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	<title>Mariano Rajoy Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mariano Rajoy Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gli errori di Rajoy che hanno portato alla rottura con la Catalogna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2019 14:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1497" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20170927113903_24422633-1497x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20170927113903_24422633-1497x1080.jpg 1497w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20170927113903_24422633-1497x1080-300x216.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20170927113903_24422633-1497x1080-768x554.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LAPRESSE_20170927113903_24422633-1497x1080-1024x739.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1497px) 100vw, 1497px" /></p>
<p>Da Barcellona. Se c’è un dato abbastanza certo riguardo alla questione catalana, è che Mariano Rajoy ha commesso una serie di errori imperdonabili che hanno costretto la Spagna a giungere a questa situazione incandescente con la Catalogna. Il presidente del governo spagnolo ha da sempre sottovalutato il problema della Catalogna, sin quando non era a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/nazionalismi/gli-errori-di-rajoy-che-hanno-portato-alla-rottura-con-la-catalogna.html">[...]</a></p>
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<p>Gli errori di Mariano Rajoy non sono recenti, ma iniziano da molto lontano. Già nel 2006, con l’approvazione del nuovo Estatuto de Autonomía della Catalogna, Rajoy, allora leader dell’opposizione al governo Zapatero, chiedeva a gran voce al governo di centrosinistra di indire un referendum in tutta la Spagna per far decidere al popolo spagnolo nel complesso se fosse d’accordo con questa nuova norma fondamentale della regione catalana. A quel tempo, curiosamente, Rajoy difendeva il referendum dicendo che il governo non poteva dire al cittadino di non poter opinare sull’autonomia della regione: un curioso caso del destino, verrebbe da dire. Nel frattempo, il Partido Popular di Rajoy formula una denuncia di incostituzionalità del nuovo Statuto al Tribunale Costituzionale. Quella denuncia al Tribunale costituzionale è stata l’inizio della valanga nel rapporto fra il leader del centrodestra spagnolo e la comunità catalana. Lo stesso Xavier García Albiol, leader del Pp in Catalogna, ha ammesso di considerare quella denuncia al tribunale come un atto poco ponderato da parte dell’allora capo dell’opposizione, poiché è stato visto come un’aggressione all’autonomia della società catalana da parte di un partito di centrodestra già storicamente poco amato in Catalogna.</p>

<p>Passano gli anni e Rajoy diventa capo di governo. In questi anni, il presidente del consiglio di Madrid cerca prima di compiacere i catalani per ottenere i voti utili ad arrivare al governo, ma poi rincomincia a commettere tragici errori di sottovalutazione del problema oltre che <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.youtube.com/watch?time_continue=30&amp;v=L1Tu6HKCgYY">errori di carattere mediatico</a> che lo etichettano immediatamente come l’obiettivo numero uno della campagna secessionista. Da una parte, sottovaluta il referendum del 2014 ritenendolo semplicemente una consulta illegale senza alcun valore. Dall’altra parte, continua a inanellare pessime figure mediatiche davanti all’opinione pubblica catalana che sembrano quasi essere una dichiarazione di sconfitta. E in questi ultimi mesi, le cose non sono cambiate. Il governo, già piuttosto debole, non ha mai messo in atto un’azione utile a disinnescare la bomba catalana, ma l’ha semplicemente rimossa dall’agenda interessandosi a tutt’altro. Negli ultimi mesi, il presidente del governo non ha fatto altro che ripetere che il referendum non si sarebbe svolto e che era illegale: troppo poco per fermare il fenomeno indipendentista. Non si può fermare un’ondata secessionista semplicemente facendo appello alla legalità, perché significa negare di avere di fronte un problema che non è burocratico, ma culturale, politico ed economico. Dopo la sottovalutazione del problema, è arrivato il pugno duro della giustizia: detenzioni, invio di migliaia di poliziotti, requisizioni. In sostanza, Rajoy è riuscito nell’intento di rafforzare da sempre il movimento separatista: prima sottovalutandolo e poi attivandosi tardivamente e male, apparendo come un leader antidemocratico. Facendo questo, ha ottenuto pochissimo. Ha perso la fiducia del proprio elettorato, ha perso la credibilità internazionale che si stava faticosamente guadagnando, ed ha perso, soprattutto, ogni possibilità di scendere a compromesso con i separatisti.</p>

