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	<title>Mikhail Gorbaciov Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mikhail Gorbaciov Archives - InsideOver</title>
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		<title>Chernobyl 40 anni dopo: quando l&#8217;incubo sovietico divenne anche il nostro</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/chernobyl-40-anni-dopo-quando-lincubo-sovietico-divenne-anche-il-nostro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 15:35:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Chernobyl" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-600x401.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'esplosione del quarto reattore della centrale, il 26 aprile del 1986, preannunciò la fine dell'Urss e spinse a cambiare idea sul nucleare. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1283" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Chernobyl" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/chernobyl-600x401.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In anni in cui il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz </strong>rimpiange la decisione di <strong>Angela Merkel </strong>di chiudere le centrali nucleari e il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> si fa forte delle sue, ricordare i quarant&#8217;anni trascorsi dal disastro nucleare di Chernobyl, l&#8217;allarme mondiale, lo spavento, le radiazioni, le verdure non più mangiate, le immagini tristi di quei <em>likvidatory</em> mandati allo sbaraglio e incaricati di intervenire sull&#8217;olocausto nucleare con attrezzature quando andava bene da pompieri, ci danno come prima cosa la sensazione di quanto tempo sia passato e di quanto sia cambiato il mondo. Oggi, forse, i tre quesiti referendari del 1987 che di fatto bloccarono lo sviluppo del nucleare in Italia (quando avevamo tre centrali attive, a Caorso, Latina e Trino Vercellese, più una disattivata nel 1982, quella di Sessa Aurunca) sarebbero respinti, chissà&#8230;</p>



<p>Ma il 1986 era il 1986. E quando, durante un test di spegnimento che doveva essere di routine ma che andò male e fu gestito peggio, all&#8217;1,23 del 26 aprile esplose il reattore numero 4, uno dei due (su quattro totali) costruito solo tre anni prima, le reazioni furono quelle adeguate ai tempi. I sovietici tacquero il più possibile, sperando fino all&#8217;ultimo di poter nascondere tutto sotto il tappeto. <strong>Mikhail Gorbaciov,</strong> ch&#8217;era diventato segretario generale del Pcus appena un anno prima, <strong>parlò apertamente dell&#8217;incidente solo 14 giorni dopo.</strong> La <em>glasnost&#8217; </em>(trasparenza) era ancora solo un proposito. Purtroppo per lui se n&#8217;erano già accorti i tecnici della centrale nucleare svedese di Forsmark, che avevano rilevato alti livelli di radiazioni, avevano sospettato un guasto interno e infine avevano capito che il pericolo arrivava appunto da Cernobyl, portato dai venti.</p>



<p><strong>Forsmark dista da Chernobyl 1.100 chilometri,</strong> il che dà l&#8217;idea di quanta strada in poco tempo riuscirono a fare le nubi tossiche. Passammo giorni, allora, a studiarne il percorso, piuttosto inutilmente. &#8220;Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va&#8221; (Giovanni, 3,8). Più prosaicamente, mi permetto qui un modestissimo aneddoto personale. Si era in Val Gardena con la figlia di tre anni colpita da pertosse e per questo portata in montagna, e mia moglie incinta. Fuga precipitosa per non farci sorprendere dalla nube in arrivo da Est salvo scoprire, una volta arrivati a Milano, che la nube si era spostata con noi. Anzi, sopra di noi. </p>



<p>Noi ci spaventavamo, ci dicevamo &#8220;nucleare mai più&#8221; e cominciavamo a fare i conti con eventuali aumenti delle sindromi tumorali. Negli anni, i diversi organismi scientifici che se ne sono occupati non sono riusciti a trovare un accordo, partendo da conclusioni anche molto lontane tra loro. Secondo il <strong>Chernobyl Forum</strong>, tavolo istituzionale promosso dall&#8217;Onu con la partecipazione tra gli altri di OMS, UNSCEAR (istituto dell&#8217;Onu incaricato di valutare gli effetti delle radiazioni), l&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica, gli Istituti superiori di Sanità di Russia, Ucraina e Bielorussia, le vittime certe furono 65, senza evidenze epidemiologiche che denunciassero un particolare aumento di tumori e leucemie tra i l<em>ikvidatory</em> (ne parliamo tra poco) nella popolazione civile. All&#8217;oppposto <strong>il rapporto di Greenpeace,</strong> che ha invece parlato di un numero di vittime tra 100 e 270 mila. In mezzo, tante altre valutazioni più o meno affidabili.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">I pompieri e i <em>likvidatory</em></h2>



