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	<title>Pierre Nkurunziza Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 01 Jun 2020 08:14:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Pierre Nkurunziza Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Brogli elettorali in Burundi e adesso si teme la guerra civile</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/brogli-elettorali-in-burundi-e-adesso-si-teme-la-guerra-civile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 08:14:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Brogli elettorali]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[Hutu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tutto è andato com&#8217;era prevedibile: in Burundi le elezioni presidenziali hanno visto trionfare il generale Evariste Ndayishimiye, candidato del partito di governo Cndd-Fdd (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia &#8211; Forze per la Difesa della Democrazia), e uomo designato come suo successore dal vero leader del Burundi, il presidente uscente Pierre Nkurunziza. I risultati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/brogli-elettorali-in-burundi-e-adesso-si-teme-la-guerra-civile.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/brogli-elettorali-in-burundi-e-adesso-si-teme-la-guerra-civile.html">Brogli elettorali in Burundi e adesso si teme la guerra civile</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Burundi-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Tutto è andato com&#8217;era prevedibile: in Burundi <a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-05/burundi-ndayishimiye-eletto-presidente-l-opposizione-denuncia.html">le elezioni presidenziali</a> hanno visto trionfare il generale Evariste Ndayishimiye, candidato del partito di governo Cndd-Fdd (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia &#8211; Forze per la Difesa della Democrazia), e uomo designato come suo successore dal vero leader del Burundi, il presidente uscente Pierre Nkurunziza. I risultati delle elezioni, andate in scena il 20 maggio, sono stati annunciati però solo il 25 maggio dalla Commissione elettorale nazionale e, stando a quanto comunicato dalla commissione, il generale Ndayishimiye avrebbe trionfato con il 68,72% delle preferenze contro il 24,19% ottenuto da Agathon Rwasa, candidato del Cnl (Consiglio nazionale per la libertà), suo principale sfidante. Il partito di Rwasa, il Cnl, ha contestato immediatamente il risultato delle elezioni, parlando di “mascherata elettorale” e di &#8220;scrutinio non credibile” e ha annunciato inoltre di voler far ricorso alla Corte costituzionale. In aggiunta sono stati denunciati arresti arbitrari nei confronti dei sostenitori dell&#8217;opposizione sia durante la campagna elettorale che nel giorno dell&#8217; elezioni svoltesi queste in un clima di massima tensione: strade pattugliate dagli uomini delle forze armate, dei servizi di sicurezza e dagli Imbonerakure, la frangia giovanile del partito di Nkurunziza e Ndayishimiye, al centro di pesanti accuse perchè sospettata di essere una milizia paramilitare ispirata ai genocidiari rwandesi hutu del&#8217;Interahamwe.</p>
<p>A pochi giorni di distanza l&#8217;accusa di brogli e elezioni truccate è arrivata però anche dalla <a href="http://www.rfi.fr/en/africa/20200527-catholic-church-slams-burundi-election-irregularities">Chiesa cattolica del Burundi</a>. &#8220;Ci rammarichiamo per le molte irregolarità riguardo alla libertà e alla trasparenza del processo elettorale&#8221; ha dichiarato la Conferenza dei vescovi cattolici del Burundi che ha fatto sapere anche di aver dispiegato 2.716 osservatori in tutto il Paese per monitorare lo spoglio dei voti e ha denunciato l&#8217;assenza degli osservatori internazionali. Non sono state queste le sole accuse mosse dalla Conferenza episcopale cattolica del Burundi nei confronti del partito governativo dal momento che l&#8217;ente ecclesiastico ha affermato anche che ci sono stati casi di cittadini fatti votare più volte, rifugiati fatti votare quando non ne avrebbero diritto e che ci sono prove di voti messi nelle urne per conto di persone decedute. Il clero burundese ha affermato che &#8220;è stata esercitata una pressione su determinati agenti elettorali affinché firmassero in anticipo i fogli di conteggio del contenuto delle urne&#8221;. La chiesa ha anche fatto sapere di intimidazioni e persone prelevate da casa e portate a votare con la violenza.</p>
