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	<title>Paolo gentiloni Archives - InsideOver</title>
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	<title>Paolo gentiloni Archives - InsideOver</title>
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		<title>I media italiani esaltano Mattarella ma nessuno segue lo spirito del suo discorso in Germania</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-italiani-esaltano-mattarella-ma-nessuno-segue-lo-spirito-del-suo-discorso-in-germania.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 16:13:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sergio Mattarella" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p> Il discorso del presidente Mattarella è centrato sul "no" a qualunque guerra di aggressione. Ma per i media...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-italiani-esaltano-mattarella-ma-nessuno-segue-lo-spirito-del-suo-discorso-in-germania.html">I media italiani esaltano Mattarella ma nessuno segue lo spirito del suo discorso in Germania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sergio Mattarella" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mattarella-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Ieri, come non capitava da molto tempo, abbiamo avuto un moto d&#8217;orgoglio per l&#8217;intervento di un politico europeo di spicco. Ancor più pensando che si tratta del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ancor più riflettendo sul momento e sulla sede in cui l&#8217;intervento è stato pronunciato: il Parlamento della Germania federale nel giorno del lutto nazionale. Un discorso alto, inconfutabile, condivisibile dalla prima all&#8217;ultima riga. <a href="https://it.insideover.com/politica/gaza-come-lucraina-da-berlino-il-monito-di-mattarella-contro-i-guerrafondai-dei-nostri-tempi.html">Andrea Muratore ha già spiegato benissimo in queste pagine</a> perché InsideOver lo abbia apprezzato. Quindi non ci torno, se non per segnalare che chi volesse leggerlo nella sua stesura originale e integrale <a href="https://www.quirinale.it/elementi/144987">può farlo qui</a>.</p>



<p>Ed è utile leggerlo, anche per capire il sottile discrimine che, in questi tempi oggettivamente drammatici e difficili da raccontare, può dividere l&#8217;informazione da&#8230; qualcos&#8217;altro.</p>



<p>Il discorso del presidente Mattarella è tutto centrato sul &#8220;no&#8221; a qualunque guerra di aggressione, qualunque sia la presunta ragione o &#8220;circostanza eccezionale&#8221; con cui questo o quel potere pretenda di giustificarla. Chi se ne rende colpevole deve essere giudicato, anche prima che lo faccia la Storia. Dice Mattarella: &#8220;Il Novecento, con lo sviluppo della industrializzazione della morte, ha trasformato la tragedia dei soldati in tragedia dei popoli. Nei borghi d’Europa e nelle città distrutte dai bombardamenti, nelle campagne devastate, milioni di civili divennero bersagli. Deportazioni, genocidi, hanno caratterizzato la Seconda guerra mondiale. Da allora, <strong>il volto della guerra non si riflette soltanto in quello del combattente, ma diviene quello del bambino</strong>, della madre, dell’anziano senza difesa. <strong>È quanto accade, oggi, a Kiev, a Gaza.</strong> La guerra totale esige non la sconfitta, la resa del nemico, ma il suo annientamento. Un accrescimento di crudeltà&#8221;.</p>



<p>A scanso di equivoci, il Presidente ricorda &#8220;i bombardamenti nelle aree abitate, l’uso cinico della fame contro le popolazioni, la violenza sessuale. La caduta della distinzione tra civili e combattenti colpisce al cuore lo stesso principio di umanità&#8221;. E difende a spada tratta il ruolo della Corte penale internazionale, quella che ha spiccato mandati d&#8217;arresto contro <strong>Vladimir Putin</strong> e <strong>Benjamin Netanyahu</strong>.   </p>



<p>Un discorso epocale, anche perché pronunciato nel tempio politico della Germania, nel Bundestag, cioè nel cuore del Paese che più acriticamente si è schierato con i massacri organizzati da Netanyahu a Gaza. Tristemente indimenticabile il &#8220;Israele fa il lavoro sporco per noi&#8221; del cancelliere <strong>Friedrich Merz</strong>.  </p>



<p>Ebbene, provate a scorrere le cronache: nella maggior parte dei casi, Israele e Netanyahu sono citati, quando sono citati, <em>en passant</em>, come per caso. L&#8217;unico vero aggressore, oggi, è la Russia. Di Israele meglio parlare il meno possibile. E vedremo quali possibili eufemismi verranno usati se gli Usa dovessero attaccare il Venezuela.</p>



<p>Mattarella non ha bisogno di essere difeso da noi, ma la decenza forse sì. L&#8217;informazione quotidiana è per la maggior parte costruita non solo per sminuire le responsabilità di Israele ma anche per instillare nel lettore ascoltatore <strong>la convinzione che, per quanto riguarda la guerra in Ucraina, tutto va bene</strong>, le scelte fatte tre anni e mezzo fa erano perfette e dunque si deve proseguire sulla stessa strada di allora. Anche se la realtà dice esattamente il contrario.</p>



