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	<title>Mohammed Bin Zayed Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mohammed Bin Zayed Archives - InsideOver</title>
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		<title>Le grandi ambizioni dei piccoli Emirati: la strategia del caos per diventare potenza regionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 07:10:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428150014285_c031314061ba197dbdd44eacd92c89cf-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli ultimi sei mesi hanno rappresentato una vera e propria rivoluzione geopolitica per gli Emirati Arabi Uniti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/le-grandi-ambizioni-dei-piccoli-emirati-la-strategia-del-caos-per-diventare-potenza-regionale.html">Le grandi ambizioni dei piccoli Emirati: la strategia del caos per diventare potenza regionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Gli ultimi sei mesi hanno rappresentato <strong>una vera e propria rivoluzione geopolitica per gli Emirati Arabi Uniti, </strong>ricca e dinamica potenza mediorientale che si trova oggi di fronte a molte sfide e all&#8217;esito di cambiamenti che proprio le ambizioni di Abu Dhabi hanno contribuito a sdoganare. Da dicembre a oggi gli Emirati hanno: appoggiato un tentativo, infruttuoso, di ribaltare lo <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-stc-al-capolinea-finisce-lavventura-dei-filo-emiratini-trionfa-riad.html" type="post" id="501089">Yemen tramite il Southern Transitional Council (Stc);</a> rafforzato l&#8217;appoggio ai ribelli delle <strong>Forze di Supporto Rapido (Rsf) nella guerra civile in Sudan</strong> contro il governo centrale di Khartoum; conosciuto l&#8217;ampliamento dell&#8217;asse regionale con <strong>Israele anche con vista </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/israele-riconosce-il-somaliland-per-avere-una-sua-base-africana.html" type="post" id="499349"><strong>Somaliland</strong> (di cui Tel Aviv riconosce l&#8217;indipendenza)</a>; sostenuto l&#8217;urto della risposta regionale dell&#8217;Iran all&#8217;assalto dello Stato Ebraico e degli Usa durante la <strong>Terza guerra del Golfo; effettuato, senza sbandierarli, attacchi contro obiettivi di Teheran</strong> in risposta ai raid missilistici della Repubblica Islamica contro i porti e i tanker energetici; da ultimo, ma forse soprattutto, rotto con l&#8217;Opec, il cartello mondiale del petrolio, e in particolare con l&#8217;Arabia Saudita che aveva fermato le ambizioni emiratine in Yemen.</p>



<p>Parliamo di una quantità di mosse compiute o subite dal Paese del presidente Mohammed bin Zayed che <strong>si inseriscono nel perimetro di una profonda ridefinizione del Medio Oriente</strong> e delle sue alleanze, dove vecchi blocchi vanno gradualmente liquefacendosi e nuove strutture prendono forma. Gli Emirati Arabi Uniti sono governati da un élite arrembante, militarista, da un principe borgiano come MbZ e da figure comparabili come Tahnoun bin Zayed Al Nahyan (responsabile della sicurezza nazionale) che orchestrano le operazioni d&#8217;intelligence, di proiezione e di ampliamento dell&#8217;influenza emiratina nell&#8217;area. Spesso mostrando anche un&#8217;indubbia tracotanza e una smodatezza negli obiettivi e nella <strong>loro incongruenza con i mezzi a disposizione per realizzarli. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le frecce all&#8217;arco degli Emirati</h2>



<p><strong>Abu Dhabi</strong> ha dalla sua un ruolo importante e strutturale nel Golfo e una capacità di interconnessione su molti fronti: il Paese arabo è infatti al contempo membro dei Brics, ove entrò nel 2024, e del framework degli Accordi di Abramo che proprio gli Emirati avviarono assieme al Bahrain, siglando il mutuo riconoscimento con Israele sotto l&#8217;egida americana nel 2020. Nel quadro di riconfigurazione del Medio Oriente, il Paese ha provato a lungo a presentarsi come sistema &#8220;pontiere&#8221; tra diversi scenari conflittuali e come hub strategico in un mondo competitivo.</p>



<p>Nei fatti, però, il suo posizionamento è sempre più emerso nella direttrice delle potenze revisioniste dell&#8217;ordine macroregionale, ben oltre l&#8217;Asia Sud-Occidentale. Da qui l&#8217;asse privilegiato con Israele, con cui Abu Dhabi condivide la necessità di proiettare influenza contro eventuali egemoni o intrusi esterni, individuati essenzialmente nell&#8217;Iran e nella Turchia, e da qui la <strong>saldatura tra diverse agende geopolitiche: la volontà di Tel Aviv di diventare un vero e proprio impero d&#8217;area</strong> impermeabile a ogni sfida dall&#8217;esterno, destrutturando rivali come l&#8217;Iran, si somma alle ambizioni economiche, minerarie e militari degli Emirati nell&#8217;area del Mar Rosso e alla spinta verso il Sudan,<a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-somalia-ora-il-sudan-la-guerra-civile-diventa-guerra-per-procura-tra-turchia-e-emirati-arabi-uniti.html" type="post" id="487293"> in cui <strong>Abu Dhabi fronteggia indirettamente la Turchia garante del governo di Khartoum</strong></a>, e in prospettiva a grandi progetti <strong>geoeconomici e geologistici</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida degli Emirati, agenti del caos</h2>



<p>Tra questi, in particolar modo, gli Emirati sono tra i principali fautori del <strong>Corridoio Indo-Mediterraneo (Imec)</strong> che l&#8217;India di Narendra Modi progetta come infrastruttura d&#8217;interconnessione oggi più che mai dirimente dato il blocco dello Stretto di Hormuz, con un occhio a Israele e uno all&#8217;Unione Europea. Parimenti, però, la <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/middle-corridor-contro-imec-la-turchia-e-la-battaglia-della-logistica-dopo-hormuz.html" type="post" id="513886">Turchia programma il suo Middle Corridor</a></strong> per guardare verso l&#8217;Eurasia profonda offrendo un sistema potenzialmente rivale. </p>



<p>In definitiva, la guerra in Iran pone in emersione tutte le contraddizioni del caso, facendo emergere lo iato tra <strong>revisori aggressivi, strateghi imprevedibili e sistemi competitivi,</strong> e gli Emirati pian piano, senza ammetterlo, fanno una scelta. Il Paese che aveva già preferito l&#8217;India e le sue rotte alla Cina, che pure investe nel suo settore dell&#8217;intelligenza artificiale, e già aveva scelto Israele rispetto ai partner arabi di cui ha voluto a lungo ergersi a garante ha, da ultimo, <strong>rotto con l&#8217;Arabia Saudita, in Yemen prima </strong><a href="https://it.insideover.com/energia/opec-clamoroso-strappo-degli-emirati-via-dall1-maggio.html" type="post" id="515169"><strong>e con lo strappo con l&#8217;Opec di inizio maggio poi</strong>.</a> Una mossa, quest&#8217;ultima destinata a far rumore, apprezzata dagli Usa e malvista a Riad, con cui si vuole piuttosto riconfigurare una nuova architettura per il sistema energetico internazionale. In un certo senso, gli Emirati scelgono da che parte stare: da quella degli agenti del caos, su ogni scenario. Nella consapevolezza che nella linea d&#8217;ombra del caos stesso le loro fortune potrebbero meglio prosperare. Una strategia ardita, cinica ma non priva di fattori di rischio. E su cui lo stesso Paese mediorientale gioca tutta la sua credibilità.</p>
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		<title>Emirati Arabi Uniti: Tahnoon e Hazza, guerra in famiglia all&#8217;ombra dell&#8217;intelligence e della cyberscurity</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/emirati-arabi-uniti-tahnoon-e-hazza-guerra-in-famiglia-allombra-dellintelligence-e-della-cyberscurity.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 13:52:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-1024x562.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-768x421.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-1536x842.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-600x329.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La rivalità tra Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, capo della sicurezza nazionale, e Hazza bin Zayed crea ombre sulla compattezza dell'emirato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1053" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-1024x562.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-768x421.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-1536x842.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251008165210371_edb0d0b74b8ff14d198b032358b3bd99-e1759935294301-600x329.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da anni <strong>Tahnoon bin Zayed Al Nahyan</strong> è considerato l’uomo più potente negli Emirati dopo il presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/denaro-diplomazia-e-cultura-cosi-gli-emirati-arabi-uniti-si-allargano-in-africa.html">Mohammed bin Zayed (MbZ).</a></strong> Dal 2016 è Consigliere per la Sicurezza Nazionale, ma la definizione riduttiva di “funzionario” non rende giustizia al suo raggio d’azione. Tahnoon controlla un impero economico che vale oltre 1,5 trilioni di dollari in fondi sovrani, con investimenti che vanno dall’intelligenza artificiale alla biotecnologia, fino alla sorveglianza di nuova generazione.</p>