<p>E mentre noi ci preoccupavamo, a Chernobyl e dintorni si moriva sul serio. Le prime a intervenire, pochi minuti dopo l&#8217;esplosione furono due squadra di semplici pompieri, una interna alla centrale e l&#8217;altra assegnata alla città di Pryp&#8217;jat (di cui parleremo). Furono mandati allo sbaraglio, con l&#8217;unico intento di domare l&#8217;incendio che fin da subito fu visibile a molti chilometri di distanza. La prima squadra ad arrivare sul posto era comandata dal tenente <strong>Vladimir Previk,</strong> che morì l&#8217;11 maggio. La seconda era invece comandata dal tenente <strong>Viktor Kibenok</strong>, che morì il 14 maggio. La sorte che, nel giro di poche settimane, toccò anche a tutti i loro colleghi, che avevano assorbito dosi micidiali di radiazioni e maneggiato in pratica a mani nude le grafite radioattiva uscita dalla breccia del rettore numero 4. Negli anni successivi, soprattutto nel 1986 e nel 1987 ma comunque fino al 1990, toccò, come anticipato prima, ai <strong><em>likvidatory</em>, circa 600 mila persone in totale reclutate tra i militari e personale specializzato nelle operazioni di bonifica, </strong>incaricate non solo della &#8220;pulizia&#8221; del sito ma anche della costruzione  del primo sarcofago destinato a ingabbiare le radiazioni ancora in uscita dal reattore distrutto.</p>



<p>Per quindici lunghissimi anni, cioè fino all&#8217;incidente della centrale giapponese di Fukushima (l&#8217;unico altro a essere classificato al livello 7, cioè il massimo della scala INES), dell&#8217;11 marzo 2011, Chernobyl è stato l&#8217;emblema di tutti i peggiori incubi nucleari e per noi europei lo è tuttora. Negli anni, al netto degli aspetti sanitari, <strong>è diventato agli occhi di molti persino una causa della rovina finale dell&#8217;Urss</strong>, soprattutto se accoppiato al ritiro dell&#8217;Armata Rossa dall&#8217;Afghanistan nel 1989.  In realtà, l&#8217;incidente e la sua gestione furono, più che una causa del crollo, <strong>una conferma che il sistema non funzionava più, che tra Mosca e le &#8220;periferie&#8221; la relazione era ormai troppo blanda e confusa per essere efficace.</strong> Sistema che, con Chernobyl, dovette mostrare al mondo la sua realtà concreta, quella che missili e cannoni avevano fin lì mascherato. Anche se il disastro è &#8220;intitolato&#8221; alla città di Chernobyl, che in realtà dista dalla centrale una ventina dai chilometri, le immagini spettrali degli edifici vuoti, l&#8217;asilo con i giocattoli ancora sugli scaffali, la ruota del luna park immobile e arrugginita, note in tutto il mondo, <strong>vengono da Pryp&#8217;jat,</strong> il piccolo centro costruito a pochi passi dai reattori.</p>



