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	<title>Peter magyar Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 02 Jun 2026 21:51:29 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Peter magyar Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ungheria, Magyar vuole cacciare presidente della Repubblica e capo della Corte Costituzionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-magyar-vuole-cacciare-presidente-della-repubblica-e-capo-della-corte-costituzionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo Magyar, il presidente Sulyok è stato partecipe della stretta semiautoritaria condotta da Viktor Orban. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-magyar-vuole-cacciare-presidente-della-repubblica-e-capo-della-corte-costituzionale.html">Ungheria, Magyar vuole cacciare presidente della Repubblica e capo della Corte Costituzionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Tamas Sulyok </strong>ha respinto l&#8217;ultimatum del neo-primo ministro <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/crepuscolo-sovranista-orban-sconfitto-lungheria-sceglie-magyar.html" type="post" id="513037">Peter Magyar</a></strong>, da lui incaricato meno di un mese fa per succedere al predecessore <strong>Viktor Orban</strong> dopo 16 anni come capo del governo. Il presidente ungherese aveva ricevuto dal capo del partito popolare Tisza la richiesta di dimettersi anticipatamente entro il 31 maggio, nella consapevolezza che il nuovo ciclo politico inaugurato dalla sconfitta di Fidesz, il partito nazionalista di Orban che aveva elevato alla presidenza lo stesso Sulyok, viene considerato il punto di partenza per un repulisti del sistema politico magiaro.</p>



<p><strong>Il 70enne Sulyok è stato eletto alla presidenza nel marzo 2024 dopo le dimissioni anticipate di Katalin Novak</strong>, dimessasi a causa dello scandalo emerso per la grazia concessa a un collaboratore colpito da accuse di molestie sessuali. Dopo tre presidenti espressione di Fidesz in 14 anni, il partito nazionalista di Orban che dominava a Budapest elesse una figura formalmente indipendente, già presidente della Corte Costituzionale ungherese dal 2016 al momento dell&#8217;ascesa alla carica di Capo dello Stato. <strong>Secondo Magyar, Sulyok è stato partecipe della stretta semiautoritaria di Orban </strong>e complice di un assalto alle istituzioni ungheresi. Ne ha pertanto chiesto le dimissioni entro il 31 maggio e il 1 giugno ha dichiarato che il suo partito aveva iniziato l&#8217;iter necessario per rimuoverlo in Parlamento, unitamente a molti alti funzionari come il nuovo presidente della Corte Costituzionale, Péter Polt.</p>



<p>Per Magyar, Sulyok è un &#8220;burattino&#8221; di Orban. Il quale, a suo avviso, avrebbe preferito la fedeltà personale a quella alla Costituzione nei capi dello Stato eletti dalle sue maggioranze alternatesi dal 2010 all&#8217;aprile scorso. Tisza ora proverà a cambiare la Costituzione e a rimuovere il capo dello Stato, anche se, pur nella contestazione del sistema-Orban che è emersa dalle urne magiare di aprile, non è ben chiaro su che base giuridica il Parlamento possa agire contro Sulyok. Il capo dello Stato ungherese detiene poteri in larga parte cerimoniali, pur avendo il diritto di respingere le leggi che ritiene incostituzionali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Magyar sulle orme di Orban?</h2>



<p>La Legge Fondamentale, la <strong>Costituzione ungherese</strong>, prevede che una procedura di messa in stato d&#8217;accusa del Capo dello Stato possa avvenire se esso se il presidente &#8220;viola intenzionalmente la Legge fondamentale o un&#8217;altra legge nell&#8217;esercizio delle sue funzioni, o se commette un reato volontariamente&#8221;. Essendo stato Sulyok eletto dopo che la controversa riforma costituzionale di Orban era già legge, le fattispecie appaiono remote e, peraltro, anche qualora una maggioranza di due terzi disponesse la messa in stato d&#8217;accusa, è la Corte Costituzionale che deve procedere a valutare il caso.</p>



<p>Ad oggi, il presidente non ha bloccato alcun provvedimento del nuovo governo e, per quanto possa essere comprensibile la volontà di Magyar di voltar pagina, il rischio che la spinta per un cambio di sistema diventi una frenetica corsa all&#8217;occupazione del potere è tutto fuorché che escluso. &#8220;La scorsa settimana, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato di essere pronta a <a href="https://www.dw.com/en/eu-unblocks-16-billion-in-hungary-assistance-as-magyar-promises-reforms/a-77349350">sbloccare fino a 16,4 miliardi di euro (19,1 miliardi di dollari)</a> di fondi congelati se il nuovo governo continuerà a <a href="https://www.dw.com/en/regime-change-hungarys-magyar-exposes-orbans-decadence/a-77153692">portare avanti le riforme cruciali</a>&#8220;, <a href="https://www.dw.com/en/hungarys-pm-peter-magyar-moves-to-oust-president/a-77376889">nota Deutsche Welle</a>. Sulyok ha dichiarato che firmerà le leggi in questione se le riforme ci saranno. Un diktat con timing per le dimissioni e un attacco unilaterale contro il capo dello Stato appaiono mosse controverse e destinate a far discutere. Magyar è in sella da poco. Ma il rischio che a furia di criticare Orban finisca, per cancellarne l&#8217;eredità, col ripercorrerne il percorso è tutto fuorché sfatato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/ungheria-magyar-vuole-cacciare-presidente-della-repubblica-e-capo-della-corte-costituzionale.html">Ungheria, Magyar vuole cacciare presidente della Repubblica e capo della Corte Costituzionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Ungheria e la UE: Magyar torna a Bruxelles ma non si presenta disarmato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lungheria-e-la-ue-magyar-torna-a-bruxelles-ma-non-si-presenta-disarmato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 11:14:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1197" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-1536x958.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-600x374.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo leader dell'Ungheria ha ripreso il dialogo con i vertici Ue interrotto da Orban, ma ha richieste da fare e mezzi per difenderle. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lungheria-e-la-ue-magyar-torna-a-bruxelles-ma-non-si-presenta-disarmato.html">L&#8217;Ungheria e la UE: Magyar torna a Bruxelles ma non si presenta disarmato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1197" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-1536x958.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-600x374.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Pagare moneta, vedere cammello. Chi si aspettava che l&#8217;Ungheria polemica e ribelle verso la Ue diventasse, con <strong>Peter Magyar,</strong> un agnellino docile e fedele, deve evidentemente ricredersi. Non ancora insediato ma forte di un successo elettorale che gli ha consegnato una super-maggioranza di oltre i due terzi del Parlamento in coda a un voto che ha visto la maggiore partecipazione popolare dalla caduta del comunismo nel 1989, Magyar è sì corso a Bruxelles ma con le idee piuttosto chiare. Prima ha incontrato <strong>Ursula von der Leyen</strong> con la quale, al di là degli inevitabili discorsi sui &#8220;valori condivisi&#8221; e la &#8220;casa comune europea&#8221;, si è parlato soprattutto di soldi. A Magyar interessa sbloccare i 10 miliardi di fondi post-pandemia che l&#8217;Unione Europea aveva congelato come reazione alle contro-riforme di Viktor Orban in tema di Stato di diritto e come preoccupazione rispetto alla corruzione in Ungheria. </p>



<p>Nei vent&#8217;anni dall&#8217;adesione alla Ue, l&#8217;Ungheria ha ricevuto 50 miliardi solo dai fondi di coesione, risultando uno dei maggiori beneficiari netti dei fondi strutturali, peraltro superando spesso la media europea per utilizzo. È tutto interesse di Magyar, quindi, che questo flusso di quattrini non si interrompa, visto che il combinato disposto &#8220;soldi Ue + accorto impiego&#8221; ha dato i suoi risultati: come ha sottolineato di recente la commissaria alla Coesione <strong>Elisa Ferreira</strong>, in questi venti anni &#8220;<strong>il Pil pro capite dell’Ungheria è cresciuto</strong>, passando dal 63% della media Ue al 78%, e il tasso di occupazione è cresciuto passando dal 57% all’80%&#8221;.</p>



<p>Magyar, però, non è andato a Bruxelles disarmato, e la leva negoziale l&#8217;ha ereditata proprio dall&#8217;arci-rivale Orban che, come reazione al blocco dell&#8217;oleodotto Druzhba, che porta all&#8217;Ungheria il petrolio russo, da parte degli ucraini, aveva posto <strong>il veto al prestito da 90 miliardi deciso dall&#8217;Ue a favore dell&#8217;Ucraina. </strong>Caduto Orban, l&#8217;oleodotto nel tratto ucraino è stato riparato in una notte, a conferma della teoria orbaniana che si trattasse di una manovra concordata contro di lui, alla vigilia delle elezioni, tra Ucraina e Ue. <strong>Tutto bene ma il veto ungherese è ancora lì</strong>, e Magyar ha tempo almeno fino all&#8217;insediamento (previsto per il 9 o 10 maggio) prima di decidere che farne, mentre ha tempo fino ad agosto per avviare le riforme che scioglierebbero le preoccupazioni Ue e libererebbero i famosi miliardi bloccati con Orban. Una tempistica che, certamente, alla Von der Leyen non sfugge.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Magyar porta a Bruxelles anche il dossier Ucraina</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/ungheria-tutti-esultano-per-magyar-tranne-gli-ucraini-ecco-perche.html">Avevamo già sottolineato, in queste pagine,</a> che Magyar non sembra incline a fare particolari sconti all&#8217;Ucraina, anche in questo forte di <a href="https://www.policysolutions.hu/userfiles/elemzes/378/policy_solutions_the_world_through_hungarian_eyes_2025.pdf">un sentimento popolare di vecchia data</a> per cui il 50% degli ungheresi giudica l’Ucraina pericolosa per l’Ungheria, il 64% è contrario all’ingresso dell’Ucraina nella Ue e il 74% pensa che l’Ungheria dovrebbe smettere di aiutare l’Ucraina. tutto questo è stato puntualmente ribadito, pur nelle dovute forme della diplomazia, durante l&#8217;incontro con <strong>Antonio Costa</strong>, presidente del Consiglio europeo e, come tale, rappresentante dei 27 Paesi che concorrono a determinare le politiche comunitarie. A lui <strong>Magyar ha ribadito la richiesta di maggiori diritti  per la minoranza ungherese in Ucraina</strong>, in particolare in Transcarpatia, regione cui il censimento del 2001 attribuiva una corposissima minoranza ungherese (circa il 20% della popolazione) e dove comunque, anche oggi, vivono almeno 100 mila ungheresi, poco meno del 10% del totale.</p>



