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	<title>Nikos Christodoulides Archives - InsideOver</title>
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	<title>Nikos Christodoulides Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cipro e la Francia, intesa anche militare al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Africa. E la Turchia&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cipro-e-la-francia-intesa-anche-militare-al-crocevia-tra-europa-medio-oriente-e-africa-e-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 08:05:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-600x401.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'accordo è un nuovo passo nella costruzione di una rete di presenza francese nel Mediterraneo orientale con Grecia e Cipro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cipro-e-la-francia-intesa-anche-militare-al-crocevia-tra-europa-medio-oriente-e-africa-e-la-turchia.html">Cipro e la Francia, intesa anche militare al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Africa. E la Turchia&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cipro-1-600x401.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>«La Grecia, a noi francesi, fa battere il cuore da centocinquant&#8217;anni». Così scriveva <strong>Louis Aragon </strong>presentando una raccolta di poesie di <strong>Yannis Ritsos</strong>, evocando quel filellenismo che per oltre un secolo aveva alimentato l&#8217;immaginario culturale francese. Un amore fatto di miti, di antiche memorie elleniche e di una solidarietà romantica verso la terra che aveva dato origine alla civiltà europea. Oggi, però, il legame tra Francia e mondo ellenico si manifesta in forme ben diverse. Non più soltanto poesia e cultura, ma <strong>geopolitica, sicurezza e presenza militare. </strong>Lo dimostra l&#8217;accordo firmato l&#8217;8 giugno tra Parigi e la Repubblica di Cipro, un&#8217;intesa destinata a rafforzare la cooperazione militare tra i due Paesi e che ha immediatamente provocato le proteste della Turchia e delle autorità turco-cipriote. L&#8217;accordo, uno <em>Status of Forces Agreement</em> (SOFA), <strong>disciplina il quadro giuridico della presenza delle forze armate francesi sull&#8217;isola e di quelle cipriote in Francia.</strong> A prima vista potrebbe sembrare un documento tecnico. In realtà esso rappresenta un tassello significativo della crescente presenza francese nel Mediterraneo orientale, una regione che negli ultimi anni ha acquisito un&#8217;importanza strategica senza precedenti.</p>



<p>Per comprendere il significato dell&#8217;intesa occorre partire dalla geografia. <strong>Cipro si trova al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. </strong>Dall&#8217;isola è possibile raggiungere rapidamente il Levante, il Canale di Suez, il Mar Rosso e le principali aree di crisi che hanno dominato gli ultimi anni, dalla guerra a Gaza alle tensioni in Libano e Siria. Non è un caso che Nicosia sia diventata uno dei principali hub logistici per le evacuazioni di cittadini europei provenienti dal Medio Oriente e per numerose operazioni umanitarie. Per la Francia, che mantiene interessi strategici dall&#8217;Africa occidentale al Golfo Persico, la possibilità di disporre di un quadro stabile per l&#8217;utilizzo delle infrastrutture cipriote assume quindi un valore considerevole. L&#8217;accordo si inserisce inoltre nella partnership strategica sottoscritta nel dicembre 2025 dal presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> e dal presidente cipriota <strong>Nikos Christodoulides,</strong> confermando una convergenza che negli ultimi anni è diventata sempre più evidente.</p>



<p>La reazione di Ankara non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri turco e le autorità della Repubblica Turca di Cipro del Nord hanno denunciato l&#8217;accordo come una presunta violazione del diritto internazionale e come un fattore di destabilizzazione dell&#8217;isola. Dal punto di vista turco, <strong>qualsiasi rafforzamento della cooperazione militare tra Nicosia e potenze straniere viene osservato con sospetto</strong>, soprattutto in un contesto nel quale la questione cipriota rimane irrisolta a oltre mezzo secolo dall&#8217;intervento militare turco del 1974. <strong>Il governo turco sostiene che la Repubblica di Cipro non avrebbe titolo a firmare accordi militari con la Francia,</strong> richiamandosi al sistema dei trattati di garanzia del 1960 che attribuiva a Grecia, Turchia e Regno Unito il ruolo di potenze garanti dell’isola. Su questa base Ankara continua a giustificare l’intervento del 1974 seguito al colpo di Stato dei colonnelli greci contro Makarios, presentato come operazione di ripristino dell’ordine costituzionale ma sfociato nella divisione de facto dell’isola. Una lettura che si contrappone a quella greco-cipriota ed europea, secondo cui la Repubblica di Cipro esercita piena sovranità e può quindi stipulare autonomamente accordi di cooperazione militare.</p>