<p>Quello che risulta chiaro da oggi è che Rajoy e Puigdemont non potranno mai mettersi a un tavolo per trattare. I secessionisti hanno ormai preso una direzione radicale per cui difficilmente potranno dire di ritrattare per una Catalogna con più poteri di autogoverno, E Rajoy, arrivato a questo punto, non potrà far di nuovo finta di niente, dicendo che non è il momento per ridiscutere il rapporto con Barcellona. Gli unici fattori che possono far cambiare rapidamente i piani di Rajoy sono due: la pressione internazionale e quella finanziaria. Il mondo sostiene apertamente la Spagna unitaria, ma l’Europa non vuole che scoppino conflitti interni, e pertanto chiedono a Rajoy di trattare su alcuni punti per pacificarsi con i separatisti. Il mondo finanziario, invece, da sempre restio a interessarsi al fenomeno, ha di recente ricordato al governo spagnolo che una separazione di Barcellona sarebbe dura per entrambe le parti. JP Morgan ha recentemente sconsigliato d’investire in Spagna mentre continua questa sfida allo Stato nazionale, mentre il Banco de España, per la prima volta, ha ammesso che vi sarebbe una crisi profonda per entrambe le parti se non si raggiunge un accordo che non faccia sperare la Catalogna.</p>
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		<title>Podemos pronto all’alleanza. Ma la convivenza sarà difficile</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/podemos-pronto-allalleanza-ma-la-convivenza-sara-difficile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 08:31:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La politica è imprevedibilità e, viste sotto il profilo strategico, esistono vittorie tattiche che possono ribaltarsi in sconfitte strategiche e, all’inverso, frenate più o meno brusche che appaiono meno gravi sotto il profilo di lungo periodo. Il caso di Podemos nel recente voto spagnolo lo testimonia. Rispetto al voto del 2016, infatti, la coalizione di sinistra Unidos Podemos ha perso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/podemos-pronto-allalleanza-ma-la-convivenza-sara-difficile.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190426231855_29155881-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La politica è imprevedibilità e, viste sotto il profilo strategico, esistono vittorie tattiche che possono ribaltarsi in sconfitte strategiche e, all’inverso, frenate più o meno brusche che appaiono meno gravi sotto il profilo di lungo periodo. Il caso di Podemos nel recente voto spagnolo lo testimonia.</p>
<p>Rispetto al voto del 2016, infatti, la coalizione di sinistra Unidos Podemos ha perso 1,3 milioni di voti, è arretrata di sette punti percentuali (da oltre il 21% al 14,3%), è stata doppiata dal Partito Socialista (Psoe) del premier Pedro Sanchez che ha saputo calamitare su di sè il tema del “voto utile” contro le destre e ha perso a favore di Ciudadanos la posizione di terza forza politica di Spagna. Tuttavia, mai come ora la sinistra radicale spagnola appare fondamentale per la politica spagnola e pronta all’approdo al governo.</p>
<p>Di fatto, il partito di Pablo Iglesias era già parte della maggioranza da giugno 2018, avendo votato a favore della mozione di sfiducia che ha rovesciato Mariano Rajoy e aperto la strada del governo a Pedro Sanchez. Tuttavia la peculiare struttura dell’esecutivo, un monocolore socialista con diverse aggiunte tecniche, non aveva garantito alla sinistra posti nell’esecutivo. Ora la situazione è molto diversa. Iglesias, nella notte dopo le elezioni, ha aperto ufficialmente all’ipotesi di un governo di coalizione con il Psoe.</p>
<h2>Perchè Podemos serve a Sanchez</h2>
<p>“Il Psoe avanza, ma non può farlo da solo. Per restare al palazzo della Moncloa, Sanchez dovrà coinvolgere Podemos, ma anche i partiti che la complicata geografia spagnola: i nazionalisti baschi del Pnv, moderati ed europeisti, i valenciani di Compromis, il movimento delle Canarie”, sottolinea La Stampa. “Il vecchio Partito socialista operaio  riesce non solo a fermare un’avanza della destra, che alcuni mesi fa sembrava inarrestabile, ma anche a fare a meno del sostegno degli indipendentisti catalani, un appoggio che sarebbe costato caro”.</p>
<p>Il voto utile favorisce Sanchez su Iglesias ma al tempo stesso ” è servito anche a Podemos che perde molti deputati, ma riesce a smentire mesi, o forse, anni di pronostici drammatici”. La sommatoria delle percentuali di voti della coppia Psoe-Podemos è di poco superiore a quella fatta registrare nel 2016, quindi appare arduo parlare di una “svolta a sinistra” per la Spagna, ma il nuovo esecutivo si appresta a posizionarsi su posizioni meno centriste di quelle che terrebbe, ad esempio, un governo di coalizione tra il Psoe e i liberali di Ciudadanos, ipotesi oramai residuale.</p>
<h2>Podemos dichiara guerra all’austerità</h2>
<p>E qui entra in gioco Podemos. Prossimo a ripartire laddove l’agenda del governo Sanchez si era fermato: da quella legge di bilancio per il 2019 che ha rappresentato la più radicale proposta anti-austerità mai messa in campo in Europa occidentale nell’ultimo decennio, un cambio di tendenza netto rispetto al recente passato e ai governi Rajoy.</p>
<p>L’opposizione degli indipendentisti catalani ha impedito l’entrata in vigore di una legge di bilancio che prevedeva numerose misure-bandiera del programma di Podemos, tra cui salario minimo a 900 euro al mese, aliquote Irpef più alte dai 130mila  euro annui, patrimoniale, pensioni legate all’inflazione reale, incenvitiv a auto elettriche, aumento del budget per gli assegni sociali e altre misure sul diritto alla casa, da sempre tema centrale del partito.</p>
<p>Una convivenza non facile<br />
Iglesias, lanciando la campagna elettorale a marzo in un comizio di Madrid, non ha fatto mistero di ritenere l’agenda economica prioritaria per la sua partecipazione a un governo di coalizione, dove Podemos chiederebbe sicuramente ministeri di peso, ed è stato tra i pochi leader ad attaccare i partiti di centro e di destra, Vox incluso, per un’agenda economica fondata su profondi tagli d’imposta, ritenuta eccessivamente sbilanciata in favore dei redditi superiori.</p>
<p>La possibilità di trovare un terreno comune, in campo economico, è notevole. Psoe e Podemos si avviano dunque a rinnovare l’accordo di coalizione riducendo il numero di partiti regionalisti di cui sarà richiesto l’appoggio e liberandosi del fardello catalano, ma i punti di divergenza, dalla politica estera (dove Iglesias attacca Sanchez per il sostegno a Juan Guaidò in Venezuela) al ruolo della Spagna in Europa (reso ancillare a quello della Germania da Rajoy) non mancheranno. E sul lungo periodo Iglesias e Sanchez dovranno sanare numerose potenziali fonti di conflitto.</p>
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		<title>Spagna, cade il governo di Rajoy: la miscela esplosiva della sinistra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/spagna-rajoy.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 16:25:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Con 180 voti a favore e 169 contrari, il parlamento spagnolo ha approvato la mozione di sfiducia del leader del Psoe, Pedro Sanchez, contro il primo ministro  Mariano Rajoy. Una mozione di sfiducia storica perché, per la prima volta, la Spagna ha un premier divenuto tale grazie a questo meccanismo previsto dall&#8217;articolo 114 della Costituzione. Ma, fino &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/spagna-rajoy.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LAPRESSE_20180601120921_26534411-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Con<strong> 180 voti a favore</strong> e 169 contrari, il parlamento spagnolo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.elmundo.es/espana/2018/06/01/5b111234268e3e9f618b4658.html">ha approvato la mozione di sfiducia</a> del leader del Psoe, <strong>Pedro Sanchez</strong>, contro il primo ministro  <strong>Mariano Rajoy</strong>. Una mozione di sfiducia storica perché, per la prima volta, la Spagna ha un premier divenuto tale grazie a questo meccanismo previsto dall&#8217;articolo 114 della Costituzione. Ma, fino ad oggi, una mozione di sfiducia presentata aveva avuto esito positivo.</p>
<p>Chi ha votato a favore e chi contro</p>
<p>I 180 deputati che hanno votato a favore della mozione di Pedro Sanchez, compongono un quadro eterogeneo e assolutamente eclettico. Oltre ai  <strong>socialisti</strong>, il cui leader ha promosso la mozione, hanno appoggiato Sanchez i &#8220;populisti&#8221; di <strong>Podemos</strong>, i partiti <strong>catalani</strong> Erc e PDeCAT, i nazionalisti <strong>baschi</strong> di Bildu e soprattutto il <strong>Partito nazionalista basco</strong> (Pnv).</p>
<p>Sono in particolare stati loro, i deputati dal Pnv,  <strong>l&#8217;ago della bilancia</strong>. Partido Popular e nazionalisti baschi avevano storicamente un accordi di governo locale che estendeva i suoi effetti anche nel parlamento di Madrid. Lo &#8220;strappo&#8221; fra Rajoy e nazionalisti baschi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.economiadigital.es/politica-y-sociedad/el-pnv-tumba-a-rajoy-con-ciudadanos-como-pretexto_558698_102.html">è stato argomentato da questi ultimi</a> come frutto di un mero calcolo politico. In realtà il Pnv avrebbe continuato a sostenere il governo, ma temeva l&#8217;offensiva del nuovo partito di centrodestra.</p>

<p>I  <strong>contrari</strong> sono stati il <strong>Partido Popular</strong> e <strong>Ciudadanos</strong>. Il primo perché partito che esprimeva Mariano Rajoy come primo ministro. Il secondo perché non poteva sostenere una mozione presentata dai socialisti e sostenuta dalle sigle come Podemos e gli indipendentisti.</p>
<p>Il movimento di  <strong>Albert Rivera</strong> si presenta come partito nuovo ma della stabilità, centrista più che di destra. Non avrebbe mai sostenuto un voto &#8220;di rottura&#8221;. Questo però non significa che non volesse la caduta di Rajoy. La differenza è che loro chiedevano e chiedono elezioni anticipate e non un governo a guida Sanchez.</p>
<p>Una fase di grande cambiamento</p>
<p>Il blocco che ha sostenuto la mozione Sanchez non sembra destinato ad avere vita lunga. Il  <strong>compromesso</strong> non è un&#8217;arte che rientra nelle logiche politiche spagnole. E infatti, nonostante la volontà di Rajoy e gli accordi con Rivera e i socialisti, il compromesso con i due partiti è naufragato.</p>