<p>Il suo nome compare ai vertici di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/arabia-saudita-emirati-qatar-anche-per-trump-il-golfo-e-al-centro-del-mondo.html">G42 e MGX</a></strong>, società tecnologiche emiratine che hanno stretto partnership con colossi come Microsoft, BlackRock e Global Infrastructure Partners. Una strategia perfettamente coerente con gli obiettivi di Abu Dhabi: usare <strong>l’innovazione tecnologica come moltiplicatore di potere economico, politico e militare.</strong> È lo stesso Tahnoon ad aver spinto l’Emirato verso l’IA, la cybersecurity e la guerra digitale, strumenti che rendono oggi Abu Dhabi un attore rilevante nella geopolitica globale della tecnologia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ombre della cyberwarfare</h2>



<p>Il volto pubblico di Tahnoon è quello dell’imprenditore che investe nel futuro. Ma dietro la facciata non mancano le accuse: campagne di hacking contro dissidenti, spyware contro oppositori interni ed esterni, fino a operazioni coordinate nei conflitti regionali. <strong>Una guerra invisibile</strong> che ha consolidato la reputazione di Abu Dhabi come centro nevralgico di intelligence e controspionaggio. Tahnoon mantiene un profilo basso, lontano dai riflettori, ma la sua influenza si estende ovunque si incrocino affari e sicurezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hazza, il fratello “territoriale”</h2>



<p>Diverso il profilo di <strong>Hazza bin Zayed</strong>, anch’egli nominato nel 2023 vice sovrano di Abu Dhabi. A lui MbZ ha affidato il ruolo di rappresentante del governo nella regione di Al Ain. Le sue attività sembrano limitarsi a un’agenda più istituzionale e cerimoniale: incontri con enti locali, valutazioni di progetti su infrastrutture, energia, trasporti, sviluppo urbano e patrimonio culturale. Hazza appare come il custode della dimensione “territoriale” del potere emiratino, più vicino ai bisogni della comunità che alle strategie globali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le tensioni interne: sicurezza e proxy</h2>



<p>Eppure, dietro l’apparente divisione dei ruoli, emergono frizioni. Secondo recenti rapporti, Hazza avrebbe tentato di espandere la propria influenza anche nella gestione dei dossier di sicurezza e nelle relazioni con i proxy regionali che Abu Dhabi sostiene in conflitti come Yemen, Libia o Sudan. <strong>Un terreno che, storicamente, è nelle mani di Tahnoon.</strong> La concorrenza interna riflette le dinamiche tipiche di una monarchia familiare: equilibri che si spostano, ambizioni che crescono, rivalità che restano sommerse ma non per questo meno reali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il riassetto del 2023: centralizzare il potere</h2>



<p>La nomina di Tahnoon e Hazza a vice sovrani si inserisce nel più ampio riassetto deciso da MbZ nel 2023: il figlio Khaled designato erede come principe della corona, Mansour vice presidente degli Emirati, altri fratelli collocati in ruoli chiave. Una strategia di consolidamento che serve a blindare la famiglia al potere in una fase di incertezza: le guerre in Medio Oriente, la competizione per il gas e le energie rinnovabili, il braccio di ferro con le grandi potenze per l’accesso alle tecnologie più sensibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Due linee di potere, un unico obiettivo</h2>



<p>La parabola dei fratelli Al Nahyan mostra due traiettorie parallele: <strong>da un lato Tahnoon</strong>, il regista silenzioso di un Emirato che si proietta sulla scena globale attraverso tecnologia, finanza e intelligence; <strong>dall’altro Hazza</strong>, volto istituzionale che presidia i territori e costruisce consenso interno. Due anime che riflettono la doppia identità degli Emirati: laboratorio tecnologico globale e, allo stesso tempo, monarchia tradizionale che deve mantenere equilibrio tra modernizzazione e coesione sociale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: la forza e la fragilità del modello</h2>



<p>Dietro l’immagine di un Paese coeso e proiettato nel futuro, le tensioni tra Tahnoon e Hazza svelano quanto sia complesso il sistema di potere emiratino. La centralità di MbZ resta indiscussa, ma la crescente competizione tra fratelli è un indicatore da non sottovalutare. Perché nel lungo periodo la stabilità degli Emirati non dipenderà solo dalle alleanze con Washington o Pechino, né dagli investimenti miliardari nei settori high-tech, ma dalla capacità della famiglia regnante di mantenere intatta la propria unità politica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/emirati-arabi-uniti-tahnoon-e-hazza-guerra-in-famiglia-allombra-dellintelligence-e-della-cyberscurity.html">Emirati Arabi Uniti: Tahnoon e Hazza, guerra in famiglia all&#8217;ombra dell&#8217;intelligence e della cyberscurity</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Egitto, Israele ed Emirati lanciano la loro sfida sul Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/egitto-israele-ed-emirati-lanciano-la-loro-sfida-sul-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 16:18:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Ucraina non ha spento le tensioni in medio oriente, né ha chiuso le questioni più importanti in ballo. E nei giorni scorsi a Sharm El Sheikh se n&#8217;è avuta dimostrazione. Il presidente egiziano Al Sisi ha qui organizzato un incontro con i vertici di Emirati Arabi Uniti e Israele. Un vertice all&#8217;insegna &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/egitto-israele-ed-emirati-lanciano-la-loro-sfida-sul-medio-oriente.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/egitto-israele-ed-emirati-lanciano-la-loro-sfida-sul-medio-oriente.html">Egitto, Israele ed Emirati lanciano la loro sfida sul Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220325171750802_ac62ea4bd4105516c27995e02f558b30-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/come-si-sta-sviluppando-la-guerra-in-ucraina.html"> guerra in Ucraina</a> non ha spento le tensioni in medio oriente, né ha chiuso le questioni più importanti in ballo. E nei giorni scorsi a <strong>Sharm El Sheikh</strong> se n&#8217;è avuta dimostrazione. Il presidente egiziano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html">Al Sisi</a> ha qui organizzato un incontro con i vertici di<strong> Emirati Arabi Uniti</strong> e <strong>Israele</strong>. Un vertice all&#8217;insegna degli <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html">&#8220;Accordi di Abramo</a>&#8220;, con cui lo Stato ebraico ha normalizzato i rapporti con alcuni Paesi del mondo arabo, tra cui quello retto dall&#8217;erede al trono di Abu Dhabi, <a href="https://it.insideover.com/politica/mohammad-bin-zayed.html">Mohammed Bin Zayed</a>, presente sulle rive del Mar Rosso assieme anche al premier israeliano Naftali Bennett. L&#8217;incontro ha preso le sembianze di summit sui futuri equilibri regionali. Ma anche di un monito a Washington sulle negoziazioni relative al nucleare iraniano.</p>
<h2>Il monito a Washington</h2>
<p>Egitto, Emirati e Israele hanno un preciso obiettivo in comune: contenere l&#8217;influenza iraniana nella regione. Lo Stato ebraico ritiene le politiche di Teheran come un problema serio per la sicurezza nazionale. Gli Emirati, assieme all&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>, costituiscono il fronte sunnita principale contrapposto alla sfera sciita iraniana. Infine l&#8217;Egitto di Al Sisi con le <strong>petromonarchie</strong> saudite ed emiratine ha in comune il nemico costituito dai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratelli Musulmani.</a> Tre Paesi quindi che hanno tutto l&#8217;interesse affinché il rinnovato dialogo tra Washington e Teheran sul <strong>nucleare</strong> non decolli. L&#8217;incontro tra le parti a Sharm potrebbe quindi aver lanciato questo primo importante significato. Tanto più che nei giorni scorsi, nell&#8217;ambito di segnali di distensione con Teheran,<a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-pronti-a-rimuovere-i-pasdaran-dalla-lista-dei-terroristi-ira-di-israele.html"> si è vociferato della possibile cancellazione dei Pasdaran</a>, i guardiani della rivoluzione islamica, dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Circostanza che ha allarmato e non poco il premier israeliano<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-naftali-bennett.html"> Naftali Bennett</a>. Quest&#8217;ultimo ha scritto una nota, assieme all&#8217;alleato di governo Yair Lapid, contro questa eventualità.</p>