<p>Tuttavia sarebbe un errore interpretare il SOFA franco-cipriota come una replica dell&#8217;accordo firmato da Francia e Grecia nel 2021. Le differenze tra i due strumenti giuridici meritano di essere evidenziate. L&#8217;intesa franco-greca del 2021 aveva una natura eminentemente politica e strategica. Essa conteneva <strong>una clausola di assistenza reciproca in caso di aggressione armata</strong>, prevedeva una cooperazione militare strutturata e accompagnava importanti programmi di acquisizione di armamenti francesi da parte di Atene. Una chiara risposta indiretta alle tensioni greco-turche nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale. L&#8217;accordo firmato con Cipro ha invece una portata diversa. <strong>Non introduce alcuna clausola di mutua difesa e non obbliga Parigi a intervenire militarmente in caso di crisi. </strong>Esso definisce piuttosto lo status giuridico del personale militare, le condizioni operative per esercitazioni, addestramento e cooperazione tecnica, creando una cornice stabile per attività che già esistevano ma che ora vengono istituzionalizzate. Allo stesso tempo non chiarisce il numero di eventuali truppe permanenti transalpine sull`isola di Afrodite. La Francia sta consolidando una presenza che potrebbe rivelarsi cruciale in una regione sempre più instabile con Ankara e Tel Aviv sempre più in rotta di collisione.</p>



<p>Il nuovo SOFA si inserisce in una dinamica già evidente negli ultimi anni. Dopo gli attacchi contro le basi britanniche di Akrotiri e la visita di Macron a Nicosia, il presidente francese aveva affermato che «chi attacca Cipro attacca l&#8217;Europa». Sebbene la dichiarazione fosse stata formulata nel contesto delle tensioni regionali seguite alla guerra in Medio Oriente, <strong>il suo significato politico sembrava rivolgersi soprattutto ad Ankara più che a Teheran o a Hezbollah. </strong>La Francia confermava così la propria disponibilità a fungere da garante politico della sicurezza della Repubblica di Cipro, una postura che si inserisce perfettamente negli interessi strategici di Israele e nel progressivo consolidamento dell&#8217;asse tra Parigi, Atene e Nicosia nel Mediterraneo orientale. </p>



<p>In questo quadro emerge anche una dimensione storica raramente richiamata nel dibattito contemporaneo. Se il filollenismo ha profondamente influenzato la cultura politica francese sin dal XIX secolo, <strong>il rapporto tra Francia e Cipro possiede radici ancora più antiche. </strong>Per quasi tre secoli l&#8217;isola fu governata dalla dinastia francese dei Lusignano, protagonista dell&#8217;epopea crociata nel Mediterraneo orientale. La presenza dei sovrani franco-lusignani lasciò tracce profonde nelle istituzioni, nell&#8217;architettura e nella memoria storica dell&#8217;isola.</p>



