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	<title>Muqtada al Sadr Archives - InsideOver</title>
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	<title>Muqtada al Sadr Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il doppio gioco di Al-Sadr</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-doppio-gioco-di-al-sadr.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 09:59:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Muqtada al Sadr (LaPresse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr-.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr--300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr--768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr--1024x685.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nato nel 1974 da una delle famiglie religiose sciite più importanti del Paese, Muqtada al Sadr diventa negli anni una figura di spicco della politica irachena nonostante lo scarso supporto di cui godeva nei primi anni della sua carriera. Quando Sadr inizia ad affermarsi come leader religioso non ha ancora completato gli studi, per cui la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-doppio-gioco-di-al-sadr.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Muqtada al Sadr (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr-.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr--300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr--768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Muqtada-al-Sadr--1024x685.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nato nel 1974 da una delle famiglie religiose sciite più importanti del Paese, <strong>Muqtada al Sadr</strong> diventa negli anni una figura di spicco della politica irachena nonostante lo scarso supporto di cui godeva nei primi anni della sua carriera. Quando <a href="https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html" target="_blank" rel="noopener">Sadr</a> inizia ad affermarsi come leader religioso non ha ancora completato gli studi, per cui la sua presa tanto sulla popolazione quanto sugli uomini politici iracheni &#8211; e iraniani &#8211; è molto debole. <strong>L’invasione del 2003 degli Stati Uniti però cambia le carte le carte in tavola</strong> e regala ad al-Sadr l’occasione che stava cercando: il religioso si oppone agli Usa e guida la brigata Mahdi, accusata di aver perseguitato durante la guerra civile anche la popolazione irachene sunnita a cui Saddam Hussein apparteneva. Ma il suo successo popolare è anche frutto di una serie di<strong> politiche in favore dei più poveri</strong>, a cui offre gratuitamente istruzione e servizi sanitari. Muqtada riesce così a uscire dall’ombra del padre, il Grande Ayatollah Mohammed Sadeq al-Sadr, e a ritagliarsi un ruolo politico che dura tuttora ma che le proteste stanno mettendo in crisi. Insieme alla sua strategia del doppio gioco.</p>
<h2>Il doppio gioco</h2>
<p>Durante gli anni della guerra civile, al-Sadr è stato il capo della milizia Mahdi, nota per aver commesso atti di violenza contro la componente sunnita della popolazione irachena, ma dopo le elezioni del 2010 il suo approccio nei confronti di questa comunità cambia. Da quel momento, il leader sciita cerca di riavvicinarsi ai sunniti per poter avere contatti non solo nel Governo guidato dal al-Maliki, ma anche all’interno dell’opposizione. Sadr però va oltre le due più note fazioni irachene, <strong>alleandosi anche con i laici e con gli attivisti</strong> che organizzavano le proteste contro quel Governo di cui lo stesso leader sciita fa parte. Il cuore della sua strategia è proprio quello: essere parte dell’élite politica irachena, ma avere abbastanza legami con chi è escluso dall’amministrazione del Paese per poter partecipare alle loro proteste. Non a caso la sua figura è stata sempre rilevante nelle manifestazioni che hanno segnato l’Iraq negli ultimi dieci anni e il suo ruolo <strong>gli ha permesso da una parte di ottenere dei cambiamenti politici a lui favorevoli, dall’altra di porre fine alle proteste</strong> prima che diventassero una seria minaccia all’ordine costituito. Così facendo ha potuto esercitare il proprio controllo tanto sulle manifestazioni, quanto sul Governo decidendo la durata delle prime e ricattando il secondo. Il tutto per ottenere un ruolo di prestigio nella società e nella politica irachena.</p>
<h2>Le proteste di ottobre</h2>
<p>Le proteste che scoppiano in Iraq ad ottobre mettono però in crisi la strategia politica di al-Sadr, che si dimostra inizialmente sospettoso nei confronti di queste manifestazioni senza leader, spontanee e su cui non riesce a imporre immediatamente il proprio controllo.<strong> Il leader sciita parla in favore dei manifestanti soltanto il 25 ottobre</strong>, dopo le prime repressioni da parte del Governo, e offre loro la protezione delle milizie sotto il suo comando. I “blue hats” si installano all’entrata della piazza per monitorare il flusso dei manifestanti e raccogliere così informazioni, oltre che per tenere sotto controllo un movimento che il loro leader non è in grado di controllare.<strong> Anche tra i sostenitori di Sadr si crea però una spaccatura</strong>: molti, soprattutto tra i giovani, sono scesi in piazza come cittadini iracheni desiderosi di un cambiamento polito e sociale, non come sadristi. Un dettaglio che emergerà ancora più evidente dopo l’uccisione del generale Qassem Soleimani e che porterà Sadr a cambiare il suo atteggiamento verso i manifestanti. A gennaio, il religioso <strong>indice una marcia contro gli americani</strong> e chiama a raccolta i suoi. Molti però preferiscono rimanere a presidiare piazza Tahrir, centro nevralgico delle manifestazioni iniziate a ottobre, scatenando la rabbia del leader sciita. Sadr, per tutta risposta, <strong>ritira l’appoggio ai manifestanti, accetta un compromesso politico con gli iraniani</strong> che porta all’elezione come primo ministro di <a href="https://it.insideover.com/politica/il-fronte-di-protesta-iracheno-si-spacca-sulla-nomina-di-allawi.html" target="_blank" rel="noopener">Mohammed Allawi</a> e interviene con la forza contro le proteste. Iniziano così le <strong>prime aggressioni dei “blue hats” contro i manifestanti</strong>, insoddisfatti tra l’altro dalla nomina di Allawi e della continua interferenza iraniana nella politica irachena.</p>
<h2>Il rapporto con l’Iran</h2>
<p>Secondo quanto rivelato da <em>Middle East Eye</em>, <a href="https://it.insideover.com/politica/laccordo-segreto-per-la-nomina-del-premier-iracheno.html" target="_blank" rel="noopener">il nome del nuovo premier iracheno è stato deciso dopo otto settimane di colloqui tra Sadr e Amiri</a> (leader del blocco Fatah) nella città iraniana di Qom, dove il leader sciita si trovava per completare i suoi studi religiosi. A riavvicinare le due parti, che negli anni hanno avuto sempre delle relazioni ben poco stabili, è stata l’uccisione del generale Soleimani e del leader delle PMF al-Muhandis. L’attacco condotto dagli Stati Uniti in territorio iracheno contro una delle più importanti figure iraniane ha portato Sadr e l’Iran a mettere da parte le diversità per <strong>concentrare le forze contro il nemico comune</strong>, gli Usa. Ma l’alleanza con Teheran si indirizza anche contro le proteste. Sadr, come detto, ritira il suo sostegno ai manifestanti e invia le sue milizie a liberare le piazze, ma non è l’unico a usare la violenza contro chi protesta. Come riferito dai media arabi e internazionali,<strong> la repressione è portata avanti anche dalle milizie iraniane</strong>, segno che neanche l’Iran appoggia una riforma strutturale del sistema iracheno. Sadr però non ha rinunciato del tutto alla possibilità di prendere il controllo delle proteste: il 12 febbraio <a href="http://www.xinhuanet.com/english/2020-02/12/c_138775333.htm" target="_blank" rel="noopener">ha annunciato lo scioglimento delle sue milizie</a> e ha invitato i suoi a unirsi nuovamente ai manifestanti senza dichiarare di essere dei sadristi. Ben presto però potrebbe cambiare di nuovo idea e reindirizzare i suoi contro le proteste.</p>
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		<title>L&#8217;accordo segreto per la nomina del premier iracheno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/laccordo-segreto-per-la-nomina-del-premier-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2020 10:45:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[proteste in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, proteste a Baghdad (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659-768x369.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659-1024x492.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le principali piazze dell’Iraq continuano ad essere occupate dai manifestanti che da ottobre chiedono migliori condizioni di vita e un cambiamento politico che porti alla fine della dipendenza del Paese da Stati Uniti e Iran, nonché il superamento del sistema settario in vigore in Iraq dal 2003. Le proteste avevano portato a novembre 2019 alle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/laccordo-segreto-per-la-nomina-del-premier-iracheno.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, proteste a Baghdad (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659-768x369.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-continuano-le-proteste-antigovernative-a-Baghdad-La-Presse-e1580985719659-1024x492.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le principali piazze dell’Iraq<a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/02/iraqi-students-rally-pm-designate-mohammed-allawi-200202174504474.html" target="_blank" rel="noopener"> continuano ad essere occupate dai manifestanti</a> che da ottobre chiedono migliori condizioni di vita e un cambiamento politico che porti alla fine della dipendenza del Paese da Stati Uniti e Iran, nonché il superamento del sistema settario in vigore in <strong>Iraq</strong> dal 2003.</p>