<p>Le motivazioni giudiziarie sono state chiaramente fondamentali. Il <strong>caso Gürtel</strong> ha colpito nel profondo l&#8217;immagine del primo ministro e  <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.elespanol.com/espana/tribunales/20180524/gurtel-justicia-acredita-corrupcion-pp-extesorero-barcenas/309719305_0.html">la sentenza dell&#8217;Audiencia nacional</a> non ha lasciato dubbi sulla corruzione all&#8217;interno del partito di governo. Il tribunale ha condannato il Partido Popular e alcuni suoi rappresentanti dopo aver scovato <strong>una rete di corruzione</strong> e tangenti ramificata ed estremamente profonda.</p>
<p>Preso atto di questo, è chiaro che alla motivazione giudiziaria subentra una motivazione politica. Questo assetto di governo e parlamentare non piaceva più ai partiti parte del compromesso. L&#8217;attuale parlamento di Madrid è un parlamento &#8220;falso&#8221;.<a href="https://www.elconfidencial.com/espana/2018-05-31/panelconfidencial-pp-cuarta-fuerza-ciudadanos-disparado_1571388/"> I sondaggi rivelano </a>un crollo del Partido Popular che da primo potrebbe essere addirittura quarto, sfiorando, ma non raggiungendo, il 20% dei consensi.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, il Partito socialista prova a risalire la china cercando tornare almeno sopra il 20%. E Ciudadanos, che vive la scalata per prendere  <strong>la leadership del centrodestra</strong>, potrebbe lanciare la sua definitiva opa su tutto il blocco rubando voti al partito di Rajoy. Un fatto già avvenuto in Catalogna e che adesso potrebbe ripercuotersi in caso di prossime elezioni. E infatti Sanchez aveva offerto a C&#8217;s di votare la sfiducia <a href="https://politica.elpais.com/politica/2018/05/26/actualidad/1527330057_866941.html">promettendo elezioni in poco tempo</a>.</p>
<p>Difficile che il governo Sanchez abbia vita lunga. Innanzitutto perché il partito dello sfiduciato Rajoy ha molto più voti di quello del premier designato. Per cui ci sarebbe il paradosso di un&#8217;opposizione molto più compatta e forte del governo. Inoltre, la sua compagine di governo è <strong>una miscela a dir poco eterogenea</strong> fatta di indipendentisti, socialisti, ed estremisti, in cui Podemos balla tra il populismo e l&#8217;estrema sinistra. Non c&#8217;è una linea strategica. La mozione di sfiducia non è un programma di governo e le divergenze d&#8217;interessi sono enormi. A cominciare dal <strong>regionalismo</strong>, che in Spagna ribolle. </p>

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		<title>Gli errori di Rajoy e Puigdemont  che hanno incendiato la Catalogna</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/errori-catalogna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2018 14:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Carles Puigdemont arrestato in Germania. Altri leader secessionisti detenuti in Spagna o in fuga in altre parti d&#8217;Europa. L&#8217;ex ministro Clara Ponsati, ricercata in Spagna che si consegnerà alle autorità in Scozia. Una Catalogna senza governo, piazze in rivolta con scontri e feriti. E nel frattempo, una Spagna ancorata alla forza della legge completamente in balia degli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/errori-catalogna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/03/LAPRESSE_20180325185348_26035296-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Carles Puigdemont</strong> arrestato in Germania. Altri leader secessionisti detenuti in <strong>Spagna</strong> o in fuga in altre parti d&#8217;Europa. L&#8217;ex ministro Clara Ponsati, ricercata in Spagna che si consegnerà alle autorità in Scozia. Una Catalogna senza governo, piazze in rivolta con scontri e feriti. E nel frattempo, una Spagna ancorata alla forza della legge completamente in balia degli eventi e paralizzata in schemi politici ormai del tutto superati.</p>
<p>Ancora una volta tra Madrid e Barcellona va in scena <strong>la fiera degli errori</strong>. Un sistema collaudato di scelte pessime, da una parte e dall&#8217;altra, che consegna un Paese non solo spaccato, ma del tutto incapace, sia a livello nazionale che locale, di ricucire i rapporti della pacifica convivenza.</p>
<p>Gli errori dei secessionisti</p>
<p>Carles Puigdemont, l&#8217;ex presidente della <strong>Generalitat di Catalogna</strong>, <a style="color: #0000ff" href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-27e2916e-6a42-45f7-8ff4-018387f3efc5.html">è in un carcere in Germania</a>. E in molti ritengono che sia la fine del suo sogno. Ma quel sogno, in realtà, è finito nel momento in cui l&#8217;ha voluto rendere realtà con la scelta della dichiarazione unilaterale di indipendenza. </p>

<p>Nel momento in cui Puigdemont ha scelto la via del referendum anti costituzionale ha scavato<strong> un solco invalicabile</strong>. Ha scelto l&#8217;unilateralità in un momento in cui non poteva permetterselo, dividendo esattamente a metà l&#8217;opinione pubblica catalana, <a style="color: #0000ff" href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/12/21/news/elezioni_catalogna_risultato_indipendentisti-184829475/">come hanno dimostrato i risultati delle elezioni</a>, in cui il primo partito è stato il movimento &#8220;unionista&#8221; <strong>Ciudadanos</strong>, mentre il blocco indipendentista, tutto unito, ha ottenuto a una leggera maggioranza in termini di seggi.</p>
<p>Nel frattempo, ha infiammato le piazze, irrigidito lo scontro e reso di fatto l&#8217;indipendentismo catalano un movimento fuori dalla legalità e<strong> incapace di tessere rapporti di alto livello con i governo esteri e con l&#8217;Unione europea</strong>. Prova ne è che, mentre il governo nazionalista basco<a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/leuropa-accoglie-i-baschi-ok-al-regionalismo/"> viene ricevuto da Juncker con tutti gli onori</a>, Puigdemont non è stato accettato dalla Commissione europea. Il leader catalano ha peccato di presunzione, probabilmente supportato dall&#8217;ala più radicale del movimento, e non ha saputo fermarsi di fronte all&#8217;evidenza che sarebbe stato abbandonato da tutti. </p>
<p><strong>La scelta dell&#8217;auto-esilio</strong>, ultimo gesto disperato di fuggire alla giustizia spagnola, ha poi costretto molti a rivedere la sua leadership. Se fosse rimasto, come gli altri leader catalani, avrebbe quantomeno reso l&#8217;immagine del martire politico. Ma la sua fuga in Belgio e il suo peregrinare per l&#8217;Europa, hanno consegnato un&#8217;immagine del tutto priva di carica emotiva nei confronti dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Gli errori di Madrid</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, il governo centrale ha commesso <strong>errori strategici in sequenza</strong> che hanno consegnato al mondo una fotografia pessima di come si comporta la Spagna con i dissidenti. Era un gioco difficile, ma andava giocato bene. Gli indipendentisti puntavano, a livello propagandistico, sull&#8217;essere consacrati nei media internazionali come vittime della repressione di Madrid: <a style="color: #0000ff" href="http://www.occhidellaguerra.it/quelle-fake-news-sulla-violenza-della-polizia-spagnola-catalogna/">e ci sono riusciti anche sfruttando le fake news</a>.</p>
<p><strong>Mariano Rajoy</strong> ha sempre sottovalutato il problema mostrandosi <strong>del tutto privo di lungimiranza</strong> nel trattare con le doglianze catalane. Ha investito tutto sulla <strong>forza della legge</strong> come giustificazione per la risposta del governo al fenomeno secessionista. Il referendum era illegale, così come la dichiarazione d&#8217;indipendenza. Ma è evidente che è un discorso che regge poco a fronte di un movimento che si pone di per se come distruttivo dello Stato. Chiedere ai secessionisti di rimanere fedeli alla costituzione dello Stato da cui vogliono sperarsi e che non considerano loro, è, nella migliore delle ipotesi, un&#8217;ingenuità.</p>
<p>L&#8217;inizio di questa sorta di &#8220;<strong>caccia alle streghe</strong>&#8221; ai leader secessionisti è stato poi un errore gravissimo sotto il profilo politico. Pur in assenza di grandi capi del movimento, <strong>l&#8217;averli arrestati li ha trasformati in eroi</strong>, così come l&#8217;aver autorizzato il dispiegamento della forza, ha reso impossibile che i media internazionali non si pronunciassero condannando la repressione. Stessa cosa accaduta in questi ultimi giorni con <a style="color: #0000ff" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/pugno-duro-madrid-altri-secessionisti-arrestati-puigdemont-1508820.html">l&#8217;invio in carcere dei vertici politici e dei candidati</a>.</p>
<p>I risultati sono sotto gli occhi di tutti</p>
<p><a href="http://www.lavanguardia.com/politica/20180325/441944445275/detenidos-heridos-cargas-mossos-delegacion-gobierno-detencion-puigdemont-cdr.html">Decine di persone rimaste ferite, migliaia di persone in piazza</a> con i cosiddetti Comitati per la Difesa della Repubblica (Cdr) in tutte le principali città catalane, scontri con la polizia (anche con i catalani Mossos d&#8217;Esquadra), spari a salve, qualche bomba molotov. <strong>L&#8217;immagine più eloquente</strong> dei risultati ottenuti da Madrid e Barcellona in questi mesi è tutta nella giornata di ieri. </p>
<p>Ed è difficile pensare a un &#8220;post&#8221;, perché comunque si muovano gli attuali attori in campo, gli errori commessi in precedenza peseranno come macigni. La strategia sbagliata dell&#8217;irrigidimento totale di Madrid e dell&#8217;unilateralismo di Barcellona hanno condotto a una polarizzazione non solo inevitabile ma anche potenzialmente a lungo termine. <strong>Servirebbero leader in grado di fermarsi</strong>. Ma Puigdemont e Rajoy non sembrano essere i capi di cui si avrebbe bisogno.</p>
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		<title>Puigdemont vuole fare  il presidente da Bruxelles</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/catalogna-in-stallo-e-puigdemont-vuole-fare-il-presidente-da-bruxelles.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jan 2018 11:58:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[Ciudadanos]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il presidente del consiglio spagnolo, Mariano Rajoy, ha convocato la prima seduta del parlamento della Generalitat de Catalunya per il 17 gennaio. Un potere conferitogli dopo l’applicazione dell’arti. 155 della Costituzione spagnola con il passaggio dei poteri dal governo catalano a quello centrale di Madrid. Mancano poco meno di 20 giorni, ma la situazione è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/catalogna-in-stallo-e-puigdemont-vuole-fare-il-presidente-da-bruxelles.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171223181553_25344215-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il presidente del consiglio spagnolo, <strong>Mariano Rajoy</strong>, ha convocato la prima seduta del parlamento della Generalitat de Catalunya per il 17 gennaio. Un potere conferitogli dopo l’applicazione dell’arti. 155 della Costituzione spagnola con il passaggio dei poteri dal governo catalano a quello centrale di Madrid. Mancano poco meno di 20 giorni, ma la situazione è tutt’altro che di facile soluzione e, quello che sembra profilarsi, è uno scenario di completa paralisi istituzionale, dove  i partiti indipendentisti, ottenuta la maggioranza dei seggi devono fare i conti con le divisioni interne, l’assenza forzata dei propri leader e un partito nazionale, Ciudadanos, che è primo nei consensi. Il rebus è servito e per Barcellona non saranno giornate semplicissime.</p>