<p>Da questo punto di vista il legame storico tra Francia e Cipro appare persino più diretto di quello con la stessa Grecia moderna. Le grandi cattedrali gotiche di Nicosia e Famagosta, i simboli araldici dei Lusignano e la lunga stagione del Regno di Cipro costituiscono ancora oggi testimonianze di una presenza francese che precede di secoli la nascita degli Stati nazionali contemporanei. Naturalmente la geopolitica del XXI secolo non si fonda sulle memorie medievali quanto piuttosto sul lungo filoellenismo francese, dall&#8217;appoggio alla guerra d&#8217;indipendenza greca del 1821, le cui eco, anche Cipro, dove non mancarono tentativi insurrezionali contro il dominio ottomano (repressi brutalmente nel sangue) , fino alla fascinazione per l&#8217;eredità classica ellenica che ha attraversato la cultura francese moderna. <strong>Eppure il lascito dei secoli franco-lusignano conserva ancora oggi un suo significato storico.</strong> Furono infatti i Lusignano, dinastia di origine francese giunta nell&#8217;isola all&#8217;epoca delle Crociate, a trasformare Cipro in un regno autonomo e in un attore politico distinto nel Mediterraneo orientale. Un elemento tutt&#8217;altro che secondario se si considera che tale costruzione statale fu realizzata da una monarchia cattolica che governava una popolazione in larghissima maggioranza greco-ortodossa. <strong>Da questa complessa convivenza emerse una realtà politica originale, </strong>capace di sviluppare istituzioni proprie e una specifica identità insulare.</p>



<p>Interessante è anche l&#8217;atteggiamento delle forze politiche cipriote. Se il governo ha presentato l&#8217;accordo come un passo importante per il rafforzamento della sicurezza nazionale e della cooperazione europea, l&#8217;AKEL ha mantenuto una posizione relativamente prudente. Il principale partito della sinistra cipriota non ha lanciato una campagna di opposizione contro l&#8217;intesa né ha adottato le critiche provenienti da Ankara. Allo stesso tempo continua a considerare prioritaria la ricerca di una soluzione negoziata alla questione cipriota e invita alla cautela rispetto a qualsiasi sviluppo che possa complicare il dialogo tra le comunità greco-cipriota e turco-cipriota.</p>



<p>Per l&#8217;AKEL la situazione appare particolarmente complessa. <strong>Il relativo raffreddamento del ruolo russo nella questione cipriota dopo la guerra in Ucraina </strong>ha indebolito uno dei tradizionali punti di riferimento internazionali della sinistra dell&#8217;isola, pur senza cancellare l&#8217;influenza che Mosca continua a esercitare attraverso i suoi legami economici, culturali e migratori con Cipro. Al tempo stesso il partito guarda con cautela sia al rafforzamento della cooperazione con Israele, in ragione delle proprie posizioni tradizionalifilopalestinesi(almeno sulla carta), sia alla crescente presenza francese nel Mediterraneo orientale, senza tuttavia riuscire a delineare una credibile alternativa geopolitica. A ciò si aggiunge la difficoltà di rilanciare una forte cooperazione sindacale tra greco-ciprioti e turco-ciprioti, storicamente rappresentata dalla PEO e da altre organizzazioni dei lavoratori, uno dei pochi terreni sui quali le due comunità erano riuscite a mantenere canali di dialogo anche nei momenti di maggiore tensione.</p>



<p>In definitiva, il significato dell&#8217;accordo franco-cipriota va ben oltre il suo contenuto giuridico immediato. Esso rappresenta <strong>un nuovo passo nella costruzione di una rete di presenza francese nel Mediterraneo orientale</strong> che si appoggia su Grecia e Cipro, due Paesi destinati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nelle strategie europee verso il Medio Oriente.</p>



<p>Per Parigi si tratta di consolidare la propria capacità di proiezione in una delle regioni più instabili del pianeta per <strong>presentarsi ancora come paese guida dell’Europa fuori dai propri confini.</strong> Per Nicosia significa rafforzare il proprio peso internazionale in un momento in cui l&#8217;isola è tornata a essere un crocevia essenziale tra Europa e Levante. Per Ankara, infine, è il segnale che la competizione geopolitica nel Mediterraneo orientale continua a evolversi. A distanza di decenni dalle parole di Aragon, il legame tra Francia e mondo ellenico continua dunque a manifestarsi, ma la dimensione simbolica lascia ormai spazio a una realtà più concreta, fatta di basi, esercitazioni militari e competizione strategica nel Mediterraneo orientale, uno degli spazi più sensibili dello scenario contemporaneo. </p>