<p>Il Paese, ora, è sull&#8217;orlo di una crisi che rischia di degenerare in un&#8217; escalation di scontri armati e questo non sarebbe altro che l&#8217;ultimo atto di una tragedia che dal 2015 ad oggi sta travolgendo lo stato africano. Nell&#8217;aprile 2015 l&#8217;allora il presidente Pierre Nkurnziza decise di candidarsi a un terzo mandato presidenziale, violando così la Costituzione. Dopo l&#8217;annuncio immediate furono le proteste che scoppiarono nelle strade del Paese ma a queste fece seguito una repressione totalitaria da parte del governo che diede il via ad una serie di arresti arbitrari, persecuzioni degli oppositori politici ed esecuzioni sommarie che ancor oggi non cessano. Il regime burundese è infatti accusato di aver torturato oppositori, è stata denunciata la presenza di fosse comuni nella periferia della capitale, sono stati registrati numerosi i casi di stupri di gruppo da parte delle forze armate e la crisi ha portato alla fuga di oltre 500mila persone che hanno cercato rifugio in Congo, Tanzania e Ruanda. Nkurunziza in questi anni si è opposto all&#8217;invio di Caschi Blu e anche di un contingente di uomini dell&#8217;Unione Africana e ha inoltre espulso il rappresentante dell&#8217;OMS in piena emergenza Covid cercando così, in qualsiasi modo, di isolare il Paese e nascondere le brutalità del regime agli occhi dell&#8217;opinione pubblica internazionale.</p>
<p>Oggi, dopo l&#8217;evidente manipolazione dei voti, il timore che il Paese venga travolto da scontri si fa di ora in ora sempre più concreto anche perchè il leader dell&#8217;opposizione, <a href="https://www.hrw.org/news/2019/08/13/burundi-15-years-no-justice-gatumba-massacre">Agathon Rwasa</a> non è una figura dal passato immacolato essendo stato tra i leader del gruppo guerrigliero hutu FNL durante la guerra civile e uno dei responsabili del massacro di Gatumba del 2004 quando 166 rifugiati tutsi, uomini, donne e bambini, vennero massacrati al confine tra Burundi e Congo. Rwasa non venne mai arrestato beneficiando dell&#8217;immunità che era compresa negli accordi di pace del 2006 e, pur essendo stato un compagno d&#8217;armi di Nkurunziza durante il periodo della guerra civile, ruppe in seguito i rapporti col suo ex commilitone e ora è il leader del più importante partito d&#8217;opposizione, il Cnl: la principale minaccia al regime del CNDD-FDD.</p>
<p>Le casse di Bujumbura oggi sono vuote, due formazioni armate ribelli, Forebu e Red Tabara, sono già attive nel Paese, il Cnl sta rafforzandosi sempre più, ed è quindi così facile capire perchè la polveriera Burundi, ora come non mai negli ultimi anni, rischi di esplodere da un momento all&#8217;altro. La chiesa ha infatti già lanciato un appello esortando la popolazione dall&#8217; astenersi dalla violenza e chiedendo che le controversie vengano risolte attraverso i canali appropriati; ma l&#8217;interrogativo di molti è se in Burundi ci sia ancora tempo e spazio per le parole.</p>
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		<title>In Burundi non si placano violenze e repressioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-burundi-non-si-placano-violenze-e-repressioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 04:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Burundi Tanzania" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-1024x504.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Burundi si prepara alle consultazioni legislative e presidenziali del maggio 2020 mentre crescono i timori della comunità internazionale sul possibile scoppio di nuove violenze nel Paese. Pierre Nkurunziza, il capo di Stato in carica, aveva annunciato, nel maggio del 2018, che non si sarebbe candidato per un nuovo mandato. La decisione era stata presa dopo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-burundi-non-si-placano-violenze-e-repressioni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="946" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Burundi Tanzania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Burundi-Tanzania-rifugiati-La-Presse-e1570546028319-1024x504.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il Burundi si prepara alle consultazioni legislative e presidenziali del maggio 2020 mentre crescono i timori della comunità internazionale sul possibile scoppio di nuove violenze nel Paese. <strong>Pierre Nkurunziza</strong>, il capo di Stato in carica, aveva annunciato, <a href="https://www.africanews.com/2018/06/07/burundi-pierre-nkurunziza-says-he-will-not-run-for-president-in-2020/">nel maggio del 2018</a>, che non si sarebbe candidato per un nuovo mandato. La decisione era stata presa dopo la promulgazione della nuova Costituzione che, tra le altre disposizioni, aveva aumentato la durata del mandato presidenziale da cinque a sette anni e consentirebbe a Nkurunziza di restare al potere sino al <a href="https://it.insideover.com/politica/burundi-nkurunziza-al-potere-al-2034.html">2034</a>.</p>