<p>&#8220;I Pasdaran iraniani – si legge in quel comunicato – sono Hezbollah in Libano, la Jihad islamica a Gaza, gli Huthi nello Yemen, le milizie in Iraq. Sono responsabili degli attacchi a civili e militari americani attraverso il Medio Oriente compreso l’anno passato. Sono dietro i piani per assassinare alti esponenti del governo Usa. Sono stati coinvolti nell’omicidio di centinaia di migliaia di civili siriani, hanno distrutto il Libano e stanno opprimendo brutalmente i civili iraniani&#8221;. Chiaro quindi come l&#8217;incontro in Egitto con Al Sisi e soprattutto con il principe ereditario emiratino assomigli tanto a un <strong>monito</strong> lanciato alla Casa Bianca. In medio oriente, è il messaggio, non ci sarà spazio per Pasdaran e per l&#8217;attuale leadership iraniana. E anzi è pronto un fronte comune favorito dagli accordi di Abramo firmati sul finire del 2020, su input dell&#8217;allora presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a>. Un fronte con cui l&#8217;attuale inquilino della Casa Bianca deve fare i conti.</p>
<h2>I nuovi equilibri della regione</h2>
<p>Oltre al dossier iraniano ci sono altre importanti questioni in ballo nella regione. A partire da quello energetico. Egitto ed Israele mirano oggi più che mai ad entrare nel mercato europeo sfruttando i <strong>giacimenti</strong> scoperti nell&#8217;ultimo decennio e da cui già in parte si è iniziato a estrarre gas. Non è un caso che a distanza di più di 40 anni dalla firma degli accordi di <strong>Camp David</strong> proprio adesso i due Paesi sono apparsi pienamente &#8220;in pace&#8221;. Nel 1978 a Camp David Egitto e Israele davano vita al primo trattato ufficiale tra un Paese arabo e lo Stato ebraico. Il loro tuttavia è sempre apparso come un &#8220;matrimonio di convenienza&#8221;. Tra le parti in realtà ha sempre prevalso il gelo e una reciproca diffidenza. Circostanza oggi superata. Nell&#8217;ultimo anno Al Sisi ha intensificato gli scambi commerciali tra le due parti, si sono svolti incontri ad alto livello tra le rispettive delegazioni governative, sono stati avviati voli regolari tra le più importanti città. Solo adesso, in poche parole, egiziani e israeliani sono realmente non in guerra. E sono pronti a collaborare assieme per il gas sotto le acque del Mediterraneo orientale.</p>
<p>Gli Emirati Arabi Uniti dal canto loro, spinti dai buoni rapporti con egiziani e israeliani, vogliono recitare una parte da <strong>protagonisti</strong> nel nuovo scacchiere mediorientale. Sono pronti a investire soldi e a mettere a frutto la tela diplomatica intessuta in questi ultimi anni da Mohammed Bin Zayed. Ecco quindi l&#8217;altro senso dell&#8217;incontro trilaterale di Sharm El Sheik. Egitto, Emirati e Israele sono pronti a scrivere una nuova pagina degli equilibri mediorientali. Dalle sponde del Mar Rosso, nel pieno della guerra in Ucraina, è partita una chiara indicazione agli altri attori regionali.</p>
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		<title>Boom di richieste per le super-navi italiane di Fincantieri</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/boom-di-richieste-per-le-super-navi-italiane-di-fincantieri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 13:14:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Fincantieri]]></category>
		<category><![CDATA[Fregate Fremm]]></category>
		<category><![CDATA[Marina]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Miliare]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="994" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fregata" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530-300x155.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530-768x398.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530-1024x530.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Boom della cantieristica militare navale italiana nel mondo dopo la vittoria della maxi-gara per la fornitura di dieci fregate multiruolo classe Fremm alla Marina militare degli Stati Uniti. La commessa della U.S. Navy del valore di 5,57 miliardi di dollari è il miglior biglietto da visita possibile per Fincantieri. Grecia, Marocco, Egitto, Canada, Indonesia sono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/boom-di-richieste-per-le-super-navi-italiane-di-fincantieri.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="994" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Fregata" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530-300x155.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530-768x398.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Nave_Bergamini-e1592056366530-1024x530.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Boom della cantieristica militare navale italiana nel mondo dopo la vittoria della maxi-gara per la fornitura di dieci fregate multiruolo classe Fremm alla Marina militare degli Stati Uniti. La <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/zio-trump-compra-super-navi-italiane-affare-716-milioni-1859918.html">commessa</a> della U.S. Navy del valore di <strong>5,57 miliardi di dollari</strong> è il miglior biglietto da visita possibile per <strong>Fincantieri</strong>. Grecia, Marocco, Egitto, Canada, Indonesia sono tutti mercati dove il gruppo guidato da <strong>Giuseppe Bono</strong> ha già stretto accordi o stanno negoziando l’acquisto delle super-navi dell’Italia. L’ultimo in ordine di tempo è il Regno del <strong>Marocco</strong>, che ha recentemente manifestato interesse per l’acquisto di almeno due nuove Fremm. Nonostante il Regno nordafricano abbia già acquistato nel 2007 una fregata multiruolo dalla Francia, la “Mohammed VI” recentemente riammodernata, “è molto interessato alle Fremm a configurazione italiana” anti-sommergibile, spiegano fonti vicine al dossier contattate da <em><a href="https://www.nova.news/il-marocco-e-interessato-allacquisto-delle-fregate-fremm-di-fincantieri/">Agenzia Nova</a></em>. Secondo la <em><a href="https://www.rid.it/shownews/4253">Rivista italiana difesa</a> </em>(Rid), anche “il recente successo in <strong>Indonesia</strong> – con la vendita di sei unità, quattro da prodursi in Italia e due nei cantieri indonesiani PT-Pal – ha fatto salire a 30 il numero delle unità, tra ordini e opzioni, del modello prodotto dalla ‘nostra’ Fincantieri: dieci per la Marina Americana, 2 + 2 per la Marina Egiziana (&#8230;) e le dieci (otto già in servizio, più le due sostitutive di quelle cedute all’Egitto già in costruzione) per la Marina Militare”.</p>
<h2>Trattative in Marocco</h2>
<p>La notizia delle trattative con Rabat è stata rilanciata in Marocco dal portale <em><a href="https://www.maghress.com/assahifa/72459">Maghress</a></em>, che riprende a sua volta le indiscrezioni di Rid. La testata marocchina ricorda come la fregata Mohammed VI, il pezzo più pregiato della flotta marocchina, sia rientrata ai box in Francia per svolgere lavori di manutenzione e sviluppo, prima di partecipare a marzo alle manovre congiunte ‘<a href="https://www.defense.gov/observe/photo-gallery/igphoto/2002592807/">Lightning Handshake</a>’ con la Marina degli Stati Uniti, non lontano dalle Isole Canarie. Le fregate Fremm “Made in Italy”, sottolinea <em>Maghress</em>, sono in grado di trasportare missili a lungo raggio, missili antiaerei e antinave, con la capacità di effettuare attacchi su bersagli terrestri a una distanza massima di 180 chilometri, ma soprattutto è particolarmente efficace nella versione <strong>antisommergibile</strong>. Secondo l’ultimo rapporto del sito statunitense specializzato nel settore difesa, <a href="https://www.globalfirepower.com/countries-comparison-detail.php?country1=egypt&amp;country2=ethiopia">Global Fire Power (Gfp)</a>, la Marina marocchina è 21esimo posto a livello mondiale deve colmare il gap con il principale rivale regionale, l’<strong>Algeria</strong> (14esimo posto), che sulla carta surclassa il Marocco grazie agli otto <strong>sottomarini</strong> in dotazione. L’acquisto delle Fremm italiane, bestia nera dei mezzi a immersione di fabbricazione russa in dotazione agli algerini, potrebbe pertanto riequilibrare la situazione e rilanciare le ambizioni del Regno nordafricano, la cui economia dipende in larga larga parte dalla messa in sicurezza degli oltre 3.500 chilometri di costa.</p>
<h2>Le Fremm “egiziane” al confine con la Libia?</h2>