<p>In questo quadro, <strong>Cipro si configura sempre più come un nodo di un vero e proprio “condominio strategico” affollato</strong>, dove operano tra presenze formali e informali diverse potenze militari, europee e non solo, cui si aggiungono le dinamiche legate alla sicurezza marittima e alla partita energetica dei giacimenti di gas offshore. Resta tuttavia un punto aperto: al di là della convergenza politico-simbolica tra Parigi e l’ellenismo, resta da verificare fino a che punto la Francia sia disposta a tradurre tale postura in un impegno effettivo in uno scenario in cui un eventuale confronto con la Turchia, dove per quest’ultima la portata dello scontro avrebbe dimensione esistenziale per lo stato anatolico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cipro-e-la-francia-intesa-anche-militare-al-crocevia-tra-europa-medio-oriente-e-africa-e-la-turchia.html">Cipro e la Francia, intesa anche militare al crocevia tra Europa, Medio Oriente e Africa. E la Turchia&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Cipro e le basi UK: quel ponte militare tra Europa e Medio Oriente che inquieta la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cipro-e-le-basi-uk-quel-ponte-militare-tra-europa-e-medio-oriente-che-inquieta-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 19:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Eredità discussa del periodo post-coloniale, le basi del Regno Unito sono una proiezione strategica fondamentale nel Mediterraneo orientale. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em><strong>Da Cipro </strong></em>&#8211; A seguito delle tensioni legate alla base di RAF Akrotiri, <strong>Nikos Christodoulides </strong>e <strong>Keir Starmer </strong>hanno avuto un colloquio telefonico sulla gestione delle basi britanniche. In precedenza, Christodoulides le aveva definite un lascito coloniale (opinione condivisa sostanzialmente dalla maggioranza della popolazione cipriota), sottolineando che <strong>vi risiedono circa 10.000 ciprioti sotto giurisdizione britannica.</strong></p>



<p>Le basi militari britanniche di Akrotiri e Dhekelia, presenti sull’isola di Cipro dal 1960, rappresentano uno dei più duraturi e controversi lasciti del periodo postcoloniale europeo. Formalmente create contestualmente all’indipendenza della Repubblica di Cipro, attraverso gli Accordi di Londra e di Zurigo, queste <em>Sovereign Base Areas </em>(SBAs) rimasero sotto piena sovranità del Regno Unito, nonostante la nascita di uno Stato cipriota indipendente. </p>



<p><strong>Le basi coprono circa 3 % dell’intero territorio dell’isola </strong>e includono l’aeroporto militare di RAF Akrotiri e l’area terrestre di Dhekelia, con le relative installazioni e infrastrutture. Il Trattato di Garanzia del 1960, un accordo trilaterale tra Regno Unito, Grecia e Turchia, stabiliva che queste potenze avrebbero garantito l’indipendenza e l’integrità di Cipro, e al tempo stesso <strong>consentiva al Regno Unito di mantenere piena sovranità sui due enclavi militari.</strong> Questa soluzione tecnica fu il risultato di compromessi e pressioni internazionali, ma segnò l’inizio di un paradosso: Cipro otteneva formalmente l’indipendenza, ma su una parte significativa dei suoi territori lo Stato cipriota non esercitava alcuna sovranità effettiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ponte tra Europa e Medio Oriente</h2>



<p>Negli anni Cinquanta la lotta per l’indipendenza dall’Impero britannico fu segnata da profonde tensioni tra grecociprioti e turcociprioti. La guerriglia dell’ΕΟΚΑ (Organizzazione nazionale dei combattenti ciprioti contro la dominazione britannica), guidata dal colonnello <strong>Georgios Grivas</strong>, mirava all’<em>enosis</em> (unione con la Grecia). Parallelamente, la comunità turcocipriota, temendo la sottomissione a un controllo greco, vedeva nel <em>taksim</em> (frazionamento o unione con la Turchia) l’alternativa più favorevole. Questi contrasti furono determinanti nella formulazione dell’accordo di indipendenza: la presenza di Grivas e le sue campagne di lotta armata costrinsero il governo britannico a negoziare, ma <strong>allo stesso tempo portarono a compromessi che nessuna delle due comunità voleva in pieno. </strong></p>



