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	<title>Mohammad Javad Zarif Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 23 Aug 2021 11:06:17 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mohammad Javad Zarif Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;audio di Zarif che rivela chi comanda davvero in Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/audiozarif-che-rivela-chi-comanda-davvero-in-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 12:39:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La diffusione di un audio in cui il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, critica i Guardiani della rivoluzione e il generale Qasem Soleimani sta facendo molto discutere in Iran e rischia di avere importanti conseguenze sia sul piano interno che internazionale. La registrazione infatti è stata fatta trapelare in un momento particolarmente delicato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/audiozarif-che-rivela-chi-comanda-davvero-in-iran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/audiozarif-che-rivela-chi-comanda-davvero-in-iran.html">L&#8217;audio di Zarif che rivela chi comanda davvero in Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/Mohammad-Javad-Zarif-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <a href="https://www.nytimes.com/2021/04/25/world/asia/iran-suleimani-zarif.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">diffusione di un audio</a> in cui il ministro degli Esteri iraniano, <strong>Mohammad Javad Zarif</strong>, critica i Guardiani della rivoluzione e il generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Qasem Soleimani</a> sta facendo molto discutere in Iran e rischia di avere importanti <strong>conseguenze</strong> sia sul piano interno che internazionale. La registrazione infatti è stata fatta trapelare in un momento particolarmente delicato per il futuro dell’<strong>accordo sul nucleare</strong> e le parole di Zarif rischiano di indebolire la posizione iraniana nei colloqui attualmente in corso a Vienna .</p>
<h2>Il contenuto dell’audio</h2>
<p>L’audio diffuso dal sito di news in lingua persiana <em>Iran International</em> con base a Londra fa parte di un progetto realizzato dall’economista Saeed Leylaz per documentare il lavoro del governo guidato da <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-hassan-rouhani.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Hassan Rouhani</a>, di cui lo stesso Zarif fa parte. La registrazione, come spesso affermato nel corso dell&#8217;intervista dallo stesso ministro, sarebbe dovuta rimanere <strong>segreta</strong> fino alle elezioni di giugno per evitare di danneggiare l’attuale esecutivo ed il fronte moderato.</p>
<p>Nell’intervista, Zarif lamenta la <strong>poca libertà</strong> di cui gode nell’adempimento delle sue funzioni di ministro degli Esteri, dovendo costantemente sottostare non solo alle direttive dell’ayatollah <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ali-khamenei-la-guida-suprema-delliran.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ali Khamenei</a>, ma anche a quelle dei Guardiani della rivoluzione. Ma a colpire sono soprattutto le critiche che Zarif muove contro Qasem Soleimani, il generale a capo delle brigate Quds <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/come-si-e-arrivati-allomicidio-di-soleimani.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">morto</a> in Iraq a seguito di un attacco con droni ordinato dall’allora presidente americano Donald Trump a gennaio del 2020. Il generale è una figura particolarmente rispettata in Iran, soprattutto a seguito della sua morte per mano degli Stati Uniti, e nessuno prima d&#8217;ora aveva osato criticarne l&#8217;operato.</p>
<p>Nello specifico, Zarif ha accusato Soleimani di <strong>aver</strong> <strong>danneggiato l’Iran</strong> e di aver agito alle sue spalle, minando gli sforzi da lui fatti per arrivare ad un accordo sul nucleare con gli Stati Uniti. Secondo il ministro degli Esteri, il generale avrebbe infatti cercato di sfruttare il malcontento della Russia per ostacolare le trattative e far così naufragare un progetto tuttora inviso dalla componente più conservatrice dell’Iran. Ma per Zarif, Soleimani avrebbe anche agito in maniera sconsiderata in Siria, avendo permesso a Mosca di usare lo spazio aereo iraniano per i raid sul territorio siriano ed avendo usato la compagnia aerea <em>Iran Air</em> per far arrivare in Siria armi e uomini senza informare preventivamente il governo.</p>
<h2>Gli effetti delle parole di Zarif</h2>
<p>Dopo la diffusione dell’audio, in molti hanno chiesto le <strong>dimissioni</strong> di Zarif. Parole di condanna sono arrivate non solo dai conservatori, ma anche da alcuni alleati del ministro, che temono che le sue affermazioni possano indebolire il fronte dei moderati alle prossime elezioni. Le rivelazioni di Zarif sullo scarso margine di manovra concesso ai ministri dall’apparato militare e dall’Ayatollah rischiano anche di aumentare <strong>l’apatia</strong> degli elettori, sempre più disaffezionati nei confronti della politica.</p>
<p>Ma l’impatto che si teme maggiormente è quello <strong>internazionale</strong>. Affermando di dover sottostare costantemente alle direttive dei <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-i-pasdaran.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pasdaran</a> e dell’Ayatollah, Zarif si presenta come una figura scarsamente rilevante ed un interlocutore <strong>poco affidabile</strong>, sicuramente impossibilitato a prendere delle decisioni in autonomia. Sembra allora inevitabile che queste rivelazioni avranno delle <strong>conseguenze</strong> sui colloqui attualmente in corso a Vienna, fortemente voluti proprio da Zarif e da Rouhani per riportare Iran e Stati Uniti al tavolo delle trattative sul <strong>nucleare</strong>. Il presidente e il ministro si sono spesi molto negli ultimi anni per arrivare ad un accordo con Washington e l&#8217;uscita dal Jcpoa decisa da Donald Trump ne aveva minato il prestigio in patria. Il contenuto dell&#8217;audio però ridimensiona il <strong>peso della delegazione iraniana</strong> attualmente impegnata nei colloqui e avvantaggia i detrattori dell’accordo e del ritorno alle trattative.</p>
<p>L’intervista tra l’altro è trapelata poco dopo l’annuncio da parte del capo negoziatore iraniano Abbas Araghchi circa il raggiungimento di una prima intesa con gli Usa per la cancellazione di alcune <strong>sanzioni</strong>. Una tempistica interessante e che porta inevitabilmente ad interrogarsi sull’<strong>origine</strong> della fuga di notizie effettuata tramite un sito che è generalmente ritenuto vicino all’Arabia Saudita. Una delle ipotesi è che a passare l’audio alla stampa siano stati i <strong>conservatori</strong> con il duplice obiettivo di indebolire il fronte dei moderati e minare i colloqui in corso per il nucleare. Ma il fallimento delle trattative farebbe anche il gioco di altri attori dell’area, tra cui <strong>Israele</strong> ed <strong>Arabia Saudita</strong>: il fatto che a diffondere l&#8217;audio sia stato un portale considerato vicino ai sauditi diventa allora un dettaglio rilevante nell&#8217;identificazione della fonte della fuga di notizie. <a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://www.theguardian.com/world/2021/apr/25/iran-foreign-minister-criticises-power-of-qassem-suleimani-in-leaked-interview" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Un’ultima ipotesi</a><span style="font-size: 1rem;"> riportata invece dal </span><em style="font-size: 1rem;">Guardian</em><span style="font-size: 1rem;"> vede <strong>lo stesso Zarif</strong> dietro la diffusione della sua intervista: il ministro avrebbe passato a <em>Iran International</em> il suo stesso audio per addossare ad altri la responsabilità dell’eventuale fallimento dei negoziati.</span></p>
<p>Al di là dell’origine della fuga di notizie, sarà importante esaminare quali saranno gli effetti concreti delle parole di Zarif sul piano interno e quanto esse incideranno sulla buona riuscita dei colloqui in corso a Vienna.</p>
