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	<title>Nicolás Maduro Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 05 Jul 2026 09:32:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Nicolás Maduro Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gli Usa rubano miliardi al Venezuela e per gli aiuti dopo il terremoto mettono quattro soldi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 09:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il terremoto che ha colpito il Venzuela il 24 giugno è una delle peggiori catastrofi nella storia recente del Paese. Ma mentre Washington offre condoglianze e aiuti, continua a controllare le vendite di petrolio e a imporre sanzioni unilaterali — una punizione collettiva che ha causato uno strangolamento economico e che è vietata dal diritto internazionale  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-rubano-miliardi-al-venezuela-e-per-gli-aiuti-dopo-il-terremoto-mettono-quattro-soldi.html">Gli Usa rubano miliardi al Venezuela e per gli aiuti dopo il terremoto mettono quattro soldi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260703200410536_bd5fcfbc4316e534121dd76f4f5d2fc5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le immagini aeree di La Guaira, la cittadina venezuelana su cui il doppio sisma del 24 giugno si è abbattuto con tutta la sua furia devastante, sono l’emblema della <strong>peggior catastrofe nella storia recente del Paese sudamericano.</strong> Mentre si procede con il tragico conteggio delle vittime —&nbsp;nel momento in cui scriviamo sono più di 2mila —&nbsp; e il bilancio dei danni, è doveroso analizzare <strong>le rovinose conseguenze del terremoto alla luce dello strangolamento economico cui il Venezuela è sottoposto da anni </strong>a causa delle <strong>sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti</strong>, uno degli strumenti utilizzati da Washington per garantire il proprio ordine nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Washington offre aiuti umanitari al Venezuela mentre continua a controllare le vendite di petrolio del Paese</strong></h2>



<p>«Gli Stati Uniti esprimono le più sentite condoglianze al popolo del Venezuela a seguito dei devastanti terremoti di ieri e della tragica perdita di vite umane e delle distruzioni che hanno causato», è stato il messaggio del Dipartimento del Tesoro statunitense pubblicato su X poche ore dopo le due scosse distruttive. Nello stesso post, Washington annunciava che l’<em>Office of Foreign Assets Control </em>(OFAC) avrebbe emesso <strong>la nuova <em>Venezuela General License 60</em> per facilitare gli aiuti umanitari legati al sisma</strong>. Una dichiarazione che, <a href="https://x.com/williamserafino/status/2071354212966146198">come ha notato il politologo William Serafino</a>, di fatto sembra essere una tacita conferma di due fatti: «Rivela <strong>il legame diretto tra sanzioni e limitazioni strutturali delle capacità statali del Venezuela</strong>; e secondo, dimostra che l’indebolimento di tali capacità ha <strong>amplificato i danni dei terremoti</strong>». </p>



<p>Da gennaio il Paese sudamericano viene definito “amico” da Washington. Nei primi giorni dell’anno, l’amministrazione Trump ha lanciato un’operazione contro Caracas durante la quale decine di persone sono state uccise, mentre il Presidente <strong>Nicolás Maduro </strong>e sua moglie Cilia Flores sono stati rapiti e deportati negli Stati Uniti. </p>



<p>Da quella data, a dispetto delle roboanti dichiarazioni di Donald Trump —&nbsp;che negli scorsi giorni si è spinto a dire che in Venezuela «la gente è felice e balla per le strade» —, poco sembra essere cambiato nella vita della popolazione locale che peraltro, dal raid militare d’inizio anno,&nbsp;si vede <strong>sottrarre gran parte delle risorse derivanti dalle riserve petrolifere del Paese.</strong> Lo scorso febbraio, il Segretario all’energia Chris Wright —&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/business/energy/us-led-oil-sales-venezuela-bring-5-billion-months-energy-chief-wright-tells-nbc-2026-02-12/">come riportato da Reuters</a> —&nbsp;aveva dichiarato che Washington avrebbe controllato le vendite di greggio venezuelano e il conseguente flusso di fondi «fino a quando non si formerà un governo rappresentativo», aggiungendo che tali transazioni avevano totalizzato <strong>oltre 1 miliardo di dollari dalla cattura di Maduro e nei mesi seguenti ne avrebbero fruttati altri 5.&nbsp;</strong></p>



<p><a href="https://www.diario-red.com/articulo/america-latina/terremotos-exponen-vulnerabilidad-venezuela-despues-10-anos-mas-mil-sanciones-eeuu/20260629100000072135.html">In un articolo pubblicato su Diario Red &#8211; América Latina</a>, il giornalista Bruno Sgarzini cita l’analisi condotta dall&#8217;ingegnere Einstein Millán Arcia — ex dirigente di PDVSA, la compagnia petrolifera statale del Venezuela —, secondo cui <strong>gli Stati Uniti controllano circa il 70% delle entrate petrolifere del Paese</strong>, trattenendo miliardi di dollari necessari per la ricostruzione</p>



<p>In seguito al sisma, dal canto suo, l’amministrazione Trump ha<strong> offerto al Venezuela 150 milioni di dollari </strong>—&nbsp;una cifra irrisoria se si pensa che è persino inferiore al valore stimato della residenza del tycoon a Mar-a-Lago.<strong> </strong>Washington ha anche inviato forze militari sul campo, coordinate dal Comando Meridionale e impegnate in un presunto intervento umanitario, considerato dai critici come un tentativo di <strong>sfruttare il caos per controllare permanentemente le risorse venezuelane</strong>, usando come porta d’entrata La Guaira, area strategica affacciata sul mare e principale scalo portuale del Paese collegato alla capitale Caracas.</p>



<p>Il controllo discrezionale sui ricavi petroliferi e le operazioni militari vanno ad aggiungersi all’<strong>uso decennale delle sanzioni —&nbsp;più di mille le misure coercitive unilaterali imposte da Washington — come strumento di pressione geopolitica</strong> che ha condotto il Venezuela in una condizione di vulnerabilità estrema.</p>



<h1 class="wp-block-heading"><strong>Una «punizione collettiva» vietata dal diritto internazionale</strong></h1>



<p>Il <strong>Center for Economic and Policy Research di Washington</strong> —&nbsp;attraverso le parole del suo co-direttore, l’economista Mark Weisbrot, —&nbsp;ricorda come il Venezuela abbia subito «<strong>la peggiore depressione della storia</strong>, senza una guerra, a causa delle sanzioni economiche illegali imposte dagli Stati Uniti». I dati del Fondo monetario internazionale<strong> mostrano una perdita del 74% del PIL in otto anni.</strong>&nbsp;</p>



<p>A questi numeri si aggiungono quelli contenuti nell’analisi dell’attuario venezuelano Yosmer Arellán —&nbsp; <a href="https://thetricontinental.org/es/newsletterissue/boletin-eeuu-sanciones-venezuela-chile/">riprese dall’Istituto Tricontinentale di Ricerca Sociale</a> — secondo cui le misure coercitive unilaterali guidate dagli Stati Uniti avrebbero causato al Venezuela tra il 2017 e il 2024 <strong>perdite per circa 226 miliardi di dollari,</strong> pari a oltre il 200% del PIL del Paese nel periodo considerato.</p>



<p>«Questa devastante crisi non è stata un errore, ma un risultato prevedibile per qualsiasi <strong>Paese isolato dal sistema finanziario internazionale a causa delle sanzioni</strong> e privato anche della stragrande maggioranza dei suoi introiti in valuta estera derivanti dalle esportazioni», si legge sul sito del CEPR.&nbsp;</p>



<p><a href="https://cepr.net/publications/economic-sanctions-as-collective-punishment-the-case-of-venezuela/">Uno studio pubblicato nel 2019, a cura dello stesso Weisbrot e di Jeffrey Sachs</a>, denunciava come il regime di sanzioni finanziarie avviato nel 2017 — per quanto il punto di partenza di tali misure sia stato il 2014, durante la presidenza di Barack Obama, con l’approvazione del <em>Venezuela Defense of Human Rights and Civil Society Act </em>— abbia avuto <strong>un impatto più significativo sulla popolazione civile, anziché sul governo.</strong> I provvedimenti restrittivi imposti da Washington hanno ridotto l&#8217;apporto calorico della popolazione, <strong>aumentato le malattie e la mortalità sia tra gli adulti che tra i bambini </strong>— si stimano 40 mila decessi tra il 2017 e il 2018 —  e costretto milioni di persone a lasciare il Paese a causa del peggioramento della depressione economica e dell&#8217;iperinflazione. Hanno inoltre esacerbato la crisi economica del Paese e reso quasi impossibile la stabilizzazione dell&#8217;economia, contribuendo ulteriormente all&#8217;eccesso di mortalità. Tutti questi impatti hanno <strong>colpito in modo sproporzionato la parte di popolazione più povera e vulnerabile. </strong></p>



<p>Nella stessa analisi si legge che le sanzioni rientrano nella <strong>definizione di punizione collettiva della popolazione civile</strong>, come descritto nelle convenzioni internazionali di Ginevra e dell&#8217;Aia, di cui gli Stati Uniti sono firmatari. Sono inoltre illegali ai sensi del diritto internazionale e dei trattati firmati dagli Stati Uniti, e sembrerebbero violare anche la legge statunitense.</p>



<p>L&#8217;ufficio del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) in Venezuela <a href="https://www.undp.org/es/venezuela/comunicados-de-prensa/venezuela-registra-perdidas-economicas-de-usd-6700-millones-por-los-terremotos-segun-estimaciones-del-pnud">stima che i danni preliminari causati dai terremoti potrebbero raggiungere i 6,7 miliardi di dollari,</a> pari a circa il 6% del PIL. La natura mutata delle relazioni tra Stati Uniti e Venezuela in seguito al rapimento di Maduro ha portato al consolidamento del potere dei fratelli Delcy e Jorge Rodríguez e all’affermazione di quello che la politologa Luz Mely Reyes ha definito «autoritarismo adattivo», una condizione in cui<strong> il regime mantiene il controllo assoluto ma cerca l&#8217;efficienza economica e una normalizzazione dei rapporti con Washington. </strong>«Il Venezuela si sta affermando come <strong>la prima colonia aziendale del XXI secolo</strong>», <a href="https://elpais.com/america/2026-03-28/venezuela-colonialismo-del-siglo-xxi.html#selection-999.282-999.361">si legge in un pezzo dell’analista venezuelana per El Pais América Latina.</a>&nbsp;</p>



<p>Il terremoto che si è abbattuto sul Paese sarà probabilmente usato come un’arma politica usata per accelerare questi processi, a discapito del popolo venezuelano.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-rubano-miliardi-al-venezuela-e-per-gli-aiuti-dopo-il-terremoto-mettono-quattro-soldi.html">Gli Usa rubano miliardi al Venezuela e per gli aiuti dopo il terremoto mettono quattro soldi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lo sciacallaggio geopolitico sul Venezuela devastato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-sciacallaggio-geopolitico-sul-venezuela-devastato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:52:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=521842</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lo sciacallaggio geopolitico sul Venezuela devastato" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È un messaggio da Capo di Stato, quello di Maduro, con tanto di firma che l'attesta: "presidente costituzionale della Repubblica bolivariana del Venezuela". Un messaggio nel quale esprime dolore per la sorte del suo popolo, lancia appelli all'unità, alla solidarietà e incoraggia ad affrontare l'ennesima prova con fede e fiducia nella ripresa. Messaggio autorizzato, evidentemente, dall’imprevedibile Trump…</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-sciacallaggio-geopolitico-sul-venezuela-devastato.html">Lo sciacallaggio geopolitico sul Venezuela devastato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lo sciacallaggio geopolitico sul Venezuela devastato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026063015290960_227dd53b0b3e3364af7004278595da0e-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel doppio sisma venezuelano non è tanto il numero dei morti che impressiona, sebbene sia già insopportabile, quanto quello dei dispersi: 50mila. Certo, parte di essi potrebbero semplicemente essersi persi nel caos successivo al disastro, ma la maggior parte giace sotto le macerie e col passar dei giorni saranno sempre meno quelli che ne potranno riemergere vivi. D&#8217;altronde, la duplicazione sismica incrementa i danni, una sorta di <a href="https://www.ilpost.it/2025/08/26/attacchi-double-tap/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">double-tap</a>&nbsp;per usare una terminologia militare.</p>



<p>Fin qui la cronaca di un disastro naturale, ma il nostro sito è di geopolitica e non ci saremmo occupati di questa catastrofe &#8211; altri sono molto più bravi di noi in questo &#8211; se non ci fossero dettagli a margine di questo disastro da rilevare.</p>



<p>Anzitutto, c&#8217;è il messaggio di Nicolás Maduro dal carcere americano nel quale è ristretto mentre si dipana il processo farsa nel quale sarà ovviamente condannato (è stato rapito il 3 gennaio: 6 mesi di carcere &#8220;preventivo&#8221;). Un messaggio davvero imprevisto, che i suoi carcerieri hanno permesso, di certo dopo essersi interfacciati con l&#8217;amministrazione Trump (né poteva essere altrimenti).</p>



<p>È un messaggio da Capo di Stato, quello di Maduro, con tanto di firma che l&#8217;attesta: &#8220;presidente costituzionale della Repubblica bolivariana del Venezuela&#8221;. Un messaggio nel quale esprime dolore per la sorte del suo popolo, lancia appelli all&#8217;unità, alla solidarietà e incoraggia ad affrontare l&#8217;ennesima prova con fede e fiducia nella ripresa.</p>



