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	<title>Moqtada Al Sadr Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Moqtada Al Sadr Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Iraq al voto: la riforma elettorale prepara la restaurazione silenziosa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iraq-al-voto-la-riforma-elettorale-prepara-la-restaurazione-silenziosa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 10:07:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Con ogni governatorato trasformato in collegio unico, il sistema diventa  formalmente proporzionale, sostanzialmente conservativo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-al-voto-la-riforma-elettorale-prepara-la-restaurazione-silenziosa.html">Iraq al voto: la riforma elettorale prepara la restaurazione silenziosa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/iraq-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il rientro al sistema elettorale Saint-Laguë modificato, con ogni governatorato trasformato in collegio unico, è la mossa che riorganizza il campo di gioco a Baghdad. <strong>Formalmente proporzionale, sostanzialmente conservativo</strong>: la soglia implicita che il metodo crea nei distretti ampi premia macchine territoriali, brand religiosi, reti clientelari. Gli indipendenti che nel 2021 avevano sfruttato il voto singolo non trasferibile oggi si ritrovano senza leva. Il sistema non impedisce l’ingresso delle novità: le rende care, rischiose, lente. <strong>È una restaurazione senza proclami.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fattore Sadr e l’asimmetria del consenso</h2>



<p>Il boicottaggio della corrente sadrista toglie dal campo la forza popolare più capace di mobilitare piazza e seggi. <strong>Ma l’assenza non annulla il consenso: lo iberna.</strong> Qualsiasi governo nato dall’11 novembre potrà contare su una maggioranza parlamentare, non necessariamente su un’autorevolezza sociale. La rappresentanza irachena torna così a essere triangolata tra blocchi sciiti organizzati, partiti curdi divisi tra Erbil e Sulaimaniyah e un universo sunnita frammentato. La somma fa stabilità procedurale, non soluzione dei conflitti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Continuità delle milizie, discontinuità delle riforme</h2>



<p>Sul versante strategico-militare, il nuovo equilibrio favorisce lo status quo: <strong>le Forze di Mobilitazione Popolare restano architrave ibrida tra sicurezza e politica</strong>; la riforma del settore difesa procede a colpi di circolari; la minaccia residua dello Stato islamico è contenuta ma non cancellata nelle aree di confine. La competizione a bassa intensità tra Iran e Stati Uniti continua a scriversi in sigle, budget e catene di comando. Un governo costruito su grandi blocchi avrà i numeri per firmare memorandum, meno per disinnescare i circuiti di lealtà che ancorano milizie, ministeri e appalti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Economia del consenso: petrolio, servizi, clientele</h2>



<p>L’Irak della grande rendita resta inchiodato al paradosso: <strong>entrate record non producono servizi affidabili.</strong> Con il ritorno al proporzionale “estensivo”, la spesa tende a seguire la geografia del voto: assunzioni pubbliche, contratti a breve, sussidi energetici. È la benzina che alimenta la macchina dei partiti tradizionali e sterilizza la spinta riformatrice nata con Tishreen. Le partite strategiche – elettrificazione, gas flaring, manutenzione della rete, riforma bancaria – rischiano di restare nel recinto delle intese con pochi grandi partner, lasciando al margine PMI e amministrazioni locali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra OPEC+, corridoi energetici e grandi intese</h2>



<p>Sul piano esterno, Baghdad continuerà a muoversi tra vincoli e opportunità. In OPEC+ l’Iraq è ago della bilancia irrequieto: ha bisogno di cash flow ma deve rispettare i tagli. Le infrastrutture decideranno la prossima legislatura più delle mozioni:<a href="https://it.insideover.com/energia/riparte-loleodotto-iraq-turchia-e-fa-felici-anche-gli-usa.html"> oleodotti verso Turchia e Giordania, corridoio “Development Road” </a>connesso ai porti del Golfo, accordi integrati su petrolio-gas-rinnovabili con i grandi player internazionali. <strong>La coabitazione fra capitali occidentali e cinesi è probabile:</strong> meno probabile è che la burocrazia fiscale, doganale e giudiziaria riesca a tenere il passo senza un mandato politico forte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La variabile curda e la fragilità federale</h2>