<p>Le proteste avevano portato a novembre 2019 alle dimissioni del primo ministro Mahdi, accusato di essere troppo vicino all’Iran e di rappresentare quel sistema politico contro cui i cittadini sono scesi in strada. Dopo mesi di colloqui, i principali partiti iracheni sono riusciti a trovare un candidato comune per la premiership del Paese, ma la loro scelta non ha soddisfatto le aspettative delle piazze, che hanno quindi deciso di continuare a manifestare. Come primo ministro infatti è stato scelto <a href="https://it.insideover.com/politica/liraq-ha-un-nuovo-governo-ma-continuano-le-proteste.html" target="_blank" rel="noopener">Mohammed Tawfiq Allawi</a>, già ministro delle Comunicazioni nel 2006 e nel 2010, e vicino tramite legami di parentela tanto ad al-Sadr quanto all’ex premier Mahdi. Allawi ha promesso di portare avanti le riforme richieste dalla popolazione, a partire dalla lotta alla corruzione, ma difficilmente riuscirà a mantenere fede alla parola data. La sua investitura, frutto di un accordo segreto tra Sadr e Amiri (leader del blocco Fatah), serve proprio a garantire che nulla in Iraq cambi.</p>
<h2>L’accordo segreto</h2>
<p>Secondo quanto rivelato da <em><a href="https://www.middleeasteye.net/" target="_blank" rel="noopener">Middle East Eye</a></em>, a decidere il nome del nuovo primo ministro sono stati Sadr e Amiri, leader tanto del blocco sciita Fatah quanto della milizia Badr. L’accordo tra i due è stato raggiunto dopo otto settimane di negoziati avvenuti a Qom, in Iran, mettendo così in evidenza l’importanza che tuttora riveste l&#8217;Iran nelle questioni interne dell’Iraq. Sadr e Amiri hanno anche stabilito a tavolino quali saranno i compiti che il nuovo primo ministro dovrà realmente portare a termine: ripristinare il prestigio dello Stato, rendere il Paese nuovamente sicuro, creare le condizioni perché si vada a nuove elezioni nel giro di un anno e integrare le milizie <strong>Hashd al-Shaabi</strong> nell&#8217;esercito. Come confermato a <em>Mee</em> da alcune fonti che hanno partecipato ai negoziati, Allawi “non può aprire nessun fascicolo sulla lotta alla corruzione né prendere decisioni strategiche come la rimozione della truppe straniere dal Paese”. Nella lista dei compiti che Allawi dovrà portare a termine mancano quindi tutte quelle riforme che i manifestanti chiedono da mesi e non a caso le proteste non si sono ancora fermate. È in questo scenario che entra in gioco Sadr: le sue milizie, note anche come “cappelli blu”, hanno il compito di ripristinare l’ordine nel Paese e costringere i manifestanti a tornare alla vita di tutti i giorni. Da settimane giungono infatti notizie di <a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/02/killed-sadr-followers-storm-protest-camp-iraq-200205211840660.html" target="_blank" rel="noopener">aggressioni nelle principali piazze dell’Iraq ai danni di chi ancora protesta contro il governo</a> e portate avanti proprio dai saadristi.</p>
<h2>La posizione di Sadr sulle proteste</h2>
<p>La posizione di Sadr nei confronti dei manifestanti ha subito notevoli cambiamenti nel corso del tempo. Inizialmente il leader sciita esprime <strong>il suo sostegno verso le proteste</strong>, condannando egli stesso il sistema politico iracheno ed esprimendosi in favore della lotta alla corruzione. A gennaio però qualcosa cambia: Sadr ritira il suo appoggio ai manifestanti, costringendo quindi i suoi sostenitori ad abbandonare le proteste. Il passo indietro dura solo alcune settimane, passate le quali chiede ai suoi di ritornare a occupare le piazze e a manifestare contro il Governo di Baghdad. Con la nomina di Allawi a primo ministro la posizione di Sadr cambia per l’ennesima volta. I manifestanti rifiutano la candidatura dell’ex ministro delle Comunicazioni e il leader sciita richiama i suoi, passando inoltre all’azione: le milizie sotto il suo comando iniziano ad attaccare i manifestanti e a distruggere le strutture da loro erette nelle piazze e nelle strade. Come prevede l’accordo siglato tra lui e Amani.</p>
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		<title>Le milizie sciite guidano le proteste in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-milizie-sciite-guidano-le-proteste-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 07:21:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[proteste in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Iraq (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una nuova ondata di protesta sta per scuotere l&#8217;Iraq. Questa volta, tuttavia, non si tratta delle manifestazioni antigovernative che da mesi occupano le strade del Paese. Per oggi, venerdì 24 gennaio, Muqtada Al Sadr &#8211; leader del movimento sadrista &#8211; ha indetto a Baghdad la &#8220;Marcia di un milione&#8220;, che sarà sostenuta anche dalle milizie &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-milizie-sciite-guidano-le-proteste-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="696" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Iraq (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-300x109.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-768x278.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Proteste-in-Iraq-2-e1579850563476-1024x371.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una nuova ondata di protesta sta per scuotere l&#8217;<strong>Iraq</strong>. Questa volta, tuttavia, non si tratta delle manifestazioni antigovernative che da mesi occupano le strade del Paese. Per oggi, venerdì 24 gennaio, Muqtada Al Sadr &#8211; leader del movimento sadrista &#8211; ha indetto a Baghdad la &#8220;<a href="https://www.reuters.com/article/us-usa-iran-iraq/soleimani-killing-adds-dangerous-new-dimension-to-iraq-unrest-idUSKBN1ZL28K">Marcia di un milione</a>&#8220;, che sarà sostenuta anche dalle milizie sciite legate all&#8217;Iran.</p>
<h2>Le manifestazioni antigovernative</h2>
<p>Il primo ottobre scorso, i giovani iracheni sono insorti contro il malgoverno e la corruzione dell&#8217;élite al potere, incapace &#8211; a detta dei manifestanti &#8211; di garantire alla popolazione i <strong>servizi di base</strong> e di combattere l&#8217;alto tasso di <strong>disoccupazione</strong>. Altro motivo di malcontento che ha guidato le proteste è stato l&#8217;ingerenza estera nel Paese, rappresentata dalla presenza di truppe straniere, in particolare soldati statunitensi e milizie sciite.</p>
<p>A nulla sono valse le dimissioni (30 novembre) del primo ministro iracheno,<strong> Adel Abdul Mahdi</strong>, che rimarrà alla guida dell&#8217;Iraq fino alla nomina di un successore. Il popolo iracheno ha continuato a manifestare chiedendo a gran voce l&#8217;allontanamento di tutto l&#8217;establishment politico, come preludio di un vero e proprio rovesciamento del sistema in vigore dal 2003.</p>
<h2>La &#8220;Marcia di un milione&#8221;</h2>
<p>Oggi, tuttavia, le cose sono diverse. La nuova marcia indetta da Al Sadr, infatti, si configura come una sorta di manifestazione parallela, indipendente da quella dei giovani iracheni. A essere chiamati in piazza, questa volta, sono i sostenitori delle milizie sciite, mobilitati con il duplice scopo di forzare gli Stati Uniti a ritirare le truppe dall&#8217;Iraq e di eclissare le proteste antigovernative che minacciano il loro potere nel Paese.</p>
<p>Le proteste antigovernative degli ultimi mesi, infatti, non si sono scagliate soltanto contro il malgoverno della classe al potere, ma anche contro l&#8217;<a href="https://www.bbc.com/news/world-middle-east-50595212">influenza dell&#8217;Iran</a> negli affari interni del Paese, rischiando di minare il ruolo delle milizie e dei leader politici sciiti.</p>
<h2>Contro gli Stati Uniti</h2>
<p>Al centro delle tensioni potrebbero trovarsi ancora una volta gli Stati Uniti. Focalizzandosi sul &#8220;nemico americano&#8221;, si teme, infatti, che i manifestanti assaltino l&#8217;ambasciata statunitense a Baghdad &#8211; rappresentanza del potere di Washington nel Paese &#8211; per la <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-stanno-perdendo-terreno-in-iraq.html">seconda volta</a> nel giro di un mese.</p>