<p>Chiaramente l&#8217;amministrazione Trump aveva tutto l&#8217;interesse a pubblicare l&#8217;appello, dal momento che il terremoto rischia di destabilizzare un sistema che vogliono stabile, ma resta interessante che abbia permesso all&#8217;illustre detenuto di firmarsi come presidente venezuelano (pur se vero che è ancora tale dal momento che Delcy Rodríguez è presidente ad interim).</p>



<p>C&#8217;è poi la spinta a trasformare la tragedia in opportunità di predazione. Appare chiaro, infatti, che l&#8217;esule María Corina Machado, che aveva tentato di diventare presidente del Venezuela tramite regime-change scontrandosi col niet di Trump, sta tentando in tutti i modi di sfruttare la catastrofe per riproporsi.</p>



<p>In realtà, come annota il <a href="https://www.nytimes.com/2026/06/27/world/americas/us-officials-frustrated-with-exiled-venezuelan-leaders-call-for-help.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New York Times</a>, la signora non si è mai rassegnata a essere marginalizzata, tanto che l&#8217;amministrazione Trump ha dovuto più volte reiterare con certa irritazione il suo &#8220;no&#8221; al rimpatrio.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.nytimes.com/2026/06/27/world/americas/us-officials-frustrated-with-exiled-venezuelan-leaders-call-for-help.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-NYT-copia-4-1024x485.jpg" alt="U.S. Officials Said to Be Frustrated With Machado’s Call for Help" class="wp-image-82647"/></a></figure>



<p>Ma ultimamente aveva rotto gli indugi. Infatti, poco prima della catastrofe, riferisce la <a href="https://www.reuters.com/world/americas/venezuelas-machado-says-she-will-return-venezuela-help-quake-victims-2026-06-29/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Reuters</a>, la &#8220;Machado aveva dichiarato che prevedeva di ritornare in Venezuela entro la fine dell&#8217;anno&#8221;. Il duplice sisma potrebbe favorire il rientro. La strega demoniaca, com&#8217;è stata definita da Maduro (e non solo) sembra aver lanciato un riuscito sortilegio.</p>



<p>Un rientro (eventuale) che sta preparando con appelli addolorati all&#8217;indirizzo del popolo venezuelano, che al tempo di Maduro voleva &#8220;liberare&#8221; a <a href="https://www.thenation.com/article/world/nobel-peace-prize-venezeuala-war/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">suon di bombe americane</a>.</p>



<p>D&#8217;altronde, come promesso a destra e a manca, e soprattutto a destra, c&#8217;è da dar fondo a un tesoro che la sua madrepatria cela: 1.7 trilioni di dollari di cui avrebbero beneficiato le aziende americane grazie alle privatizzazioni selvagge che ha promesso di avviare se diventa presidente (<a href="https://fortune.com/2026/01/03/maria-corina-machado-nobel-prize-winner-venezuela-1-7-trillion-privatization-socialism-disaster-nicolas-maduro-arrest/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fortune</a>).</p>



<p>La catastrofe venezuelana sembra, appunto favorirla, come spiega e spera un articolo del <a href="https://www.wsj.com/world/americas/u-s-quake-relief-efforts-collide-with-anger-at-venezuelas-government-4bc71afc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wall Street Journal</a>, media che preme per intronizzare la signora, nel quale si descrive come il popolo plauda entusiasta ai soccorritori americani e inveisca contro quelli del proprio Paese, anche se ci sarebbe un&#8217;indignazione strisciante, che potrebbe diventare un&#8217;onda di marea, contro Washington perché continua a sostenere Delcy Rodríguez.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.wsj.com/world/americas/u-s-quake-relief-efforts-collide-with-anger-at-venezuelas-government-4bc71afc"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-WSJ-2-1024x214.jpg" alt="U.S. Quake-Relief Efforts Collide With Anger at Venezuela’s Government" class="wp-image-82649"/></a></figure>



<p>Significativa la dichiarazione di un intervistato: &#8220;&#8216;La gente non si rende conto che anche lei è sepolta sotto le macerie&#8217;, ha detto Martin Rodil, un attivista venezuelano che ha collaborato con le forze dell&#8217;ordine statunitensi per indagare sui funzionari venezuelani, riferendosi alla Rodríguez&#8221;. Chiaramente Rodil non è un quisling qualunque data l&#8217;attività pregressa.</p>



<p>Da notare che se, infine, la Machado riuscirà nell&#8217;intento, Israele potrà beneficiare di un altro presidente sudamericano decisamente &#8220;amico&#8221; dopo l&#8217;argentino<a href="https://www.jns.org/news/world/argentinas-milei-hosting-isaac-accords-summit-with-latin-american-legislators" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Javier Mieli</a> e il colombiano <a href="https://www.jns.org/news/world/pro-israel-colombian-presidential-front-runner-pledged-to-open-embassy-in-jerusalem" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abelardo de la Espriella</a> (per citare solo i più importanti), dati gli <a href="https://www.dailysabah.com/world/americas/newly-minted-peace-laureate-machado-firm-on-pro-israel-stance" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intimi rapporti della signora col Likud</a>.</p>



<p>Al di là del particolare, sembra che si stia ripetendo quanto avvennne nel più grande sisma recente, quello che nel febbraio 2023 ha devastato la Turchia (anche quello <a href="https://www.nature.com/articles/s43247-023-00747-z" target="_blank" rel="noreferrer noopener">doppio sisma&#8230;</a> e dire che tale <a href="https://greenbuzz.it/terremoto-venezuela-doppio-sisma/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">evento tellurico è raro</a>), con i media occidentali, che premevano da tempo per un regime change, i quali preconizzavano che la catastrofe avrebbe posto fine alla presidenza di Erdogan. Questi, infatti, a<a href="https://www.newyorker.com/magazine/2023/05/15/turkeys-earthquake-election" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vrebbe pagato l&#8217;inadeguata risposta alla catastrofe</a> alle elezioni che si sarebbero tenute di lì a breve (andò diversamente).</p>



<p>Peraltro, quel duplice terremoto distrusse anche la vicina Siria, assestando un colpo forse ferale al presidente Assad &#8211; il cui governo cadde un anno dopo &#8211; anche perché l&#8217;arrivo di aiuti a Damasco fu impedito dalle <a href="https://www.youtube.com/watch?v=WELx-s5Ba9U" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sanzioni di Stati Uniti e Unione europea che</a>, a parte una brevissima sospensione, non furono revocate (e dal bombardamento israeliano <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/gli-aiuti-che-non-arrivano-in-siria-e-le-bombe-sullaeroporto-di-aleppo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dell&#8217;aeroporto di Aleppo</a>&#8230;).</p>



<p>Alla tragedia e allo sciacallaggio politico per il povero Venezuela si somma la penuria di fondi, che la fine del governo Maduro tramite rapimento non solo non ha risolto, ma ha anzi aggravato.</p>



<p>Infatti, oltre ai problemi cronici causati da politiche errate e soprattutto da decenni di sanzioni, che avrebbero prostrato qualsiasi Paese, i venezuelani non possono più godere dei proventi del petrolio, <a href="https://www.abc.net.au/listen/programs/sundayextra/venezuela-oil-money-ricardo-haussman/106847810" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dirottati in America</a> che elargisce a Caracas, del caso, <a href="https://www.abc.net.au/listen/programs/sundayextra/venezuela-oil-money-ricardo-haussman/106847810" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parte del ricavato</a>, riservandosi anche il diritto di decidere come lo debba spendere.</p>



<p>C&#8217;è poi il furto della Bank of England, che ha nelle sue riserve <a href="https://oilprice.com/Energy/Energy-General/Britain-Continues-to-Withold-48-Billion-of-Venezuelan-Gold.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">4.8 miliardi di dollari in oro del Venezuela</a>, beni congelati per costringere Maduro a cedere alle ragioni della democrazia. Londra non ha riconosciuto l&#8217;attuale dirigenza, quindi tutto è rimasto come prima. I morti possono continuare a marcire sotto le macerie e i sopravvissuti a sopravvivere tra le macerie. È la democrazia, bellezza.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PICCOLENOTE-INSIDOVER-1024x205.jpg" alt="AAA" class="wp-image-82196"/></a></figure>
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		<title>Gli Usa e Cuba, non solo Castro: dal soffocamento dell&#8217;isola un messaggio anche a Russia e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-usa-e-cuba-non-solo-castro-dal-soffocamento-dellisola-un-messaggio-anche-a-russia-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 07:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cuba" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un intervento Usa comincerebbe dopo l'invasione: controllare le città, garantire l’ordine, evitare sabotaggi...  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cuba" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi elettrica come anticamera della pressione americana. Cuba torna a essere ciò che è sempre stata nella geografia profonda del potere statunitense: non soltanto un’isola caraibica, ma una frontiera simbolica. A poca distanza dalla Florida, l<strong>’Avana rappresenta da oltre sessant’anni l’anomalia politica che Washington non ha mai davvero accettato. </strong>Oggi, però, quella anomalia appare più fragile che mai. Non perché il sistema cubano sia improvvisamente crollato, ma perché tre crisi si sovrappongono: quella energetica, quella sociale e quella strategica.</p>



<p>La visita del direttore della CIA <strong>John Ratcliffe </strong>all’Avana non è dunque un dettaglio diplomatico. È un segnale. Un segnale tanto più forte perché avviene mentre l’isola è piegata dai blackout, dalla carenza di carburante, dalla mancanza d’acqua, dall’inflazione alimentare e da un malcontento popolare che comincia a uscire dalle case e a occupare le strade. Il capo dell’intelligence americana non si reca nella capitale cubana per una semplice cortesia istituzionale. <strong>La sua presenza indica che Washington considera Cuba una questione ormai entrata nella fase critica.</strong></p>



<p>Il paradosso è evidente. Per decenni Cuba ha costruito la propria identità politica sulla resistenza all’impero americano. L’embargo è diventato un argomento di legittimazione, la povertà una disciplina rivoluzionaria, l’accerchiamento una spiegazione permanente delle difficoltà interne. Ma oggi questa narrazione incontra una realtà materiale durissima: quando la corrente manca per venti ore al giorno, quando i frigoriferi non conservano più il cibo, quando gli ospedali restano senza medicinali e l’acqua potabile diventa intermittente, anche il mito politico più radicato comincia a incrinarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Pentagono e l’opzione militare</h2>



<p>L’ordine impartito al Pentagono di aggiornare i piani operativi per eventuali azioni militari contro Cuba non va letto come un gesto burocratico. È il segnale che la Casa Bianca considera ormai l’isola non solo un problema ideologico, ma un possibile obiettivo di trasformazione politica. Le parole di <strong>Donald Trump</strong> su un possibile “passaggio” a Cuba dopo la fase più acuta del confronto con l’Iran hanno il tono provocatorio tipico del personaggio, ma rivelano una logica precisa: colpire l’avversario nel momento della sua massima vulnerabilità.</p>



<p>Il punto non è soltanto militare. È politico. Washington sembra voler verificare se il regime cubano sia arrivato al punto in cui la pressione economica, l’isolamento energetico e la minaccia armata possano produrre una rottura interna. Non necessariamente uno sbarco immediato, dunque, ma una sequenza più sofisticata: crisi sociale, pressione finanziaria, intimidazione militare, trattativa riservata con settori dell’élite e costruzione di una transizione controllata. In questo quadro, la visita della CIA assume un valore ancora più chiaro. <strong>L’intelligence serve a misurare la tenuta del sistema, a capire quali settori dell’apparato cubano siano ancora fedeli alla linea storica della rivoluzione </strong>e quali, invece, possano considerare una soluzione negoziata con Washington. Ogni crisi di regime è anche una crisi di informazioni: chi comanda davvero, chi può tradire, chi può trattare, chi può garantire l’ordine il giorno dopo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra economica contro l’isola</h2>



<p>La crisi cubana non è soltanto economica. È una crisi economica trasformata in arma politica. Il blocco dei rifornimenti energetici, le sanzioni contro chi commercia con l’isola, la difficoltà di ricevere petrolio dal Venezuela e dalla Russia, l’aumento dei costi marittimi e la paralisi dei trasporti hanno prodotto un effetto cumulativo devastante.</p>



<p>Cuba dipende dall’energia importata. Senza gasolio si fermano centrali elettriche, trasporti, distribuzione alimentare, attività private, ospedali, scuole e amministrazioni. Ogni nave cisterna diventa una questione di sopravvivenza nazionale. Il presidente Miguel Díaz-Canel accusa Washington di aver costruito un vero assedio energetico. Gli Stati Uniti rispondono offrendo aiuti economici, ma con una condizione politica implicita: nulla può cambiare davvero senza un cambio di leadership.</p>



<p><strong>Qui siamo davanti a uno schema classico di guerra economica. </strong>Non distruggere subito il nemico con i carri armati, ma restringergli progressivamente il campo di manovra fino a renderlo incapace di governare. Non bombardare subito le centrali, ma impedire che arrivino il carburante, i pezzi di ricambio, le navi, le assicurazioni, i finanziamenti. Non occupare subito il territorio, ma creare le condizioni perché il potere appaia inutile agli occhi della sua stessa popolazione.</p>



<p>La corrente elettrica diventa così una questione geopolitica. Il buio nelle case cubane non è solo il risultato di centrali vecchie, infrastrutture logorate e cattiva gestione interna. È anche l’effetto di una pressione esterna che punta a trasformare la vulnerabilità energetica in crisi di legittimità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le proteste e il limite della retorica rivoluzionaria</h2>



