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	<title>Natali bennett Archives - InsideOver</title>
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	<title>Natali bennett Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Israele, i dilemmi di una guerra che si preannuncia lunga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 12:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1236" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-1024x659.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-1536x989.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-600x386.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Israele ha tutto l'interesse a rendere ingovernabile la regione, Washington meno. Una divergenza che alla lunga può emergere. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-i-dilemmi-di-una-guerra-che-si-preannuncia-lunga.html">Israele, i dilemmi di una guerra che si preannuncia lunga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1236" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-1024x659.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-1536x989.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260305125129485_6bc49244afc0f6f8d371a06e434c1b05-600x386.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La madre di tutte le battaglie di Israele è in corso e <strong>Benjamin Netanyahu e il suo governo </strong>pesano le opzioni per condurre l&#8217;offensiva contro l&#8217;Iran in maniera più strategica e con esito vincente. Questa volta non c&#8217;è ambiguità, come a giugno 2025, quando l&#8217;attacco all&#8217;Iran era stato giustificato con la lotta al <strong>programma nucleare</strong>. </p>



<p>Ora l&#8217;obiettivo è chiaro è semplice: smantellare la Repubblica Islamica, rovesciarne il regime, cambiare per sempre l&#8217;Iran. In prospettiva, ma questo ufficialmente non viene detto, magari scomporne il territorio su faglie etniche o provocare una guerra civile capace di togliere di mezzo un rivale esistenziale. Lo dice Netanyahu, seguito a ruota dai capi dell&#8217;opposizione <strong>Yair Lapid e Naftali Bennett,</strong> lo ripete anche <strong>Israel Katz, ministro della Difesa</strong>, che ha indicato in ogni vertice del regime iraniano un bersaglio legittimo, paragonandolo a quello dei gruppi militanti e terroristici affrontati da Tel Aviv nella regione.</p>



<p>L&#8217;attacco congiunto di <strong>Israele e Stati Uniti</strong> sta conoscendo per ora una <strong>sostanziale divisione del lavoro, con Tel Aviv</strong> che martella <strong>Teheran </strong>e i centri di comando e controllo dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc), oltre alle difese aeree e missilistiche, e Washington che si concentra su <strong>infrastrutture strategiche, porti, snodi logistici, depositi di missili</strong>, navi della flotta iraniana e obiettivi difficili da snidare senza l&#8217;uso dei bombardieri strategici a lungo raggio. I <strong>caccia F-15, F-16 e F-35 dell&#8217;Israel Air Force</strong> hanno condotto in quattro giorni<a href="https://www.fdd.org/analysis/2026/03/04/israel-conducts-1600-strikes-on-iran-in-4-days-of-war-weathers-iranian-missile-and-drones/"> 1.600 sortite, </a>più delle 1.500 compiute nella guerra dei dodici giorni. </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-conferma-khamenei-e-stato-ucciso-per-la-repubblica-islamica-arriva-lora-della-verita.html">Dall&#8217;eliminazione della <strong>Guida Suprema Ali Khamenei</strong></a> alla decapitazione dei vertici militari della Repubblica Islamica, per arrivare al pesante deterioramento della capacità di combattimento e lancio disponibile in superficie per le forze missilistiche (dal 28 febbraio al 4 marzo i lanci di missili sono calati del&#8217;86%) i successi tattici sono stati notevoli, perlomeno nelle rivendicazioni israeliane. Tel Aviv, inoltre, sembra un passo avanti agli Usa nel dettare le linee strategiche della guerra, ma proprio qui rischia un cortocircuito. </p>



<p><strong>Danny Citrinowicz</strong>, esperto di Iran e ricercatore senior presso l&#8217;Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale di Tel Aviv,<a href="https://www.ft.com/content/dd070ee7-7021-4f90-86ec-690fe6aa34e6"> ha dichiarato al <em>Financial Times</em></a> che Israele mira alla &#8220;distruzione totale di questo regime, dei suoi pilastri, di tutto ciò che lo tiene insieme, dall&#8217;Irgc alle milizie Basij&#8221;, aggiungendo che questo dovrebbe &#8220;creare le condizioni del rovesciamento del regime&#8221;, nella consapevolezza che a Israele &#8220;non importa nulla del futuro e della stabilità dell&#8217;Iran&#8221; e non farebbe differenza tra una protesta di massa, una guerra civile o un colpo di Stato come strumento di smantellamento della Repubblica Islamica. </p>