<p>Il Burundi, indipendente dal 1962, ha sofferto a lungo, come il vicino Ruanda, a causa di violenti scontri interetnici tra gli Hutu &#8211; la maggioranza della popolazione &#8211; e i Tutsi. Quest&#8217;ultima etnia ha governato il Paese, attraverso una serie di regime autoritari, sino al 1993 ed a fasi alterne dopo questa data. I primi due presidenti Hutu, Melchior Ndadaye e Cyprien Ntaryamira, furono invece uccisi nel 1993 e nel 1994 e ciò diede vita ad un vero e proprio genocidio portato avanti nei confronti dei Tutsi ed a violente risposte anche da parte di questi ultimi verso gli Hutu. Centinaia di migliaia di persone persero la vita nei massacri ed una tregua tra le parti arrivò con la firma degli Accordi di pace di Arusha, in Tanzania, nel 2000.<strong> L&#8217;elezione di Nkurunziza</strong>, un ex capo ribelle Hutu del gruppo Cnd-Fdd, nel 2005 segnò la fine della guerra civile ma l&#8217;inizio di nuove turbolenze per il Paese.</p>
<h2>Tensioni permanenti</h2>
<p>Le tensioni politiche interne sono tornate ad esplodere nel 2015, quando <a href="https://www.theguardian.com/world/2015/jul/24/burundi-pierre-nkurunziza-wins-third-term-disputed-election">Nkurunziza</a> vinse le consultazioni presidenziali e si è aggiudicò il suo terzo mandato da capo di Stato. La legittimità delle elezioni fu contestata a causa del clima di intimidazione subito da giornalisti, politici dell&#8217;opposizione, attivisti dei diritti umani ed elettori. L<strong>e massicce proteste popolari</strong> e un tentativo di golpe non riuscirono però a fermare la rielezione del presidente che  non dovrebbe partecipare alle nuove consultazioni del 2020. Le Nazioni Unite hanno però espresso, in un report diffuso recentemente, forte preoccupazione per la situazione in cui versa il Paese ed hanno ravvisato numerosi segnali preoccupanti che potrebbero favorire la commissione di <strong>atrocità</strong>.</p>
<p>Secondo l&#8217;Onu, infatti, la libertà di stampa in Burundi è ormai un lontano ricordo, il presidente esercita i proprio poteri appoggiandosi anche a strutture extra-costituzionali, come il comitato dei generali, i partiti politici non possono operare liberamente e le organizzazioni non governative sono sotto lo stretto controllo dell&#8217;esecutivo. Ci sono speculazioni, inoltre, secondo le quali il capo di Stato potrebbe, al fine di acquisire maggiore legittimità politica, restaurare la monarchia nel Paese.</p>
<h2>Senza via d&#8217;uscita</h2>
<p>Sembra decisamente improbabile che Nkurunziza abbandoni, quando ha ormai assunto pieni poteri, la scena politica nazionale ed è invece verosimile che, anche qualora decida di non ripresentarsi, possa candidare una figura a lui politicamente vicina e facilmente controllabile. Non si placa, ad ogni modo, la repressione esercitata dalle autorità nei confronti delle opposizioni politiche e questo sviluppo è stato recentemente <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/09/burundi-accuses-catholic-bishops-spreading-hatred-190922165159105.html">denunciato</a> anche dai <strong>vescovi cattolici</strong> del Paese in una lettera. La missiva denuncia le violenze che hanno colpito e colpiscono chi esprime un pensiero indipendente e condanna il ruolo che sta giocando l&#8217;Imbonerakure, il movimento giovanile del partito di Nkurunziza, accusato della commissione di svariate atrocità.</p>
<p>Una nuova destabilizzazione del Burundi potrebbe causare gravi ripercussioni sull&#8217;Africa centro-orientale e sul vicino Ruanda. Questa nazione ha sperimentato, negli anni, le medesime tensioni e violenze interetniche di Bujumbura, sfociate nel genocidio del 1994 che provocò ottocentomila morti tra i Tutsi, i Twa e gli Hutu moderati. Suscita particolare preoccupazione anche <a href="https://www.euronews.com/2019/10/02/mass-repatriation-of-burundi-refugees-in-tanzania-to-start-on-thursday-official">il progressivo ritorno</a> dei profughi fuggiti, nel tempo, dal <strong>Burundi</strong> alla vicina Tanzania. Un accordo tra i due Stati prevede il rimpatrio di oltre duecentomila persone verso Bujumbura, uno sviluppo che fa temere la commissione, al loro rientro, di nuove violenze nei loro confronti. La comunità internazionale, in conclusione, dovrà intervenire al più presto e con decisione se vorrà evitare che la situazione nel Paese possa degenerare e sfociare in un terribile bagno di sangue</p>