<p>Il contenzioso tra governo federale e Kurdistan su esportazioni, riparti di bilancio e status dei peshmerga rimarrà il barometro della federazione. Il metodo elettorale premia i negoziatori esperti, non i massimalisti: ma senza un’intesa credibile sui flussi finanziari e sui dazi, la ripresa delle esportazioni via Ceyhan resterà intermittente. E ogni intermittenza si traduce in minori entrate e maggiore conflittualità amministrativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa cambia davvero</h2>



<p>Con il Saint-Laguë modificato <strong>cambiano i meccanismi, non i rapporti di forza.</strong> I partiti storici consolidano il controllo dei seggi e delle leve della spesa; gli indipendenti sono spinti ai margini; la domanda sociale – servizi, lavoro, anticorruzione – resta il convitato di pietra. La politica irachena riacquista prevedibilità: non è poco in un Paese stremato. <strong>Ma prevedibilità non significa trasformazione.</strong> Senza un patto trasversale su sicurezza, energia e amministrazione, il nuovo governo rischia di essere l’ennesimo “gabinetto di gestione” della rendita, più che un esecutivo di riforma.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La posta in gioco</h2>



<p>L’11 novembre dirà chi siede dove. A decidere la traiettoria saranno tre cantieri: integrazione delle milizie nello Stato, disciplina della rendita petrolifera con un programma di investimenti misurabile, ricalibrazione dei rapporti con Washington e Teheran con margini di autonomia negoziata. Se prevarrà la logica della conservazione, il sistema avrà vinto. Se emergerà anche solo un embrione di politica dei risultati – <strong>elettricità stabile, gare trasparenti, tempi certi per i cantieri</strong> – allora l’Iraq potrà finalmente parlare di stabilità, non solo di equilibrio.</p>
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		<title>Dopo l&#8217;occupazione: il caos iracheno</title>
		<link>https://it.insideover.com/gallery/dopo-loccupazione-il-caos-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 08:55:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Milizie sciite]]></category>
		<category><![CDATA[Scontro sunniti-sciiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-1536x1022.jpg 1536w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>All’indomani del crollo del regime Baathista, le principali città dell’Iraq diventarono teatro di saccheggi e razzie negli edifici del governo e delle istituzioni pubbliche. Fu dopo la fine delle principali operazioni militari di occupazione che il bilancio delle vittime tra i ranghi americani cominciò a salire vertiginosamente fino a superare la soglia dei 3000 caduti nel 2007. Le forze di occupazione furono gravemente indebolite da continui attacchi suicidi e di guerriglia urbana, soprattutto da parte degli ex membri dell’esercito licenziati in tronco dall’amministrazione Bremer, ma ancora armati, che entrarono nelle fila dell’insurrezione sunnita. </p>
<p>La situazione economica irachena era devastata da decenni di dittatura e di dipendenza dalla vendita di petrolio come unica fonte di reddito interna, che non sopperiva che in minima parte all’enorme debito pubblico. Le guerre ingaggiate da Saddam e le conseguenti sanzioni, la soppressione dell’iniziativa privata e l’annoso isolamento dal mercato internazionale avevano messo l’Iraq in ginocchio. Nel complesso, le infrastrutture statali che erano state risparmiate dai bombardamenti della coalizione erano state saccheggiate e messe fuori uso, e la popolazione era allo stremo. I presupposti gettati prima dal regime di Saddam e poi dalle policy della Coalition Provisional Authority e l'intervento di elementi quaedisti sono infine esplosi in una guerra settaria che ha dato i natali allo Stato Islamico.</p>