<p>Israele mira a distruggere <strong>anche le infrastrutture e i luoghi fisici simbolo del regime degli Ayatollah,</strong> dall&#8217;abitazione di Khamenei costruita sull&#8217;antico palazzo imperiale alla sede dell&#8217;Assemblea degli Esperti (che avrebbero dovuto scegliere la nuova Guida) nella città santa di Qom, abbattuta martedì. A ciò si aggiunge la scelta di soffiare sul fuoco dei separatismi interni, dai curdi ai balochi. Ma non è detto che Tel Aviv sappia governare questa strategia. <strong>Teheran sembra aver accettato la sfida della regionalizzazione del conflitto,</strong> conscia che disperdere gli attacchi su aree più vaste ridurrà, nel breve periodo, la disponibilità di sostegno antiaereo, soprattutto americano, a Israele, mentre Hezbollah tiene impegnate dal Libano le strutture difensive di Tel Aviv. Inoltre, <a href="https://www.foreignaffairs.com/united-states/america-and-israels-war-remake-middle-east#"><em>Foreign Affairs</em> nota che <strong>questo può erodere la sinergia israelo-americana</strong>:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>L&#8217;Iran sta prendendo di mira aeroporti civili, hotel, infrastrutture portuali e impianti energetici negli stati arabi produttori di petrolio, i cui leader Trump considera alleati chiave. Ciò mette a repentaglio non solo le truppe e la popolazione civile statunitensi, ma anche l&#8217;intero modello di business del Golfo, basato sull&#8217;assenza di conflitti nei loro territori, e i mercati energetici globali.</p>
</blockquote>



<p>Israele può non guardare al futuro interno dell&#8217;Iran, gli Usa devono farlo. Tel Aviv combatte una battaglia esistenziale contro un nemico ritenuto irriducibile, e <strong>ha tutto l&#8217;interesse a rendere ingovernabile la regione,</strong> Washington meno, perlomeno non oltre la volontà di interdire alla Cina la presenza in loco. Israele si pone solo obiettivi, Washington dei tempi: la visita a fine mese di Donald Trump in Cina è un buon proxy della durata prevista. </p>



<p><strong>Sul lungo periodo, questa divergenza può emergere</strong>, specie in un contesto in cui Israele <strong>ha bisogno degli Usa per fare la guerra</strong>, sotto forma di assistenza militare e sostegno operativo. Altrimenti, il conto salato del conflitto (si stimano spese da 3 miliardi di dollari la settimana per Tel Aviv), quello indiretto legato al blocco delle attività ordinarie interne, la necessità di confrontarsi con l&#8217;attrito iraniano possono porre <strong>dilemmi cruciali per Israele</strong>. Insomma, Tel Aviv potrebbe vincere tutte le battaglie tattiche senza <strong>conseguire risultati strategici</strong>, se non declinerà un <em>endgame </em>diverso dall&#8217;attuale piano incendiario e mirante all&#8217;all-in. Qualora Donald Trump ritenesse troppo oneroso proseguire la guerra, Netanyahu rischierebbe di trovarsi col cerino in mano di fronte alla guerra d&#8217;attrito iraniana.</p>
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		<title>Israele, Knesset in bilico: ultraortodossi in calo, Netanyahu cresce ma il Governo rischia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-knesset-in-bilico-ultraortodossi-in-calo-netanyahu-cresce-ma-il-governo-rischia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 15:29:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il governo Netanyahu si regge su una coalizione sempre più precaria e lo spettro di elezioni anticipate non è così lontano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Appena 24 ore prima <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-martella-teheran-bombe-sui-pasdaran-regime-iraniano-nel-mirino.html">dell&#8217;inizio della guerra con l&#8217;Iran</a>, il governo di Benjamin Netanyahu<a href="https://it.insideover.com/guerra/le-ultime-48-ore-folli-di-bibi.html"> ha rischiato seriamente di cadere</a>. La mozione presentata dalle opposizioni sullo scioglimento della <strong>Knesset</strong>, il parlamento israeliano, è stata respinta ma soltanto per pochi voti di scarto: in 61 hanno votato contro, ma ben 54 deputati hanno espresso il proprio parere favorevole alla fine anticipata della legislatura.<strong> Il conflitto con Teheran per quasi due settimane ha congelato tutto</strong>: lavori parlamentari, passaggi in commissione, dibattiti in aula. Ora però, senza più sirene di allarme su Gerusalemme e Tel Aviv, non sono soltanto i cittadini a essere tornati alla normalità. La Knesset ha ripreso le sue attività e Netanyahu deve fare i conti, pallottoliere alla mano, c<strong>on una maggioranza alquanto risicata. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le pressioni che arrivano da destra</h2>