<p>Basta sfogliare i giornali. I russi avanzano? Sì, ma hanno perso un sacco di soldati. Affermazione basata sui dati forniti dagli ucraini e dei quali, per ragioni che dal punto di vista ucraino sono perfettamente legittime, non ci si può fidare. Peraltro nessuno diceva altrettanto quando l&#8217;offensiva ucraina del 2022-2023 si trasformò in un disastro. E sarà una combinazione ma nessuno parla degli scambi delle salme dei soldati tra Russia e Ucraina, nei quali i russi hanno restituito migliaia e migliaia di corpi e gli ucraini poche centinaia. </p>



<p>La &#8220;flotta ombra&#8221; russa è fatta di vecchie carrette, come scrive <strong>Paolo Gentiloni</strong> su Repubblica. Che però portano petrolio in mezzo mondo. La Russia dal 2023 ha conquistato solo il 2% del territorio ucraino. Però sta per prendersi l&#8217;intero Donbass e nel frattempo la sua industria militare sforna ordigni sempre più numerosi e temibili, mentre l&#8217;Europa ormai fatica a reggere il passo e si è impantanata in una disputa politico-legale sulla possibilità di versare all&#8217;Ucraina i beni russi congelati in Europa. Idea che ha spinto <strong>Valerie Urban</strong>, direttrice generale di Euroclear, l&#8217;agenzia belga che custodisce 193 miliardi di beni russi, <a href="https://it.insideover.com/politica/salvini-e-crosetto-nel-battibecco-sugli-aiuti-allucraina-ce-tutta-la-difficolta-delleuropa.html">a minacciare di far causa alla Ue.</a> </p>



<p>Nessun giornale o Tv pubblica uno degli innumerevoli video, facilmente reperibili in Rete, che mostrano <strong>le pattuglie militari ucraine sequestrare gli uomini validi per strada </strong>(si sono visti professori portati via durante le lezioni, gente afferrata mentre passava in bici per strada) e caricarli su furgoni senza insegne per mandarli al fronte. <strong>Nessuno dà conto dei sempre più frequenti episodi di ribellione</strong>, anche violenta, della popolazione, che hanno spinto il Parlamento ucraino a discutere se dotare le pattuglie di droni e di armi da fuoco. Nessuno parla dei sempre più frequenti episodi di insofferenza dei polacchi nei confronti dei rifugiati ucraini.</p>



<p>Qui non si tratta di fare il tifo per questo o per quello. E nemmeno di edulcorare gli eventi per non disturbare i manovratori. Ma dell&#8217;esatto contrario: <strong>smetterla di fare il tifo e cercare di riportare a lettori e ascoltatori la realtà della situazione.</strong> Gli ucraini, nel difendere la patria, non potevano essere più coraggiosi e tenaci di così. Ma noi, se davvero teniamo ad aiutarli a raggiungere una &#8220;pace giusta&#8221;, qualunque cosa ciò voglia dire, dobbiamo essere molto più onesti e intelligenti di così.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-media-italiani-esaltano-mattarella-ma-nessuno-segue-lo-spirito-del-suo-discorso-in-germania.html">I media italiani esaltano Mattarella ma nessuno segue lo spirito del suo discorso in Germania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Perché tra Calenda e Sachs il &#8220;bugiardo&#8221; e &#8220;propagandista&#8221; è Calenda</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/perche-tra-calenda-e-sachs-il-bugiardo-e-propagandista-e-calenda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 13:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Calenda" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs-.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si è molto discusso del dibattito (chiamiamolo così) tra Carlo Calenda e Jeffrey Sachs. Vediamo qualche fatto concreto. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/perche-tra-calenda-e-sachs-il-bugiardo-e-propagandista-e-calenda.html">Perché tra Calenda e Sachs il &#8220;bugiardo&#8221; e &#8220;propagandista&#8221; è Calenda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Calenda" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs-.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/calenda-sachs--600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Abbondantemente commentato, circola molto sui social lo spezzone di trasmissione in cui <strong>Carlo Calenda</strong> si confronta con l&#8217;economista e professore della Columbia University Jeffrey Sachs al quale, a un certo punto della discussione, dà del &#8220;bugiardo&#8221; e del &#8220;propagandista putiniano&#8221;. Circola, il video, anche perché Calenda lo promuove, essendone a quanto pare orgoglioso. Non ci sarebbe alcuna ragione per occuparsi di una cianfrusaglia politica come Calenda, e ancor meno dei suoi show televisivi, se non fosse che tutto in quello pseudodibattito (dove peraltro si è permesso a uno degli interlocutori di insultare l&#8217;altro, non bello) è <strong>perfettamente esemplare della distorsione ideologica che subiamo da anni</strong> e che ha portato l&#8217;Europa nel vicolo cieco in cui ora si trova.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Durissimo scontro tra Jeffrey Sachs e Carlo Calenda: &quot;Mi sta chiamando bugiardo?&quot;, Sì, penso che lei stia mentendo, fa propaganda putiniana&quot;.<a href="https://twitter.com/hashtag/piazzapulita?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#piazzapulita</a> <a href="https://t.co/nQUFG4MTxP">https://t.co/nQUFG4MTxP</a></p>&mdash; La7 (@La7tv) <a href="https://twitter.com/La7tv/status/1981475131110146129?ref_src=twsrc%5Etfw">October 23, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Intanto, vale la pena di sottolineare lo squilibrio di competenze. Sachs, 70 anni, ha un importante passato come consulente di Governi e capi di Stato: lo è stato per il Governo polacco nel 1989, per&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mikhail_Gorbaciov">Mikhail Gorbaciov</a>&nbsp;nel 1990-1991, per il team economico del presidente russo&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Boris_Eltsin">Boris Eltsin</a>&nbsp;nel 1991-1993 e per quello del presidente ucraino&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leonid_Kuchma">Leonid Kuchma</a>&nbsp;nel 1993-1994. Poi dal 2001 al 2018 è stato consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, prima con <strong>Kofi Annan</strong> e poi con <strong>Antonio Guterres</strong>. Altrimenti detto, e con rispetto parlando, Sachs si occupava ad altissimo livello di Russia e Paesi circostanti quando Calenda, nato nel 1973, faceva con risultati altalenanti il liceo e aveva appena messo incinta la segretaria del patrigno. </p>



