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	<title>Marion Maréchal Le Pen Archives - InsideOver</title>
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	<title>Marion Maréchal Le Pen Archives - InsideOver</title>
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		<title>Marion, Marine, Jean Marie: la dinasty dei Le Pen continua. Con tanti retroscena</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/marion-marine-jean-marie-la-dinasty-dei-le-pen-continua-con-tanti-retroscena.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jan 2022 18:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1289" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022012919195738_83873c5be3c3cdacd32c363c151ca3b2-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022012919195738_83873c5be3c3cdacd32c363c151ca3b2-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022012919195738_83873c5be3c3cdacd32c363c151ca3b2-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022012919195738_83873c5be3c3cdacd32c363c151ca3b2-1024x688.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022012919195738_83873c5be3c3cdacd32c363c151ca3b2-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022012919195738_83873c5be3c3cdacd32c363c151ca3b2-1536x1032.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_2022012919195738_83873c5be3c3cdacd32c363c151ca3b2-2048x1375.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il prossimo passaggio di Marion Maréchal Le Pen al campo di Eric Zemmour agita una volta di più le già tormentate acque della destra francese. L’arrivo della bionda signora, dopo la freschissima adesione di Guillaume Peltier (proveniente da Les Répubblicans) e Jérome Rivière e Gilbert Collard (ambedue deputati lepenisti), confermerebbe significativamente le potenzialità del sorprendente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/marion-marine-jean-marie-la-dinasty-dei-le-pen-continua-con-tanti-retroscena.html">[...]</a></p>
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<p>Fin qui la cronaca politica. Ma dietro a tutto ciò vi è altro. Ben altro. Ovvero una storia clanica degna di un romanzo gotico, una dinasty impastata di veleni, rancori, odi. Inestirpabili.</p>
<p>Tutto ebbe inizio dopo le presidenziali del 2012. Per dare un segnale di forte discontinuità rispetto al passato Marine (presidente dell’allora <strong>Front National</strong> dal 2011 per volontà del padre Jean Marie) si rifiutò di partecipare ai grandi cortei organizzati dall&#8217;associazione Manif pour Tous per protestare contro i matrimoni tra omosessuali. Un colpo duro per i frontisti storici che iniziarono a denunciare sul settimanale destrista &#8220;Minute&#8221; l&#8217;esistenza di una &#8220;lobby gay&#8221; ai vertici del partito. A sua volta la ventiduenne nipote Marion — appena eletta deputa e da allora la musa degli identitari — scese in piazza con i contestatori.  Una prima frattura (apparentemente ricomposta) a cui seguì la &#8220;grande pulizia&#8221; del 2014 con cui Marine e il fidanzato Louis Alliot (soprannominato per l&#8217;occasione &#8220;Loulou la purge&#8221;) espulsero gran parte dei militanti meno allineati. Marion protestò ma, a parte il nonno, nessuno le diede retta. A parte l’ingombrante nonno.</p>
<p>Non a caso. I rapporti tra padre e figlia si erano man mano raffreddati, per poi peggiorare irrimediabilmente. Secondo voci vicine al clan, fu fatale nel 2015 una convivenza forzata, quando, a causa di un banale incidente domestico &#8211; un incendio in cucina &#8211; Jean Marie e la sua seconda moglie furono costretti a trasferirsi da Marine; in quei tempestosi giorni l&#8217;invasivo patriarca cercò di &#8220;rimettere in riga&#8221; figlia e nipoti nel segno della sua assoluta primazia clanica, politica e finanziaria. Poi l&#8217;ultimatum contro Philippot, l&#8217;inviso numero due del partito, un frutto prezioso dell’ENA (la super scuola dei tecnocrati gallici) ma anche fan di <strong>De Gaulle</strong>, già sostenitore del sovranista <strong>Jean Pierre Chevènement</strong> e gay dichiarato. O lui o io. Nulla di nuovo sotto il sole: ancora una volta tutto si giocava attorno ad amore, gloria, gelosia, rivalità, potere e denaro. Insomma, ti abbraccio per strozzarti meglio… Jean Marie però sottovalutò il carattere roccioso della padrona di casa (la mela non cade lontana dall&#8217;albero…) e fissò così una spaccatura inesorabile e non più ricomponibile.</p>