<p>Dall’altra parte del Mediterraneo, a est, l’<strong>Egitto</strong> ha recentemente inaugurato sabato la base “<a href="https://www.egypttoday.com/Article/1/105621/In-photos-Sisi-inaugurates-3-July-Naval-Base-on-Egypt%E2%80%99s">3 luglio</a>” a Marsa Matruh, nella zona occidentale, a 135 chilometri dalla <strong>Libia</strong>. Al taglio del nastro, di fianco al presidente-generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html">Abdel Fatah al Sisi</a> c’erano l’omologo libico Mohamed Menfi e <strong>Mohammed bin Zayed</strong>, il leader de facto degli Emirati Arabi Uniti e grande alleato-sponsor. La nuova struttura in grado di ospitare grandi unità, incluse le due fregate classe Fremm acquistate dall’Italia. Si tratta di un punto d’appoggio strategico non solo per il teatro libico, dove l’Egitto sostiene il generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a> insieme agli Emirati, ma per l’intero Mediterraneo orientale. Vale la pena ricordare che il Cairo ha da tempo creato un asse con Grecia e Cipro in funzione anti-Turchia. Il nome della base, del resto, non lascia dubbi: il 3 luglio del 2013 venne deposto il governo della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html">Fratellanza musulmana</a> guidato da Mohamed Morsi. Per anni il &#8220;sultano&#8221; di Ankara <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a>, campione dei Fratelli musulmani, ha definito Al Sisi un golpista, correggendo il tiro solo dopo l&#8217;insediamento dell&#8217;amministrazione statunitense di Joe Bide e la dichiarazione di Al Ula, che ha posto fine all&#8217;isolamento del Qatar, il grande alleato della Turchia nel Golfo. Ora, anche grazie alle nuove Fregate europee multi-missione italiane, l’Egitto invia un messaggio chiaro a tutta la regione: chi vuole mettere le mani sulle risorse del Mediterraneo orientale deve fare i conti con un Paese di 100 milioni di abitanti armato fino ai denti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/boom-di-richieste-per-le-super-navi-italiane-di-fincantieri.html">Boom di richieste per le super-navi italiane di Fincantieri</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il destino del (nuovo) Golfo passa per Abu Dhabi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-destino-del-nuovo-golfo-passa-per-abu-dhabi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 21:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="566" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489-300x88.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489-768x226.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489-1024x302.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nell’intricato groviglio mediorientale sono numerosi i vuoti di potere creatisi dall’azione combinata di primavere arabe (prima), transizione americana, down petrolifero e minaccia iraniana. Tuttavia, i destini dei Paesi del Golfo sembrano essere sempre più segnati dal carisma del principe ereditario emiratino Mohammed bin Zayed. Un leader lungimirante Quando Mohamed bin Zayed ha assunto il suo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-destino-del-nuovo-golfo-passa-per-abu-dhabi.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="566" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489-300x88.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489-768x226.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Imam-negli-Emirati-Arabi-Uniti-La-Presse-e1567261765489-1024x302.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nell’intricato groviglio mediorientale sono numerosi i vuoti di potere creatisi dall’azione combinata di primavere arabe (prima), transizione americana, <em>down</em> petrolifero e minaccia iraniana. Tuttavia, i destini dei Paesi del Golfo sembrano essere sempre più segnati dal carisma del principe ereditario emiratino <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-mohammed-bin-zayed-luomo-piu-ascoltato-del-mondo-arabo.html"><strong>Mohammed bin Zayed</strong></a>.</p>
<h2>Un leader lungimirante</h2>
<p>Quando Mohamed bin Zayed ha assunto il suo ruolo all&#8217;inizio degli anni 2000, si è trovato davanti una serie di sfide amministrative, economiche e di sicurezza. In quanto leader in ascesa, il principe ereditario (<em>aka </em>Mbz) si è lanciato nel consolidamento della <strong>sicurezza interna</strong> e della <strong>leadership di Abu Dhabi</strong>, fronteggiando sia la minaccia islamista che l&#8217;ascesa della <em>golden </em>Dubai.</p>
<p>Carismatico, ascoltato, re del <em>soft power</em> e <em>à la page</em>, <strong>è da tempo uno degli interlocutori prediletti di Washington</strong> (compreso l’uscente presidente Trump), tanto da offuscare il più giovane e discutibile omologo saudita Mohammed bin Salman. Quello che più convince del leader di Abu Dhabi è senza dubbio la sua lungimiranza. Proprio l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ne parla nel suo nuovo libro di memorie, <em>A Promised Land</em>: l’ex presidente ricorda che proprio bin Zayed, ai tempi dei fatti di Piazza Tahrir, gli annunciò che se l&#8217;Egitto fosse crollato e la Fratellanza Musulmana avesse preso il sopravvento, sarebbero caduti anche altri otto leader arabi. Nella medesima conversazione, inoltre, il leader emiratino lamentava il fatto di non poter più fare affidamento sulla partnership con gli Stati Uniti. Presumibilmente, una richiesta di aiuto più che un avvertimento.</p>
<h2>La lotta all’Islam politico</h2>
<p>Dopo la Guerra del Golfo, uno dei segni distintivi della politica emiratina è stato il <strong>rifiuto totale dell’Islam politico</strong>. Un elemento che si è poi trasformato in una vera bandiera per bin Zayed da agitare verso le diplomazie occidentali, soprattutto dopo l’11 settembre 2001: questo accento è stato posto anche in virtù del fatto che a bordo di uno dei velivoli dirottati vi erano proprio due cittadini emiratini. Da lì, il passo verso la rottura con i Talebani e l’appoggio alle manovre della NATO fu breve.</p>
<p>Da quel momento vi è stata una sterzata decisa: negli ultimi anni sono state numerose le riforme politiche, sociali ed educative che hanno portato a un controllo più stretto su ciò che viene predicato nelle moschee, passando per il divieto di alcun tipo di propaganda politica nei luoghi di culto e perfino per il controllo maniacale dei sermoni. Bin Zayed in persona si è fatto promotore della campagna contro il <strong>movimento Al Islah</strong>, accolito dei Fratelli Musulmani in loco con grande seguito tra i giovani e i cui esponenti principali avevano ruoli chiave nella politica locale: una vera e propria epurazione in grande stile è avvenuta dal 2011 in poi a colpi di processi e cittadinanze revocate.</p>
<h2>Una fitta rete di iniziative diplomatiche</h2>
<p>Il passaggio dall’amministrazione Trump a quella Biden, ormai questione di giorni, implicherà un nuovo ruolo per Abu Dhabi. La rinegoziazione eventuale con l’<a href="https://it.insideover.com/economia/il-boom-dello-scisto-statunitense-ridisegna-la-geopolitica-del-petrolio.html"><strong>Iran</strong></a>, infatti, dovrà necessariamente coinvolgere altri attori regionali e il successo di una simile operazione potrebbe dipendere anche da bin Zayed, che occupa una posizione di leadership sempre più prominente nel Golfo e la cui alleanza con i sauditi non è più salda come una volta; a ciò si aggiunge il fatto che gli Emirati sarebbero i primi a venir coinvolti nella linea di fuoco se si arrivasse ad un’escalation militare tra Stati Uniti ed Iran: una reiterata minaccia, soprattutto da parte di Teheran.</p>
<p>Bin Zayed è uno di quei leader che ha guardato con ansia e preoccupazione alle <strong>primavere arabe</strong> e ripetutamente schieratosi contro il calderone dell’Islam politico, almeno sulla carta. La sua linea alternativa si è espressa anche sulle vicende dello <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/punto-la-guerra-nello-yemen.html"><strong>Yemen</strong> </a>(arrivando allo scontro con i Sauditi) e della <strong>Liba</strong> (ha appoggiato il generale Haftar); l’<strong>avvicinamento con Israele</strong>, poi, è stato funzionale alla realizzazione della modernizzazione degli Emirati Arabi Uniti, alla guida della rigenerazione economica della regione. Isolato su questo tema fin dall&#8217;inizio, in un mondo arabo dove la causa palestinese è ancora considerata non negoiabile, bin Zayed ha saputo avviare un movimento diplomatico su cui nessuno avrebbe scommesso, sconvolgendo profondamente gli equilibri regionali.</p>
<h2>La “piccola Sparta”</h2>
<p>Abu Dhabi non è solo una delle tante petromonarchie, ma possiede <strong>il più grande fondo sovrano al mondo</strong> e il collegamento con Israele darà ai suoi investitori l&#8217;accesso a uno dei settori tecnologici più vivaci al mondo.</p>