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		<title>Ora l&#8217;Iran chiede a Biden di tornare all&#8217;accordo nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ora-liran-chiede-a-biden-di-tornare-allaccordo-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2021 11:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Programma nucleare iraniano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="979" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="zarif iran (L aPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188-1024x522.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iran chiede ufficialmente all&#8217;amministrazione Biden di rientrare nell&#8217;accordo nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action o Jcpoa &#8211; siglato nel 2015 da Barack Obama e abbandonato dagli Stati Uniti nel 2018 per volontà del presidente Donald Trump. Pone, tuttavia, una condicio sine qua non: no a nuove richieste da parte di Washington e ritiro delle sanzioni introdotte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ora-liran-chiede-a-biden-di-tornare-allaccordo-nucleare.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="979" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="zarif iran (L aPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Mohammad-Javad-Zarif-La-Presse-e1581581824188-1024x522.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;Iran chiede ufficialmente all&#8217;amministrazione Biden di rientrare nell&#8217;accordo nucleare, il <a href="http://www.occhidellaguerra.it/tag/accordo-nucleare-iran/">Joint Comprehensive Plan of Action</a> o Jcpoa &#8211; siglato nel 2015 da Barack Obama e abbandonato dagli Stati Uniti nel 2018 per volontà del presidente Donald Trump. Pone, tuttavia, una condicio sine qua non: no a nuove richieste da parte di Washington e ritiro delle sanzioni introdotte dal tycoon. Mohammad Javad Zarif, ministro degli Affari esteri della Repubblica Islamica dell&#8217;Iran, ha pubblicato un editoriale per la prestigiosa rivista americana <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/iran/2021-01-22/iran-wants-nuclear-deal-it-made"><em>Foreign Affairs</em></a> , sottolineando che gli accordi internazionali &#8220;non sono porte girevoli&#8221; e &#8220;non è un diritto automatico tornare a un negoziato e a un accordo &#8211; e godere dei suoi privilegi &#8211; dopo averlo lasciato semplicemente per un capriccio&#8221;.</p>
<p>Secondo il ministro degli esteri iraniano, Joe Biden può scegliere due strade diverse: il neo-presidente Usa &#8220;può abbracciare le politiche fallimentari dell&#8217;amministrazione Trump e continuare sulla via del disprezzo per la cooperazione internazionale e il diritto internazionale&#8221;, osserva il diplomatico, oppure &#8220;cercare la pace&#8221; ponendo fine &#8220;alla politica fallimentare di massima pressione di Trump&#8221; tornando all&#8217;accordo siglato nel 2015, quando Joe Biden era vicepresidente dell&#8217;allora amministrazione Obama.</p>
<h2>Zarif: &#8220;Biden deve cancellare le sanzioni di Trump&#8221;</h2>
<p>Zarif ammette che Teheran, negli ultimi due anni, &#8220;ha <a href="https://www.nytimes.com/2020/03/03/world/middleeast/iran-nuclear-weapon-trump.html">notevolmente aumentato le sue capacità nucleari&#8221;</a> ma lo ha fatto, spiega il ministro degli esteri iraniano, &#8220;in piena conformità con il paragrafo 36 dell&#8217;accordo nucleare&#8221;, che consente all&#8217;Iran di &#8220;cessare di adempiere ai suoi impegni&#8221; ai sensi dell&#8217;accordo se un altro firmatario smette di eseguire i propri (cioè, gli Usa). Ora, però, l&#8217;amministrazione Biden potrebbe cambiare rotta, a delle condizioni ben precise che lo stesso Zarif mette nero su bianco. Per prima cosa, dovrebbe abbandonare la strategia di &#8220;massima pressione&#8221; adottata dall&#8217;amministrazione Trump e ritirare le sanzioni. &#8220;L&#8217;amministrazione Biden &#8211; spiega &#8211; può ancora salvare l&#8217;accordo nucleare, ma solo se gli Stati Uniti dimostreranno di essere pronti ad essere un vero partner negli sforzi collettivi. L&#8217;amministrazione Usa dovrebbe iniziare rimuovendo incondizionatamente, con pieno effetto, tutte le sanzioni imposte da quando Trump è entrato in carica. A sua volta, l&#8217;Iran annullerebbe tutte le misure correttive che ha adottato sulla scia del ritiro di Trump dall&#8217;accordo nucleare&#8221;.</p>
<p>Dopo l&#8217;abbandono degli Usa, <strong>Teheran</strong> non è però assolutamente disposta a rivedere i termini dell&#8217;accordo negoziato nel 2015. I negoziato, sottolinea Zarif, &#8220;saranno messi a repentaglio se Washington o i suoi alleati dell&#8217;Ue&#8221; chiederanno &#8220;nuovi termini per un accordo che era già stato attentamente costruito in anni di negoziati&#8221;. &#8220;Cerchiamo di essere chiari su questo punto &#8211; commenta il ministro della Repubblica Islamica &#8211; tutte le parti dell&#8217;accordo sul nucleare (compresi gli Stati Uniti) hanno convenuto di limitare le questioni al nucleare per ragioni molto pragmatiche. Abbiamo negoziato attentamente le scadenze inerenti le restrizioni imposte dall&#8217;accordo e l&#8217;Iran ha accettato di rinunciare a molti vantaggi economici derivanti dall&#8217;accordo a causa di quelle scadenze&#8221;. Non ci possono essere rinegoziazioni, insiste Mohammad Zarif, che lancia un messaggio chiaro all&#8217;amministrazione Biden.</p>
<h2>Non ci sarà un accordo in tempi brevi</h2>
<p>Sembra tuttavia improbabile che l&#8217;amministrazione Biden rientri nell&#8217;accordo in tempi brevi. <a href="https://www.vox.com/22242208/iran-nuclear-deal-bien-haines-blinken-psaki">Come sottolinea <em>Vox</em></a>, lo staff del presidente Usa ha chiarito che un rapido ritorno all&#8217;accordo sul nucleare iraniano è &#8220;improbabile&#8221;, il che prolungherà la crisi con la Repubblica Islamica che molti a Washington avevano sperato di risolvere rapidamente. Durante la campagna elettorale, Biden ha spiegato che si sarebbe ricongiunto all&#8217;accordo del 2015 siglato con l&#8217;Iran e alle altre potenze mondiali, a una condizione fondamentale: &#8220;Se l&#8217;Iran tornasse a rispettare rigorosamente l&#8217;accordo nucleare, gli Stati Uniti tornerebbero all&#8217;accordo come punto di partenza da seguire&#8221;, ha scritto Biden in un articolo pubblicato sul sito della <a href="https://www.cnn.com/2020/09/13/opinions/smarter-way-to-be-tough-on-iran-joe-biden/index.html">Cnn</a>.</p>
<p>Tuttavia, negli ultimi giorni le speranze di un imminente ritorno americano all&#8217;accordo si sono affievolite, come hanno ribadito importanti esponenti dello staff del Presidente Usa. Nei giorni scorsi <strong>Avril Hanes</strong>, nuovo capo dell&#8217;intelligence Usa, ha sottolineato che al momento Washington &#8220;è molto lontana&#8221; dalla possibilità di tornare nell&#8217;ambito dell&#8217;accordo del 2015. Concetto ribadito a stretto giro anche dal Segretario di Stato Antony Blinken e dall&#8217;addetto stampa della Casa Bianca Jen Psaki. Per Washington e Teheran non è ancora tempo di pace.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ora-liran-chiede-a-biden-di-tornare-allaccordo-nucleare.html">Ora l&#8217;Iran chiede a Biden di tornare all&#8217;accordo nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il piano dell&#8217;Iran per risolvere la guerra nel Nagorno Karabakh</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-piano-delliran-per-risolvere-la-guerra-nel-nagorno-karabakh.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2020 08:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh-768x495.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le forze armate azere si apprestano ad espandere la campagna di guerra nel Nagorno Karabakh verso due luoghi pivotali: il corridoio di Lachin e Shushi. L&#8217;eventuale caduta in mano azera dei due punti potrebbe determinare in maniera definitiva le sorti del conflitto o, al contrario, potrebbe provocarne l&#8217;estensione per via dell&#8217;entrata in scena dell&#8217;Armenia. Nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-piano-delliran-per-risolvere-la-guerra-nel-nagorno-karabakh.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-piano-delliran-per-risolvere-la-guerra-nel-nagorno-karabakh.html">Il piano dell&#8217;Iran per risolvere la guerra nel Nagorno Karabakh</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="967" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Scontri-in-Nagorno-Karabakh-768x495.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le forze armate azere si apprestano ad espandere la campagna di guerra nel Nagorno Karabakh verso due luoghi pivotali: il corridoio di Lachin e Shushi. L&#8217;eventuale caduta in mano azera dei due punti potrebbe determinare in maniera definitiva le sorti del conflitto o, al contrario, potrebbe provocarne l&#8217;estensione per via dell&#8217;entrata in scena dell&#8217;Armenia.</p>
<p>Nel tentativo di evitare la materializzazione dello scenario peggiore il Cremlino <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-di-putin-per-stabilizzare-il-nagorno-karabakh.html">ha lanciato nuove offerte</a> all&#8217;indirizzo di Baku e Ankara, mentre Teheran ha inviato il proprio viceministro agli Esteri in una missione che ha toccato Caucaso, Anatolia e Russia, per presentare un piano di risoluzione del conflitto che possa soddisfare ogni parte in gioco.</p>
<h2>La proposta di Teheran</h2>
<p>Il viceministro degli esteri iraniano Abbas Abaqchi è stato impegnato in un<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/asia/2020/10/31/nagorno-iran-nostro-piano-pace-per-soluzione-sostenibile_4f460498-b3b0-42f9-b09c-6cafd4785cf3.html"> tour molto intenso</a>, avvenuto durante l&#8217;ultima settimana di ottobre, che lo ha portato ad avere incontri di alto livello a Mosca, Ankara, Baku e Yerevan. La missione è stata organizzata per reiterare alle diplomazie dei quattro Paesi quali sono gli interessi di <span style="font-size: 1rem;">Teheran nel teatro di guerra e, soprattutto, per presentare un</span><span style="font-size: 1rem;"> </span><strong style="font-size: 1rem;">piano di de-escalation</strong><span style="font-size: 1rem;">.</span><span style="font-size: 1rem;"> </span></p>
