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	<title>Mustafa al-Kadhimi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mustafa al-Kadhimi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Dal Medio Oriente all&#8217;Africa: Total rafforza la proiezione della Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/dal-medio-oriente-allafrica-total-rafforza-la-proiezione-della-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 07:32:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Total]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio total" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-1024x453.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane la Francia di Emmanuel Macron sta manifestando la sua proiezione geopolitica sulla scia dell&#8217;espansione degli interessi del colosso energetico nazionale, Total. Come accade in Italia con l&#8217;Eni, il campione nazionale dell&#8217;energia a controllo pubblico è un formidabile apparato di proiezione dell&#8217;interesse nazionale transalpino, un consorzio dall&#8217;elevata strategicità per Parigi. Ma se in Italia spesso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/dal-medio-oriente-allafrica-total-rafforza-la-proiezione-della-francia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/dal-medio-oriente-allafrica-total-rafforza-la-proiezione-della-francia.html">Dal Medio Oriente all&#8217;Africa: Total rafforza la proiezione della Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio total" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-1024x453.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle ultime settimane la Francia di Emmanuel Macron sta manifestando la sua proiezione geopolitica sulla scia dell&#8217;espansione degli interessi del colosso energetico nazionale, <strong>Total</strong>. Come <a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html" target="_blank" rel="noopener">accade in Italia con l&#8217;<strong>Eni, </strong></a>il campione nazionale dell&#8217;energia a controllo pubblico è un formidabile apparato di proiezione dell&#8217;interesse nazionale transalpino, un consorzio dall&#8217;elevata strategicità per Parigi. Ma se in Italia spesso succede che le partecipate pubbliche svolgano un ruolo di <strong>supplenza </strong>dell&#8217;azione diplomatica e dell&#8217;elaborazione dell&#8217;interesse nazionale, in Francia la relazione è biunivoca: Total, così come altri attori, partecipa dell&#8217;elaborazione delle rotte dell&#8217;interesse nazionale, ma l&#8217;Eliseo tiene le redini del processo e, ragionando in ottica di &#8220;<strong>capitalismo politico&#8221;</strong>, fa degli affari delle sue multinazionali un volano.</p>
<p>Lo si vede chiaramente dagli ultimi risultati conseguiti dal gruppo nel contesto mediorientale ed africano, ove Total si muove sul solco tracciato dalla politica nazionale, contribuendo ad ampliarlo. Nelle scorse settimane, in particolare, sono stati due i Paesi attenzionati dal colosso guidato dal gruppo di <strong>La Défense: Iraq e Uganda</strong>.</p>
<h2>Mega-affare in Iraq</h2>
<p>A fine agosto Total ha piazzato un risultato importante siglando una maxi-partnership col governo di Baghdad per sviluppare appalti dal valore complessivo di <strong>27 miliardi di dollari</strong>. Una vera e propria manovra finanziaria, per usare un paragone italiano, o una tranche intera di Recovery Fund andrà al gruppo energetico transalpino per progetti nel settore del petrolio, del gas, del solare. L&#8217;ad Patrick Pouyanné ha firmato l&#8217;accordo a Baghdad alla presenza del primo ministro <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mustafa-al-kadhimi.html" target="_blank" rel="noopener">Mustafa Al-Kadhimi</a> e del ministro del Petrolio Ihsan Abdul Jaber, annunciando un investimento iniziale da <strong>10 miliardi</strong>. Per i prossimi venticinque anni Total rafforzerà le attività nel Paese in cui nel 1924 ha iniziato ad operare: costruirà oleodotti, gasdotti, impianti moderni nei pozzi del Paese, lancerà le prime, strutturate, centrali alimentate con fonti rinnovabili, creerà occupazione e posti di lavoro ben remunerati nel Paese. Inoltre il gruppo investirà in impianti per riutilizzare il gas bruciato di tre giacimenti petroliferi per generare elettricità sfruttando tecnologie innovative e avvierà la costruzione di un impianto solare per garantire un efficace rifornimento alla strategica regione meridionale di Bassora, tra le più ricche di risorse energetiche ma tra le più povere e meno servite di tutto l’Iraq, in un&#8217;area dove le sue attività si sovrapporranno a quelle del Cane a sei zampe. Un progetto ambizioso su cui punta fortemente anche l&#8217;Iraq, Paese che <a href="https://www.ft.com/content/9e0f98c5-11f0-4ccb-a0e2-b0ff1df9ca1c" target="_blank" rel="noopener">mira a ridurre la dipendenza energetica dal vicino Iran sul fronte del gas naturale e a diversificare l&#8217;economia.</a></p>