<p>Il sovrano, inoltre, ha speso centinaia di miliardi di dollari in armi americane ed il suo è ora considerato come il più avanzato esercito del mondo arabo. La forza militare è diventata così uno strumento privilegiato nella politica estera degli Emirati. Pur rimanendo discreti, gli Emirati Arabi Uniti stanno iniziando ad evolversi in ciò che James Mattis, Segretario alla Difesa nell&#8217;amministrazione Trump, avrebbe poi soprannominato &#8220;piccola Sparta&#8221; nel 2014. Non solo, ma grazie alla sua audace diplomazia, Abu Dhabi è stata in grado di acquisire gli F35 americani che il sovrano sognava da tempo.</p>
<p>Un’immagine di rinnovata deterrenza e aggressività che è un messaggio poco subliminale all’Islam politico e allo spettro della Turchia, che ora vede come il suo principale avversario, rea di voler seminare il caos nel Mondo arabo. Ed è proprio per mettere i bastoni fra le ruote ad Erdogan che, nel novembre scorso, ha firmato un <a href="https://it.insideover.com/guerra/emirati-arabi-uniti-e-grecia-insieme-in-un-patto-per-contrastare-la-turchia.html">trattato di mutua difesa con la Grecia</a> al di fuori della Nato, il suo primo accordo con una potenza europea, e ha inviato caccia F-16 in quel di Cipro.</p>
<h2>L’uomo del Golfo?</h2>
<p>In una lettera del 20 novembre 2020 al Comitato per il Nobel, l&#8217;ex primo ministro dell&#8217;Irlanda del Nord Lord David Trimble, egli stesso un premio Nobel per la pace, ha nominato il primo ministro Benjamin Netanyahu e il principe bin Zayed per il premio Nobel per la pace 2021. Lord Trimble ha spiegato che stava nominando Netanyahu e bin Zayed &#8220;in riconoscimento dei loro risultati storici nel promuovere la pace in Medio Oriente&#8221;.</p>
<p>Questa notizia di colore fa capire <strong>quanto il principe di Abu Dhabi sia ormai influente</strong> presso “quelli che contano”, pronti a riconoscerlo come un <em>primus inter pares</em>, e presso i suoi vicini, spesso pronti all’emulazione: il sovrano, ormai sessantenne, non è di certo un Sadat dei nostri tempi, tuttavia è un abile negoziatore che promuove l’interesse nazionale emiratino in questo nuovo scenario del Golfo dove le certezze sembrano sfumare. Questo suggerisce un&#8217;unica profezia sui prossimi anni: il futuro della regione passerà anche, e soprattutto, da Abu Dhabi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-destino-del-nuovo-golfo-passa-per-abu-dhabi.html">Il destino del (nuovo) Golfo passa per Abu Dhabi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il piano degli Emirati per limitare l&#8217;espansione della Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-piano-degli-emirati-per-limitare-lespansione-della-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2020 14:08:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1190" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171-1024x635.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 2 agosto i ministri degli Esteri di Iran ed Emirati Arabi Uniti hanno avuto un incontro virtuale per parlare dell’emergenza coronavirus in Medio Oriente e delle sfide che la regione si trova ad affrontare in un momento particolarmente delicato sotto diversi aspetti. La conversazione tra i due ministri è particolarmente significativa se si considera &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-degli-emirati-per-limitare-lespansione-della-turchia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1190" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Emirati-Arabi-Uniti-con-sceicco-La-Presse-e1566902010171-1024x635.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 2 agosto i ministri degli Esteri di Iran ed Emirati Arabi Uniti hanno avuto un<a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/08/rare-talks-iran-uae-foreign-ministers-discuss-covid-19-200802174815468.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> incontro virtuale</a> per parlare dell’emergenza <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">coronavirus</a> in Medio Oriente e delle sfide che la regione si trova ad affrontare in un momento particolarmente delicato sotto diversi aspetti. La conversazione tra i due ministri è <strong>particolarmente</strong> <strong>significativa</strong> se si considera che i rapporti tra Teheran e Abu Dhabi sono tesi fin dal 1979, anno della nascita della Repubblica islamica, e che i due Paesi si trovano spesso su fronti opposti nello scacchiere regionale. Negli ultimi tempi, tuttavia, gli Emirati stanno modificando la propria politica estera e l’Iran non vuole lasciarsi sfuggire quest’occasione.</p>
<h2>L&#8217;asse anti-turco</h2>
<p>Durante la video conferenza, i ministri di Iran ed Emirati hanno ribadito l’intenzione dei rispettivi governi di rafforzare la cooperazione bilaterale per rispondere adeguatamente all’emergenza coronavirus e non solo. L’iraniano Javad Zarif ha poi ribadito in un tweet il desiderio di Teheran di continuare sulla strada del dialogo in risposta alle sfide e alle difficili scelte che attendono la regione nel prossimo futuro. L’incontro virtuale tra i due ministri fa tra l’altro seguito a una conversazione telefonica avvenuta a marzo e al conseguente invio di materiale sanitario da parte di Abu Dhabi per aiutare Teheran nella lotta contro il coronavirus. Come già <a href="https://it.insideover.com/politica/il-riavvicinamento-degli-emirati-arabi-alliran.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spiegato su InsideOver</a>, il cambio di posizione degli Emirati nei confronti dell’Iran serve ad Abu Dhabi per portare avanti la nuova politica estera di “tolleranza”, grazie alla quale l’Emirato può presentarsi come il pacificatore della regione. Gli EAU, da sempre legati a Stati Uniti e Arabia Saudita, stanno quindi cercando di ritagliarsi un ruolo sempre più assertivo in Medio Oriente, uscendo così dall’ombra degli storici alleati. Ma il riavvicinamento con l’Iran fa anche parte di una più grande <strong>strategia anti-turca</strong> che coinvolge anche Egitto e Siria. L’obiettivo degli Emirati è limitare l’espansione di Ankara nel Mediterraneo e in particolare in Siria e in Libia, Paesi in cui la Turchia è direttamente coinvolta in chiave anti-Assad nel primo caso e anti-Haftar nel secondo. Per cercare di arginare il proprio rivale, Mohamed bin Zayed (MbZ) ha saputo sfruttare da una parte il bisogno dell’Iran di uscire dall’isolamento a cui le sanzioni americano l’hanno costretta e dall’altra il desiderio dell’Egitto di minare i successi turchi in Libia.</p>
<h2>Il fronte siriano</h2>
<p>È in questo contesto che si inserisce l’invio di 150 soldati egiziani a Saraqib: la città siriana si trova a sud di Idlib, provincia tuttora contesa tra il Governo di<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Bashra al Assad</a> (sostenuto da Iran e Russia) e i jihadisti in parte cooptati dalla Turchia. I militati egiziani sono stati posti alle dirette dipendenze dei comandanti iraniani e il loro invio nella regione è stato fortemente sostenuto proprio da MbZ, che da tempo cerca di riaccendere lo scontro a Idlib. A inizio del 2020 il principe aveva offerto ad Assad 3 miliardi di dollari per riprendere l’offensiva contro la provincia, con l’intento di indebolire ulteriormente la presa turca sul nord della Siria. Il piano emiratino era stato rovinato dall’intervento russo, ma MbZ non si è dato per vinto e ha giocato la carta egiziana per alzare la tensione nel nord siriano. I rapporti tra Egitto e Turchia sono particolarmente tesi a causa della situazione in Libia, ma Il Cairo non ha la potenza militare necessaria per mettere in pratica le minacce dirette contro Ankara. Di questa situazione ha saputo approfittare anche l’Iran, che mantiene un rapporto ambiguo con Ankara sostenendola su alcuni fronti (come la lotta ai curdi in Iraq) e attaccandola su altri.</p>
<p>La <strong>Siria</strong> quindi potrebbe presto diventare un nuovo teatro di scontro a bassa intensità tra Egitto e Turchia, con quest&#8217;ultima che minaccia di far <a href="https://www.middleeasteye.net/news/turkey-uae-accountable-defence-minister" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pagare</a> ad Abu Dhabi le conseguenze delle proprie azioni “al momento giusto e nel luogo giusto”.</p>