<p>Le manifestazioni popolari all’Avana contro i blackout, la mancanza d’acqua e il deterioramento delle condizioni di vita sono il sintomo più evidente di questa fase. In diversi quartieri della capitale, i cittadini sono scesi in strada battendo pentole e bidoni, mentre le autorità hanno rafforzato il dispiegamento di polizia e limitato l’accesso a internet in alcune aree.</p>



<p>La protesta nasce da bisogni elementari. <strong>Non da un programma politico compiuto, non da una strategia rivoluzionaria alternativa, ma dalla stanchezza quotidiana. </strong>La gente chiede elettricità, acqua, cibo, medicinali, trasporti, normalità. Ed è proprio questo che rende la crisi più pericolosa per il governo: non si tratta più soltanto di opposizione organizzata, ma di logoramento sociale diffuso.</p>



<p>Tuttavia Washington rischia di commettere un errore antico: confondere il malcontento contro il governo con il consenso verso un intervento straniero. Una popolazione esasperata può contestare il proprio potere politico senza per questo desiderare una restaurazione guidata dagli Stati Uniti. A Cuba la memoria dell’intervento americano, dell’embargo, dell’esilio e della sovranità ferita resta un elemento profondo della cultura nazionale.</p>



<p>Anche chi non crede più nella retorica della rivoluzione può non voler vedere i marines all’Avana. Ed è qui che l’opzione americana diventa strategicamente ambigua: può accelerare la crisi del regime, ma può anche offrirgli l’ultima grande giustificazione per ricompattare il Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una difesa debole ma una resistenza possibile</h2>



<p>Sul piano militare Cuba non può competere con gli Stati Uniti. Le sue forze armate sono limitate, tecnologicamente arretrate e basate in larga parte su equipaggiamenti di origine sovietica. Carri T-55 e T-62, vecchi mezzi blindati, artiglierie datate, sistemi antiaerei superati, una marina ridotta e un’aeronautica ormai quasi simbolica non possono sostenere un confronto convenzionale con la macchina militare americana.</p>



<p>Ma proprio questa debolezza rende più probabile una strategia diversa. Cuba non preparerebbe una guerra tra eserciti. Preparerebbe una guerra di resistenza. <strong>La dottrina della “guerra di tutto il popolo”, concepita ai tempi di Fidel Castro,</strong> resta il nucleo della difesa nazionale: trasformare l’invasione in occupazione difficile, la superiorità tecnologica americana in un problema politico, la vittoria militare in un pantano.</p>



<p>La distribuzione di guide alla popolazione, gli addestramenti civili, la propaganda sulla resistenza e le immagini di cittadini preparati alla difesa non sono soltanto gesti simbolici. Servono a dire che un eventuale intervento statunitense non si esaurirebbe nella neutralizzazione delle basi cubane. Il vero problema comincerebbe dopo: controllare le città, garantire l’ordine, evitare sabotaggi, proteggere infrastrutture, impedire una guerriglia urbana e gestire una popolazione impoverita ma non necessariamente disposta ad accettare un governo imposto dall’esterno.</p>



<p>Gli Stati Uniti potrebbero vincere la guerra in pochi giorni. Ma potrebbero non riuscire a governarne le conseguenze. È la lezione già vista altrove: abbattere un potere è più semplice che costruire un ordine nuovo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Iran, il Venezuela e la presunzione del cambio di regime</h2>



<p>Il paragone con l’Iran è inevitabile. Anche lì le proteste interne erano state lette da molti osservatori occidentali come il segnale di una vulnerabilità definitiva. Ma la pressione esterna, quando assume la forma dell’aggressione militare, spesso produce l’effetto contrario: ricompatta settori della popolazione attorno allo Stato, anche quando quello Stato è contestato.</p>



<p>Cuba potrebbe seguire una logica simile. <strong>Il disagio sociale non si traduce automaticamente in disponibilità ad accettare un intervento statunitense. </strong>La disperazione può diventare rivolta contro l’Avana, ma anche rabbia contro Washington, soprattutto se l’embargo energetico viene percepito come causa diretta della sofferenza quotidiana.</p>



<p>Ancora più delicato è il possibile modello venezuelano. L’ipotesi di un’operazione contro Raul Castro, sullo schema della cattura di <strong>Nicolas Maduro</strong>, avrebbe un enorme valore simbolico. Non si tratterebbe soltanto di colpire un anziano dirigente storico, ma di decapitare la memoria politica della rivoluzione cubana. <strong>Raul Castro,</strong> anche se non governa più direttamente come un tempo, resta il custode ultimo della legittimità storica del sistema.</p>



<p>Una sua incriminazione o cattura sarebbe accolta con entusiasmo dall’esilio cubano-americano della Florida e da una parte del mondo repubblicano. Ma sull’isola potrebbe produrre un effetto opposto: rafforzare l’idea che Washington non cerchi una transizione, ma una resa. E la resa, nella grammatica politica cubana, resta la parola più difficile da pronunciare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno della Dottrina Monroe</h2>



<p>La partita cubana non riguarda solo Cuba. Riguarda <strong>il ritorno della pressione diretta americana nello spazio caraibico e latinoamericano. </strong>Dopo il Venezuela, un’azione contro l’Avana segnerebbe la volontà di ricostruire una sfera di controllo continentale, eliminando gli ultimi residui politici dell’antiamericanismo novecentesco.</p>



<p>È la Dottrina Monroe che ritorna in forma aggiornata: non più soltanto “l’America agli americani”, ma “l’emisfero occidentale sotto disciplina strategica statunitense”. In questo schema, Cuba non è pericolosa per la sua forza. È pericolosa per ciò che rappresenta: la sopravvivenza di una sovranità ostile nel cortile di casa americano.</p>



<p><strong>Il messaggio sarebbe rivolto anche a Russia, Cina e Iran. </strong>A Mosca, per dire che gli Stati Uniti non tollerano più presenze simboliche o politiche ostili nei Caraibi. A Pechino, per limitare ogni possibilità di penetrazione economica e tecnologica nell’isola. A Teheran, per mostrare che l’asse antiamericano può essere colpito anche lontano dal Medio Oriente.</p>



<p>Sul piano geoeconomico, una Cuba riallineata agli Stati Uniti aprirebbe scenari enormi: turismo, porti, telecomunicazioni, energia, infrastrutture, edilizia, logistica caraibica, investimenti immobiliari, accesso privilegiato al mercato americano. L’isola potrebbe diventare un grande laboratorio di ricostruzione capitalistica. Ma il prezzo sarebbe altissimo: gestire la transizione di un Paese impoverito, polarizzato, istituzionalmente fragile e segnato da decenni di conflitto politico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso strategico americano</h2>



<p>Il vero interrogativo, dunque, non è se gli Stati Uniti siano in grado di colpire Cuba. Lo sono. Il punto è se siano in grado di governare le conseguenze politiche, sociali e regionali di quell’azione. Cuba è militarmente debole, economicamente strangolata, socialmente stanca. Ma proprio per questo è pericolosa. Gli Stati fragili non sono sempre facili da conquistare: spesso sono difficili da stabilizzare. Un intervento contro l’Avana potrebbe apparire, nei calcoli di Washington, come l’ultimo colpo a un regime esausto. Potrebbe invece trasformarsi in una nuova crisi caraibica: meno nucleare di quella del 1962, ma non meno gravida di conseguenze.</p>



<p>La visita della CIA, i piani del Pentagono, la crisi elettrica, le proteste popolari e il collasso energetico appartengono allo stesso quadro. <strong>Cuba è diventata il punto in cui la crisi umanitaria si trasforma in opportunità strategica. </strong>L’isola al buio non è solo un Paese che soffre. È un campo di pressione, un laboratorio di guerra economica, una prova generale di cambio di regime.</p>



<p>Ma la storia cubana insegna che l’isola ha costruito la propria identità proprio contro l’ipotesi dell’intervento americano. Ogni volta che Washington agita quella possibilità, rafforza anche il mito che vorrebbe distruggere. Questo è il paradosso finale: per far cadere il regime cubano, gli Stati Uniti potrebbero offrirgli l’ultima grande ragione per resistere.</p>
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		<title>Esclusivo &#8211; Parla David Pyne:&#8221;Trump ha avuto un ictus ed è ricattato da Netanyahu. Via i soldati Usa da Spagna e Italia&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/esclusivo-parla-david-pynetrump-ha-avuto-un-ictus-ed-e-ricattato-da-netanyahu-via-i-soldati-usa-da-spagna-e-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 08:14:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Usa Pyne" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'ex ufficiale Usa David T. Pyne attacca il capo del Pentagono Pete Hegseth e il presidente Donald Trump: "Sono diventati guerrafondai". </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/esclusivo-parla-david-pynetrump-ha-avuto-un-ictus-ed-e-ricattato-da-netanyahu-via-i-soldati-usa-da-spagna-e-italia.html">Esclusivo &#8211; Parla David Pyne:&#8221;Trump ha avuto un ictus ed è ricattato da Netanyahu. Via i soldati Usa da Spagna e Italia&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>David T. Pyne</strong> è un analista di sicurezza nazionale e geopolitico, ex ufficiale di stato maggiore dell&#8217;esercito statunitense che oggi ricopre il ruolo di <em>Deputy Executive Director</em> presso la <a href="https://emptaskforce.us/" type="link" id="https://emptaskforce.us/"><em>Task Force on National &amp; Homeland Security</em></a>. Oltre a questo incarico, Pyne è l&#8217;editore della <a href="https://dpyne.substack.com/" type="link" id="https://dpyne.substack.com/">newsletter <em>The Real War</em></a> e collabora regolarmente con <a href="https://nationalinterest.org/profile/david-t-pyne" type="link" id="https://nationalinterest.org/profile/david-t-pyne">riviste prestigiose come <em>The National Interest</em></a>. Profondo conoscitore delle dottrine militari e di intelligence, Pyne ha di recente criticato il capo del Pentagono Hegseth e il presidente Usa Donald Trump &#8211; dopo averli sostenuti in passato &#8211; per la loro svolta «neoconservatrice» e guerrafondaia. Lo abbiamo raggiunto per porgli qualche domanda.</p>



<p><strong>Mister Pyne, recentemente il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che gli Stati Uniti sono stati umiliati da Teheran. Condivide questa analisi? E cosa pensa del fatto che questa critica provenga da un alleato chiave degli USA?</strong></p>



<p>&#8220;Il Cancelliere Merz è un neocon che in passato ha criticato Trump per la sua gestione della guerra in Ucraina. Tuttavia, ha assolutamente ragione nella sua valutazione: <strong>l’Iran ha inflitto agli USA una umiliante sconfitta strategica </strong>impossessandosi del controllo dell’intero Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz, mentre la più potente forza navale convenzionale del mondo si è dimostrata incapace di fare alcunché per spezzare la stretta iraniana sullo Stretto. Questo dimostra semplicemente che <strong>non esiste una soluzione militare alla crisi della guerra di Trump contro l’Iran</strong> e che gli Stati Uniti dovranno accettare di revocare il blocco navale contro l’Iran per riaprire lo Stretto.L’alleanza tra USA e Germania è travagliata da mesi. In seguito alle dure critiche di Trump sul fatto che nessuno degli alleati NATO americani abbia accettato di assisterci in alcun modo nella sua guerra di aggressione contro l’Iran e alle sue minacce di ritirare gli USA dalla NATO, l<strong>a Germania ha annunciato che sta costruendo l’esercito convenzionale più forte d’Europa. </strong>Ha inoltre chiesto alla Francia la rassicurazione che la Germania rientrerebbe sotto il suo ombrello nucleare in caso di guerra tra Russia e NATO. Pertanto, non mi sorprende che il leader tedesco sia stato così diretto e critico nei confronti della guerra imperiale di Trump contro l’Iran, una guerra che non ha alcuna giustificazione&#8221;.</p>



<p><strong>Lei ha dichiarato di aver difeso Pete Hegseth per molto tempo, finché non ha improvvisamente cambiato posizione diventando quello che hai definito un “neocon warmonger”. Come spieghi questo rapido cambiamento sia in Hegseth che nel Presidente Donald Trump?</strong></p>



<p>&#8220;Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth è un leccapiedi di Trump. Si era schierato con la Direttrice dell’Intelligence Nazionale <strong>Tulsi Gabbard </strong>e con il Vicepresidente <strong>JD Vance </strong>quando il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale <strong>Mike Waltz </strong>spingevano senza successo Trump a condurre una massiccia campagna di bombardamenti contro l’Iran ad aprile. Tuttavia, dopo il presunto successo dell’Operazione Midnight Hammer a giugno e il rapimento da parte degli USA del Presidente venezuelano <strong>Nicolás Maduro </strong>e di sua moglie a gennaio, ha detto a Trump di credere che una guerra americana contro l’Iran sarebbe stata relativamente facile e avrebbe portato al rovesciamento del regime iraniano, senza alcuna prova a sostegno della sua affermazione. Da allora è diventato un neocon criminale di guerra incallito&#8221;.</p>