<p>La firma dell&#8217;accordo è arrivata ai margini dell&#8217;importante visita di Macron nel Paese mediorientale, in cui il presidente ha ribadito la volontà di Parigi di continuare a supportare Baghdad nella lotta al terrorismo anche dopo il ritiro statunitense, che aprirà la strada al comando italiano della missione occidentale in loco e dunque a uno spazio d&#8217;azione per i Paesi europei, e lanciato un messagigo all&#8217;<strong>Iran</strong>. Macron ha chiamato nelle scorse settimane il presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ebrahim-raisi-il-nuovo-presidente-dell-iran.html" target="_blank" rel="noopener">Ebrahim Raisi</a>, </strong>dichiarandosi pronto a riprendere i discorsi sul rilancio degli accordi sul nucleare, ma non ha mancato di utilizzare l&#8217;ambiziosa strategia di espansione di Total per fornire un indiretto mezzo di pressione su Teheran aiutando Baghdad ad affrancarsi dal legame con l&#8217;ingombrante vicino.</p>
<p>In prospettiva parliamo di un&#8217;importante scommessa politica sul fronte dei legami franco-iracheni e della proiezione di Parigi in Medio Oriente in una fase in cui dall&#8217;Iraq le compagnie occidentali si stanno via via ritirando. A <strong> Exxon Mobil, Occidental Petroleum e Shell</strong>, già ritiratesi dai giacimenti petroliferi della regione meridionale di Bassora, potrebbero presto aggiungersi <strong>British Petroleum </strong>e la russa <strong>Lukoil, </strong>in un esodo motivato,<a href="https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/07/25/iraq-le-compagnie-petrolifere-della-cina-sostituiscono-quelle-occidentali/" target="_blank" rel="noopener"> secondo <em>Sicurezza Internazionale, </em>non solo dall&#8217;insorgenza degli attacchi terroristici</a> contro le strutture, ma anche dall&#8217;aumento di casi di &#8220;estorsioni da parte di tribù, milizie e funzionari burocratici delle istituzioni statali&#8221;.</p>
<h2>L&#8217;Uganda, la nuova frontiera di Total</h2>
<p>A migliaia di chilometri di distanza, in uno scenario apparentemente periferico ma dalla crescente valenza geopolitica, la sinergia tra Total e governo francese si è consolidata: Parigi è intervenuta negli ultimi tempi consolidando la sua presenza a fianco dell&#8217;Uganda dopo che la crisi securitaria dell&#8217;Africa orientale ha messo a repentaglio le prospettive della costruzione dell&#8217;East Africa Crude Oil Pipeline (Eacop), l&#8217;oleodotto da quasi 1.500 km che collegherà il Paese ai porti della Tanzania e al cui consorzio partecipa anche Total.</p>
<p><strong>Macron </strong>ha schierato elementi dei servizi segreti esteri (Dgse) nella regione dei Grandi Laghi e inviato ranger e militari ad addestrare le truppe ugandesi impegnate a presidiare la regione orientale del Monte Elgon, a cavallo del confine tra Uganda e Kenya, ove si temono infiltrazioni dei gruppi jihadisti del Corno d&#8217;Africa e, l&#8217;ancora più strategica regione montuosa del Rwenzori, che costituisce la frontiera con la Repubblica Democratica del Congo e la sua turbolenta provincia del Nord Kivu. <a href="https://www.startmag.it/mondo/come-la-francia-tutela-total-in-africa/" target="_blank" rel="noopener"><em>StartMag </em>ricorda</a> che a ciò si aggiunge la crescita del sostegno militare francese a Kampala: &#8220;il produttore francese di attrezzature per la difesa Marck &amp; Balsan ha vinto un importante contratto per equipaggiare le truppe da montagna delle forze di difesa del popolo ugandese (Updf) entro ottobre&#8221;.</p>
<p>In questo caso l&#8217;energia chiama un allineamento diretto in un altro ambito, quello militare, fungendo da cassa di risonanza per la proiezione di Parigi. A dimostrazione del fatto che lo Stato francese pensa in maniera organica mettendo gli interessi economici al servizio dei piani di proiezione della potenza nazionale. Potendo contare su potenzialità come quella economica, tecnologica e di conoscenza dei territori in cui opera propria di un gruppo consolidato come Total.</p>
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		<title>La valenza strategica del comando italiano alla missione in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-valenza-strategica-del-comando-italiano-alla-missione-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jul 2021 09:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1166" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-300x182.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-1024x621.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-768x466.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-1536x932.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-2048x1243.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I prossimi mesi saranno caratterizzati da grandi manovre per l&#8217;Italia nel contesto della presenza militare all&#8217;estero. L&#8217;accorciamento delle linee garantito dal progressivo ritiro dall&#8217;Afghanistan andrà di pari passo con un consolidamento del ruolo italiano in Iraq, Paese in cui Roma è pronta fin da maggio 2022 a guidare l’impegno della Nato nel sostegno del Paese dopo il ritiro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-valenza-strategica-del-comando-italiano-alla-missione-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1166" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-300x182.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-1024x621.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-768x466.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-1536x932.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/italy-iraq-la-presse-2048x1243.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I prossimi mesi saranno caratterizzati da <strong>grandi manovre </strong>per l&#8217;Italia nel contesto della presenza militare all&#8217;estero. L&#8217;accorciamento delle linee garantito dal progressivo ritiro dall&#8217;Afghanistan andrà di pari passo con un consolidamento del ruolo italiano in <strong>Iraq</strong>, Paese in cui Roma è pronta fin da maggio 2022 a guidare l’impegno della Nato nel sostegno del Paese dopo il ritiro degli Stati Uniti, che passeranno a &#8220;consiglieri&#8221; del governo di Baghdad.</p>