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		<title>Alle origini dello scontro tra Emirati e Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/alle-origini-dello-scontro-tra-emirati-e-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 06:20:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan Turchia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801-1024x496.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>“Se mi chiedete chi sta destabilizzando la regione [mediorientale, ndr], chi sta portando il caos, allora vi rispondo senza esitazione: Abu Dhabi”. A pronunciare queste parole è stato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu durante un’intervista alla Akit TV e le sue dichiarazioni danno ancora una volta conto dello stato dei rapporti tra la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/alle-origini-dello-scontro-tra-emirati-e-turchia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/alle-origini-dello-scontro-tra-emirati-e-turchia.html">Alle origini dello scontro tra Emirati e Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan Turchia (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801-300x145.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801-768x372.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Recep-Erdogan-minaccia-linvasione-della-Libia-La-Presse-e1579639408801-1024x496.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>“Se mi chiedete chi sta destabilizzando la regione [mediorientale, ndr], chi sta portando il caos, allora vi rispondo senza esitazione: Abu Dhabi”. <a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/05/turkey-accuses-uae-sowing-chaos-middle-east-200512174612295.html" target="_blank" rel="noopener">A pronunciare queste parole</a> è stato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu durante un’intervista alla<em> Akit TV</em> e le sue dichiarazioni danno ancora una volta conto dello stato dei rapporti tra la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti. Ankara negli ultimi tempi ha più volte accusato Abu Dhabi di voler destabilizzare Paesi come la Siria, la Somalia e la Libia e di aver contribuito alla distruzione dello Yemen dopo 5 anni di guerra civile. Lo scontro tra i due Stati, per quanto si sia intensificato negli ultimi periodi, ha preso però il via almeno sette anni fa e si sviluppa su più fronti, da quello bellico a quello commerciale e informativo.</p>
<h2>Alle origini dello scontro</h2>
<p>Si può dire che lo scontro tra Emirati Arabi (e Arabia Saudita) e Turchia ha avuto inizio nel <strong>2013</strong>, anno della caduta del Governo Morsi in Egitto. Il presidente egiziano, appartenente ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-sono-i-fratelli-musulmani.html" target="_blank" rel="noopener">Fratelli Musulmani</a>, godeva del sostengo di Ankara ed è stato sostituito <em>manu militari</em> dal <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abdel-fattah-al-sisi.html" target="_blank" rel="noopener">g<span style="font-size: 1rem;">enerale al-Sis</span></a><span style="font-size: 1rem;">i, che ha invece avuto – e tutt’ora ha – il sostegno di Abu Dhabi e Riad. La Turchia non ha mai perdonato ai due Paesi del Golfo l’interferenza nelle questioni egiziane e ancor meno la loro campagna contro i Fratelli Musulmani. Prima della caduta di Morsi, segnali di insofferenza tra Turchia ed Emirati si erano già registrati a causa del sostegno di Ankara alle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa del 2011, rivolte che i Paesi del Golfo hanno visto come una seria minaccia alla propria stabilità. Sempre al 2011-2012 risale un altro episodio che ha contribuito a preparare il terreno per uno scontro aperto tra le due nazioni. Ankara ha infatti accusato Abu Dhabi di aver finanziato Mohammed Dahlan, ex funzionario di Fatah che avrebbe tentato di spodestare Abbas alla guida dell&#8217;Autorità nazionale palestinese. L’uomo, sfuggito alla cattura, ha trovato rifugio proprio negli Emirati Arabi dando così modo alla Turchia di additare il Paese del Golfo quale finanziatore del golpe contro il leader palestinese.</span></p>
<p>Ma a incrinare ulteriormente i rapporti tra Ankara e Abu Dhabi ha contribuito anche il fallito colpo di Stato contro<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener"> Erdogan</a> del 2016: il presidente turco ha affermato in più occasioni di ritenere gli Emirati uno dei Paesi che hanno sostenuto i golpisti. Non va poi dimenticato che la Turchia nel 2017 si è schierata in sostegno del Qatar quando il Paese è stato isolato e sottoposto a embargo dalle altre potenze del Golfo con l’accusa di finanziare il terrorismo e gli stessi Fratelli Musulmani. La decisione di Ankara di accorrere in aiuto di Doha ha reso ancora più tesi i rapporti con gli Emirati e l’Arabia Saudita, i due maggiori sostenitori dell’allontanamento del Qatar dal Consiglio di cooperazione del Golfo.</p>
<h2>Tensioni recenti</h2>
<p>Guardando alla storia recente, i dossier diventati nuovo motivo di scontro fra Turchia ed Emirati Arabi sono principalmente <strong>Siria, Libia e Somalia</strong>. Nel primo caso, Abu Dhabi avrebbe cercato più volte di convincere il presidente <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-bashar-al-assad.html" target="_blank" rel="noopener">Bashar al-Assad</a> a rompere il cessate il fuoco raggiunto con la Turchia a Idlib in cambio di un finanziamento di 3 miliardi di dollari. Gli Emirati non hanno mai preso direttamente parte al conflitto siriano, ma stanno cercando di indirizzarne indirettamente le sorti facendo pressioni sulla famiglia Assad con l’obiettivo di espandere la propria influenza nell’area. Una mossa che ovviamente non trova il favore della Turchia, che deve già fare i conti con la Russia, l’Iran e i curdi (ancora in parte sostenuti dagli Usa). Per quanto riguarda la Libia, Erdogan ha di recente fatto il suo ingresso nel conflitto che prosegue ormai dal 2011 schierandosi dalla parte del Governo di accordo nazionale guidato da<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html" target="_blank" rel="noopener"> al-Serraj</a>. Inutile dire che gli Emirati sostengono invece il generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html" target="_blank" rel="noopener">Haftar</a>, il cui obiettivo primario è il rovesciamento del GNA. Di recente, anche la Somalia è diventato teatro di scontro tra Ankara e Abu Dhabi: la Turchia, che ha una base militare e una forte presenza nel Paese, ha accusato gli Emirati di star finanziando il gruppo jihadista <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/cosa-al-shabaab-somalia.html" target="_blank" rel="noopener">al-Shabab</a> con l’obiettivo di destabilizzare ulteriormente la nazione africana. Un’accusa che si ripete anche nel caso dello Yemen, Paese in guerra dal 2015 e che vede le truppe emiratine impegnate nel conflitto sotto il comando dell’Arabia Saudita. Non bisogna poi dimenticare che altro capitolo ancora aperto nello scontro tra Turchia e Paesi del Golfo: l’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi, consumatosi nell’ambasciata saudita di Istanbul nel 2018.</p>
<h2>Boicottaggio e disinformazione</h2>
<p>Il conflitto tra Emirati, Arabia e Turchia ha trovato spazio anche nel settore dell’informazione. Mesi fa ha fatto molto discutere la messa in onda di una <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-delle-serie-tv-tra-turchia-e-arabia-saudita.html" target="_blank" rel="noopener">serie tv</a> saudita che dipinge l’Impero ottomano come una forza di occupazione oscurantista, mentre a metà aprile Abu Dhabi e Riad <a href="https://www.trtworld.com/turkey/analysis-saudi-arabia-s-targeting-of-turkish-media-reveals-a-fear-of-facts-35401" target="_blank" rel="noopener">hanno bloccato le emittenti televisive turche</a>. Poco dopo anche i canali emiratini e sauditi sono stati oscurati sulle TV della Turchia. Nello stesso periodo, Emirati e Arabia Saudita hanno accusato Ankara di aver contribuito alla diffusione del <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html" target="_blank" rel="noopener">coronavirus</a> nella regione, mentre Erodgan condannava la disinformazione portata avanti dai Saud sulla pericolosità dei pellegrinaggi nel Paese nel momento in cui il virus si stava propagando nella zona del Golfo. Da tempo, inoltre, Abu Dhabi e Riad invitano i loro cittadini a non recarsi in vacanza in Turchia, definendolo un Paese pericoloso per i turisti, e hanno lanciato una campagna di boicottaggio dei prodotti <em>made in Turkey</em>.</p>
<p>Nonostante l’ostilità nei confronti degli Emirati abbia spesso portato la Turchia ha confrontarsi anche con l’Arabia Saudita, i rapporti tra Ankara e Riad sono meno tesi rispetto a quelli con Abu Dhabi. Una parte dell’establishment turco infatti spera ancora di poter ricucire le relazioni con l’Arabia – a danno ovviamente degli Emirati – e la crisi sanitaria e petrolifera secondo alcuni analisti potrebbe trasformarsi in un’opportunità.</p>
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		<title>Il riavvicinamento degli Emirati Arabi all&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-riavvicinamento-degli-emirati-arabi-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 10:27:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Mascherine-in-Iran-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran Teheran mascherine (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Mascherine-in-Iran-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Mascherine-in-Iran-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Mascherine-in-Iran-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Mascherine-in-Iran-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A metà marzo gli Emirati Arabi Uniti hanno inviato due forniture di materiale medico necessario per la lotta al coronavirus verso l’Iran, uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia in tutto il Medio Oriente. “Gli Emirati si impegnano a fare tutto il possibile per eliminare il virus, tanto a livello domestico quanto nella regione del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-riavvicinamento-degli-emirati-arabi-alliran.html">[...]</a></p>