<p>È significativo che l&#8217;arcivescovo <strong>Makarios III,</strong> figura primaria nel movimento per l’indipendenza e primo presidente della Repubblica cipriota, in seguito abbia dovuto usare proprio le basi britanniche come rifugio in alcuni momenti di crisi interna, per sfuggire ad accuse politiche e complotti. Questo paradosso, il leader della lotta antibritannica protetto da una presenza militare britannica sul suolo di Cipro, rimane emblematico della complessità storica dell’isola</p>



<p>Per il governo britannico e le Forze Armate di Sua Maestà le basi sono sempre state molto più di semplici installazioni secondarie: <strong>sono punti di proiezione strategica nel Mediterraneo orientale, un ponte tra l’Europa e il Medio Oriente. </strong>La posizione di Cipro , vicina all’Egitto, al Canale di Suez e alle rotte verso il Golfo Persico, ha reso le basi utili sia durante la Guerra Fredda, per sorvegliare i movimenti sovietici nella regione, sia <strong>nelle operazioni moderne contro estremisti e nelle missioni di coalizione </strong>guidate dagli Stati Uniti e dal Regno Unito in Iraq, Siria, Libia o Yemen. Per decenni, politici e militari britannici hanno difeso l’importanza di questi siti. Un portavoce del ministero della Difesa ha ricordato nel 2026 che «le nostre basi a Cipro svolgono un ruolo cruciale nel sostenere la sicurezza dei cittadini britannici, dei nostri alleati e delle operazioni nel Mediterraneo e nel Medio Oriente». </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un elemento di tensione</h2>



<p>Questa proiezione di potere non è passata inosservata a Ankara: nel corso degli anni la Turchia ha guardato con diffidenza alla presenza militare britannica nell’isola, considerandola spesso parte di una più larga influenza occidentale nel Mediterraneo orientale, soprattutto in un contesto regionale in cui <strong>Ankara rivendica una leadership nelle acque orientali e un ruolo nella difesa dei turcociprioti.</strong> Sebbene la Turchia non abbia espresso formalmente una richiesta di rimozione delle basi britanniche, la percezione di una presenza occidentale a Cipro è stata un elemento di tensione ricorrente nei rapporti bilaterali e nella crisi cipriota più ampia. </p>



<p>La presenza delle basi è stata storicamente fonte di malcontento tra larghi strati della popolazione cipriota. Per molti, esse sono il simbolo di un’indipendenza incompleta — un residuo dell’imperialismo britannico che ancora limita la sovranità del Paese. Il partito di sinistra AKEL è stato tra i più critici, vedendo nella permanenza di Akrotiri e Dhekelia non solo un’anomalia giuridica, ma una possibile causa di coinvolgimento di Cipro nelle guerre regionali e nelle dinamiche delle grandi potenze. <strong>Proteste contro le basi si sono svolte in varie occasioni,</strong> con slogan come “<em>British bases out</em>”, soprattutto dopo incidenti o quando si percepisce che le installazioni possano essere usate in operazioni offensive di altre nazioni. </p>



<p>Anche forze nazionaliste di destra, come ELAM, pur con un linguaggio meno marcato da sentimenti anti-NATO o anti-occidentali, rivendicano la piena sovranità territoriale del proprio Stato. In questo senso, come notano analisti ciprioti, <strong>tutte le principali correnti politiche, dalla sinistra radicale ai nazionalisti, percepiscono le basi come una sottrazione di territorio nazionale,</strong> sebbene con sfumature diverse nel linguaggio e nelle proposte. Interessante notare che anche i media vicini all`opposizione e contrari alle basi britanniche a Cipro non amplificano le teorie del <em>false flag</em> su Akrotiri, forse per non indebolire il dibattito sulla presenza delle basi</p>