<h2>La strada verso il comando italiano in Iraq</h2>
<p>Negli ultimi tempi, il passaggio di consegne è stato preparato riqualificando sul campo la dotazione di forze. Nel 2020 il Parlamento ha dato il via libera un dispiegamento di 1.100 unità per l’operazione <strong>Prima Parthica</strong>, all’interno della Coalizione anti-Isis, e di 46 unità per la Nato training mission. Ora la prima dotazione è stata ridotta di circa duecento unità e la Ntm che dovrà consolidare la presenza delle forze armate irachene nei territori strappati negli anni scorsi ai jihadisti salirà a 280 effettivi.</p>
<p>L&#8217;Italia ha preparato negli ultimi mesi il terreno all&#8217;aumento del suo impegno in Mesopotamia. Il ministro degliI Esteri <strong>Luigi Di Maio </strong>ha recentemente presieduto la riunione della coalizione anti-Isis a Roma e intrattiene un fitto interscambio con il segretario di Stato Usa <strong>Tony Blinken</strong>; a inizio luglio Il primo ministro iracheno<strong> Mustafa al-Kadhimi</strong> è giunto in visita in Italia ove ha incontrato Mario Draghi a capo di un&#8217;ampia delegazione. In questo contesto è stato cruciale il dialogo bilaterale tra il ministro della Difesa <strong>Lorenzo Guerini </strong>e l&#8217;omologo di Baghdad Juma Inad, per discutere del ruolo che l&#8217;Italia può giocare a sostegno delle Iraqi Security Force. &#8220;Guerini, nel corso dell’incontro con il suo omologo iracheno a Roma, ha confermato la disponibilità italiana di soddisfare le richieste irachene di ampliare la cooperazione militare, continuando e rafforzando le attività addestrative delle ISF non solo nel quadro della lotta al terrorismo ma anche in quello della lotta alla criminalità organizzata, beneficiando in tal senso dell’ampia esperienza nel settore dell&#8217;Arma dei Carabinieri&#8221;, <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iraq-il-futuro-di-un-paese-bilico-31063" target="_blank" rel="noopener">nota in un suo report l&#8217;Ispi.</a></p>
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true">
<p lang="it" dir="ltr">Oggi a Roma con il mio collega iracheno Jumaah Enad. L’Italia è impegnata da tempo in <a href="https://twitter.com/hashtag/Iraq?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Iraq</a> ed è pronta ad assumere il comando della NATO Mission, per contribuire alla stabilità della regione, al sostegno all’Iraq e alla lotta a Daesh <a href="https://t.co/xyBJ4g3aus">pic.twitter.com/xyBJ4g3aus</a></p>
<p>&mdash; Lorenzo Guerini (@guerini_lorenzo) <a href="https://twitter.com/guerini_lorenzo/status/1410987702875471873?ref_src=twsrc%5Etfw">July 2, 2021</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<h2>Il declino del consenso per gli Usa</h2>
<p>L&#8217;Italia è in grado di giocare un ruolo sostanziale per il suo interesse nazionale con la sua presenza in Iraq. In primo luogo, aumentando l&#8217;assertività della sua politica estera in un contesto in cui si trova ad essere una delle poche nazioni occidentali con un residuale soft power. Di fatto, il ritiro Usa a quasi vent&#8217;anni<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html" target="_blank" rel="noopener"> dalla guerra a Saddam Hussein</a>, per quanto in larga parte mascherato, è legato in primo luogo all&#8217;insostenibilità della presenza nel Paese agli occhi di una popolazione in larga stanca e ostile al mantenimento di un grande presidio militare americano sul suolo iracheno.</p>
<p>In quest&#8217;ottica, <a href="https://piccolenote.ilgiornale.it/52464/kadhimi-biden-casa-bianca" target="_blank" rel="noopener">scrive <em>Piccole Note</em></a><em>, &#8220;</em>dopo il voto unanime del Parlamento iracheno&#8221; nel gennaio 2020 dopo l&#8217;attentato contro <strong>Qasem Soleimani </strong>a Baghdad, &#8220;che chiedeva il ritiro delle forze Usa, i militari americani hanno ufficialmente indossato la veste di forza d’occupazione, data la noncuranza con cui è stata accolta la risoluzione, pure decisa in ambito parlamentare&#8221; e hanno visto un tracollo della residua fetta di sostegno che le autorità e la popolazione civile riservavano nei loro confronti. Situazione, questa, insostenibile per il governo iracheno ma anche &#8220;per l’amministrazione Usa, che non vuole un’altra guerra irachena, ma che, allo stesso tempo, non può resistere alle pressioni interne le quali, a ogni attacco contro i militari Usa, si alzano a chiedere una risposta durissima&#8221;.</p>