<p>Infatti, sebbene l&#8217;attenzione mediatica sia focalizzata sulle azioni di Russia e Turchia, in quanto garanti rispettivamente di Armenia e Azerbaigian, nella regione contesa, e più in generale nel Caucaso meridionale, si incontrano, intrecciano e scontrano gli interessi di una serie di potenze secondarie, in primis Iran, <a href="https://it.insideover.com/guerra/droni-kamikaze-israele-nagorno-karabakh-guerra.html">Israele</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/nagorno-karabakh-macron-sostiene-armenia-ecco-perche.html">Francia</a>.</p>
<p>A Mosca, Abaqchi ha avuto una bilaterale con l&#8217;omologo russo Andrei Rudenko. Rudenko <a href="https://www.reuters.com/article/armenia-azerbaijan-int-idUSKBN27J1OW">non ha voluto spiegare</a> in che cosa consista la proposta iraniana nei dettagli ma, il 3 novembre, raggiunto dall&#8217;agenzia di stampa russa Interfax, ha dichiarato che &#8220;la stiamo considerando molto attentamente&#8221;.</p>
<p>Quel che è noto, ossia ciò che è filtrato al pubblico, è che l&#8217;Iran vorrebbe evitare un aggravamento irrimediabile della situazione e guarda con <strong>disillusione</strong> al Gruppo di Minsk dell&#8217;Osce, riunitosi il 30 ottobre. La proposta, in breve, potrebbe puntare alla <strong>sostituzione</strong> della piattaforma di dialogo con una nuova, formata esclusivamente dalle tre potenze regionali direttamente coinvolte, ossia Mosca, Teheran e Ankara.</p>
<h2>Potrebbe funzionare?</h2>
<p>Che Abaqchi possa aver proposto di superare e/o di complementare il formato di Minsk non è da escludere a priori e si tratta di un&#8217;ipotesi corroborata da due indizi. Il primo è che il 29, dopo aver presentato la proposta a Yerevan, il ministro degli esteri ameno, Zohrab Mnatsakanyan, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5f9c4ae47de279.43042147/3166219/2020-10-30/nagorno-karabakh-viceministro-dell-iran-in-visita-armenia-sosteniamo-istituzione-cessate-il-fuoco">ha dichiarato</a> che, pur apprezzando e riconoscendo il ruolo iraniano, &#8220;i copresidenti del gruppo di Minsk sono l&#8217;unico formato concordato a livello internazionale per la mediazione e i negoziati&#8221;.</p>
<p>Il secondo indizio è che il tour<a href="https://www.agenzianova.com/a/5f8ff59defee84.67183630/3151332/2020-10-21/nagorno-karabakh-iran-propone-iniziativa-tripartita-con-russia-e-turchia-per-risolvere-il-conflitto"> era stato preceduto dall&#8217;appello</a> del ministro degli esteri iraniano, <a href="https://it.insideover.com/politica/javad-zarif-il-ponte-tra-iran-e-occidente.html">Mohammad Javad Zarif</a>, alla formazione di un &#8220;quadro tripartito tra <span class="hilg1">Iran</span>, Russia e Turchia per risolvere la crisi Armenia-Azerbaigian&#8221;. Zarif, inoltre, aveva specificato che l&#8217;Armenia &#8220;deve rispettare l&#8217;integrità territoriale dell&#8217;Azerbaigian&#8221;.</p>
<p>La proposta iraniana potrebbe funzionare per una ragione molto semplice: la Turchia, che si considera una &#8220;<a href="https://it.insideover.com/politica/il-ruolo-della-turchia-nellordine-mondiale-post-pandemia.html">grande potenza rinata</a>&#8220;, è alla ricerca di riconoscimento sul piano internazionale e sta tentando di affermare quel ruolo per mezzo di campagne muscolari nello spazio panturco ed ex ottomano. Il superamento del formato di Minsk in favore di un dialogo a tre si inquadra esattamente nella direzione ricercata e voluta da<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html"> Recep Tayyip Erdogan</a> e, inoltre, eviterebbe lo sfaldamento di un trio dal quale dipende in maniera significativa la fragile stabilità raggiunta in Siria.</p>
<p>È vero, però, che l&#8217;evoluzione dei combattimenti ha complicato sensibilmente il lavoro della diplomazia segreta. Infatti, <span style="font-size: 1rem;">l&#8217;avanzamento costante delle forze armate azere verso i luoghi-chiave per la riconquista della regione contesa, <a href="https://it.insideover.com/guerra/nagorno-il-conflitto-adesso-coinvolge-lo-strategico-corridoio-di-lachin.html">come il corridoio di Lachin</a> e <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-adesso-coinvolge-anche-shushi-ore-decisive-nel-nagorno.html">Shushi</a>, ha ridotto in maniera drastica le possibilità di raggiungere un accordo con Baku. Dialogare con la Turchia è, quindi, <strong>l&#8217;unico e l&#8217;ultimo </strong></span><strong>modo</strong> che la Russia e l&#8217;Iran hanno per raggiungere un cessate il fuoco duraturo ed evitare un&#8217;eventuale estensione delle ostilità all&#8217;Armenia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-piano-delliran-per-risolvere-la-guerra-nel-nagorno-karabakh.html">Il piano dell&#8217;Iran per risolvere la guerra nel Nagorno Karabakh</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così gli Usa hanno spinto l&#8217;Europa alla guerra contro l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-gli-usa-hanno-spinto-leuropa-alla-guerra-contro-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2020 07:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="570" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump parla dopo il raid contro Soleimani (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286-300x114.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286-768x292.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286-1024x389.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Der Spiegel, l&#8217;attivazione del meccanismo di risoluzione delle controversie nei confronti dell&#8217;Iran relativo all&#8217;accordo sul nucleare ha subito delle gravi ingerenze da parte degli Stati Uniti d&#8217;America. In particolare, secondo un&#8217;analisi del Washington Post, il governo americano avrebbe avanzato la possibilità di aumentare i dazi doganali qualora l&#8217;Unione europea non avesse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-gli-usa-hanno-spinto-leuropa-alla-guerra-contro-liran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-gli-usa-hanno-spinto-leuropa-alla-guerra-contro-liran.html">Così gli Usa hanno spinto l&#8217;Europa alla guerra contro l&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="570" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump parla dopo il raid contro Soleimani (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286-300x114.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286-768x292.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Trump-parla-dopo-il-raid-contro-Soleimani-e1579418814286-1024x389.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><a href="https://www.spiegel.de/politik/deutschland/iran-atomabkommen-bundesregierung-bestaetigt-us-drohung-mit-autozoellen-gegen-europa-a-6fa6bf6d-6812-4521-97f5-c46a0de4bc34">Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco <em>Der Spiegel</em></a>, l&#8217;attivazione del meccanismo di risoluzione delle controversie nei confronti dell&#8217;<strong>Iran</strong> relativo all&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sul-51-il-trattato-sul-nucleare-iraniano.html">accordo sul nucleare</a> ha subito delle gravi ingerenze da parte degli Stati Uniti d&#8217;America. In particolare, secondo un&#8217;analisi del <em>Washington Post</em>, il governo americano avrebbe avanzato la possibilità di aumentare i <a href="https://it.insideover.com/schede/economia/cose-la-guerra-dei-dazi-la-trade-war-spiegata-dallinizio.html"><strong>dazi doganali</strong></a> qualora l&#8217;Unione europea non avesse sostenuto la posizione degli Stati Uniti. Nella fattispecie, il settore bersaglio dell&#8217;imposta sulle importazioni sarebbe stato quello dell&#8217;<strong>auto</strong>, con tariffe pari al 25% del prodotto e che avrebbe tagliato le gambe al comparto automobilistico del Regno Unito, della Francia e della Germania.</p>
<h3>Le pressioni degli Usa sull&#8217;Europa</h3>
<p>La motivazione addotta per dare avvio della procedura si riferisce al grave iterarsi delle violazioni dell&#8217;accordo sul nucleare iraniano da parte di Teheran. Tuttavia, i tempi e le modalità con le quali è stata decisa la procedura hanno fin da subito lasciato intendere come dietro alla decisione ci fosse il rischio di una ritorsione degli Stati Uniti: ipotesi che ha comunque trovato la conferma a pochissime ore di distanza, nonostante la smentita da parte dei portavoce del governo tedesco.</p>
<h3>Addio alla mediazione europea</h3>