<p>Sul fronte indipendentista, c’è un primo grande scoglio che è rappresentato dalla divisione programmatica. Le liste che si sono presentate alle elezioni del 21 dicembre con un programma comunque tendente alla secessione da Madrid, non si sono presentate con una base programmatica unitaria né con un patto di governo reale. C’è la precondizione dell’indipendentismo, che resta un obiettivo di medio-lungo termine, ma poi, a questo, si aggiunge l’inevitabile realtà dei fatti che è quella che questi partiti sono chiamati prima di tutto a gestire la Catalogna. Appurato che la maggioranza popolare che si è espressa alle elezioni del 21 dicembre è una maggioranza non indipendentista (i voti per i partiti costituzionali superano quelli assegnati ai partiti secessionisti), Junts per Catalunya e Esquerra Republicana, così come la Cup (Candidatura d&#8217;Unitat Popular) devono da un lato mantenere ferme le loro idee secessioniste ma, dall’altro lato, devono anche far capire di essere forze che vogliono governare per tutti i catalani. Uno scopo che non sembra essere ancora particolarmente chiaro nelle parti più estreme di questi partiti, soprattutto nell’estrema sinistra della Cup, e che però incide nella formazione del governo come già aveva inciso nelle convulse giornate successive al referendum di ottobre e antecedenti allo scioglimento delle autorità della Generalitat da parte di Madrid.</p>

<p>Un secondo problema è di ordine pratico: i leader dei partiti indipendentisti che si contendono il trono di Barcellona, e cioè Oriol Junqueras per Esquerra Republicana e Carles Puigdemont per Junts per Catalunya sono impossibilitati a diventare presidente del governo catalano. Junqueras, che raccoglie più sostegno politico negli altri partiti secessionisti, è in carcere. E questo sembra essere di per sé un ostacolo abbastanza insormontabile a una prospettiva di governo per una delle figure più importanti del movimento indipendentista. Puigdemont, dal canto suo, non può tornare in Spagna se non vuole finire sotto processo e arrestato. Dal suo “buen retiro” in Belgio, l’ex presidente catalano ha ottenuto una vittoria abbastanza sorprendente, portando la propria lista ad essere la prima più votata nel blocco catalanista. E adesso, dopo aver svolto la campagna elettorale “da remoto”, a Bruxelles, si vocifera voglia fare lo stesso se incaricato di formare il governo dal “Parlament”. Una prospettiva non particolarmente apprezzata da molti indipendentisti, specialmente dagli altri partiti, e considerata impraticabile da parte sia dei partiti “costituzionali” sia dal governo centrale. Il ministro dell’Interno, Ignacio Zoido, ai microfoni della radio spagnola Cope, ha espresso totale disapprovazione verso l’ipotesi di Puigdemont presidente da Bruxelles dicendo che “ridicolizza” il voto di tutti i catalani. Il primo ministro Rajoy, parlando di Puigdemont alla conferenza stampa di fine anno, ha detto di non avere intenzione “di dare una risposta di tipo giuridico, ma di buon senso: è assurdo pretendere di diventare presidente di una comunità vivendo all&#8217;estero”. Rajoy ha ribadito che chiunque può essere candidato finché non viene inabilitato da una sentenza di un tribunale, ma &#8220;non è il caso di una persona fuggita dalla giustizia spagnola&#8221;. Se quindi Puigdemont scalpita per tornare in Spagna, ma non lo fa senza la certezza di non essere arrestato, da parte del governo sembrano esserci pochi dubbi sull’eventuale investitura del presidente uscente.</p>