<p>Prima del conflitto, a mettere in discussione l&#8217;esecutivo sono stati soprattutto gli ultra ortodossi di <strong>Giudaismo Unito nella Torah (Utj)</strong>. Questi ultimi rappresentano uno dei riferimento politici più importanti per le comunità ultra religiose aschenazite, quelle cioè provenienti dall&#8217;Europa orientale. Una parte del partito, attualmente al governo, ha minacciato di uscire dalla maggioranza se Netanyahu non avesse presentato<strong> un disegno di legge volto a ripristinare l&#8217;esenzione alla leva obbligatoria per gli ultra ortodossi</strong>. Lo Shas, altro partito ultra religioso, ha deciso all&#8217;ultimo momento di non votare assieme all&#8217;Utj e Netanyahu l&#8217;ha fatta franca poche ore prima di mandare i suoi caccia su Teheran. </p>



<p>Ma la coalizione oggi rimane comunque pesantemente esposta alle intemperie perenni e costanti del parlamento israeliano. Un&#8217;altra tempesta ha rischiato di aprirsi nelle ultime ore dopo le minacce arrivate stavolta dalla parte ultra nazionalista della maggioranza, quella capitanata da <strong>Sionismo Religioso</strong>. Quest&#8217;ultimo è il partito del ministro delle Finanze, <strong>Bezalel Smotrich</strong>, il quale ha parlato della volontà di lasciare il governo se Netanyahu non avesse risolto il problema degli<strong> aiuti umanitari inviati a Gaza</strong> e rimasti, a suo dire, sotto il controllo di Hamas. Netanyahu ha preferito evitare guai, sospendendo però di fatto gli aiuti verso la Striscia in attesa di un ipotetico piano dell&#8217;Idf per garantire sicurezza nella distribuzione dei viveri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Likud in risalita nei sondaggi dopo l&#8217;attacco a Teheran </h2>



<p>L&#8217;unico elemento che al momento sembra confortare Netanyahu è rappresentato dai <strong>sondaggi</strong>. Un paradosso considerando che il premier, nelle settimane precedenti, ha fatto di tutto per non far cadere il governo in quanto consapevole di non essere in testa nelle preferenze. Fino al 12 giugno, vigilia dell&#8217;attacco all&#8217;Iran, il Likud (il partito del premier) era dato a 19 seggi a fronte degli attuali 36. Un crollo netto, tutto a vantaggio del &#8220;<strong>Bennett Party</strong>&#8220;, la nuova lista presentata dall&#8217;ex premier Naftali Bennett. <strong>Dopo la guerra, la situazione è apparsa diversa</strong>: il Likud nei sondaggi è tornato a essere il primo partito, con 28 seggi accreditati nella prossima Knesset in caso di voto anticipato. Il Bennett Party invece, raggiungerebbe quota 24 seggi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Knesset Seat Poll (w. Bennett)<br><br>🔵Likud: 28 (+6)<br>🟣Bennett: 24 (-1)<br>🔴Yisrael Beteinu: 10 (-1)<br>🔴Democrats: 9 (-1)<br>🔵Shas: 9 (-1)<br>🔴Yesh Atid: 8<br>🔵Otzma Yehudit: 7 (-1)<br>🔴NUP: 7 (-1)<br>🔵UTJ: 7<br>🟢Ra&#39;am: 6 (+1)<br>🟢Hadash-Ta&#39;al: 5 (-1)<br><br>+/- May 28<br><br>via Kantar/Kan, June 25 <a href="https://t.co/EmEM3T0F8k">pic.twitter.com/EmEM3T0F8k</a></p>&mdash; Israel Elects (@israel_elects) <a href="https://twitter.com/israel_elects/status/1937981161881432525?ref_src=twsrc%5Etfw">June 25, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco delle coalizioni </h2>



