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	<title>omar mateen Archives - InsideOver</title>
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	<title>omar mateen Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il Califfo recluta terroristi in Bosnia</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-califfo-recluta-terroristi-in-bosnia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2016 10:57:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Foreign fighters]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Istanbul]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Quali saranno le prossime mosse dello Stato Islamico? A poche ore dall’attentato che ha fatto tremare le fondamenta dell’aeroporto di Istanbul e, con esse, le nostre già traballanti certezze, è inevitabile domandarsi dove ancora ci porterà tutto questo. La risposta all’angoscioso interrogativo potrebbe esser contenuta in un video.Apparso in rete poche ore prima dell’attentato all’aeroporto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-califfo-recluta-terroristi-in-bosnia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/IraqGuns-1024x683-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Quali saranno le prossime mosse dello <strong>Stato Islamico</strong>? A poche ore dall’attentato che ha fatto tremare le fondamenta dell’<strong>aeroporto di Istanbul</strong> e, con esse, le nostre già traballanti certezze, è inevitabile domandarsi dove ancora ci porterà tutto questo. La risposta all’angoscioso interrogativo potrebbe esser contenuta in un video.Apparso in rete poche ore prima dell’attentato all’<strong>aeroporto di Ataturk</strong>, il documento sembrerebbe rivelare – dopo il <strong>locale gay Pulse ad Orlando</strong> – quali potrebbero essere i prossimi obiettivi dei terroristi negli States. Forse il Golden Gate Bridge di San Francisco. Forse Las Vegas Strip, la strada di Las Vegas famosa per l’altissima concentrazione di hotel e casinò.Entrambi gli scenari compaiono, infatti, nel filmato con cui <strong>Jasmin Keserović</strong>, foreign fighter bosniaco conosciuto con il nome di battaglia di <strong>Abu al Bosnia</strong>, ritorna a minacciare l’Occidente e la cristianità.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-lisis-recluta-con-un-click/" target="_blank">Per approfondire: Così l&#8217;Isis recluta con un click</a>“Alzatevi <strong>mussulmani</strong>! Uccidete i <strong>cristiani</strong> ed i loro dipendenti! Nelle loro città e stati. Piazzate esplosivi sotto le loro auto, nelle loro case, nei loro uffici. Uccideteli con fucili di precisione e silenziatori. Uccideteli come si presenta l’occasione &#8230; anche con il coltello”, dice Keserović, mentre la fotocamera mette a fuoco il <strong>California Street Tower</strong>, secondo edificio più alto della città, ed un tram che “scala” le pendenze di San Francisco.Keserović ha ventidue anni ed è uno dei 330 cittadini bosniaci che, secondo i dati raccolti dall’<em><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://icsr.info/" target="_blank">International Centre for the Study of Radicalisation and Political Violence</a></em>, sono partiti alla volta dell’autoproclamato Stato islamico. Il giovane Jasmin, vecchia conoscenza dell’intelligence di <strong>Sarajevo</strong>, avrebbe lasciato la città di Zavidovići, nel cuore della Bosnia, per giurare fedeltà a <strong>Baghdadi</strong> nel gennaio 2013.Non è la prima volta che Jasmin compare in un video simile. Ben prima di lui, altri suoi connazionali si erano già cimentati in questo “macabro rituale”. <strong>Nihad Berković</strong>, trentaquattrenne partito da Tuzla – zona che ospita i <strong>campi di addestramento per jihadisti </strong>– e arrivato, con la moglie, ad ottobre 2013 in <strong>Siria</strong> dove è diventato <strong>Abu Jihad al Bosnia</strong>. Il ventiseienne <strong>Midžić</strong>, originario di Bihać  – sul fiume Una – e conosciuto con il nome di <strong>Salahuddin al Bosnia</strong>. Sono solo alcuni dei vee-jay bosniaci di cui si è servito il <strong>Califfo</strong> in passato.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/i-cuccioli-di-al-baghdadi/" target="_blank">Per approfondire: I &#8220;cuccioli&#8221; di Al Baghdadi</a>“Non bisogna far distinzione tra civili e militari, così come i loro aerei non distinguono tra soldati dello Stato islamico e civili. Bisogna saldamente contare su <strong>Allah</strong>. E aiutare i propri fratelli senza dubitare della correttezza delle proprie azioni. Quando punirete, punite come siete stati puniti”. Con queste parole, formulate dopo aver elogiato il martirio di <strong>Omar Mateen</strong>, l’attentatore di Orlando, ed il gesto di <strong>Larossi Abballa</strong>, il killer suicida dei due poliziotti di Parigi, Keserović si interrompe.</p>
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		<title>La nuova sfida dei lupi solitari</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/la-nuova-sfida-dei-lupi-solitari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 13:38:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Lupi solitari]]></category>