<p>Già il 31 dicembre scorso, infatti, in seguito ai raid americaniste avevano colpito tre basi delle Kataib Hezbollah &#8211; un gruppo paramilitare iracheno sciita sostenuto dall&#8217;Iran e addestrato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-partito-di-dio-storia-e-futuro-di-hezbollah.html" target="_blank" rel="noopener">Hezbollah</a> -, centinaia di manifestanti, fomentati dalle milizie sciite, si erano scagliati contro l&#8217;ambasciata Usa a Baghdad, in un gesto estremo di protesta contro l'&#8221;ingerenza americana&#8221; nel Paese.</p>
<p>A peggiorare la situazione, il recente incontro bilaterale tra il presidente iracheno, Barham Salih, a margine del Forum economico mondiale di Davos (22 gennaio). La decisione condivisa dai due capi di Stato di consolidare la partnership militare ed economica tra Baghdad e Washington, infatti, potrebbe amplificare la protesta contro la permanenza delle truppe statunitensi in Iraq.</p>
<div id="gallery_254884" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_254884 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936276_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936276_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936277_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936277_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936278_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936278_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936279_small-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936279_small-1-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936280_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936280_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936281_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936281_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936282_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936282_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936283_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936283_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936284_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936284_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936285_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936285_small-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936286_small.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/10936286_small-150x150.jpg","subHtml":""}];</script>
<p>In un video pubblicato dopo il meeting di Davos, il leader della <a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/01/iraqi-shia-armed-groups-condemn-salih-trump-meeting-200122165314447.html">Rete Khazali</a> &#8211; un gruppo paramilitare sciita iracheno -, Qais Al Khazali, ha esortato il popolo iracheno a unirsi alla marcia e ha ammonito gli Stati Uniti sulle conseguenze che ci saranno qualora decidano di &#8220;continuare a ignorare la volontà politica e pubblica dell&#8217;Iraq di espellere le truppe americane&#8221;.</p>
<p>Stesso messaggio da parte di Nasser Al Shammari, vice segretario generale del movimento iracheno Harakat Hezbollah Al Nujaba: &#8220;Ci aspettiamo un&#8217;affluenza senza precedenti. Riaccenderà la fiamma della resistenza, che non si spegnerà fino a quando non li avremo espulsi tutti dall&#8217;Iraq&#8221;.</p>
<p>Una rara unione tra i gruppi sciiti presenti in Iraq, che si è già verificata una volta dopo l&#8217;uccisione del generale iraniano <a href="https://it.insideover.com/guerra/misteri-morte-soleimani.html" target="_blank" rel="noopener">Qassem Soleimani</a> per mano americana (3 gennaio) e che, in un momento così delicato per il Paese, potrebbe precipitare l&#8217;Iraq nel caos dello scontro tra Stati Uniti e Iran.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-milizie-sciite-guidano-le-proteste-in-iraq.html">Le milizie sciite guidano le proteste in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Iraq divampa la protesta: imposto il coprifuoco</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/in-iraq-divampa-la-protesta-imposto-il-coprifuoco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 06:45:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[proteste in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="701" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, coprifuoco contro proteste" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137-1024x479.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;impressione è che in Iraq si stia giungendo ad un vero e proprio punto di non ritorno, con le autorità che provano a trovare soluzioni frettolose ma non definitive. E se in Libano il tenore delle proteste grossomodo è sempre rimasto pacifico, a Baghdad e nelle altre città irachene invece si è giunti nelle scorse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/in-iraq-divampa-la-protesta-imposto-il-coprifuoco.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="701" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq, coprifuoco contro proteste" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Iraq-proteste-La-Presse-e1572288201137-1024x479.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;impressione è che in <strong>Iraq</strong> si stia giungendo ad un vero e proprio punto di non ritorno, con le autorità che provano a trovare soluzioni frettolose ma non definitive. E se in Libano il tenore delle proteste grossomodo è sempre rimasto pacifico, a <strong>Baghdad</strong> e nelle altre città irachene invece si è giunti <a href="https://www.lastampa.it/esteri/2019/10/28/news/iraq-l-esercito-proclama-il-coprifuoco-per-fermare-la-rivolta-1.37801093">nelle scorse ore all&#8217;imposizione anche di un coprifuoco</a>. Segno di una situazione che sta sfuggendo di mano, mentre intanto cresce il tragico conteggio dei morti.</p>
<h2>Le ultime mosse del parlamento</h2>
<p>Il governo guidato dal premier Mahdi sta provando ad attuare alcune contromisure volte a dare dimostrazione ai manifestanti di andare incontro alle loro richieste. Ma si sta trattando di fatto di tentativi goffi, oltre che tardivi. Ad esempio, nelle scorse ore è stato approvato il <strong>taglio</strong> per i privilegi per le prime tre cariche dello Stato, ossia presidente della Repubblica, primo ministro e presidente del parlamento. Allo stesso tempo, è stata varata una nuova commissione volta a riformare la <strong>costituzione</strong>. Si cerca di dare, in fretta e furia, una parvenza di riavvicinamento della classe politica nazionale alle istanze della popolazione.</p>
<p>Il problema però è che tali mosse stanno apparendo tardive agli occhi dei manifestanti, alla stregua di contentini da elargire senza però che nel concreto vi sia la volontà di cambiare le cose. E dal canto suo, il leader sciita <strong>Moqtad Al Sadr</strong> ha più volte chiesto lo scioglimento del parlamento e la proclamazione di nuove elezioni. Lo ha fatto fino a questo lunedì, intervistato dalla tv <em>Al Arabiya</em>. É proprio lui l&#8217;ago della bilancia dell&#8217;attuale situazione: <a href="https://it.insideover.com/guerra/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq.html">a capo di una coalizione sciita</a> formata assieme al Partito Comunista <a href="https://it.insideover.com/guerra/tutti-gli-insuccessi-degli-stati-uniti-iraq.html">che nel 2018 ha ottenuto la maggioranza relativa alle elezioni</a>, Al Sadr ha sposato le richieste dei manifestanti e grazie al potere che ha anche all&#8217;interno del parlamento sta provando a dare un indirizzo alla crisi.</p>
<p>Secondo quello che fino a dieci anni fa era il leader sciita più temuto dagli americani, ma adesso inviso anche a Teheran, occorre subito dare un taglio con l&#8217;attuale governo e parlamento. La tesi di Al Sadr è che, per via dello stallo politico e della corruzione venutasi a creare nel paese, l&#8217;attuale classe dirigente non può dare risposte ai cittadini.</p>
<h2>Cresce il numero dei manifestanti uccisi</h2>
<p>Le proteste sono divampate nelle scorse settimane: ancora una volta,<a href="https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-e-alta-tensione-scontri-e-rabbia-a-bassora.html"> come accaduto già nell&#8217;estate del 2018</a>, il malcontento è partito dalle zone meridionali dell&#8217;Iraq. Si tratta di quelle a maggioranza <strong>sciita</strong>, in cui risiede la gran parte della comunità che rappresenta a sua volta l&#8217;entità religiosa più rappresentativa del paese. Da quando è stata introdotta la nuova costituzione, agli sciiti spetta la nomina del premier. Eppure è proprio da qui che puntualmente partono le proteste che incendiano poi anche le altre città, arrivando fino alla capitale. Questo perché, nonostante al sud risiedano i cittadini appartenenti alla comunità religiosa più rappresentativa e rappresentata, la situazione è considerata a livello economico e social quasi al collasso: servizi basilari non sempre erogati, sistema sanitario carente, mancanza di lavoro sono solo alcuni dei problemi che attanagliano l&#8217;Iraq meridionale. Ed anche tutti gli altri cittadini di altre confessioni, si riconoscono nei disagi vissuti a Bassora come a Najaf e nella stessa Baghdad.</p>