<p>In Israele valgono le regole più rigide di una repubblica parlamentare: si vota la lista, si distribuiscono i seggi su base proporzionale e con una soglia di sbarramento ferma al 3.25%, successivamente il governo si forma solo in caso di esito positivo delle trattative. Per cui, a prescindere dal risultato dei singoli partiti, è poi <strong>nel gioco delle coalizioni</strong> che si decidono i colori del futuro esecutivo. Al momento, stando alle intenzioni di voto, il Likud assieme ai partiti dell&#8217;attuale coalizione di governo si fermerebbe a quota <strong>51 seggi</strong>. Sotto quindi la soglia minima di 61 per formare una maggioranza. A pesare è l&#8217;indietreggiamento del partito di Smotrich, il quale rischia di non arrivare alla soglia di sbarramento, nonché la mancata crescita di Potere Ebraico e dei due partiti ultra religiosi dello Shas e di Utj. </p>



<p>Dall&#8217;altra parte della barricata, il <strong>&#8220;king maker&#8221;</strong> potrebbe essere proprio Bennett: forte del paventato successo della sua nuova lista, l&#8217;ex premier porterebbe trascinare verso il governo <strong>una vasta coalizione eterogenea unita dalla comune volontà di rovesciare Netanyahu</strong>. Bennett, per tornare a essere primo ministro, potrebbe contare in primis su <strong>Yisrael Beiteinu.</strong> Si tratta del partito di destra riferimento della comunità russofona guidato da <strong>Avigdor Lieberman</strong>. Al tempo stesso però, troverebbe alleati anche a sinistra con il neonato <strong>Partito Democratico di Yair Golani</strong> pronto a portare in dote almeno 9 o 10 deputati. I centristi <strong>Lapid</strong> e <strong>Gantz</strong> andrebbero poi a contribuire con circa 7 seggi a testa. E potrebbero essere della partita anche le<strong> liste arabe</strong>, accreditate di un discreto successo. L&#8217;impressione è che, se Netanyahu non dovesse riuscire a mantenere unita l&#8217;attuale maggioranza, le prossime elezioni potrebbero sparigliare molte carte. </p>
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		<title>L&#8217;Ucraina, la Nato e la lunga ombra della guerra per procura</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lucraina-la-nato-e-la-lunga-ombra-della-guerra-per-procura.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 09:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Per comprendere il senso della guerra NATO-Russia combattuta per procura occorre spostare lo sguardo ben oltre il 24 febbraio 2022.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-la-nato-e-la-lunga-ombra-della-guerra-per-procura.html">L&#8217;Ucraina, la Nato e la lunga ombra della guerra per procura</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Nel cuore dell’Europa, alle porte della Russia, si consuma da anni un conflitto che è stato presentato come una reazione difensiva a un’aggressione improvvisa, ma che, a ben vedere, affonda le sue radici in un processo lungo, metodico e consapevole di accerchiamento strategico. Per comprendere il senso profondo della guerra russo-ucraina – o, per meglio dire, <strong>della guerra NATO-Russia combattuta per procura</strong> – occorre spostare lo sguardo ben oltre il 24 febbraio 2022, data dell’inizio della “operazione militare speciale” di Mosca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una lunga preparazione occidentale, mai confessata</h2>