<p><strong>Una protesta particolare che ha segnato l’ultimo decennio è legata all’attacco con droni del 2026 contro RAF Akrotiri:</strong> locali e attivisti riportarono un forte risentimento per il fatto di essere stati avvertiti dalle autorità britanniche, e non dal governo cipriota, dell’attacco a una base sul suolo dell’isola. Questo episodio ha alimentato la narrativa secondo la quale Cipro non esercita pieno controllo su questioni che riguardano la propria sicurezza interna. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rapporto con la Nato</h2>



<p>Dal punto di vista istituzionale, le SBA non sono parte integrante della NATO come entità territoriale della <strong>Repubblica di Cipro (che non è membro dell’Alleanza atlantica)</strong>. Tuttavia, come territori sotto sovranità britannica, possono comunque essere coinvolte nelle dinamiche della NATO qualora si attivino meccanismi di difesa collettiva che coinvolgono il Regno Unito come Stato membro. Questo si è visto nelle recenti tensioni regionali, dove un funzionario della NATO ha dichiarato che l’Alleanza “difenderebbe ogni centimetro di territorio pertinente, se necessario” a fronte di minacce dirette. </p>



<p>La questione dell’armamento e dei rapporti militari è collegata alle stesse basi: sebbene Cipro abbia progressivamente cercato di rafforzare le proprie capacità, acquisire materiale militare e coordinarsi con partner internazionali, l’esistenza delle SBA ha rappresentato spesso un vincolo nelle discussioni su potenziali accordi con la NATO o con gli Stati Uniti, poiché <strong>la situazione giuridica unica delle basi richiede che qualsiasi operazione sia concordata con Londra. </strong></p>



<p>Le basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia sono, nella percezione cipriota, ben più di semplici installazioni militari: esse <strong>rappresentano un emblema tangibile della presenza e dell’influenza occidentale nel Mediterraneo orientale. </strong>Per il Regno Unito, esse costituiscono un nodo strategico fondamentale; per molte voci a Cipro, esse incarnano un’eredità storica di dominazione che continua a minare la piena sovranità dello stato.</p>



<p>Nonostante la cooperazione istituzionale e anni di rapporti relativamente stabili, il dibattito sull’opportunità di rinegoziare o ridiscutere il futuro di queste basi rimane attuale — alimentato da dinamiche regionali, da conflitti mediorientali che coinvolgono alleanze occidentali e dalla persistente volontà di larga parte dei ciprioti di vedere la propria nazione pienamente autonoma.</p>
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		<title>Mediterraneo: Macron costruisce l&#8217;asse Francia-Grecia-Cipro, l&#8217;Italia non sfida la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mediterraneo-macron-costruisce-lasse-francia-grecia-cipro-litalia-non-sfida-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'iniziativa del presidente francese mira a rafforzare l'asse Francia-Grecia-Cipro, l'Italia non compromette i rapporti con Ankara. </p>
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<p><em><strong>Da Cipro</strong></em> &#8211; La visita del presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> a Cipro nei primi giorni di marzo 2026 è stata accompagnata da una retorica solenne: «<em>Quando Cipro è attaccata, è l’Europa che è attaccata</em>». La dichiarazione, fatta davanti al presidente cipriota <strong>Nikos Christodoulides </strong>e al primo ministro greco <strong>Kyriakos Mitsotakis </strong>nella base aerea di Paphos, ha trasformato l’isola nel simbolo di una nuova narrativa di difesa europea <strong>dopo che un drone di fabbricazione iraniana ha colpito la base britannica di RAF Akrotiri</strong>, la prima installazione su suolo europeo ad essere colpita dalla guerra in Medio Oriente. </p>