<p>Da qui la crescita del <strong>malcontento</strong> sfociato poi in proteste molto violente. Manifestazioni peraltro represse da parte del governo, con le forze dell&#8217;ordine che soprattutto nella capitale hanno usato il pugno di ferro su ordine dello stesso governo che ora cerca frettolosamente di rimediare. Sono però già più di 149 i civili uccisi dall&#8217;inizio del mese di ottobre, come riferisce l&#8217;<em>Agi</em>, anche nelle ultime ore nella sola Baghdad si contano cinque manifestanti rimasti uccisi negli scontri. Come estrema misura di sicurezza, da mezzanotte scatterà il coprifuoco di sei ore, valevole per gli orari notturni, nella capitale. Una mossa che però rischia di far crescere ulteriormente la tensione.</p>
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		<title>L&#8217;Iraq ha un nuovo presidente (e tra poco anche un governo)</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-si-avanza-verso-la-formazione-di-un-nuovo-governo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2018 08:36:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prende un&#8217;improvvisa ed un&#8217;inaspettata piega verso la sua risoluzione la crisi politica in corso in Iraq dal 12 maggio scorso, da quando cioè il Paese si è recato alle urne per eleggere il nuovo parlamento. Dopo mesi di trattative e contrattazioni, oltre che tensioni dovute sia alle mai del tutto sconfitte sacche dell&#8217;Isis e sia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-si-avanza-verso-la-formazione-di-un-nuovo-governo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-si-avanza-verso-la-formazione-di-un-nuovo-governo.html">L&#8217;Iraq ha un nuovo presidente (e tra poco anche un governo)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8595469-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Prende un&#8217;improvvisa ed un&#8217;inaspettata piega verso la sua risoluzione la crisi politica in corso in Iraq dal 12 maggio scorso, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-vince-moqtada-al-sadr/">da quando cioè il Paese si è recato alle urne</a> per eleggere il nuovo parlamento. Dopo mesi di trattative e contrattazioni, oltre che tensioni dovute sia alle mai del tutto sconfitte sacche dell&#8217;Isis e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/in-iraq-e-alta-tensione-scontri-e-rabbia-a-bassora/">sia ad un clima sociale ed economico decisamente difficile</a>, adesso pare che a Baghdad tutto sia pronto per la fumata bianca.</p>
<p>L&#8217;Iraq ha un nuovo presidente</p>
<p>Nulla può dirsi scontato in Iraq, per cui anche se il nuovo capo di Stato risulta essere la figura eleggibile con meno &#8220;sorprese&#8221; rispetto a quelle dell&#8217;esecutivo, a Baghdad in tanti da settimane sono pronti a scommettere su un flop delle votazioni. Il presidente della repubblica è una figura rappresentativa nella costituzione approvata nel 2005 e, per legge,<strong> il ruolo deve essere affidato ad un esponente curdo</strong>. Ad eleggere il capo dello Stato è il parlamento il quale, dopo l&#8217;insediamento a seguito della convalida dei risultati del 12 maggio scorso, ha fissato per il 2 ottobre la seduta utile per le votazioni presidenziali. Tradizionalmente il presidente viene scelto tra i membri del partito curdo denominato <strong>Puk</strong>, ossia il rivale del Pdk di Barzani. Pur tuttavia anche quest&#8217;ultima formazione politica ha presentato un proprio candidato, circostanza questa che ha fatto credere a molti un possibile ennesimo impasse anche per l&#8217;elezione del presidente. </p>
<p>Alla seconda votazione però, grazie a 219 preferenze, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2018-10/iraq-nuovo-presidente-barham-salih.html">il candidato del Puk è riuscito a spuntarla</a>. Dunque il nuovo capo di Stato iracheno è <strong>Barham Saleh</strong>. Curdo nativo di Sulaymaniyya, feudo del Puk e della famiglia dell&#8217;ex presidente Talabani, Saleh ha 58 anni ed è tornato in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein. Prima infatti, il neo presidente risulta essere in esilio a Londra in quanto entrato già da giovane in contrapposizione con il partito Baath. Dal 2009 al 2012 Saleh è stato capo del governo della regione autonoma del Kurdistan, adesso per lui arriva il compito di presidente. Il candidato del Pdk a lui contrapposto, Fuad Hussein, non è riuscito a fare breccia tra i partiti sciiti. </p>
<p>L&#8217;incarico di primo ministro affidato ad Adel Abdul Mahdi</p>
<p>Per garantire rappresentanza a tutte e tre le principali componenti dell&#8217;Iraq, ossia sciiti, curdi e sunniti, se la carica di presidente spetta ad un curdo, quella di &#8220;speaker&#8221; del parlamento deve andare ad un esponente sunnita. Ma l&#8217;incarico principale, ossia quello di primo ministro e guida dell&#8217;esecutivo, <strong>dal 2005 va ad un esponente sciita</strong>. Il neo capo di Stato Saleh, anche se ha 15 giorni di tempo per affidare l&#8217;incarico di premier, non ha voluto perdere tempo: il designato è <strong>Adel Abdul Mahdi</strong>. Sciita per l&#8217;appunto, la sua figura emerge quasi all&#8217;improvviso, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5bb4cd5c106e96.54846402/2111783/2018-10-03/iraq-il-profilo-del-premier-designato-adel-abdul-mahdi/linked">così come repentino appare essere l&#8217;incarico affidato dal presidente</a>. In pochi si aspettavano uno sblocco così veloce della crisi politica. Mahdi adesso ha trenta giorni di tempo per presentare la lista dei ministri al presidente e ricevere ufficialmente l&#8217;incarico di primo ministro, diversamente si cercherà un&#8217;altra figura. </p>
<p><strong>Ma questa volta il governo sembrerebbe davvero in procinto di nascere</strong>. Mai dalla caduta di Saddam Hussein è intercorso un lasso di tempo inferiore alle 24 ore tra l&#8217;elezione di un nuovo presidente e l&#8217;incarico ad un primo ministro. Segno evidentemente che l&#8217;equilibrio tra le forze politiche a Baghdad è stato trovato. Mahdi è nato nel 1942 e proviene da una famiglia impegnata da sempre in politica. Suo padre infatti ha ricevuto diversi incarichi da Re Faisal, il monarca poi deposto a favore della nascita della repubblica. Il percorso politico di Mahdi appare contrassegnato da diversi orientamenti: se infatti risulta iscritto al partito Baath negli anni &#8217;60, condividendone i propositi di laicizzazione e modernizzazione del paese, successivamente il nuovo premier incaricato va in esilio a Parigi proprio perchè in contrasto con il partito di Saddam. Studia economia e sembrerebbe avere simpatie per le idee marxiste, tanto da iscriversi (sempre in esilio) al<strong> Partito Comunista Iracheno</strong>. </p>
<p>La rivoluzione Khomeinista affascina Mahdi e, nonostante l&#8217;adesione alla dottrina del marxismo, decide di appoggiare la nascita della teocrazia sciita a Teheran nel 1979. Si trova proprio in Iran negli anni &#8217;90, quando prende l&#8217;incarico di rappresentante nel paese di Khomeini dell&#8217;Isci, ossia il <strong>Supremo consiglio islamico iracheno</strong>. Caduto Saddam, Mahdi torna in Iraq e ricopre diversi incarichi nei vari governi succedutisi in questo periodo. Fino al 2016 è ministro del petrolio del governo Al Abadi, prima di rassegnare le dimissioni. La sua figura è la perfetta convergenza tra <a href="http://www.occhidellaguerra.it/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq/">Moqtada Al Sadr</a> ed il movimento filo iraniano <strong>Fatah</strong>, i due principali partiti sciiti che hanno vinto le elezioni. Al Sadr infatti ha portato avanti una lista assieme al Partito Comunista, ex partito del premier designato, Fatah è legato all&#8217;Iran e dell&#8217;Iran è profondo conoscitore lo stesso Mahdi. In più la sua carriera da ministro lo presenta come un &#8220;moderato&#8221; ed affidabile, anche se non sono mancate polemiche sul suo operato alcuni anni fa. </p>
<p>Baghdad potrebbe nuovamente guardare verso Teheran</p>
<p>Subito dopo il 12 maggio l&#8217;impressione nella capitale irachena è quella di un&#8217;impossibilità di accordo tra i due principali partiti sciiti. Accomunati dalla critica alla classe dirigente attuale e dal contrasto alla corruzione, il movimento di Al Sadr e quello nato dalle milizie sciite anti Isis sono distanti sulla politica estera. Al Sadr nel 2017 si è recato in Arabia Saudita, segno di un graduale distaccamento dall&#8217;Iran. Le milizie anti Isis sono invece il braccio di Teheran sull&#8217;Iraq, esse vengono pagate ed armate dal governo iraniano. Se dunque Al Sadr chiede la fine delle presunte ingerenze iraniane, Fatah appare come coalizione collegata all&#8217;Iran. Ecco perchè in molti pensano ad un accordo tra Al Sadr ed il premier uscente Al Abadi, con quest&#8217;ultimo fautore di una politica equidistante da Arabia Saudita ed Iran. </p>