<p>A partire dal 2015, dopo il <strong>colpo di Stato di Maidan </strong>e l’annessione della Crimea, la NATO ha avviato un’operazione sistematica di trasformazione e integrazione dell’esercito ucraino secondo i propri standard operativi. Come ha sottolineato il politologo americano <strong>John Mearsheimer</strong>, gli sforzi dell’Alleanza per armare e addestrare le forze armate ucraine non solo spiegano la resilienza militare di Kiev ma smascherano l’illusione di una neutralità occidentale.</p>



<p>Un articolo del Wall Street Journal del 2022 ha rivelato che oltre <strong>10.000 militari ucraini venivano addestrati ogni anno, da almeno otto anni, secondo procedure NATO. </strong>Questi programmi coprivano tutto: dall’addestramento tattico alla ristrutturazione del ministero della Difesa, dalla supervisione parlamentare al comando operativo. Il risultato? Un esercito agile, interoperabile con gli standard occidentali, capace di stupire il mondo per l’efficacia delle sue prime reazioni contro una forza militare nominalmente superiore come quella russa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intelligence occidentale in prima linea</h2>



<p>Accanto all’addestramento, si è sviluppata una cooperazione clandestina – ma ormai documentata – <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-spie-anglosassoni-al-servizio-di-kiev.html">tra i servizi di intelligence anglosassoni (CIA, MI6) </a>e quelli ucraini (SBU e GUR). Nel febbraio 2022, mentre le truppe russe varcavano i confini ucraini, gli ufficiali della CIA già presenti a Kiev fornivano quotidianamente informazioni operative su bersagli, rotte e sistemi d’arma utilizzati da Mosca. Come ha dichiarato l’allora capo dell’SBU, Ivan Bahanov, “senza la CIA non avremmo potuto resistere”.</p>



<p>Il New York Times e la NBC hanno confermato che questa cooperazione prevedeva <strong>la trasmissione in tempo reale di dati sensibili sulla posizione dei generali russi</strong>, consentendo agli ucraini di eliminarli. Per la prima volta nella storia recente, un’agenzia di intelligence occidentale pianificava e supervisionava operazioni letali in tempo reale per conto di un esercito non NATO.</p>



<p>Secondo il direttore dell’intelligence militare statunitense, la cooperazione USA-Ucraina era “rivoluzionaria”: mai prima, in oltre 35 anni, si era vista una tale mole di informazioni trasmesse con tale precisione e tempestività. Il capo della NSA ha aggiunto che questi flussi informativi hanno consentito a Kiev di elevare il livello operativo delle proprie forze a un punto tale da poter affrontare uno scontro diretto con una potenza nucleare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra per procura, non una guerra di difesa</h2>



<p>Tutto questo avveniva mentre i leader occidentali negavano qualsiasi coinvolgimento diretto. Eppure, secondo la giurisprudenza del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, la pianificazione, supervisione e condivisione di intelligence equivalgono a partecipazione attiva nel conflitto. A maggior ragione se si considera che, come documentato dall’IRSEM nel maggio 2022, il concetto di “controllo generale” implica che non sia necessario impartire ordini diretti: <strong>basta sostenere operazioni offensive per essere cobelligeranti.</strong></p>



<p>La vera svolta si verifica nella primavera 2022. In aprile, a Istanbul, si aprono negoziati tra Mosca e Kiev. I contorni dell’accordo sembrano delinearsi: neutralità ucraina, garanzie di sicurezza, fine delle ostilità. Ma in pochi giorni tutto si blocca. Il motivo? La visita a sorpresa del premier britannico <strong>Boris Johnson</strong> a Kiev, il 9 aprile, che – secondo fonti ucraine – avrebbe comunicato al presidente Zelensky che “non doveva firmare nulla con la Russia”. La NATO, ha detto Johnson, avrebbe garantito tutto il supporto necessario per ottenere una vittoria militare.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/le-vie-per-la-pace-in-ucraina-e-la-sicurezza-europea-parla-lex-ambasciatore-in-russia-giorgio-starace.html">Lo conferma anche l’ex premier israeliano Naftali Bennett</a>, mediatore nei colloqui: furono le potenze anglosassoni, in particolare USA e Regno Unito, a sabotare la trattativa. Lo stesso Washington Post ha descritto l’operazione per conquistare l’aeroporto di Hostomel come il preludio a un blitz su Kiev. Il fallimento di quell’assalto fu il punto di svolta: da quel momento, l’Occidente decise che la guerra non sarebbe più finita con un compromesso, ma con l’indebolimento strategico della Russia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il disastro calcolato della diplomazia sabotata</h2>