<p>Contemporaneamente all’insurrezione sunnita si è venuta a creare una moltitudine di milizie sciite, in gran parte confluite poi nell’esercito del Mahdi, creato del religioso radicale sciita Moqtada al Sadr con l’obiettivo di mettere fine all’occupazione straniera dell’Iraq ma anche vendicare l’oppressione decennale esercitata dalla minoranza sunnita. A partire dal 2006 il governo americano tenta la strada dell’alleanza con alcune tribù sunnite che finanzia ed equipaggia per sottrarre forza all’insurrezione e creare il movimento Sahwa (risveglio). </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1362" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172534430_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_191646-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/gallery/dopo-loccupazione-il-caos-iracheno.html">Dopo l&#8217;occupazione: il caos iracheno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il fronte di protesta iracheno si spacca sulla nomina di Allawi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-fronte-di-protesta-iracheno-si-spacca-sulla-nomina-di-allawi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 07:52:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[proteste in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq proteste (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nonostante la designazione del nuovo primo ministro del Paese, Mohammed Allawi, non si sono ancora placate le proteste che dallo scorso ottobre stanno interessando l&#8217;Iraq. Tuttavia, mentre precedentemente sciiti e semplici oppositori del governo sostenevano la stessa linea, il fronte delle proteste che si riconosce nella guida spirituale sciita Moqtada al-Sadr ha assunto una posizione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-fronte-di-protesta-iracheno-si-spacca-sulla-nomina-di-allawi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-fronte-di-protesta-iracheno-si-spacca-sulla-nomina-di-allawi.html">Il fronte di protesta iracheno si spacca sulla nomina di Allawi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq proteste (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Iraq-si-spacca-fronte-proteste-La-Presse-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Nonostante la designazione del nuovo primo ministro del Paese, <strong>Mohammed Allawi</strong>, non si sono ancora placate le proteste che dallo scorso ottobre stanno interessando l&#8217;Iraq. Tuttavia, mentre precedentemente sciiti e semplici oppositori del governo sostenevano la stessa linea, il fronte delle proteste che si riconosce nella guida spirituale sciita <strong>Moqtada al-Sadr</strong> ha assunto una posizione allineata con il nuovo esecutivo, data la sua vicinanza con le posizioni dell&#8217;Iran. Dopo l&#8217;appoggio del chierico iracheno al nuovo esecutivo, il fronte sciita ha deciso di fermare le proteste, attendendo quali siano gli indirizzi che saranno intrapresi dal governo di Allawi; mentre il resto degli oppositori del ceto politico attuale del Paese continua a rivendicare nuove elezioni che scongiurino ingerenze esterne.</p>
<h3>L&#8217;attacco al campo di proteste di Najaf</h3>
<p>Nella giornata di mercoledì i manifestanti sciiti a <strong>Najaf</strong> hanno preso d&#8217;assalto uno degli avamposti occupati dai manifestanti contro l&#8217;attuale governo insediato, provocando secondo le fonti mediche otto morti e circa una ventina di feriti. La notizia, riportata dall&#8217;agenzia di stampa <a href="https://www.reuters.com/article/us-iraq-protests/clashes-in-iraqs-najaf-kill-8-after-clerics-followers-storm-protest-camp-medics-idUSKBN1ZZ2RW"><em>Reuters</em></a>, ha quindi evidenziato la sostanziale rottura tra i due blocchi delle proteste, che in questo momento hanno intrapreso posizioni divergenti ed in conflitto tra loro. Durante l&#8217;assalto, compiuto con ordigni molotov ed al quale ha fatto seguito la risposta armata dei manifestanti, si è assistito a scene di guerra civile, che hanno rievocato il passato ancora ben conosciuto dalla popolazione dell&#8217;Iraq.</p>
<p>Al-Sadr ha preso le distanze dall&#8217;accaduto, evidenziando come sia legittima per la fronda anti-governativa l&#8217;intenzione di portare avanti le proteste. Tuttavia, la sua presa di distanza dalle proteste ed il suo momentaneo sostegno all&#8217;esecutivo guidato da Allawi suggeriscono come la <strong>rottura</strong> del fronte delle proteste sia ormai definitiva e potrebbe causare nuovi scontri in futuro.</p>
<h3>Allawi ha il sostegno dei partiti filo-iraniani</h3>
<p>Allawi è potuto salire al potere del Paese grazie al sostegno dei partiti filo-iraniani, allineati con le posizioni di <strong>Teheran</strong>; in uno scenario che gli ha garantito anche il sostegno della popolazioni sciita allineata con la figura del religioso al-Sadr. Tuttavia, lo stesso allineamento con le posizioni dell&#8217;Iran ha provocato delle nuove proteste sul fronte contrario alle ingerenze estere nel Paese, alimentando una nuova serie di sommosse popolari che hanno raggiunto il proprio apice nello scontro cittadino di Najaf.</p>