<p>Per sottolineare quanto sia delicata la questione, basterà ricordare che <strong>la Transcarpatia fu parte del regno di Ungheria per più di mille anni,</strong> per diventare parte dell&#8217;Urss nel 1945 e dell&#8217;Ucraina indipendente nel 1991. In questi anni la regione ha vissuto una campagna di ucrainizzazione che ha previsto l&#8217;abolizione dell&#8217;ungherese nei cicli scolastici e una limitazione della sfera d&#8217;influenza delle associazioni &#8220;ungheresi&#8221; attive tra la popolazione, anche con raid della polizia nelle associazioni culturali. Su questo tema Orban aveva polemizzato senza sosta, avanzando <strong>le famose 11 richieste </strong>che comprendevano il ripristino del pieno diritto all&#8217;uso della lingua ungherese nelle scuole, nell&#8217;amministrazione pubblica e nei media, una più ampia rappresentanza della minoranza ungherese sia nelle istituzioni locali sia nel Parlamento nazionale, l&#8217;istituzione della doppia cittadinanza, una maggiore tutela della libertà di associazione e così via. Richieste molto impegnative. Nel 2024 l&#8217;Ucraina si era anche detta disposta ad accoglierle ma poi non se n&#8217;era fatto nulla.</p>



<p>Magyar con Costa ha ritirato fuori tutto, con una mossa che certamente lo rafforza davanti all&#8217;opinione pubblica ungherese e, in ogni caso, mette sul piatto dei rapporti con la Ue un altro contrappeso di non poco conto, vista anche la strettissima relazione tra Ucraina e istituzioni comunitarie.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lungheria-e-la-ue-magyar-torna-a-bruxelles-ma-non-si-presenta-disarmato.html">L&#8217;Ungheria e la UE: Magyar torna a Bruxelles ma non si presenta disarmato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Il gas, l&#8217;Ucraina, l&#8217;eredità della storia: Magyar-Fico tra alta tensione e convergenze</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-gas-lucraina-leredita-della-storia-magyar-fico-tra-alta-tensione-e-convergenze.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 14:18:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Peter Magyar oltre Viktor Orban anche nei rapporti col &#8220;vicino di casa&#8221; Robert Fico, primo ministro di una Slovacchia che è stata spesso accostato all&#8217;uscente premier ungherese come parte di un asse sovranista, euroscettico e russofilo, sabotatore dell&#8217;integrazione comunitaria. Fico da sinistra, Orban da destra incarnano due forme diverse di critica all&#8217;Ue che, nella narrazione, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gas-lucraina-leredita-della-storia-magyar-fico-tra-alta-tensione-e-convergenze.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-gas-lucraina-leredita-della-storia-magyar-fico-tra-alta-tensione-e-convergenze.html">Il gas, l&#8217;Ucraina, l&#8217;eredità della storia: Magyar-Fico tra alta tensione e convergenze</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Il-gas-lUcraina-leredita-della-storia-Magyar-Fico-tra-alta-tensione-e-convergenze-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Peter Magyar</strong> oltre <strong>Viktor Orban</strong> anche nei rapporti col &#8220;vicino di casa&#8221; <strong>Robert Fico, primo ministro di una Slovacchia</strong> che è stata spesso accostato all&#8217;uscente premier ungherese come parte di un asse sovranista, euroscettico e russofilo, sabotatore dell&#8217;integrazione comunitaria. Fico da sinistra, Orban da destra incarnano due forme diverse di critica all&#8217;Ue che, nella narrazione, il leader di Tisza, formazione di Magyar appartenente al <strong>Partito Popolare Europeo,</strong> dovrebbe superare. Ma tra Ungheria e Slovacchia la relazione è troppo articolata e complessa per essere rubricata a semplice rapporto tra leader. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida sul gas tra Slovacchia, Ungheria e Ucraina</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/bentornata-mitteleuropa-magyar-riparte-da-varsavia-e-vienna-per-rilanciare-lungheria.html" type="post" id="513241">Il nascituro governo Magyar sta, paradossalmente, risolvendo un problema a Fico</a> spingendo per la convergenza con l&#8217;Ucraina sul ripristino dei flussi petroliferi russi verso l&#8217;Europa attraverso l&#8217;oleodotto <strong>Druzhba</strong> ma sta superando Orban a destra in termini di nazionalismo sul fronte del contrasto alla legislazione slovacca che regolarizza le proprietà nate con la cacciata della popolazione ungherese dopo la fine della Seconda guerra mondiale. </p>



<p><strong>Storia, memoria, presente, geopolitica, tutto assieme: l&#8217;Est Europa</strong> produce più storia di quanta ne riesca a digerire e nelle piccole patrie sorte meno di quarant&#8217;anni fa sullo stesso territorio fisico dei vecchi Stati comunisti ma su nuovi presupposti politici e identitari capire quanto anche il passato sia presente e quanto la realtà sia da intendere come un continuum è fondamentale. <strong>Vale per la Slovacchia di Fico</strong> (e varrà anche per la Bulgaria dove si appresta a governare <strong>Rumen Radev)</strong> così come per l&#8217;Ungheria, di Orban o Magyar. Ma andiamo con ordine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Magyar risolve una grana a Fico?</h2>



<p>Magyar ha spinto per condizionare lo sblocco del <strong>fondo da 90 miliardi di euro</strong> promesso dalla Commissione Europea all&#8217;Ucraina alla decisione del governo di <strong>Volodymyr Zelensky</strong> di riaprire i flussi attraverso l&#8217;oleodotto <strong>Druzhba chiuso a gennaio</strong>, un anno dopo la violenta (sul piano politico) disputa sul gas tra Slovacchia e Ucraina del 2025 seguita allo stop ai flussi via tubo dell&#8217;oro blu di Mosca. </p>



<p>Bratislava dipende pressoché interamente nell&#8217;approvvigionamento della sua raffineria Slovnaft dall&#8217;approvvigionamento di petrolio russo e ha dovuto entrare in stato d&#8217;emergenza per lo stress infrastrutturale e il gap di forniture. Fico ha minacciato lo stop all&#8217;appoggio all&#8217;adesione europea dell&#8217;Ucraina e l&#8217;interruzione dei flussi elettrici verso il Paese sotto attacco dalla Federazione Russa, che<strong> richiede in caso di blackout </strong>e caduta della rete un appoggio extra dallo Stato centroeuropeo. L&#8217;Ungheria di Orban ha condizionato l&#8217;appoggio al prestito di 90 miliardi di euro alla riattivazione dei flussi attraverso Druzhba, e <strong>Magyar ha fatto sua questa linea, mentre sia Budapest che Bratislava hanno bloccato finora il 20esimo pacchetto di sanzioni a Mosca.</strong> Ebbene, Magyar ha risolto un problema politico indubbio a Fico usando la leva europeista verso Kiev, che nella giornata di martedì 21 aprile ha <strong>ristabilito i flussi attraverso Druzhba</strong>. Un nuovo inizio tra Budapest e Bratislava nonostante la fine dell&#8217;era Orban? Ancora presto per dirlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità dei decreti Benes</h2>



<p>Resta, come detto, il nodo storico. <strong>Direzione &#8211; Socialdemocrazia</strong>, il partito nazionalista di sinistra di Fico, ha promulgato delle leggi che criminalizzano la contestazione delle leggi con cui, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nella Cecoslovacchia ristabilita nella sua integrità territoriale fu imposta l&#8217;espropriazione delle terre dei cittadini di etnia tedesca (i famosi &#8220;Tedeschi dei Sudeti&#8221; che spinsero Adolf Hitler a premere su Praga prima degli Accordi di Monaco del 1938) e ungherese. Bratislava si costituì come<strong> Stato-fantoccio del Terzo Reich </strong>dopo il collasso della Cecoslovacchia, l&#8217;Ungheria ebbe alcuni settoriali guadagni territoriali ma i cosiddetti &#8220;Decreti Benes&#8221; promulgati dal presidente cecoslovacco Eduard Benes affermarono che i cittadini delle etnie dei due Paesi dell&#8217;Asse dovessero espiare una vera e propria &#8220;colpa collettiva&#8221; per l&#8217;atteggiamento dei rispettivi regimi. </p>