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<p>A metà marzo gli <a href="https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2020/03/uae-iran-medical-aid-coronavirus-outbreak.html" target="_blank" rel="noopener">Emirati Arabi Uniti hanno inviato</a> due forniture di materiale medico necessario per la lotta al coronavirus verso l’Iran, uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia in tutto il Medio Oriente. “Gli <strong>Emirati</strong> si impegnano a fare tutto il possibile per eliminare il virus, tanto a livello domestico quanto nella regione del Golfo”, ha affermato il direttore della comunicazione del ministero degli Esteri emiratino commentando l’invio di aiuti umanitari a Teheran. Il gesto è stato particolarmente apprezzato dall’Iran, che negli ultimi mesi ha più volte accusato gli Stati Uniti di star condannando a morte gli iraniani con il loro rifiuto di eliminare – anche solo momentaneamente – le sanzioni.</p>
<h2>Il cambio di strategia degli Emirati</h2>
<p><strong>L’invio di materiale sanitario</strong> è un chiaro segnale del cambiamento della posizione degli Emirati Arabi Uniti nei confronti dell’Iran. I rapporti tra i due Paesi sono tesi dal 1979, anno della nascita della Repubblica islamica, e negli anni Iran ed Emirati si sono trovati spesso su fronti contrapposti nel mai sopito scontro tra sciiti e sunniti a livello regionale. Anche guardando ai conflitti attualmente in corso – ossia Yemen, Siria, Libano e Iraq – tale caratteristica risulta evidente.</p>
<p>Gli Emirati sono stati anche tra i primi a sostenere l’uscita degli Stati Uniti dall’<strong>accordo sul nucleare</strong>, dopo essersi opposti per anni all’apertura di Obama nei confronti di Teheran, arrivando anche a incrementare la propria forza militare in previsione di uno scontro con il Paese degli Ayatollah. Nell’ultimo periodo, tuttavia, l’allineamento degli Emirati con gli Usa di Trump e con l’Arabia Saudita si è incrinato, soprattutto dopo la mancata presa di posizione americana a seguito dell’attacco contro i giacimenti petroliferi dell’Aramco. Quel particolare episodio, unito a una più generale politica di disengagement statunitense dal Medio Oriente, ha costretto gli Emirati a rivedere le proprie priorità e la propria posizione nello scacchiere regionale.</p>
<p>A spingere ulteriormente Abu Dhabi verso una nuova politica estera ha poi contribuito la recente escalation tra Iran e Stati Uniti a seguito dell’uccisione del generale Qassem Soleimani. Uno scontro diretto tra le due potenze avrebbe avuto effetti negativi sugli Emirati e sulle mire geopolitiche di <strong>Mohammed bin Zayed</strong>, che ha quindi aperto un canale di dialogo con Teheran per evitare che la situazione degenerasse. Gli sforzi per la pacificazione della regione da parte degli Emirati rientrano in una nuova politica estera messa in piedi dal Paese e che si basa sul principio della “tolleranza”, il cui obiettivo ultimo è per l’appunto la fine dei conflitti armati nella regione.</p>
<p>È in questo contesto che si inserisce quindi la fine del sostegno all’Arabia Saudita nella guerra in <a href="https://www.nytimes.com/2019/07/11/world/middleeast/yemen-emirates-saudi-war.html" target="_blank" rel="noopener">Yemen</a> da una parte e il riavvicinamento all’Iran dall’altra, quest’ultimo favorito anche dalla diffusione del coronavirus.</p>
<h2>Le mire di MbZ</h2>
<p>Ma qual è l’obiettivo ultimo di Mohammed bin Zayed? Gli Emirati sono sempre stati dalla parte degli Stati Uniti nella contrapposizione Washigton-Teheran e ne hanno sostenuto la politica di “massima pressione”, i cui effetti sono ben visibili sull’economia iraniana. Ma il progressivo allontanamento di Washington dal Medio Oriente e dal Golfo ha messo gli Emirati – e l’Arabia Saudita – di fronte a una scomoda verità: non è più possibile più fare affidamento come prima sulla protezione americana. Il ritirarsi degli Usa, tuttavia, è stato visto sì come una minaccia, ma anche come un’opportunità. La fine dell’egemonia a stelle e strisce in Medio Oriente ha infatti lasciato un vuoto di potere che gli Emirati stanno cercando almeno in parte di riempire, ponendosi come i<strong>nterlocutori affidabili</strong> nell’allentamento delle tensioni regionali. Il coronavirus &#8211; e il relativo l&#8217;invio di aiuti &#8211; ha poi creato le condizioni per una maggiore apertura verso l&#8217;Iran in particolare e per un&#8217;espansione dell&#8217;influenza emiratina nel Golfo e in Medio Oriente in generale, rafforzando l&#8217;immagine di una Abu Dhabi pronta a scendere in campo per il benessere della regione.</p>
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		<title>Il piano B della Cina in Medio Oriente sono gli Emirati Arabi Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-piano-b-della-cina-in-medio-oriente-sono-gli-emirati-arabi-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2019 06:23:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="839" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756-768x335.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756-1024x447.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Cina monitora con attenzione le tensioni lungo lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti non smettono un secondo di studiare le mosse di Pechino. A Washington sono letteralmente sbalzati dalla sedia quando hanno assistito all&#8217;incontro tra Xi Jinping e Mohamed bin Zayed; un faccia a faccia nel quale il presidente cinese e il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-b-della-cina-in-medio-oriente-sono-gli-emirati-arabi-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="839" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756-300x131.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756-768x335.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2898072-e1563949383756-1024x447.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Mentre la <strong>Cina</strong> monitora con attenzione <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-ci-guadagna-dalla-crisi-con-liran.html">le tensioni lungo lo Stretto di Hormuz</a>, gli Stati Uniti non smettono un secondo di studiare le mosse di Pechino. A Washington sono letteralmente sbalzati dalla sedia quando hanno assistito all&#8217;incontro tra Xi Jinping e <strong>Mohamed bin Zayed</strong>; un faccia a faccia nel quale il presidente cinese e il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti hanno affrontato i dossier più incandescenti e collegati alla crisi iraniana. La Cina <a href="https://it.insideover.com/economia/iran-strategia-petrolio-prezzo.html">dipende dal petrolio esportato dall&#8217;Iran</a> e non può assolutamente rischiare di essere strangolata dal governo americano, che ha già sanzionato una azienda cinese per aver violato le sanzioni contro Teheran. Ma il Dragone sa bene che gli Stati Uniti potrebbero anche avere un certo interesse nell&#8217;alimentare le tensioni contro l&#8217;Iran, fino a spingere i Pasdaran a chiudere, o comunque limitare, lo Stretto di Hormutz; in tal caso sarebbe un disastro per Pechino, che si ritroverebbe senza la sua più importante via energetica.</p>
<h2>Il piano B di Pechino</h2>
<p>Per evitare di restare con un pungo di mosche, la Cina ha già preparato il piano B. Se l&#8217;Iran si trasformerà in una polveriera, <strong>Xi Jinping</strong> deve avere un&#8217;alternativa perché i cinesi non possono certo restare senza un sicuro fornitore di petrolio. Qui entrano in gioco gli<strong> Emirati Arabi Uniti</strong>, (già tra i primi quindici esportatori di petrolio della Cina) che potrebbero stringere nuovi accordi commerciali con Pechino in sostituzione di quelli effettuati con il governo iraniano; ecco perché bin Zayed è volato a Pechino per una visita di alto livello e un serrato incontro con Xi. I due leader hanno toccato vari temi, tra cui una maggiore cooperazione strategica tra Cina ed Emirati e il tema Iran. Oggi il governo cinese è il secondo partner commerciale degli Emirati Arabi Uniti, e se nel 2017 il commercio bilaterale si attestava intorno ai 60 miliardi di dollari, nel 2020 c’è chi ha previsto un aumento di questo valore pari al 17%.</p>
<h2>Investimenti cinesi</h2>