<p>Pronti via, Allawi si trova dunque costretto a gestire dei nuovi sviluppi delle proteste civili, che mai come in questo momento potrebbero portare verso la guerra civile il sud del Paese. Accantonato il rischio di manifestazioni in grado di paralizzare completamente l&#8217;apparato statale, adesso la paura è quello che nelle strade di Najaf si assista a nuovi scontri urbani, calando la città nella guerra civile (con il rischio di derive dovute alle differenti confessioni).</p>
<p>In questo scenario, Allawi è costretto ad iniziare il proprio lavoro con cauti piedi di piombo, rischiando di rallentare il <strong>programma di ripresa</strong> dell&#8217;Iraq che con la sua elezioni poteva apparire ben avviato anche grazie al sostegno di al-Sadr. Tuttavia, l&#8217;evolversi della vicenda ha sottolineato ancora una volta come la popolazione irachena sia quanto mai spaccata, soprattutto per quanto riguarda la gestione politica del Paese; con una parte della popolazione che gradirebbe l&#8217;avvicinamento a Teheran, mentre l&#8217;altra vorrebbe gli interessi stranieri definitivamente fuori dal Paese.</p>
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		<item>
		<title>In Iraq vince Moqtada Al Sadr:  ma il futuro del Paese è incerto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iraq-vince-moqtada-al-sadr.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2018 14:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Iraq]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-1024x657.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Voto popolare, ma fino ad un certo punto: più della metà degli iracheni, durante le elezioni dello scorso sabato, è rimasta a casa o almeno questo può valere per chi, dopo anni di lotta al califfato, ha ancora la fortuna di possederne una. Secondo i dati ufficiali della commissione elettorale irachena, l’affluenza si è fermata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-vince-moqtada-al-sadr.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-vince-moqtada-al-sadr.html">In Iraq vince Moqtada Al Sadr:  ma il futuro del Paese è incerto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="963" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/LAPRESSE_20180512125318_26371074-1024x657.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Voto popolare, ma fino ad un certo punto: più della metà degli iracheni, durante le elezioni dello scorso sabato, è rimasta a casa o almeno questo può valere per chi, dopo anni di lotta al califfato, ha ancora la fortuna di possederne una. Secondo i dati ufficiali della commissione elettorale irachena, l’<strong>affluenza </strong>si è fermata al<strong> 44% </strong>degli aventi diritto, ben al di sotto della metà e molto più bassa rispetto al 63% del 2014. Gli esiti del voto nascondono ancora più insidie: a dispetto della vigilia, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.theguardian.com/world/2018/may/14/cleric-moqtadr-al-sadr-who-fought-us-takes-surprise-lead-in-iraq-elections">la lista sciita &#8220;moderata&#8221; del premier uscente <strong>Al Abadi</strong> non ha avuto la maggioranza relativa</a>, la quale invece potrebbe andare clamorosamente alla liste di <strong>Moqtada Al Sadr</strong>, alleato con il Partito Comunista. Al Abadi potrebbe essere addirittura terzo, dietro anche alla coalizione &#8220;<strong>Fatah</strong>&#8221; che raggruppa le milizie sciite che hanno combattuto il califfato.</p>
<p>La mossa vincente di Moqtada Al Sadr</p>
<p>Al Abadi ed Al Maliki, gli ultimi due premier, hanno incarnato il volto politico e moderato del variegato universo sciita, al potere dalla caduta di <strong>Saddam Hussein</strong>: entrambi sono stati puniti dagli elettori, delusi da un andamento della situazione che vede la popolazione irachena ancora molto sofferente, nonostante la vittoria sull’Isis. Quasi impossibile paragonare il voto iracheno a quello di un comune Paese occidentale, pur tuttavia è possibile lanciarsi nell’azzardata relazione volta a considerare l’esito delle elezioni come un trionfo dei partiti &#8220;anti sistema&#8221;. Se tutto verrà confermato e se, soprattutto, verrà confermata la proiezione della  <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.reuters.com/article/us-iraq-election/firebrand-cleric-sadr-on-course-to-win-iraq-election-idUSKCN1IE091">Reuters</a></em>, vincitore morale e materiale delle consultazioni sarà Moqtada Al Sadr. Alla sua coalizione dovrebbero andare 54 seggi su 329, 47 alla lista sciita Fatah, 42 ad Al Abadi: indietro Al Maliki e le altre liste. Al Sadr ha costruito la sua vittoria elettorale da lontano, riuscendo a convincere una larga fetta di popolazione delusa da anni di sofferenza ed insicurezza.</p>