<p>&#8220;In Slovacchia, la questione era rimasta in gran parte sopita per decenni, ma è riemersa alla fine del 2025 dopo che il principale partito di opposizione, Slovacchia Progressista, ha portato alla luce casi recenti in cui, a quanto pare, ungheresi di etnia ungherese avevano perso terre sulla base di una legislazione risalente agli anni &#8217;40&#8221;, <a href="https://www.euractiv.com/news/orban-fico-alliance-ends-with-renewed-slovak-hungarian-friction/">nota &#8220;Euractiv&#8221;</a>, che sottolinea come ciò abbia spinto Fico e i suoi a <strong>promulgare la nuova legislazione restrittiva.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eterno ritorno del nazionalismo</h2>



<p>La fondazione di studi politici <a href="https://cz.boell.org/en/2026/02/25/benes-decrees-persistent-ghosts-bratislava-and-budapest">Heinrich Boll Stiftung (Hbs) commenta </a>che &#8220;alcune disposizioni continuano a essere invocate nelle controversie fondiarie in corso. Questi casi riguardano prevalentemente ungheresi di etnia ungherese che cercano di rivendicare proprietà ancestrali, ma si vedono respingere le loro richieste&#8221;. Orban ha protestato con l&#8217;alleato Fico. Troppo timidamente, secondo Magyar, che ora dopo aver <strong>risolto nella sostanza un problema che Orban non era riuscito a chiudere </strong>si trova a condizionare i nuovi rapporti con la Slovacchia sulla base di una rivendicazione nazionalista mai strutturata con tale veemenza del suo predecessore. <strong>Ma anche la Slovacchia andrà al voto nel 2027,</strong> e la &#8220;carta ungherese&#8221; potrebbe essere un&#8217;arma politica per Fico secondo la Hbs. Nel circolo vizioso dei nazionalismi e della memoria contrastata si plasma la politica di un&#8217;Europa centro-orientale eterna frontiera. In cui la geopolitica plasma la storia e la storia plasma la geopolitica, in un rapporto di correlazione biunivoca non conosciuto da altre parti d&#8217;Europa.</p>



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		<title>L&#8217;Ungheria di Magyar e Israele: come Orban, più di Orban</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/lungheria-di-magyar-e-israele-come-orban-piu-di-orban.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 05:20:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/peter-magyar-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’invito di Peter Magyar a Benjamin Netanyahu è un atto politico di grande portata, una sfida aperta alla Corte Penale Internazionale.</p>
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<p>L’invito rivolto da <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/magyar-piena-continuita-con-orban-invita-netanyahu-a-budapest-e-conferma-il-gas-russo.html">Peter Magyar</a></strong> a Benjamin Netanyahu per una visita di Stato in occasione delle celebrazioni del 1956 non è un gesto protocollare e neppure una semplice continuità diplomatica con il passato governo ungherese. È un atto politico di grande portata, che <strong>colloca l’Ungheria al centro di una sfida aperta alla Corte Penale Internazionale </strong>e, più in generale, all’idea stessa che il diritto internazionale possa ancora esercitare un vincolo reale sugli Stati quando entrano in gioco interessi strategici, alleanze ideologiche e convenienze di potenza.</p>



<p>La contraddizione è tanto evidente quanto rivelatrice. Appena il 13 aprile 2026, Magyar aveva dichiarato di voler riportare l’Ungheria nel pieno della giurisdizione della Corte, segnando una discontinuità rispetto alla traiettoria imboccata da Viktor Orbán. Due giorni dopo, però, il nuovo premier eletto ha invitato un capo di governo colpito da mandato d’arresto internazionale. In termini politici, il messaggio è semplice: <strong>Budapest può anche rivestirsi di linguaggio europeista, ma non intende subordinare la propria condotta agli obblighi che derivano dai trattati </strong>quando questi confliggono con una precisa scelta di campo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La continuità dietro il cambio di regime</h2>



<p>Chi aveva letto la vittoria di Magyar come una rottura netta con l’era Orbán deve ora fare i conti con una realtà più complessa. Sul piano interno cambia il volto del potere, ma su quello strategico permane una continuità profonda. <strong>Israele resta per Budapest un partner privilegiato,</strong> quasi un binario separato rispetto alle tensioni con Bruxelles, ai richiami dello Stato di diritto e alle pressioni del sistema multilaterale. <strong>Orbán aveva già sfidato apertamente la Corte ospitando Netanyahu nell’aprile 2025</strong> e assicurando che il mandato non avrebbe avuto effetti in Ungheria. Magyar, pur usando toni diversi e una retorica più compatibile con l’orizzonte europeo, arriva allo stesso punto.</p>



<p>Questo rivela che l’asse con Israele non è una scelta episodica, ma uno strumento di collocazione internazionale. Difendere Netanyahu significa, per Budapest, difendere il primato della sovranità nazionale contro gli organismi sovranazionali. In altre parole, l’Ungheria continua a presentarsi come laboratorio politico di una destra che non respinge l’Occidente, ma ne contesta la struttura giuridica e morale quando limita la libertà d’azione degli Stati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La posta in gioco geopolitica</h2>



<p>L’invito a Netanyahu ha un valore che supera il rapporto bilaterale tra Ungheria e Israele. Magyar parla a più interlocutori insieme. Parla a Washington, soprattutto all’America repubblicana, mostrando che Budapest resta un avamposto affidabile del fronte sovranista. Parla alla destra europea, suggerendo che si può essere formalmente filo-europei senza rinunciare a demolire dall’interno i pilastri del multilateralismo giudiziario. E parla anche a Israele, offrendo una sponda politica in un momento in cui lo spazio di manovra internazionale di Netanyahu si è ristretto.</p>



<p>La geografia diplomatica del premier israeliano, infatti, si va chiudendo. Molte capitali europee non vogliono assumersi il costo politico e giuridico di una sua presenza sul proprio territorio. Per questo Budapest acquista un’importanza che va ben oltre il proprio peso materiale: diventa una valvola di sfogo, una piattaforma politica, una zona di transitabilità per un leader che altrove troverebbe ostacoli insormontabili. <strong>L’Ungheria si candida così a funzione di santuario politico nel cuore del continente.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il significato strategico e militare</h2>



<p>Sul piano strategico-militare, il gesto di Magyar non produce effetti operativi immediati, ma consolida un quadro più ampio. Israele cerca in Europa non soltanto solidarietà diplomatica, ma anche legittimazione politica, accesso a reti di cooperazione, copertura rispetto all’isolamento crescente. Ogni visita ufficiale di Netanyahu in uno Stato europeo priva di conseguenze legali indebolisce l’idea che i crimini di guerra possano avere un prezzo concreto anche per i vertici politici e militari.</p>



<p>In questo senso, <strong>Budapest diventa un tassello della profondità strategica israeliana. </strong>Non militare in senso stretto, ma politica e diplomatica. Un luogo da cui affermare che l’accerchiamento non è totale, che l’ordine giuridico internazionale può essere neutralizzato attraverso alleanze selettive e che, <strong>in Europa, esistono ancora governi pronti a subordinare la legalità internazionale alla convergenza ideologica e strategica.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione economica e geoeconomica</h2>



<p>Anche sul terreno economico e geoeconomico l’operazione non è priva di razionalità. Per un Paese come l’Ungheria, spesso in tensione con Bruxelles e alla ricerca di margini autonomi di manovra, i<strong>l rapporto privilegiato con Israele significa accesso a tecnologie, sicurezza, reti di influenza</strong>, interlocuzioni finanziarie e canali politici che rafforzano la posizione del governo. Israele, dal canto suo, ha tutto l’interesse a coltivare in Europa partner disposti a spezzare l’isolamento e a difendere la normalità dei rapporti economici e strategici anche sotto il peso delle accuse internazionali.</p>



<p>L’invito di Magyar, dunque, non è solo simbolico. È anche un investimento di posizionamento. Budapest si accredita come interlocutore speciale di uno Stato che, pur sotto pressione, resta centrale nei circuiti tecnologici, militari e d’intelligence dell’Occidente. Da questo punto di vista, la sfida alla Corte si intreccia con una logica di utilità concreta: <strong>il diritto può essere sacrificato se il rendimento geopolitico appare superiore al costo reputazionale.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa davanti al proprio fallimento</h2>



<p><strong>La vicenda mette a nudo soprattutto la fragilità europea.</strong> Se uno Stato membro può offrire copertura politica a un leader inseguito da un mandato internazionale, mentre altri Stati proclamano fedeltà allo Statuto di Roma ma esitano davanti alle sue implicazioni, allora il problema non è soltanto ungherese. È dell’intera Europa. L’Unione continua a presentarsi come spazio normativo fondato sul diritto, ma quando il diritto tocca alleanze sensibili, interessi strategici o equilibri interni, emergono doppie misure, ambiguità e deroghe di fatto.</p>



<p>Magyar ha compreso che il nuovo equilibrio europeo non si costruisce più soltanto opponendosi a Bruxelles, come faceva Orbán, ma anche <strong>imparando a usare il linguaggio europeo per poi svuotarlo dall’interno. </strong>È una formula più sofisticata e forse più pericolosa. Perché rende la sfida meno rumorosa, ma non meno radicale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero volto della nuova Ungheria</h2>



<p>La scelta di invitare Netanyahu non è una deviazione rispetto al progetto politico di Peter Magyar. È, al contrario, una rivelazione. Dimostra che il nuovo corso ungherese intende modernizzare l’immagine del potere senza rinunciare alla sostanza del sovranismo strategico. Cambiano il tono, lo stile, la confezione. Non cambia la convinzione che i trattati valgano finché non ostacolano la ragion di Stato.</p>