<p>In tutto questo, resta un altro nodo da sciogliere. Perché se il blocco indipendentista ha ottenuto più seggi, il partito <strong>Ciudadanos</strong>, “unionista” (anche se questa definizione giornalistica è assolutamente poco tollerata da loro), è quello che ha ottenuto più voti di tutti, superando la soglia del milione di elettori. Il portavoce di Ciudadanos nel parlamento della Catalogna, Carlos Carrizosa, proprio per via di questo successo elettorale come prima forza della regione, ha reclamato per il suo partito la presidenza della camera autonoma. In un&#8217;intervista a Catalunya Ràdio, Carrizosa ha sostenuto che &#8220;la cosa più democratica è che il presidente del Parlamento sia una persona di Ciudadanos&#8221;, vista la rappresentanza di circa un milione e 200mila catalani, indicando in José María Espejo-Saavedra, la persona più adatta per quel ruolo. La nomina di uno di C’s a questa carica potrebbe essere l’avvio di un procedimento di dialogo fra le forze, ma per ora la Catalogna è ancora in alto mare. Il rischio di un governo fragilissimo e di nuove elezioni resta sempre dietro l’angolo.</p>
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		<title>Catalogna, la guerra delle opere d&#8217;arte:  &#8220;Madrid adesso ci sta depredando&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/catalogna-la-guerra-delle-opere-darte-madrid-adesso-ci-sta-depredando.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 10:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130-768x477.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130-1024x636.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A pochi giorni dalle elezioni per il parlamento catalano, anche le opere d’arte entrano nella sfida fra Barcellona e Madrid. Teatro della disputa e degli scontri fra manifestazioni e Mossos d’Esquadra è stata la citta di Lleida, nella parte occidentale della Catalogna, dove la polizia catalana, insieme con i tecnici inviati dal governo aragonese, hanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/catalogna-la-guerra-delle-opere-darte-madrid-adesso-ci-sta-depredando.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/catalogna-la-guerra-delle-opere-darte-madrid-adesso-ci-sta-depredando.html">Catalogna, la guerra delle opere d&#8217;arte:  &#8220;Madrid adesso ci sta depredando&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="931" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130-768x477.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171207130557_25189130-1024x636.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>A pochi giorni dalle elezioni per il parlamento catalano, anche le opere d’arte entrano nella sfida fra Barcellona e Madrid. Teatro della disputa e degli scontri fra manifestazioni e Mossos d’Esquadra è stata la citta di Lleida, nella parte occidentale della Catalogna, dove la polizia catalana, insieme con i tecnici inviati dal governo aragonese, hanno dato il via al trasferimento forzoso di 44 opere d’arte che appartenevano al monastero di Sigena (Aragona) e che da circa 30 anni erano state acquistate dalla Generalitat di Catalogna e assegnate al museo della città catalana. Le autorità aragonesi hanno sempre sostenuto che la cessione di queste opere da parte delle ultime suore del convento, appartenente all’ordine di San Giovanni, fosse da considerarsi illegale. Stesso pensiero della giustizia, che in due occasioni ha sentenziato che le 44 opere cedute dalle religiose nel 1983, nel 1992 e nel 1994 per 50 milioni di pesete fossero oggetto di una vendita non a norma di legge e che dunque andassero restituite. Il motivo dell’illegittimità risiederebbe nel fatto che a suo tempo la vendita fu realizzata senza il permesso del ministero dei Beni culturali e della comunità autonoma: condizione necessaria per il trasferimento di opere d’arte. Quando, nel 1997, si ebbe notizia di questo mancato assenso pubblico, il comune di Villanueva de Sigena e la Comunità di Aragona intrapresero un percorso giudiziario che è culminato nel 2015 con la condanna degli acquirenti alla restituzione del tesoro del monastero.</p>

<p>Caso ha voluto &#8211; ma secondo i catalanisti la casualità non c’entra &#8211; che questo processo di restituzione dovesse avere il proprio apice proprio nella fase più calda dei rapporti fra Catalogna e Stato centrale, con la regione commissariata dall’applicazione dell’art. 155 e i ministri di Madrid che sono diventati automaticamente gli assessori della Catalogna nei loro rispettivi ambiti. Alla fine di novembre, il ministro della Cultura spagnolo, Íñigo Méndez de Vigo y Montojo, attualmente anche delegato alla Cultura per la Generalitat catalana, ha ricevuto dai magistrati l&#8217;ordine di riconsegnare i lavori ai proprietari. Il ministro, a quel punto, non ha potuto fare altro procedere all’operazione di restituzione come ordinato dal tribunale. Ma tanto è bastato, evidentemente, perché lo scontro, da giuridico, diventasse politico, e che l’ordine del giudice fosse preso come emblema di quanto lo Stato spagnolo derubi la regione catalana. Quando all’alba di lunedì, gli esperti aragonesi accompagnati dalla Guardia Civil e dai Mossos d&#8217;Esquadra, sono entrati nel museo di Lleida per iniziare i lavori di trasferimento, sono stati accolti da almeno 500 manifestanti riuniti all&#8217;esterno dell&#8217;istituto, cantando slogan contro Madrid e iniziando una serie di piccole schermaglie con la polizia che hanno ricordato i momenti del referendum del primo ottobre. Angel Ros, sindaco della città e presidente del Partito socialista catalano, ha espresso la sua contrarietà al trasferimento affermando che l&#8217;articolo 155 della Costituzione, quello attraverso cui il governo centrale ha assunto il potere in Catalogna non possa essere applicato all&#8217;arte sacra. Più duro invece il commento dell’ex presidente catalano, Carles Puigdemont, ancora autoesiliato a Bruxelles, che con un messaggio apparso sul suo profilo Twitter, ha accusato Madrid di &#8220;approfittare di un colpo di Stato per depredare la Catalogna con assoluta impunità&#8221;.</p>
<p>Ancora una volta dunque Catalogna e Stato si trovano su due fronti contrapposti, con i separatisti che considerano illegittime le sentenze dei tribunali nazionali perché parte di una logica centralista tesa a togliere poteri e beni a Barcellona. Il governo di Madrid, seguendo il comportamento tenuto durante tutto il processo indipendentista, si è schermato dietro all’impossibilità di andare contro una decisione del potere giudiziario. In questo senso, si rivedono le stesse posizioni assunte durante le fasi antecedenti e successive al referendum secessionista, quando il governo Rajoy ha sostanzialmente delegato alla giustizia il compito di reprimere l’iniziativa dei partiti indipendentisti, per mostrare come fosse la legge e non la politica a negare validità all’indipendenza. I secessionisti, al contrario, hanno sempre negato validità alle scelte dei tribunali &#8211; da quello costituzionale a quello penale &#8211; dichiarando che siano frutto di scelte di matrice centralista. Nel frattempo, il tempo scorre e la Catalogna si prepara ad andare al voto. Secondo un recente sondaggio, i partiti separatisti mancheranno di pochi seggi la maggioranza del Parlamento locale, ma si teme il pareggio con il blocco costituzionale. In questo caso, la frattura catalana sarà ancora più evidente.</p>

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		<title>La Spagna ora accusa la Russia:  &#8220;In Catalogna offensiva spudorata&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-spagna-ora-accusa-la-russia-catalogna-unoffensiva-spudorata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2017 09:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[Troll]]></category>
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<p>Tra Russia e Spagna è in corso una vera e propria guerra diplomatica per quanto riguarda la Catalogna. Madrid accusa ormai da mesi la Federazione Russa di essere la base da cui è partita la campagna di disinformazione con cui si è alimentato l’indipendentismo catalano e sono molti a ritenere che dietro questa ondata di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-spagna-ora-accusa-la-russia-catalogna-unoffensiva-spudorata.html">[...]</a></p>
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<p>In Spagna, non essendoci un movimento euroscettico forte né candidati di spicco in grado di rompere con l’establishment, si ritiene che l’unico strumento di destabilizzazione fosse la Catalogna. E dunque questa regione si sarebbe trasformata nell’obiettivo di Mosca. Conferme di queste accuse, per ora, sono pari allo zero. Perché tutto si basa su un collegamento con il territorio russo, sia chiaro, ma non con il governo russo. Una precisazione non indifferente che è venuta dallo stesso Rajoy che ha tenuto a ribadire che le indagini del Cni (Centro Nacional de Inteligencia) si fondano sulla ricerca di “troll” creati in Russia e sull’analisi delle notizie false che, secondo Madrid, sarebbero state veicolate dai media russi, in particolare da Sputnik e <em>Russia Today</em>. Secondo quanto riporta <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.elconfidencialdigital.com/seguridad/inteligencia-espanola-considera-descarada-Cataluna_0_3036896290.html">El Confidencial Digital</a></em>, che cita fonti interne all’intelligence spagnola, “l’intossicazione russa” (così viene definita da Madrid) sembrerebbe essere addirittura “spudorata”. Un tema <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.realinstitutoelcano.org/wps/portal/rielcano_es/contenido?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/elcano/elcano_es/zonas_es/ari7-2017-milosevichjuaristi-poder-influencia-rusa-desinformacion">studiato approfonditamente anche dal Real Insituto Elcano</a>, un think-tank di studi strategici legato al governo centrale e che ha pubblicato un report specifico sulla capacità russa di estendere la propria sfera d’influenza attraverso la disinformazione.</p>