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<p>Se ad Al Maliki è stata imputata una gestione del potere troppo settaria ed orientata verso gli sciiti, circostanza questa che non ha mancato di favorire la popolarità dell’Isis nelle province sunnite, ad Al Abadi viene invece contestato un risultato poco onorevole nella lotta alla corruzione. Ecco perché nonostante la vittoria militare contro l’Isis, la sua lista potrebbe chiudere dietro quelle di Al Sadr e di Fatah. Il popolo iracheno vorrebbe sentir parlare di piani di sviluppo, lotta agli sprechi, alla corruzione e, in generale, un cammino verso una tanto attesa normalizzazione: Al Sadr questo lo ha capito durante questi quattro anni di legislatura, riuscendo a radunare più volte in piazza a Baghdad diversi suoi sostenitori e diversi cittadini, i quali più volte hanno inscenato vivaci<strong> proteste contro il governo</strong>.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;963&#8243; gal_title=&#8221;Il voto in Iraq&#8221;]</p>
<p>In quelle dimostrazioni di piazza, su volere dello stesso Al Sadr, a sventolare erano soltanto le<strong> bandiere irachene</strong> e non vessilli del suo movimento o di altri simboli ricollegabili allo sciismo. È stata questa forse la carta vincente di Al Sadr: le sue liste ed i movimenti da lui guidati hanno abbandonato progressivamente un aspetto settario e religioso, abbracciando invece obiettivi di respiro più politico e nazionale. Da qui si spiega la sua alleanza con il<strong> Partito Comunista</strong> e con altri <strong>partiti laici</strong>, in grado di far breccia anche in province non tradizionalmente a lui favorevoli. Per Al Sadr inoltre,<a href="https://www.agenzianova.com/a/5af95d81dc8578.52427796/1920522/2018-05-14/iraq-risultati-preliminari-elezioni-lista-al-sadr-conquista-baghdad/linked"> vi è la soddisfazione di essere il più votato a Baghdad</a>: nella capitale, in alcuni quartieri la sua coalizione sfiora il 35%, la città più grande dell’Iraq ha fatto piovere sul leader sciita migliaia di voti.</p>
<p>Le incognite per il futuro dell’Iraq</p>
<p>Ma adesso si apre una partita tutt’altro che semplice: l’unico dato certo è che il prossimo primo ministro sarà sciita, ma mettere assieme le principali liste che rappresentano la fede più praticata in Iraq non sarà semplice. Il titolare della maggioranza relativa, Moqtada Al Sadr, è contro l’influenza iraniana sul paese: emblematico in tal senso il suo viaggio a Riad nell’agosto 2017, quando ha incontrato il principe ereditario saudita Mohamed Bin Salman. Dall’altro lato,<strong> la lista Fatah è espressione dei movimenti filo iraniani</strong> ed armati da Teheran in funzione anti Isis; Al Abadi invece, il premier uscente,<strong> è fautore di una politica d’equilibrio tra Teheran e Riad.</strong> Dove si collocherà dunque l’Iraq nel prossimo futuro? La domanda sorge spontanea e non appare semplice la sua risposta.</p>
<p>Se a livello interno il posizionamento della lista di Al Sadr e di Fatah esprime un comune malcontento ed un orientamento, sempre più radicato nell’elettorato iracheno, di andare contro i partiti che hanno retto il paese dopo Saddam, <strong>a livello internazionale le due coalizioni uscite vincitrici sono decisamente agli antipodi</strong>. Se Baghdad sarà più verso Riad, Teheran oppure in una posizione di equilibrio lo si potrà sapere forse tra diverso tempo: formare un nuovo esecutivo non sarà semplice. Si potrebbe ipotizzare un’alleanza tra lisce sciite moderate ed i sunniti laici di <strong>Al Wataniya</strong> dell’ex premier Allawi, assieme ad altri partiti non confessionali: in tal caso, Al Abadi potrebbe avere chance di portare ancora avanti la sua politica.</p>
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<p>Difficilmente però Al Sadr cederà lo scettro: l’obiettivo del leader sciita è monetizzare politicamente quanto più possibile da questa inaspettata vittoria. <strong>Il prossimo parlamento sarà comunque molto frazionato</strong>: oltre alle sopra citate divisioni interne agli sciiti, ci saranno almeno tre partiti sunniti e due formazioni curde, più varie liste locali e civiche. L’Iraq è alle porte dunque di una nuova stagione di “vacatio” politica, per sapere i futuri assetti a Baghdad bisognerà attendere forse ancora a lungo.</p>
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