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		<title>Un nuovo pericolo: epidemia di malaria minaccia l’Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/un-nuovo-pericolo-epidemia-di-malaria-minaccia-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Meneghetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2019 06:13:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[malaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="898" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266-1024x479.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi mesi, l’attenzione del mondo intero si è focalizzata sulla terribile epidemia di ebola che sta colpendo il Congo e le aree ad esso limitrofe: purtroppo però non si tratta della sola piaga che affligge l’Africa centrale, che dall’inizio del 2019 ad oggi sta vivendo una delle più grandi crisi umanitarie della sua storia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/un-nuovo-pericolo-epidemia-di-malaria-minaccia-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="898" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_9600058-e1566281612266-1024x479.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Negli ultimi mesi, l’attenzione del mondo intero si è focalizzata sulla terribile epidemia di ebola che sta colpendo il Congo e le aree ad esso limitrofe: purtroppo però non si tratta della sola piaga che affligge l’Africa centrale, che dall’inizio del 2019 ad oggi sta vivendo una delle più grandi crisi umanitarie della sua storia anche a causa di un’altra terribile malattia che minaccia di raggiungere anche Asia ed Europa: la malaria.</p>
<h2>Un disastro annunciato</h2>
<p>Il centro dell’epidemia che sta colpendo il cuore dell’Africa è situato a poca distanza dal Congo orientale, dove ebola sta mietendo la maggior parte delle sue vittime: il Burundi è infatti il Paese che sta sostenendo il numero più elevato di perdite, che da gennaio a oggi si stimano attorno alle 1800 persone. Questa cifra -che si avvicina di molto a quella dei morti per ebola nella regione congolese del Kivu, circa 1900-, diventa ancora più impressionante se si tiene conto del numero totale di contagi, ovvero quasi 6 milioni di persone, la metà della popolazione del piccolo Stato situato nel cuore della regione dei Grandi Laghi. Se consideriamo che la precedente epidemia di malaria in Burundi, quella scoppiata del 2017, aveva portato al contagio di altrettante persone in quasi il doppio del tempo (12 mesi) potremo renderci conto dell’entità di questa catastrofe, che va ben oltre i confini nazionali: eppure, il governo burundese rifiuta categoricamente di dichiarare lo stato di emergenza, per il quale diverrebbe d’obbligo mettere in campo un piano di contrattacco che le stesse Nazioni Unite <a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/UNICEF%20Burundi%20Humanitarian%20Situation%20Report%20-%20January%20to%20June%202019.pdf">hanno recentemente dichiarato</a> irrealizzabile “per la drammatica mancanza di risorse, mezzi e competenze necessari”. In effetti, rendere pubblica l&#8217;entità dell&#8217;epidemia sarebbe un duro colpo per il presidente <strong>Pierre Nkurunziza</strong>, che a meno di un anno dalle prossime elezioni si trova a dover affrontare numerose sfide: ammettere in maniera esplicita il fallimento delle proprie politiche sanitarie è visto da alcuni come un possibile colpo mortale alla credibilità del capo dello Stato, ritenuto un <a href="https://www.dw.com/fr/pierre-claver-mbonimpa-sans-%C3%A9lection-cr%C3%A9dible-il-ny-aura-pas-de-paix-au-burundi/a-50010835">personaggio controverso</a> in patria e all&#8217;estero. E il problema non riguarda soltanto il Burundi, ma anche il vicino <strong>Uganda</strong>, che negli ultimi mesi ha visto un aumento del 40% dei contagi rispetto allo scorso anno, un dato allarmante che si affianca ai tre casi mortali di malaria registrati lo scorso giugno al confine con la Repubblica Democratica del Congo.</p>
<h2>Un incubo di proporzioni inimmaginabili</h2>