<p>La querelle fra Russia e Spagna riguardo alla presunta influenza russa sull’indipendentismo catalano ha subito un altro duro colpo grazie allo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/puigdemont-spia-russa-nome-codice-cipollino-1465809.html">scherzo telefonico subito dal ministro della Difesa, Cospedal,</a> da parte dei due comici russi, di cui uno si è finto il ministro della Difesa lettone. Lo scherzo telefonico, che sembrava dovesse rimanere nell’alveo della comicità, si è invece trasformato immediatamente in qualcosa di molto più importante. Innanzitutto perché nello scherzo il ministro spagnolo conferma la convinzione dell’esecutivo Rajoy che almeno la metà dei profili Twitter che veicolavano notizie false sul referendum indipendentista e sulle violenze, fossero di base nel territorio russo. Ma oltre alle parole del ministro, l’intelligence spagnola è preoccupata soprattutto dalla capacità dei due comici – già noti per questo tipo di scherzi – di telefonare direttamente al numero del ministro. I servizi non ritengono si sia trattato di uno scherzo innocente. Secondo Madrid, la telefonata era troppo dettagliata, così come l’uso dei nomi, della terminologia del protocollo da seguire e hanno utilizzato nomi di persone che lavorano effettivamente in determinati uffici del ministero della Difesa della Lituania. Insomma, per Madrid qualcosa non quadra. E infatti anche in Ucraina questi due comici, Alexei Stoliarov (alias ‘Vovan’) e Vladimir Kuznetsov (alias ‘Lexus’) sono addirittura definiti “agenti russi”.</p>

<p>Naturalmente questo ha inciso profondamente sui rapporti fra Russia e Spagna che, va detto, negli ultimi anni avevano anche avuto un avvicinamento sensibile, soprattutto in campo energetico. L’ambasciata russa ha espresso la sua <a href="http://www.lavanguardia.com/politica/20171114/432862300344/injerencia-rusa-catalunya-espana-aberracion.html">profonda indignazione per le accuse rivolte a Mosca</a> sulla creazione di notizie false. In particolare, l’ambasciata ha tuonato contro il quotidiano <em>El Pais</em>, reo di aver aizzato una campagna di russofobia senza prove. E in effetti, non esiste alcuna prova, almeno pubblicamente, del legame fra il Cremlino e questa presunta campagna disinformativa. Tutto quello che si conosce è l&#8217;esistenza  di troll di Twitter con base in Russia. E sui cui la stampa spagnola ha puntato il dito conducendo una campagna martellante. Nell’era del dark-web, dove difficilmente si sa quali siano le origini di un certo dato, difficilmente si può pensare che una campagna così importante sia così sfacciata. Ma è anche vero che le linee-guida dell’Unione europea e della Nato sembrano voler assolutamente serrare le fila nei confronti della Russia. Ci troviamo di fronte a una nuova Guerra Fredda in cui l’informazione ha un ruolo primario e sono in molti, in Occidente, a ritenere che il mondo sia obiettivo della disinformazione russa. Quello della Catalogna è un test, l’ennesimo, di quello cui assisteremo nei prossimi anni, e cioè dello scontro sempre più acceso fra Oriente e Occidente sul tema dell’informazione. Con rischi incalcolabili sia per l’arrivo di notizie false, sia per il labile confine che c’è fra l’accusa di fake-news e censura.</p>
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		<title>Autonomia sospesa (a un filo)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/rajoy-sospendera-lautonomia-della-catalogna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Oct 2017 15:34:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La risposta di Carles Puigdemont alla richiesta del governo spagnolo di fermare il processo indipendentista, non lascia dubbi. La mancata chiarezza sulla volontà o meno di rendersi indipendente, comporta l’obbligo costituzionale di applicare l’articolo 155 della Costituzione, ovvero la sospensione dell’autonomia della Catalogna. Nelle ultime ore, Mariano Rajoy e la vicepremier Soraya Saenz de Santamaria &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/rajoy-sospendera-lautonomia-della-catalogna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1234" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785-768x494.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171010221133_24593785-1024x658.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La risposta di<strong> Carles Puigdemont</strong> alla richiesta del governo spagnolo di fermare il processo indipendentista, non lascia dubbi. La mancata chiarezza sulla volontà o meno di rendersi indipendente, comporta l’obbligo costituzionale di applicare l’articolo 155 della Costituzione, ovvero la sospensione dell’autonomia della Catalogna. Nelle ultime ore, Mariano Rajoy e la vicepremier Soraya Saenz de Santamaria hanno consultato tutti i ministeri e uffici legali per comprendere se esistesse una via alternativa a quella della sospensione dell’autonomia della comunità ma così non sembra. La risposta del presidente catalano non ha lasciato molti margini di manovra all’esecutivo di Rajoy che adesso ha deciso che sabato mattina attiverà le procedure previste dalla Costituzione.</p>

<p>Una volta sospesa l’autonomia della Catalogna, tutti si domandano cosa possa succedere. E la questione è tutt’altro che chiara, anche perché da un punto di vista storico, sarebbe il primo caso di applicazione dell’art. 155 della Costituzione e soprattutto in un contesto di estrema tensione come quello che si sta vivendo in queste ultime settimane. Il tutto con la minaccia del presidente Puigdemont che, in caso di sospensione dell’autonomia catalana, darà il via alla Dui, ossia la dichiarazione unilaterale di indipendenza. In quel caso, lo scontro sarà totale e definitivo.</p>

<p>Secondo quanto sostenuto dal governo spagnolo e dalla stampa iberica, una volta sospesa l&#8217;autonomia di Barcellona, la Catalogna sarà guidata da un&#8217;autorità governativa di transizione. Questa sorta di autorità statale delegata al potere in Catalogna diventerà l’unica autorità dello Stato nella regione, esautorando il presidente della Generalitat, cioè Puigdemont gestendo in pratica tutte el attività della comunità autonoma. Secondo molti, Puigdemont non verrà destituito, per evitare che vi sia un vuoto di potere e anche un’immagine di attacco alla democrazia della Catalogna, tuttavia sembra certo che i delegati del governo centrale elimineranno ogni possibilità che il governo secessionista attui la propria linea politica. I “ministri” della Catalogna saranno invece tolti dal loro posto di potere e rimpiazzati da delegati di Madrid con compiti praticamente identici a quelli delle alte cariche della Generalitat. Secondo fonti interne alla Catalogna, questi delegati non dovrebbero subire eccessive resistenze da parte dei funzionari statali catalani e della regione. Nelle ore di crisi a cavallo del referendum sulla secessione, i funzionari pubblici si sono comunque dimostrati fedeli alle linee guida del governo e non hanno avuto remore nell’applicare il regolamento e gli obblighi imposti dallo Statuto catalano e dalla legge nazionale. E non sembra che si vada incontro a uno sciopero generalizzato dei funzionari come protesta per la destituzione delle cariche della Generalitat.</p>