<p>Se Netanyahu atterrerà davvero a Budapest senza conseguenze, non sarà soltanto una vittoria diplomatica israeliana. Sarà la certificazione che in Europa la giustizia universale non è più un principio vincolante, ma una possibilità negoziabile. E l’Ungheria di Magyar entrerà nella storia non come il Paese che ha corretto l’eredità di Orbán, ma come quello che l’ha resa più presentabile e per questo più efficace.</p>
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		<title>Bentornata Mitteleuropa! Magyar riparte da Varsavia e Vienna per rilanciare l&#8217;Ungheria</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bentornata-mitteleuropa-magyar-riparte-da-varsavia-e-vienna-per-rilanciare-lungheria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 16:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Magyar-riparte-da-Varsavia-e-Vienna-per-rilanciare-lUngheria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Magyar-riparte-da-Varsavia-e-Vienna-per-rilanciare-lUngheria.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Magyar-riparte-da-Varsavia-e-Vienna-per-rilanciare-lUngheria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Magyar-riparte-da-Varsavia-e-Vienna-per-rilanciare-lUngheria-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Magyar-riparte-da-Varsavia-e-Vienna-per-rilanciare-lUngheria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Magyar-riparte-da-Varsavia-e-Vienna-per-rilanciare-lUngheria-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Magyar-riparte-da-Varsavia-e-Vienna-per-rilanciare-lUngheria-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Bentornata Mitteleuropa! Magyar riparte da Varsavia e Vienna per rilanciare l'Ungheria e il suo ruolo nella Ue.</p>
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<p><strong>Asburgica e mitteleuropea</strong>: prima ancora che a <strong>Bruxelles,</strong> la diplomazia di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/crepuscolo-sovranista-orban-sconfitto-lungheria-sceglie-magyar.html" type="post" id="513037">Peter Magyar,</a></strong> prossimo a subentrare a <strong>Viktor Orban</strong> come primo ministro ungherese dopo la vittoria di Tisza alle elezioni di domenica 12 aprile, guarderà all&#8217;estero vicino di <strong>Budapest</strong> e alla ricostruzione di un asse con due Paesi strategici per lo Stato centroeuropeo, <strong>Austria e Polonia</strong>. Una dichiarazione d&#8217;intenti che mostra come il cambio di passo della politica estera dell&#8217;Ungheria, prima centrata sull&#8217;alleanza tra Orban e il &#8220;patto dei tre imperatori&#8221; (<strong>Vladimir Putin, Donald Trump, Benjamin Netanyahu)</strong> ostili all&#8217;integrazione europea, sarà sicuramente non ostile a Bruxelles ma non trasformerà certamente Budapest in un proconsolato della <strong>Commissione di Ursula von der Leyen</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Magyar-Tusk, torna il dialogo Ungheria-Polonia</h2>



<p>L&#8217;ex alleato di Orban, che è riuscito a sconfiggerlo al voto e a portare le bandiere del <strong>Partito Popolare Europeo</strong> al potere a Budapest, coniuga storia e futuro. Magyar, sostenuto apertamente nel pre-voto dal premier polacco <strong>Donald Tusk</strong>, suo predecessore nel ribaltare a favore dei popolari un quadro politico dominato in patria dalla destra nazionalista, ha ribadito la sua volontà di ricostruire la &#8220;millenaria amicizia tra Polonia e Ungheria&#8221; e, dunque, di essere il motore di un nuovo partenariato capace di rilanciarsi dopo che la guerra in Ucraina prima e la caduta di Diritto e Giustizia in Polonia hanno, tra il 2022 e il 2023, portato Orban e Tusk spesso ai ferri corti.</p>



<p><strong>La manovra prospetta un ampliamento della diplomazia ungherese</strong> che sostanzialmente prefigura il consolidamento di un asse mitteleuropeo e del cuore d&#8217;Europa su cui si possono intravedere possibilità di sistematizzazioni di strategie che spesso Orban portava avanti in forma solipsista: dalla convergenza sulla cautela sulle regole ambientali allo scetticismo sull&#8217;accoglienza dei migranti, Budapest e Varsavia possano formare un nuovo duo, mentre sul piano del dualismo tra Nato e difesa comune europea andrà capita la visione di Magyar. <strong>En passant, questo dovrà servire a contenere anche l&#8217;avvicinamento dell&#8217;Ucraina all&#8217;Ue</strong> in un quadro, però, di rinnovato supporto ungherese a Kiev rispetto all&#8217;era Orban. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Visegrad-Vienna, l&#8217;asse dell&#8217;Ungheria di Magyar</h2>



<p><strong>Magyar ha anche l&#8217;obiettivo di riportare in funzione il formato Visegrad</strong>, che corre sull&#8217;asse polacco-ungherese, e di poter avocare a sé anche il premier nazionalista ceco<a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/babis-trionfa-in-repubblica-ceca-praga-svolta-sul-sentiero-euroscettico.html" type="post" id="488414"> <strong>Andreij Babis</strong></a><strong> e il socialista sovranista <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/orban-fico-babis-il-ritorno-parziale-di-visegrad-nel-nome-della-convenienza-economica.html" type="post" id="492222">Robert Fico</a>,</strong> leader della Slovacchia, per una nuova partnership. Mandando, dunque, il messaggio che il problema non erano le singole posizioni di Budapest o quelle odierne di Praga e Bratislava, quanto piuttosto le connessioni ambigue e spesso torbide di Orban su scala globale. In tal senso, la via mitteleuropea si somma alla ricerca, da parte di Magyar, <strong>della sponda &#8220;asburgica&#8221; con l&#8217;Austria.</strong></p>



<p><strong> Dopo Varsavia, il premier in pectore ha annunciato che andrà a Vienna</strong>, per incontrare il <a href="https://it.insideover.com/politica/austria-la-coalizione-degli-sconfitti-prova-a-rispondere-allestrema-destra.html" type="post" id="459190">cancelliere Christian Stocker, esponente del Partito Popolare Austriaco</a> e rilanciare anche verso Occidente la postura politica dello Stato centroeuropeo. Magyar interpreta la spinta verso Varsavia e Visegrad come complementare e con l&#8217;Austria la sua Ungheria <strong>potrebbe dialogare principalmente per avere un alleato chiaro</strong> in materia di apertura <a href="https://www.ft.com/content/7c8b5371-313f-4db6-aec8-0d19c5535f8c?syn-25a6b1a6=1">dell&#8217;Ue al rilascio di <strong>35 miliardi di euro di fondi di coesione</strong></a> sospesi per le riforme autocratiche di Orban. Cosa può offrire Magyar a Stocker? Sicuramente un&#8217;attenzione comune al bilancio europeo, ora che si dovrà negoziare il quadro per il settennato 2028-2034 e Vienna spinge per non espandere eccessivamente i cordoni della borsa. Magyar porterà sicuramente più Ungheria in Europa, ma è tutto da vedere se ci sarà più Europa in Ungheria. L&#8217;idea, neanche troppo nascosta, di un premier teleguidato da Bruxelles sembra già evaporare di fronte a una linea in via di definizione ma che appare padrone delle sue mosse.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
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		<title>Crepuscolo sovranista: Orban sconfitto, l&#8217;Ungheria sceglie Magyar</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/crepuscolo-sovranista-orban-sconfitto-lungheria-sceglie-magyar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 21:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Ungheria sceglie la destra, ma è quella popolare e conservatrice di Tisza, il partito di Peter Magyar, che alle elezioni ha battuto nettamente Fidesz, il partito del primo ministro Viktor Orban, che lascerà il potere dopo 16 anni. Il voto forse più cruciale nell&#8217;Unione Europea del 2026 vede Tisza conquistare 137 seggi, oltre i 133 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/crepuscolo-sovranista-orban-sconfitto-lungheria-sceglie-magyar.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/crepuscolo-sovranista-orban-sconfitto-lungheria-sceglie-magyar.html">Crepuscolo sovranista: Orban sconfitto, l&#8217;Ungheria sceglie Magyar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260412230752174_6aefa12cf29aa162ceda35bc7d223d36-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Ungheria sceglie la destra, ma è quella popolare e conservatrice di Tisza, il partito di Peter Magyar, che alle elezioni <strong>ha battuto nettamente Fidesz, </strong>il partito del primo ministro Viktor Orban, che lascerà il potere dopo 16 anni. Il voto forse più cruciale nell&#8217;Unione Europea del 2026 vede Tisza conquistare 137 seggi, oltre i 133 necessari per cambiare la Costituzione. </p>