<p>Per di più nel sud dell&#8217;Iraq l&#8217;estate appare caratterizzata da proteste spesso degenerate in slogan anti Teheran, come dimostra l&#8217;assalto del consolato iraniano a Bassora del mese scorso. Invece le carte sembrano essersi improvvisamente rimescolate. Il movimento di Al Sadr e quelle delle ex milizie sciite convergono su alcuni punti e <strong>riescono a stringere in pochi giorni l&#8217;accordo</strong>. A convincere Al Sadr ad attuare una svolta in tal senso, sarebbe stato un suo recente viaggio in <strong>Libano</strong>. La sua famiglia ha origini nel paese dei cedri, lì avrebbe incontrato anche il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Trovata l&#8217;intesa sul nome di Mahdi, adesso nei prossimi giorni il nuovo esecutivo iracheno potrebbe vedere definitivamente la luce. Ma è chiaro che, se l&#8217;operazione va in porto, il governo di Baghdad potrebbe nuovamente vedere nell&#8217;Iran un importante punto di riferimento. Dalla caduta di Saddam, Teheran ha trovato importanti sponde in un Iraq governato da liste sciite anche se, durante l&#8217;ultima campagna elettorale, le intenzioni di molti stessi candidati sciiti sembravano orientate quanto meno ad un &#8220;raffreddamento&#8221; dell&#8217;alleanza con l&#8217;Iran. </p>
<p>A prescindere da chi guiderà l&#8217;esecutivo, <strong>il prossimo governo dovrà affrontare una situazione allo stremo</strong>: nel nord non è iniziata la ricostruzione post Isis, nel sud mancano i servizi più elementari. L&#8217;insofferenza della popolazione è la prima sfida del prossimo primo ministro. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-si-avanza-verso-la-formazione-di-un-nuovo-governo.html">L&#8217;Iraq ha un nuovo presidente (e tra poco anche un governo)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>In Iraq è alta tensione: scontri e rabbia a Bassora</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-e-alta-tensione-scontri-e-rabbia-a-bassora.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2018 07:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="945" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nell&#8217;Iraq post Saddam Hussein è spesso sembrata un &#8220;porto sicuro&#8221;, quasi una nicchia di stabilità e sicurezza all&#8217;interno dell&#8217;infuocato contesto iracheno. Il riferimento è a Bassora, seconda città del paese e capitale culturale per gli sciiti iracheni, nonché metropoli a pochi passi dall&#8217;unico sbocco a mare dell&#8217;Iraq. Un centro quindi di vitale importanza politica ed &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-e-alta-tensione-scontri-e-rabbia-a-bassora.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/in-iraq-e-alta-tensione-scontri-e-rabbia-a-bassora.html">In Iraq è alta tensione: scontri e rabbia a Bassora</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="945" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8248427-1024x691.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Nell&#8217;Iraq post <strong>Saddam Hussein</strong> è spesso sembrata un &#8220;porto sicuro&#8221;, quasi una nicchia di stabilità e sicurezza all&#8217;interno dell&#8217;infuocato contesto iracheno. Il riferimento è a Bassora, seconda città del paese e capitale culturale per gli sciiti iracheni, nonché metropoli a pochi passi dall&#8217;unico sbocco a mare dell&#8217;Iraq. <strong>Un centro quindi di vitale importanza politica ed economica</strong>, che è sempre apparso distante negli ultimi anni da Baghdad. La capitale infatti, è crocevia di guerre, attentati e tensioni che caratterizzano l&#8217;Iraq dopo la guerra del 2003: al contrario, Bassora rappresenta (o, per meglio dire, rappresentava) uno spiraglio tranquillo grazie soprattutto al fatto che essa è il riferimento della maggioranza sciita salita al potere. Ma adesso la situazione appare completamente diversa. </p>
<p>Le prime proteste di luglio</p>
<p>Che in Iraq c&#8217;è malcontento non è un mistero e non serve molto a comprenderne i motivi:<strong> l&#8217;Isis ha imperversato nel paese dal 2014 fino a pochi mesi fa</strong>, arrivando a conquistare anche Mosul e costringendo il paese ad una nuova guerra. Non solo: a nord i curdi reclamano l&#8217;indipendenza, a Baghdad si protesta per avere maggiore sicurezza e, in generale, in tutto l&#8217;Iraq si chiede a gran voce una migliore qualità della vita. E così l&#8217;elettorato<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-vince-moqtada-al-sadr/"> nelle elezioni generali di maggio </a>ha dato ragione clamorosamente alla lista di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq/">Muqtada Al Sadr</a>, leader religioso sciita che invoca una pacifica rivoluzione anti sistema e che, per far questo, si è addirittura alleato con il partito comunista. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/prove-di-governo-di-coalizione-in-iraq/">Ma il nuovo governo fatica a vedere la luce</a>, la classe politica irachena appare in balia dei veti incrociati e rispecchia le divisioni settare del paese. </p>

<p>Per tal motivo, finita la guerra contro l&#8217;Isis, l&#8217;insofferenza nel sud del paese si è palesata questa estate <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilpost.it/2018/07/16/proteste-sud-iraq-basra/">con gravi scontri in tutte le città a maggioranza sciita</a>. Da <strong>Najaf</strong> fino a <strong>Nassirya</strong>, da <strong>Kerbala</strong> fin per l&#8217;appunto a Bassora: la maggioranza sciita irachena, dopo aver pazientemente aspettato l&#8217;evolversi della guerra al califfato, ha iniziato a reclamare migliori condizioni di vita. </p>
<p>Esplode la protesta a Bassora</p>
<p>Se durante l&#8217;estate la situazione si è placata, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.lastampa.it/2018/09/07/esteri/iraq-la-rivolta-dilaga-bassora-in-fiamme-rlMHw71RDrzpfjfN6bQoUM/pagina.html">già ad inizio settembre sono ricominciate le manifestazioni</a>. E questa volta il tutto sembra essersi concentrato proprio su Bassora, lì dove migliaia di cittadini nei giorni scorsi hanno messo a ferro e fuoco la città. <strong>Auto incendiate, spazzatura usata per fare barricate, pietre contro agenti di Polizia</strong> ed assalto alle sedi governative: ecco lo scenario di Bassora al termine della scorsa settimana. Ad essere preso di mira è stato anche il<strong> consolato iraniano</strong>: Teheran, che dopo la deposizione di Saddam Hussein è diventata partner dei governi sciiti succedutisi nell&#8217;ultimo decennio, adesso viene percepita come potenza regionale che interferisce sugli affari interni. Ecco il motivo per il quale c&#8217;è chi intravede più di una &#8220;mano&#8221; di Al Sadr nelle proteste. Il leader sciita ha impostato un&#8217;intera campagna elettorale contro la classe politica attuale, considerata troppo vicina all&#8217;Iran, e contro il governo di Teheran. </p>

<p>Gli assalti alle sedi governative ed al consolato iraniano, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5b93e73fe66ef2.75139185/2059475/2018-09-08/iraq-autorita-impongono-coprifuoco-a-bassora/linked">hanno fatto propendere le autorità verso la decisione di imporre il coprifuoco in tutta Bassora</a>. La metropoli irachena a maggioranza sciita ha assunto quindi per alcuni giorni un aspetto spettrale, con soltanto le auto della Polizia autorizzate a circolare di sera per le strade. Ma a Bassora sono arrivate nei giorni scorsi anche le forze speciali e l&#8217;esercito, per il timore che la situazione potesse in qualche modo ugualmente degenerare. Per il momento è da registrare, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2018/09/09/iraq-calma-a-bassora-tolto-coprifuoco_676c8d88-74cf-4fb7-8941-fa9d2d0e834b.html">così come riporta l&#8217;Ansa</a>, una calma apparente ma sopratutto surreale. Nella giornata di lunedì in città <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2018/09/10/iraq-abadi-a-bassora-dopo-disordini_6f28fa94-e253-4fac-a643-e42815e95c2d.html">è arrivato anche il premier Al Abadi</a>, il quale ha voluto rassicurare circa l&#8217;attenzione del suo governo di quello che dovrebbe nascere nei prossimi mesi per Bassora. Intanto in città si fa anche la conta dei morti: 15 in totale dall&#8217;inizio delle nuove tensioni. </p>
<p>Mancano molti servizi essenziali</p>
<p>La rabbia della popolazione non è soltanto contro l&#8217;elevata presunta corruzione della classe politica e contro lo stallo che, da maggio ad oggi come prevedibile, sta comportando notevoli disagi all&#8217;intero Iraq. Si protesta contro condizioni di vita sempre più difficili,<a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2060487/2018-09-10/energia-iraq-esportazioni-a-livelli-record-nonostante-manifestazioni-a-bassora"> nonostante un certo aumento delle esportazioni di greggio</a> e degli investimenti sul petrolio. Le tante aziende straniere che operano proprio nella provincia di Bassora, non sembrano dare benefici specifici ad una popolazione che invece, quasi paradossalmente, è costretta a vivere con il razionamento della fornitura di energia. Tra debiti contratti dal governo con fornitori stranieri ed altre problematiche di tipo infrastrutturale, a Bassora <strong>luce ed energia elettrica vengono razionate</strong> e non assicurate per diverse ore al giorno. Questo sta comportando anche il mancato funzionamento di molte centrali di depurazione dell&#8217;acqua <strong>ed oggi anche l&#8217;accesso ad acqua potabile non è scontato.</strong></p>