<p>In maggio 2022, il Guardian riportava le parole del segretario alla Difesa USA <strong>Lloyd Austin</strong>: “il nostro obiettivo è indebolire la Russia al punto che non possa più minacciare alcun vicino”. Parole inequivocabili, che spiegano la logica anglosassone della guerra per procura: sostenere militarmente Kiev non per difendere il diritto internazionale, ma per dissanguare Mosca sul campo.</p>



<p>Parigi e Berlino, inizialmente caute, finirono per seguire. La Francia fornì 12 cannoni CAESAR dopo due mesi di esitazione. La Germania concesse carri armati Leopard e poi Taurus, sfiorando più volte la soglia della cobelligeranza. Eppure, a ogni passo, le cancellerie occidentali si affannavano a smentire: “non siamo in guerra con la Russia”, ripetevano. Ma era sempre meno credibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra che rafforza l’avversario</h2>



<p>Contrariamente agli auspici di Washington e Londra, l’offensiva bellica non ha indebolito la Russia, ma l’ha spinta a mobilitare risorse senza precedenti. <strong>Nel solo 2023, Mosca ha aumentato il numero di soldati in prima linea del 15%, passando da 360.000 a quasi mezzo milione</strong>. La produzione industriale militare è esplosa, triplicando quella occidentale in quanto a munizioni. Secondo CNN, la Russia produce tre volte più proiettili d’artiglieria degli USA e dei loro alleati messi insieme.</p>



<p>In Crimea, nel Mar Nero, nel Donbass, si combatte con sistemi sempre più avanzati, con una Russia che si adatta, evolve, e rafforza la propria resilienza tecnologica e strategica. Il fallimento delle sanzioni – ormai evidente – si somma a quello dell’illusione che Mosca sarebbe collassata sotto il peso delle perdite e dell’isolamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cobelligeranza nascosta e il rischio dell’escalation globale</h2>



<p>Oggi il conflitto ha raggiunto un punto di non ritorno. Gli attacchi in Crimea, l’uso di armi NATO per colpire il territorio russo, e la recente decisione di Biden di autorizzare tali colpi, aprono un nuovo capitolo: la guerra per procura sta diventando guerra aperta, ma senza dichiarazione. Una <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-missili-di-merz-e-leuropa-sonnambula-che-marcia-verso-il-baratro.html">“cobelligeranza clandestina”</a>, come la definisce <strong>Thomas Friedman</strong>, che avvicina il mondo a una collisione diretta tra potenze nucleari.</p>



<p>E mentre l’intelligence occidentale pianifica, guida e supervisiona le operazioni ucraine, mentre i governi europei aumentano la fornitura di armi letali, la popolazione – europea e americana – resta all’oscuro del vero livello d’impegno militare nel conflitto. Una verità che, se venisse ammessa, metterebbe in crisi non solo l’intero impianto narrativo della guerra, ma la stessa legittimità politica di chi la guida.</p>



<p>Il conflitto tra NATO e Russia non è dunque il frutto di una “invasione non provocata”, ma il risultato di un’escalation strategica pianificata da anni, la cui fase finale – l’invasione russa – è stata innescata da provocazioni continue, sottili, ma devastanti. Una guerra che si poteva evitare, ma che si è voluta. E che oggi, due anni dopo, rischia di sfuggire al controllo di tutti, generando una spirale distruttiva senza precedenti in Europa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-la-nato-e-la-lunga-ombra-della-guerra-per-procura.html">L&#8217;Ucraina, la Nato e la lunga ombra della guerra per procura</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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