<p><strong>E il presidente Usa?</strong></p>



<p>&#8220;Il Presidente Trump sembra aver avuto un ictus l’11 settembre scorso e da allora si comporta in modo sempre più erratico. Penso che questo lo abbia reso <strong>vulnerabile alle pressioni di Netanyahu per ordinare una guerra su vasta scala con l’Iran.</strong> Inoltre, ci sono state segnalazioni secondo cui Trump avrebbe abusato di due ragazze adolescenti che lavoravano per l’agente del Mossad israeliano <strong>Jeffrey Epstein</strong> molti anni fa, quindi probabilmente teme che Netanyahu possa ricattarlo per costringerlo a fare ciò che vuole. Ha anche accettato centinaia di milioni di dollari in contributi per la campagna da agenti israeliani come la miliardaria Miriam Adelson negli USA. Queste cose, insieme alla sua decisione di circondarsi di neoconservatori, spiegano perché Trump sia passato dal lato “America First” a quello neocon. Hegseth non ha mai rispettato il diritto internazionale per quanto riguarda il divieto di uccidere civili innocenti e prigionieri di guerra. Tuttavia, possiamo solo fare ipotesi sul perché abbia deciso di passare dal lato America First a quello neocon Israel First. Penso che abbia visto che Trump voleva già andare in guerra con l’Iran dopo il briefing di intelligence falso di Netanyahu nella Situation Room della Casa Bianca l’11 febbraio e che <strong>Trump aveva emarginato Vance e Gabbard</strong> dopo che si erano opposti al suo piano di attaccare il Venezuela, quindi voleva restare nelle grazie di Trump e apparire leale&#8221;.</p>



<p><strong>L’attuale amministrazione statunitense ha una chiara “strategia di uscita”, o sta essenzialmente brancolando nel buio come sembra? Crede che un accordo negoziato tra Washington e Teheran sia ancora possibile ora?</strong></p>



<p>&#8220;Il Presidente Trump non ha al momento una strategia di uscita valida dal suo disastroso conflitto con l’Iran. Sta cercando di dimostrare dominio nell’escalation attraverso il blocco navale USA, ma quella è davvero l’unica carta che gli resta da giocare. <strong>L’Iran detiene la maggior parte delle carte e ha la maggior parte della leva negoziale perché per l’Iran questa è una guerra esistenziale di indipendenza dal dominio imperiale USA e israeliano.</strong> I leader iraniani sanno che se cedessero troppo agli USA, ciò tenterebbe Trump a tornare in guerra con l’Iran in un futuro prossimo, quindi sono determinati a infliggere quanta più sofferenza economica e politica possibile a Trump per aiutare i Democratici a vincere le elezioni di metà mandato di novembre e riconquistare il controllo di entrambe le Camere del Congresso con ampi margini. Detto questo, i contorni di un accordo di pace fattibile sono già visibili: gli USA accetterebbero il controllo iraniano indefinito dello Stretto di Hormuz e il sollievo dalle sanzioni in cambio della sospensione del programma nucleare iraniano per cinque anni e della diluizione delle sue 1.000 libbre di uranio altamente arricchito fino al 3,67% di arricchimento. <strong>Tutto ciò che Trump deve fare è accettare l’accordo che è sul tavolo dal 11 aprile </strong>e potrà lasciarsi alle spalle questo pasticcio della guerra con l’Iran&#8221;.</p>



<p><strong>Israele e Stati Uniti condividono gli stessi obiettivi in questa guerra?</strong></p>



<p>&#8220;No, non li condividono. I leader USA e i media di regime spesso confondono gli obiettivi di sicurezza nazionale americani e israeliani per dipingere ingannevolmente Israele come il più forte alleato dell’America, ma in realtà sono molto diversi. <strong>L’obiettivo ultimo di Israele è il cambio di regime e la frammentazione dell’Iran in più Stati etnici, tra cui curdo, azero e persiano</strong>, oppure coinvolgere l’Iran in una devastante guerra civile come è stato fatto con il regime di Assad in Siria. Israele ha ucciso i moderati iraniani all’interno del regime per garantire che USA e Iran non possano mai raggiungere un accordo di pace e per coinvolgere gli USA in una guerra con l’Iran di durata indefinita. <strong>Gli Stati Uniti, d’altra parte, hanno interesse a porre fine alla guerra il più rapidamente possibile,</strong> poiché il conflitto ha causato danni significativi agli USA dal punto di vista militare, economico e politico all’amministrazione Trump e al Partito Repubblicano. Soprattutto, <strong>la guerra è stata una profonda sconfitta strategica per gli USA</strong> perché ha lasciato l’Iran nel controllo del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz (che non controllava prima della guerra) e ha distrutto o reso inutilizzabili tredici basi militari americane in mezza dozzina di Paesi nella regione del Golfo. Inoltre, gli USA hanno esaurito metà dei loro intercettori di difesa missilistica e metà dei loro missili Tomahawk, <strong>lasciando gli Stati Uniti meno capaci che mai di dissuadere un’invasione cinese di Taiwan. </strong>In breve, la guerra di Trump in Iran ha alterato l’equilibrio di potere regionale e globale non a favore dell’America, ma a favore di Russia, Cina e Iran, proprio come avevo previsto quando è scoppiato il conflitto&#8221;.</p>



<p><strong>Qual è la sua opinione sul fatto che il Presidente Trump stia anche scontrandosi con Papa Leone e la Premier italiana Giorgia Meloni?</strong></p>



<p>&#8220;Pur non essendo cattolico, penso che gli attacchi di Trump a Papa Leone XIV in risposta alla sua giusta denuncia della guerra come “una palese violazione dei principi cristiani” siano spregevoli. Che pensi di poterla fare franca insultando il leader venerato da 1,4 miliardi di cattolici in tutto il mondo è ridicolo. <strong>Il Papa è molto più popolare di Trump anche qui negli USA </strong>perché il Papa difende i principi cristiani di pace, moralità e protezione dei civili innocenti, mentre Trump si oppone a tutti questi principi. Penso che la critica della Premier Meloni alla decisione di Trump di minacciare il bombardamento terroristico e l’annientamento nucleare di 92 milioni di civili iraniani innocenti sia molto comprensibile. Credo che stia parlando non solo a nome dei cattolici, ma della stragrande maggioranza degli italiani e dei cattolici opponendosi alla sua ingiusta guerra contro l’Iran, che sta danneggiando sempre di più l’economia degli USA, dell’Italia e di molti altri alleati americani con il passare delle settimane&#8221;.</p>



<p><strong>Crede che il movimento MAGA sarà in grado di riunirsi e guarire dopo questa guerra, che ha scatenato un durissimo scontro interno?</strong></p>



<p>&#8220;No, penso che sia il Presidente Trump che il MAGA stesso siano stati oggetto di un’acquisizione ostile da parte dei neocons e che le probabilità che Trump riesca a rimettere insieme la coalizione MAGA che gli ha fatto vincere le elezioni siano praticamente nulle. Dovrebbe porre fine al blocco contro l’Iran, terminare la guerra con l’Iran e interrompere il sostegno al regime di Netanyahu per riunire il MAGA, e penso sia molto improbabile che lo faccia. <strong>I conservatori America First provano un profondo senso di tradimento e sfiducia verso Trump </strong>ora che si è rivoltato contro i leader di pensiero conservatori America First come Tucker Carlson, Megyn Kelly, Joe Kent, Alex Jones, Candace Owens e molti altri. Detto questo, il Vicepresidente JD Vance sembra ben posizionato per unire il partito come autentico sostenitore America First della pace nel 2028, a patto che Trump non appoggi il Segretario di Stato Marco Rubio per la presidenza, cosa che sembra sempre più probabile&#8221;.</p>



<p><strong>Pensa che la NATO possa non sopravvivere a questa crisi?</strong></p>



<p>&#8220;Nonostante le minacce di Trump di ritirarsi dall’alleanza NATO, si tratta di un passo drastico considerato tale dalla Casa Bianca e non è attualmente in considerazione. Piuttosto, l’amministrazione sta compilando una lista di Paesi che sono stati “cattivi” negando diritti di base e sorvoli agli USA, come Spagna, Italia e Francia, e <strong>sta valutando il ritiro di migliaia di soldati americani dalle basi in quei Paesi.</strong> L’amministrazione sta anche considerando di opporsi alla loro partecipazione a comitati chiave della NATO. Quindi penso che la NATO sopravviverà alla crisi della guerra con l’Iran, ma sarà significativamente indebolita e molto meno unita di quanto non fosse prima dell’inizio del conflitto&#8221;.</p>
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		<title>Gli EA-18 Growler nei cieli dell&#8217;Iran: pod e missili anti-radiazione per gli specialisti dell&#8217;EW</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-ea-18-growler-nei-cieli-delliran-pod-e-missili-anti-radiazione-per-gli-specialisti-dellew.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 05:18:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[US Navy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/HDnrcOkbEAARK3w.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/HDnrcOkbEAARK3w.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/HDnrcOkbEAARK3w-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/HDnrcOkbEAARK3w-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/HDnrcOkbEAARK3w-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/HDnrcOkbEAARK3w-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/HDnrcOkbEAARK3w-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Questa piattaforma per la guerra elettronica non poteva che giocare un ruolo da protagonista nel corso dell’operazione Epic Fury. </p>
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<p>Le immagini degli aerei per la guerra elettronica <strong>EA-18 Growler</strong> dell’US Navy impegnati nelle missioni previste dall’operazione nei cieli dell’Iran sono state oggetto di particolare interesse per gli analisti militari, che hanno osservato un mix di pod, contromisure elettroniche e carichi di missili anti-radiazione, segno di un ruolo essenziale nel corso dell’<strong>operazione Epic Fury</strong>. <br><br>  I Growler con carico misto di pod di disturbo di vecchia e nuova generazione decollati dal ponte della portaerei USS Abraham Lincoln, e un singolo caccia che è stato fotografato mentre lasciava il ponte di una portaerei americana con quattro <strong>missili anti-radiazione AGM-88</strong>, gli High-Speed Anti-Radiation Missile progettati per agganciare e distruggere i sistemi radar delle batterie anti-aeree, nell’ambito delle cosiddette <strong>missioni SEAD</strong>, ossia per la soppressione delle difese aeree nemiche, hanno dimostrato ancora una volta l’importanza della loro missione: <strong>accecare gli apparati radar del nemico.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Nighttime US Navy F/A-18E Super Hornet and E/A-18G Growler launches from the USS Abraham Lincoln, supporting strikes on Iran this week. <a href="https://t.co/juzWu3JVVG">pic.twitter.com/juzWu3JVVG</a></p>&mdash; OSINTtechnical (@Osinttechnical) <a href="https://twitter.com/Osinttechnical/status/2032786945688945027?ref_src=twsrc%5Etfw">March 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Componente chiave dell’operazione <em>Absolute Resolve </em>che si è svolta nei cieli del Venezuela e ha portato alla cattura di <strong>Nicolás Maduro</strong>, questa piattaforma per la guerra elettronica non poteva che giocare un ruolo da protagonista nel corso dell’operazione <em>Epic Fury</em>, ancora in pieno svolgimento. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Protagonisti della guerra elettronica</h2>



<p>Gli EA-18G Growler, velivoli biposto sviluppati sulla cellula dell’F-18 Super Hornet noti per fornire un supporto essenziale di guerra elettronica indipendentemente dalla configurazione dei pod che trasportano, sono essenziali per supportare il lancio di attacchi a distanza nelle fasi iniziali di una campagna militare per garantire un vantaggio alla forza attaccante, specialmente in missioni che prevedono <strong>una penetrazione profonda in uno spazio aereo ostile e ben difeso.</strong></p>



<p>Le immagini diffuse dal Centcom degli EA-18G Growler impegnati nelle operazioni contro l’Iran hanno mostrato diverse configurazioni di questo aereo per la guerra elettronica; in particolare un interessante &#8220;<em>carico misto</em>&#8221; dove sono visibili pod per la guerra elettronica di due generazioni – una coppia di nuovi pod <strong>ALQ-249 Next Generation Jammer-Mid Band</strong> o di vecchi pod <strong>ALQ-99</strong> sotto le ali – oltre ai serbatoi ausiliari e una configurazione per la soppressione delle difese aeree iraniane che contava ben quattro missili antiradiazioni AGM-88 HARM e due missili aria-aria a medio raggio AIM-120 AMRAAM, oltre a serbatoi di carburante esterni e un singolo pod per il sistema di disturbo tattico ALQ-99.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le diverse configurazioni</h2>



<p>La prima configurazione considera una <strong>combinazione di pod</strong> per la guerra elettronica convenzionale e cognitiva di nuova generazione che offrono copertura a banda alta e bassa per colpire radar di difesa aerea e altri bersagli per attacchi di guerra elettronica che &#8220;<em>non operano tutti nelle stesse gamme di frequenza</em>&#8220;, spiega The War Zone, indicando come &#8220;a<em>lcuni siano in grado di modulare ampiamente i propri segnali in uscita proprio per ridurre la vulnerabilità alle interferenze</em>&#8220;. Una gamma di frequenza più ampia, <a href="https://www.twz.com/air/ea-18g-growler-with-split-load-of-new-and-old-jamming-pods-seen-supporting-iran-strikes">spiegano gli esperti</a>, potrebbe essere utile anche per contrastare sistemi di minaccia noti che vengono utilizzati in modi non convenzionali.</p>