<p>Da qui la decisione di accelerare il riassetto nel Paese e passare la mano. L&#8217;Italia non è stata ancora investita da questo <strong>moto di protesta </strong>e può muoversi a briglie più sciolte.</p>
<h2>Prospettive strategiche</h2>
<p>Va di pari passo, tutto ciò, col fatto che Roma associa il suo impegno militare a quello che è percepito come un importante sforzo per la ricostruzione. <a href="https://formiche.net/2021/04/mediterraneo-gas-e-cyber-warfare-conversazione-con-piredda-eni/" target="_blank" rel="noopener">Dagli investimenti di Eni nel settore energetico </a>ai lavori infrastrutturali e nella diga di Mosul, l&#8217;Italia ha riannodato i fili di una consolidata relazione bilaterale che, a corrente alternata, si è dispiegata lungo tutto l&#8217;ultimo secolo. “Per le attività civili – ha sottolineato <a href="https://airpress.formiche.net/riviste/airpress-luglio-agosto-spazio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sull’ultimo numero di <em>Airpress</em></a> il generale <strong>Mario Arpino</strong>, già capo di Stato maggiore della Difesa – l’eventualità di un nostro consistente ritorno era stata anticipata fin dal marzo 2019 nel corso dell’Iraq Day, in cui Confindustria aveva favorito un incontro romano tra imprenditori italiani e iracheni, preceduto da altri eventi organizzati da Confcommercio; la guida della missione militare della Nato potrebbe essere il coronamento di tutte le attività sinora realizzate o progettate; sappiamo non solo che in Iraq, dopo tante delusioni, la nostra presenza sarà apprezzata, ma anche che è sin d’ora già attesa”.</p>
<p>Vi è, infine, un risvolto geostrategico importante. Accorciando e razionalizzando le linee, con più Iraq e meno Afghanistan nella sua missione di politica estera, l&#8217;Italia aumenta la sua profondità strategica avvicinandosi ai teatri principali di riferimento. In primo luogo, si viene così a creare un crescente <a href="https://it.insideover.com/politica/i-rapporti-tra-italia-e-turchia-spiegati.html" target="_blank" rel="noopener">controbilanciamento alla presenza della <strong>Turchia, </strong>partner e rivale strategico al tempo stesso,</a> nel nostro estero vicino portando una crescente forza militare in un Paese che Ankara ritiene importante e con cui confina; in secondo luogo, si crea un collegamento con la missione Unfil in <strong>Libano, </strong>rimarcando l&#8217;importanza del Medio Oriente per l&#8217;Italia in un contesto storico assai delicato; terzo punto è, senz&#8217;altro, la possibilità di mettere puntelli al retroterra del<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mediterraneo-allargato.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mediterraneo allargato</strong></a>, creando assieme alla base militare di Gibuti un arco che segnala la volontà italiana di presidiare le regioni che insistono sulle aree più strategiche per la connettività commerciale e la sicurezza dell&#8217;Occidente.</p>
<p>Da questi sforzi dovranno essere però tratti concreti dividendi strategici perchè, vista col senno di poi, la mossa si dimostri vincente. Il comando italiano in Iraq dovrà essere valorizzato nell&#8217;ottica di una strategia capace di guardare al Mediterraneo e oltre, di mettere a sistema le priorità del Paese (sul fronte energetico, securitario, commerciale e così via) e ricordare agli attori ostili o potenzialmente tali che l&#8217;Italia dispone della forza economica, della capacità politica e, in sostanza, degli strumenti di hard power per concretizzarle. Altrimenti, si parlerà solo dell&#8217;ennesima riproposizione della <strong>politica della sedia, </strong>che impone al Paese la presenza in teatri strategici come se fosse un fine in sè o un&#8217;occasione di prestigio agli occhi degli alleati. <a href="https://it.insideover.com/politica/draghi-e-il-nuovo-riferimento-usa-in-europa.html" target="_blank" rel="noopener">Al governo Draghi</a> il compito di invertire questo trend.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-valenza-strategica-del-comando-italiano-alla-missione-in-iraq.html">La valenza strategica del comando italiano alla missione in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ancora proteste a Nassiriya alla vigilia della visita del Papa</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/ancora-proteste-a-nassiriya-alla-vigilia-della-visita-del-papa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 07:21:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq proteste (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>A Nassiryia, nel sud dell’Iraq, non si fermano le proteste contro il Governo e le autorità locali nonostante le restrizioni imposte per il coronavirus. Da settimane la popolazione è scesa in strada per chiedere le dimissioni del governatore della provincia, Nazem al-Waeli, a causa del deterioramento dei servizi pubblici e in generale delle condizioni di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/ancora-proteste-a-nassiriya-alla-vigilia-della-visita-del-papa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/ancora-proteste-a-nassiriya-alla-vigilia-della-visita-del-papa.html">Ancora proteste a Nassiriya alla vigilia della visita del Papa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq proteste (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Iraq-proteste-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><div>
