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	<title>Mykola Rudenko Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 11:48:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica (Urss)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="510" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-300x219.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Alle origini del ri-orientamento Usa nei confronti dell'Ucraina in occasione dell'indipendenza dall'Unione Sovietica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ucraina-1991-il-discorso-del-pollo-di-bush-e-la-sterzata-delle-relazioni-washington-kiev.html">Ucraina 1991: il &#8220;discorso del pollo&#8221; di Bush e la sterzata delle relazioni Washington-Kiev</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="510" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/bush-300x219.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Agli sgoccioli della Guerra Fredda, gli Stati Uniti di <strong>Ronald Reagan</strong> non sostenevano esplicitamente l’indipendenza ucraina, ma le sue politiche e dichiarazioni ebbero un forte impatto sui nazionalisti e dissidenti. Convinto sostenitore del <strong>movimento delle &#8220;Nazioni Prigioniere</strong>&#8220;, denunciò più volte gli abusi dei diritti umani da parte del regime sovietico, e la sua amministrazione seguì con attenzione i casi di dissidenti ucraini come <strong>Mykola Rudenko</strong> e Vasyl Stus, incarcerati per le loro attività in difesa dei diritti umani. Per questa ragione, mantenne stretti legami con la diaspora ucraina negli Stati Uniti, specialmente in città come Chicago e New York. La sua amministrazione incontrò spesso i leader della comunità ucraino-americana, sostenendone simbolicamente le cause culturali e commemorative, come il 50º anniversario dell’<strong>Holodomor</strong> nel 1983.</p>



<p>Il <strong>disastro nucleare di Chernobyl</strong> del 1986, nel cuore della Repubblica ucraina, rappresentò un momento di svolta per Kiev. Le sue conseguenze ambientali e politiche alimentarono il sentimento indipendentista, favorendo la nascita del movimento <em>Rukh</em>. Ma mentre Gorbacev lanciava la <em>perestrojka</em> e la <em>glasnost</em>, i leader ucraini intensificavano i contatti con l’Occidente. Le visite a Washington di figure come Volodymyr Yavorivskyi e Mykhailo Horyn anticiparono un cambiamento epocale. Toccò al suo successore raccogliere l&#8217;eredità del crollo del Muro.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il discorso di Bush padre</h2>



<p>Ed è proprio il 1° agosto 1991 che<strong> <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-monito-inascoltato-di-bush-a-obama-occhio-alla-russia.html">George H. W. Bush</a></strong> pronunciò a Kiev il celebre — e controverso — <strong>discorso del “Pollo di Kiev”</strong>, mettendo in guardia la nazione contro il “<em>nazionalismo suicida</em>” e l&#8217; &#8220;<em>odio etnico</em>&#8220;. L&#8217;allora presidente degli Stati Uniti – mal consigliato dal &#8220;realista&#8221; ossessionato dalla stabilità Brent Scowcroft – pronunciò un discorso in cui esortava gli ucraini desiderosi di indipendenza a guardarsi dal &#8220;nazionalismo suicida&#8221;. Il suo discorso, che ora insiste significasse solo &#8220;non così in fretta&#8221;, fu ampiamente interpretato come <strong>un consiglio a rimanere fedeli all&#8217;impero di Mosca</strong>.</p>



<p>In quell’occasione, Bush fu accolto calorosamente dal Soviet Supremo ucraino in un momento cruciale per il destino dell’URSS. Lodò la capitale come simbolo di cultura e storia – “<em>Kiev è un frutteto, un poeta, un’epopea, è arte</em>” – e riconobbe che l’Ucraina stava esplorando “i confini della libertà”. Ribadì il sostegno degli Stati Uniti alle riforme democratiche ed economiche, ma mise in guardia da derive nazionaliste, affermando che “<em>la libertà non è la stessa cosa dell’indipendenza</em>” e che “<em>gli americani non appoggeranno coloro che cercano l’indipendenza solo per sostituire una tirannia lontana con un dispotismo locale</em>” – frase che avrebbe suscitato forti critiche e dato origine al soprannome ironico <em>Chicken Kiev Speech</em>.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Un discorso prudente</h2>