<p> La Marina statunitense ha deciso di &#8220;<em>ampliare le capacità</em>&#8221; dei suoi pod di nuova generazione per &#8220;e<em>stendere il limite superiore di copertura in frequenza al fine di contrastare le minacce moderne e adattive</em>&#8221; e &#8220;<em>migliorare la sopravvivenza della piattaforma e delle entità protette contro le minacce emergenti</em>&#8221; che si sommano a quelle garantite dai sistemi integrati nella fusoliera e in pod fissi che sono presenti alle estremità alari, dove gli F-18 portano due missili aria-aria a corto raggio a guida infrarossa.</p>



<p>Diversa, e anche più interessante, la configurazione mostrata da un’immagine condivisa proprio dal <strong>Comando Centrale degli Stati Uniti</strong>, che ha rivelato un EA-18G Growler armato per la soppressione delle difese aeree nemiche in una sortita incentrata contro obiettivi iraniani, dove il jet imbarcato sulla portaerei Lincoln mostra un carico &#8220;<em>decisamente orientato al combattimento</em>&#8221; e lascia notare un solo pod esterno per disturbo tattico ALQ-99 e ben quattro missili anti-radiazioni, suggerendo una complessa e delicata missione incentrata non solo sul disturbo, ma sulla soppressione, distruzione e neutralizzazione delle comunicazioni (SEAD/DEAD) piuttosto che su un attacco elettronico a distanza.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Il <a href="https://twitter.com/hashtag/CENTCOM?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#CENTCOM</a> ha mostrato la diverse configurazioni dell&#39;<a href="https://twitter.com/hashtag/EA18G?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#EA18G</a> Growler per la soppressione delle difese aeree durante le missioni in <a href="https://twitter.com/hashtag/Iran?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Iran</a>, confermando il ruolo cruciale di questo aereo per la Guerra Elettronica (<a href="https://twitter.com/hashtag/EW?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#EW</a>) nell&#39;ambito dell&#39;operazione <a href="https://twitter.com/hashtag/EpicFury?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#EpicFury</a> <a href="https://t.co/R5n0Aesol7">pic.twitter.com/R5n0Aesol7</a></p>&mdash; Davide B. (@DBinTweet) <a href="https://twitter.com/DBinTweet/status/2039089579358122376?ref_src=twsrc%5Etfw">March 31, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Secondo gli analisti si trattava di un Growler &#8220;<em>ottimizzato per muoversi con o davanti ai gruppi d’attacco, rilevare le sorgenti di emissione nemiche, disturbarle e distruggerle se emettono radiazioni</em>&#8220;. Le prime missioni affidate ai cacciabombardieri nell’operazione Epic Fury devono aver pianificato<strong> attacchi contro le capacità di difesa aerea iraniane,</strong> i sistemi integrati di difesa aerea, le comunicazioni militari e le infrastrutture missilistiche antinave, e ai Growler, accompagnati e supportati dalle Wild Weasel dell’Usaf, è toccato eliminare i radar con i loro missili HARM: armi anti-radiazione progettate per colpire le sorgenti radar e aprire corridoi attraverso lo spazio aereo difeso. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Elemento chiave per il dominio aereo</h2>



<p>  La presenza di quattro missili è “<a href="https://www.armyrecognition.com/news/aerospace-news/2026/u-s-central-command-reveals-ea-18g-growler-loadout-for-air-defense-suppression-in-operation-epic-fury">significativa</a>” perché avrebbe consentito al Growler di colpire più bersagli contemporaneamente, tra cui diversi emettitori, in una singola sortita, permettendogli di ingaggiare radar di ricerca, radar di controllo del tiro e nodi di difesa aerea a comparsa senza dover immediatamente affidare il compito a un’altra piattaforma. Mentre al singolo pod ALQ-99, sistema di disturbo elettronico esterno aviotrasportato, è spettato il compito di mantenere la capacità di disturbo attivo.   <strong>L’EA-18G si è dimostrato, ancora una volta, un elemento chiave per il dominio aereo americano. </strong>Un jet imbarcato completo, capace di disturbare e colpire nella stessa sortita, offrendo efficienza, flessibilità e precisione. <br><br>Come sappiamo, gli attacchi americani e israeliani hanno “<em>sostanzialmente indebolito le difese aeree e altre capacità militari iraniane</em>”, ma questo <strong>non deve essere confuso con il dominio aereo totale</strong>, soprattutto sulla parte nord-orientale della Repubblica Islamica dell’Iran. In caso di attacchi a distanza, il supporto fornito dai Growler può contribuire a garantire che le munizioni raggiungano i loro obiettivi, oltre a ridurre i rischi per le piattaforme di lancio.</p>



<p>Per questo la sua missione non è terminata, nonostante l’allontanamento delle portaerei. Il supporto fornito dagli aerei da <strong>guerra elettronica</strong> continua quindi a &#8220;<em>mitigare eventuali rischi residui di difesa aerea</em>&#8220;, destinando il Growler alla sua missione di supporto essenziale, indipendentemente dalla configurazione dei pod che trasporta sotto le sue ali di <em>brontolone ringhiante</em>.</p>
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		<title>Trump, Maduro e la vera storia del narcotraffico gestito dagli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-maduro-e-la-vera-storia-del-narcotraffico-gestito-dagli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 10:09:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'azione di Trump in Venezuela, con il rapimento di Maduro, segna il colpo finale all'ipocrisia dell'ordine liberale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-maduro-e-la-vera-storia-del-narcotraffico-gestito-dagli-usa.html">Trump, Maduro e la vera storia del narcotraffico gestito dagli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260128094343753_cf9618e14d6f68bc88ae42ceafcf3740-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’ultima prodezza di <strong>Donald Trump</strong> in Venezuela non ha in realtà alterato la posizione degli alfieri sulla Grande Scacchiera. Ha però impresso una forte accelerazione a una consumata strategia anglo-americana e, con <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html">il rapimento di Nicolas Maduro</a>, ha inequivocabilmente evidenziato che il Re è nudo: un’azione dalle connotazioni di un gangsterismo tale da essere sotto certi aspetti nuovo. </p>



<p>Ma se è vero che il neo imperatore <strong>ha inferto il colpo mortale al diritto internazionale</strong>, è altrettanto vero che non è stato lui il primo a farne carte straccia. Ci avevano già pensato i suoi predecessori con i <strong>bombardamenti sulla Serbia</strong>, con le avventure irachene, libiche e siriane, tanto per citare le ultime soltanto. A Washington, e da decenni, la politica estera non cambia con l’alternanza delle presidenze. Ciò che invece è cambiato, è che per la prima volta è stato <strong>squarciato il velo di ipocrisia</strong> che per decenni aveva ammantato la politica estera anglo-americana. Intervenuto al World Economic Forum di Davos, <a href="https://it.insideover.com/economia/il-libero-scambio-contro-la-nuova-guerra-fredda-la-strategia-globale-del-canada.html">il premier canadese Mark Carney</a> ha per la prima volta pubblicamente ammesso che l’ordine internazionale basato sulle regole altro non era che una finzione.</p>



<p>E questa volta infatti Re Donald non ha preteso di esportare la democrazia. È andato in Venezuela a <strong>prendersi il petrolio, lo stesso che peraltro è suo perché l’oro nero</strong> che scorre nelle viscere di quella terra appartiene di diritto allo Zio Sam. Lui non lo sta rubando. Se lo riprende e basta. Che poi ci riesca o meno, è tutta un’altra storia…</p>



<p>E intanto si autoproclama presidente (bontà sua ad interim) di un Paese che non necessariamente cederà alla logica che pretende di sancire il trionfo del potere sul diritto. E rapisce <strong>Nicolas Maduro</strong>, un ratto che prefigura un processo farsa che vedrà il legittimo presidente di uno Stato sovrano alla sbarra per capi di imputazione che, nella vecchia formulazione, erano riconducibili per sommi capi al narcoterrorismo. </p>



<p>Era questa l’accusa che dal 2020 poneva il leader venezuelano a capo del <em>Cartel de Los Soles</em>, fantomatico sindacato criminale designato organizzazione terroristica nel 2025 dai <strong>Dipartimenti di Stato e del Tesoro</strong>: un’organizzazione che in realtà non è nemmeno mai esistita, <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-alzano-il-tiro-sul-venezuela-maduro-e-un-narcoterrorista.html">essendo <em>Cartel de Los Soles</em> soltanto la terminologia usata in gergo dalla stampa venezuelana</a> a indicare attività genericamente collegate al narcotraffico.&nbsp;</p>



<p>Non dunque un cartello, come ora sentenziato (fuori tempo massimo) dal Dipartimento di Giustizia, costretto a correre ai ripari alla luce dell’evidenza e a sostituire la vecchia denuncia con una più vaga accusa di “sistema clientelare” e di “cultura della corruzione”: <strong>ma una corruzione, a detta loro, pur sempre alimentata dai proventi dei traffici di cocaina</strong> per un Paese che, secondo il rapporto mondiale ONU sulle droghe del 2025 (rapporto del <em>United Nations Office on Drugs and Crime</em>) è invece considerato da 15 anni esente da coltivazioni di marijuana, cocaina e laboratori annessi e connessi. </p>



<p>Quello contro Maduro è dunque un <strong><a href="https://www.justice.gov/opa/media/1422326/dl">capo di imputazione palesemente strumentale</a></strong>, che però merita attenzione, non fosse che per il pulpito che lancia l’accusa. Se infatti Donald Trump avesse davvero voluto combattere un simile mercato, avrebbe dovuto iniziare da casa sua. E al riguardo non gli farebbe male una ripassatina della storia recente e delle alleanze che <em>l’impero del bene </em>ha stretto, già dalla fase dell’immediato dopoguerra, con personaggi indissolubilmente legati ai traffici di droga: un elenco qui limitato soltanto ai casi più eclatanti.</p>



<p>E allora, tanto per restare nell’attualità, e cioè sul tema dell’eterna crociata contro Cuba dello Zio Sam, estraiamo dal cilindro un primo nome a caso, quello magari di tale <a href="http://chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.archives.gov/files/research/jfk/releases/104-10506-10032.pdf">Santo Trafficante Jr</a>, il narcotrafficante che a inizio anni sessanta era stato ingaggiato dalla CIA per assassinare <strong>Fidel Castro</strong>, <strong>Raul Castro</strong> e Che Guevara: un complotto (accuratamente documentato) nel quale era stato reclutato unitamente a John Rosselli e Sam Giancana, due potenti boss della <em>Chicago Outfit.</em><sup>1</sup></p>



<p>Era il figlio di Santo Trafficante Sr, boss a capo di un potente cartello mafioso con sede a Tampa e partner di <strong>Meyer Lansky</strong>, l’uomo preposto da Lucky Luciano a gestire in America il suo impero finanziario. Jr, il cui teatro d’azione era stato Cuba ai tempi del dittatore Fulgencio Batista, con l’arrivo di Fidel aveva lasciato l’isola ed espanso l’attività del padre oltre frontiera.</p>



<p>Sarebbe diventato il maggior importatore negli Stati Uniti di <em>China White</em>, quell’eroina N° 4 che proveniva prevalentemente dal <strong>Plain of Jars</strong>, altopiano del Laos nordorientale, intensamente coltivato a papavero da oppio, che negli anni Sessanta/Settanta era teatro della guerra segreta che la CIA combatteva in Indocina. Nota come <em>Terza opzione</em>, consisteva nel reclutare e addestrare in funzione anticomunista gli hmong, etnia locale dedita alla coltivazione del papavero da oppio: <strong>40.000 uomini trasformati in un esercito segreto al comando del generale laotiano Vang Pao</strong>, <a href="https://www.mnvietnam.org/story/the-cia-the-hmong-and-the-secret-war/index.html">l’uomo di punta della CIA in Laos</a>. </p>



<p>Van Pao era al tempo stesso il principale narcotrafficante della zona. Possedeva una raffineria di eroina a <strong>Long Tieng</strong>, piccola località ubicata sulle alture del Plain of Jars all’epoca ritenuta “il luogo più segreto della terra”: una località che non era segnalata nemmeno sulle mappe, ma era ben conosciuta ai piloti dell’Air America come <em>Alternate,</em> o <em>Alternate 20</em>.&nbsp;</p>



<p>E qui, su un’unica angusta pista ubicata a circa 1.000 metri di altezza, atterravano i bimotori dell’Air America, il <strong>vettore della CIA</strong>. Trasportavano armi, munizioni e cibo (i famosi <em>rice-drops</em>) nei voli di andata, ma in quelli di ritorno caricavano nelle stive l’oppio degli hmong destinato alle principali raffinerie della regione.</p>



<p><strong>Vang Pao</strong> possedeva anche una compagnia aerea fondata <a href="https://history.state.gov/historicaldocuments/frus1964-68v28/d1">grazie ai finanziamenti della USAID</a>. Era la <em>Xieng Khouang Air Transport</em>, meglio conosciuta come <em>Air Opium</em>: due C-47s che trasferivano oppio ed eroina da Long Tieng a Vientiane. </p>



<p><strong>Long Tieng</strong> era dunque il quartier generale del generale Van Pao, la base militare operativa della controguerriglia hmong e un centro di raffinazione.<a href="https://edition.cnn.com/travel/long-tieng-laos-cia-runway-air-america-cold-war-intl-hnk-ml"> <strong>Ma era anche la base segreta della CIA in Laos</strong></a>.</p>