		<category><![CDATA[Orlando]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="674" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf-768x431.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf-1024x575.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf-334x188.jpeg 334w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>“Un nuovo tipo di terrorismo che comprende atti di violenza casuali che possono essere in parte ispirati dallo Stato islamico, ma non sono in alcun modo diretti dai leader del gruppo”. È così che il New York Times, tirando le somme della sparatoria che nella notte di domenica ha provocato 49 morti nel club gay &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-nuova-sfida-dei-lupi-solitari.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="674" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf-768x431.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf-1024x575.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/06/sdf-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>“Un <strong>nuovo tipo di terrorismo</strong> che comprende atti di violenza casuali che possono essere in parte ispirati dallo <strong>Stato islamico</strong>, ma non sono in alcun modo diretti dai leader del gruppo”. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.nytimes.com/2016/06/14/us/politics/orlando-shooting-omar-mateen.html?action=click&amp;pgtype=Homepage&amp;clickSource=story-heading&amp;module=span-abc-region&amp;region=span-abc-region&amp;WT.nav=span-abc-region&amp;_r=0">È così che il New York Times</a>, tirando le somme della sparatoria che nella notte di domenica ha provocato 49 morti nel club gay Pulse, ad <strong>Orlando</strong>, in Florida, descrive la nuova minaccia che l’intelligence statunitense ed europea si trovano a dover fronteggiare.“L’estremismo interno” è la nuova sfida jihadistaNon più gruppi organizzati, ma singoli individui, con una buona dose di <strong>instabilità mentale</strong>, che si radicalizzano autonomamente, in breve tempo, soprattutto attraverso il <strong>web</strong>. Omar Mateen, infatti, è stato descritto dalla sua famiglia come un uomo non particolarmente religioso. Eppure, nella notte di domenica, ad Orlando, si è trasformato in un soldato del Califfato, non avendo, apparentemente, alcun contatto con cellule dell’organizzazione terroristica.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/levoluzione-del-terrorismo-individuale/" target="_blank">Per approfondire: L&#8217;evoluzione del terrorismo individuale</a>È per questo che il presidente degli Stati Uniti, <strong>Barack Obama</strong>, ha parlato di “<strong>estremismo interno</strong>”. L’attentatore ha infatti proclamato la propria adesione all’Isis “all’ultimo minuto”. Ma è proprio questo, per l’Isis, l’unico requisito sufficiente a trasformare un cittadino americano qualunque, in un miliziano del Califfato. Il meccanismo, dunque, è molto semplice. Lo Stato Islamico, attraverso il suo articolato sistema di propaganda, incita i potenziali jihadisti di tutto il mondo a sollevarsi contro gli infedeli. Ma a rispondere alla chiamata, sempre più spesso, non sono cellule organizzate, ma “lupi solitari”, con scarsa o nessuna esperienza in tecniche militari e nessun supporto da organizzazioni esterne, che agiscono individualmente e diventano “soldati del Califfato” soltanto proclamando la propria affiliazione al gruppo jihadista nella rivendicazione dell’attentato. E per fare questo basta una semplice telefonata o un post sui social network: come è successo ad Orlando, a San Bernardino, o, ancora prima, al Curtis Culwell Center di Garland, in Texas.O come è avvenuto stanotte in una <strong>banlieu di Parigi</strong>, dove il venticinquenne francese di origine araba, Larossi Abballa, già condannato nel 2013 per “associazione a delinquere finalizzata alla preparazione di atti terroristici”, ha ucciso a coltellate un poliziotto e sua moglie davanti al figlio della coppia, un bambino di tre anni. Anche Abballa, si sarebbe radicalizzato su internet e non mostrerebbe, ad una prima analisi, affiliazioni dirette con cellule dell’Isis in Iraq, in Siria o in altri Paesi.Lupi solitari: anche l’Italia è a rischioPer questo motivo, scrive il<em> New York Times</em>, “sventare un attentato terroristico dello Stato islamico in America, non è più come sventare un tradizionale attentato terroristico, ma come cercare di prevenire una sparatoria in una scuola o in un teatro”. Così le azioni di singoli esaltati  si affiancano a quelle delle<strong> cellule delocalizzate</strong>, dei<strong> foreign fighters</strong> e dei terroristi cosiddetti “home grown”, in contatto con esponenti dell’organizzazione, ponendo un nuovo problema alla sicurezza europea e mondiale.Per questo, come evidenziava già la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2016/03/Relazione-2015.pdf">Relazione sulla politica della sicurezza del 2015</a>, presentata in Parlamento lo scorso febbraio, il “rischio zero” diventa una eventualità “oggettivamente impossibile”. E se a mettere a rischio più di tutto la sicurezza durante Euro 2016, come