<p>Bush dichiarò che gli Stati Uniti non avrebbero preso parte alle competizioni politiche interne tra Repubbliche e centro sovietico, ma avrebbero sostenuto chiunque avesse perseguito i principi di libertà, democrazia e libero mercato. Citando <strong>Lord Acton</strong>, ricordò che “<em>il miglior test per valutare la libertà di un Paese è la sicurezza di cui godono le minoranze</em>” e sottolineò che la vera democrazia non si misura con la mera esistenza di urne elettorali, ma con il rispetto dei diritti, delle leggi e della libertà di espressione. Sul piano economico, denunciò i limiti di un sistema chiuso e autoritario: “<em>Non si può innovare se non si può comunicare</em>”, affermò, richiamando l’importanza dello scambio di idee, della libera impresa e dello stato di diritto. Concluse il discorso esprimendo solidarietà concreta agli ucraini colpiti dal disastro di Chernobyl e lanciando un appello alla fiducia e al coraggio, citando un proverbio ucraino: “<em>Quando si intraprende una grande impresa, bisogna liberare l’anima dalla debolezza</em>”.</p>



<p>Un discorso carico di diplomazia e cautele, che cercava di bilanciare la stabilità geopolitica con le aspirazioni indipendentiste, ma che fu <strong>accolto con freddezza da molti ucraini e dalla diaspora</strong>, desiderosi di un sostegno più netto alla sovranità nazionale. Sebbene pensato per sostenere l’unità sovietica, l’intervento accese l&#8217;animo degli attivisti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Come il discorso di Bush riorientò la politica estera Usa</h2>



<p>Il fallito colpo di stato di agosto diede slancio all’indipendenza: <strong>il 24 agosto 1991, l’Ucraina si dichiarò sovrana</strong>. A seguito di pressioni interne ed esterne, gli Stati Uniti riconobbero ufficialmente l’indipendenza ucraina il 25 dicembre dello stesso anno, dopo la dissoluzione dell’URSS. I rapporti diplomatici formali furono stabiliti poche settimane dopo, nel gennaio 1992. Nel periodo tra l’indipendenza dichiarata e il referendum del 1° dicembre 1991, <strong>Washington faticò a riorientare la propria politica estera</strong>, ancora fortemente centrata su Mosca. Timori legati alla proliferazione nucleare e la fiducia nella leadership di Gorbacev contribuirono a una risposta cauta e spesso in ritardo, sottovalutando le spinte centrifughe nelle repubbliche sovietiche. Alla fine, tuttavia, l&#8217;Ucraina emerse come attore autonomo sulla scena internazionale, segnando l’inizio di <strong>un nuovo capitolo nelle relazioni transatlantiche</strong>.</p>



<p>Nelle sue memorie, Bush confessò: &#8220;<em>Qualunque fosse il corso, la durata del processo e l&#8217;esito, volevo vedere un cambiamento stabile e, soprattutto, pacifico. Pensavo che la chiave per raggiungere questo obiettivo sarebbe stata un Gorbacev politicamente forte e una struttura centrale efficace</em>&#8220;. L&#8217;esito, secondo Bush, dipendeva da ciò che Gorbacev era disposto a fare. Se avesse esitato ad attuare il nuovo accordo [ovvero il Trattato sull&#8217;Unione degli Stati Sovrani ] con le Repubbliche, la disintegrazione politica dell&#8217;URSS avrebbe potuto accelerare e destabilizzare il Paese… Se fosse apparsa troppo compromessa, avrebbe potuto provocare un colpo di Stato. &#8220;<em>Continuavo a temere ulteriori violenze all&#8217;interno dell&#8217;Unione Sovietica e che potessimo essere trascinati in un conflitto</em>&#8220;, dichiarò più tardi.</p>
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