<p>Il problema potrebbe nascere invece dal Parlamento. Secondo quanto trapela da Madrid, il <em>Parlament </em>di Barcellona potrebbe essere sciolto. Lo scioglimento del parlamento catalano è una misura molto dura ma necessaria per il governo di Madrid. Ed è un tema su cui concordano i maggiori partiti spagnoli che appoggiano la linea di Rajoy nell’applicazione dell’art. 155 della Costituzione. Il motivo è da ricercare nel fatto che la Spagna teme di avere a che fare con un potere alternativo che comporterebbe ancora più caos all’interno della già delicatissima fase di transizione verso la cosiddetta “normalizzazione”. Una volta normalizzata la Catalogna, il che significa una volta eliminata la possibilità che le alte cariche della Generalitat decidano di intraprendere azioni volte alla secessione, il governo ha intenzione di ripristinare la vita democratica della comunità autonoma catalana attraverso l’indizione di regolari elezioni.</p>
<p>La quesitone dell’indizione delle elezioni in Catalogna è un tema molto complesso. La linea dura vorrebbe che il governo della Catalogna fosse sospeso e dato in mano ai delegati statali per un periodo non troppo breve, al fine di rimuovere ogni possibilità che gli indipendentisti riassumano nel breve tempo le alte cariche della Generalitat. Esiste però una parte importante della politica spagnola, sia del Partido Popular che del Psoe, che ritengono invece l’applicazione dell’art. 155 debba essere molto leggera, in modo da evitare disordini e irrigidimento delle posizioni che sfocino in tensioni e in proteste di massa. Il Partito socialista ha anche proposto che sia lo stesso Puigdemont a definire la data delle prossime elezioni, in modo da mostrare un gesto di collaborazione e di dialogo nei confronti della Generalitat. Per molti, le elezioni potrebbero svolgersi dopo tre mesi dall’inizio della sospensione dell’autonomia. Per altri, la data potrebbe essere più prossima, in modo da non premere eccessivamente sulla frustrazione degli elettori indipendentisti. A questo punto, bisognerà attendere sabato. Il governo si riunirà in via straordinaria a La Moncloa per avviare formalmente le procedure dell’art. 155. Sarà un giorno decisivo perché Puigdemont ha già detto che in caso di applicazione della Costituzione lui dichiarerà l’indipendenza. Ma questo a Madrid è sembrato un ricatto inaccettabile. Oggi Rajoy volerà a Bruxelles per un incontro fra i leader europei: sicuramente la Catalogna sarà oggetto di discussione. Qui Rajoy cercherà appoggi e internazionali e rassicurerà gli altri leader sulla situazione. In ballo non c’è solo la Spagna, ma anche la stabilità dell’Unione europea.</p>
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		<title>L’Fmi boccia la Catalogna: “Situazione a rischio”</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lfmi-boccia-la-catalogna-situazione-rischio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 18:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mossos d'esquadra]]></category>
		<category><![CDATA[referendum-catalano]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il Fondo monetario internazionale lancia l&#8217;allarme sulla Spagna e sulla situazione in Catalogna. A detta di Andra Schaechter, delegato dell&#8217;Fmi nel paese iberico, &#8220;nel caso in cui si prolungassero le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi&#8221;. Quello che teme il mondo finanziario, è in particolare la situazione di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lfmi-boccia-la-catalogna-situazione-rischio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/LAPRESSE_20171002105639_24480763-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il Fondo monetario internazionale lancia l&#8217;allarme sulla Spagna e sulla situazione in Catalogna. A detta di Andra Schaechter, delegato dell&#8217;Fmi nel paese iberico, &#8220;nel caso in cui si prolungassero le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi&#8221;. Quello che teme il mondo finanziario, è in particolare la situazione di incertezza sul futuro, che rischierebbe di vedere al ribasso le stime di crescita della Spagna. Il Fondo monetario, martedì prossimo, pubblicherà le stime di crescita sulla Spagna. E il fatto che arrivano nella stessa settimana in cui Puigdemont vorrebbe dichiarare l&#8217;indipendenza di Barcellona da Madrid, fa tremare il sistema spagnolo. E anche per questo, lo Stato ha deciso di muoversi.</p>

<p>Dopo la paralisi istituzionale di cui è stato accusato il governo Rajoy, il messaggio alla nazione del Re di Spagna sembra essere stato il via libera della Monarchia all’azione dello Stato per mettere fine al progetto separatista della Catalogna. L’azione dello Stato spagnolo si fonda adesso su tre direttrici: quella giudiziaria, quella politica e quella economica. Sotto il primo profilo, il primo atto ufficiale da parte di Madrid è stato quello di chiamare a rispondere dell’accusa di sedizione il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero, che si è difeso in queste ore davanti ai giudici dell’Audiencia Nacional. Il reato di sedizione, previsto dall’articolo 544 del codice penale spagnolo, è uno dei più gravi del diritto iberico per punire le persone che insorgono nei confronti della legge. Come recita il Codigo Penal, sono puniti di questo crimine tutti coloro che “insorgono pubblicamente per impedire con forza o fuori dalle vie legali l’applicazione delle leggi o il rispetto di risoluzioni amministrative o giudiziali”. Nel caso in cui le persone che inducono o dirigono l’atto di sedizione, siano autorità pubbliche, la pena varia dai 10 ai 15 anni di prigione. Trapero, per adesso, è accusato dei fatti del 20 settembre scorso, non di quanto avvento il primo ottobre, cioè il giorno del referendum. L’accusa è di essere stato complice dell’assedio dei cittadini alla Guardia Civil mentre quest’ultima, su ordine dei giudici di Barcellona, perquisiva la sede del ministero dell’Economia della regione catalana per identificare tutti coloro che stavano organizzando il voto del primo ottobre. Secondo quanto detto da Trapero davanti ai giudici, l’azione dei Mossos d’Esquadra durante l’assedio alla Guardia Civil è stata “corretta e necessaria” e non aveva ricevuto in anticipo le informazioni necessarie. Una difesa di basso profilo che sembra essere il preludio a una condanna. Ma questa è solo la prima delle accuse che potrebbero essere formulate nei confronti di Trapero. I fatti del primo ottobre, quando i Mossos non hanno agito in alcun modo per fermare le operazioni di voto, sono già sotto la lente dei giudici dell’Audiencia Nacional che adesso studiano le mosse. Nel caso in cui volessero tagliare la testa ai Mossos d’Esquadra, i giudici potrebbero accusare Trapero di “disobediencia”, cioè il negarsi al rispetto della legge; di “prevaricacion” e cioè l’uso arbitrario del proprio ruolo per prendere decisioni illegittime, e di abuso di potere. Reati di cui presto potrebbero rispondere anche i leader separatisti catalani che hanno organizzato il referendum.</p>

<p>Se la via giudiziaria sembra essere quella preferita dal governo di Rajoy, la via politica attendere ancora. Il governo spagnolo sembra essere intenzionato ad aspettare la prossima mossa di Puigdemont. Da Madrid hanno ordinato la sospensione cautelativa della prossima seduta del Parlamento della Catalogna per evitare che il presidente della Generalitat potesse proclamare l’indipendenza unilaterale. La legge promulgata prima del voto da parte del governo catalano prevedeva, infatti, la dichiarazione unilaterale di indipendenza qualora il referendum avesse avuto un risultato positivo. Avendo votato il 42% degli aventi diritto, e avendo vinto il sì al 90%, Puigdemont è dunque legalmente autorizzato a proclamare la Catalogna uno Stato indipendente. A quel punto, Rajoy non avrebbe altra scelta che imporre l’applicazione dell’art. 155 della Costituzione spagnola, che recita “Qualora una Comunità Autonoma non dovesse ottemperare agli obblighi importi dalla Costituzione o dalle altre leggi, oppure si comporti in modo da attentare agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma (in tal caso la Catalogna) o con l&#8217;approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all&#8217;adempimento forzato dei suddetti obblighi o per la protezione dei suddetti interessi”. In concreto, Madrid, nel caso in cui Puigdemont non volesse scendere a patti con il governo centrale, avrebbe a disposizione la possibilità di ridurre i poteri dell’esecutivo catalano fino alla sostituzione del presidente Puigdemont stesso che, a detta di molti, potrebbe essere rimpiazzato da Enric Millo i Rocher, delegato del governo spagnolo in Catalogna. Il partito Ciudadanos è da tempo sul piede di guerra e chiede all’esecutivo di applicare immediatamente l’articolo della Costituzione e indire nuove elezioni, anche se sullo scioglimento del Paramento catalano ci sono delle resistenze, per evitare la rottura totale e gli errori del passato.</p>