<p>Ma non importa. Calenda, in seguito, è stato vice-ministro dello Sviluppo economico (2013-2016) e poi ministro dello stesso dicastero (2016-2018) con due premier ora superatlantisti come <strong>Paolo Gentiloni </strong>e <strong>Matteo Renzi</strong>. Qualche competenza dovrebbe averla anche lui.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le umiliazioni cinesi della Ue</h2>



<p>E questo ci riporta al dibattito di cui sopra. Sachs esprime le sue opinioni, che possono essere condivise o meno. I lettori di InsideOver <a href="https://it.insideover.com/politica/intervista-a-jeffrey-sachs-sanzioni-contro-mosca-inutili-e-dannose-per-la-pace-gaza-laccordo-non-reggera.html">ne hanno appena avuto un saggio</a> e, da persone adulte, possono serenamente giudicare. A chi scrive, per esempio, del suo intervento televisivo è parsa molto convincente la parte in cui <strong>ha criticato l&#8217;assenza di una diplomazia europea</strong>, che si è schiacciata su quella americana e ha rinunciato a ogni forma di comunicazione con quelli che considera rivali sistemici, la Russia e la Cina. Ma se non parli con gli avversari, con quelli che ti preoccupano, con chi parli? <strong>A che serve una diplomazia?</strong> E i risultati si vedono. In luglio la delegazione europea formata da Ursula von der Leyen, la responsabile della politica Estera Kaja Kallas e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, arrivata a Pechino per trattare sulle politiche commerciali, è stata a dir poco umiliata. E in questi giorni, <a href="https://it.insideover.com/politica/la-cina-snobba-il-ministro-degli-esteri-tedesco-annullata-la-visita-di-wadephul.html">come ha raccontato Roberto Vivaldelli in queste pagine</a>, il ministro degli Esteri tedesco, <strong>Johann Wadephul</strong>, ha dovuto annullare una visita in Cina, programmata da tempo, perché nessuno dei dirigenti cinesi era disponibile a riceverlo. Quanto alla Russia non serve parlarne.</p>



<p>Ma nella visione di Calenda va bene così, è giusto così. <strong>Anche se poi dice che la trattativa Ue sui dazi con Trump è stata un disastro.</strong> Sarebbe interessante capire come sarebbe potuta andare diversamente, se ci siamo amputati di ogni spazio di manovra politica e se abbiamo affidato tre dei dicasteri più importanti della Commissione europea a esponenti dei piccoli Paesi baltici, che sono più filoamericni di molti americani: la Kallas, già citata, già premier dell&#8217;Estonia, alla Politica estera; <strong>Andrius Kubilius</strong>, già premier della Lituania, al commissariato per la Difesa e lo spazio; e <strong>Valdis Dombrovskis</strong>, ex premier della Lettonia, alla politica economica e finanziaria.    </p>