<p>Nonostante i governi europei abbiano espresso la volontà di giungere ad un accordo diplomatico che possa convincere l&#8217;Iran a tornare sui propri passi, le possibilità che ciò avvenga sono assai remote e, in ogni caso, non dipenderanno dalla volontà di Bruxelles. Con la decisione di dare avvio al meccanismo di risoluzione delle controversie, l&#8217;Europa ha infatti mostrato la sua <strong>mancanza di autorità decisionale</strong> e organizzare un tavolo di trattative con Teheran ora diventa molto difficile, soprattutto perché, con ogni probabilità, qualsiasi passo futuro dovrà essere concordato con Washington. La possibilità di trovare un punto di contatto con gli Usa è dunque molto difficile.</p>
<p>In questo scenario, la quasi assente capacità contrattuale evidenzia ancora di più la crisi che sta attraversando il Vecchio continente. L&#8217;incapacità di operare in autonomia è una diretta conseguenza di un&#8217;economia fortemente basata sull&#8217;import/export e prevalentemente verso Paesi che sono in grado di sfruttare le circostanze a proprio favore. Oltre agli Stati Uniti, anche la <strong>Russia</strong> (dal quale l&#8217;Europa dipende per le forniture di <strong>gas naturale</strong>) ha le potenzialità di esercitare le proprie pressioni. La mancanza delle capacità di imporsi porta alla diretta conseguenza della perdita di peso a livello internazionale, che contribuisce a sua volta allo stagnamento economico, concludendo in questo modo la catena di effetti.</p>
<h3>Teheran non si fida più dell&#8217;Europa</h3>
<p>La decisione presa in modo congiunto da Berlino, Parigi e Londra rischia di compromettere la stabilità del Medio Oriente più che sedare la situazione, al contrario di quanto espresso dal comunicato congiunto. La motivazione, di per sé, è molto semplice: Teheran ha perso la fiducia nell&#8217;Europa, che fino a poche settimane fa continuava ad essere l&#8217;unico spiraglio di apertura con l&#8217;<strong>Occidente</strong>. Non è un caso infatti che, a seguito dell&#8217;avvio della procedura, Teheran abbia annunciato di portare avanti il proprio programma nucleare; nonostante la mossa comprometta ulteriormente il già traballante accordo iraniano. Secondo quanto riferito da <em>Der </em><em>Spiegel</em>, il ministro degli esteri iraniano <strong>Mohammad</strong> <strong>Javad Zarif</strong> avrebbe definito come un &#8220;<strong>errore strategico</strong>&#8221; la mossa di Berlino, che rischia di compromettere i rapporti futuri tra i Paesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-gli-usa-hanno-spinto-leuropa-alla-guerra-contro-liran.html">Così gli Usa hanno spinto l&#8217;Europa alla guerra contro l&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così l&#8217;Iran media in Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-liran-media-in-afghanistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2019 08:15:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Colloqui Usa-Talebani]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iran vuole negoziare un accordo che metta fine alla guerra quasi ventennale in Afghanistan, facilitando il dialogo tra tutte le parti coinvolte nel conflitto. Con questo obiettivo, il 26 novembre scorso, il ministro degli Affari Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha incontrato a Teheran una delegazione di talebani, guidati dal mullah Abdul Ghani Baradar, personalità &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-liran-media-in-afghanistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-liran-media-in-afghanistan.html">Così l&#8217;Iran media in Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="902" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680-768x361.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Soldati-americani-in-Afghanistan-La-Presse-e1567508573680-1024x481.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;Iran vuole negoziare un accordo che metta fine alla guerra quasi ventennale in Afghanistan, facilitando il dialogo tra tutte le parti coinvolte nel conflitto. Con questo obiettivo, il 26 novembre scorso, il ministro degli Affari Esteri iraniano, <strong>Mohammad Javad Zarif</strong>, ha incontrato a Teheran una <a href="https://en.irna.ir/news/83570719/Zarif-Taliban-s-political-officer-meet-in-Tehran">delegazione di talebani</a>, guidati dal mullah <strong>Abdul Ghani Baradar</strong>, personalità di spicco del movimento talebano. Unica condizione posta da Zarif per i negoziati di pace: la partecipazione di tutti gli attori in gioco, incluso il presidente afghano, <strong>Ashraf Ghani</strong>.</p>
<h2>Usa, governo e talebani</h2>
<p>Finora, i talebani si erano rifiutati di negoziare con il governo afghano, definito un &#8220;<a href="https://www.reuters.com/article/us-usa-afghanistan-talks/afghan-president-sees-his-chance-after-collapse-of-u-s-taliban-talks-idUSKBN1W3059">pupazzo degli Stati Uniti</a>&#8220;. A peggiorare la situazione, nel marzo scorso Kabul era stato escluso dai <a href="https://www.washingtonpost.com/world/afghan-government-shut-out-of-us-taliban-peace-talks-running-short-on-options/2019/03/18/92cd6128-497d-11e9-8cfc-2c5d0999c21e_story.html">negoziati di pace</a> in corso tra talebani e Stati Uniti, in seguito alle pesanti dichiarazioni nei confronti del rappresentante speciale di Washington per la riconciliazione in Afghanistan, Zalman Khalilzad, accusato di atteggiarsi a &#8220;viceré americano desideroso di guidare un governo ad interim&#8221; nel Paese asiatico.</p>
<p>Nell&#8217;ultimo periodo, tuttavia, qualcosa è cambiato. La scorsa settimana, i talebani hanno accettato di <a href="https://www.bbc.com/news/world-asia-50386284">rilasciare due professori universitari</a> &#8211; l&#8217;americano Kevin King e l&#8217;australiano Timothy Weeks -, in ostaggio dal 2016, in cambio della liberazione di tre funzionari di alto livello, appartenenti alla rete Haqqani &#8211; gruppo di militanti islamisti molto vicino ai talebani -, da parte del governo afghano. Considerato finora una &#8220;linea rossa&#8221; invalicabile, il recente scambio di prigionieri segna un cambio di postura tra le due parti, aprendo, forse, la strada a <a href="https://www.nytimes.com/aponline/2019/11/27/world/middleeast/ap-ml-iran-taliban.html?searchResultPosition=3">negoziati di pace</a> diretti tra il governo e i talebani.</p>
<p>Se non altro, un segnale di disgelo verso la risoluzione del conflitto afghano, i cui negoziati si erano arrestati nel settembre scorso, quando, in seguito all&#8217;uccisione di un funzionario statunitense a Kabul in un <a href="https://edition.cnn.com/2019/09/05/politics/afghanistan-us-service-member/index.html">attacco terroristico</a>, gli Stati Uniti avevano dichiarato conclusi i <a href="https://www.bbc.com/news/world-us-canada-49642655">colloqui di pace</a> con la controparte talebana.</p>
<h2>Il ruolo dell&#8217;Iran</h2>
<p>Alla luce di un contesto mutato, dunque, l&#8217;Iran intende giocare un ruolo di primo piano come mediatore nei negoziati di pace. Il governo iraniano aveva già incontrato una delegazione dei talebani nel settembre scorso, all&#8217;indomani dell&#8217;interruzione dei colloqui di pace con gli Stati Uniti.</p>
<p>Da sempre nemico dei talebani, Teheran sembra aver ormai capito che riconoscere l&#8217;importanza del gruppo nel conflitto afghano è un passo necessario per garantire al Paese un futuro pacifico, ritagliandosi, al tempo stesso, una sfera di influenza nel territorio.</p>
<p>Sotterrando l&#8217;ascia di guerra e mettendo la stabilità dell&#8217;Afghanistan al centro della sua strategia, dunque &#8211; come sottolinea l&#8217;analista <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/afghanistan/2019-10-24/how-iran-found-its-feet-afghanistan">Mahan Abedin</a> -, Teheran è riuscito a rafforzare le relazioni politiche con i talebani. Si tratta di un avvicinamento in corso da tempo: già nel dicembre 2018, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell&#8217;Iran, Ali Shamkhani, aveva confermato l&#8217;inizio delle negoziazioni con i talebani, in coordinamento con il governo di Kabul, al fine di affrontare &#8220;l&#8217;insicurezza dilagante&#8221; nel Paese. Un mese dopo, il ministro degli Esteri iraniano dichiarava pubblicamente che i talebani avrebbero dovuto assumere un ruolo in qualsiasi futuro politico dell&#8217;Afghanistan.</p>
<h2>Iran e Stati Uniti</h2>
<p>A differenza di quanto si potrebbe pensare, nel caso dell&#8217;Afghanistan, la strategia di Stati Uniti e Iran non è poi così differente. Seppur mossi da interessi diversi, Washington e Teheran sono entrambi interessati a negoziare la stabilità nel Paese, anche a costo di includere un gruppo estremista nelle trattative di pace. Se da un lato Teheran continua a desiderare che gli Stati Uniti abbandonino l&#8217;Afghanistan, dall&#8217;altro non ha alcun interesse a rendere l&#8217;Afghanistan &#8211; così vicino geograficamente &#8211; un teatro di conflitti e attriti con gli Stati Uniti.</p>