<p>Polmone finanziario delle operazione clandestine della regione era la <strong>Nugan Hand</strong>, banca australiana il cui nome proveniva dai due fondatori di facciata: <strong>Frank Nugan</strong>, banchiere d’affari australiano, e Michael Hand, ex berretto verde e veterano della guerra della CIA in Indocina. Legale della banca era William Colby, un ex direttore della CIA.&nbsp;</p>



<p>Morto misteriosamente Frank Nugan, sarebbe fallita anche la banca. Fine dei giochi? Nemmeno per sogno! Un’altra crociata anticomunista era alle porte del nuovo decennio: <em>l’Operazione Cyclone</em>, <strong>campagna militare mirata a cacciare i sovietici dall’Afghanistan</strong> e a esportare il virus della jihad oltre confine.&nbsp;</p>



<p>Leader indiscusso e figura chiave del conflitto era l’afghano <strong>Gulbuddin Hekmatyar</strong>, uno psicopatico sanguinario a capo della fazione più potente dei mujaheddin, il nuovo esercito per procura dello Zio Sam: una forza addestrata e armata dalla CIA tramite l’ISI (Inter-Service Intelligence), il servizio segreto pachistano.</p>



<p>Ma Hekmatyar, che era in contatto con <strong>Osama bin Laden</strong>, non usava le armi ricevute solo per combattere gli &#8216;infedeli&#8217; sovietici, ma anche per espandere il suo narco-impero. Controllava sei raffinerie di eroina nel distretto nord-occidentale pakistano di Koh-i-Sultan (Balochistan) e mirava al totale controllo sulla coltivazione dei papaveri da oppio dell&#8217;intera valle di Helmand. Sarebbe diventato il principale assegnatario delle armi che la CIA devolveva alla guerriglia: armi la cui distribuzione e assegnazione era stata delegata all’ISI dalla CIA.</p>



<p>Interessante il meccanismo! Le armi arrivavano al <strong>porto di Karachi</strong>, dove venivano caricate sui mezzi di superficie della <em>National</em> <em>Logistic</em> <em>Cell </em>(NLC), compagnia di trasporti dell’esercito pakistano che le inoltrava ai campi di battaglia afghani. Gli stessi mezzi di superficie facevano poi ritorno a Karachi con carichi dell’eroina raffinata nei laboratori pakistani e destinata al mercato occidentale.<sup>2</sup></p>



<p>Prima dell’inizio della guerra santa <strong>la produzione di oppio dell’intera zona era diretta a un mercato prevalentemente regionale</strong> e raggiungeva solo marginalmente Europa e Stati Uniti. A pochi anni dall’intervento della CIA in Afghanistan la zona era diventata il maggior centro mondiale nella produzione di eroina, un primato strappato all’indocinese Triandolo D’Oro. Mano a mano che i <em>mujaheddin</em> strappavano le terre a “Ivan”, le coltivavano a papavero da oppio con la collaborazione attiva dei servizi pakistani e sotto gli occhi (chiusi) degli americani. &nbsp;</p>



<p>I proventi del narcotraffico confluivano ora sui conti correnti aperti presso la <em>Bank of</em> <em>Credit</em> and <em>Commerce</em> <em>International</em> (BCCI), l&#8217;istituto di credito pakistano che aveva preso il posto che negli anni sessanta/settanta era stato della <em>Nugan</em>&#8211;<em>Hand</em>. Il copione era dunque sempre lo stesso, e sarebbe rimasto tale nei decenni a venire.</p>



<p>Insomma esattamente come gli hmong avevano oliato la crociata anticomunista in Indocina con <a href="https://www.bbc.com/news/world-asia-35965891">l&#8217;oppio del <em>Plain of Jars</em></a>, negli anni ottanta i mujaheddin finanziavano la &#8216;guerra santa&#8217; contro gli infedeli sovietici con l&#8217;oppio del <em>Golden</em> <em>Crescent. </em>E nemmeno lo schema dei finanziamenti era cambiato. Alla Nugan Hand si era solo sostituita la BCCI, broker in traffici di armi e droga e relative operazioni di riciclaggio.</p>



<p>Recita al riguardo un passaggio del rapporto finale della commissione d’inchiesta presieduta dall’allora senatore democratico del Massachusetts John Kerry, nota come Kerry Committee:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>“Nonostante la CIA sapesse che la BCCI era un’impresa corrotta e criminale, avrebbe continuato a usarla per le proprie operazioni.”<sup>3</sup>&nbsp;</li>
</ul>



<p>E cioè per finanziare il riarmo dei mujaheddin afghani.&nbsp;</p>



<p>La BCCI era rimasta coinvolta anche nel mega scandalo Iran-contra, e più precisamente in alcune delle operazioni di riarmo dei contras, i mercenari che in Nicaragua combattevano contro il governo socialista dei sandinisti: una rete semi-privata che si autofinanziava con i proventi dei traffici di cocaina.</p>



<p>Nel complesso la crociata anti-sandinista aveva alimentato il narcotraffico dell’intera regione e trasformato il Centro-America in un mega-supermercato di cocaina grazie alle coperture elargite dallo Zio Sam: coperture che raggiungevano l’apice della catena di comando, come emerso da commissioni parlamentari e affidabili denunce al riguardo.</p>



<p>Fra queste quella di <strong>Wanda Palacio</strong>, un’informatrice dell’FBI che aveva denunciato allo staff del senatore Kerry le attività della <em>Southern Air Transport</em> (SAT), uno dei vettori usati per trasportare ‘aiuti umanitari’ (sic) all’aeroporto salvadoregno di Ilopango,<sup>4</sup> scalo di transito i cui hangar 4 e 5, come da deposizione dell’agente della DEA <strong>Celerino Castillo</strong>, erano uno snodo logistico dello schema armi contro droga dell’Iran-contra. Erano gestiti da <strong>Felix Rodriguez</strong>, altro veterano delle guerre segrete d’Indocina che ora coordinava i rifornimenti alla base: posizione che lo vedeva alle dirette dipendenze del Consiglio alla Sicurezza Nazionale e della Casa Bianca. E non più della CIA.<sup>5</sup></p>



<p>E apparteneva proprio alla <strong>SAT il C-123 cargo</strong> che il 5 ottobre 1986 si era schiantato al suolo, evidenziando per la prima volta la vera natura del carico di bordo.<sup>6</sup> Morti due dei piloti nello schianto, si sarebbe scoperto che uno di loro<sup>7</sup> aveva già volato sui cieli dell’Indocina a fine anni sessanta.<sup>8</sup> Il terzo,<sup>9</sup> un ex <em>cargo-kicker</em> dell’Air America in Laos, era sopravvissuto e, nel corso di una conferenza stampa, aveva rivelato di aver agito alle <strong>dirette dipendenze di tale Max Gomex</strong>, un uomo che a sua volta riportava al vice presidente Bush tramite interposta persona.</p>



<p>Significativo è al riguardo un passaggio dell&#8217;inchiesta del senatore Lawrence Walsh sull&#8217;Iran-contra. Trattasi del botta e risposta di un&#8217;intervista di John Kerry ad Alan Fiers, capo della task-force della CIA per il Centro America:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>“Kerry: lei sa se (Max Gomez) risponde a … o è stato assunto dal vicepresidente degli Stati Uniti?&nbsp;</li>



<li>Fiers: Max Gomez è un nome che non è nei nostri archivi. Credo sia l&#8217;alias di un individuo precedentemente impiegato da noi. Ma non so&#8230; se questo è il caso non so a chi ora risponda.”<sup>10</sup></li>
</ul>



<p>Si sarebbe scoperto che <strong>Max Gomez</strong> era l&#8217;alias di <strong>Felix Rodriguez</strong>, il coordinatore degli hangar 4 e 5 dell’aeroporto di <em>Ilopago</em>, e che il suo contatto alla Casa Bianca era <strong>Donald Gregg</strong>, altro ex pezzo da novanta dell’agenzia assurto alla carica di consigliere alla Sicurezza Nazionale di George H. W. Bush.<sup>11</sup> E rispondeva solo al vicepresidente!&nbsp;</p>



<p>E sì… le coperture al narcotraffico arrivavano davvero all’apice della catena di comando.<sup>12</sup></p>



<p>Celerino Castillo <a href="https://www.latimes.com/archives/la-xpm-1996-09-24-mn-47076-story.html">aveva anche testimoniato che molti fra i piloti contras</a> che volavano in operazioni di rifornimento militare erano narcotrafficanti.&nbsp;</p>



<p>E’ passato alla storia il caso di <strong>Adler Berriman Seal</strong>, meglio noto come <em>Barry Seal</em>, un pilota impiegato a tratti dalla CIA (la sua fama avrebbe ispirato un film)<sup>13</sup> che dall’inizio degli anni ottanta volava regolarmente sul Centro America a bordo di <em>Fat Lady</em>, il <em>nick</em> che lui stesso aveva dato al <strong>C-123K</strong> che all’epoca era funzionale allo schema armi contro droga. Era lo stesso cargo che anni dopo sarebbe stato abbattuto dai sandinisti sul Nicaragua: ancora lo stesso che aveva già volato con l’Air America nei cieli dell’Indocina due decenni prima, e che ora era stato riposizionato al <em>Intermountain Airport</em> di Mena, piccola cittadina dell&#8217;Arkansas, lo stato di cui all’epoca Bill Clinton era governatore.</p>



<p>Ma strane voci circolavano sulla base: storie di traffici di armi e droga, di operazioni di riciclaggio e di addestramento paramilitare dei contras sulle colline circostanti. Storie che avevano insospettito il procuratore generale dell&#8217;Arkansas <strong>Winston Bryant</strong>, che nel 1991 aveva esposto il coinvolgimento dell&#8217;aeroporto in traffici di droga, in operazioni di riciclaggio e persino in attività criminali di cospirazione.<sup>14</sup> Che Bill Clinton non ne sapesse niente? Bizzarro… perché l’inchiesta del febbraio 1984 dell’FBI di Little Rock aveva evidenziato che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Si presume che Barry Seal abbia volato con armi da Mena al Sud America e con droga al ritorno negli Stati Uniti.”<sup>15</sup></em></li>
</ul>



<p><a href="https://archive.nytimes.com/www.nytimes.com/books/98/09/13/specials/morris-partners.html">Seal sarebbe stato accusato da <strong>Russel Welch</strong></a>, investigatore della polizia locale, di aver importato mensilmente circa 500 chili di cocaina dalla Colombia agli Stati Uniti.</p>



<p>E poi era arrivato il crack,<strong> la cocaina dei poveri che aveva fatto stragi soprattutto nella comunità nera di Los Angeles</strong>. Non vi era città negli Stati Uniti che ne fosse stata risparmiata: una vicenda i cui retroscena erano stati esposti nell’agosto del 1996 da Gary Webb, giornalista investigativo (già premio Pulitzer) del <em>San Josè Mercury News</em>, quotidiano della Silicon Valley. Intitolata <em>Dark Alliance</em>, la sua inchiesta aveva esposto il livello del sostegno fornito ai contras dallo Zio Sam.&nbsp;</p>



<p>Diffamato dal sistema mediatico di regime, come da prassi di ogni ‘operazione di limitazione-danni’, aveva scritto un libro e continuato a indagare da indipendente fino al 10 dicembre del 2004, quando veniva rinvenuto cadavere nella sua abitazione: un decesso catalogato come un suicidio causato da due colpi di una calibro 38 alla testa. Si, avete capito bene: due (2) colpi!</p>



<p>Nel complesso <em>Fat Lady</em>, il già citato C-123k, emerge come uno dei fili rossi che collegano le operazioni ‘coperte’ degli anni sessanta a quelle degli anni ottanta. Sia infatti che si tratti dell’Air America o della SAT,<sup>16</sup> sia che si tratti della giungla dell’Indocina o del pantano dell’Iran-contra, il copione di base è sempre lo stesso. E tale sarebbe rimasto anche con la fine della guerra fredda, quando un nuovo teatro di guerra si apriva nei Balcani. &nbsp;</p>



<p>Ed ecco che sulla scena irrompeva l’UCK, il così detto esercito di liberazione del <strong>Kosovo</strong>, già peraltro listato dalle Nazioni Unite come organizzazione terroristica: un nuovo esercito per procura ingaggiato in un’ennesima missione di esportazione di democrazia, lo stesso che per l’occasione avevano preso il posto che era stato di hmong, mujaheddin e contras nei decenni precedenti.&nbsp;</p>



<p>E i finanziamenti?&nbsp; Quella stessa <em>China White</em> che avrebbe fatto della guerriglia una narco-jihad, del Kosovo uno stato-mafia nel cuore dell’Europa<sup>17</sup> e dei Balcani il principale corridoio di transito dell’eroina che dall’Afghanistan transitava per la Turchia e arrivava a Pristina, per essere poi inoltrata in Occidente. Era la nuova ‘rotta balcanica’, che aveva elevato la mafia albanese al rango di “Medellin dei Balc<em>a</em>ni”: un giudizio espresso anche in un rapporto della tedesca <em>Bundeskriminalamt</em> (BKA):&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>“L&#8217;etnia albanese è oggi il principale gruppo nella distribuzione dell&#8217;eroina verso i paesi consumatori europei.”<sup>18</sup></li>
</ul>



<p>E tutto questo grazie al sostegno e la protezione elargita da Washington, Londra e dall’Occidente collettivo a una narco-guerriglia, posta quest’ultima al comando di <strong>Hashim Thaci</strong>, personaggio che compariva nei rapporti d’intelligence come individuo legato alla criminalità organizzata e responsabile di traffici di armi, droga e organi umani: crimine quest’ultimo evidenziato dal <em>Rapporto Marty</em>, da Dick Marty,<sup>19</sup> l’ex procuratore del Canton Ticino che lo accusava di esercitare un “controllo violento” sul mercato dell’eroina.<sup>20</sup></p>