<p>Ma dove Calenda rivela tutta la propria pochezza è quando ricicla l&#8217;armamentario tipico della politica europea di quest&#8217;ultimo decennio, lo stupidario ideologico che ci ha portati nell&#8217;attuale situazione. Primo capitolo: la famosa dipendenza energetica dalla Russia. Calenda ricorda di essere andato, da ministro, a trattare coi russi sul gas, anche se c&#8217;era già stata l&#8217;occupazione della Crimea e anche se, allora, spendeva parole al miele per la Russia (<strong>si veda qua sotto</strong>). </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Era solo il 2016 quando il putiniano Calenda voleva trasferire, addirittura, il Colosseo in Russia. <a href="https://t.co/Q4G0SX2tZ1">pic.twitter.com/Q4G0SX2tZ1</a></p>&mdash; Danilo Della Valle (@Dani_DellaValle) <a href="https://twitter.com/Dani_DellaValle/status/1909520219619344541?ref_src=twsrc%5Etfw">April 8, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><strong>Calenda dice di essersene pentito</strong> ma non dice perché lui e il Governo di cui faceva parte si comportavano in quel modo. La risposta la diamo noi per lui: <strong>perché ci conveniva.</strong> Perché la famosa &#8220;dipendenza&#8221; l&#8217;Europa l&#8217;ha cancellata con un tratto di penna (quindi non era questa gran schiavitù) ma con quel tratto ha rinunciato anche ad avere energia sicura (abbiamo importato petrolio e gas russo dai primissimi anni Sessanta) a prezzi accettabili, mandando a catafascio il proprio modello economico. E cacciandosi nella situazione per cui <strong>Mario Draghi</strong>, che da premier trattava gli italiani come dei <em>minus habens</em> rimproverando loro di preferire i condizionatori alla libertà, oggi piange i costi eccessivi dell&#8217;energia che penalizzano la competitività europea. E propone di lasciar perdere la Ue ma di affidarsi di volta in volta, problema per problema, a &#8220;coalizioni di volenterosi&#8221;. Un bel risultato, no?</p>



<p>Ma Calenda rivela tutta la pochezza intellettuale di questo modo di affrontare i problemi quando Sachs dice che nel 2014, lui presente a Kiev, i maneggi degli Usa contribuirono a far andare le cose come andarono. <strong>È lì che Calenda gli dà del bugiardo e del propagandista putiniano.</strong> Ma non solo: dice che nel 2014 gli ucraini (attenzione: gli ucraini) si ribellarono per non finire sotto l&#8217;influenza russa. </p>



<p>Non c&#8217;è una sola parola di Calenda, in questi passaggi, che contenga una minima percentuale di verità. Sui maneggi degli americani non ci sono più dubbi. Vale come primo esempio la famosa affermazione con cui la vicesegretaria di Stato <strong>Victoria Nuland</strong> rivendicava i 5,1 miliardi di dollari spesi per &#8220;promuovere la partecipazione civica e il buon governo&#8221;; o la telefonata in cui la Nuland e l&#8217;ambasciatore Usa a Kiev, Geoffrey Pyatt, prima della fuga del presidente <strong>Viktor Yanukovich</strong> e del ribaltone, discettavano su chi sarebbe stato il prossimo primo ministro dell&#8217;Ucraina, che poi, guarda caso, fu proprio il loro preferito, Arsenij Jaceniuk. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come andò nel 2014</h2>



<p>E poi la questione &#8220;degli ucraini&#8221; che non volevano sottostare all&#8217;influenza russa. Calenda fa finta di non sapere (e se non lo sa, peggio ancora) che non era affatto così. C&#8217;è un&#8217;infinità di ricerche sul campo, incontestabili, che raccontano una realtà ben diversa. Nel 2013, con l&#8217;Euromaidan in pieno corso, <strong>USAID (l&#8217;agenzia Usa per lo sviluppo, quella detestata da Trump) pubblicò uno studio</strong> da cui risultava che il 37% degli ucraini desiderava l&#8217;adesione alla Ue mentre il 33% preferiva l&#8217;adesione all&#8217;Unione doganale proposta dalla Russia. Stesso studio: il 35 chiedeva di intensificare le relazioni con la Ue, il 34% quelle con la Russia.</p>



<p><strong>Ricerca dell&#8217;istituto americano Gallup (pubblicata nel marzo 2014)</strong>: il 17% degli ucraini considerava la Nato &#8220;una protezione&#8221; mentre il 29% la considerava una minaccia (e il 44% non sapeva giudicare). Adesione alla Ue: 52% di sì nell&#8217;Ucraina occidentale, 55% in quella centrale, 19% in quella orientale. Fedeltà alla Russia: 25% di consensi nell&#8217;Ucraina occidentale, 42% in quella centrale, 60% in quella orientale. </p>



<p><strong>Ricerca del Razumkov Center di Kiev (maggio 2013):</strong> il 41,7% si pronuncia per l&#8217;integrazione nella Ue, il 31% per l&#8217;adesione all&#8217;Unione doganale proposta dalla Russia, il 13,5% per il non allineamento rispetto a entrambe.</p>