<p>Una terza direttrice con cui si sta attuando “l’assedio” della Spagna ai separatisti catalani, è quello economico. Dal giorno successivo al voto referendario, alcune fra le più importanti aziende spagnole hanno deciso di trasferire la propria sede nelle altre regioni iberiche. L’esecutivo di Madrid ha emanato oggi stesso un decreto con cui facilita il trasferimento della sede sociale alle imprese, ed è iniziata, a valanga, un trasferimento di massa a Madrid, a Valencia, a Mallorca e ad Alicante. L’ultima, in ordine di tempo, è la Gas Natural Fenosa, azienda leader dell’energia spagnola, che ha appena deciso di spostarsi da Barcellona a Madrid. In molti vedono questa attività come l’anticamera dell’indipendenza. Altri, più realisticamente, vedono una scelta delle imprese di assicurare il proprio patrimonio e, contemporaneamente, una volontà politica di Madrid di mostrare ai catalani cosa significa non essere più la regione più ricca di Spagna ma un Paese autonomo.</p>
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		<title>Quei nazionalisti contro il referendum per l&#8217;indipendenza della Catalogna</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Oct 2017 16:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Catalogna]]></category>
		<category><![CDATA[secessione-catalogna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La parola &#8220;nazionalista&#8221;nella Spagna contemporanea ha un&#8217;accezione diversa da quella comune. Per &#8220;nazionalisti&#8221;, infatti, si intendono coloro che delle singole realtà indipendentiste vogliono farne, appunto, delle nazioni. I partiti nazionalisti sono essenzialmente quelli secessionisti. Altra cosa, invece, è il &#8220;panispanismo&#8221;, l&#8217;ideologia per cui tutti i paesi di lingua e cultura castigliana avrebbero dovuto unirsi in un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/quei-nazionalisti-referendum-lindipendenza-della-catalogna.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/OLYCOM_20171002093742_24479643-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La parola &#8220;nazionalista&#8221;nella Spagna contemporanea ha un&#8217;accezione diversa da quella comune. Per &#8220;nazionalisti&#8221;, infatti, si intendono coloro che delle singole realtà indipendentiste vogliono farne, appunto, delle nazioni. I partiti nazionalisti sono essenzialmente quelli secessionisti. Altra cosa, invece, è il &#8220;<strong>pan</strong><strong>ispanismo&#8221;</strong>, l&#8217;ideologia per cui tutti i paesi di lingua e cultura castigliana avrebbero dovuto unirsi in un grande progetto di contrasto politico-economico alla supremazia degli Stati Uniti nelle colonie del Sud America. Un retaggio di cui oggi resta, per ovvie ragioni storiche e geopolitiche, poco o nulla. Il nazionalismo spagnolo è finito con la transizione democratica terminata agli inizi degli anni 80&#8242;. Ecco perché contrapporre indipendentisti catalani a nazionalisti spagnoli, nel caso di specie del referendum dello scorso primo ottobre, è un esercizio pressoché inutile. A questo si aggiunga che la cosiddetta &#8220;destra nazionale&#8221;, non ha mai trovato consensi nella Spagna contemporanea proprio a causa dei tanti localismi presenti. Gli appelli all&#8217;unità della nazione in un contesto così particolareggiato farebbero solamente perdere consensi ai partiti. Ma un <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/catalogna-bimbi-anti-indipendenza-discriminati-nelle-scuole-1448827.html">sentimento nazionale </a>c&#8217;è, e le manifestazioni a <strong>Madrid</strong> degli unionisti contrari allo svolgimento del referendum catalano ne sono la rappresentazione più recente. Complicato, però, stabilire chi politicamente si identifichi maggiormente in questa volontà d&#8217;unità nazionale. Certo è che la questione catalana, commistionata con la diversità di vedute con Madrid sulla bontà dell&#8217;accoglienza indiscriminata ai migranti, rischia di servire un assist importante a chi del nazionalismo vuole tornare a farne una bandiera. </p>

<p>Quello di<strong> Podemos</strong> è l&#8217;unico caso di &#8220;populismo&#8221; che ha attecchito in Spagna ed è catalogato come left wing populism, populismo di sinistra. Podemos non ha alcuna velleità nazionalista. Il partito fondato da Pablo Iglesias Turrion, tuttavia, non è benvisto da tutti i catalani: rimane comunque una formazione nazionale, per quanto alleata territorialmente con alcuni movimenti indipendentisti. Ada Colau, sindaco di Barcellona in quota Podemos, è rimasta schiacciata dentro questa dialettica e per quanto abbia supportato lo svolgimento della consultazione catalana, non ha messo nella disposizione dei secessionisti i seggi degli edifici comunali. Un cortocircuito che Podemos rischia di pagare prossimamente nelle urne elettorali. Catalano doc, invece, è <strong>Ciudadanos</strong>, un partito genericamente liberale fondato nel 2005 da<strong>Albert Rivera</strong>, avvocato ventiseienne nativo proprio di Barcellona, e estesosi dalla dimensione locale a quella nazionale per mezzo dei consensi. La casa di Rivera negli ultimi tempi ne ha viste di ogni: è stata presa di mira più volte dai secessionisti. &#8220;La conjura de Goya&#8221;, questo il manifesto politico dei Ciutadans de Catalonya, si oppone fermamente a quello che Rivera chiama &#8220;nazionalismo obbligatorio&#8221;, cioè la tendenza a raffigurare la causa catalana come inderogabilmente legata a quella dei secessionisti. I Ciutadans sono contrari, dunque, al referendum e hanno denunciato più volte come non sia stata data la possibilità ai cittadini contrari di iscriversi alle votazioni. Una posizione che assume valore se si tiene in considerazione che il partito in questione, nelle ultime elezioni per il parlamento catalano, ha preso l&#8217;8% dei consensi. Il processo &#8220;soberanista&#8221;, in fin dei conti, trova legittimi ostacoli nella Catalogna stessa. </p>
<p>E in Spagna, per quanto l&#8217;esperienza franchista abbia fatto scomparire i nazionalisti panhispanici dalla scheda elettorale, sta emergendo, seppur in maniera molto minoritaria, una formazione sovranista di destra: Vox, partito fondato il 13 dicembre del 2013 da Josè Maria Ortega Lara, ex funzionario delle carceri, sequestrato in passato dall&#8217;<strong>Eta</strong>. Nato da una microscissione dal Partito Popolare, <strong>Vox </strong>è apertamente contrario a tutti gli indipendentismi e si è posto l&#8217;obiettivo di centralizzare sempre di più l&#8217;organizzazione autonomista della Spagna. Sempre a destra, poi, per semplificare, c&#8217;è <strong>Hogar Social</strong>. Considerato da alcuni commentatori come l&#8217;equivalente spagnolo di Casapound, Hogar Social si è reso protagonista di iniziative unitariste nella giornata del primo ottobre. Durante le votazioni catalane, infatti, alcuni militanti si sono recati nei seggi al motto di &#8220;i coraggiosi costruiscono la Spagna, i codardi la distruggono&#8221;, sventolando bandiere spagnole. E sempre a destra, poi, c&#8217;è <strong>Democracia Nacional</strong>, un partito fondato nel 1995 sul modello del francese Fn, anch&#8217;esso recentemente resosi protagonista di iniziative &#8220;por la unidad nacional&#8221;. Ma a Barcellona, inoltre, è stato fondato il <strong>Movimento Sociale Repubblicano</strong>, altra formazione centralista e terziposizionista. Ovviamente, su queste ultime formazione elencate, esistono accuse e critiche di vario genere. Quello che rileva in termini di analisi politica, è l&#8217;interesse sulla possibile crescita elettorale di questi ed altri movimenti nel prossimo futuro. Del resto, come ampiamente ribadito in alcune delle dissertazioni sul dualismo di Karl Gustav Jung, una tesi, un io, ha bisogno della &#8220;funzione simbolica&#8221; del suo opposto, per comporre il reale e le sue emanazioni rappresentative. Non esiste indipendenza senza centralismo e viceversa. Per ora il contraltare naturale alle istanze catalane è stato Mariano Rajoy. Prossimamente anche la Spagna potrebbe avere il suo &#8220;populismo&#8221;. </p>

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