<p>Grazie alla posizione geografica, gli Emirati diventeranno un attore fondamentale del progetto cinese della <strong>Nuova Via della Seta</strong>; questo paese ha infatti tutto ciò che interessa alla Cina, a cominciare dalle abbondanti risorse energetiche e da una situazione politica stabile. Bin Zayed ha assicurato a Xi che gli Emirati sono pronti ad aprirsi agli investimenti cinesi, una presenza che rafforzerà ulteriormente<a href="https://it.insideover.com/politica/strategia-cinese-medio-oriente.html"> l&#8217;egemonia del Dragone sul Medio Oriente</a>. Al momento sono oltre 4.200 le aziende cinesi operanti negli Emirati, e potrebbero presto aumentare a dismisura.</p>
<h2>Gli Emirati Arabi Uniti e la Nuova Via della Seta</h2>
<p><a href="http://wam.ae/it/details/1395302775328">Secondo quanto scritto dalla <em>Emirate News Agency</em></a> (Wam), l&#8217;agenzia stampa ufficiale degli Emirati, la Cina è un partner strategico naturale del paese medio orientale. &#8220;Il nostro rapporto – ha detto Ni Jian, ambasciatore cinese negli Emirati – si trova nel suo miglior periodo storico. L’incontro tra i nostri vertici testimonia gli elevati standard e lo speciale significato del partenariato strategico globale tra EAU e Cina&#8221;. Ancor più importante è l’affermazione in cui il governo emiratino sottolinea come la Nuova Via della Seta sia un progetto in linea con gli interessi degli Emirati: &#8220;Essendo un importante centro di trasporto regionale – si legge in una nota della Wam – gli Emirati Arabi Uniti hanno un ruolo fondamentale da svolgere per estendere la cooperazione della Cina con gli Stati del Golfo e del Medio Oriente e facilitarne la connessione&#8221;. Questo significa più commercio, quindi più petrolio per la Cina.</p>
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		<title>Chi è Mohammed Bin Zayed, l&#8217;uomo più ascoltato del mondo arabo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chi-e-mohammed-bin-zayed-luomo-piu-ascoltato-del-mondo-arabo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 15:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tutti gli occhi, quando si parla di asse sunnita nel Golfo, sono rivolti al rampollo dei Saud, Mohammed Bin Salman: principe ereditario a 33 anni, in un paese tradizionalmente governato da ottuagenari, alla ribalta a Washington per l&#8217;amicizia con il genero di Donald Trump, Jared Kushner, la &#8220;stella&#8221; di Mbs (questo l&#8217;acronimo con il quale &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-mohammed-bin-zayed-luomo-piu-ascoltato-del-mondo-arabo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9805501-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Tutti gli occhi, quando si parla di asse sunnita nel Golfo, sono rivolti al rampollo dei Saud, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mohammad-bin-salman.html">Mohammed Bin Salman</a>: principe ereditario a 33 anni, in un paese tradizionalmente governato da ottuagenari, alla ribalta a Washington per l&#8217;amicizia con il genero di Donald Trump, <strong>Jared Kushner,</strong> la &#8220;stella&#8221; di <em>Mbs</em> (questo l&#8217;acronimo con il quale viene identificato all&#8217;estero) è però un po&#8217; offuscata da quando l&#8217;Arabia Saudita risulta impelagata nel pantano yemenita e da quando il giornalista <strong>Jamal</strong> <strong>Kashoggi</strong> scompare nel nulla e risulta poi ucciso all&#8217;interno del consolato saudita di Istanbul. Così adesso i riflettori vengono puntati su quello che viene considerato quale vero leader emergente della regione: <strong>Mohammed Bin Zayed</strong>, principe ereditario degli <strong>Emirati Arabi Uniti.</strong></p>
<h2>Da Mbs a Mbz</h2>
<p>Questione di acronimi e di lettere scambiate dei nomi, ma non solo: Mohammed Bin Zayed appare in realtà quasi un maestro dello stesso principe ereditario saudita, più cronache da Riad riportano la circostanza secondo cui Mohammad Bin Salman in qualche modo studia da principe ereditario osservando il &#8220;collega&#8221; emiratino. Da Mbs a Mbz è dunque un attimo.</p>
<p>Ma la storia politica del rampollo della famiglia Al Nahyan inizia da molto tempo prima di quella del principe ereditario saudita. Nonostante la stessa nomina nei loro rispettivi Paesi, tra i due c&#8217;è almeno una generazione di differenza: Mbz nasce infatti nel 1961, oggi ha 58 anni e dunque più che un rampollo vero e proprio è un leader <em>de facto</em> degli Emirati, che da anni studia quale futuro regnante di Abu Dhabi. Tutto inizia quando Mbz ha quasi la stessa età che Mbs ha adesso. È il 1991, il Medio Oriente è in subbuglio dopo l&#8217;invasione del Kuwait da parte dell&#8217;Iraq di Saddam Hussein e lui, fresco di scuola militare inglese dove impara a pilotare elicotteri, preme per entrare nelle grazie Usa. Sa bene che a Washington hanno bisogno di solidi alleati per intraprendere la campagna militare che da lì a breve porti gli Stati Uniti al primo scontro frontale con Saddam. E così convince il padre, nonché regnante e fondatore degli Emirati Arabi Uniti vent&#8217;anni prima, ad immettere quattro miliardi di Dollari nelle casse del Tesoro americano che in quel momento ha bisogno di soldi per non avere grossi patemi durante l&#8217;imminente conflitto.</p>
<p>È la svolta più importante nella storia del suo regno, che personalmente gli vale anche l&#8217;accesso a molte stanze importanti in quel di Washington. E spesso, da qui in avanti, c&#8217;è il suo zampino nelle politiche americane nella regione. Da adesso, ogni qualvolta gli Usa provano a sondare il campo per azioni di natura politica o militare in medio oriente da Washington rintracciano spesso Mbz.</p>
<h2>Uno dei leader più ascoltati da Trump</h2>
<p>Lui nel frattempo studia da sovrano: suo padre muore nel 2004 e lascia al primogenito <strong>Khalifa bin Zayed</strong>, attuale leader. Mohammad Bin Zayed ne diventa l&#8217;erede ma ad Abu Dhabi è di fatto proprio lui a tirare maggiormente le fila. Sia nella politica interna che estera, Mbz è l&#8217;ago della bilancia di ogni strategia messa in campo lungo le sponde del Golfo. Strategie basate sullo sfruttamento delle ingenti entrate grazie alle risorse petrolifere, grazie a politiche di soft power e di finanziamento agli alleati della regione che fanno degli Emirati uno degli Stati più importanti oramai per gli equilibri del mondo arabo. Basti pensare al ruolo di Abu Dhabi nella guerra in corso alle porte di Tripoli, con Mbz che sostiene apertamente Khalifa Haftar assieme ai Saud. Del principe ne parla di recente <a href="https://www.nytimes.com/2019/06/02/world/middleeast/crown-prince-mohammed-bin-zayed.html">anche un articolo del <em>New York Times</em></a>, secondo cui è lui il vero leader più potente del mondo arabo. Ed a Washington il presidente <strong>Donald Trump</strong> spesso e volentieri, secondo il quotidiano newyorkese, si rivolge a Mbz per consultarsi in merito le politiche in Medio Oriente.</p>
<p>Ma non è tutto oro quello che luccica. Certamente con Mbz in grado di indirizzare la politica del suo Paese, gli Emirati diventano attori importanti e quasi imprescindibili della regione. Non più soltanto importanti mercati trainati dalla pioggia di petrodollari, i sette emirati di cui è composto il paese sono adesso anche interlocutori politici con cui fare i conti. Spesso però molte scelte sono tanto errate quanto discutibili. A partire dall&#8217;accentuazione del confronto tra mondo sunnita ed <strong>Iran</strong>, dietro cui vi è lo zampino di Mbz. <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/punto-la-guerra-nello-yemen.html">Passando poi per il conflitto nello Yemen</a>, che uccide ogni giorno centinaia di cittadini tra bombe e fame. Senza dimenticare il braccio di ferro con il <strong>Qatar</strong>, dove più di un elemento va storto visto che Doha a distanza di due anni non è affatto isolata per come gli architetti dell&#8217;embargo imposto da Riad (tra cui figura per l&#8217;appunto Mbz) immaginano nel 2017.</p>
<p>Se è vero dunque che il principe ereditario emiratino è l&#8217;uomo politico più ascoltato tra gli arabi, così come dallo stesso Trump, è vero pure che chi lo ascolta dovrebbe prendere in considerazione anche una certa prudenza nel seguire sue determinate direttive. Mbz del resto è molto pratico nel soft power e nella cura dell&#8217;immagine della federazione degli Emirati: da un lato, come dimostra anche la recente visita di Papa Francesco ad Abu Dhabi, il governo emiratino si mostra aperto e dialogante, ma la realtà poi parla di scelte anche aggressive ed a volte profondamente errate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-mohammed-bin-zayed-luomo-piu-ascoltato-del-mondo-arabo.html">Chi è Mohammed Bin Zayed, l&#8217;uomo più ascoltato del mondo arabo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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