<p>Chi scrive ci è stato tre volte e ogni volta è rimasto sconvolto dal panorama: qui un impianto nucleare; lì, a distanza di meno di una passeggiata, le case, le scuole, la mensa, i giardinetti. Un assetto che peraltro si riscontrava in tutti i grandi centri industriali dell&#8217;Urss, per esempio anche nelle grandi città siderurgiche del Donbass, dove le ciminiere facevano ombra ai balconcini delle <em>khruscioby</em>, i condomini tirati sù in tutta fretta all&#8217;epoca di <strong>Nikita Khrusciov</strong> per provare a risolvere la cronica carenza di appartamenti. Tutto pareva affermare: tu sei ciò che lavori. L&#8217;uomo a una dimensione, per dirla con Marcuse, che di lì a poco avrebbe fatto capire a Mosca di averne abbastanza. </p>
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		<title>Maxwell, non solo Epstein: dal Mossad alla Silicon Valley ai Clinton, l’influenza di un clan globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/maxwell-non-solo-epstein-dal-mossad-alla-silicon-valley-ai-clinton-linfluenza-di-un-clan-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 11:55:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1197" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823094230847_d4c1930950dedbc511d45c8d3699d030-e1755934999192.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823094230847_d4c1930950dedbc511d45c8d3699d030-e1755934999192.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823094230847_d4c1930950dedbc511d45c8d3699d030-e1755934999192-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823094230847_d4c1930950dedbc511d45c8d3699d030-e1755934999192-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823094230847_d4c1930950dedbc511d45c8d3699d030-e1755934999192-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823094230847_d4c1930950dedbc511d45c8d3699d030-e1755934999192-1536x958.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250823094230847_d4c1930950dedbc511d45c8d3699d030-e1755934999192-600x374.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La famiglia di Ghislaine Maxwell ha intrallazzi ovunque: nei servizi segreti, nell'imprenditoria e in politica. Questa è la loro storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/maxwell-non-solo-epstein-dal-mossad-alla-silicon-valley-ai-clinton-linfluenza-di-un-clan-globale.html">Maxwell, non solo Epstein: dal Mossad alla Silicon Valley ai Clinton, l’influenza di un clan globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Da mesi sentiamo parlare, più o meno a reti unificate, di <strong><a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-caso-epstein-la-lista-fantasma-e-il-silenzio-agghiacciante-del-potere.html">Jeffrey Epstein</a> </strong>e di una presunta lista di clienti coinvolti nello sfruttamento sessuale di ragazze minorenni. Un nome su tutti, però, è legato indissolubilmente al magnate pedofilo ed è quello di <strong><a href="https://it.insideover.com/giudiziaria/ghislaine-maxwell-parla-scagiona-trump-e-ribadisce-jeffrey-epstein-non-si-e-suicidato.html">Ghislaine Maxwell</a></strong>. Storica compagna e collaboratrice di Epstein, Maxwell &#8211; secondo il tribunale di New York che l’ha condannata a 20 anni di carcere &#8211; è stata <strong>la reclutatrice di giovani donne </strong>da offrire in pasto a personaggi illustri della politica, della finanza, delle università e dello spettacolo che bazzicavano nelle residenze del miliardario newyorkese. Di recente, Maxwell avrebbe rivelato al dipartimento di Giustizia Usa circa un centinaio di nomi che compongono l’anello di predatori sessuali gravitante intorno alla figura di Epstein, agognando una possibile grazia da parte del presidente Trump.&nbsp;</p>



<p>Se i contorni di tutta questa vicenda sono ancora da definire, per comprenderne le dinamiche non si può non guardare alla potente famiglia di Ghislaine: <strong>i Maxwell</strong>, una dinastia che ha intrecciato per decenni <strong>rapporti con governi, servizi segreti, multinazionali e clan politici di primo piano,</strong> consolidando un potere che va ben oltre le vicende giudiziarie della sua erede più discussa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Robert Maxwell, il capostipite</h2>