<p>A Nassiryia, nel sud dell’Iraq, non si fermano le <strong>proteste</strong> contro il Governo e le autorità locali nonostante le restrizioni imposte per il <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">coronavirus</a>. Da settimane la popolazione è scesa in strada per chiedere le <a href="https://www.dw.com/en/iraqi-protests-turn-deadly-after-security-forces-open-fire/a-56721399" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dimissioni</a> del governatore della provincia, Nazem al-Waeli, a causa del deterioramento dei <strong>servizi pubblici</strong> e in generale delle condizioni di vita, ma le proteste si sono ben presto trasformate in uno scontro con le forze dell’ordine.</p>
<p>Negli ultimi giorni, almeno quattro persone hanno perso la vita, mentre altri 120 manifestanti e 57 poliziotti sono finiti in ospedale a causa delle ferite riportate, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa <em>Reuters</em>. Giovedì, i manifestanti hanno cercato di radunarsi intorno al palazzo del governatore lanciando delle pietre contro le forze dell’ordine preposte a difesa dell’edificio, che hanno a loro volta risposto sparando in aria nel tentativo di disperdere la folla. La presenza dei poliziotti non ha però impedito ai manifestanti di organizzare nuove proteste nei giorni seguenti, segno del crescente malcontento della popolazione locale.</p>
<p>Gli abitanti di Nassiriya lamentano principalmente la <strong>mancanza di elettricità</strong>, disponibile solo alcune ore al giorno, e di acqua potabile, oltre ad un generale deterioramento dei servizi pubblici offerti alla collettività. I problemi relativi alla corrente sono sentiti anche in altre parti del Paese, ma pesano ancora di più nella provincia meridionale di Dhi Qar, nota per i suoi giacimenti petroliferi eppure particolarmente povera.</p>
<p>Eppure non è la prima volta che la popolazione locale protesta contro le autorità locali e le precarie condizioni di vita. Nel 2019 le manifestazioni che portarono alle dimissioni dell’allora primo ministro Adel Abdel Mahdi partirono proprio da Nassiriya, per poi estendersi al resto del Paese e alla capitale Baghdad. Questa volta però non è chiaro quanto successo possano avere i manifestanti nel richiamare l’attenzione della generalità della popolazione irachena, ma le recenti proteste arrivano in un momento particolarmente delicato.</p>
<h2>La visita del Papa</h2>
<p>Il Governo centrale sta infatti facendo fronte all’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione nel Paese del coronavirus, ma deve soprattutto occuparsi dell’imminente <strong>visita di Papa Francesco</strong>. Il Pontefice è <a href="https://it.insideover.com/religioni/i-dubbi-e-le-speranze-sulla-visita-del-papa-in-iraq.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">atteso</a> nel Paese mediorientale dal 5 all’8 marzo e già il <a href="http://www.vatican.va/content/francesco/it/travels/2021/outside/documents/papa-francesco-iraq-2021.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">6 marzo</a> dovrebbe recarsi nella Piana di Ur, città considerata il luogo di nascita di Abramo situata nella provincia di Nassiriya.</p>
<p>Proprio per garantire la sicurezza di Papa Francesco, il Governo di Baghdad sarebbe <a href="https://www.middleeastmonitor.com/20210301-iraq-seeks-end-to-protests-ahead-of-popes-visit/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in trattativa</a> con i manifestanti per mettere fine alle proteste ed evitare un aumento dei rischi legati alla sicurezza del Pontefice. Secondo quanto <a href="https://english.aawsat.com/home/article/2828821/protests-iraqs-nasiriyah-continue-govt-fails-ease-tensions" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riportato</a> dal sito<em> Asharq al-awsat</em>, il premier Mustafa al-Kadhimi ha già inviato una delegazione a Nassiriya per risolvere la situazione nella provincia, ma ad oggi i manifestanti non sembrano intenzionati a lasciare le strade. D’altronde, non è nemmeno la prima volta che il Governo invia dei propri delegati per trovare una soluzione ai problemi dell’area meridionale dell’Iraq. Già a novembre del 2020 alcuni funzionari si erano recati a Nassiriya per indagare sulle sparizioni e sulle morti di diversi manifestanti, senza produrre alcun risultato.</p>
<p>A pesare sul mancato accordo tra Governo e popolazione locale è anche la mancanza di fiducia di quest’ultima nei confronti dell’autorità centrale, accusata di aver abbandonata la provincia meridionale al suo destino e di star trascurando i bisogni dei suoi cittadini. <span style="font-size: 1rem;">Come riportato sempre dal sito <em>Asharq al-awsat</em>, diversi manifestanti credono che Baghdad stia intervenendo a Nassiriya unicamente per contenere le proteste in vista dell’arrivo del Pontefice, piuttosto che per porre realmente rimedio ai problemi degli abitanti della provincia.</span></p>
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<div>