<p><strong>Orban più volte aveva ottenuto la super-maggioranza</strong> che gli ha permesso di promuovere un&#8217;ampia serie di riforme che hanno profondamente cambiato l&#8217;assetto dei poteri nel Paese, ivi comprese le controverse riforme che secondo l&#8217;Unione Europea hanno compresso lo Stato di diritto nel Paese magiaro. Orban si è congratulato con Magyar, ex alleato politico del leader uscente che due anni fa è sceso in campo per sfidarlo denunciando corruzione e clientelismo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Hungary, List vote, 83.2% counted:<br><br>Seat projection national parliament<br><br>TISZA-EPP: 138 (+1)<br>Fidesz/KDNP-PfE: 54 (-1)<br>MH-ESN: 7<br><br>+/- vs. 74.4% counted<br><br>➤ <a href="https://t.co/nONdLs4JDG">https://t.co/nONdLs4JDG</a> <a href="https://t.co/rIpwKuMeUp">pic.twitter.com/rIpwKuMeUp</a></p>&mdash; Europe Elects (@EuropeElects) <a href="https://twitter.com/EuropeElects/status/2043426081634398344?ref_src=twsrc%5Etfw">April 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il voto ungherese aveva rilevanza internazionale perché nelle istituzioni europee molti pensavano che il cambio di governo a Budapest potesse favorire, in prospettiva, una svolta più favorevole a un&#8217;integrazione comunitaria stretta e a rompere i veti del più longevo capo di governo in Ue. Magyar è in tal senso tutto da scoprire, ma ha goduto del sostegno di <strong>Donald Tusk, che nel 2023 ha ribaltato il governo nazionalista e conservatore polacco</strong> rilanciando al potere il campo popolare. Sul voto hanno <strong>pesato fattori diversi, dal carovita allo scoramento per anni di governo che hanno prodotto un arrocco sul potere</strong> e la sua conservazione fine a sé stessa da parte di Orban. Questi ha provato a rilanciarsi giocando il ruolo del protagonista in campo internazionale ma ha probabilmente pagato la sua vicinanza a figure estremamente impopolari sul suolo europeo.</p>



<p>Orban è solo l&#8217;ultimo leader alleato del <strong>presidente statunitense Donald Trump </strong>a subire una sonora sconfitta elettorale. Pochi giorni fa J.D. Vance, vicepresidente Usa, era giunto in visita a Budapest per tirare la volata al premier nazionalista e conservatore, senza però produrre risultati positivi. Orban, peraltro, in tal senso fa gli straordinari: ha mantenuto rapporti stretti con Trump, con il presidente russo <strong>Vladimir Putin</strong> e con il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, ovvero le tre figure forse più impopolari sul suolo europeo oggigiorno. Il sovranismo magiaro era stato trasformato in una roccaforte delle destre nazionalisti mondiali: da Javier Milei a Santiago Abascal, capi di Stato e di partiti della corrente occidentalista, conservatrice e identitaria avevano a fiumi espresso sostegno a Orban. A batterlo, in un Paese fortemente conservatore e cambiato da 16 anni di governo Orban, poteva essere solo un <strong>leader di destra come Magyar. Così è stato.</strong> E ora per l&#8217;Ungheria inizia una nuova era, anche se sul piano geopolitico il futuro leader sarà tutto da testare: <a href="https://telex.hu/zacc/2026/02/11/magyar-peter-szerint-a-godi-samsung-gyar-dolgozoi-felfaltak-az-allatkertbol-a-kacsakat-es-az-aranyhalakat">sui migranti ha posizioni consone a quelle del predecessore</a> e ha espresso scetticismo sull&#8217;Ucraina nell&#8217;Ue. Dai fatti lo si giudicherà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/crepuscolo-sovranista-orban-sconfitto-lungheria-sceglie-magyar.html">Crepuscolo sovranista: Orban sconfitto, l&#8217;Ungheria sceglie Magyar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Elezioni in Ungheria, che cosa raccontano le due piazze di Budapest</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/elezioni-in-ungheria-che-cosa-raccontano-le-due-piazze-di-budapest.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Galluzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 23:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Viktor Orban e Peter Magyar hanno mobilitato i sostenitori in quella che è stata una prova di forza in vista delle elezioni. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328120455317_dc4d9c99ce9d81172d7c866b0667a001-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>15 marzo</strong> è una delle feste nazionali più importanti e sentite in Ungheria. In questa data, infatti, i cittadini ungheresi ricordano <strong>lo scoppio della Rivoluzione del 1848</strong> che portò alla temporanea indipendenza del Regno d’Ungheria dalla Corona asburgica. Sebbene i moti indipendentisti venissero schiacciati nel 1849 dalle truppe dell’Impero austriaco, aiutate in maniera determinate dall’intervento militare della Russia zarista, il 15 marzo è rimasto a simboleggiare la nascita dell’Ungheria moderna e la rinascita della nazione magiara.</p>



<p>Quest’anno, le celebrazioni per questa importante festa nazionale hanno avuto rilievo particolare: con una dinamica diventata sempre più comune dalla vittoria elettorale di <strong>Viktor Orbán</strong>, avvenuta ormai sedici anni fa, il 15 marzo è stato ulteriormente politicizzato in vista della prossima tornata elettorale del 12 aprile. In questa assolata domenica di marzo, infatti, entrambi gli schieramenti principali, ossia il Fidesz di Orbán e il Tisza di <strong>Péter Magyar</strong>, hanno convocato manifestazioni di massa per mobilitare i propri militanti e la propria base elettorale in quella che tutti gli analisti hanno visto come una grande prova di forza in vista delle elezioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scontro a distanza tra Orban e Magyar</h2>



<p>Interessante ed estremamente importante la scelta dei nomi. Cavalcando uno dei suoi cavalli di battaglia degli ultimi anni, <strong>Viktor Orbán</strong> ha convocato una “Marcia della Pace”, mentre il suo principale oppositore, Magyar, ha optato per una “Marcia nazionale”. Secondo le stime dell’Agenzia ungherese per il turismo, alla prima manifestazione avrebbero partecipato <strong>circa 180.000 persone</strong>, mentre alla seconda 150.000. Se, numeri alla mano, il Primo ministro Viktor Orbán sembrerebbe aver vinto la gara portando in piazza più persone, secondo diversi analisti <strong>Péter Magyar avrebbe vinto lo scontro dialettico</strong> grazie a un discorso più accattivante e propositivo. Sicuramente, <strong>entrambi i leader hanno lanciato le linee guida </strong>della seconda parte di questa campagna elettorale determinante per il futuro dell’Ungheria.</p>



<p>Davanti alla folla riunitasi a <strong>Kossuth Tér</strong>, di fronte all’Országház, il Parlamento nazionale, Orbán ha tenuto un comizio di trenta minuti durante il quale ha parlato dei temi che, da mesi, stanno alla base della sua campagna elettorale che si può riassumere nello slogan “Fidesz- A biztos választás” (Fidesz-La scelta sicura). E quella parola, “sicura”, ha un ruolo del tutto particolare nella politica del Primo ministro, ricoprendo significati diversi. Da un lato, infatti, <strong>Orbán declina la sicurezza nel senso di esperienza alla guida del Paese e stabilità politica</strong>, sociale ed economica per attirare il voto della parte più conservatrice dei suoi elettori. Dall’altro, <strong>il Primo ministro insiste sulla “sicurezza” dal punto di vista geopolitico,</strong> ponendosi come unico argine che potrebbe impedire una guerra in Europa e il conseguente coinvolgimento dell’Ungheria in un possibile conflitto.</p>



<p>Entrambi questi aspetti erano presenti nel comizio del 15 marzo. Davanti ai suoi elettori, Orbán ha ricordato come il mondo stia attraversando una fase estremamente delicata, con i nuovi venti di guerra che soffiano in Medio Oriente e la conseguente crisi energetica che incombe sull’Occidente. <strong>Lo scenario dipinto dal Primo ministro ungherese è fosco</strong>: milioni di posti di lavoro sono a rischio in Europa, il settore industriale è in ginocchio e il blocco petrolifero rischia di impattare ulteriormente questa situazione, senza contare una possibile nuova ondata migratoria. L’Ungheria, tuttavia, è un Paese sicuro grazie alla guida del Fidesz che ha saputo proteggere i posti di lavoro, abbassare i costi delle bollette con un calmieramento che dura ormai da anni e all’aumento delle pensioni a tutela degli anziani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Pericolo di una guerra in Europa&#8221;</h2>



<p>Successivamente, <strong>Orbán ha parlato del pericolo di una guerra in Europa</strong>. “Bruxelles si è assunta la responsabilità della guerra in Ucraina. Per questo si sta preparando alla guerra. <strong>È già passata alla gestione bellica.</strong> Non vogliono tenersi lontani dai guai, ma ci si stanno dirigendo dritti. Più armi, più soldi, più soldati. Ci troviamo di fronte a una prova che nemmeno veterani come me hanno mai visto. È impossibile sapere il giorno o l&#8217;ora in cui il primo soldato di Bruxelles metterà piede sul suolo ucraino. Ma una cosa la sappiamo per certo: accadrà”, ha ammonito il Primo ministro ungherese dal proprio palco.</p>



<p>E l’Ucraina è stata nominata diverse volte durante il discorso, venendo accusata di star portando avanti un blocco petrolifero fermando il flusso di greggio russo che transita attraverso l’oleodotto Družba per colpire il popolo ungherese e spingerlo verso un cambio di regime attraverso il voto del 12 aprile. Davanti ai suoi 180.000 sostenitori, tuttavia, <strong>Orbán ha lanciato un guanto di sfida a Kiev</strong>: “Vedete, ucraini? Vedete, Zelensky? Questo è lo Stato millenario degli ungheresi!” ha affermato “E pensate di poterci spaventare con un blocco petrolifero, ricatti e minacce contro i nostri leader? Siate intelligenti e smettetela! Chiunque voglia distruggere gli ungheresi avrebbe dovuto insorgere prima. Diverse centinaia di anni fa.”.</p>



