catalogna-la-guerra-lindipendenza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/piano-segreto-della-catalogna-la-guerra-lindipendenza.html">Il piano segreto della Catalogna:  &#8220;La guerra e poi l&#8217;indipendenza&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171010092752_24583771-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Durante le perquisizioni in casa di Josep Maria Jové, braccio destro del leader indipendentista Junqueras, la Guardia Civil ha trovato, fra i vari documenti, il vero e proprio “piano segreto” dei partiti secessionisti per proclamare l’indipendenza della Catalogna. La strategia è denominata #EnfoCATs, o <em>Reenfocant el procés d´independencia per un resultat exitós</em>, e definisce le varie tappe del processo indipendentista. Secondo il documento, la dichiarazione unilaterale d’indipendenza (la Dui, come viene chiamata nel gergo politico spagnolo) che ha pianificato per oggi Carles Puigdemont, “genererà un <strong>conflitto</strong> che, se ben amministrato, può portare alla proclamazione di uno Stato, perché la Spagna non riconoscerà il diritto a indire un referendum, ma, in caso veda che tutto è perduto, lo lascerà fare e farà in modo che sia perso dai partiti secessionisti”. L’obiettivo della piattaforma indipendentista è perciò quella di giungere a un conflitto, non di evitarlo, ottenendo la capacità mediatica e politica di arrivare alla secessione. Questa determinazione a non evitare il conflitto, ma anzi, a sostenerlo, è evidente in un&#8217;altra parte della relazione, in cui si afferma: &#8220;Nel momento in cui si avrà una determinazione chiara della cittadinanza per dare sostegno ed essere coinvolti attivamente, e con la complicità internazionale, dobbiamo cominciare ad aumentare gradualmente il livello di conflitto in base alla risposta dello Stato, sotto la direzione e il coordinamento di tutti gli attori coinvolti e senza alcun genere di dubbio sulle azioni da mettere in campo e sul calendario&#8221;.</p>

<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://politica.elpais.com/politica/2017/10/09/actualidad/1507569660_552707.html">Come informa il quotidiano <em>El Pais</em></a>, a pagina 40 del documento rinvenuto dalla Guardia Civil si parla del futuro governo. Il piano include un comitato strategico e un comitato esecutivo. Nel comitato esecutivo, saranno inclusi i segretari generali della presidenza e delle vicepresidenza dei vari ministeri, i direttori delle officine di sviluppo e di autogoverno, professionisti esperti in vari settori e consiglieri vari contrattati a seconda della tematica da trattare. Il comitato strategico sarebbe invece formato dal presidente del Governo, quindi Puigdemont, dal vicepresidente, dai membri dei partiti indipendentisti e di tutta la piattaforma civica secessionista che è stata la colonna portante della campagna per il referendum, quindi Anc, Omnium e Ami. Soltanto una volta passato questo periodo di transizione in cui i partiti indipendentisti avranno preso le istituzioni, allora il governo di transizione “convocherà elezioni”.</p>

<p>Quello che risulta evidente in questo documento è in particolare la vera e propria ossessione per il calendario dell’indipendenza. Secondo il piano degli indipendentisti, il governo di transizione dovrebbe avere una durata di circa un anno, fino a settembre del 2018, che sarebbe la prima tappa di questo processo. Una volta passata la fase di transizione, si avrebbe un governo indipendentista con scadenza naturale al 2022. Almeno questo è il progetto della piattaforma indipendentista e del governo della Generalitat.</p>

<p>La road-map degli indipendenti stabilisce tre obiettivi fondamentali per raggiungere i propri obiettivi: far aderire la maggioranza dei cittadini, ispirare la fiducia e operare con garanzie precise. &#8220;Il conseguimento dei tre obiettivi è il minimo necessario per affrontare il processo con garanzie di successo&#8221;, dice l&#8217;autore del documento. A questo si aggiunge poi il dato fondamentale di ottenere il prima possibile la credibilità internazionale. In sostanza, quello che preoccupa la piattaforma indipendentista è che, una volta avviato questo processo di distacco, tutto debba avvenire in condizioni tali per cui la comunità internazionale ritenga credibile che ciò che è avvenuto in Catalogna sia il frutto di un processo democratico e che ha coinvolto la maggior parte della popolazione, con strategie specifiche che garantiscano la democraticità dei poteri e delle decisioni. In questo senso, è opportuno mettere in relazione questo piano con la Ley de ruptura, la legge di secessione promulgata dal parlamento catalano il 15 agosto. In quella legge già sono previste alcune strutture governative che avrebbero sostituito quelle dello Stato spagnolo una volta ottenuta l’indipendenza, ad esempio il Tribunale Costituzionale.</p>
<p>Nel documento, quello che scaturisce è l’elaborazione di tre scenari: il primo è la disconnessione da Madrid dopo un patto con lo Stato spagnolo; il secondo uno scontro totale con la Spagna che potrebbe anche essere di natura violenta; il terzo, invece, un assedio da parte della Spagna che contemplerebbe, nel primo periodo, “un’asfissia economica, giudiziaria e politica” nei confronti del governo separatista. Questo terzo scenario sembra quello che sta avvenendo in queste ore. In questo terzo scenario, il documento rivela che l’appoggio dei Mossos d’Esquadra non sarà soltanto necessario, ma anche dato per scontato. Nel documento si considerano i Mossos come coinvolti perfettamente nel processo indipendentista, anche soltanto dei vertici. In questo caso, se confermato il coinvolgimento attivo dei Mossos contro lo Stato, le accuse di sedizione per Trapero sarebbero certe.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/piano-segreto-della-catalogna-la-guerra-lindipendenza.html">Il piano segreto della Catalogna:  &#8220;La guerra e poi l&#8217;indipendenza&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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