<p>La visita del Papa rappresenta una sfida che Baghdad non può perdere data l’importanza storica e l’impatto che avrà a livello tanto religioso e sociale quanto politico, eppure molti dubbi rimangono riguardo le effettive capacità dell’autorità centrale di garantire la <strong>sicurezza</strong> del Pontefice. Nassiriya sarà uno dei primi banchi di prova di Kadhimi e dei suoi ministri.</p>
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		<title>Ecco perché Macron è destinato al fallimento in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecco-perche-macron-e-destinato-al-fallimento-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 05:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1205" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-1536x963.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-2048x1285.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Francia vuole allargare la propria sfera d&#8217;influenza in Medio Oriente. Questa, almeno, sembra essere una delle motivazioni che hanno spinto il presidente Emmanuel Macron a recarsi in visita a Baghdad. Macron ha espresso sostegno al Paese, che attraversa una complessa fase politica: da un lato, infatti, deve fronteggiare il pericolo provocato dalla presenza di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-perche-macron-e-destinato-al-fallimento-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1205" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-1536x963.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Emmanuel-Macron-2048x1285.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://www.france24.com/en/20200902-macron-to-reassert-iraq-sovereignty-on-first-official-baghdad-visit">La Francia</a> vuole allargare la propria <strong>sfera d&#8217;influenza</strong> in Medio Oriente. Questa, almeno, sembra essere una delle motivazioni che hanno spinto il presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> a recarsi in visita a Baghdad. Macron ha espresso sostegno al Paese, che attraversa una complessa fase politica: da un lato, infatti, deve fronteggiare il pericolo provocato dalla presenza di cellule dormienti dello <strong>Stato islamico</strong> e dall&#8217;altro è territorio di scontro tra Stati Uniti ed Iran. L&#8217;inquilino dell&#8217;Eliseo vuole aiutare l&#8217;Iraq a resistere sia al <strong>radicalismo</strong> islamico sia alle interferenze straniere, senza dimenticare le ingenti risorse petrolifere del Paese. L&#8217;interesse della Francia è palese: la visita di Macron fa seguito a quella del diplomatico Jean-Yves Le Drian ed a quella del ministro della Difesa Florence Parly.</p>
<h2>Gli interessi economici</h2>
<p><a href="https://www.arabnews.com/node/1728481/middle-east">Il presidente</a> Macron ha avuto modo di discutere con il primo ministro iracheno Mustafa Al-Kadhimi di <strong>cooperazione</strong> in ambito energetico e più nello specifico dello sviluppo di un progetto comune in grado di porre fine ai cronici problemi di approvvigionamento elettrico del Paese. Kadhimi ha parlato di un progetto &#8220;in grado tanto di creare nuovi posti di lavoro quanto di produrre elettricità mediante l&#8217;uso dell&#8217;energia nucleare&#8221; sottolineando &#8220;il carattere pacifico dell&#8217;iniziativa ed il futuro monitoraggio da parte dell&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia Atomica&#8221;. Questa iniziativa, seppur promettente, potrebbe comunque fare da volano ad altre mosse, più incisive, legate al <strong>petrolio</strong>. <a href="https://www.total.com/iraq-">La compagnia</a> petrolifera francese Total è attiva in Iraq da quasi un secolo ed a partire dagli anni Venti del Novecento si occupa della produzione e dello sfruttamento di greggio ed idrocarburi nel Paese. La Total può contare su svariati <strong>investimenti</strong> in loco: dal 22.5 per cento della produzione del giacimento petrolifero di Halfaya, situato nella provincia di Missan (Iraq meridionale) al 18 per cento delle azioni del blocco esplorativo di Sarsang, situato nel Kurdistan iracheno. L&#8217;Iraq possiede ingenti risorse petrolifere, stimate in 140 miliardi di barili ed al quinto posto nel mondo come consistenza delle stesse.</p>
<h2>Manie di grandezza</h2>
<p>Parigi ha un <strong>problema</strong> ricorrente. Ambisce ad esercitare un ruolo da grande potenza, si scontra con i partner Nato ed in particolare con gli Stati Uniti, cerca di dar vita ad iniziative autonome e spesso destinate al fallimento ma, in definitiva, non può contare sulle risorse necessarie per perseguire una visione politica e strategica di questo tipo. Un meccanismo destinato ad attivarsi e ad incagliarsi perennemente. Il presidente Macron è inoltre alle prese con le gravi ricadute economiche scatenate dalla <strong>pandemia</strong>, che ha gestito in maniera poco soddisfacente e che ha già minato le sue posizioni in Iraq. Nel mese di marzo la Francia ha <strong>ritirato</strong> l&#8217;intero contingente militare presente nella nazione mediorientale, composto da 200 uomini, sia a causa del coronavirus che degli attacchi sferrati dalle milizie appoggiate dall&#8217;Iran.</p>
<h2>Unilateralismo e multilateralismo</h2>