<p>Un discorso, quello di Viktor Orbán, <strong>che ha insistito su temi classici che stanno segnando da mesi la sua campagna elettorale</strong>: nessuna proposta concreta, ma parole e slogan che si appellano alla “pancia” degli elettori ungheresi, insistendo sul pericolo della guerra, dell’instabilità economica ed energetica e sul sempiterno scontro con Bruxelles e Kiev, accusate di voler giungere a un cambio di governo per piegare l’Ungheria ai propri voleri. E, naturalmente, principale attore di questa operazione sarebbe <strong>Péter Magyar</strong>, accusato di essere un burattino nelle mani di Ursula Von der Leyen e di Volodymyr Zelens’kij.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il discorso di Magyar</h2>



<p>Di tutt’altro tenore il discorso di <strong>Péter Magyar</strong>. Insistendo sul tema del patriottismo che, come nel 1848, deve unire oggi tutti gli ungheresi, il leader del Tisza ha ricordato <strong>le radici storiche dell’appartenenza euro-atlantica dell’Ungheria</strong>: “Ripetiamolo, così che l&#8217;imperatore terrorizzato, ancorato al passato, e i suoi giannizzeri terrorizzati possano sentirlo: il nostro Paese fa parte della Comunità Europea, il nostro Paese fa parte della NATO”, ha ammonito dal palco. E questa appartenenza non è sancita da trattati o articoli, ma dalla tradizione stessa della nazione magiara che, ormai più di mille anni fa, ha scelto il cristianesimo, unendosi così alle altre monarchie europee. Una scelta che l’Ungheria ha mantenuto attraverso tutta la sua storia travagliata. E se la retorica di Orbán vuole proporre un Magyar servo di Bruxelles e Kiev, <strong>quella di Magyar vuole dipingere un Orbán burattino nelle mani di Putin. </strong>Non a caso, a queste parole la folla ha risposto urlando il famoso slogan del 1956: “Ruszkik, haza!” “Russi, tornate a casa!”.</p>



<p><strong>Accusando Orbán di aver tradito la causa della libertà</strong>, il leader di Tisza ha usato il palco del 15 marzo per lanciare le proprie promesse in caso di vittoria alle urne. Un sistema fiscale equo, una tassa patrimoniale sui grandi patrimoni, l’aumento delle pensioni, forti investimenti nella sanità e indagini su chi si è appropriato indebitamente dei beni dei cittadini ungheresi saranno alla base dell’attività del suo governo. Inoltre, <strong>il leader dell’opposizione si è appellato direttamente ai giovani,</strong> ricordando come queste elezioni saranno determinanti per il loro futuro. Nel suo intento di costruire un partito grande tenda in grado di rivolgersi a tutti gli strati della popolazione ungherese, Péter Magyar ha ribadito come, davanti alla possibilità di sconfiggere la democrazia illiberale di Orbán, non esistano destra o sinistra: il suo obiettivo è infatti quello di unire la nazione in un estremo tentativo di rompere con il sistema Fidesz.</p>



<p>Un’ultima possibilità per la democrazia, quindi, davanti alla quale tutti gli ungheresi onesti devono unirsi al di là della propria appartenenza politica.<strong> Un messaggio evidenziato anche dallo slogan elettorale di Tisza</strong>, che cita un verso del “Nemzeti Dal”, il “Canto nazionale” scritto dal poeta Sándor Petőfi, che, secondo il mito, avrebbe dato il via proprio alla Rivoluzione del 1848: “Most, vagy soha” (“Ora o mai più”). Nella versione di Pèter Magyar, le parole “vagy soha” (“o mai più”) sono barrate, a indicare proprio l’ultima possibilità per sconfiggere Orbán. Uno slogan e un programma semplici che mostrano il punto di forza di Tisza, ma anche la sua debolezza e le sue contraddizioni.</p>
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		<title>Perché il voto in Ungheria sarà un crocevia decisivo per l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/perche-il-voto-in-ungheria-sara-un-crocevia-decisivo-per-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 18:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=508603</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/6f0d941ba71aebc2949bb755d4369dbc-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>12 aprile 2026: in questa data si svolgeranno le elezioni politiche ungheresi, durante le quali i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Proprio questa tornata elettorale rappresenta un appuntamento fondamentale per il futuro dell’Ungheria e dell’Unione Europea. Per la prima volta in sedici anni, infatti, il panorama politico magiaro è stato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/perche-il-voto-in-ungheria-sara-un-crocevia-decisivo-per-leuropa.html">[...]</a></p>
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<p>12 aprile 2026: in questa data si svolgeranno le elezioni politiche ungheresi, durante le quali i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. Proprio questa tornata elettorale rappresenta un appuntamento fondamentale per <strong>il futuro dell’Ungheria e dell’Unione Europea</strong>. Per la prima volta in sedici anni, infatti, il panorama politico magiaro è stato scosso dalla nascita di un nuovo movimento, il Partito del Rispetto e della Libertà (Tisza, <em>Tisztelet és Szabadság Párt</em>) guidato da <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/clamoroso-in-ungheria-orban-potrebbe-non-ricandidarsi-di-fronte-alla-sfida-di-magyar.html">Péter Magyar, che potrebbe sconfiggere il Fidesz di Viktor Orbán.</a></strong></p>



<p>Ad aprile, quindi, si scontreranno due visioni dell’Ungheria: quella della democrazia illiberale di Orbán e quella di un sistema più democratico, aperto e meno corrotto desiderato da un numero crescente di ungheresi e che il Tisza sembra essere riuscito a incarnare. Non solo: il confronto tra i due principali partiti ruota anche intorno a due concezioni del ruolo diverso di Budapest all’interno dell’Unione Europea, del blocco atlantico e della geopolitica mondiale. E che la posta in gioco sia alta pare essere chiaro ai cittadini ungheresi che, da mesi, si mobilitano a sostegno dei rispettivi schieramenti, <strong>trascinati da una propaganda e da una retorica martellanti tanto da un lato quanto dall’altro.</strong></p>



<p>Per sedici anni, infatti, il sistema illiberale creato da Viktor Orbán in seguito alla svolta a destra del Paese nelle elezioni del 2010 sembrava aver mietuto successi nella maggioranza dei cittadini magiari. Di fronte all’uscita dalla crisi che aveva colpito l’Ungheria nel 2008, alla stabilità e continuità politica garantiti dal Fidesz e dal lento, ma costante, sviluppo economico del Paese, la progressiva restrizione della democrazia liberale e l’involuzione conservatrice della società ungherese sembravano passare in secondo piano per molti elettori. La costruzione di una democrazia illiberale non ha rappresentato solo uno slogan vuoto, ma è stata la base del progetto politico di Orbán. Grazie alla super-maggioranza dei due terzi, della quale ha goduto durante tutti i suoi mandati, il Primo ministro ungherese ha dato vita a una nuova costituzione e iniziato a scardinare tutti i pilastri del sistema liberale che aveva retto l’Ungheria per un ventennio.</p>



<p>Tutte le principali istituzioni, dalla magistratura alla Corte costituzionale, passando per la Presidenza della Repubblica e la Procura generale, sono state indebolite e affidate a <em>yes-men</em> vicini a Fidesz. Nonostante le difficoltà collegate all’era di internet, i principali mezzi di informazione sono stati occupati dal governo, portando a un crollo dell’Ungheria nelle statistiche relative alla libertà di stampa e di espressione. Persino le università sono state colpite dalle riforme illiberali di Orbán, con numerosi istituti che sono passati dal controllo statale a quello di fondazioni private guidate da individui vicini al governo. Nel frattempo, gli attacchi ai principali partiti di opposizione, a ogni pensiero veramente critico e alle minoranze, tanto etniche quanto sessuali, si sono fatti sempre più violenti. Quello che ne è nato, è un sistema di difficile definizione: formalmente una democrazia, sebbene illiberale, la società ungherese ha imboccato quella strada sempre più autoritaria lungo la quale, al di là di ogni ipocrisia, sembrerebbero essersi incamminati sempre più Paesi europei e non solo.</p>



<p>Beninteso: sarebbe un errore gravissimo pensare che il progetto di Orbán abbia compattato dietro di sé tutto il popolo ungherese, come il Primo ministro magiaro vorrebbe far credere. L’opposizione al disegno illiberale e autoritario è sempre stata viva in parte della società ungherese, soprattutto nelle grandi città, Budapest in primis. Quella che mancava era un’organizzazione politica in grado di riunire questo dissenso intorno a una figura tanto carismatica quanto quella di Orbán. La svolta è arrivata nel 2024, in occasione delle elezioni europee. La data non è casuale: in quell’anno, infatti, l’Ungheria è stata scossa da uno dei tanti scandali politici, legato, in questo caso, alla grazia presidenziale concessa al direttore dell’orfanotrofio di Bicske, accusato di complicità nell’insabbiamento di un caso di pedofilia per il quale era stato condannato il suo predecessore alla guida dell’istituto. Lo scandalo portò alle dimissioni di Katalin Novák, allora Presidentessa della Repubblica, e di Judit Varga, Ministra della Giustizia. Di fronte a un’indignazione che non accennava a placarsi, fu proprio l’ex marito di Judit Varga, Péter Magyar, a scendere in campo: con una straordinaria svolta di 180°, Magyar, fino a quel momento vicino a Fidesz, denunciò la corruzione del sistema e si erse ad alfiere di una svolta contro la democrazia illiberale di Orbán. Al carisma di Péter Magyar si unirono i colpi della crisi economica iniziata con la pandemia e approfonditasi con la guerra in Ucraina: crisi che, complice l’altissima inflazione che ha funestato il Paese e a un aumento generalizzato di prezzi e affitti, ha fatto venire meno quella base di solidità economica di cui hanno goduto per anni i governi di Viktor Orbán.</p>