<p>Nel 2012 Hillary Clinton lo aveva invece salutato a Washington come il leader che “aveva contribuito a promuover in Kosovo la democrazia.”<sup>21</sup> Assurto alla carica di primo ministro della nuova colonia a stelle e strisce, oggi è in una galera olandese per rispondere alla <em>Kosovo Special Chambers</em> anche di crimini di guerra e contro l’umanità.</p>



<p>La storia della diffusione del narcotraffico quale effetto collaterale delle ‘operazioni coperte’ degli anglo-americani potrebbe continuare, ma ci fermiamo qui.</p>



<p>Quanto sopra è solo uno spaccato, per quanto sintetico e parziale, del ‘dietro le quinte’ della politica estera dello Zio Sam in tutte le sue esternazioni (leggi presidenze). E’ il background che fa da sfondo all’imminente processo farsa che vedrà alla sbarra <strong>Nicolas Maduro, il presidente di uno stato sovrano sequestrato con la consorte</strong> e incarcerato anche sulla base di accuse (non circostanziate) di <em>arricchimento illecito</em>: imputazioni che potrebbero comportare la confisca dei beni, leggi conti bancari, immobili e proprietà strategiche legate alla catena petrolifera. Una confisca che ha tutta l’aria di trasformarsi in un’ulteriore appropriazione indebita della Casa Bianca.</p>



<p>Parliamo infatti di accuse lanciate con una terminologia oltremodo vaga e senza solida base probatoria: incriminazioni che fanno ormai della (in)giustizia a stelle e strisce uno strumento di politica estera. E tutto nel contesto di una crociata più bizzarra che mai.</p>



<p>Re Donald ha infatti in contemporanea graziato <strong>Juan Orlando Hernandez</strong>, l’ex presidente dell’Honduras al quale era legato dai tempi del mandato presidenziale precedente. Già accusato in patria di essere stato al centro di una vasta rete di corruzione, nel marzo del 2024 era stato condannato da un tribunale di New York a 45 anni di reclusione dietro accusa di narcotraffico, e più nello specifico per aver importato negli Stati Uniti 400 tonnellate di cocaina. Per i giudici statunitensi era ascrivibile a “una delle più grandi e violente cospirazioni planetarie preposta a favorire il traffico di droghe.”&nbsp;</p>



<p>E ora la grazia, non certo una novità per un paese che negli anni ottanta era base di transito per i rifornimenti militari alla guerriglia anti-sandinista: un paese dove all’epoca la CIA bloccava tutte le indagini che la DEA produceva sulle protezioni fornite dai militari honduregni al flusso di cocaina verso gli Stati Uniti. Un paese dove la DEA era stata costretta a chiudere i battenti!<sup>22</sup> Niente di nuovo quindi sotto il sole dell’Honduras, solo il ritorno alle vecchie tradizioni.</p>



<p>La grazia di Trump è arrivata inoltre con un tempismo davvero perfetto. Annunciata ufficialmente il 28 novembre 2025, esattamente due giorni prima della consultazione elettorale honduregna, era mirata a influenzare il risultato elettorale a favore del Partito Nazionale, guarda caso il partito di Orlando Hernandez. <strong>Guarda caso il partito che ha vinto le elezioni!</strong></p>



<p>Trump aveva anche minacciato di sospendere gli aiuti finanziari al paese nel caso di risultato elettorale a lui poco gradito&#8230; e tutto, ca va sans dire, nel contesto della <em>lotta al narcotraffico</em>: terminologia ormai degna di assurgere a esempio storico di cosa intendesse <strong>George Orwell</strong> per <em>neo-lingua</em>.&nbsp;</p>



<p><em>Riferimenti: </em></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>[1]I dettagli emergono anche dalla testimonianza del 28 settembre 1978 dello stesso Santo<br>Trafficante alla House Select Committee on Intelligence.<br>[2] Ahmed Rashid, Talebani, Feltrinelli, Milano, 2005. Si veda anche Alfred McCoy, The Politcs of<br>Heroin: Cia Complicity in the Global Drug Trade, Lawrence Hill Books, 2003.<br>[3] The BCCI Affair, a Report to the Committee on Foreign Relations, United States Senate, Senator<br>John Kerry and Senator Hank Brown, December 1992.<br>[4] Walsh Iran/Contra Report, Part III, The Operational Conspiracy</li>



<li>[5] Rivelato il 19 ottobre dal San Francisco Examiner: articolo citato nel rapporto del Senatore<br>Lawrence Walsh sull’Iran-Contra.<br>[6] Walsh Iran/Contra Report, Capitolo I, The Underlying Facts<br>[7] William J. Cooper.<br>[8] Gaylord Shaw e Dan Morain, Pilot of Downed Flight Flew for CIA in Vietnam Era, Los Angeles<br>Times, 10 ottobre 1986.<br>[9] Eugene Hasenfus<br>[10] Walsh Iran/Contra Report, Capitolo 25, United States vs Elliot Abrams.<br>[11] Walsh Iran/Contra Report, capitolo 29: Donal P. Gregg. Il rapporto rivela i dettagli degli<br>incontri fra Bush e Rodriguez: informazione confermata anche in Honored and Betrayed, le<br>memorie di Richard Secord.<br>[12] Per gestire lo schema armi contro droga era stata creata un’articolata struttura che arrivava<br>direttamente alla Casa Bianca. Era nata nel maggio 1981, quando il vicepresidente era stato<br>chiamato a dirigere la Special Situations Group (SSG), unità di gestione crisi sottoposta al National<br>Security Council. E in suo sostegno era nato il Crisis Preplanning Group (CPPG), organismo con<br>funzione di intelligence sottoposto sempre al vicepresidente.<br>[13] Barry Seal: Una Storia Americana (2017).<br>[14] Micha Morrison, Mysterious Mena, The Wall Street Journal, 29 giugno 1994<br>[15] Associated Press (AP), FBI Memo Reveals Drug Smuggling at Mena Airport in 1980, 21 luglio<br>2020.<br>[16] La Southern Air Transport (SAT) dal 1973 non era più in dotazione alla CIA.<br>[17] Come da ripetute denunce di Pino Arlacchi<br>[18] The Times, Drug Money Linked to the Kosovo Rebels, Londra, 24 marzo 1999.<br>[19] Era stato nominato Special Rapporteur della Commissione Affari Legali e Diritti Umani<br>dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa,<br>[20] Paul Lewis, Report identifies Hashim Thaci as ‘big fish’ in organized crime, The Guardian, 24<br>gennaio 2011.<br>[21] Resoconto del portavoce del dipartimento di Stato, 4 aprile 2012.<br>[22] Alfred McCoy, The Policy of Heroin, Lawrence Hills Books, 2003.</li>
</ul>
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		<title>Il manuale invisibile del potere: l&#8217;attualità della teoria del colpo di Stato di Edward Luttwak</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/il-manuale-invisibile-del-potere-lattualita-della-teoria-del-colpo-di-stato-di-edward-luttwak.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 06:13:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[golpe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Maduro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il potere non è un fatto morale né ideologico. È una struttura tecnica. Funziona finché i suoi ingranaggi restano sincronizzati. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Maduro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/maduro-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>C’è un motivo se <strong><em>Strategia del colpo di Stato </em>di Edward Luttwak</strong> continua a essere citato più di mezzo secolo dopo la sua pubblicazione. Non perché insegni a rovesciare governi, ma perché spiega una verità scomoda: il potere non è un fatto morale né ideologico. È una struttura tecnica. Funziona finché i suoi ingranaggi restano sincronizzati. Crolla quando smettono di esserlo.</p>



<p>Luttwak scrive in piena Guerra Fredda, ma il suo sguardo è sorprendentemente attuale. <strong>Per lui un regime non cade quando perde consenso, bensì quando perde protezione. </strong>La popolazione conta poco, se non come sfondo. A decidere sono sempre pochi: chi controlla le armi, le comunicazioni, gli snodi logistici, e soprattutto chi garantisce la sicurezza fisica del vertice. Se quel cerchio si incrina, il sistema diventa vulnerabile, anche se all’esterno appare solido.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Venezuela, laboratorio permanente</h2>



<p>Il Venezuela è diventato, suo malgrado, un caso di scuola. <strong>Nel 2002 il tentativo di rovesciare Hugo Chávez sembrò per qualche ora confermare la tesi di Luttwak.</strong> Arresto del presidente, annuncio di un nuovo potere, occupazione dei media. Ma il cuore del meccanismo non fu colpito in modo definitivo. Chávez non venne isolato irreversibilmente e, soprattutto, l’apparato militare rimase diviso. La fedeltà, anche parziale, fu sufficiente a far crollare il golpe in meno di due giorni. <strong>Non fu la piazza a salvare Chávez, ma l’esercito.</strong></p>



<p>Nel 2019 accadde l’opposto. <strong>Juan Guaidó </strong>incarnò una sfida politica e diplomatica, non un colpo di Stato in senso luttwakiano. Nessun controllo dei nodi strategici, nessuna clandestinità, nessuna rottura della catena di comando. Fu una pressione esterna travestita da sollevazione interna. Il regime di <strong>Nicolás Maduro</strong> resistette perché il suo apparato di sicurezza, pur corroso, funzionava ancora.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando la protezione si dissolve</h2>



<p>La svolta arriva tra fine 2025 e inizio 2026. Non tanto per l’intervento statunitense in sé, quanto per le condizioni che lo rendono possibile. Qui Luttwak torna centrale. Da anni insiste su un punto spesso ignorato: <strong>la lealtà non è ideologica, è materiale. </strong>Quando la crisi economica diventa strutturale, quando stipendi, privilegi e catene di comando si sfaldano, anche i regimi più repressivi diventano porosi.</p>



<p>Il sistema venezuelano era arrivato a quel punto. Le forze armate e di sicurezza, pilastro del potere chavista, erano stremate, impoverite, attraversate da micro-fratture. In termini luttwakiani, il “dispositivo di protezione del leader” non era più impermeabile. <strong>L’operazione statunitense non ha creato quella vulnerabilità: l’ha sfruttata. </strong>Non un colpo di Stato classico, dunque, ma la dimostrazione che un potere già indebolito dall’interno può essere rimosso rapidamente dall’esterno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La lezione che inquieta</h2>



<p>La vera lezione di Luttwak non riguarda il Venezuela in quanto tale, ma il funzionamento dei regimi contemporanei. Un potere può sopravvivere a sanzioni, isolamento, proteste e condanne morali. Ma d<strong>ifficilmente sopravvive alla perdita di fedeltà dei suoi apparati armati. </strong>Quando il cerchio si apre, la sovranità diventa un concetto fragile.</p>



<p>Per questo il caso Maduro inquieta molte capitali. Non perché rappresenti un precedente giuridico, ma perché conferma una realtà brutale: nel mondo reale, gli Stati non cadono quando vengono delegittimati, ma quando diventano tecnicamente indifendibili. Ed è in quel momento, come scriveva Luttwak già nel 1968, che la storia accelera. Non fa rumore. Semplicemente, cambia padrone.</p>
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		<title>Colpire il Venezuela per colpire la Cina: la strategia Usa e la contromossa di Pechino</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/colpire-il-venezuela-per-colpire-la-cina-la-strategia-usa-e-la-contromossa-di-pechino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 09:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1336" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-1536x1069.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pechino condanna il blitz Usa in Venezuela ma sceglie la prudenza. Pechino punta sul diritto internazionale per difendere i suoi investimenti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1336" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-768x534.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-1536x1069.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161929789_5ef51a75cdadc98c9b5f362c7be31cbe-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>reazione cinese</strong> al blitz statunitense in <strong>Venezuela </strong>è stata decisa ma pacata. Pechino ha subito condannato l&#8217;intervento di Washington, definendolo &#8220;un atto di bullismo che viola gravemente il diritto internazionale, lede la sovranità del Venezuela e compromette i diritti del popolo venezuelano&#8221;.</p>



<p>Il gigante asiatico ha inoltre fatto sapere di non accettare che certi Paesi agiscano come &#8220;giudici del mondo&#8221;, ribadendo che la sovranità di tutte le nazioni &#8220;deve essere protetta&#8221;, ma non si è spinto oltre questi interventi istituzionali. </p>



<p>Nessun sostegno concreto ed esplicito per <strong>Nicolas Maduro</strong> e Caracas. E questo nonostante i media Usa scrivano che l&#8217;amministrazione Trump avrebbe chiesto alla presidente ad interim del Venezuela, <strong>Delcy Rodriguez</strong>, di tagliare i legami economici con Cina, Russia, Iran e Cuba, nonché di collaborare esclusivamente con gli Stati Uniti per la produzione di <strong>petrolio</strong>. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a> preferisce adottare un&#8217;altra strategia: quella dell&#8217;<strong>attesa</strong>. Un&#8217;attesa che, secondo la leadership cinese, da sola sarà sufficiente a far emergere il grave <strong>danno d&#8217;immagine</strong> che l&#8217;amministrazione Trump si sarebbe auto-inflitto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-500957" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161942660_5ff3f335b315ac98eddd81cf74a82c09.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Attesa, diritto internazionale e prestiti</strong></h2>