dimostra l’attacco di ieri notte, e come ha affermato anche il Questore della Camera dei Deputati, Stefano Dambruoso, è proprio l’azione dei “lupi solitari”, l’Italia non è esclusa da un rischio di questo tipo. Anzi, come comunicano i nostri servizi di sicurezza, il nostro Paese sarebbe sempre più esposto.Sarebbero <strong>400</strong> infatti,<a style="color: #0000ff" href="http://www.iltempo.it/esteri/2016/06/13/ecco-tutti-i-lupi-solitari-pronti-a-colpire-l-italia-1.1549088"> secondo il quotidiano <em>Il Tempo</em></a>, che cita fonti dell’Antiterrorismo, <strong>i lupi solitari potenzialmente attivi sul nostro territorio</strong>, che vengono “attenzionati” dalle Forze dell’Ordine. Tra questi ci sono italiani convertiti, immigrati di seconda generazione, foreign fighters o combattenti ritornati sul suolo nazionale. Soggetti che si sono radicalizzati non solo su internet ma anche grazie a contatti personali con estremisti espulsi dall’Italia o foreign fighters, all’inserimento in gruppi etnici a forte componente islamica, alla frequentazioni di luoghi di aggregazione islamica non autorizzati e permeabili alla propaganda estremista, oppure negli ambienti carcerari. Tutti soggetti che, secondo i nostri servizi di sicurezza, vengono incitati dai gruppi jihadisti, tramite “la diffusione di testi o elaborati tradotti nella nostra lingua”, sia a raggiungere i territori del Califfato in Siria o in Iraq, sia ad agire come lupi solitari nel proprio Paese, “adottando un codice comportamentale improntato a segretezza e cautela”.La strage di Orlando e l’attacco di ieri notte a Parigi, avvenuto, inoltre, in una fase di massima allerta legata allo svolgimento dei campionati europei di calcio, dimostra quindi come l’universo jihadista sia sempre meno controllabile e come il pericolo sia diventato sempre più interno e radicato in casa nostra. Una nuova sfida che impone ai servizi di sicurezza di tutto il mondo un cambio di strategia per fermare il terrore.</p>
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		<title>Se la stampa di Erdogan tifa l&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/se-la-stampa-di-erdogan-tifa-lisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2016 17:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Orlando]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2668" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>“Sale a 50 il bilancio delle vittime nel bar frequentato da omosessuali pervertiti!”. La testata filo governativa turca Yeni Akit – nota per i suoi stretti legami con il Partito islamista e il Partito per la giustizia e lo sviluppo di cui fa parte il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan – spiazza di nuovo l’opinione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/se-la-stampa-di-erdogan-tifa-lisis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/se-la-stampa-di-erdogan-tifa-lisis.html">Se la stampa di Erdogan tifa l&#8217;Isis</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2668" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/erdogan4000-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>“Sale a 50 il bilancio delle vittime nel bar frequentato da<strong> omosessuali pervertiti</strong>!”. La testata filo governativa turca <strong><em>Yeni Akit</em> </strong>– nota per i suoi stretti legami con il Partito islamista e il Partito per la giustizia e lo sviluppo di cui fa parte il Primo Ministro <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> – spiazza di nuovo l’opinione pubblica scegliendo di commentare così la strage di Orlando rivendicata dall’Isis.Non c’è spazio per il cordoglio. Non c’è un accenno di condanna al terrorismo né al carnefice,<strong> Omar Mateen</strong>, guardia giurata di origine afgana che ieri notte ha aperto il fuoco nel locale gay Pulse uccidendo 49 persone e ferendone altre 53. <em>Yeni Akit</em> ha preferito stigmatizzare i costumi delle vittime, definendole “deviate” e “pervertite”. Il titolo choc, rafforzato dal punto esclamativo in chiusura, sembra addirittura compiacersi del folle gesto dell’attentatore.Ma, come sottolinea il <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-3638055/50-perverts-killed-bar-Homophobic-headline-Turkish-newspaper-website-strong-ties-country-s-President-Erdogan.html" target="_blank">Daily Mail</a></em>, non è la prima volta che sul giornale turco appaiono contenuti del genere. Lo Yeni Akit, che nel 2011 invece dedicò alla morte di <strong>Osama Bin Laden</strong> un’intera pagina di accorate condoglianze, non è infatti nuovo all’istigazione all’odio verso le minoranze. Nella classifica stilata dalla Hrant Dink Foundation – organizzazione accademica con sede ad Istanbul – si è infatti classificato al terzo posto nella “hit” dei media turchi più intolleranti.Lo Yeni Akit che, è bene ricordare, è anche uno delle poche voci ad aver cittadinanza nella Turchia autoritaria di Erdogan, in passato, si è più volte scagliato anche contro Armeni e Cristiani. Sarebbero almeno 175 gli articoli di condanna alle minoranze finora apparsi sul portale.</p>
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