<p>Sebbene le urne non abbiano arriso a Magyar e al suo nuovo partito Tisza, il processo innescatosi nel 2024 non sembra essersi fermato e sempre più sondaggi presentano un Fidesz in estrema difficoltà e la possibilità concreta di un cambiamento politico nelle elezioni di aprile. Questo scenario ha attratto e attrae sempre più l’attenzione di diversi analisti europei e dei principali mass media: l’opinione politica internazionale, negli ultimi mesi, sembra dividersi nettamente tra i due schieramenti quasi quanto i sentimenti politici ungheresi. E, tanto in Ungheria quanto in buona parte delle analisi portate avanti da diverse testate europee, assistiamo a un vero e proprio <em>wishful thinking</em> volto a presentare Péter Magyar come un impenitente ribelle che lotta contro la tirannia orbanista, quasi una sorta di nuovo alfiere del liberalismo che porterà la fine del dominio della destra sul Paese danubiano.</p>



<p>Come spesso accade, la realtà è distante da queste interpretazioni: Péter Magyar proviene, come buona parte dei principali candidati di Tisza alle elezioni politiche, dai ranghi del Fidesz e gran parte dell’impianto ideologico del partito è di destra e conservatore: basti pensare al fatto che, in caso di vittoria, il governo Tisza si impegnerebbe a espellere tutti i <em>guest workers</em> extracomunitari e a mantenere il muro antimigranti ai confini meridionali del Paese. Eppure, nonostante tutto questo, Magyar è riuscito a compattare dietro di sé quella grande fetta di popolazione stanca del governo Orbán e che vuole un cambiamento politico a Budapest. Non negando la sua provenienza e, anzi, trasformandola in un punto di forza presentandosi come persona che, essendo stata per anni ben addentro al sistema-Fidesz ne conosce le magagne, il leader del Tisza è riuscito a creare un partito grande tenda in grado di raccogliere i voti di elettori tanto di centro-sinistra quando di centro-destra.</p>



<p>Sebbene il rischio di perpetuare un potere conservatore in Ungheria, una sorta di “Fidesz dal volto umano” che si limiti a rendere il sistema meno corrotto senza cambiarne gli aspetti principali, sia concreto e non venga negato neanche da chi ha deciso di votare per Tisza, un eventuale governo guidato da quello che è ora il principale partito di opposizione potrebbe venire travolto dalla dinamica che ha contribuito a creare. Non tenere conto di quella spinta al cambiamento, anche radicale, che potrebbe portarlo al potere, rappresenterebbe per il Tisza la fine politica, la possibile implosione del partito e lo scollamento definitivo di questo movimento con i cittadini ungheresi.</p>



<p>Ma gli elettori ungheresi non sono gli unici interessati a vedere un avvicendamento politico a Budapest. Anche un altro attore sta seguendo attentamente gli sviluppi ungheresi ed è consapevole che ad aprile si giocherà una partita molto importante. Questo attore è l’Unione Europea, entrata sempre più in conflitto con Viktor Orbán nel corso degli ultimi anni. Se, per anni, Bruxelles è stata disposta a perdonare le progressive restrizioni dello spazio democratico in Ungheria e la retorica antiliberale e antieuropeista di Viktor Orbán, la decisione del Primo ministro ungherese di perseguire una politica estera sempre più indipendente e di avvicinamento alla Russia di Vladimir Putin e alla Cina di Xi Jinping ha portato a una rottura pressoché totale tra Budapest e l’Unione Europea. Sebbene non rinneghi l’appartenenza al campo atlantico ed europeo, è innegabile che il Fidesz abbia compiuto una svolta assai più antieuropeista e verso il multipolarismo negli ultimi anni, aumentando il livello di scontro con Bruxelles. Uno scontro che, fino a ora, è stato portato avanti a suon di sanzioni europee, blocchi dei fondi destinati all’Ungheria e colpi di veto opposti dal governo ungherese a numerose risoluzioni europee.</p>



<p>L’Ungheria di Orbán rappresenta quindi sempre più una spina nel fianco dell’Unione Europea che, a sua volta, non ha fatto mistero di preferire un possibile governo guidato da Péter Magyar, figura assai più europeista di Orbán e pronta a riportare Budapest nei ranghi, promettendo la rottura totale con la Russia di Putin e l’interruzione del commercio di petrolio e gas russi come imposto da Bruxelles. In cambio, l’UE ha ventilato l’ipotesi di uno sblocco totale dei fondi europei destinati all’Ungheria. Non solo: numerosi leader europei, Donald Tusk in testa, sono scesi direttamente in campo in favore di Magyar. Anche per l’Unione, come per i cittadini ungheresi, la posta in gioco ad aprile è estremamente alta: se, al di là dei proclami ufficiali, il sistema illiberale orbanista potrebbe non interessare molto a Bruxelles, il posizionamento geopolitico di Budapest è invece strategico per l’UE. La caduta di Orbán e l’ascesa di Magyar salverebbero capra e cavoli: non solo si eliminerebbe uno dei leader europei più problematici e si riporterebbe l’Ungheria nell’alveo europeista, staccandola dall’orbita sino-russa alla quale si è avvicinata, ma si disinnescherebbe anche una minaccia ancor più grave, ossia la possibile creazione, intorno a Orbán, di un polo europeo conservatore interessato a cambiare l’assetto attuale dell’Unione. Posizione, questa, teorizzata proprio dai <em>think tank</em> conservatori ungheresi e polacchi e che potrebbe trovare l’appoggio di un altro attore fondamentale ed estremamente potente: gli Stati Uniti di Donald Trump.</p>
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		<title>Sempre più aspra la crisi tra Ungheria e Ucraina: le ragioni recenti e quelle storiche</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sempre-piu-aspra-la-crisi-tra-ungheria-e-ucraina-le-ragioni-recenti-e-quelle-storiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 08:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/orban-zelensky.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Orban Zelensky" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/orban-zelensky.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/orban-zelensky-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/orban-zelensky-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/orban-zelensky-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La morte sospetta in Ucraina di un cittadino ungherese ha aggravato una crisi diplomatica che comunque cova da molto tempo. </p>
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<p>Il 6 luglio 2025<strong> József Sebestyen</strong>, un quarantacinquenne magiaro di Transcarpazia con doppia <strong>cittadinanza ucraina e ungherese,</strong> è morto in un ospedale ucraino, presumibilmente in seguito alle ferite riportate da un feroce pestaggio operato dai <strong>reclutatori dell’esercito ucraino.</strong> Secondo quanto affermato dai familiari della vittima, l’uomo, come molti altri appartenenti alla minoranza ungherese nella regione, si sarebbe opposto alla chiamata alle armi per non essere inviato al fronte. I reclutatori lo avrebbero prelevato a forza e lo avrebbero condotto in un bosco, dove l’uomo sarebbe stato colpito ripetutamente con delle spranghe di ferro, riportando ferite che lo avrebbero condotto a una morte dopo lunga agonia.</p>



<p>Naturalmente, le forze armate ucraine negano questa ricostruzione degli eventi, ma la morte di Sebestyen ha scatenato un terremoto politico in Ungheria, spingendo il Ministero degli Esteri a convocare <strong>Sándor Fegyir</strong>, ambasciatore ucraino a Budapest, anch’egli appartenente alla minoranza magiara della Transcarpazia, per rendere conto di quanto avvenuto. Lo stesso <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/clamoroso-in-ungheria-orban-potrebbe-non-ricandidarsi-di-fronte-alla-sfida-di-magyar.html">Viktor Orbán </a></strong>ha espresso le proprie condoglianze alla famiglia della vittima tramite un post sui propri social network, mentre i<strong> portali di informazioni ungheresi</strong>, soprattutto quelli di tendenza più nazionalista, davano ampio spazio alla notizia.</p>



<p>Il tragico evento rappresenta un nuovo episodio nelle relazioni diplomatiche tra Ungheria e Ucraina, tese ormai da diversi anni, ma che si sono esacerbate ulteriormente all’indomani dell’attacco russo e della posizione ufficiale di neutralità assunta da Budapest e della<strong><a href="https://it.insideover.com/spionaggio/tensioni-tra-ucraina-e-ungheria-una-rete-di-spionaggio-accende-il-conflitto-diplomatico.html"> costante opposizione del governo guidato da Orbán all’ingresso di Kiev nell’Unione Europea e nella NATO</a></strong>, oltre ai ben noti veti posti da Budapest a diverse sanzioni o invio di armi in sede europea. Decisioni che hanno attirato  sull&#8217;Ungheria l’accusa di una simpatia verso Mosca e la definizione di cavallo di Troia russo in Europa. In realtà, la crisi diplomatica tra il Paese danubiano e l’Ucraina ha origini più lontane rispetto allo scoppio del <strong>conflitto tra Kiev e Mosca</strong> e, sebbene certe posizioni di Viktor Orbán coincidano con quelle di Vladimir Putin, la contrapposizione tra i due Paesi ha radici profondamente storiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le radici dello scontro</h2>