<p><a href="https://www.irishtimes.com/news/world/europe/macron-channels-lawrence-of-arabia-on-lebanon-iraq-visit-1.4344938">Macron</a> ha fiutato <strong>un&#8217;opportunità</strong>: il presidente americano Donald Trump ha annunciato, il 21 agosto, di voler ritirare il contingente americano di 5mila uomini presenti nel Paese ed il Capo di Stato francese ritiene che si possa subentrare e colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti. Sembra improbabile, però, che un&#8217;iniziativa unilaterale francese possa avere speranze di successo. La Francia potrebbe invece avere maggiori possibilità se riuscisse a coinvolgere le Nazioni Unite e l&#8217;Unione Europea ma non sembra intenzionata a farlo a causa della sua preferenza per le avventure in solitaria. L&#8217;esperienza non ha evidentemente portato consiglio: <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-grave-attentato-terroristico-ha-colpito-il-mali.html">nel <strong>Sahel</strong></a> il supporto francese non ha impedito ai radicali islamici di dilagare in Burkina Faso, Mali e Niger e di destabilizzare l&#8217;intera regione aprendo un nuovo fronte caldo. L&#8217;Eliseo non è riuscito a far sentire la propria voce persino in quello che una volta era il suo cortile di casa ed in presenza di Stati deboli afflitti da gravi problemi di povertà. Difficilmente, dunque, riuscirà a farlo in Iraq.</p>
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		<title>Gli Stati Uniti &#8220;tornano&#8221; in Iraq per far fuori Teheran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-tornano-in-iraq-per-far-fuori-teheran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2020 14:35:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni diplomatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti-Iran]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=286244</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1290" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1-1024x688.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti hanno (ri)messo gli occhi sull&#8217;Iraq. Questo, almeno, è quanto sembra emergere dall&#8217;interesse manifestato da un certo numero di società americane ad investire nel Paese. Alcuni esponenti dell&#8217;amministrazione irachena hanno riferito come Chevron corp. stia trattando con Baghdad per partecipare allo sviluppo di uno dei più grandi giacimenti petroliferi del Paese, situato nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-tornano-in-iraq-per-far-fuori-teheran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-stati-uniti-tornano-in-iraq-per-far-fuori-teheran.html">Gli Stati Uniti &#8220;tornano&#8221; in Iraq per far fuori Teheran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1290" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Iraq-proteste-soldato-militari-La-Presse-1-1024x688.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli Stati Uniti hanno (ri)messo <strong>gli occhi <a href="https://www.google.com/amp/s/www.wsj.com/amp/articles/chevron-pursues-exploration-deal-in-iraq-11597677403">sull&#8217;Iraq</a></strong>. Questo, almeno, è quanto sembra emergere dall&#8217;interesse manifestato da un certo numero di società americane ad investire nel Paese. Alcuni esponenti dell&#8217;amministrazione irachena hanno riferito come <strong>Chevron corp</strong>. stia trattando con Baghdad per partecipare allo sviluppo di uno dei più grandi giacimenti petroliferi del Paese, situato nel Sud dello Stato. L&#8217;accordo, qualora venga finalizzato, potrebbe essere reso pubblico  dal primo ministro iracheno <strong>Mustafa al-Khadimi</strong> che si recherà nei prossimi giorni a Washington per incontrare Donald Trump. L&#8217;incontro potrebbe essere una buona occasione per discutere di <strong>una serie di altri accordi</strong>, in ambito energetico e tecnologico, a cui potrebbero prendere parte società come Honeywell International, General Motors e Stellar Energy.</p>
<h2>Gli interessi di  Washington e le mire di Teheran</h2>
<p><strong>I</strong> legami energetici tra Iraq e Stati Uniti,  come riportato dal sito <a href="https://energiaoltre.it/usa-iraq-i-legami-energetici-impantanati-nella-geopolitica/">EnergiaOltre</a>, avrebbero dovuto portare a numerosi accordi petroliferi dopo l’invasione del 2003 ma sono divenuti più fragili a causa delle strette relazioni sviluppatesi tra Iraq ed Iran. Gli Stati Uniti, ha riferito Raad Alkadiri, direttore senior del BCG Center for Energy Impact, si aspettavano che le società di Washington potessero godere di un vantaggio competitivo nel settore del petrolio e del gas ormai liberalizzati. Le cose, però, non sono andate così ed il settore è rimasto di proprietà dello Stato e poco aperto alle penetrazioni a stelle e strisce. Al momento solo <strong>Exxon Mobil</strong> ha svolto un ruolo tangibile nel settore energetico locale come operatore del campo West Qurna1 nel sud dell&#8217;Iraq e nell&#8217;area di Basheiqa, nella regione curda. <a href="https://nena-news.it/iraq-kadhimi-stretto-nella-morsa-di-usa-e-iran/">L&#8217;Amministrazione americana</a>, con l&#8217;aiuto dell&#8217;Arabia Saudita, sta cercando di spezzare quel <strong>cordone ombelicale</strong> che tiene unite, ormai da molto tempo, Baghdad e Teheran. Si tratta, però, di un&#8217;impresa difficile: l&#8217;Iran ritiene che l&#8217;Iraq sia particolarmente importante per le proprie strategie regionali e per aggirare le sanzioni americane. I legami commerciali, energetici e politici tra le parti sono molto forti e per molto tempo le autorità iraniane hanno avuto modo di esercitare una considerevole influenza sulla nazione confinante. L&#8217;Iraq ha recentemente siglato con l&#8217;Iran due contratti nell&#8217;ambito dell&#8217;energia elettrica: Teheran si è impegnata a riparare i danni alla rete di distribuzione di Najaf e Kerbala ed a sistemare i trasformatori in tutto il Paese.</p>