<p>L’accoglienza a Macron è stata in pompa magna. Oltre alle dichiarazioni, Parigi ha già dispiegato nel Mediterraneo orientale una combinazione di sistemi di difesa antiaerei, la portaerei nucleare <em>Charles de Gaulle</em>, la fregata <em>Languedoc</em> e una componente aerea significativa, e ha annunciato il proposito di costituire <strong>una missione navale europea di scorta lungo il Mar Rosso e lo stretto di Hormuz.</strong> trascinando simbolicamente anche altre potenze marittime europee, <em>come la Spagna,</em> che ha annunciato l’invio della fregata <em>Cristóbal Colón</em> in coordinamento con il gruppo navale francese per rafforzare la difesa del Mediterraneo orientale, e <em>l’Italia</em> con la fregata Martinengo<strong>.</strong> </p>



<p>I legami tra Grecia, Cipro e Francia affondano nel tempo: durante la dittatura dei colonnelli molti dissidenti greci e ciprioti, tra cui <strong>Constantinos Karamanlis</strong>, trovarono rifugio a Parigi. La Francia divenne così un punto di supporto politico e culturale, consolidando rapporti che perdurano nella cooperazione militare e strategica odierna. <strong>I rapporti economici e di difesa tra Atene, Nicosia e Parigi si sono consolidati negli ultimi anni con accordi sostanziali.</strong> La Grecia e la Francia hanno siglato nel 2021 un patto bilaterale di cooperazione in materia di difesa, che include la fornitura di fregate FDI (classe Kimon), 24 caccia Rafale e missili antinave Exocet. Queste acquisizioni rientrano in un ampio programma di modernizzazione delle forze armate elleniche, per un valore complessivo di circa 25 miliardi di euro nei prossimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cipro come avamposto dell&#8217;Europa</h2>



<p>La Francia e Cipro (Repubblica di Cipro) hanno invece firmato il 15 dicembre 2025 <strong>un accordo di partenariato strategico,</strong> che estende la cooperazione a difesa, economia e sicurezza. L’intesa prevede esercitazioni congiunte frequenti e un rafforzato sostegno operativo francese nel Mediterraneo orientale, consolidando la presenza di Parigi nella regione.</p>



<p>Sul piano greco, Atene ha inviato quattro F16 di propria dotazione alla base di Paphos e le fregate <em>Kimon</em> e <em>Psara</em> per rafforzare il dispositivo di difesa attorno a Cipro. L’intensificazione delle forze nel settore si inscrive in <strong>una relazione strategica di lunga data tra Grecia e Cipro</strong>, radicata non solo nell’ellenismo condiviso ma anche in cooperazioni militari strutturate nel tempo. </p>



<p>Da un lato, la narrazione ufficiale di Parigi e Atene pone l’accento sulla difesa dell’isola nel quadro di un’Europa che deve mostrare coesione di fronte a nuove minacce transfrontaliere. Dall’altro, la gestione politica del fenomeno mette in luce dinamiche ben più complesse. Cipro, pur essendo membro dell’Unione europea, resta un’isola spaccata: <strong>la Repubblica di Cipro controlla la parte meridionale, mentre nel nord opera la Repubblica Turca di Cipro Nord,</strong> riconosciuta unicamente da Ankara. In risposta alle tensioni regionali, <strong>fonti turche hanno affermato la possibile dislocazione di sei F16 nel Nord dell’isola</strong> per rafforzare le difese turcocipriote, misura che rischia di inquadrare la crisi nella più ampia contesa tra Turchia e alleati ellenici e occidentali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Presenza straniera ed esigenze di difesa</h2>



<p>La distanza tra retorica e realtà è evidente: mentre Parigi parla di <em>Europa unita nella difesa</em>, la presenza di mezzi militari sul terreno non è neutra né priva di effetti geopolitici. <strong>La militarizzazione dell’area di Cipro diventa un elemento di proiezione strategica europeo (e francese in particolare) </strong>in uno spazio storicamente conteso con Ankara. In questo senso, la retorica di salvaguardare l’isola da minacce asimmetriche si presta a posizionare forze e a delineare aree di influenza nel confronto con la Turchia.</p>