<p>Si calcola che almeno 17.000 cittadini della provincia di Bassora si sono recati negli ospedali della zona presentando sintomi di infezioni causate dall&#8217;aver ingerito acqua non potabile.<strong> Ma anche gli ospedali funzionano a singhiozzo</strong>: molti medici, per carenza di fondi, non ricevono stipendi da mesi e con le attrezzature ci si arrangia come si può. Mai forse, nemmeno durante le guerre degli anni passati, la situazione è arrivata ad essere così tragica e preoccupante. </p>
<p>In un Iraq dove lo spauracchio dell&#8217;Isis appare calato, adesso emergono tutte le ferite causate da 15 anni di conflitto tra invasione americana, guerra civile del 2007 e per l&#8217;appunto lotta all&#8217;Isis. <strong>E le ferite emerse fanno molto male</strong>: la popolazione è allo stremo, vi è inoltre molta rabbia in quanto nessuno, a Bassora come a Baghdad e Mosul, vede spiragli di speranza nel prossimo futuro. E l&#8217;Iraq, la cui unità nazionale è stata spesso messa in discussione nel dopo Saddam, adesso rischia di spezzarsi per via di una classe politica che non riesce a migliorare le condizioni di vita della popolazione. </p>
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		<title>L&#8217;Iraq è in un vicolo cieco: prove di governo di coalizione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/prove-di-governo-di-coalizione-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Sep 2018 07:50:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La nuova fase della vita politica irachena è ufficialmente partita, ma almeno per il momento appare molto difficile la formazione di un nuovo governo. Il 20 agosto scorso Ilyad Al Samouk, portavoce della Corte Suprema federale dell&#8217;Iraq, ha comunicato la fine del lavoro dell&#8217;organo principale di giustizia nel Paese: i risultati delle elezioni dello scorso 12 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/prove-di-governo-di-coalizione-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_8106412-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La nuova fase della vita politica irachena è ufficialmente partita, ma almeno per il momento appare molto difficile la formazione di un <strong>nuovo governo</strong>. Il 20 agosto scorso Ilyad Al Samouk, portavoce della Corte Suprema federale dell&#8217;<strong>Iraq</strong>, ha comunicato la fine del lavoro dell&#8217;organo principale di giustizia nel Paese: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/0/2036758/2018-08-20/iraq-premier-abadi-forma-alleanza-per-formare-governo">i risultati delle elezioni dello scorso 12 maggio</a> sono confermati e convalidati. Sono dovuti passare esattamente tre mesi prima del disco verde definitivo sui risultati e questo per via di diversi reclami. In particolare, diverse liste hanno contestato il nuovo sistema di conteggio elettronico e si è dovuto procedere con il riconteggio manuale delle schede. Adesso i nuovi eletti hanno 90 giorni di tempo per fissare la <strong>prima riunione della nuova legislatura</strong>. </p>
<p>Un&#8217;unica certezza: sarà governo di coalizione</p>
<p>I risultati ufficializzati dalla Corte Suprema irachena sono gli stessi resi noti già nei giorni immediatamente successivi alle elezioni. A fronte di una bassa affluenza fermatasi al 44%, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-vince-moqtada-al-sadr/">la coalizione uscita vincitrice è quella di Moqtad Al Sadr</a>. Si tratta di un&#8217;inedita formazione che raggruppa <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq/">lo storico leader sciita</a> con il <strong>Partito comunista</strong> e che manda avanti un programma anti corruzione, con forti critiche all&#8217;operato degli uscenti esecutivi. Alle spalle di Al Sadr, si è piazzata la <strong>coalizione sciita filo iraniana</strong> e collegata alle milizie sciite che hanno combattuto l&#8217;Isis dal 2014 al 2017. Poi scorrendo si trova la formazione del premier uscente Al Abadi, quella dell&#8217;ex premier Al Maliki, poi ancora i curdi di Barzani ed i sunniti laici di un altro ex primo ministro, Ayad Allawi. In tutto sono circa una decina le coalizioni entrate nel nuovo parlamento, considerando altre formazioni curde, sciite moderate e sunnite. Appare ben evidente come, numeri alla mano e prima di ogni valutazione di natura politica, il prossimo sarà un governo di coalizione. Nessuno ha i numeri per formare da solo un esecutivo, ciò provoca non pochi timori circa i tempi di entrata in carica del futuro gabinetto di governo iracheno. </p>
<p>L&#8217;attivismo di Al Abadi</p>
<p>Per adesso il leader politico più dinamico appare, quasi paradossalmente, quello uscito maggiormente ridimensionato dalle recenti elezioni: il premier Al Abadi. Leader di una formazione politica sciita definita moderata, distaccatosi gradualmente dalle posizioni del predecessore Al Maliki tanto da aver fondato un nuovo partito, è proprio la sua nomea di<strong> moderato</strong> a fare di Al Abadi un potenziale successore di sé stesso. Come riporta <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/0/2036758/2018-08-20/iraq-premier-abadi-forma-alleanza-per-formare-governo">AgenziaNova</a></em>, nei giorni scorsi a Baghdad il premier ha incontrato diversi leader politici al fine di individuare la giusta coalizione di governo. </p>
<p>È lo stesso Al Abadi ad aver intavolato le trattative ed a dirigere le operazioni. Gli incontri più importanti sono stati con i due leader sciiti a lui più vicini: Moqtad Al Sadr, vincitore della maggioranza relativa, ed Ammar al Hakim. In realtà la lista di Al Sadr è nata proprio in contrapposizione all&#8217;attuale esecutivo, ma tra il leader sciita ed il premier uscente la sintonia è data dalla posizione in politica estera. Entrambi sono contrari ad un&#8217;<strong>eccessiva influenza dell&#8217;Iran</strong>, con Al Abadi fautore della politica di equidistanza tra Teheran e Washington ed Al Sadr, dal canto suo, addirittura molto vicino all&#8217;Arabia Saudita. Anche con Al Hakim si riscontrano maggiori sintonie in politica estera: la sua coalizione ha ottenuto pochi seggi ma potrebbe comunque essere decisiva per avere l&#8217;appoggio degli sciiti più moderati. </p>

<p>Ma Al Abadi ha incontrato anche leader non sciiti. Spicca, in particolare, la riunione tenuta con Allawi e la sua lista di sunniti laici e moderati. Potrebbe sorgere di fatto un esecutivo a spinta sciita, ma con una matrice religiosa e settaria meno accentuata rispetto alle ultime compagini governative. Del resto, la diminuzione di partiti islamisti e l&#8217;unione di molti movimenti religiosi con partiti laici (<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/la-strana-vigilia-del-voto-iraq/">come ad esempio la coalizione di Al Sadr con i comunisti</a>) indicano come il paese potrebbe essere pronto a ritrovare una politica più propensa alla rappresentanza nazionale che settaria. L&#8217;attivismo di Al Abadi lo si può riscontrare anche in <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2018/08/31/iraqabadi-rimuove-consigliere-filo-iran_d4bae88d-c9a1-428b-866f-cad69ee96d8f.html">una notizia divulgata dallo stesso governo iracheno nell&#8217;ultimo giorno di agosto</a>: Faleh al Fayyad, consigliere della sicurezza nazionale, è stato rimosso. </p>
<p>Al Fayyad, oltre ad essere braccio destro di Al Abadi sulla sicurezza, è anche legato a doppio filo alle milizie sciite anti Isis e dunque alla coalizione piazzatasi seconda alle elezioni, vicina a Teheran. Dunque, il segnale appare chiaro: Al Abadi sta cercando di attrarre i partiti dei leader sopra menzionati convincendoli ad entrare nella coalizione. Sfruttando anche la sua esperienza al governo ed il riconosciuto ruolo di collante tra le varie anime politiche degli sciiti, il parlamento potrebbe dare a lui il compito di formare il nuovo esecutivo nonostante la sconfitta di maggio. </p>
<p>Tutto comunque passa anche dai due partiti curdi: Barzani ha ottenuto 25 seggi, l&#8217;Unione Patriottica del Kurdistan 18, insieme le due formazioni curde possono disporre di 43 seggi vitali per l&#8217;appoggio a qualsiasi coalizione che verrà fuori dalle trattative. Ma la strada comunque appare in salita: il nuovo governo potrebbe non vedere la luce in tempi brevi. </p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/prove-di-governo-di-coalizione-in-iraq.html">L&#8217;Iraq è in un vicolo cieco: prove di governo di coalizione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Iraq rischia di scivolare nel vortice delle proteste</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-iraq-rischia-scivolare-nel-vortice-delle-proteste.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jul 2018 07:18:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nell&#8217;Iraq  del dopo guerra all&#8217;Isis si torna a scendere in piazza. Non è la parte settentrionale, quella cioè duramente colpita dalla furia del califfato e dal relativo conflitto, a muovere le proteste più importanti da qualche anno a questa parte. Non sono nemmeno i curdi questa volta ad urlare slogan contro Baghdad. Tocca al sud del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-iraq-rischia-scivolare-nel-vortice-delle-proteste.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-iraq-rischia-scivolare-nel-vortice-delle-proteste.html">L&#8217;Iraq rischia di scivolare nel vortice delle proteste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/07/LAPRESSE_20180713133935_26873966-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nell&#8217;<strong>Iraq  </strong>del dopo guerra all&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank">Isis</a> si torna a scendere in piazza. Non è la parte settentrionale, quella cioè duramente colpita dalla furia del califfato e dal relativo conflitto, a muovere le proteste più importanti da qualche anno a questa parte. Non sono nemmeno i <strong>curdi</strong> questa volta ad urlare slogan contro Baghdad. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilpost.it/2018/07/16/proteste-sud-iraq-basra/">Tocca al sud del Paese</a>, in maggioranza sciita, iniziare una serie di scontri e proteste che iniziano a preoccupare e non poco le autorità centrali.</p>