<p>Non sappiamo se la vicenda è vera, ma di certo è verosimile. Di certo, nella primavera del 2015 il genitore, sempre più insofferente del &#8220;nuovo corso&#8221;, ritornava provocatoriamente sulla polemica sulle camere a gas &#8211; per lui sempre un &#8220;dettaglio della storia&#8221; &#8211; ed elogiava l&#8217;operato del maresciallo Petain, il controverso simbolo della collaborazione con la Germania nazista. La classica goccia nel classico vaso. La presidentessa aprì un procedimento disciplinare contro Jean Marie e, pochi giorni dopo, l&#8217;Ufficio politico sospendeva il &#8220;presidente onorario&#8221; dalla sua carica. Le Chef, furente, si appellava allora alla mai amata magistratura che congelava il provvedimento, ma il 20 agosto 2015 il Front congedava per sempre il suo fondatore.</p>
<p>Consumato il parricidio e ordinata l&#8217;ennesima purga, Marine si preparò alla famosa campagna elettorale del 2017 contro Macron. Tutto sembrava funzionare, almeno apparentemente. L’esclusione di Jean Marie &#8211; da sempre tesoriere del partito e uomo di riferimento per i finanziatori &#8211; obbligò madame ha cercare urgentemente nuove risorse. Dopo aver incassato una serie di rifiuti dagli istituti di credito francesi ed europei (e qui molti hanno visto una zampina del sulfureo babbo…) alla fine fu costretta a chiedere un prestito di 9 milioni di euro da una banca considerata vicina al Cremlino, la First Czech Russian Bank. Un’operazione del tutto normale, con un regolare tasso di interesse a debito, ma subito trasformata dagli avversari in uno scandalo internazionale.</p>
<p>Accanto alle difficoltà finanziarie divenne sempre più evidente il distacco della nipote. Nei mesi di campagna Marion marcò costantemente la sua distanza dalla zia, organizzando riunioni in suo nome ma evitando d&#8217;incontrarla (e intanto riannodava i rapporti con il nonno). Attendeva il suo momento. Una freddezza ostentata che fece nuovamente arrabbiare Marine che alla prima occasione &#8211; per l&#8217;esattezza in un&#8217;intervista a &#8220;Femme Actuelle&#8221; &#8211; sparò a palle incatenate sull&#8217;inquieta parente: &#8220;Mia nipote? È deputata, voilà, non gli devo nulla&#8221;, per poi concludere che mai la nominerebbe ministro in un eventuale governo frontista. «È inesperta, deve crescere». Nulla di più, niente di meno.</p>
<p>La risposta arrivò due giorni dopo il verdetto delle presidenziali. Il 9 maggio Marion annunciò il suo ritiro dalla politica e dimissionava da ogni carica elettiva. Il freddo scese di colpo sui rapporti interfamiliari. Complice il nonno (buon amico di Zemmour…), la nipote iniziò ad avvicinarsi allora al polemista ed a invitarlo a Lione per le convention del suo Institut de sciences social, economique et politique, il laboratorio culturale “marionista”. Dopo aver escluso il suo voto al Rn alle elezioni europee del 2019 Marion organizzò il 28 settembre 2019 la Convention de la Droite, escludendo qualsiasi “marinista” e affidandone la regia ad Eric. In quell’occasione la Maréchal esordì con una domanda provocatoria: &#8220;Chi può seriamente immaginare che le nostre idee vincano se non rompiamo le barriere partigiane del passato?&#8221;. Parole definitive che infastidirono terribilmente Marine che, sospettosa come il padre, ne intuì la pericolosità e ruppe definitivamente i rapporti.</p>
<p>Il resto è noto. A settembre scorso Marine disertò platealmente il matrimonio di Marion con l’eurodeputato italiano Vincenzo Sofo e il 14 novembre la novella sposa rispondeva ad Europe 1 di sperare in una “candidatura unica a destra” senza mai pronunciare il nome della zietta.  Poi il desiderio annunciato pochi giorni fa a <em>Le Figaro</em> di rientrare nell’agone politico con vesti nuove e la gelida tristezza della zia. Insomma un vero casino in cui l’unico che sembra divertirsi è ancora il novantenne Jean Marie che ha subito ordinato pubblicamente alle due rivali di venire a rapporto da lui, il “grande Menhir” della dinasty lepenista.</p>