<h2>Il complesso futuro dell&#8217;Iraq</h2>
<p>L&#8217;Iraq è segnato da <strong>numerose problematiche</strong>. La pandemia ha avuto il duplice effetto di far crollare i prezzi del greggio sul mercato mondiale e di causare una vera e propria emergenza sanitaria. Il <strong>petrolio</strong> è vitale per lo Stato mediorientale: contribuisce alla formazione del 65 per cento del Prodotto Interno Lordo e costituisce il 94 per cento dell&#8217;export iracheno. Il rischio è  dunque quello di un collasso economico a cui potrebbe aggiungersi quello del tessuto sociale. Il numero di infezioni provocate dal <strong>Covid 19</strong> ha raggiunto quota 177mila mentre almeno 6mila persone hanno perso la vita a causa del morbo. Mancano, però, i kit per effettuare test diagnostici ed i numeri potrebbero essere molto più alti. Sullo sfondo ci sono, poi, le attività dello <strong>Stato Islamico</strong>, che cerca di ricostruirsi una base di potere e di destabilizzare la nazione. Baghdad potrebbe trasformarsi, nel medio termine, in un vero e proprio Stato fallito in grado di destabilizzare l&#8217;intera regione. Gli Stati Uniti, che dispongono di immense risorse, potrebbero essere in grado di formare un&#8217;alleanza stabile con l&#8217;Iraq ma il quadro geopolitico complessivo rischia di impedirglielo. Donald Trump rischia di essere distratto da altre priorità, come il supporto all&#8217;accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti oppure guerra commerciale con Pechino e potrebbe così trascurare l&#8217;Iraq. Non è escluso, dunque, che, in assenza di contromisure, sia proprio Teheran a poter dire l&#8217;ultima parola sui destini dell&#8217;Iraq.  A reagire, in questo caso, potrebbero essere i <strong>civili iracheni</strong> che hanno inscenato, dall&#8217;ottobre del 2019, una serie di manifestazioni contro il sistema politico iracheno, contro il settarismo e dalle matrici anti-americane ed anti-iraniane.</p>
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		<item>
		<title>Chi è Mustafa al-Kadhimi</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mustafa-al-kadhimi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2020 13:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1114" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mustafa Al-Kadhimi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841-300x174.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841-768x445.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841-1024x594.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Iraq ha un nuovo primo ministro: Mustafa al-Kadhimi è entrato in carica dopo che il parlamento del Paese ha approvato un nuovo governo mercoledì scorso, dopo quasi sei mesi di impasse. Il parlamento ha approvato 15 ministri di un potenziale gabinetto di 22 seggi. Cinque candidati sono stati respinti mentre la votazione su due ministri è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mustafa-al-kadhimi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1114" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mustafa Al-Kadhimi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841-300x174.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841-768x445.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/05/Mustafa-Al-Kadhimi-Iraq-La-Presse-e1590238850841-1024x594.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’Iraq ha un nuovo primo ministro: <strong>Mustafa al-Kadhimi</strong> è entrato in carica dopo che il parlamento del Paese ha approvato un nuovo governo mercoledì scorso, dopo quasi sei mesi di <a href="https://it.insideover.com/politica/liraq-non-riesce-a-uscire-dallimpasse-politica.html"><em>impasse</em></a>. Il parlamento ha approvato 15 ministri di un potenziale gabinetto di 22 seggi. Cinque candidati sono stati respinti mentre la votazione su due ministri è stata rinviata, lasciando sette dicasteri ancora vuoti, comprese le posizioni chiave in materia di Petrolio e Affari Esteri.</p>
<p>Due precedenti nominati per il ruolo di primo ministro, Mohammed Tawfiq Allawi e Adnan al-Zurfi, non erano riusciti a ottenere un sostegno sufficiente. Per questo, il presidente <strong>Barham Salih</strong> si era visto costretto a scegliere al-Kadhimi come primo ministro designato il mese scorso, terzo candidato a formare un gabinetto, nel mezzo di feroci <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-ancora-in-fiamme-vittime-e-feriti-nelle-ultime-manifestazioni.html">proteste anti-governative</a>, scoppiate nell’ottobre dello scorso anno.</p>
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