<p><strong>Ricerca del Kiev International Institute of Sociology (febbraio 2014)</strong>: il 23% supportava il presidente in carica Janukovich, il 40% la protesta e un 32% si diceva neutrale.</p>



<p>Ricerche Usa e Ucraine, come si vede, nessun filoputiniano di mezzo. <strong>Quindi dire, come fa Calenda, che &#8220;gli ucraini&#8221; erano tutti schierati contro la Russia è una bugia (se Calenda è preparato) o una mistificazione</strong>, in ogni caso un&#8217;affermazione, questa sì, di propaganda non suffragata dai fatti. Furono proprio i maneggi degli Usa, della Ue e degli oligarchi ucraini a far pendere la bilancia da un lato piuttosto che dall&#8217;altro. E per finire con il famoso dibattito Tv: da un lato c&#8217;era uno studioso come Sachs, con decenni di esperienza sui temi trattati, che esprimeva opinioni personali, giuste o sbagliate che possiamo ritenerle; dall&#8217;altra un politicante come Calenda che, per sua stessa ammissione, di opinioni su quel tema ne ha già cambiate diverse, ora sostiene tesi ideologiche e non rispondenti ai fatti e dà del bugiardo e del propagandista agli altri. Fate voi.</p>



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		<title>Macron italiano cercasi? Il conte Gentiloni scalda i motori</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-italiano-cercasi-il-conte-gentiloni-scalda-i-motori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 13:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/OVERCOME_20250911224328555_1f9f19e8905918e1fa8742c2fe72b15b-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Italia si vocifera di una discesa in campo di Paolo Gentiloni pronto a guidare una grande coalizione contro Giorgia Meloni.</p>
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<p>Mentre Emmanuel Macron è in piena sindrome Versailles e procede imperterrito a far sovrintendere la Francia da governi senza maggioranza, in Italia un piccolo Macron si scalda in panchina, lato centrosinistra. Perché panchinaro è panchinaro, e pure d’eccellenza, <strong>Paolo Gentiloni</strong>. Aristocratico romano della famiglia Gentiloni Silveri conti di Filottrano, Cingoli, Macerata e Tolentino, l’ex ministro degli Esteri, già Presidente del Consiglio e, fino a dicembre, commissario Ue per gli Affari economici, rappresenta quella “riserva della Repubblica” funzionale ai poteri forti sempre attenti a che tutto cambi affinché nulla cambi. </p>



<p>Nel Partito Democratico, neanche a dirlo, è piazzato nella corrente ultramoderata. Così moderata che al confronto <strong>Elly Schlein</strong>, equilibrista armocromata, pare una Che Guevara gay friendly. Mentre quest’anno la leader cercava di travestire i Dem da pacifisti osando qualche critica al piano di riarmo europeo, lui lo commentava così, serafico: “È un primo passo, credo che vada nella direzione giusta”.</p>



<p>Perché mentre la segretaria il problema del risultato alle regionali e alle prossime politiche se lo pone, per <em>Er Moviola</em> &#8211; questo il suo soprannome, azzeccatissimo – il popolo è una variabile indipendente. Del resto, da quarant’anni passa da un incarico all’altro <strong>senza aver mai brillato in popolarità né tanto meno in consenso</strong>: da giovanissimo militante del gruppo del Manifesto e del Pdup, passando dall’ufficio di portavoce di Rutelli sindaco di Roma fino alla Margherita, per giungere infine al Pd, non si può certo dire che sia uno abituato a contare per i voti che porta. L’unica volta che ci provò, nel 2013, gli andò inspiegabilmente male: alle primarie per la candidatura a sindaco della Capitale arrivò terzo su tre, dopo <strong>Ignazio Marino</strong> e <strong>David Sassoli</strong>. </p>



<p>La consistenza del suo peso politico non faceva ombra. Ecco perché Matteo Renzi, dopo la sconfitta al referendum costituzionale, lo designò suo successore a Palazzo Chigi: chi meglio di Gentiloni poteva dare garanzie di non oscurarlo? E poi il conte è ben inserito negli ambienti giusti. Non per nulla a maggio, passati neanche cinque mesi dall’aver lasciato la Commissione a Bruxelles, è diventato membro della società di consulenza <strong>European House Ambrosetti.</strong> Lo stesso che organizza ogni anno il forum di Cerbobbio, mecca della cosiddetta élite finanziaria internazionale. Perfettamente incistato nel sistema, secondo il classico modello delle porte girevoli.</p>