<p>A fronte delle esibizioni militari, la reazione interna a Cipro è tutt’altro che unanime. In queste settimane AKEL – Partito Progressista dei Lavoratori, principale partito di opposizione &#8211; insieme ad altri gruppi di sinistra ha tenuto proteste contro l’espansione delle basi militari non britanniche e l’allineamento filo-ccidentale del governo. <strong>Queste forze critiche contestano la decisione di potenziare la presenza straniera nell’isola </strong>e il fatto che informazioni cruciali sugli attacchi , in particolare il primo episodio su RAF Akrotiri, siano state recepite tramite fonti e comunicazioni britanniche piuttosto che annunciate ufficialmente da Nicosia, alimentando sospetti di scarsa trasparenza e di subordinazione agli apparati dei partner. </p>



<p>Il filo narrativo critico solleva anche dubbi sulla natura reale della minaccia: alcuni osservatori e analisti militari sostengono che l’episodio dei droni sia stato amplificato oltre le proporzioni o <strong>usato strumentalmente per giustificare l’espansione militare europea sull’isola</strong>, anche se non vi sono prove definitive di una manipolazione deliberata dei fatti.</p>



<p>Una voce di rilievo nelle analisi militari cipriote è <strong>Xristos Yakovou</strong>, figura influente nel rapporto tra gli apparati di difesa di Nicosia e i partner esterni. Yakovou ha sottolineato come la crisi attuale, pur derivando da dinamiche regionali esterne, offra una &#8220;opportunità strategica per riformulare il ruolo di Cipro all’interno della difesa europea<em>&#8220;</em>, ma ha anche avvertito che <em>“</em>l’isola non può essere ridotta a una pedina senza considerare gli equilibri storici e le sensibilità locali<em>”</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La posizione dell&#8217;Italia</h2>



<p>In questo quadro ad alta tensione, <strong>l’Italia ha adottato una postura intermedia</strong>. Roma ha inviato la fregata <em>Federico Martinengo</em> nella zona orientale del Mediterraneo a supporto della missione europea di difesa rafforzata attorno a Cipro, ma <strong>ha evitato dichiarazioni e azioni che possano essere interpretate come una sfida diretta ad Ankara.</strong> Il profilo più prudente di Roma riflette vincoli geopolitici concreti: da un lato, la relazione commerciale e strategica con la Turchia — che comprende legami economici significativi e interlocuzioni sulla Libia — impedisce un coinvolgimento troppo marcato; dall’altro, <strong>l’Italia sta valutando la vendita di fregate militari alla Grecia</strong>, operazione non ancora definita ma considerata come possibile bilanciamento alla crescente proiezione francese e all’emergere di una coalizione navale più vistosa nel Mediterraneo orientale.</p>



<p>La Russia resta formalmente defilata quando Cipro entra in fibrillazione, ma <strong>può influenzare la scena tramite la piccola minoranza russofona (circa il 3,6% della popolazione)</strong> e i legami economici, sfruttando la retorica di protezione dei paesi ortodossi.</p>



<p>La crisi di Cipro ha assunto così un significato simbolico e concreto: non è più soltanto un episodio di sicurezza locale legato a un attacco di droni isolato, ma <strong>un punto di incrocio tra strategie nazionali e di alleanza.</strong> Parigi ha colto l’occasione per porsi come protagonista della difesa europea attiva; Atene ha riaffermato il suo radicamento storico nel “mondo ellenico”; Nicosia ha tentato di trasformare un momento di vulnerabilità in un ruolo di partner europeo centrale, mentre il dissenso interno evidenzia che la militarizzazione dell’isola non è un consenso unanime. In un Mediterraneo orientale sempre più teatro di competizione tra attori regionali e globali, Cipro non è solo frontiera: <strong>è pedina e testimone di una ridefinizione della politica di sicurezza europea.</strong></p>
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