<p>L’inadeguatezza delle risorse del Burundi e dell&#8217;Uganda non è il solo problema che le autorità locali e l&#8217;Oms si trovano ad affrontare in questi mesi: la continua e ciclica somministrazione dei medesimi farmaci alla popolazione, ad esempio, potrebbe aver condotto alla creazione di <strong>anticorpi</strong> in grado di rendere i medicinali assolutamente inutili al contrasto del morbo (una situazione che si sta verificando anche in un&#8217;altra regione da sempre a rischio come il Sudest asiatico), mentre i <strong>cambiamenti climatici</strong> in corso nella regione dei Grandi Laghi <a href="https://www.theguardian.com/global-development/2019/aug/08/burundi-malaria-outbreak-at-epidemic-levels-as-half-of-population-infected">vengono visti</a> come la causa principale del proliferare dell&#8217;insetto responsabile della malattia, la zanzara, che trova terreno fertile in territori montagnosi e umidi. Un altro problema è dato dai bassi livelli di immunità presenti nell&#8217;organismo di alcune fette della popolazione burundese, che provenendo da distretti storicamente meno affetti da malaria non hanno potuto sviluppare adeguate forme di resistenza all&#8217;epidemia: le <strong>migrazioni interne</strong> al Paese, unite al sopracitato cambiamento delle abitudini della zanzara, sono purtroppo una combinazione letale per il propagarsi di questo flagello. In Uganda, la malaria è ancora oggi la principale causa di morte per i bambini sotto i cinque anni di età, mentre in altri Paesi africani il morbo miete numerose vittime per la mancanza di una diagnosi tempestiva e corretta: al contrario, si teme che numerose morti per ebola in Congo siano state provocate proprio dall&#8217;incompetenza degli staff medici locali, che avrebbero scambiato i sintomi febbrili causati dal virus per &#8220;semplice&#8221; malaria, trattandoli di conseguenza. Un errore fatale e decisamente evitabile che, dati alla mano, causa non poco sgomento: <a href="https://www.who.int/malaria/en/">secondo le ultime cifre</a> pubblicate dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2017 la malaria ha causato 435.000 morti su un totale di 219 milioni di contagi in tutto il mondo. Si tratta di numeri altissimi che allarmano medici e studiosi, e che, secondo la stessa Oms, &#8220;vanno visti come un&#8217;improvvisa battuta di arresto nella lotta alla malattia, che fino ad oggi poteva essere considerata in costante miglioramento&#8221;.</p>
<h2>Lo spettro del contagio si allarga</h2>
<p>Ma la paura non si ferma qui: sono sempre i cambiamenti climatici ad allarmare gli esperti, i quali ritengono che nei prossimi anni potremmo assistere ad un improvviso aumento dei casi di malaria e di altre malattie veicolate dalla zanzara -come dengue e chikonguya- anche in Medio Oriente e in Europa. A questo proposito, si teme in particolare per la <strong>Turchia</strong>, che a causa del progressivo inaridirsi di ampie porzioni del suo territorio, unito a una vaporizzazione delle risorse idriche (si prospetta un drastico calo delle precipitazioni fino al 50% nella sola regione egea), potrebbe trasformarsi in un enorme avamposto per la diffusione della malattia in tutto il bacino del Mediterraneo. E naturalmente vi sono anche quei casi insorti in persone di ritorno da un viaggio nelle aree più colpite o parte dei flussi migratori provenienti da queste ultime, che ad oggi in Europa rappresentano il 99% del totale: <a href="https://www.aerzteblatt.de/nachrichten/104933/Mehr-als-8-000-Malaria-Erkrankungen-in-Europa">secondo</a> il periodico specialistico tedesco <em>Ärzteblatt</em>, nel 2017 il Vecchio Continente avrebbe registrato ben 8.300 casi verificati di malaria, con un&#8217;incidenza estremamente elevata nei mesi di agosto e settembre. Tuttavia, l&#8217;eradicazione del morbo dalle nostre latitudini non è ancora completa, come dimostra il periodico insorgere di focolai &#8220;locali&#8221;, scoppiati cioè spontaneamente e senza alcun collegamento con soggetti malati provenienti da altri Paesi: ancora oggi la Grecia viene periodicamente colpita da casi di contagio, l&#8217;ultimo dei quali si è verificato lo scorso ottobre con 9 episodi verificati.</p>
<p>Come abbiamo visto, la situazione in Africa centrale è di assoluta emergenza, e ad oggi non sembra intenzionata a cessare: la mancanza di misure adeguate e la reticenza (per calcoli di natura puramente politica) del governo burundese a riconoscere l&#8217;entità dell&#8217;epidemia rischiano di portare i livelli di crisi a vette mai viste. Un dramma che ci riguarda molto più da vicino di quanto si possa pensare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/un-nuovo-pericolo-epidemia-di-malaria-minaccia-leuropa.html">Un nuovo pericolo: epidemia di malaria minaccia l’Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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