<p>Tutto ha avuto inizio con lui, <strong>Robert Maxwell</strong>, padre di Ghislaine. Robert, nato <strong>Jan Ludvik Hoch in Cecoslovacchia</strong>, scappò nel Regno Unito come&nbsp; rifugiato ebreo a seguito dell’annessione al Terzo Reich del suo Paese, per poi prestare servizio nell’esercito britannico. Proprio i contatti coltivati nelle Forze armate gli permisero, dopo il conflitto, di <strong>entrare nel mondo degli affari e di intraprendere una carriera imprenditoriale folgorante</strong>.&nbsp; Negli anni Settanta, Robert Maxwell era uno dei volti più influenti nell’ambiente dei media e della stampa, non solo in Gran Bretagna ma anche oltreoceano, con più di 300 aziende e case editrici che costellavano il suo impero la cui punta di diamante sono alcuni dei quotidiani più celebri come il <em>Daily Mirror</em>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Mentre collezionava successi e guadagni nell’editoria, Maxwell decise di gettare il cuore nell’arena politica venendo eletto deputato nel 1964 tra le file del Partito Laburista. Durante gli anni passati tra i banchi di Westminster fu molto paziente e oculato nel tessere una rete di contatti non solo nei Paesi del blocco occidentale, ma anche al di là della Cortina di ferro (secondo alcune fonti Maxwell avrebbe anche approfonditamente conosciuto <strong>Mikhail Gorbaciov</strong>). Ma è proprio la dimensione politica a gettare non poche ombre sul vissuto di Maxwell, dal momento che in molti l’hanno additato come <strong>spia del Mossad</strong>, <a href="https://it.insideover.com/societa/migliaia-di-email-hackerate-svelano-i-legami-oscuri-tra-epstein-e-lex-premier-israeliano-barak.html">i servizi segreti israelian</a>i.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Nel 1948, Maxwell si premurò di far fornire armi all’allora neonato Stato d’Israele nella prima guerra arabo-israeliana, esercitando pressioni sui comunisti cecoslovacchi grazie alle giuste conoscenze nella sua terra natia. Secondo diverse inchieste, il padre della compagna di Epstein avrebbe anche agito da intermediario del Mossad per la diffusione di <a href="https://www.ndtv.com/world-news/who-is-ghislaine-maxwells-father-robert-maxwell-alleged-spy-for-israel-uk-and-russia-8938577"><strong>software dotati di backdoor segrete</strong></a><strong> a enti governativi e internazionali consentendo ai servizi segreti israeliani di raccogliere informazioni sul conto di questi</strong>.&nbsp;</p>



<p>A puntare direttamente il dito contro Maxwell pensò <strong>Ari Ben-Menashe</strong> &#8211; ex membro dell’intelligence militare israeliana &#8211; affermando che il potente editore aveva riferito all’ambasciata israeliana a Londra le rivelazioni sulla <strong>capacità nucleare di Tel Aviv da parte dell’attivista pacifista <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/04/21/vanunu-il-tecnico-che-rivelo-i-segreti-nucleari-di-israele-il-mondo-avrebbe-dovuto-ascoltarlo/7513954/">Mordechai Vanunu</a> alla stampa britannica</strong>. Successivamente, Vanunu fu rapito dal Mossad, portato in Israele dove ha conosciuto per lungo tempo la detenzione. Maxwell ha sempre sostenuto che le accuse relative al suo coinvolgimento nella suddetta faccenda fossero solo farneticazioni, nonché “una totale invenzione”.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La sua morte, avvenuta nel 1991 mentre si trovava sul panfilo <em>Lady Ghislaine</em> &#8211; proprio come il nome della sua ultimogenita &#8211; fu classificata come incidente, ma in molti sospettano che possa trattarsi di omicidio per questioni legate alle sue attività imprenditoriali e di spionaggio. Il funerale si celebrò a Gerusalemme, al cospetto di sei ex capi dei servizi segreti israeliani e delle più alte cariche governative di Tel Aviv, a riprova del forte legame con lo Stato ebraico.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">I fratelli e le sorelle di Ghislaine</h2>



<p>Se Robert aveva costruito un <strong>impero che non sopravvisse alla sua morte</strong>, schiacciato dal peso degli scandali (Robert Maxwell aveva sottratto più di 500 milioni dai fondi pensione dei suoi dipendenti per salvare aziende del gruppo) e dei debiti, <strong>i suoi figli hanno ereditato lo scrigno di contatti e conoscenze </strong>dal loro defunto padre.<strong> Isabel Maxwell</strong> ha dedicato tutta la sua carriera al mondo delle tecnologie informatiche ed è considerata da sempre una vestale degli interessi di Tel Aviv nella Silicon Valley, al punto da essere vista come procacciatrice di investimenti statunitensi per le startup israeliane. Di suo padre ha detto: “È stato molto influente nella mia vita. Era un uomo di grande successo e ha raggiunto molti dei suoi obiettivi nel corso della sua vita. Ho imparato molto da lui e ho fatto miei molti dei suoi metodi”.&nbsp;</p>