<p>Allo stesso tempo, la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, <strong>Mao Ning</strong>, ha specificato che i diritti e gli interessi legittimi degli altri Paesi in Venezuela, compresi quelli della Cina, dovranno essere protetti dal <strong>diritto internazionale</strong>. </p>



<p>&#8220;Vorrei sottolineare che la cooperazione tra Cina e Venezuela si svolge tra Stati sovrani ed è protetta dal diritto internazionale e dalle leggi di entrambi i Paesi&#8221;, ha dichiarato Ning, in risposta alle domande dei media venezuelani su come la Cina intenda garantire la propria <strong>sicurezza energetica</strong>, dato che Pechino e Caracas sono <strong>partner</strong> nella produzione e <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-lannuncio-di-trump-il-venezuela-ci-consegnera-da-30-a-50-milioni-di-barili.html">nell&#8217;approvvigionamento di petrolio</a>. </p>



<p>Certo, <strong>la Cina è di gran lunga il più grande cliente petrolifero del Venezuela</strong>, ma quest&#8217;ultimo rappresenta una frazione minima delle importazioni cinesi di oro nero (secondo alcuni dati non rientra nemmeno nella top 10 per il 2024: meno del 2%).</p>



<p>In ogni caso, Xi si trova costretto a misurare il suo <strong>peso diplomatico</strong> e a tentare di difendere la &#8220;<strong>partnership cooperativa</strong> per tutte le stagioni&#8221; firmata nel 2023 con Caracas. Tra il 2007 e il 2015, inoltre, Pechino ha erogato <strong>prestiti </strong>al Venezuela per <strong>60 miliardi di dollari</strong>, da rimborsare in petrolio venduto a prezzi scontati. Per <em>AidData</em>, nel 2016 il governo venezuelano doveva alla Cina oltre <strong>105 miliardi di dollari</strong>&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="729" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-1024x729.jpg" alt="" class="wp-image-500958" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-1024x729.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-768x546.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-1536x1093.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5-600x427.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108161959944_d69e03fc0aec786c4f44f1c2123d54f5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Cina non vuole perdere la faccia</strong></h2>



<p>La Cina probabilmente non verserà troppe lacrime per la cattura di Maduro, ma farà comunque di tutto per proteggere i propri <strong>investimenti </strong>in Venezuela. </p>



<p>Sul piano diplomatico ed economico, infatti, Pechino aveva puntato in modo consistente nelle relazioni con quel Paese, <strong>così come Xi aveva coltivato un rapporto personale con lo stesso Maduro.</strong> Oggi, però, con gli Stati Uniti che intendono &#8220;mettere sotto tutela&#8221; Caracas, gli interessi economici e la sicurezza energetica della Cina nel territorio venezuelano, seppur limitati, risultano sempre più esposti a rischi.</p>



<p>Non solo: Xi dovrà trovare un modo per non &#8220;<strong>perdere la faccia</strong>&#8220;, ossia per evitare di essere accusato di non aver mosso un dito per scongiurare la caduta di Maduro, o peggio, di non esser stato in grado di prevedere il raid statunitense attraverso l&#8217;intelligence. Da qui il ricorso al diritto internazionale e il paragone dell&#8217;azione Usa a un atto di bullismo. </p>



<p><em>Last but not least</em>, l&#8217;entrata a gamba tesa di Washington sul dossier venezuelano crea un non trascurabile problema diplomatico per la Cina e per le sue ambizioni di farsi <a href="https://it.insideover.com/politica/assieme-al-diritto-internazionale-col-caso-venezuela-muore-anche-il-miraggio-multipolare.html">garante di un ordine globale alternativo</a> a quello occidentale. Detto altrimenti, senza Maduro Pechino ha perso un anello della sua catena. E per giunta, da quanto emerso, in maniera inaspettata. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="709" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-1024x709.jpg" alt="" class="wp-image-500959" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-1024x709.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-1536x1063.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb-600x415.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260108162012795_bde6daf0235e5755675020eec41ab1eb.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/colpire-il-venezuela-per-colpire-la-cina-la-strategia-usa-e-la-contromossa-di-pechino.html">Colpire il Venezuela per colpire la Cina: la strategia Usa e la contromossa di Pechino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il blitz chirurgico anti Maduro</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/il-blitz-chirurgico-anti-maduro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 08:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Sud America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il blitz di Caracas che descriviamo nell&#8217;ultimo numero di InsideWar (abbonati per riceverla!) si può definire chirurgico anche e soprattutto per questo: l&#8217;obiettivo era una sola persona, presa nel cuore della notte in una città che presto è tornata a dormire. Maduro era il solo obiettivo, tutti gli sforzi nella preparazione dell&#8217;operazione sono stati attuati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/il-blitz-chirurgico-anti-maduro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260105162654189_94dd90df23ceb0d792737c084f7cfe4f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il blitz di Caracas che descriviamo nell&#8217;ultimo numero di InsideWar (<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati per riceverla!</a>) <strong>si può definire chirurgico anche e soprattutto per questo: l&#8217;obiettivo era una sola persona</strong>, presa nel cuore della notte in una città che presto è tornata a dormire. Maduro era il solo obiettivo, tutti gli sforzi nella preparazione dell&#8217;operazione sono stati attuati per arrivare a <strong>Fort Tiuna</strong>. Sotto un profilo prettamente militare, l&#8217;azione è stata un successo: nel giro di un&#8217;ora, l&#8217;obiettivo è stato prelevato, tutte le forze Usa impegnate sono tornate a casa e Caracas è tornata a dormire.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="es" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/3Ene?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#3Ene</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Caracas?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Caracas</a> <br>Explosión en el 23 de Enero cerca del Cuartel de la Montaña. Foto y video enviados por ciudadanos <a href="https://t.co/B1UzcZEvlc">pic.twitter.com/B1UzcZEvlc</a></p>&mdash; Reporte Ya (@ReporteYa) <a href="https://twitter.com/ReporteYa/status/2007354336255590649?ref_src=twsrc%5Etfw">January 3, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Come capo dello Stato ad interim c&#8217;è adesso <strong>Decy Rodriguez</strong>, la vice di Maduro. Tutti gli altri ministri, sono rimasti al loro posto. Compreso Vladimiro Padrino Lopez, il potente ministro della Difesa. Diosdado Cabello, ministro dell&#8217;Interno, si è fatto vedere in strada mentre invitava la gente a non cadere nelle provocazioni. Dichiarazioni a parte, il mandato ad interim di Rodriguez sembra essere iniziato all&#8217;insegna di toni molto più distesi. <strong>Si è chiesta la liberazione di Maduro, ma le mosse della vice e del suo entourage sono apparse prudenti</strong>. Non di un Paese in guerra, nonostante dall&#8217;altra parte del Mar dei Caraibi qualcuno sia arrivato per prelevare il presidente dal suo bunker. </p>
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		<title>Il blitz anti-Maduro, ecco i mezzi usati dalle forze Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/il-blitz-anti-maduro-ecco-i-mezzi-usati-dalle-forze-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 06:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Delta Force]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-600x750.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Ecco i mezzi utilizzati dagli Stati Uniti per catturare il presidente venezuelano Maduro, dai droni ai caccia stealth.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1080" height="1350" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29.jpeg 1080w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-240x300.jpeg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-819x1024.jpeg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-768x960.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2026-01-05-at-18.01.29-600x750.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, come sappiamo, gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno intrapreso un&#8217;operazione militare per rimuovere il presidente venezuelano Nicolas <strong>Maduro</strong> e trasportarlo negli USA, dove probabilmente sarà processato per narcoterrorismo.</p>



<p>Non si è trattato di un vero e proprio cambio di regime: sebbene il presidente e sua moglie siano stati catturati in una rapidissima azione messa in atto dalla <strong>Delta Force</strong>, il sistema governativo venezuelano è ancora in piedi. Ci sono anche indicazioni che fanno ritenere che il presidente Maduro sia stato sostanzialmente venduto da alcuni membri del suo <em>entourage </em>(politici o militari): il ministro della Difesa, nei minuti in cui veniva effettuato l&#8217;attacco americano, affermava che la situazione era “di crisi” ma sotto controllo, mentre le difese aeree non sono entrate in funzione fatta eccezione per qualche sporadico colpo di MANPADS (Man Portable Air Defense System).</p>



<p>L&#8217;operazione “<strong>Absolute Resolve</strong>” è cominciata intorno alle 23 ora locale ed è terminata una manciata di minuti dopo che il palazzo presidenziale in cui dormiva Maduro insieme a sua moglie è stato preso d&#8217;assalto da membri della Delta Force, sbarcati sul tetto dell&#8217;edificio da un elicottero tipo MH-47 decollato molto probabilmente da una delle unità d&#8217;assalto anfibio che si trovavano al largo del Venezuela, facente parte del “Iwo Jima” <strong>Amphibious Ready Group (ARG)</strong> con a bordo il 22esimo MEU (Marine Expeditionary Unit), che al suo completo fa contare circa 2.200 soldati. Secondo quanto riportato da ufficiali del Pentagono l&#8217;operazione di cattura di Maduro ha impiegato circa 150 velivoli diversi di U.S Navy, U.S. Air Force nonché U.S. Marines, ma <strong>il dispositivo militare statunitense schierato nell&#8217;area dei Caraibi era davvero imponente</strong>, tanto da far pensare a una operazione militare molto più complessa rispetto all&#8217;esfiltrazione del presidente venezuelano.</p>



<p>Oltre all&#8217;ARG è presente anche il <strong>gruppo d&#8217;attacco della portaerei Ford</strong> rinforzato da 2 incrociatori classe Ticonderoga, 5 cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke e 2 sottomarini d&#8217;attacco alla propulsione nucleare. Inoltre gli Stati Uniti hanno spostato diversi velivoli nelle loro basi avanzate di Porto Rico e Repubblica Domenicana: <strong>F-35A e B</strong>, <strong>C-130</strong> di vario tipo (AC, MC e HC), droni <strong>Reaper</strong> e <strong>RQ-170</strong>, <strong>AV-8B</strong>, aerocisterne nonché, da ultimo, i caccia stealth di quinta generazione da superiorità aerea <strong>F-22</strong>, arrivati a Porto Rico la scorsa settimana. L&#8217;arrivo in zona di operazioni di questi velivoli ha permesso di capire l&#8217;imminenza dell&#8217;operazione militare. </p>



<p>L&#8217;azione ha coinvolto anche basi negli Stati Uniti (in totale 20), tra cui le più lontane rappresentate dalla sede di bombardieri strategici B-52H e <strong>B-1B</strong>. Si ritiene che questi ultimi siano entrati in azioni nella notte del raid lanciando munizionamento stand off per colpire le posizioni dell&#8217;antiaerea venezuelana. Molto probabilmente sono stati usati anche i missili da crociera lanciati dalle unità navali presenti nel Mar dei Caraibi ,ma non ci sono ancora prove fotografiche a confermarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra elettronica</h2>



<p>L&#8217;azione statunitense è stata preceduta da un&#8217;attività di tipo <strong>SEAD/DEAD</strong> ovvero di soppressione delle difese aeree avversarie, ma come già accennato la reazione venezuelana soprattutto dei sistemi AAA (<em>Anti Air Artillery</em>) è stata talmente blanda, quasi da considerarsi inesistente, che si ritiene ci possa essere stato qualche tipo di tradimento da parte dei vertici militari venezuelani. Il raid sul palazzo presidenziale è stato effettuato dal <strong>160esimo Special Operations Aviation Regiment</strong> che ha trasportato la Delta Force a bordo di elicotteri <strong>MH-47</strong>, <strong>MH-60</strong> ed <strong>MH-6</strong>, con la copertura di reparti dei Marines, atterrati anche all&#8217;aeroporto di Caracas. </p>



<p>Una parte importante nell&#8217;operazione militare, che spesso non viene mai considerata, è quella effettuata dai velivoli da guerra elettronica, da pattugliamento ricognizione e sorveglianza. Il gruppo aereo imbarcato sulla portaerei “Ford” a in dotazione gli aerei <strong>EF-18 “Growler”</strong>, la versione da guerra elettronica del ben noto <strong>FA-18 “Super Hornet”</strong> anch&#8217;essi entrati in azione in azione in quella notte molto probabilmente. Gli occhi nel cielo del Venezuela e di tutto il Mar dei Caraibi erano rappresentati da Boeing E-3G “Sentry”, Boeing RC-135V/W “Rivet Joint”, EC-130H “Compass Call”, nonché dagli E-3D “Hawkeye” imbarcati sulla portaerei e dai P-8A “Poseidon”.</p>



<p>Da quello che sappiamo l&#8217;attività di soppressione delle difese aeree venezuelane ha distrutto almeno un sistema “Buk-M2E” e si ritiene distrutto anche un S-300, sebbene di quest&#8217;ultimo non ci siano evidenze fotografiche. La grande assente è stata l&#8217;aeronautica militare venezuelana che può contare su <strong>F-16B</strong> e su <strong>Sukhoi Su-30MK2</strong>. In effetti ci sono giunte immagini del decollo di un F-16 un Su-30, ma nella mattinata quindi quando ormai l&#8217;operazione era già conclusa. Pentagono afferma che un elicottero è stato leggermente danneggiato, ma ci sono immagini dell&#8217;abbattimento di un MH-47, che però potrebbero essere un falso.</p>
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