<p>Certo, Macron era di casa alla <strong>banca Rotschild</strong> e proviene dall’Ena, la scuola dei quadri dirigenziali dell’amministrazione francese. Gentiloni, più modestamente, ha fatto il liceo capitolino Tasso ed ha sempre vissuto nell’habitat partitico. Non ha avuto un ideologo del calibro di <strong>Jacques Attali</strong>, il futurologo che piace alla gente che piace. Però ora è dato come possibile “federatore”, qualsiasi cosa questo voglia dire, per il famoso campo largo che dovrebbe unire tutti gli avversari di Giorgia Meloni. Specialmente il centro, l’entità poco fisica e molto metafisica che viene evocata, con grancassa dei giornaloni (o giornalini, ormai, viste le tirature…), per avvolgere il centrosinistra nell’eterna melassa del rassicurante pensiero unico europeista, atlantista, liberale, eco-sostenibile e quirinalizio. </p>



<p>Er Moviola guida di <strong>una coalizione che va da Bonelli&amp;Fratoianni a Renzi sarebbe l’ipotesi ideale per i cervelloni teorici della “responsabilità”</strong>, secondo i quali il Male incarnato è il populismo, di destra o sinistra che sia. Esattamente come per Macron, chiusosi a chiave all’Eliseo con un Lecornu qualsiasi pur di bloccare i populisti Front National e France Insoumise.</p>



<p>Naturalmente, fra i due corrono tutte le differenze storiche, geopolitiche ed economiche che distinguono gli italiani dai cugini di Francia. Oddio, quanto alle ultime, si sono assottigliate: come si sa, oggi i galletti d’oltralpe devono abbassare la cresta, <a href="https://it.insideover.com/politics/blocchiamo-tutto-la-francia-nel-caos-mentre-macron-annaspa-nella-crisi-che-lui-stesso-ha-provocato.html">precipitati come sono in una tempesta perfetta di deficit, de-industrializzazione e caos politico</a> che li ha resi simili all’Italia di quattordici anni fa, quando la famigerata <strong>letterina di Draghi e Trichet</strong> fece cadere il governo Berlusconi e impose la cura Monti. E Iddio solo sa se un Gentiloni non ci sguazzerebbe, in una situazione del genere. </p>



<p>In tal caso &#8211; e siamo alla seconda differenza, questa tutta personale &#8211; rispetto al più giovane e arrogante Macron il nostro Moviolone sfodererebbe doti di pompiere non comuni. Come sa acquietare gli animi lui, nessuno: con il suo fraseggio felpato, il suo linguaggio soporifero, la sua arte di discorrere a lungo per comunicare radi, ma ben assestati concetti, è un mediatore nato. Per capirci: se Gianfranco Funari sosteneva che <strong>se uno è stronzo nun je poi di’ stupidino</strong>, Gentiloni è esattamente quell’uomo che direbbe una cosa del tipo “al posto suo, presumo che non mi comporterei così…”.</p>



<p>E a proposito di concetti, nell’intervista che ha rilasciato alla <em>Stampa</em> mercoledì 10 settembre, evaporata la profluvie di parole ne restano da segnalare due mica da niente. In ordine di apparizione: 1) visto il casino francese, “per non dire in Spagna o in Germania” (?), <strong>è necessario “archiviare il mito” che gli altri Paesi europei debbano ispirare le riforme istituzionali da noi,</strong> dove la permanenza al potere di “uno dei governi più longevi della storia repubblicana”, quello Meloni, dovrebbe indurre a liquidare l’idea di premierato; 2) il “sogno macroniano”, da Gentiloni condiviso per le “posizioni illuminate” (per esempio sulla “crisi ucraina”, in cui monsieur le President si è aggiudicato il podio dei “volonterosi” più guerrafondai), si è infranto perché ha cancellato il “bipolarismo storico”, nel cercare di “riassumere destra e sinistra moderne nel proprio movimento”.</p>



<p>Traduciamo il tutto: 1) con l’elezione diretta del capo del governo faremmo un favore alla Meloni e alla “destra nazionalista” di casa nostra, ma in realtà anche alla Schlein, che in questo modo potrebbe personalizzare lo scontro, e così a rimetterci, guarda caso, sarebbero figure come Gentiloni: <strong>terze, esterne, pronte a rendersi utili dalle retrovie per candidarsi a premier purché, dio non voglia, evitando la votazione popolare diretta</strong>; 2) il tentativo di mettere ai margini le ali estreme dell’arco politico gonfiando una forza di “grande centro”, à la Macron, non funziona perché quella seccatura del popolo, inteso come classi medie e basse, si ostina a dividersi in due contrapposti populismi, ma è l’estrema destra il pericolo maggiore, e pour cause: siccome il pensiero gentiloniano va all’Italia (e al destino suo, di Gentiloni), solo quella che per convenzione si chiama ancora sinistra può e deve essere addomesticata, in virtù dello svantaggio elettorale da cui parte e del solito teorema per cui il differenziale per battere la destra si troverebbe, e ci risiamo, al “centro”.</p>