<p>L&#8217;interesse iraniano per l&#8217;Afghanistan non coinvolge soltanto la sua politica estera, bensì anche quella interna. Negli anni, il perdurare dell&#8217;instabilità nel Paese ha causato lo sfollamento di circa <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2019/06/afghanistan-refugees-forty-years/">2 milioni di afghani</a> verso l&#8217;Iran, un numero che ha messo a dura prova le risorse e i servizi pubblici di numerose città. Senza considerare, infine, che i due Paesi condividono profondi legami culturali, linguistici &#8211; il farsi, la lingua nazionale iraniana, è ampiamente parlata in Afghanistan nella <a href="https://thediplomat.com/2017/11/afghanistans-persian-linguistic-identity/">variante locale Dari</a> o in altri dialetti &#8211; e religiosi &#8211; circa il <a href="https://www.aljazeera.com/indepth/features/afghanistan-persecuted-hazaras-hope-peace-talks-190225211534278.html">15 percento</a> della popolazione afghana è sciita -.</p>
<p>Teheran ha tutto l&#8217;interesse a rafforzare la sua presenza nel Paese confinante, anche per impedire che l&#8217;<a href="https://www.trtworld.com/opinion/the-risk-of-a-saudi-iran-proxy-war-in-afghanistan-30428">Arabia Saudita</a> possa esercitarvi, come già fatto in passato, la sua influenza, creando un proprio proxy sul confine orientale iraniano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-liran-media-in-afghanistan.html">Così l&#8217;Iran media in Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I droni contro i sauditi raffreddano il dialogo tra Usa e Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/houthi-aramco-arabia-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 07:28:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="801" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un centro petrolifero di Aramco (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco-300x125.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco-768x321.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco-1024x427.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;È stato colpito il cuore dell&#8217;industria energetica del regno&#8221;. Così Bloomberg ha sintetizzato l&#8217;attacco compiuto dai ribelli Houthi contro due centri (ad Abqaiq e a Khurais) della compagnia petrolifera saudita Aramco. Un attacco che ha messo in ginocchio il Paese &#8211; è stata infatti dimezzata la produzione di greggio del regno &#8211; e che ha palesato ampie &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/houthi-aramco-arabia-saudita.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="801" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un centro petrolifero di Aramco (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco-300x125.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco-768x321.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Un-centro-petrolifero-di-Aramco-1024x427.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;È stato colpito il cuore dell&#8217;industria energetica del regno&#8221;. Così <em><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-09-14/saudi-aramco-contain-fires-at-facilities-attacked-by-drones" target="_blank" rel="noopener">Bloomberg</a></em> ha sintetizzato l&#8217;attacco compiuto dai ribelli <strong>Houthi</strong> contro<span style="font-size: 1rem;"> due centri (ad Abqaiq e a Khurais) della compagnia petrolifera saudita </span><strong style="font-size: 1rem;">Aramco</strong><span style="font-size: 1rem;">. Un attacco che ha messo in ginocchio il Paese &#8211; <a href="https://www.reuters.com/article/us-saudi-aramco-markets/saudi-gulf-stocks-fall-after-attack-on-aramco-oil-plants-idUSKBN1W0056" target="_blank" rel="noopener">è stata infatti dimezzata la produzione di greggio del regno</a> &#8211; e che ha palesato ampie falle nel sistema di difesa di Riad. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">In molti si stanno infatti chiedendo come mai i droni pilotati dagli Houthi non siano stati intercettati, considerando soprattutto il fatto che le zone colpite distano solamente 50 chilometri dal Bahrein, dove è presente la Quinta flotta americana. <a href="https://www.jpost.com/Middle-East/Drone-strikes-on-Saudi-lead-to-support-questions-about-air-defense-601654" target="_blank" rel="noopener">Qualcosa, dunque, è andato storto</a>. Ma cosa?</span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;"> Rispondere a questa domanda non è affatto facile in quanto non è ancora chiaro cosa sia successo e, soprattutto, nessuno sa ancora da dove siano partiti i droni. </span><span style="font-size: 1rem;">C&#8217;è chi parla di <strong>Yemen</strong>, chi di <strong>Iraq</strong> (<a href="https://sputniknews.com/middleeast/201909151076807161-iraq-denies-report-drones-attacking-saudi-oil-facilities-were-launched-from-its-territory/" target="_blank" rel="noopener">che ha però smentito ogni accusa</a>), chi di Iran (<a href="https://www.nytimes.com/2019/09/15/world/middleeast/iran-us-saudi-arabia-attack.html?action=click&amp;module=MoreInSection&amp;pgtype=Article&amp;region=Footer&amp;contentCollection=At%20War" target="_blank" rel="noopener">che dice di non c&#8217;entrare nulla in questa vicenda</a>) e chi, <a href="https://www.nytimes.com/2019/09/14/world/middleeast/saudi-arabia-refineries-drone-attack.html?action=click&amp;module=Top%20Stories&amp;pgtype=Homepage" target="_blank" rel="noopener">come il <em>New York Times</em></a>, nota come i droni possano esser partiti all&#8217;interno degli stessi confini sauditi. Sia come sia, ci troviamo di fronte a un vero e proprio smacco per i sauditi, da anni impantanati nel <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/punto-la-guerra-nello-yemen.html" target="_blank" rel="noopener">conflitto yemenita, </a>e a un nuovo stravolgimento dei già fragili equilibri mediorientali.</span></p>
<figure id="attachment_229341" aria-describedby="caption-attachment-229341" style="width: 830px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-229341" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1-830x1024.png" alt="I raid degli Houthi contro l'Arabia Saudita (Infrografica di Alberto Bellotto)" width="830" height="1024" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1-830x1024.png 830w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1-243x300.png 243w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1-768x948.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/raid-houthi-yemen-arabia-saudita-1.png 1556w" sizes="auto, (max-width: 830px) 100vw, 830px" /><figcaption id="caption-attachment-229341" class="wp-caption-text">I raid degli Houthi contro l&#8217;Arabia Saudita (Infrografica di Alberto Bellotto)</figcaption></figure>
<p>Nei giorni scorsi, infatti, <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-licenzia-bolton.html" target="_blank" rel="noopener">complice anche l&#8217;uscita di scena di John Bolton</a>, si era assistito a un leggero riavvicinamento tra Teheran e Washington. Il presidente americano <strong>Donald Trump</strong> si era detto pronto a incontrare l&#8217;omologo iraniano <strong>Hassan Rouhani</strong> e sembrava aver sposato l&#8217;idea (proposta dalla Francia) di <a href="https://www.thedailybeast.com/trump-flirts-with-dollar15-billion-bailout-for-iran-sources-say" target="_blank" rel="noopener">una linea di credito da 15 miliardi</a> in favore del regime degli ayatollah per provare a salvare l&#8217;accordo sul nucleare. Ora quest&#8217;ultima ipotesi sembra essere passata in secondo piano e <a href="https://www.haaretz.com/us-news/iran-rejects-possibility-of-meeting-between-trump-and-rohani-at-un-general-assembly-1.7845273" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;Iran ha appena confermato</a> che non ci sarà alcun incontro tra Trump e Rouhani a margine della prossima assemblea generale della Nazioni Unite. Ma come si è alzata la tensione diplomatica tra Teheran e Washington?</p>
<p>A partire della notte dell&#8217;attacco si è assistito a un irrigidimento delle posizioni degli Stati Uniti, pronti ad appoggiare una risposta dei sauditi contro gli Houthi. Il presidente americano ha avuto un colloquio telefonico con il principe ereditario <strong>Mohammed Bin Salman</strong>, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/09/mbs-tells-trump-saudi-respond-attacks-190914192436368.html" target="_blank" rel="noopener">al quale ha assicurato di voler collaborare</a> &#8220;con tutti i mezzi favorevoli a mantenere la sua sicurezza e stabilità&#8221;. Poco dopo, <a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://twitter.com/SecPompeo/status/1172963090746548225" target="_blank" rel="noopener">il segretario di Stato Mike Pompeo ha accusato l&#8217;Iran</a><span style="font-size: 1rem;"> di avere ordito l&#8217;attacco contro i centri sauditi: &#8220;Teheran è dietro a quasi 100 attacchi in Arabia Saudita mentre Rouhani e Zarif fanno finta di impegnarsi nella diplomazia&#8221;. Pompeo ha poi proseguito dicendo che &#8220;gli Stati Uniti lavoreranno con i nostri partner ed alleati per garantire che il mercato energetico rimanga rifornito e che l&#8217;Iran venga considerato responsabile per questa aggressione&#8221;. Alle parole del segretario di Stato americano </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://www.tasnimnews.com/en/news/2019/09/15/2096515/iran-dismisses-us-allegation-of-tehran-s-role-in-attacks-on-saudi-oil-facilities" target="_blank" rel="noopener">ha risposto il portavoce del ministro degli Esteri iraniano Abbas Mousavi</a><span style="font-size: 1rem;">: &#8220;Tali accuse e osservazioni sterili e indiscriminate sono incomprensibili e insensate&#8221;, utili solamente per preparare il terreno &#8220;a una serie di misure ostili in futuro&#8221;. Lo stesso portavoce ha affermato che: &#8220;</span><span style="font-size: 1rem;">Gli americani hanno adottato una politica di &#8216;massima pressione&#8217;, che si è trasformata in una politica di &#8216;massimi inganni&#8217; in seguito ai loro fallimenti&#8221;. Stesso concetto ribadito anche dal ministro degli Esteri iraniano <strong>Javad Zarif</strong> che <a href="https://twitter.com/JZarif/status/1173162202926333952" target="_blank" rel="noopener">su Twitter</a> si è spinto poi oltre dicendo che &#8220;Gli Stati Uniti e i loro clienti sono bloccati in Yemen a causa dell&#8217;illusione che la superiorità delle armi li condurrà alla vittoria militare. Dare la colpa all&#8217;Iran non metterà fine al disastro. Può farlo accettare le nostre proposte del 15 aprile per metter fine alle guerra e iniziare i colloqui&#8221;. Una mano tesa, dunque, per provare a risolvere una volta per tutte la guerra in Yemen e sciogliere le tensioni nella regione. </span></p>