<p><strong>La sorella gemella Christine </strong>ha intrapreso un percorso professionale non dissimile da Isabel ma nell’ambito dell’analisi e della sicurezza dei dati, co-fondando la società <em>Chiliad</em>. L’azienda ha venduto un sistema di ricerca avanzata all’FBI che fu utilizzato nella guerra al terrore post-11 settembre suscitando, però, forti critiche per l’uso effettuato, ritenuto in violazione della privacy dei cittadini. Oggi Christine è ricercatrice presso l’<em>Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy</em> (ISGAP), nel cui consiglio di amministrazione figurano personaggi di spicco del Governo israeliano (in tutte le sue articolazioni), oltre ad averne fatto parte l’avvocato storico di Epstein, Alan Dershowitz. <strong>L’organizzazione negli ultimi tempi si è molto dedicata alla redazione di report sui sentimenti antisemiti nei campus statunitensi e sul contenimento delle proteste pro- Pal</strong>. </p>



<p><strong>I fratelli Kevin e Ian Maxwell </strong>hanno avuto invece un percorso più travagliato, dovendo sopportare il peso delle accuse che li ha visti implicati nelle magagne del padre, nonostante poi siano stati assolti. Nel 2018, i due hanno fondato il <em>Combating Jihadist Terrorism and Extremism</em> (CoJiT), centro studi che vanta nel comitato editoriale ex funzionari dell’intelligence britannica, improntato alla lotta contro la radicalizzazione islamista. Al momento pare che il think tank non sia attivo e che, negli ultimissimi anni, Ian e Kevin si siano perlopiù interessati&nbsp; alla liberazione della sorella Ghislaine.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">&nbsp;I legami con i Clinton</h2>



<p>Gli intrighi non si fermano solo al mondo delle tecnologie e dei servizi segreti: le radici affondano anche nella politica.&nbsp; <strong>Sono ormai noti i rapporti tra Ghislaine con <a href="https://it.insideover.com/giudiziaria/i-clinton-e-gli-ex-direttori-dellfbi-chiamati-a-testimoniare-sui-segreti-di-epstein.html">Bill e Hillary Clinton</a></strong>, come dimostra la foto ritraente la socialite britannica al matrimonio di Chelsea Clinton, figlia della fu coppia presidenziale.&nbsp;</p>



<p>La complice di Epstein non è stata l’unica della sua famiglia ad avere una relazione privilegiata con gli ex inquilini della Casa Bianca. <strong>Alex Djerassi, figlio di Isabel Maxwell</strong>, ha collaborato con Hillary Clinton durante la campagna 2007-2008 per la nomination democratica e gli anni al dipartimento di Stato, diventando una delle voci più ascoltate dalla ex first lady sul Medio Oriente. Suo cugino <strong>Xavier Malina</strong>, figlio di Christine, ha fatto parte dello staff di Barack Obama durante gli anni della sua presidenza.&nbsp;</p>



<p>Tutto ciò dimostra come la storia della famiglia Maxwell non si limiti alle cronache giudiziarie di una donna condannata per traffico sessuale. Questo è il racconto di una dinastia che ha saputo tessere di generazione in generazione&nbsp; una tela i cui fili uniscono servizi segreti, multinazionali e clan politici attraversando diversi continenti. <strong>Una famiglia che continua a influenzare silenziosamente la politica internazionale</strong>, nonostante le magagne della sua esponente più nota.&nbsp;</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/maxwell-non-solo-epstein-dal-mossad-alla-silicon-valley-ai-clinton-linfluenza-di-un-clan-globale.html">Maxwell, non solo Epstein: dal Mossad alla Silicon Valley ai Clinton, l’influenza di un clan globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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