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		<title>Black bloc assaltano la scuola di Le Pen: ma nessuno si scandalizza</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/black-bloc-assaltano-la-scuola-di-le-pen-ma-nessuno-si-scandalizza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 14:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>L’estrema sinistra entra in azione e assalta l’Issep, la scuola di Marion Maréchal Le Pen a Lione. Un’azione rivendicata dal Groupe Antifasciste Lyon et Environs. E tanto basa a far capire il livello di tensione sociale e politica raggiunto in questi giorni in Francia. La facciata dell’edificio è stata imbrattata di vernice nera, come il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/black-bloc-assaltano-la-scuola-di-le-pen-ma-nessuno-si-scandalizza.html">[...]</a></p>
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<p>La nipote di Marine Le Pen, erede della famiglia che continua a guidare la destra radicale francese, ha commentato su Twitter: “Quando i nemici del sapere se la prendono con la libertà di insegnamento, attaccano un diritto costituzionale e dunque la libertà di tutti”. E al quotidiano francese Le Figaro, l’ex rappresentante del Front National, ora libera da vincoli formali di partito ha dichiarato: “Useremo tutte le vie legali per far rispettare la libertà di istruzione in Francia, ovviamente violata dalle bande di sinistra violente e i cui membri sono noti alle forze dell’ordine” . E ha detto che “chiederà anche un appuntamento al prefetto, al rettore e al sindaco di Lione per prendere provvedimenti contro tali minacce alla sicurezza della mia istituzione”.</p>
<p>Il Groupe Antifasciste Lyon et Environs ha rivendicato l’azione senza alcuna preclusione. Non hanno paura di essere denunciate: l’odio nei confronti dell’area sovranista francese supera di gran lunga i timori di una denuncia e anche di una possibile ritorsione da parte delle aree più estreme della destra francese. Ma è soprattutto la rivendicazione a essere preoccupante.</p>
<p>Sulla loro pagina Facebook, gli estremisti di sinistra dichiarano senza mezzi termini: “Questa scuola creata da Marion Maréchal-Le Pen è stata aperta all’inizio dell’ anno accademico 2018 nel quartiere La Confluence, con l’obiettivo di formare la futura élite di estrema destra identitaria. Considerate questo attacco come una risposta a tutti gli atti razzisti, sessisti, omofobi, transfobi, ma anche alle politiche assassine contro i migranti e all’attentato di Christchurch perpetrato da poco”. Accuse che non hanno chiaramente nulla di realistico, visto che è impossibile trovare un collegamento fra la strage di Christchurch e la scuola di Marion Le Pen, che tra l’altro ha abbandonato qualsiasi tipo di ruolo politico nel nuovo Rassemblemnt National. Ma tanto basta ormai per far correre l’odio sui social. E trasformare quest’odio virtuale in un odio reale, concreto e pericoloso. Come dimostrato dall’azione di Lione.</p>
<p>Quello che inquieta è soprattutto il silenzio del governo e da parte di molte istituzioni e di tutti i partiti francesi. Un silenzio assordante, che dimostra il doppiopesismo nei confronti della violenza politica. L’assalto da parte dei black bloc dell’estrema sinistra contro la scuola fondata da Marion Maréchal – nata per creare una sorta di élite politica che possa sconfiggere anche sul piano della formazione l’establishment francese ed europeo – ha un significato importante non tanto nell’assalto in sé, che è solo il simbolo di una violenza cieca e odiosa. Ma è il simbolo di una certa cultura tipica del mondo progressista che, in questo modo, di fatto sdogana la violenza o comunque ne dà sempre una lettura pietista. La violenza va condannata sempre. Altrimenti il rischio di creare una doppia valutazione su quella che è la stessa cosa, ovvero il vandalismo, è dietro l’angolo. E Emmanuel Macron, ancora una volta, tace.</p>
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