<p>Una regione sempre più complessa, dove i droni &#8211; <a href="https://www.independent.co.uk/voices/lebanon-israel-hezbollah-drones-syria-idlib-saad-hariri-hassan-nasrallah-a9093301.html" target="_blank" rel="noopener">e gli attacchi compiuti attraverso di essi</a> &#8211; diventano sempre più centrali. Basta pensare a quello che è successo nelle scorse settimane in Siria, Libano e Israele. Ma non solo. Il 25 gennaio scorso le Nazioni Unite hanno pubblicato un <a href="https://undocs.org/en/S/2019/83" target="_blank" rel="noopener">report</a> in cui si affermava che gli Houthi erano in possesso di droni in grado di avere un&#8217;autonomia pari a 930 miglia e che provava una realtà sottovalutata da Riad: quella che un tempo era un gruppo raffazzonato e racimolato alla bell&#8217;e meglio si sta trasformando in una vera e propria milizia in grado di impensierire uno Stato &#8211; quello saudita &#8211; che ha speso per la propria difesa 67 miliardi di dollari solamente per il 2018.</p>
<p>Indipendentemente dall&#8217;attacco dell&#8217;altro giorno, che ha avuto <a href="https://it.insideover.com/guerra/rischio-boom-del-petrolio-dopo-lattacco-in-arabia-saudita.html" target="_blank" rel="noopener">importanti ripercussioni economiche</a> e politiche, quello che è importante notare è che il raid contro i centri Aramco ha fatto tornare indietro le lancette della diplomazia, bloccando un riavvicinamento tra Stati Uniti e Iran che ora sembra sempre più difficile recuperare. E questo nonostante il Medio Oriente sia terra di sorprese e il presidente americano sia sempre pronto a nuove e inaspettate aperture.</p>
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		<title>Javad Zarif, il ponte tra Iran e Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/javad-zarif-il-ponte-tra-iran-e-occidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2019 05:25:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824-300x136.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824-768x348.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824-1024x463.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Indubbiamente è stato l&#8217;uomo che più di tutti, con il suo improvviso arrivo a Biarritz, ha catalizzato l&#8217;attenzione durante la riunione del G7: non Trump, non il padrone di casa Macron, né &#8220;l&#8217;esordiente&#8221; Boris Johnson, la vera sorpresa è il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif. Protagonista indiscusso della diplomazia del suo paese negli ultimi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/javad-zarif-il-ponte-tra-iran-e-occidente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824-300x136.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824-768x348.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-1-e1567254350824-1024x463.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Indubbiamente è stato l&#8217;uomo che più di tutti, <a href="https://www.ilmessaggero.it/mondo/g7_biarritz_iran_zarif-4694997.html">con il suo improvviso arrivo a Biarritz</a>, ha catalizzato l&#8217;attenzione durante la riunione del G7: non Trump, non il padrone di casa Macron, né &#8220;l&#8217;esordiente&#8221; Boris Johnson, la vera sorpresa è il ministro degli esteri iraniano <strong>Javad Zarif</strong>. Protagonista indiscusso della diplomazia del suo paese negli ultimi anni, specie sotto la presidenza di Rohani, Zarif adesso prova a far riemergere il dialogo tra Teheran e l&#8217;occidente. Potrebbe essere lui l&#8217;uomo giusto per superare le attuali tensioni?</p>
<h2>Il &#8220;pontiere&#8221; chiamato a ricucire con Washington</h2>
<p>L&#8217;avvento di Donald Trump al potere cambia ogni scenario precedentemente (e faticosamente) costruito negli anni immediatamente precedenti: la linea della politica estera del presidente Usa prende di mira l&#8217;Iran, a favore di un&#8217;alleanza sempre più stretta in medio oriente con l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> e soprattutto con il principe ereditario <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mohammad-bin-salman.html">Mohammad Bin Salman</a>. Fino a pochi mesi prima dell&#8217;avvento di Trump alla Casa Bianca, una serie di convergenze favoriscono il famoso accordo sul nucleare firmato dall&#8217;ex presidente Obama e dall&#8217;Europa. In primo luogo in quel periodo, che oggi sembra molto lontano, c&#8217;è la volontà di Barack Obama di scrollarsi di dosso gli insuccessi ottenuti durante la sua prima amministrazione in medio oriente, complice della pessima gestione delle primavere arabe e dei disastri in Libia ed in Siria. A Teheran invece dal 2013 è insediato Hassan Rohani, il quale ha un atteggiamento più &#8220;morbido&#8221; verso l&#8217;occidente a differenza del predecessore Ahmadinejad.</p>
<p>Ma il vero artefice dell&#8217;accordo è proprio Javad Zarif: è lui che, guadagnandosi l&#8217;appellativo di &#8220;pontiere&#8221;, costruisce dalle fondamenta quell&#8217;intesa che per pochi mesi dà l&#8217;illusione, in primo luogo al suo paese, della fine dell&#8217;era delle sanzioni. Un lavoro dietro le quinte il suo, ma anche alla luce dei riflettori delle conferenze stampa da cui in quel di Vienna, durante i colloqui, non si sottrae mai. Chi lo conosce bene in Iran già all&#8217;epoca è sicuro del suo successo: è uno dei pochi, in un paese dominato da più di trent&#8217;anni dalla dicotomia tra riformatori e conservatori, che riesce a mettere d&#8217;accordo tutti. Zarif il pontiere appunto, colui che grazie alla sua preparazione ed alla sua pazienza in Iran viene visto da molte forze politiche e sociali come unico vero interlocutore.</p>
<p>A dimostrazione di ciò anche l&#8217;episodio molto importante di febbraio, relativo alle sue dimissioni dalla carica di ministro degli esteri: dopo aver lasciato l&#8217;incarico in polemica per non essere stato avvisato dell&#8217;arrivo di Bashar Al Assad a Teheran, a chiedergli di riprendere in mano il ministero sono sia i falchi che le colombe. I pasdaran da un lato ed il presidente Rohani dall&#8217;altro.</p>
<h2>Il cammino tutto in salita</h2>
<p>Il suo arrivo a Biarritz durante il G7 rappresenta, come detto, una grande sorpresa capace di rubare la scena ai &#8220;big&#8221; della politica mondiale. Gli Usa di Trump chiudono ogni spiraglio da mesi con l&#8217;Iran, si sfiora più volte anche lo scontro armato, lo stesso Zarif nonostante il suo ruolo da pontiere viene raggiunto da sanzioni economiche personali. Dunque l&#8217;arrivo del ministro degli esteri di Teheran segna l&#8217;avvio di un possibile nuovo percorso volto a ridare ossigeno all&#8217;accordo sul nucleare. E per molti Zarif, come detto, è l&#8217;uomo giusto: oltre alle doti da diplomatico universalmente riconosciute, il ministro è uno che conosce molto bene il mondo a stelle e strisce. Studia a San Francisco, partecipa attivamente alle trattative che portano anni fa alla liberazione di alcuni ostaggi Usa rimasti nelle mani di miliziani sciiti libanesi, Zarif sa dunque quante e quali carte può spendere sul piatto di future trattative.</p>
<p>Ma il suo non è un lavoro semplice: il primo round in parte l&#8217;ha già vinto catalizzando l&#8217;attenzione sulla sua visita lampo tra i sette più potenti al mondo, la vera partita però si gioca nelle prossime settimane.<a href="https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/08/26/trump-zarif-sapevo-venisse-per-ora-non-voglio-incontrarlo_5Y2wkLr8HI4CkpjT7GJlkJ.html"> E vista la linea attuale di Trump</a>, anche per il pontiere che mette d&#8217;accordo tutti il lavoro non risulta per nulla facile: sarà dura, questa volta, cucire tra falchi e colombe sia del suo paese che d&#8217;oltreoceano.</p>