<p>In sintesi: io, <em>conte Gentiloni Silveri</em> ecc ecc, non essendo votato neanche dai miei consanguinei, punto sull’affondamento del premierato, e avendo capito l’aria che tira contro la politica di cui sono da sempre alfiere, elitaria e lacrime &amp; sangue, e cioè, parlando in francese, macroniana, <strong>mi intesto l’operazione di eterodirigere un fronte collocato a sinistra, senza più illusioni di un centrismo egemonico che non egemonizza un bel niente</strong>. Se non, ovviamente, dall’alto. Nella sostanza, la formula è la stessa. Si invertono solo i fattori. E l’unico vero fattore di disturbo resta quello: <strong>il popolaccio bue che chiede pane.</strong> Il signor conte a palazzo deve far di tutto per scansarlo. Ad Ambrosetti, nell’attesa, le brioches non mancano.</p>
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		<title>Da Draghi a Gentiloni, la critica all&#8217;Europa di chi l&#8217;ha fatta com&#8217;è</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/da-draghi-a-gentiloni-la-critica-alleuropa-di-chi-lha-fatta-come.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 16:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Draghi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mario Draghi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Draghi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Draghi-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Draghi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Draghi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Draghi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/Draghi-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le critiche di Draghi e Gentiloni sono perfette, la crisi dell'Europa è evidente. Ma sano un po' di un circolo chiuso che bisogna spezzare. </p>
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<p>&#8220;Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente!&#8221;. Lo disse <strong>Mao Tse Tung</strong> dopo la decime sessione plenaria del Comitato centrale, nel 1962, più o meno a metà strada tra la Grande carestia cinese (milioni di morti) e la Rivoluzione culturale (idem) e quindi non è che la citazione faccia un gran piacere. Epperò è la prima che ci viene in mente nel constatare che oggi l&#8217;Unione Europea è sottoposta a critiche ficcanti e financo spietate, e ci sta. Portate, però, da <strong>personaggi illustri e competenti, che però dell&#8217;Europa che criticano sono stati, sono e forse saranno parte integrante, forse portante</strong>. I quali oggi ci spiegano le cose per cui, fino a qualche tempo fa, potevi facilmente vederti appiccicata la nomea di antieuropeo e, nel caso non bastasse, anche quella di putiniano, che è un po&#8217; come i jeans: si porta su tutto.</p>



<p>L&#8217;ultimo caso è quello di <strong>Paolo Gentiloni</strong>, già primo ministro italiano, appena rientrato in patria dopo un quinquennio Ue da commissario per gli Affari economici e monetari nella prima Commissione Von der Leyen. Lo score di quella Commissione non è stato esaltante, lo sanno tutti. Ma questo non può essere caricato sulle spalle di Gentiloni e comunque non è questo il punto. Parlando a Bologna per i 7 anni della Johns Hopkins University, l&#8217;ex premier ha detto che &#8220;l’Europa ha vissuto una sorta di seconda <em>belle époque</em> basata su tre pilastri: la protezione degli Stati Uniti, il libero commercio con la Cina e gas a basso prezzo dalla Russia. Ma era una situazione che non poteva durare&#8221;. Ora <strong>a parte che la prima <em>belle époque</em> finì nella prima guerra mondiale </strong>e quindi facciamo discretamente le corna (a meno che tutto questo evocare guerre e Reich non serva proprio a spaventarci, nel cuoi caso dovremmo fare altri discorsi&#8230;), ci piacerebbe sapere perché tutto ciò non poteva durare. Non ci è stato spiegato per decenni che <em>nulla salus</em> era possibile fuori dal Patto Atlantico? Ma che si dice fuori: anche solo un pochino di lato, con un esercito europeo, per dire, o con una politica estera un filino più autonoma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">l peso delle scelte. Nostre e altrui</h2>



<p>Gentiloni non c&#8217;entra ma avrà di sicuro notato lo spettacolo di questi intellettuali (vabbè, parola grossa ma è per capirci) che per decenni hanno predicato che Europa e Usa dovevano assolutamente andare a braccetto, ci hanno indottrinati col fatto che a seguire gli Usa non si sbaglia mai (l&#8217;Iraq era pieno di armi di distruzione di massa, giusto? L&#8217;esportazione della democrazia era una gran figata, giusto?) e adesso inveiscono contro gli Usa come i vecchi extraparlamentari di sinistra dei bei vecchi tempi? Allo stesso modo, perché non si poteva continuare a commerciare con la Cina? Gentiloni sa bene come si fa: <strong>nel maggio del 2017 fu l&#8217;unico tra i capi di Stato e di Governo del G7</strong> a partecipare al Forum con cui Xi Jinping presentò al mondo il progetto della Via della Seta. Perché il commercio con la Cina si è tramutato in una specie di braccio di ferro con Pechino, tra dazi e limitazioni reciproche varie? <strong>E se non riceviamo più gas a basso prezzo dalla Russia è perché lo abbiamo deciso&#8230; in parte.</strong> Perché in parte ancor più ampia l&#8217;hanno deciso quelli che hanno fatto saltare il gasdotto Nord Stream 2, operazione come sappiamo realizzata dagli ucraini con l&#8217;autorizzazione degli Usa e, in seguito, la complicità di Paesi Ue come la Polonia, che ha aperto le porte della fuga agli attentatori (blandamente) ricercati dalla Germania. Con il gasdotto è saltato anche un modello di sviluppo che, criticabile o no, ha garantito all&#8217;Europa mezzo secolo di benessere.</p>