<p>La Transcarpazia, regione ora di confine, era fino alla conclusione della Prima guerra mondiale parte integrante dell’Impero austro-ungarico. Fu appunto con la firma del Trattato del Trianon il 4 giugno 1920 che la regione passò inizialmente alla Cecoslovacchia per venire poi annessa nuovamente dal Regno d’Ungheria guidato dall’ammiraglio <strong>Miklós Horthy in seguito alla dissoluzione della Cecoslovacchia per opera della Germania nazista. </strong>L’alleanza con Berlino spinse l’Ungheria nel vortice del secondo conflitto mondiale, alla conclusione del quale la Transcarpazia venne inglobata nell’Unione sovietica, dalla quale sarebbe stata scorporata solo in seguito all’indipendenza dell’Ucraina. Da quel momento, con il riemergere del nazionalismo nell’Europa centro-orientale, precedentemente tenuto a freno dai sistemi socialisti, <strong>la destra ungherese</strong> ha iniziato a utilizzare nuovamente a fini propagandistici il Trattato del Trianon e la pace punitiva del 1920, giungendo nei casi più estremi a rivendicare una revisione dei confini e la ricostituzione della Grande Ungheria.</p>



<p>La posizione di Fidesz, in questo contesto, è quella di non richiedere ufficialmente la revisione dei confini, ma di rimediare alle storture del 1920 tramite una serie di <strong>politiche volte alla concessione agevolata della cittadinanza alle minoranze ungheresi nei territori dell’ex regno</strong>, o al sostegno a partiti e organizzazione magiare oltre confine. La politica di Budapest e il pericolo di un revanscismo magiaro hanno generato più volte numerosi timori nell’Europa centro-orientale. In Transcarpazia, in particolare, <strong>i cittadini di etnia magiara sono pari al 10% della popolazione</strong>, ma i rapporti tra Kiev e Budapest non si sono deteriorati fino al 2017, quando l’Ucraina ha approvato una legge, poi emendata, che andava a limitare fortemente l’utilizzo delle lingue delle minoranze etniche, imponendo l’uso della lingua ucraina.</p>



<p>Da quel momento, le relazioni tra i due Paesi si sono fatte sempre più tese, per subire un ulteriore inasprimento e giungere quasi alla rottura definitiva all’indomani dell’invasione russa. La schermaglia diplomatica, giocatasi appunto sulla neutralità ungherese e l’opposizione di Budapest <strong>all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea</strong> e nella NATO fino a quando non verrà eliminata la presunta discriminazione dei magiari di <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/guerra-di-spie-in-ungheria-orban-allattacco-delle-opposizioni.html">Transcarpazia</a>, si è ben presto unita a una fervente attività propagandistica del governo Orbán, volta a presentare Kiev come la causa dei mali che affliggono l’Ungheria. Non solo: la figura e l’azione di <strong>Volodymyr Zelens’kij</strong> vengono utilizzate nella lotta politica interna per delegittimare l’operato dei partiti di opposizione.</p>



<p>Secondo un recente sondaggio, infatti, <strong>il 51% degli ungheresi intervistati vede nell’Ucraina il principale pericolo per la propria nazione, mentre la Russia verrebbe vista come un pericolo secondario.</strong> E se la recente consultazione nazionale sull’adesione dell’Ucraina all’UE ha sicuramente presentato diverse storture e i limiti di cui abbiamo parlato nel nostro articolo del 14 aprile, m i risultati parlano chiaro: oltre due milioni di ungheresi hanno votato contro l’adesione di Kiev all’Unione. Il sentimento anti-ucraino, cresciuto del 16% nell’ultimo anno a causa dell’attività propagandistica del Fidesz, è infatti trasversale nella società magiara, venendo condiviso anche dal Tisza, ossia il principale partito di opposizione guidato dell’ex Fidesz <a href="https://it.insideover.com/politica/il-solito-immaginifico-orban-un-finto-referendum-per-dire-no-allucraina-nella-ue.html">Péter Magyar,</a> il quale si è espresso anche all’interno del PPE contro l’adesione accelerata dell’Ucraina.</p>



<p>Eppure, Magyar è uno dei principali bersagli della propaganda orbanista che, oltre ad accusare Tisza di voler trascinare l’Ungheria in guerra e di essere un burattino al soldo dei servizi segreti ucraini, ha tappezzato Budapest di manifesti che ritraggono proprio Magyar e Zelens’kij uscire da due uova, circondati dalla scritta: “Mint két tojás. Zelenskij és a magyar Zelenskij” (<strong>Come due uova, Zelensk’ij e lo Zelensk’ij ungherese</strong>). Come facile aspettarsi, questo attacco ha causato un’ulteriore crisi tra i due Paesi, giungendo addirittura alla convocazione dell’ambasciatore ungherese a Kiev per fornire spiegazioni al governo ucraino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I timori di Kiev</h2>



<p>E in mezzo a questa situazione, non stupirà come tra 2021 e 2023 il 41% degli ucraini vedesse nell’utilizzo della questione dei magiari di Transcarpazia un possibile pretesto di Budapest per entrare nella regione, segnalando una volta di più la tensione palpabile tra le due nazioni e il clima di terrorismo psicologico in cui entrambi i popoli vivono. Un dubbio legittimo, se si considera un fatto <strong>emerso contestualmente allo scandalo del network di spie ungheresi attive in Transcarpazia, scoperto il 9 maggio di quest’anno in seguito a un’operazione della SBU. S</strong>e, all’epoca, l’attività di spionaggio volta a fornire a Budapest dettagli circa lo stato delle difese ucraine nella regione e a sondare gli umori della popolazione in caso di un ingresso di truppe magiare in Transcarpazia si è risolta nell’ennesima crisi ed espulsione reciproca di diplomatici, ulteriori dettagli sono emersi nelle giornate successive.</p>



<p>La controparte ucraina, infatti, ha reso pubbliche diverse fotografie che mostrano come, nelle 48 ore precedenti l’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022, il Ministero della Difesa ungherese avesse inviato diverse unità militari ai confini della Transcarpazia. La spiegazione ufficiale fornita dal governo Orbán è stata quella di aver preso la decisione, tra l’altro resa pubblica già nel 2022, per fornire supporto medico-logistico in vista della crisi migratoria che sarebbe potuta scoppiare a causa della situazione prebellica tra Kiev e Mosca. </p>



<p>I dubbi ucraini circa la versione ufficiale ungherese si basano sul fatto che le unità inviate ai confini nel febbraio 2022 non erano composte da guardie di frontiera o medici, ma da mezzi blindati per il trasporto di truppe, carri armati T-72 e altre unità corazzate stazionate presso la base di addestramento Ádám Vay, vicino a Hajdúhadház, nella regione di Szabolcs-Szatmár-Bereg. Le truppe, guidate dal tenente generale Romulusz Ruszin-Szendi, all’epoca Capo di Stato Maggiore e ora membro del Tisza sotto attacco da parte del Fidesz, il quale lo accusa di aver espresso <strong>posizioni filoucraine nei summit NATO</strong> macchiandosi così di insubordinazione, sarebbero state inviate in formazione da battaglia e la composizione stessa delle unità sembrerebbero suggerire uno scopo ben diverso da quello espresso ufficialmente da Budapest. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le intercettazioni sospette</h2>



<p>Inoltre, Kiev ha posto la questione delle reali conoscenze del governo Orbán circa i piani di Putin, visto il fatto che i <strong>soldati ungheresi</strong> sono stati inviati ai confini giorni prima dell’effettivo scoppio della guerra e, quindi, in assenza della crisi migratoria che avrebbero dovuto contenere. E se gli analisti tendono a non vedere in questo episodio una reale volontà di Budapest di entrare nel conflitto occupando militarmente la Transcarpazia, in diversi avanzano il dubbio di un possibile piano elaborato dal governo Orbán per <strong>una possibile operazione lampo di peacekeeping nella regione qualora l’attacco russo avesse fatto collassare l’Ucraina</strong> in breve tempo. Piano che, secondo alcuni, sarebbe ancora valido e sarebbe stato fomentato dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, vista come possibile disimpegno di Washington e via libera a Mosca per avanzate ancora più violente e profonde in territorio ucraino.</p>



<p>I dubbi sono stati rinforzati dalla diffusione di un’intercettazione nella quale l’attuale ministro della difesa, Kristóf Szalay-Bobrovniczky, invitava i militari a prepararsi a entrare nella “fase zero del percorso di guerra” e ad aumentare le spese militari, come è effettivamente stato approvato dal governo ungherese per modernizzare le Forze Armate in vista di possibili sfide future. Naturalmente, Budapest non ha in questo momento né la forza né l’interesse di prendere parte al conflitto, ma resta il fatto che i rapporti con Kiev sono estremamente tesi e che una minima scintilla potrebbe scatenare l’incendio della prateria. </p>



<p>La partita che si gioca intorno alla Transcarpazia, regione di confine i cui abitanti di etnia magiara sono divisi tra vicinanza a Budapest e volontà di combattere per Kiev, come dimostrano le attività della 128° brigata di montagna e del 68° battaglione volontario di difesa territoriale “Kárpátaljai Sárkányok” (dragoni della Transcarpazia) <strong>composti in maggioranza da cittadini di etnia ungherese,</strong> sembra quindi essere tutt’altro che secondaria nello scacchiere geopolitico dell’Europa centro-orientale. Un vero e proprio pomo della discordia che avvelena i rapporti tra Ungheria e Ucraina e che, spesso, non trova il dovuto risalto in una narrazione del conflitto basata solo sulla demonizzazione di Viktor Orbán visto come burattino passivo nelle mani dell’onnipotente e mefistofelico zar Vladimir Putin.</p>
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