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		<title>Quel piano diplomatico dell&#8217;Iran per isolare gli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quel-piano-diplomatico-delliran-per-isolare-gli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 10:08:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="719" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800-768x288.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800-1024x384.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cina, Giappone, Malesia. Il tour asiatico del ministro degli Esteri dell&#8217;Iran, Javad Zarif, prosegue a gonfie vele con l&#8217;obiettivo di salvare l&#8217;accordo sul nucleare iraniano ma, soprattutto, garantire una certa sicurezza a Teheran in caso di scontro aperto con gli Stati Uniti. Al governo iraniano servono alleati concreti, non solo a parole: Zarif è quindi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quel-piano-diplomatico-delliran-per-isolare-gli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="719" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800-300x112.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800-768x288.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_10190618-e1566986876800-1024x384.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Cina, Giappone, Malesia. Il tour asiatico del ministro degli Esteri dell&#8217;Iran, <strong>Javad Zarif</strong>, prosegue a gonfie vele con l&#8217;obiettivo di salvare l&#8217;accordo sul nucleare iraniano ma, soprattutto, garantire una certa sicurezza a Teheran in caso di scontro aperto con gli Stati Uniti. Al governo iraniano servono alleati concreti, non solo a parole: Zarif è quindi volato in Asia per misurare la temperatura delle alleanze iraniane nella regione. La politica estera di Donald Trump ha sortito un effetto che potrebbe insidiare la posizione di Washington, dal momento che i nemici americani hanno trovato un minimo comune denominatore per compattarsi in un blocco unico. L&#8217;Iran, nell&#8217;occhio del ciclone per lo Stretto di Hormutz e per il citato nucleare, ha la protezione della Russia ma anche della Cina. E, seppur non in chiave anti statunitense, anche quella del Giappone.</p>
<h2>La diplomazia di Zarif</h2>
<p>Pechino, colpita dalla guerra dei dazi portata avanti da Trump, non ha dubbi nello schierarsi dalla parte dell&#8217;<strong>Iran</strong>. Zarif ha visitato la Cina e incontrato il suo omologo cinese, Wang Yi, con il quale ha intrattenuto un &#8220;colloquio costruttivo&#8221;, termine che solitamente viene impiegato in diplomazia quando non si vogliono dare informazioni precise ma si vuole sottolineare una certa convergenza d’intenti. Wang Yi ha poi rimarcato come l’Iran sita rispettando l&#8217;accordo internazionale sul nucleare iraniano e che i rapporti tra Teheran e il governo cinese sono più che positivi. Zarif ha poi fatto il resoconto su Twitter di quanto emerso dalla rapida visita in terra cinese: &#8220;Ho avuto un dialogo ampio e costruttivo con il mio buon amico, il consigliere di Stato e ministro degli Esteri cinesi Wang Yi. Abbiamo opinioni comuni in materia bilaterale, regionale e internazionale&#8221;.</p>
<h2>Il jolly della Nuova Via della Seta</h2>
<p>Sul tavolo è spuntata anche la Nuova Via della Seta, giocata a mò di jolly dall&#8217;astuto Zarif per accreditarsi ulteriori simpatie cinesi e avvisare gli Stati Uniti del piano geopolitico dell&#8217;Iran: avvicinarsi sempre di più al Dragone.&#8221;“Ho proposto una tabella di marcia della durata di 25 anni per consolidare il partenariato strategico globale tra Iran e Cina, e dare così un contributo decisivo alla Belt and Road Initiative&#8221; ha concluso nel suo tweet Zarif. <strong>Cina</strong> e Iran sono entrambe vittime di quello che i due governi definiscono &#8220;terrorismo economico americano&#8221;, e dunque non vedono l&#8217;ora di giocare di sponda per contrastare la linea di Washington. Per la sua posizione geografica, inoltre, Teheran è considerato un alleato strategico da Pechino; dall&#8217;Iran, infatti, dovrebbero passare le infrastrutture progettate dal Dragone per collegare la Cina a Europa ed Asia.</p>
<h2>L&#8217;appoggio del Giappone</h2>
<p>Incassato il sostegno della Cina, Zarif ha ottenuto anche una sorta di semaforo verde dal <strong>Giappone</strong>. Tokyo non può uscire allo scoperto e parlare chiaro come il governo cinese, dato il legame dei nipponici con gli Stati Uniti, ma <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-cerca-la-sponda-del-giappone-zarif-incontra-abe.html">ha comunque fatto capire di voler risolvere le tensioni in modo pacifico</a>, salvando il programma nucleare e mettendo in sicurezza la regione mediorientale. &#8220;Siamo preoccupati dalla situazione in Medio Oriente – ha detto Kono Taro, ministro degli Esteri giapponese – e speriamo di contribuire all&#8217;allentamento delle tensione tramite i nostro sforzi diplomatici. Sia il Giappone che l&#8217;Iran hanno interesse speciale nella sicurezza del mercato energetico, oltre che della sicurezza e della stabilità del Golfo Persico&#8221;. Cina e Giappone hanno in definitiva dimostrato, per ragioni diverse e modalità altrettanto opposte, di voler supportare l’Iran nel braccio di ferro con gli Stati Uniti. L’interesse di Pechino e Tokyo trascende l’eventuale reazione americana.</p>
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		<title>Contro l’Iran gli Stati Uniti rispolverano il modello anti Saddam</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/contro-liran-gli-stati-uniti-rispolverano-il-modello-anti-saddam.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Crudelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 08:25:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa)]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Programma nucleare iraniano]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni all'Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La recente visita del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif al G7 dietro invito francese ha riacceso una fievole speranza di pace per Teheran. Non è ancora chiaro se la mossa di Emmanuel Macron sia stata presa unilateralmente oppure se rappresenti il risultato di una comune riflessione occidentale per tentare un’ultima via diplomatica con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/contro-liran-gli-stati-uniti-rispolverano-il-modello-anti-saddam.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1003" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-768x401.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Saddam-Hussein-La-Presse-e1566980744157-1024x535.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La recente visita del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif al G7 dietro invito francese ha riacceso una fievole speranza di pace per Teheran.</p>
<p>Non è ancora chiaro se la mossa di <strong>Emmanuel Macron</strong> sia stata presa unilateralmente oppure se rappresenti il risultato di una comune riflessione occidentale per tentare un’ultima via diplomatica con la Repubblica Islamica d’Iran. In ogni caso la strada del dialogo sembra tutt’altro che semplice, in particolare dopo gli ultimi mesi di alta tensione tra Washington e Teheran.</p>
<h2>Gli Stati Uniti al bivio tra guerra e diplomazia</h2>
<p>La scelta americana di ritirarsi unilateralmente dall’accordo sul nucleare raggiunto sotto la presidenza Obama si è aggiunta al programma di <strong>sanzioni secondarie</strong> volto a mettere in ginocchio l’economia iraniana. I primi effetti di questa strada sono già visibili e, come testimoniato dal <em><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/iran-economia-tempo-guerra-sanzioni-usa-affondano-pil-93percento-ACzeVHf">Sole24Ore</a></em>, il Pil iraniano è sceso di ben nove punti percentuali nell’ultimo mese.</p>
<p>Non sembra tuttavia ancora chiaro l’obiettivo finale dell’amministrazione americana che, a dispetto dell’immagine mediatica, finora ha assunto una condotta internazionale volta al disimpegno militare. Il destino dell’Iran dipenderà forse quindi dal rapporto di forza tra un deep state americano ben disposto verso la soluzione militare contro Teheran e una presidenza che non vede di buon occhio un dispendioso impegno oltrefrontiera.</p>
<h2>Propaganda americana rispolverata per l&#8217;occasione</h2>
<p>Certo è che da un punto di vista propagandistico il cosiddetto deep state sembra lavorare a tempo pieno, martellando l’opinione pubblica sul pericolo che il regime degli ayatollah rappresenterebbe per il mondo occidentale. Il fatto però sorprendente è che i messaggi utilizzati per delegittimare l’Iran sono perfettamente sovrapponibili con quelli utilizzato contro l’Iraq di <strong>Sadd Hussein</strong> prima dell’intervento americano del 2003. Secondo il giornale investigativo <em><a href="https://theintercept.com/2019/08/14/trump-iran-worst-lies/">The Intercept</a></em> la propaganda anti Iran degli Stati Uniti si baserebbe in particolare su <strong>cinque assunti</strong>, in realtà facilmente smentibili. Cinque accuse che dovrebbero essere ben note all’opinione pubblica occidentale, visto che sono state già usate contro l’Iraq baathista.</p>