<p>Ecco, dire &#8220;non poteva durare&#8221; pare un po&#8217;&#8230; generico, diciamo. Molto interessante, anzi, più interessante, è il caso di <strong>Mario Draghi</strong>, economista insigne, già governatore della Banca d&#8217;Italia, presidente della Banca centrale europea e nostro primo ministro. A proposito di quest&#8217;ultimo incarico: fu lui che, nel discorso d&#8217;insediamento, pose come premessa a tutto l&#8217;indiscutibile vicinanza agli Usa, no? E fu ancora lui che, poco dopo essere entrato in carica, al G7 di Corbis Bay disse &#8220;esamineremo con attenzione il dossier&#8221;, di fatto congelando la partecipazione italiana alla via della Seta, no? </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il benessere di 450 milioni di persone</h2>



<p>Ora Draghi sprona l&#8217;Europa a darsi una mossa,  come peraltro ha già fatto nell&#8217;ormai famoso Rapporto intitolato <a href="https://www.eunews.it/2024/09/09/il-rapporto-draghi-in-italiano/">&#8220;Il futuro della competitività europea&#8221;</a>.  Tutto questo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-draghi-suona-la-sveglia-fa-mea-culpa-striglia-la-ue-e-sconfessa-von-der-leyen.html">è stato già acutamente commentato</a> in queste pagine da Andrea Muratore, compreso il fatto che Draghi sta picconando la Ue di cui lui stesso è stato un simbolo. Ma il punto è che, per amore o per forza, l&#8217;Europa <strong>ha detto no a tutto ciò che poteva darle una fisionomia più autonoma.</strong> Che non vuole (né voleva prima) dire CONTRO gli Stati Uniti ma con un occhio più attento ai propri interessi collettivi. Se ci siamo impiccati a prezzi del gas e del petrolio tre volte più alti di quelli in vigore sul mercato interno Usa, osservando poi placidamente l&#8217;emigrazione verso oltre-Oceano delle aziende più intraprendenti e di <a href="https://it.insideover.com/investimenti-e-trading/londra-in-allarme-loro-abbandona-la-city-e-sceglie-la-borsa-di-new-york.html">migliaia di tonnellate d&#8217;oro fisico</a>, non è colpa del destino cinico e baro. Se ci siamo messi di traverso alle relazioni con la Cina e poi non siamo nemmeno capaci di mettere in piedi una fabbrica europea di batterie per far marciare le auto elettriche, <a href="https://it.insideover.com/economia/fallimento-northvolt-nella-ue-la-transizione-ecologica-dipende-dallasia.html">come ha ben raccontato in queste pagine Giuseppe Gagliano</a>, che ci vogliamo raccontare? Se ci siamo fatti distruggere i gasdotti dal caro &#8220;amico&#8221; Joe Biden senza fare nemmeno &#8220;bah&#8221;, che possiamo pretendere dal caro &#8220;nemico&#8221; Donald Trump? </p>



<p>Per cui è bello vedere che i protagonisti dell&#8217;Europa di ieri sono i primi critici dell&#8217;Europa di oggi. E non faremo il retorico e scorretto esercizio di dubitare della loro onestà intellettuale chiedendo dov&#8217;erano mentre tutto ciò avveniva. Vorremmo solo pregarli di capire che la sensazione di un circolo chiuso (sì, era sbagliato, ma solo noi lo possiamo dire) è molto forte. Che per fare ciò che anche loro oggi chiedono, quel circolo bisognerebbe spezzarlo (<strong>ma lo vogliamo dire che la seconda Commissione Von der Leyen è impresentabile?</strong>). E che un&#8217;Europa autonoma e indipendente nelle grandi scelte per il benessere dei suoi 450 milioni di cittadini, e quindi poi capace di costruire (e non subire) anche una forte alleanza con gli Stati Uniti, non è un vezzo ma una necessità. Sospettiamo, a questo punto, la condizione indispensabile per la sua stessa sopravvivenza.</p>



<p>       </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/da-draghi-a-gentiloni-la-critica-alleuropa-di-chi-lha-fatta-come.html">Da Draghi a Gentiloni, la critica all&#8217;Europa di chi l&#8217;ha fatta com&#8217;è</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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