<p>Lo stop di fornitura elettrica da parte dell’Iran</p>
<p>Tutto inizia lo scorso 7 luglio: <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5b4084988d4ae5.60603514/1990267/2018-07-07/energia-iran-ferma-esportazioni-elettricita-in-iraq-per-debiti-baghdad">da Teheran arriva la clamorosa decisione di sospendere l’erogazione e fornitura di energia elettrica</a>. Si tratta di una vera e propria débâcle per la fragile economia irachena che, a pochi mesi dalla fine della guerra contro il califfato, ha estremo bisogno delle forniture dai Paesi vicini. L&#8217;Iran comunica questa scelta motivandola con i<strong> tanti debiti accumulati da Baghdad</strong> nel corso di questi ultimi anni. Una svolta sorprendente, specie se si considera che l’Iraq post Saddam viene considerato molto più vicino all’Iran essendo i due governi rappresentanti di altrettanti paesi a maggioranza sciita.</p>

<p>Alla base della decisione del governo iraniano, forse il tentativo di fare pressione su Baghdad. Nella capitale irachena infatti, sono in corso dallo scorso 12 maggio le consultazioni per formare il nuovo esecutivo dopo le elezioni. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-sadr-lex-signore-della-guerra-vinto-le-elezioni-iraq/">A prendere la maggioranza relativa è stata una coalizione sciita guidata da Moqtada Al Sadr</a>, personaggio ritenuto lontano dalle posizioni iraniane. Il futuro governo potrebbe quindi non volere una partnership privilegiata con l’Iran, circostanza questa che nel paese degli ayatollah non viene certamente vista di buon occhio. A prescindere comunque dalle motivazioni di carattere economico o politico poste alla base della decisione iraniana, le sue conseguenze sono state ben prevedibili. La qualità dei servizi offerti da Baghdad ai cittadini è scemata parecchio, l&#8217;energia in alcune città è stata razionalizzata ed il prezzo dei viveri è aumentato.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1081&#8243; gal_title=&#8221;PROTESTE IN IRAQ 1&#8243;]</p>
<p>Ad essere penalizzate sono soprattutto le regioni del sud dell’Iraq, quelle cioè a maggioranza sciita. Da Bassora a Najaf, da Nassiriya a Kerbala, diverse città soffrono di penuria di energia e di condizioni nettamente peggiorate della popolazione. Il passo verso la protesta di piazza è stato quindi molto breve.</p>
<p>In Iraq si temono conseguenze peggiori</p>
<p>Non è la prima volta che la popolazione irachena protesta contro le autorità centrali. Questo potrebbe a prima vista sembrare un paradosso, specie se si considera che il governo centrale è diretto proprio da esponenti sciiti. In realtà, l’insoddisfazione di una popolazione sempre più allo stremo sotto il profilo economica non può che generare ulteriore malcontento. Paradossalmente la<strong> crisi economica</strong> si sente maggiormente nel sud sciita e, sulla carta, pacificato rispetto ad un nord in guerra tra califfato e questione curda. A Mosul come Erbil, in questi anni il nemico comune rappresentato dall&#8217;Isis ha messo in secondo piano le varie questioni di natura meramente economica. A Bassora invece, a fronte di una guerra lontana centinaia di chilometri e dell’apertura di nuovi impianti petroliferi, la povertà suscita rabbia.</p>
<p>Due anni fa è stato <strong>Moqtad Al Sadr</strong> a portare diversi cittadini soprattutto sciiti a Baghdad, con slogan e cartelli di protesta contro un governo considerato corrotto. Difficile dire oggi se dietro queste proteste ci sia o meno il suo zampino. Il suo partito ha attratto migliaia di voti di protesta, dissenso che adesso viene portato in piazza e che rischia di fare da detonatore in un Iraq già preda di numerosi problemi. A Najaf nei giorni scorsi i manifestanti hanno destato così tanta preoccupazione da costringere le autorità a chiudere l’aeroporto per sicurezza. In altre città del sud del paese, le proteste si susseguono e si contano vittime sia tra i manifestanti che tra i poliziotti.</p>

<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/iraq-tempi-lunghi-per-la-formazione-del-nuovo-governo/">E mentre ancora un nuovo governo non si forma</a>, quello attualmente in carica potrebbe nelle prossime ore prendere una decisione in grado di far capire la delicatezza della situazione: schierare l’esercito a Bassora ed in tutti i principali centri del sud dell’Iraq.</p>
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		<title>Iraq, ci vorrà ancora tempo per formare un nuovo governo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iraq-tempi-lunghi-per-la-formazione-del-nuovo-governo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jun 2018 07:32:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058-768x549.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510111122_26352058-1024x732.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>È passato poco più di un mese dalle elezioni legislative in Iraq, come da pronostico il governo ancora non si è formato ma non mancano spunti importanti per il futuro della politica irachena e per comprendere le prossime evoluzioni che riguarderanno l’esecutivo di Baghdad. Come ben si sa, a vincere le elezioni è stata la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/iraq-tempi-lunghi-per-la-formazione-del-nuovo-governo.html">[...]</a></p>
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<p>L’annuncio a sorpresa di Al Sadr: sì all’alleanza con Fatah</p>
<p>Come da pronostico, sono dunque state le liste sciite ad avere la meglio. Del resto, il paese è composto per quasi due terzi da cittadini di confessione sciita, i quali prevalgono dunque sulla componente sunnita e curda e sulle altre minoranze. Sul piano politico però, <strong>gli sciiti si sono presentati a queste elezioni divisi</strong>: Al Sadr ha intrapreso un percorso volto a non rendere più settaria la propria lista con un programma che prevede l’affrancamento da Usa ed Iran, <strong>Al Fatah al contrario invece appare legata a doppio filo a Teheran</strong>, Al Abadi invece è il volto più moderato della galassia sciita, fautore della politica dell’equidistanza tra Iran e Stati Uniti.</p>
<p>Per tal motivo, ha suscitato scalpore lo scorso 12 giugno <a href="http://www.lastampa.it/2018/06/13/esteri/iraq-limam-moqtada-alsadr-si-allea-con-il-capo-delle-milizie-filoiraniane-rHnwNPC3gToygyFYLVdFrN/pagina.html">l’annuncio di Al Sadr </a>in cui il leader sciita si è detto favorevole all’alleanza con Fatah. Le due liste venivano date agli antipodi alla vigilia delle elezioni, sia per la distanza sulla politica estera che su quella interna visto che Fatah appare una coalizione dove l’elemento sciita è maggiormente rimarcato.<strong> I due leader hanno trovato l’accordo</strong>: Al Sadr da un lato ed Hadi Al Ameri dall’altro hanno dato il via libera alla nascita di una clamorosa alleanza.</p>

<p><strong>I due partiti insieme hanno 101 seggi su 329 totali del parlamento iracheno</strong>, dunque 64 in meno della maggioranza assoluta. La nuova coalizione sciita dovrà quindi cercare altre sponde in seno al nuovo organo legislativo di Baghdad.</p>
<p>L’appoggio dei due partiti curdi</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.askanews.it/esteri/2018/06/13/iraq-verso-nuovo-governo-a-guida-sciita-s%C3%AC-dei-2-principali-partiti-curdi-pn_20180613_00087/">In una nota diffusa dalla tv del Kurdistan iracheno <em>Rudaw</em></a>, i due principali partiti curdi hanno dato il benestare alla nascita della nuova alleanza sciita: “Salutiamo con favore – si legge nel comunicato congiunto del Partito dell’<strong>Unione Patriottica del Kurdistan (Puk)</strong> e del <strong>Partito Democratico del Kurdistan (Pdk)</strong> – la nascita di questa nuova alleanza. Sembrano esserci le carte in regola per superare l’impasse politico ed arrivare alla nascita di un nuovo governo”.</p>
<p>Ben dunque si comprende, tra le righe, come sia il Puk che il Pdk sembrino pronti entrambi a siglare un’alleanza con i due principali partiti sciiti e ad entrare nel futuro governo. Un concetto questo che è stato poi esplicitato nella parte finale della nota sopra citata: “Sicuramente il Puk e il Pdk raggiungeranno una posizione comune – si legge infatti – E formeranno al più presto una delegazione negoziale congiunta”. <strong>Con i due partiti curdi, l’eventuale nuovo governo arriverebbe ad avere 144 seggi su 329</strong>, 24 in meno dunque della maggioranza assoluta. Serve quindi l’ingresso di almeno un’altra formazione.</p>