<p>Partiamo dalla prima: secondo l’amministrazione americana “l’Iran sta costruendo armi nucleari”. Come riporta The Intercept è stato lo stesso George W. Bush nel 2007 ad affermare con certezza che l’Iran avesse arrestato il suo programma militare nucleare, tesi confermata anche lo scorso gennaio dal <strong>Direttore dell’Intelligence americana</strong>. Sovrapponendo l&#8217;attuale scenario con quanto successo in precedenza, non dovrebbe essere difficile ricordarsi come tra il 2002 e il 2003 l’amministrazione Bush avesse più volte affermato con certezza la presenza di armi di distruzione di massa in <strong>Iraq</strong>, mentre nel 2016 un rapporto britannico faceva luce sulla completa inesistenza di prove che dimostrassero l’esistenza di un simile arsenale.</p>
<h2>Le accuse contro l&#8217;Iran e quelle contro Saddam</h2>
<p>Come seconda accusa contro l’Iran, gli Stati Uniti sostengono che abbia violato più volte l’accordo sul nucleare sottoscritto nel 2015. Anche in questo caso, l’<strong>Agenzia internazionale per l’energia atomica</strong> (Aiea), massima autorità internazionale nell’ambito, ha smentito l’amministrazione americana. <a href="https://theintercept.com/2019/08/14/trump-iran-worst-lies/">Più di dodici rapporti</a> pubblicati dall’AIEA confermerebbero invece che Teheran ha sempre rispettato tutti i termini dell’accordo. È sorprendente in questo caso ricordare come tra il 2002 e il 2003 Saddam Hussein avesse accettato l’arrivo degli ispettori internazionali dell’Onu per la verifica della presenza di armi di distruzione di massa. Ispezioni che, inutile dirlo, non hanno prodotto alcun risultato concreto.</p>
<p>Come terza e quarta accusa, gli Stati Uniti affermano che l&#8217;Iran è il principale sponsor del terrorismo internazionale, nonché Paese ospite dei campi di addestramento di <strong>Al Qaeda</strong>. Tra i principali gruppi terroristici del mondo, ovvero Isis, Boko Haram, Al Qaeda e Al Shabab, non si può ravvisare alcuna connessione con la Repubblica Islamica d’Iran. Al Qaeda in particolare è addirittura considerata un grande antagonista del regime degli ayatollah, come confermato da <a href="https://theintercept.com/2019/08/14/trump-iran-worst-lies/">un rapporto</a> del Centro di Lotta al terrorismo del 2012.</p>
<h2>La guerra contro l&#8217;Iran sarebbe terribile</h2>
<p>Anche per quest’accusa possiamo trovare l’esatto parallelo nella seconda guerra del Golfo, quando Saddam Hussein venne accusato di ospitare campi di addestramento di Al Qaeda nel proprio territorio. Le accuse rimasero, ma le prove non furono mai trovate. Infine l’ultima sentenza americana riguarda l’eventuale conflitto con l’Iran: secondo il senatore Tom Cotton la guerra <a href="https://thinkprogress.org/tom-cotton-war-with-iran-b4a546589fbc/">sarebbe brevissima e facile</a>.</p>
<p>Una versione che si scontra con quanto affermato da Larry Wilkerson, ex capo dello staff di Colin Powell, secondo cui il conflitto con l’Iran sarebbe invece “terribile”, costerebbe più di 2 trilioni di dollari e richiederebbe l’utilizzo di mezzo milione di truppe. Difficile dimenticare come l’amministrazione Bush avesse promesso una guerra lampo, rapida e indolore anche in Iraq. L’attuale presenza di militari americani nel territorio iracheno a distanza di sedici anni dall’inizio di quella guerra testimonia ancora la consistenza dell’errore americano.</p>
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		<title>L&#8217;Iran cerca la sponda del Giappone: Zarif incontra Abe</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/liran-cerca-la-sponda-del-giappone-zarif-incontra-abe.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2019 16:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954-1024x476.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono giorni frenetici per l&#8217;Iran, alle prese con diverse beghe diplomatiche e costretto a trovare nuove sponde per non restare isolato nel braccio di ferro contro gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, da giorni si muove freneticamente da un paese all&#8217;altro, incontra capi di Stato, stringe mani, raccoglie proposte. Zarif, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-cerca-la-sponda-del-giappone-zarif-incontra-abe.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-cerca-la-sponda-del-giappone-zarif-incontra-abe.html">L&#8217;Iran cerca la sponda del Giappone: Zarif incontra Abe</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="893" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954-768x357.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Mohammad-Zarif-La-Presse-e1566923198954-1024x476.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono giorni frenetici per l&#8217;<strong>Iran</strong>, alle prese con diverse beghe diplomatiche e costretto a trovare nuove sponde per non restare isolato nel braccio di ferro contro gli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, da giorni si muove freneticamente da un paese all&#8217;altro, incontra capi di Stato, stringe mani, raccoglie proposte. Zarif, tra lo stupore generale, ha pure fatto tappa al G7 di Biarritz raccogliendo l&#8217;invito del padrone di casa, Emmanuel Macron. La trasferta transalpina sembrava potesse fruttare un clamoroso riavvicinamento tra Washington e Teheran, ma a poche ore dalla timida apertura di Donald Trump al governo iraniano (&#8220;Sono pronto a incontrare Rohani se le condizioni lo permetteranno&#8221;) è arrivato il nein di Zarif (&#8220;Impensabile un incontro adesso&#8221;). L&#8217;Iran deve risolvere numerosi problemi che affollano la sua agenda: dalle questioni relative lo Stretto di Hormutz all&#8217;accordo nucleare con Washington, dalle sanzioni americane alla costruzione di vie commerciali alternative. Tutte hanno un minimo comune denominatore: gli Stati Uniti.</p>
<h2>Zarif vola in Giappone</h2>
<p>Zarif non ha perso tempo e dopo il G7 di Biarritz è volato in Asia per un viaggio ufficiale in <strong>Giappone</strong>, al quale ne succederà uno in Malesia. Il ministro degli Esteri iraniano ha incontrato l&#8217;omologo nipponico, Taro Kono, in quel di Yokohama, mentre domani è previsto un meeting con il primo ministro Abe Shinzo. Sul tavolo dei diplomatici giapponesi c&#8217;è un nutrito dossier riguardante la tensione che da mesi attanaglia il Golfo Persico. Zarif incontrerà anche un ospite a sorpresa: secondo quanto riferiscono i media iraniani, anche il ministro degli Esteri del governo di concordia nazionale di Tripoli, Mohamed Taher Syala, vedrà il capo della diplomazia di Teheran per un bilaterale dedicato ai recenti sviluppi in Libia.</p>
<h2>L&#8217;interesse del Giappone verso l&#8217;Iran</h2>
<p>Il Giappone <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-il-giappone-fallisce-la-missione-a-teheran-e-xi-jinping-incontra-rouhani.html">è uno dei paesi che più è interessato alle vicende dello Stretto di Hormutz</a>, dal momento che l&#8217;80% delle importazioni di petrolio ordinate da Tokyo transita proprio da quest&#8217;area turbolenta. Le parti si chiariranno anche sull&#8217;eventuale partecipazione del Giappone alla coalizione internazionale guidata dagli <strong>Stati Uniti</strong> per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormutz. Lo scorso luglio anche il Consigliere di Stato Usa John Bolton fece tappa in Giappone per parlare con Tokyo della crisi in corso tra la Casa Bianca e l&#8217;Iran; nell’occasione, l&#8217;ospite ne approfittò per chiedere ad Abe di far partecipare il Giappone alla coalizione a trazione americana per mettere in sicurezza il Golfo Perisco.</p>
<h2>Tokyo è in difficoltà</h2>
<p>Il governo giapponese è stretto in una morsa. Secondo alcune fonti diplomatiche citate dalla stampa nipponica, Tokyo non avrebbe alcuna intenzione di inviare le proprie Forze armate a pattugliare lo Stretto di Hormutz. Eppure, il capo dello stato maggiore congiunto delle Forze di autodifesa del Giappone, Koji Yamazaki, ha confermato che il Giappone sta comunicando con gli Stati Uniti in merito alla sua adesione alla coalizione proposta da Trump. Yamazaki ha definito l’area nei pressi dello Stretto di Hormutz &#8220;una regione di vitale importanza per la sicurezza energetica del nostro paese&#8221;. Il Giappone è alla finestra, in attesa di capire cosa fare ma soprattutto con chi schierarsi. Prendere parte alla coalizione potrebbe danneggiare la relazione commerciale che lega Tokyo a Teheran, e in quel caso tanti saluti a un’ingente quantità di rifornimenti energetici. Il Giappone dovrebbe però fare i conti anche con un altro problema. Accontentare Washington comporterebbe l’impiego delle Forze di autodifesa giapponesi in operazioni al di fuori dei confini nazionali, e ciò andrebbe contro alcuni principi legali e costituzionali cui deve far fronte il governo nipponico.</p>
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