<p>Il nodo del nome del futuro premier in Iraq: Al Abadi torna in gioco?</p>
<p>Non solo i numeri da trovare tra le altre liste che hanno ottenuto seggi in parlamento, ma anche la <strong>designazione di un nuovo primo ministro</strong>: sono questi i principali nodi da sciogliere per l’alleanza tra i due partiti sciiti. <strong>Nessuno dei due leader può fare il premier</strong>: Al Sadr non era candidato in prima persona e non è dunque parlamentare, Al Ameri risulta essere troppo sbilanciato a favore di Teheran per poter aspirare al ruolo di guida dell’esecutivo.</p>
<p>Per parafrasare un’espressione molto utilizzata in Italia nelle settimane antecedenti alla formazione del governo Conte, serve per l’Iraq un cosiddetto “premier neutrale”. Un nome che faccia da sintesi tra le due forze sciite principali, <strong>che potrebbe corrispondere a quello del premier uscente Al Abadi</strong>: con la sua lista, giunta terza alle elezioni, il primo ministro in carica dal 2015 garantirebbe continuità a livello internazionale ed una solida maggioranza al futuro esecutivo.</p>
<p>Al Sadr ed Al Abadi hanno simili visioni in politica estera, con un Iraq cioè non troppo sbilanciato verso l’Iran e propenso anche ad aperture verso l’Arabia Saudita,<strong> il problema sorgerebbe però a livello interno</strong>: il successo di Al Sadr alle consultazioni è in massima parte dovuto alle critiche lanciate all’attuale sistema governativo ed alla corruzione delle istituzioni post Saddam.</p>

<p>“Non ci sarà governo prima di dicembre”, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5b290ff63371b6.78167808/1963032/2018-06-15/iraq-deputata-al-hababi-a-nova-nuovo-governo-non-prima-di-dicembre-3">è la profezia di una deputata sciita intervistata da <em>AgenziaNova</em></a>: la scelta del nuovo premier ed un eventuale allargamento della maggioranza anche a partiti sunniti, potrebbero rappresentare ancora diverse insidie prima dell’insediamento di un nuovo esecutivo. Come accaduto anche dopo le elezioni del 2014, l’Iraq dovrà aspettare ancora diversi mesi prima di capire quale direzione prenderà la propria politica.</p>
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		<title>Come cambia il rapporto con i curdi  dopo la vittoria di Muqtada al-Sadr</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/come-cambia-il-rapporto-con-i-curdi-in-iraq-dopo-la-vittoria-di-muqtada-al-sadr.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 16:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Peshmerga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le elezioni in Iraq della scorsa settimana hanno visto l’inaspettata vittoria del clerico sciita Muqtada al Sadr, a capo della coalizione al Sairoon, che comprende il movimento sadrista stesso e il partito comunista iracheno. I due osservatori più attenti sono Iran da una parte e Stati Uniti dall’altra. I primi speravano nel trionfo della coalizione al-Fatih &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-cambia-il-rapporto-con-i-curdi-in-iraq-dopo-la-vittoria-di-muqtada-al-sadr.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180510113753_26352318-1024x660.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tutti-gli-insuccessi-degli-stati-uniti-iraq/" target="_blank">Le elezioni in Iraq</a> della scorsa settimana hanno visto l’inaspettata vittoria del clerico sciita <strong>Muqtada al Sadr</strong>, a capo della coalizione al Sairoon, che comprende il movimento sadrista stesso e il partito comunista iracheno. I due osservatori più attenti sono Iran da una parte e Stati Uniti dall’altra. I primi speravano nel trionfo della coalizione al-Fatih supportata da membri delle milizie filo-iraniane di Hashd al-Shaabi. I secondi nella vittoria di Haider al-Abadi o quantomeno in un ruolo di peso per la minoranza curda, con cui <strong>Washington</strong> è a stretto contatto.</p>
<p>La maggior parte degli analisti però ha voluto subito chiarire come la vittoria di al Sadr non significhi automaticamente una vittoria per gli interessi di <strong>Teheran</strong> nella regione. Questo perché il leader del movimento sadrista viene indicato come una figura fortemente critica verso le ingerenze di paesi stranieri negli affari interni dell’Iraq, indipendentemente dall’origine americana o iraniana.</p>
<p>In realtà la volontà espressa in più occasioni di formare un  <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/tutti-gli-insuccessi-degli-stati-uniti-iraq/" target="_blank">&#8220;governo inclusivo&#8221;</a> avvicina le due coalizioni arrivate prime alle elezioni, anche e soprattutto per raggiungere i numeri necessari in parlamento. Senza contare che nonostante la veridicità dell’intolleranza di al Sadr all’influenza straniera nel suo Paese, se costretto a scegliere tra l’appoggio di Washington o quello di Teheran difficilmente sceglierebbe quello del primo; basta dare un’occhiata al suo passato da oppositore attivo alla presenza americana in Iraq già a partire dal 2003.</p>

<p>In questo difficile contesto si inserisce la <strong>minoranza curda</strong> che ha diritto ha 58 seggi su 329 nel parlamento e che è decisa a compattarsi – il suo principale problema sono da sempre le molteplici e spesso contrapposte correnti interne – per tutelare gli interessi della <strong>Regione autonoma curda</strong> nell’Iraq settentrionale.</p>
<p style="text-align: left"><strong>Dopo il referendum per l’indipendenza</strong>, rivelatosi un fallimento nonostante la popolazione curda si sia espressa favorevolmente, Barzani, lo storico leader del Partito Democratico del Kurdistan (PDK), si è dimesso. Coadiuvato dalle Forze di mobilitazione popolare (hashd al-shaabi), milizie sciite vicine a Teheran, l’esercito iracheno ha conquistato prima l’importante Kirkuk, provincia dove si concentra oltre il 75% di tutto il petrolio iracheno, per poi continuare l’avanzata (di cui vi abbiamo parlato su  <em><strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank">Gli Occhi della Guerra</a></strong></em> ) verso i territori conquistati dai peshmerga curdi durante la battaglia contro le milizie dello Stato Islamico.</p>
<p>A completare il quadro di grandi cambiamenti c’è stata anche la morte di <strong>Jalal Talabani</strong> – leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), principale partito di opposizione – scomparso i primi di ottobre.</p>

<p>Ora la minoranza curda dovrà capire come posizionarsi per giocare le sue carte al meglio: con la Casa Bianca o con il Paese dell’Ayatollah Khamenei? Jabar Yawar, segretario generale del ministero dei Peshmerga, ha fatto sapere attraverso un’intervista rilasciata alla testata  <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.kurdistan24.net/en/news/95fe80a6-5e73-4b52-bf3d-2bd767cfb8fd" target="_blank">Kurdistan 24</a> </em>quali siano le richieste di Erbil per supportare la coalizione al Sairoon: ovvero che tutti i territori strappati al controllo curdo durante l’avanzata dell’<a href="http://www.occhidellaguerra.it/lesercito-iracheno-kirkuk-avanza-conquista-altun-kupri/" target="_blank">esercito iracheno</a> vengano restituiti alle milizie curde, in particolare Kirkuk. Secondo i curdi quei territori appartengono a loro avendo combattuto in prima linea contro i tagliagole dello Stato Islamico che ne avevano preso il controllo.</p>
<p>Il fatto che  <a href="http://www.kurdistan24.net/en/opinion/a9aec263-f96a-4e04-9d29-5a46c3e75377" target="_blank">Brett McGurk</a>, inviato speciale del presidente statunitense per la coalizione anti Isis, stia lavorando per ritagliare un ruolo per i curdi nel nuovo governo suggerisce che Washington creda che i curdi possano rappresentare i custodi dei loro interessi in Iraq. Muqtada al Sadr ha detto di volere un governo inclusivo ma difficilmente tollererà partiti che sono la chiara emanazione della presenza e dell’ingerenza americana in Iraq.</p>
<p>Un elemento che peserà nella valutazione sarà il tipo di rapporto che la nuova leadership di Baghdad instaurerà con la <strong>Turchia</strong> di Erdogan. I raid turchi in territorio iracheno per colpire gli obiettivi del Pkk sono frequenti e gli Stati Uniti non sempre schierano le loro truppe come deterrente alle azioni militari turche, condannando così i curdi agli attacchi di chi li accusa di terrorismo.</p>

<p>È difficile anche solo parlare di unità in Iraq dopo l’intervento del 2003, come sembra ormai impossibile immaginare una Siria unita e non divisa in sfere di influenza una volta che verranno definitivamente deposte le armi. Questa però sembra la scommessa di Muqtada al Sadr e se vuole risolvere questa equazione non può lasciare fuori dai suoi calcoli il fattore curdo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-cambia-il-rapporto-con-i-curdi-in-iraq-dopo-la-vittoria-di-muqtada-al-sadr.html">Come cambia il rapporto con i curdi  dopo la vittoria di Muqtada al-Sadr</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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Object Caching 61/455 objects using Redis
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